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Una vita dentro la stanza: il caso degli ikikomori

L’enorme sviluppo tecnologico degli ultimi anni ha portato a nuove prospettive sociali ed economiche che, nel caso specifico dei mezzi di telecomunicazioni, ha incentivato e strutturato in modo sempre più complesso le reti sociali e aumentato esponenzialmente le possibilità di contatto telematico. Come Centro psicoterapia Torino osserviamo come internet abbia reso possibile ampliare e complessificare la sfera relazionale delle persone anche se l’aumento esponenziale dei rapporti si è accompagnato ad un ritmo più veloce di nascita e morte delle relazioni stesse. Risultato di questo repentino aumento di rapporti è una maggiore pressione sociale, testimone del fatto che ad oggi il non avere un’adeguata rete di contatti potrebbe essere visto come fattore negativo nell’entrata in categorie socialmente accettate e condivise positivamente dalla società, questo soprattutto tra i giovani, osserva lo psicologo infantile a Torino.

Da questa prospettiva post-moderna, intrisa da ricerca di socialità e dalla pressione che da essa deriva nasce in Giappone una nuova categorie di persone, che si definisce con il termine “Hikikomori”. Come Centro psicoterapia Torino abbiamo deciso di occuparci in questo articolo del fenomeno perchè intravvediamo diverse correlazioni tra lo stile di vita degli hikikomori e quello di ragazzi adolescenti che hanno mostrato sofferenza psicologica e le cui famiglie si sono rivolte a noi per ricevere consulenza dallo psicologo infantile e dell’adolescenza e capire come intervenire a supporto del figlio.
Il significato del termine Hikikomori, derivante dal giapponese, significa letteralmente “stare a disparte o isolarsi”. Con tale terminologia si intendono quei soggetti che nella vita scelgono di ritirarsi dalla vita sociale, rintanandosi in spazi circoscritti ad un appartamento o, in altri casi, alla propria camera da letto.
Nella maggioranza dei casi si fa riferimento ad adolescenti o giovani adulti che, a causa di determinati valori sociali o culturali, scelgono deliberatamente di annullare del tutto la loro vita sociale nel mondo reale, andando in direzione di un ritiro estremo nei confronti della vita.
Componente principale del fenomeno sta nella sua completa scelta, infatti i soggetti hikikomori vogliono spontaneamente adoperare “l’auto-reclusione”, decidendo del tutto deliberatamente di non uscire da casa, isolandosi in spazi circoscritti alla propria camera per periodi superiori a sei mesi, con possibilità di permanenza anche fino ad un anno, in condizioni di dipendenza economica dalla famiglia d’origine.
Studiando il fenomeno come Centro psicologia Torino rileviamo che l’ambiente scelto per l’auto-reclusione diventa teatro della loro quotidianità e all’occorrente la propria camera svolge la funzione sia di stanza da letto che di sala da pranzo, si riducono al minimo o addirittura sono del tutto assenti  i contatti con i propri familiari e amici. Un ruolo centrale nella vita di unragazzo ikikomori è dato ai mezzi di comunicazione telematica, l’uso della tecnologia attraverso internet e i social occupa molto tempo della sua vita. Si interrompe del tutto la frequenza scolastica e sociale, creando una forte correlazione del disturbo con l’abbandono scolastico e, secondo la nostra esperienza di psicologi a Torino, questa scelta trascina con sé un’enorme solitudine. Tali soggetti con il loro stile di vita tendono, nella maggior parte dei casi, a invertire il ritmo giorno-notte.
Tra i dati raccolti sulle caratteristiche fisiologiche e culturali dei soggetti che danno vita al fenomeno Hikikomori, che riteniamo come psicologi a Torino, possa nascondere un disturbo di natura emotiva, vi è un’età anagrafica che oscilla tra i 14 e i 30 anni, andando a caratterizzare un arco di possibile incidenza che va dalla pre-adolescenza fino ad inglobare anche i cosiddetti “giovani adulti”. L’estrazione sociale viene ravvisata in quella medio-alta, specificatamente con maggior influenza rispetto al genere maschile e figli unici; tra le caratteristiche analizzate dallo psicologo infantile a Torino, più sorprendente vi è quella di essere solitamente figli di una famiglia altolocata e molto istruita.

Cause del disturbo

Analizzando il fenomeno come Centro psicologia clinica Torino emerge come gli ikikomori seppure adoperino un ritiro netto dalla società del mondo reale, riescono comunque ad essere sovra-collegati attraverso tutti i meccanismi telematici del momento. Questi ragazzi scelgono dunque di evitare i rapporti reali e fisici con le altre persone e prediligono le relazioni di natura virtuale. Si potrebbe pensare che il ritiro dalla società sia conseguenza dell’utilizzo assiduo dei terminali e di internet, come se si trattasse di una dipendenza da internet, ma come psicoterapeuti psicologi a Torino pensiamo che le ragioni profonde della chiusura precedano l’utilizzo massiccio dei social.

