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Aborto precoce e lutto prenatale

Psicologi a Torino evidenziano come sotto un profilo identitario la maternità e la paternità sono antecedenti alla nascita di un figlio, infatti il bambino nasce nell’immaginazione della coppia prima del suo concepimento e i genitori passeranno i mesi successivi a prepararsi al nuovo arrivo: i pensieri che riguardano il futuro nascituro sono gli elementi che vanno a creare il legame, spiega lo psicologo infantile, che è correlato al tempo di attesa e al desiderio di avere un figlio. Nella nostra esperienza di psicoterapeuti a Torino nel momento in cui avviene il concepimento e durante la gravidanza comincia ad instaurarsi un vero e proprio legame di attaccamento. Madre e bambino cominciano ad interagire scambiandosi stimoli, pensieri ed emozioni e tutta la famiglia inizia ad aprire uno spazio mentale interno per accogliere il nascituro. Immaginare il bambino nella propria realtà quotidiana prima ancora della sua nascita e cominciare ad adattare la coppia coniugale al nuovo arrivo ha uno specifico ruolo evolutivo: il genitore pensando alla futura vita con figlio proietta le sue aspettative su di lui e lo concepisce come la realizzazione di un progetto personale e di coppia, così il bambino comincia a crescere nella mente dei genitori molto tempo prima della sua nascita. Queste riflessioni nascono anche dal counseling psicologico con coppie che non hanno potuto realizzare la genitorialità e si sono trovate a vivere la sofferenza per un aborto spontaneo a Torino.

Il Centro psicologia Torino mette in luce l’importanza di considerare la sofferenza per un aborto un vero e proprio lutto, particolarmente difficile da affrontare in quanto profondo e pervasivo: vi è la scomparsa di una persona unica, molto presente nelle fantasie dei genitori nonostante non sia stata conosciuta a livello reale. In alcuni casi questo può venire a costituire un vero e proprio trauma la cui elaborazione può durare dai 6 mesi ai 2 anni e per la quale in alcuni casi sarebbe utile procedere con un intervento di counseling psicologico per favorire il decorso naturale di tale processo e il superamento della sofferenza per l’aborto come morte fetale, che può lasciare il segno e favorire l’insorgere di una depressione. 

Il pensiero comune tende a diffondere l’idea che la morte del feto abbia un impatto emotivo minore nei parenti rispetto ad un lutto che avviene dopo il parto. Psicoterapeuti a Torino ritengono che la difficoltà  a comprendere la sofferenza per un aborto spontaneo sta nel fatto che il bambino non è stato conosciuto all’esterno, ma albergava nell’immaginazione della mente dei genitori, e questo rende difficile la condivisione del dolore dal momento che nessuno, a parte i parenti, ha avuto la possibilità di pensare alla nuova vita e costruire alcun legame.

La psicologia clinica esplica che nel lutto prenatale la sofferenza dell’aborto riguarda la perdita di una persona unica, nata nelle immaginazioni e persa prima ancora di essere conosciuta ed è seguita in molti casi dal senso di fallimento da parte della madre nella capacità di conservare e mettere al mondo una vita, come emerge nei percorsi di psicoterapia a Torino. Infatti durante la gravidanza tutte le energie fisiche, emotive e relazionali sono direzionate nel formare una nuova vita e quando questo progetto fallisce l’elaborazione dell’evento risulta molto difficile. Si tratta di un lutto inaspettato e innaturale nella mente della coppia che spesso si traduce in un senso di perdita da parte della madre della propria capacità di generare vita e quindi in un senso di fallimento nella propria “funzione femminile” e questo può portare a sentimenti di odio verso il proprio corpo e sé stesse; nella nostra esperienza di psicoterapeuti con donne portatrici di sofferenza per un aborto spontaneo la rabbia è stata rivolta verso la zona della pancia, per cui le pazienti non riuscivano più a guardarla, evitavano di metterla in mostra e desideravano che tornasse com’era prima della morte fetale, per cancellare al più presto i segni di una gravidanza che ha generato tanta sofferenza per l’aborto subito. Inoltre nella fase della gravidanza il bambino è parte della madre e quindi la sua perdita può esser esperita come la perdita di una parte di sé stessa e generare un grande senso di vuoto. Nei percorsi di psicoterapia a Torino emerge l’aborto come sofferenza del feto, nel senso che alcune donne soffrono nell’identificazione con il loro bambino perduto e sono angosciate all’idea che abbia dovuto affrontare l’esperienza della morte, si domandano se e quanto abbia potuto soffrire. In molti casi questi sono vissuti irrazionali della mente causati dalla sofferenza dell’aborto, sofferenza mentale ma in alcuni casi anche fisica per la donna, che la porta ad interrogarsi su cosa abbia potuto provare il suo bambino, anche quando si tratta di una morte fetale nei primissimi stadi della gravidanza.

