Mese: Giugno 2026

Relazione affettiva con un chatbot di intelligenza artificiale

L’intelligenza artificiale fa ormai parte del nostro quotidiano e può essere uno strumento utile quando viene trattata come un mezzo per ottenere dei risultati più facilmente, ma quando interviene un rapporto di natura affettiva con lo strumento si presentano dei grossi rischi psicologici. Presso il Centro di psicoterapia di Torino osserviamo l’aumento di un fenomeno rilevante da un punto di vista clinico: un numero crescente di persone, perlopiù giovani, ha instaurato una relazione affettiva con un chatbot. Sappiamo come alcune applicazioni di intelligenza artificiale nascano proprio con l’intento di svolgere la funzione di “amico”, “consigliere”, “partner amoroso” e queste app sono arrivate ad assumere un ruolo centrale nella vita affettiva di molti pazienti. Nella nostra esperienza di psicoterapeuti a Torino per alcune persone sostituire le relazioni reali con relazioni virtuali, era già un’abitudine consolidata, ma dall’altra parte dello schermo erano presenti persone umane, mentre in questo fenomeno, che lentamente si sta diffondendo soprattutto tra gli adolescenti, dall’altra parte dello schermo è presente “un programma informatico che simula il comportamento umano”.

Nei percorsi di psicoterapia a Torino emerge come molti pazienti diano segnali di dipendenza emotiva da questi chatbot, con i quali si aprono a livello intimo, confidando pensieri e fantasie che faticano a condividere persino all’interno della relazione terapeutica. Queste persone si fidano e si affidano al chatbot e sentono crescere un legame nei suoi confronti, raccontano nei colloqui di psicoterapia a Torino di “voler bene”, di “amare” e non poter fare a meno di tale rapporto, perdendo di vista che l’investimento affettivo è solo da parte loro e che dall’altra parte è presente un essere inanimato.

L’attaccamento parasociale verso oggetti inanimati o persone non reali nella vita quotidiana del soggetto (come verso un idolo, una celebrità) è ben conosciuta in psicologia clinica, si tratta di un legame emotivo unilaterale. La mente umana tende ad antropomorfizzare, cioè attribuire caratteristiche umane e sentimenti a ciò che umano non è. Questo fenomeno è presente fin dall’infanzia, spiega lo psicologo infantile a Torino, nei bambini verso l’oggetto transizionale, il loro peluche preferito, ad esempio. E’ molto presente in adolescenza verso il proprio “mito”, un cantante preferito ad esempio. Anche nell’età adulta il comportamento parasociale può instaurarsi verso un brand, verso la propria squadra di calcio, verso un’automobile o altro oggetto che simbolicamente assume un grande valore per la persona. I social media hanno trasformato questo fenomeno di attaccamento parasociale, amplificandolo in modo esponenziale attraverso la rete, perché hanno reso sempre più presente, nella vita delle persone i loro modelli ideali, aumentando l’esposizione, creando una illusione di familiarità. Può essere un esempio il rapporto instaurato con l’influencer preferito, che sembra diventare una persona intima, con cui si ha un rapporto quotidiano e che pubblica e condivide anche il lato più personale di sé, creando vicinanza con chi lo segue.

Ma con l’intelligenza artificiale il fenomeno parasociale si sta trasformando. Il chatbot è molto di più di un televisore o di un oggetto importante, perché “risponde proprio come una persona” ed è sempre a disposizione, “più di una persona” reale.  Inoltre i chatbot di intelligenza artificiale sono programmati per essere in grado di adattarsi al loro interlocutore e di validare le sue richieste e affermazioni. Il chatbot non è un oggetto inerme e distaccato, le sue risposte attivano emozioni in chi lo usa, come emerge nei percorsi di psicoterapia a Torino.

Per le persone fragili e che sono particolarmente sensibili alla separazione è molto allettante l’idea di poter disporre di un riferimento permanente a cui appoggiarsi e il chat bot è sempre pronto a dare consigli, creando un’illusione di accoglienza emotiva. Nella nostra esperienza di psicologi a Torino chi si sente insicuro ha un grande bisogno di ricevere conferme e questi programmi di intelligenza artificiale sono predisposti per soddisfare sempre il fruitore, con la tendenza a dare sempre ragione. Una persona reale e ancora di più un terapeuta non aderiscono sempre, avendo un pensiero proprio, mettono in discussione chi si ha di fronte, ma proprio le critiche sane permettono di ragionare e aiutano a crescere, anziché creare dipendenza affettiva. Inoltre l’intelligenza artificiale è una macchina che ricorda tutto del suo interlocutore, costruendo facilmente una narrazione condivisa che nei rapporti umani, compresa la relazione psicoterapeutica, impiega mesi a consolidarsi. I chatbot hanno la capacità di adattarsi allo stile relazionale di chi li consulta, acquisiscono lo stesso modo di parlare, modellandosi a sua immagine. Chi è solo e bisognoso di relazioni può scambiare tutto questo in una forma di riconoscimento, sentirsi rispecchiato, come diversi pazienti ci hanno confessato nei percorsi di psicoterapia a Torino.