Dagli studi degli hikikomori presso il Centro psicoterapia a Torino sembra che in Giappone, dove il fenomeno ha avuto esordio, siano presenti delle specifiche caratteristiche sociali quali: una cultura dai tratti molto competitivi sostenuta da rigide classi sociali e un senso dell’onore che assume valore assoluto e la cui perdita mina la propria identità. Come psicoterapeuti psicologi a Torino riteniamo che tale pressione sociale, causa di forte ansia, sia alla base del ritiro nel privato di molti adolescenti, non in grado di sostenere la competizione costante data dai valori sociali della loro cultura; in molti casi questi adolescenti sono anche in conflitto con tali valori tradizionali che suscitano rabbia e rifiuto. La difficoltà a realizzarsi socialmente sembra essere all’origine della fuga-opposizione degli ikikomori, una protesta silenziosa che comporta però una masochistica rinuncia alla vita relazionale, ritiene lo psicologo infantile a Torino. Non è una casualità il fatto che il fenomeno degli ikikomori in Giappone sia nato da un periodo di pressione sociale e di precarietà inerente non solo il mondo del lavoro ma anche quello familiare e dei valori culturali. Come psicoterapeuti a Torino ipotizziamo che il disturbo potrebbe nascondere una forte ribellione verso il conformismo e l’omogeneità dei valori che vira con forte pressione verso la produttività e l’annullamento dell’individualità. Ed ecco che la via virtuale risulta l’unica possibilità di salvezza nei confronti di una società che non fa per questi giovani, troppo veloce, troppo produttiva e pressante.

Lo psicologo infantile del nostro centro, esperto in adolescenza, vede nella scelta degli ikikomori la presenza di differenti componenti psicologiche, senza che il disturbo possa completamente sovrapporsi ad una di esse. Certamente sono ravvisabili tratti depressivi nella rinuncia all’appartenenza ai gruppi di pari e agli ambienti da loro frequentati, così come elementi fobici che sostengono l’evitamento dei rapporti reali, caratteristiche queste di cui si occupa il Centro psicoterapia Torino nel lavoro di terapia familiare. Ma il fenomeno appare molto complesso e non può essere ridotto solo ad una espressione sintomatologica della depressione o dei disturbi fobici di personalità, pensiamo invece che la pulsione all’isolamento derivi soprattutto dalla pressione alla realizzazione sociale, molto presente in Giappone ma tipica delle società capitalistiche, ecco perché osserviamo un diffondersi di comportamenti di chiusura simili a quelli degli ikikomori anche nella nostra società negli ultimi anni. Lo psicologo infantile a Torino ci ricorda come l’adolescenza sia una fase di sviluppo della personalità che espone molto al desiderio di piacere all’altro e alla paura di non riuscire a realizzare le proprie e le altrui aspettative sociali.

Come psicologi a Torino pensiamo che la scelta di appartenere alla categoria degli ikikomori possa essere un modo per sentirsi parte di un gruppo e riconoscere come proprie le caratteristiche che ne definiscono i membri, si tratterebbe di un modo per rafforzare la propria identità.  Come psicologi psicoterapeuti che si occupano di adolescenza ci viene riferito dai ragazzi in psicoterapia a Torino che tramite internet riescono a ricevere  poche o nessuna pressione derivante dall’ambiente circostante, riuscendo a costruirsi identità e routine adatte a loro e riuscendo a bypassare le forti componenti sociali di pressione quotidiana. Il gruppo formato attraverso internet è un gruppo che crea identità e coesione, unito e che riesce a rassicurare i soggetti che vi appartengono rispetto alle enormi adempienze che pensano di avere verso il mondo circostante, riferisce lo psicologo infantile a Torino.

Guardando alla nostra esperienza clinica con adolescenti che si sono rivolti al Centro psicoterapia Torino con le loro famiglie a seguito di un graduale isolamento relazionale, riteniamo che i punti di contatto con il fenomeno degli ikikomori siano molti, non vogliamo però sovrapporre i casi anche perchè è necessario tenere presenti le differenze culturali tra la società giapponese e la nostra. Inoltre i ragazzi che hanno richiesto un aiuto attraverso un percorso di psicoterapia Torino, sentivano di vivere un malessere e non si riconoscevano in un gruppo di appartenenza come quello degli ikikomori. La loro chiusura è stata più una necessità che una scelta dal loro punto di vista, spiega lo psicologo infantile a Torino, un mezzo per compensare difficoltà di rapporto con il mondo esterno alla famiglia.

Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino riteniamo che non sia da tralasciare nell’ultimo periodo storico una forte componente fobico- depressiva collegata alla pandemia da Coronavirus 19, che ha contribuito a promuovere chiusure affettive e incapacità nel mantenere una sana vita relazionale per molte persone. Il lockdown, l’uso dei sistemi protettivi e le forme di limitazione collettiva hanno sicuramente sostenuto la tendenza dei soggetti con difficoltà relazionali a restare chiusi in casa, promuovendo i rapporti virtuali a discapito di quelli reali. Il mondo fuori dalla stanza, vivere cioè rinchiusi intrattenendo per lo più contatti via internet può nascondere, secondo la nostra esperienza di psicologi a Torino un disturbo di natura psicologica e rivolgendoci ai genitori di adolescenti che mostrano tendenze comportamentali di questo tipo, consigliamo di non sottovalutare la situazione. Se non si interviene tempestivamente in questi casi, il soggetto che ha la tendenza all’isolamento può consolidare problematiche di natura fobica, depressiva o di dipendenza dai mezzi tecnologici. In questo specifico momento storico le conseguenze della pandemia da Covid-19, pensiamo come psicoterapeuti a Torino, che sia peggiorata la situazione dei soggetti a rischio di questi disturbi, poiché oltre alle già citate pressioni sociali, che in passato erano tra le principali cause di evitamento dei rapporti, avvertite come insormontabili da molti adolescenti, va ad aggiungersi anche la paura del virus.

Psicoterapia e interventi terapeutici.

La presa in carico terapeutica di un soggetto affetto da sintomi di chiusura rispetto al mondo esterno non è semplice e nasconde al suo interno tante complessità e difficoltà. In primo luogo, come psicologi a Torino, riteniamo necessario in questi casi operare un’attenta valutazione del disturbo, per arrivare ad una diagnosi e comprendere quale tipo di struttura di personalità sia presente dietro alla problematica presentata, in tal modo sarà possibile decidere il tipo di intervento più idoneo per la persona. In alcuni casi sarà opportuno offrire un lavoro di sostegno alla famiglia (con gli adolescenti di sostegno alla genitorialità) per favorire l’instaurarsi di dinamiche relazionali che aiutino il soggetto e non favoriscano l’isolamento, in altri casi la psicoterapia individuale a Torino può aiutare il paziente a riacquistare il desiderio di aprirsi al mondo esterno, mentre nelle situazioni che presentano maggior complessità è necessario un invio da parte nostra a strutture più idonee a trattare la patologia.

Per esperienza lo psicologo infantile a Torino sa che in molti di questi casi i ragazzi che hanno bisogno di psicoterapia non si indirizzano autonomamente verso una richiesta di aiuto da parte di uno psicologo psicoterapeuta poiché questa possibilità non è prevista nel loro mondo, circoscritto alla propria stanza. Molti di questi adolescenti non riconoscono di avere un problema che li ha portati alla chiusura, possono soffrire di un disturbo dell’umore, ma sentirsi più sicuri rimanendo chiusi in casa che all’idea di affrontare la relazione con il mondo esterno di cui sentono la pressione sociale. Presso il Centro psicologia Torino vediamo come molti di loro vivono la reclusione come una soluzione ai loro problemi più che il problema stesso da mettere in discussione. Dalla nostra esperienza di psicoterapia a Torino emerge come un ragazzo che arriva a chiudersi in casa sta portando avanti il tentativo di sottrarsi allo sguardo dell’altro, riuscendo nell’impresa di diventare invisibile. Spesso infatti tali comportamenti nascondono paura e vergogna, che sono diventati intollerabili per il soggetto in difficoltà. Solo nel tempo, quando si riesce a creare una buona alleanza terapeutica all’interno di un percorso di psicoterapia a Torino il paziente arriva a riconoscere il disagio emotivo che lo ha portato a chiudersi e il desiderio di avere rapporti in carne ed ossa che gli permettano di riscoprire il piacere di una relazione, sentendosi sufficientemente forti da sopportare l’eventuale imbarazzo e le sue paure.

Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino chi viene allarmato dal comportamento di chiusura solitamente è il nucleo familiare del soggetto che sceglie l’isolamento. Assistendo ogni giorno alla chiusura del figlio, molti genitori cercano di indirizzarlo ad un aiuto funzionale e concreto chiedendo una consulenza presso il Centro psicoterapia Torino. L’intervento terapeutico classico prevede la presa in carico psicoterapeutica del ragazzo presso il nostro centro attraverso colloqui di persona, ma con soggetti che fanno molta fatica a recarsi in studio si possono valutare approcci differenti.  Nei casi in cui si ritenga opportuno per la cura, lo psicoterapeuta a Torino può decidere di muoversi verso il paziente attraverso delle strategie che gli consentano  di digerire poco a poco la sua presenza per poi assimilarla e finalmente accettarla. Uno dei mezzi di comunicazione utilizzati dal soggetto per rendersi invisibile agli occhi degli altri potrà essere utilizzato per trovare un contatto con lui, quello di internet, attraverso sedute via skype o videochiamate. Attraverso i mezzi di comunicazione telematica sarà possibile avere un avvicinamento in un terreno “neutrale” per il soggetto. Ma in questi casi la terapia attraverso skype viene utilizzata solo in un primo momento, per creare la relazione, l’obiettivo resta quello di aiutare il soggetto ad uscire di casa, anche per recarasi in studio a fare la psicoterapia a Torino. Lo psicologo all’interno delle sedute aiuterà la persona a riflettere sull’idea che ha di sè, sull’autostima, sul perchè sia arrivata ad operare un ritiro tanto estremo dalla società. Tale lavoro non avverrà in modo semplice e lineare, ma sarà caratterizzato da silenzi, fastidi, umore depresso che accompagneranno soprattutto inizialmente le sedute. Come psicologi a Torino sappiamo che in questi casi è necessario prendersi del tempo, perchè i cambiamenti non sono veloci e richiedono un periodo sufficiente di elaborazione per affrontare l’ansia e i pensieri depressivi che spesso hanno portato alla chiusura del soggetto.