Bowlby nell’ambito della psicologia clinica ha parlato in maniera approfondita di questo profondo processo di perdita, scandendolo in quattro fasi la sofferenza di un aborto: Stordimento ed incredulità; Struggimento per la persona perduta; Disorganizzazione e disperazione; Riorganizzazione.

La prima fase di Stordimento e incredulità prevede di vivere uno stato di shock e disperazione che, come si è detto, è proporzionale a quanto era imprevedibile l’evento dell’aborto spontaneo e quanto fosse desiderata la gravidanza. Non essendoci ricordi concreti legati al bambino in quanto persona reale, è necessario attenersi a quelli fantasticati per elaborare il lutto dell’aborto. E’ molto importante sentire di non essere lasciati soli nel primo periodo di accettazione dell’accaduto, in quanto sarà necessario affrontare un periodo in cui il desiderio di ciò che si è perduto diventa molto intenso e invadente insieme ad una colpevolizzazione di sé per la fantasia di aver contribuito alla perdita del bambino. Appena è possibile realizzare il lutto vi è un senso di profonda tristezza, confusione e senso di colpa che caratterizzano la sofferenza di un aborto spontaneo.

Quando è presente una psicoterapia a Torino in questa prima fase è importate che nel rapporto terapeutico fin dalle sedute di counseling psicologico vengano affrontati i pensieri e le aspettative che i genitori si erano creati durante il periodo gestazionale e i pensieri ossessivi di colpevolizzazione e inadeguatezza nel creare vita. Contenere tali vissuti è importante anche in vista di una futura altra gravidanza che può essere immaginata con un livello molto elevato di ansia, che in alcuni casi può bloccare il desiderio di fare progetti e investimenti futuri.

La fase di Struggimento della persona perduta può durare fino a diversi anni. Nella nostra esperienza di psicologi l’emozione prevalente in questa fase di elaborazione della sofferenza per un aborto a Torino è quella della rabbia con sentimenti di rammarico e ingiustizia per ciò che è accaduto, vi sono evidenti tentativi di ricercare i colpevoli e contrattazioni talvolta con il sovrannaturale. Nella relazione con le donne che presentano una sofferenza da aborto spontaneo a Torino emergono pensieri quali “Perchè proprio a me è toccato questo destino? Perchè Dio ha voluto punirmi?”. Nei momenti più difficili vi è la sensazione di perdere il controllo per non aver avuto la possibilità di scegliere, indirizzando la rabbia verso altre persone come capi espiatori. In questo momento possono presentarsi sintomi ansiosi da stress post traumatico come insonnia, flash back e incubi.

Disorganizzazione e disperazione è la fase più lunga e delicata, caratterizzata da emozioni persistenti di tristezza e umore depresso per la morte fetale. La persona appare più disinteressata al mondo esterno e apatica rispetto alla fase precedente per la paura di non sentirsi compresa dagli altri e per provare una forte invidia nei confronti delle altre madri. Non sempre la donna ha accanto persone capaci di normalizzare ai suoi occhi ciò che vive a causa della sofferenza per l’aborto e che la aiutino a stemperare i vissuti di colpa. Più spesso nella nostra esperienza di psicoterapeuti a Torino i familiari tendono a razionalizzare l’accaduto e a non legittimare i vissuti della donna nel tentativo di farla ragionare e soffrire di meno ma tale atteggiamento può aumentare la sensazione di solitudine nell’impossibilità di sentirsi compresa.

Nella fase di Ristrutturazione vi è la possibilità di una riorganizzazione interna. A questo punto è possibile realizzare il distacco dalla persona amata e lentamente riadattarsi alla realtà e al mondo sociale e superare la sofferenza per l’aborto spontaneo. In questo momento si rende necessaria una ristrutturazione emotiva e cognitiva per cui si concepisce una nuova immagine di sé e si realizza come a causa della morte fetale l’evento della perdita del bambino sia irreversibile. Questo permette un “disgelo emotivo”, la ricerca di aiuto e la percezione di una sofferenza non angosciante. L’accettazione dell’evento apre alla possibilità di sviluppare nuovi interessi e un’organizzazione di vita senza considerare la presenza del bambino, al fine di dar spazio ad un ritorno alla possibilità di legami e alla voglia di maternità. L’aborto precoce è un lutto non riconosciuto come tale dal mondo esterno; per questo motivo è necessario più tempo per alcune donne per elaborare la sofferenda di un aborto rispetto a quello necessario per superare la perdita di una persona scomparsa in vita. Il ruolo delle famiglie d’origine è importante nel sostegno dei genitori in lutto.