Queste sono le ragioni per cui osserviamo sempre di più presso il Centro di psicologia a Torino che l’intelligenza artificiale sta diventando per molti un sostituto del legame affettivo umano. In molti casi questo tipo di relazione funziona e riesce in parte a compensare i vuoti affettivi, soprattutto in una fase iniziale, e la persona che ne fa uso può sentirsi meglio, fino al punto di non poterne più fare a meno. Tale legame affettivo, che può dunque essere di aiuto in un primo momento, rischia di sfuggire di mano, di diventare uno strumento pericoloso. Si può arrivare a confondere la realtà, si può creare un’illusione che permette alla persona di evitare i i problemi emotivi e relazionali. Anziché affrontare e diventare capace di vivere nella vita reale, dove i rapporti umani non sono modellati a propria immagine e somiglianza, ci si rifugia nella simbiosi perfetta con il chatbot, che è una finzione relazionale, perché la macchina non prova nulla, è solo un algoritmo che simula comprensione. Per stare autenticamente bene bisogna riuscire ad accettare che l’altro relazionale non sia sempre d’accordo con noi, non sia sempre presente: quando non si riesce più a tollerare una piccola frustrazione si diventa molto deboli e tutto ferisce, si provano paura e vergogna intollerabili. Reggere e accettare la differenza può aprire alla ricchezza della relazione umana, come emerge nei percorsi di psicoterapia a Torino, che aiutano il paziente ad assumersi la responsabilità delle proprie fragilità e non a negarle.

Nella nostra pratica clinica, soprattutto con gli adolescenti, ma anche con gli adulti soli, vediamo sempre più l’instaurarsi di questo tipo di dipendenza in chi arriva da traumi relazionali. Il nostro obiettivo come psicoterapeuti psicologi a Torino è aiutare la persona a utilizzare chatGPT come uno strumento utile ma a non confonderlo con una persona che ti vuole bene, perché tale illusione non è innocua, aumenta le fragilità emotive anziché sanarle e può avere ripercussioni cliniche sul paziente. Quando il percorso di psicoterapia a Torino mette il paziente in condizione di riconoscere il patter di sostituzione affettiva, la persona capisce come poter sostituire quel modo che aveva trovato di colmare il vuoto con dei legami più sani. La psicoterapia è in grado di offrire un ascolto vero e non un’illusione di ascolto. La persona del terapeuta, con la sua competenza e umanità è in grado di capire davvero e non di “far credere” di comprendere il dolore del paziente. Per chi soffre ricevere una empatia reale e non simulata è importante per trasformare autenticamente il dolore delle proprie esperienze traumatiche.

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La prima volta

Il “primo rapporto sessuale” non è solo un fatto fisico bensì un’esperienza emotiva piena di significato, un momento di scoperta in cui si mescolano emozioni molto forti, in parte confuse, a volte travolgenti. Non sempre la “prima volta” si accompagna a godimento fisico e quando è presente il piacere, dipende molto dall’esperienza psicologica e non solo dal raggiungimento dell’orgasmo. Nella nostra esperienza di psicoterapeuti a Torino, il debutto sessuale rappresenta un momento evolutivo di crescita, in cui la sfera biologica si interseca con la ristrutturazione dell’identità personale.

Come spiega il consulente sessuale del nostro Centro, “la prima volta” è una delle cose che fa più parlare i giovani, è uno dei pensieri più presenti negli adolescenti e spesso è fonte di ansia. Se ne parla sui social, nelle serie TV, con gli amici, ma spesso i ragazzi si sentono insicuri. Le preoccupazioni non trovano rassicurazione perché tra i coetanei si parla solo di “come si fa” dal punto di vista fisico, dimenticando la parte più importante, quella psicologica. All’interno della consulenza sessuale a Torino, emergono spesso le paure più profonde e personali, che l’adolescente non può condividere con i coetanei perché vuole trasmettere un’immagine sicura di sé, non può condividere con i genitori perché si sente giudicato. Il sentimento più presente, a fianco della paura è la vergogna. Ecco perché sempre più spesso i ragazzi chiedono un supporto psicologico per acquisire maggiore sicurezza di sé nella sfera sessuale.