 

 

 

 

 

 

 

La psicoterapia attraverso lo schermo

La psicoterapia online

Come la maggior parte delle professioni svolte attraverso modalità vis-a-vis, anche la psicoterapia si trova, all’ombra del distanziamento sociale causato dalla pandemia del covid 19, a dover trovare e attuare nuove tecniche e modalità per poter esperire ugualmente e nel migliore dei modi la sua funzione; sotto la spinta di tale situazione di emergenza la terapia attraverso Skype, videochiamata e altre modalità a distanza si sta diffondendo sempre di più, perché riesce a coniugare la tecnica della psicoterapia con il bisogno di ricevere cure senza dover attuare spostamenti fisici, per raggiungere lo studio del professionista psicologo psicoterapeuta a Torino, nel nostro caso.

In concomitanza con l’enorme rivoluzione digitale e con tutti i cambiamenti apportati da essa, si sta osservando già negli ultimi anni ad un grande sviluppo dell’utilizzo dei servizi telematici a distanza nell’ambito dell’assistenza sanitaria, che porta con sé timori e confronti. Seppur già in uso prima dell’emergenza coronavirus, la possibilità di utilizzare tecniche e modalità psicoterapiche attraverso mezzi come videochiamate e telefonate è stato sempre al centro del dibattito tra i professionisti del settore.

I dubbi che nascono rispetto all’utilizzo di modalità che non vertano esclusivamente sulla seduta “fisica” fanno fronte nella maggior parte dei casi alle paure e timori inerenti l’effettivo coinvolgimento terapeutico e di come la psicoterapia online possa preservare o meno la stessa efficacia che si osserva nella pratica vis-a-vis. Chi tra i professionisti è più conservatore rispetto alla tecnica si domanda, con ragionevole dubbio, se si possa ottenere lo stesso risultato, quanto possa essere utile spingersi rispetto ai confini del setting e che tipo di impatto abbia sulla mente sia del terapeuta psicologo che del paziente la psicoterapia online.

Alla luce di tali problematiche, intrise anche di un senso prettamente tradizionalista, che storicamente investe la figura dello psicoterapeuta, nei più scettici restano dei dubbi sulla terapia online, in particolare c’è il timore che non favorisca un’adeguata vicinanza emotiva, interferendo con i processi empatici alla base dell’efficacia terapeutica. Quello che abbiamo constatato nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino attraverso la psicoterapia a distanza con l’uso di skype, videochiamate, telefonate, ecc, è che l’efficacia dipende molto da persona a persona, dalle caratteristiche soggettive caratteriali di chi ne usufruisce, da quanto il paziente riesce “ad affidarsi” alla relazione terapeutica, anche se non di persona. L’efficacia dipende anche dallo psicoterapeuta psicologo che utilizza tale mezzo, dalla sua sicurezza data dall’esperienza, che influenza il modo di relazionarsi al paziente, da quanto riesca a declinare la tecnica della psicoterapia ad un mezzo diverso con la capacità di cogliere comunque tutti gli aspetti della comunicazione verbale concentrati sul volto della persona, nella voce, nei comportamenti, più che sul corpo, meno visibile nei colloqui psicologici con videochiamate.

La psicoterapia online mediata dallo schermo può far apparire “appiattita” la persona dall’altra parte come se si perdesse la tridimensionalità, alcuni pazienti sentono che manca il rapporto anche con l’ambiente, lo studio del terapeuta che diviene un “luogo sicuro” nell’esperienza chi fa psicoterapia vis a vi da tempo; anche il tempo del prima e del dopo seduta svolge una funzione terapeutica per alcune persone, che sentono che nel percorrere fisicamente il tragitto per raggiungere lo studio dello psicologo a Torino, nel nostro caso, iniziano a formulare pensieri e riflessioni sulla seduta che avverrà di lì a breve oppure nel tragitto di ritorno ripensano alle comunicazioni fatte con il terapeuta. Per alcuni pazienti le sedute psicologiche attraverso le videochiamate rendono più difficile la concentrazione perché trovandosi in un altro ambiente rispetto allo studio del professionista si distraggono più facilmente oppure sentono in casa loro più minata la privacy, se fuori dalla stanza ci sono dei familiari.