Psicologi a Torino pongono attenzione nel considerare che le reazioni sono diverse a seconda che riguardino la madre o il padre, ad esempio da un punto di vista evoluzionistico le femmine dei mammiferi passano naturalmente più tempo spendendo più energie nel processo riproduttivo rispetto ai maschi, quindi si presume che i sentimenti verso il futuro nascituro siano più intensi da parte delle madri. Bisogna però considerare che le reazioni dei padri nella sofferenza per un aborto sono poco conosciute perché prese meno in considerazione rispetto ai sentimenti della madre. Spesso gli uomini non sono educati a piangere e ad esprimere le proprie emozioni che riguardano la debolezza e spesso manifestano la sofferenza per un aborto spontaneo della partner con nervosismo e ritirandosi nel lavoro nascondendo a sé stessi i propri sentimenti.

La morte prenatale è un notevole fattore di rischio di malessere emotivo che può influire negativamente sulle gravidanze successive, per questo può essere utile ricevere un sostegno attraverso sedute di counseling psicologico: è importante che una nuova gravidanza non svolga la funzione di colmare il vuoto della perdita del bambino precedente. Nelle gravidanze che possono seguire  un aborto spontaneo la donna si trova a vivere spesso sentimenti profondamente contrastanti: anche quando desidera coinvolgersi emotivamente può sentirsi distaccata, non riesce a lasciarsi andare e gioire per la vita che sta nascendo dentro di sè perchè ha molta paura e sente la presenza dell’ombra della morte a causa del precedente aborto fetale. In tal senso viene bloccato il naturale investimento emotivo che una donna in dolce attesa rivolge verso il proprio bambino. Può capitare di negare la nuova gravidanza per la paura del ripetersi della perdita, assumendo quindi atteggiamenti iperprotettivi e di ansia o al contrario distacco e indifferenza che nascondono una mancata elaborazione della sofferenza dell’aborto. Un’altra reazione comune nelle madri che non superano l’aborto è quella di idealizzare il bambino perduto a discapito di quello avuto, spiega lo psicologo infantile. In questo modo il bambino presente non si sentirà mai all’altezza degli ideali materni (Sindrome del sopravvissuto o PASS).

Al Centro psicologia Torino è possibile intraprendere percorsi di counseling psicologico in cui concedersi il tempo e lo spazio per i sentimenti vissuti e pensieri durante una nuova gravidanza, integrare l’evento che ha causato sofferenza per l’aborto a Torino e le successive evoluzioni nella propria vita. Un’attenzione maggiore nelle fasi appena successive all’aborto può aiutare nella ripresa emotiva e fornire uno strumento utile per lo sviluppo della propria resilienza poiché una mancanza di supporto nel momento del bisogno può trasformarsi in un trauma che si aggiunge al vissuto del lutto prenatale. Sarebbe opportuno iniziare un percorso di counseling psicologico al Centro psicologia Torino nel momento stesso in cui si subisce la perdita, poter anche accettare di non iniziare subito una nuova gravidanza se non si è pronti: è bene lasciare al corpo il tempo di riprendersi ed elaborare la sofferenza dell’aborto a Torino. Per evitare che le paure influenzino i vissuti di una nuova gravidanza un percorso di psicoterapia a Torino può essere di sostegno,  in alcuni casi può essere indicata una terapia di coppia per lasciare tempo alla dimensione della coppia di ritrovarsi in quanto tale prima di riprogettare la genitorialità.

In particolare la tecnica dell’EMDR svolta al Centro psicologia Torino si focalizza sui Disturbi Post Traumatici da Stress e può essere indicata per sbloccare i meccanismi disfunzionali. Un percorso di psicoterapia a Torino non potrà eliminare il dolore nell’illusione di vivere come niente fosse successo, ma aiuterà a maturare l’esperienza vissuta della sofferenza per l’aborto per liberare i genitori dalle eventuali tendenza a colpevolizzarsi e a reputarsi incapaci o ingrati di fronte ad una nuova gravidanza e possibilità di diventare genitori. Il trattamento EMDR utilizzato all’interno di un percorso di psicoterapia a Torino, si configura come una tecnica utile a questo tipo di lavoro: affrontare e “smantellare” le credenze che stanno alla base di emozioni disadattive e non realistiche e arrivare, lentamente, ad accettare la sofferenza per l’aborto precoce.

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