L’esperienza che il giovane fa la prima volta che ha un rapporto sessuale completo è un evento psicologico complesso, molto atteso e investito emotivamente, dove le aspettative su di sé e sul partner possono essere elevate, un evento immaginato, spesso idealizzato, che certamente resta nella memoria. Per queste ragioni, come emerge nei percorsi di psicoterapia a Torino, “la prima volta” può influenzare la percezione di sé e il benessere emotivo e imprimersi nella mente della persona, facendo nascere, in alcuni casi, delle insicurezze che condizionano le future esperienze sessuali. Il consulente sessuale a Torino, riscontra, come dietro ad alcune disfunzioni sessuali manifestate nell’ età adulta, ci sia la presenza di fallimenti sessuali e esperienze negative vissute nella giovane età.

Il pensiero della “prima volta” nella maggior parte degli adolescenti genera ambivalenza emotiva: da un lato c’è l’attrazione e la curiosità, dall’altro il timore del cambiamento e la paura che vada male. Il consulente sessuale psicoterapeuta spiega come questo insieme di emozioni sia del tutto normale, il desiderio e l’imbarazzo spesso si alternano, pensieri positivi e interrogativi dati dall’inquietudine sono sempre presenti. La raggiunta maturità fisica è responsabile della spinta ormonale, che fa desiderare l’intimità sessuale all’interno della relazione, ma talvolta il giovane può sentirsi insicuro e inadeguato. Come emerge in alcuni percorsi di psicoterapia a Torino un vissuto comune in adolescenza è sentirsi “indietro” nel confronto con i pari; per compensazione può nascere la spinta verso esperienze sessuali troppo precoci per sé, che non rispettano il sentire interno, nel tentativo di adeguarsi alle aspettative sociali interiorizzate. Talvolta i giovani sentono di doversi liberare della verginità, percepita come una inadeguatezza e cercano il primo rapporto sessuale per dimostrare a sé stessi di essere all’altezza, anche quando non sono pronti. Per le ragazze questo può comportare un’esperienza dolorosa a livello fisico, perché l’ansia può causare la contrazione della muscolatura perivaginale ostacolando la penetrazione. L’ansia interferisce con l’eccitazione e impedisce la normale lubrificazione vaginale, provocando fastidio anziché piacere. Nei maschi l’ansia da prestazione può ostacolare l’erezione e portare al fallimento del rapporto, esperienza molto temuta, che può causare una ferita narcisistica nel ragazzo, un grande senso di disvalore.

Lo psicoterapeuta e consulente sessuale spiega come dire “sì” all’intimità sessuale perché lo si vuole davvero o dirlo per altri motivi è uno degli elementi più importanti che condizionano il vissuto e il ricordo del primo rapporto. Quando infatti la persona sceglie di consumare la “prima volta” per non deludere il partner, per sentirsi “grande” o per superare la verginità, rischia di incorrere in una esperienza poco appagante. Se la scelta è basata solo su motivazioni esterne e non si accompagna anche ad un reale desiderio interno può risultare una violazione della propria intimità, che ci si impone da soli. Acconsentire al rapporto solo per una pressione esterna viene elaborato dalla mente come un vero e proprio evento stressante, con ripercussioni negative sulla salute psicofisica a lungo termine, come emerge in alcuni percorsi di psicoterapia a Torino. I ragazzi raccontano al terapeuta consulente sessuale come tali esperienze forzate lascino un senso di vuoto, delusione, sensi di colpa. La scelta di avere il primo rapporto sessuale deve essere libera, la persona deve sentirsi  psicologicamente pronta e non solo matura sul piano fisico.

Un altro elemento importante nell’esperienza della “prima volta” è trovarsi in una condizione che faccia sentire al sicuro, come emerge nei percorsi di psicoterapia a Torino. Naturalmente l’aspetto più importante è la scelta del partner, sentirsi in un rapporto di rispetto e fiducia reciproca; idealmente anche la comunicazione aperta è di grande aiuto quando si affronta un’esperienza così importante, ma spesso l’imbarazzo impedisce di parlare dei propri sentimenti ed è normale provare un po’ di ansia e insicurezza. Lo stato mentale con cui ci si appresta al primo rapporto sessuale può risentire dell’ansia da gravidanza o da infezioni. Per evitare che queste paure rovinino l’esperienza basta usare un contraccettivo sicuro che protegga il corpo e liberi la mente da brutti pensieri. Anche la scelta del luogo in cui farlo può essere importante, infatti come emerge nei percorsi di psicoterapia a Torino quando ci sono degli elementi esterni che rendono particolarmente insicuri, la paura può prendere il sopravvento.

La “prima volta” è un momento prezioso per la persona. Non è una gara, non ci sono voti e non si deve dimostrare niente a nessuno. Ascoltare i propri tempi e proteggere le proprie emozioni può renderla una bella esperienza, il cui ricordo accompagna la persona nel tempo. Presso il Centro di psicoterapia a Torino è possibile rivolgersi ad uno psicoterapeuta e consulente sessuale. Questa doppia professionalità garantisce l’ascolto accogliente e non giudicante di un professionista che abbia competenze specifiche nel campo della sessuologia oltre che della psicologia clinica.