Ci sono altresì persone che sentono pesanti gli spostamenti e preferiscono per ragioni di lavoro e di poco tempo affidarsi alla psicoterapia online, più in linea con le loro necessità quotidiane, si tratta di un buon modo per prendersi cura di sé senza rinunciare ai loro impegni. Per alcuni pazienti è perfino più rassicurante fare una seduta via skype o videochiamata da casa propria piuttosto che doversi recare settimanalmente fuori dai propri ambienti familiari; pensiamo anche a chi trovandosi in piccoli centri non ha la possibilità di trovare uno studio di psicoterapia vicino, oppure a chi è soggetto a viaggi di lavoro e non può mantenere una costanza nella regolarità degli appuntamenti di persona o ancora a chi vive all’estero e cerca un terapeuta italiano per iniziare una psicoterapia, dal momento che risulta più semplice lasciarsi andare emotivamente se si parla la propria lingua. In alcuni tipi di disturbo inoltre, come alcune fobie, l’approccio della psicoterapia a distanza è più rassicurante perché la persona ha molte resistenze alla relazione e ai contatti intimi su un piano emotivo, ragione per cui si sente più protetta e meno esposta dietro allo schermo, paure queste che vanno affrontate nel lavoro terapeutico e non evitate, ma talvolta possono ostacolare e rinviare all’infinito l’inizio del lavoro di persona.

C’è anche da considerare che la maggior parte delle nuove generazioni hanno avuto un’abbondante e diretta familiarizzazione con le nuove tecnologie, con le diverse sfaccettature dei device informatici ad esse collegate e che, in una prospettiva prettamente moderna, porterebbero a quel fenomeno che viene chiamato “Empatia Digitale”. Con tale terminologia andiamo ad intendere la capacità da parte di una persona di prendersi cura degli altri, nonché esprimere in modo diretto e immediato pensieri, emozioni e sensazioni attraverso i canali digitali, facendo a meno dei caratteristici indicatori sociali dell’empatia sociale che invece fondano la loro essenza e natura sul contatto e sulla presenza fisica.

Su queste basi quindi può essere davvero pensata attraverso la terapia tramite skype, videochiamate, una modalità che non sostituisca del tutto quella classica, bensì la affianchi nel processo, una possibilità diversa attraverso colloqui psicologici a distanza, che per molte persone risulta altrettanto efficace.

Potenzialità del servizio

Tra gli aspetti positivi di una psicoterapia online attuata attraverso mezzi a distanza vi sono sicuramente quelli inerenti all’accessibilità del servizio.

Pendolari, lavoratori, famiglie i cui membri si trovino posti diversi possono comunque intraprendere e non mancare alla seduta terapeutica. Come centro di psicoterapia a Torino ci è capitato ad esempio di riuscire a coinvolgere nel percorso terapeutico del figlio anche il genitore che abita a distanza e non potrebbe assicurare la sua presenza costante con lo psicologo psicoterapeuta a Torino, ma desidera fare dei colloqui di sostegno alla genitorialità ed essere messo al corrente del procedere della psicoterapia a Torino del figlio. Tale processo di coinvolgimento di entrambe le figure genitoriali in alcuni casi ha fatto la differenza nel migliorare le relazioni all’interno della famiglia e nel rendere più efficace la terapia del minore e i suoi progressi, riporta lo psicologo infantile. Lo stesso valore aggiunto della terapia con videochiamata lo abbiamo ritrovato in alcuni percorsi di terapia di coppia resi possibili proprio dal mezzo tecnologico perché i due partner pur trovandosi fisicamente in due città diverse hanno avuto la possibilità di ritrovarsi nelle sedute con lo psicologo psicoterapeuta a Torino e di nutrire la loro relazione a distanza che si trovava in crisi, attraverso il confronto e l’elaborazione dei conflitti. Il servizio della psicoterapia on line offre maggiore accessibilità anche persone con mobilità limitata, a chi per malattia e infortunio non può lasciare facilmente il proprio ambiente domestico; in tal senso durante il periodo del lockdown a causa dell’epidemia del covid 19 in Italia, molti percorsi di psicoterapia a Torino hanno avuto la possibilità di continuare anche a distanza, in un momento storico difficile, dove le paure, l’ansia e i problemi pratici erano in crescita e quindi interrompere le sedute e ritrovarsi da soli in un frangente difficile e fuori dal comune, sarebbe stato per alcune persone molto disorientante.

La psicoterapia online sì coniuga bene con qualsivoglia restrizione temporale, elemento prezioso allo stile di vita della nostra società, è adatto a chi vive in luoghi difficilmente raggiungibili o isolati o chi, per esempio, si è trasferito all’estero ma preferisce tenere un contatto culturale e linguistico con un professionista del proprio paese natale e magari ha la prospettiva di proseguire la psicoterapia a Torino al suo rientro. Presso il Centro psicologia a Torino arrivano spesso richieste da parte di adolescenti e giovani adulti che si sono trasferiti nella nostra città dal sud Italia per ragioni di studio all’Università e che continuano il lavoro terapeutico anche una volta laureati e trovato lavoro altrove, attraverso le sedute con videochiamate a distanza; studenti che chiedono di essere aiutati ad ambientarsi in una città diversa dalla loro e di ricevere sostegno nel passaggio difficile dalla vita in famiglia all’autonomia, passaggio obbligato per chi sceglie gli studi in una Università fuori sede. Talvolta il piano di studi  di questi studenti prevede anche un periodo all’estero che renderebbe difficile il proseguo di una psicoterapia classica.

Tramite un servizio di psicoterapia online il fattore facilmente superabile è quello della vergogna, avvertita di meno da parte dei pazienti, in quanto il contatto mediato dallo schermo crea meno disagio e invoglia più facilmente alcune persone ad avere il primo approccio con uno psicologo psicoterapeuta a Torino. Questo processo risulta fondamentale anche per quegli adolescenti che, tra le possibili problematiche, possono avere quella di provare timore e vergogna di uscire di casa e relazionarsi con altre persone. Ecco allora che la terapia a distanza diventa un’ottima potenzialità e un ottimo ponte per incoraggiare e dare una mano a quei soggetti che si sentono molto a disagio in condizioni di socialità.

Alcune persone invece hanno paura ad iniziare un percorso terapeutico classico perché temono a lasciarsi andare, a far emergere parti di sé irrazionali della mente che vengono percepite come una minaccia, hanno paura di perdere il controllo: in questi casi iniziare con una terapia online a Torino risulta più semplice perché lo schermo e la distanza fanno risultare la relazione su un piano più razionale. La regressione, elemento importante nella psicoterapia classica, può essere raggiunta più gradualmente nel tempo, quando si è instaurata la fiducia con lo psicologo psicoterapeuta a Torino e si può decidere di proseguire la terapia in studio. In altri casi si continua a lavorare con la psicoterapia a distanza, ma si riescono ad abbassare le difese gradualmente anche restando comodamente a casa propria.

Efficacia

Trattandosi di un mezzo relativamente recente, il cui utilizzo si è accresciuto solo negli ultimi anni, all’interno della comunità scientifica ci si confronta molto sul tema dell’efficacia della terapia online. Con il termine efficacia andiamo a intendere quella capacità di produrre l’effetto e i risultati voluti o sperati. Come psicoterapeuti psicologi a Torino valutiamo l’efficacia di un intervento attraverso il risultato finale ottenuto con il paziente rispetto alla sua domanda iniziale e ai sintomi presentati nei primi colloqui clinici di diagnosi.

La terapia online attraverso videochiamata riesce a preservare la stessa efficacia di una terapia condotta vis-a-vis? La mancanza di contatto può ostacolarne la buona riuscita? Quali sono i punti fondamentali su cui il terapeuta può basarsi saldamente in modo tale da condurre un’ottima terapia attraverso meccanismi telematici a distanza? Questi sono alcuni degli interrogativi posti in evidenza dalla comunità psicoterapeutica che hanno portato ben presto ad una grande mole di ricerche scientifiche in psicologia clinica in merito all’efficacia della terapia online.

Dalle ricerche si evince come a livello qualitativo vi siano punti positivi, andando a vedere come l’efficacia della terapia viene preservata anche all’interno della comunicazione a distanza. Questi i risultati generali ma presso il Centro psicologia Torino tendiamo a valutare caso per caso l’opportunità o meno di iniziare un percorso di psicoterapia attraverso Skype. Tra le basi fondamentali a garantire buoni risultati ci sono dei fattori interni alla stessa psicoterapia come quello dell’alleanza terapeutica. Con questa terminologia andiamo ad indicare l’esplicita condivisione di obiettivi da parte di paziente e terapeuta, la definizione dei compiti reciproci dall’inizio del trattamento e la costituzione di un legame affettivo tra i due, soprattutto caratterizzato da fiducia e rispetto.  L’alleanza terapeutica rappresenta il sine qua non dell’efficacia psicoterapeutica sia a livello di contatto a distanza, sia a livello di contatto ravvicinato, secondo l’esperienza presso il Centro di psicoterapia a Torino. Tramite l’alleanza paziente e terapeuta creano e rappresentano in sincrono il campo psicologico su cui poi andranno ad investire emozioni, sentimenti e riflessioni su cui si poggerà l’interno setting terapeutico. Il compito dello psicologo psicoterapeuta a Torino in una terapia online sarà quello di consentire, attraverso lo svolgersi e il co-crearsi di questo campo, l’analisi delle dinamiche relazionali che si attivano anche in una normale psicoterapia vis-a-vis, come quello del transfert e del contro-transfert. Con transfert si intendono le emozioni che vive il paziente nei confronti dello psicoterapeuta, consapevolmente e inconsapevolmente, legate sia agli elementi della realtà del loro rapporto, sia alle proiezioni legate al mondo interno e alla storia del paziente; con controtransfert intendiamo i vissuti che si attivano nello psicoterapeuta dalla relazione con il paziente e dalla cui analisi il professionista è in grado di comprendere elementi importanti alla terapia. I dati di ricerca hanno ripetutamente dimostrato come l’alleanza terapeutica sia un potente fattore predittivo dell’esito del trattamento psicoterapeutico e rappresenta infatti il fattore aspecifico con maggiore capacità di predire il buon esito del trattamento, configurandosi così come un nucleo concettuale e clinico di estrema rilevanza.

Il Centro di Psicoterapia e Psicologia Clinica a Torino si è ormai aperto da anni nel campo delle psicoterapie a distanza, attraverso la terapia tramite skype, videochiamate, a volte telefonate. Tale esperienza è tornata utile durante il periodo della chiusura delle attività per la necessità del distanziamento sociale nella lotta al coronavirus, permettendo di garantire i servizi anche a distanza.Consapevoli del fatto che sicuramente una clinica online non possa andare a sostituire una clinica vis-a-vis come psicoterapeuti psicologi a Torino crediamo fortemente nel suo affiancamento.Attraverso Skype o Whatsapp le terapie vengono esplicate nel migliore dei modi, osservando netti miglioramenti e apprezzamento anche per questa nuova forma di psicoterapia, tanto più alla mano quanto difficile da elaborare nel pensiero collettivo. Questo vale per la maggior parte dei pazienti ma non per tutti, stimolandoci nella riflessione in divenire sul tema della terapia online.

Bambini, corona virus e quarantena

Nella lotta alla prevenzione dal contagio di coronavirus le famiglie si sono viste obbligate alla quarantena e i bambini, costretti a rimanere a casa, sono stati tra i soggetti maggiormente destabilizzati, spiega lo psicologo infantile del Centro psicoterapia a Torino. L’infanzia, contraddistinta dalla fase evolutiva, risulta essere tra le categorie più debilitate dalla situazione di perenne attesa e dall’impossibilità di muoversi liberamente imposta dal lockdown. L’imperativo “rimani a casa”, con il limite, necessario dal punto di vista sanitario, di vivere tra le quattro mura domestiche, crea un paradosso rispetto alle normali attività che un bambino necessita nei primi anni di vita.
L’infanzia, spiega lo psicologo infantile a Torino, è l’età maggiormente caratterizzata dal bisogno di movimento, costituita da esperienze fatte di sensazioni, percezioni, tentativi e fallimenti, che fanno sì che il bambino, tra le attività potenzialmente maturative, vada a ricercare quelle esplorative e di azione. La possibilità di muoversi permettere al bambino di scaricare la tensione, infatti il suo apparato mentale ancora immaturo non è in grado di contenere l’affettività che viene espressa attraverso il corpo. Mente e corpo sono profondamente uniti e si influenzano a vicenda, elemento questo di base della psicologia infantile.
L’esplorazione è componente fondamentale dei primi anni di vita, in cui il minore si addentra nella scoperta del mondo esterno, nel contatto con i grandi e con i pari, andando attimo dopo attimo ad esprimere la sua personalità e a costruire le basi dell’ identità. Gioco, contatto ed esplorazione sono le componenti principali della costituzione psichica del bambino, alimentate maggiormente da un contesto di serenità e di scambio reciproco con l’altro, spiega lo psicologo infantile a Torino. Dove la possibilità di esprimersi attraverso queste modalità venga a mancare, possono insorgere nel bambino dei comportamenti atipici, dovuti alla repressione prolungata del bisogno di muoversi e di esplorare, con conseguenze di disagio sia a livello fisico che psicologico.
Seppur le misure della quarantena dopo il 4 maggio sono state gradualmente attenuate, presso il Centro psicoterapia Torino sono arrivate richieste di consulenza psicologica (counseling psicologico) da parte di genitori preoccupati per problematiche insorte nei loro figli a seguito dell’impossibilità prolungata ad uscire da casa. La routine quotidiana che favoriva l’adattamento del bambino al suo contesto ambientale e relazionale è stata sconvolta dalle misure restrittive, i genitori si riferiscono alla mancanza della scuola e degli altri ambienti di socializzazione a cui i figli erano abituati nelle loro attività ricreative, la mancanza di sfoghi fisici attraverso lo sport e le attività all’aperto. Il gioco, il movimento, la relazione con i pari andavano a strutturare una parte fondamentale dell’esperienza maturativa del bambino che, come un fulmine al ciel sereno, si è vista tolta all’improvviso dalla quarantena obbligata.
Rispondere a questa mancanza di stimoli dipende soggettivamente dalla personalità del bambino. Bambini fisiologicamente meno fisici e che amano attività più tranquille, come ad esempio disegnare, potranno soffrire di meno della mancanza di attività esterne al nucleo familiare, mentre bambini più predisposti fisiologicamente all’azione possono esserne maggiormente turbati. Tra le conseguenze che vediamo come psicoterapeuti psicologi a Torino sono possibili comportamenti di regressione o di aggressività. Il bambino può tornare a manifestare comportamenti riferiti a periodi precedenti d’età o avere manifestazioni aggressive nei confronti di cose e persone, che si evidenziano soprattutto nei più piccoli. Ma lo psicologo infantile indica tra i sintomi che possono emergere in età scolare anche la difficoltà di attenzione e concentrazione a seguito della situazione stressante del lockdown, ecco perché la didattica a distanza può non essere adatta a tutti i bambini; alcuni genitori riportano la fatica da parte dei propri figli a seguire le lezioni online, con l’emergere di atteggiamenti di dipendenza e maggior bisogno di essere affiancati nell’esecuzione dei compiti, atteggiamenti questi presenti anche in bambini che avevano raggiunto un maggior grado di autonomia prima dell’emergenza covid 19 e della conseguente quarantena.
Fondamentale per fronteggiare tali problematiche sarà la predisposizione genitoriale nel comprendere appieno quello che il bambino segnala tramite questi comportamenti.
Tra i problemi da ricondursi a questo stato di disagio, differenti anche in base all’età, che potrebbero essere osservati dai genitori, possiamo annoverare:
• Tornare a dormire con mamma e papà
• Enuresi. Pipì non controllata e fatta addosso.
• Encopresi. Cacca non controllata e fatta addosso.
• Forte irritabilità.
• Somatizzazione tramite mal di testa o mal di pancia che sono testimonianza dell’ansia percepita dal bambino.
• Problemi di sonno e incubi notturni.
• Problemi alimentari.
• Difficoltà di attenzione e concentrazione.
• Difficoltà relazionali in famiglia.

L’isolamento forzato e l’impossibilità di relazioni con i pari porta ad un maggiore disagio da parte dei bambini, perennemente frustrati e impotenti di fronte a quello che accade nel “mondo dei grandi”.
Importante sarà il comportamento dei genitori che dovranno ben comprendere come certi atteggiamenti non siano normali capricci, ma sintomi di frustrazione che possono essere elaborati dal bambino solo nel momento in cui verranno compresi dal genitore attraverso una profonda empatia.
Come psicoterapeuta a Torino che lavora con l’infanzia ritengo inoltre che i bambini siano estremamente sensibili al clima emotivo che si crea in famiglia e in questa fase di chiusura verso il mondo esterno, ancora di più possano risentire di eventuali ansie e preoccupazioni degli adulti di riferimento, in un momento in cui l’epidemia ha comportato nelle famiglie problemi di ordine sanitario, economico ed emotivo.
Come psicologi a Torino riteniamo che tanti bambini sentano inoltre la mancanza di quelle figure di riferimento altre rispetto ai genitori, che normalmente fanno parte della loro vita. Il coronavirus ha diviso le famiglie, allontanato dai legami affettivi, i nonni distaccati dai nipoti, ancora più perché le persone anziane sono maggiormente a rischio di conseguenze gravi, qualora fossero infettate dalla malattia.
Tra gli elementi che i genitori possono tenere in considerazione per migliorare lo stato di benessere del bambino vi è quello dell’organizzazione della giornata, che può ristabilire un certo grado di sicurezza e costanza nella sua vita. Dare una buona organizzazione al tempo e quindi una buona routine è molto rassicurante per i bambini, può essere utile alternare e scandire situazioni di apprendimento a situazioni di gioco e svago.

Un altro comportamento utile a rassicurare i propri figli, spiega lo psicologo infantile, è quello di parlare loro di ciò che sta succedendo, spiegare con parole semplici e comprensibili il perché siano necessari i cambiamenti nel quotidiano, non sempre infatti i bambini più piccoli danno il giusto significato alla situazione e possono nascere fantasie fuorvianti sul perché non si vada più alla scuola materna, per esempio, non si esca più con gli amichetti, non si vada più a trovare nonni e zii. Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino alcuni genitori rimangono stupiti quando, parlando col bambino apprendono che, lasciato senza spiegazioni dai grandi, aveva pensato di non essere più voluto da parenti e amici o aveva paura che fosse successo loro qualcosa di grave, solo per portare alcuni esempi…I bambini ascoltano e vedono situazioni allarmanti e non hanno ancora gli strumenti per comprendere, si trovano circondati da una realtà di adulti che non sempre è disponibile a rispondere alle loro richieste e alle loro paure, anche quelle che non sono capaci di esprimere. I bambini vedono gli adulti preoccupati, ascoltano discorsi frenetici, sentono ricorrente la parola “coronavirus”, e a volte i genitori, pensando di proteggerli, li tengono all’oscuro di tutto, non immaginando invece che i più piccoli si costruiscano delle idee.
Tra gli interrogativi principali che si pongono i genitori che chiedono una consulenza (counseling psicologico) presso il Centro psicoterapia a Torino, vi sono quelli inerenti a come riuscire a far comprendere e spiegare la situazione che accade fuori dalle mura di casa ai bambini, senza spaventarli troppo. I minori, seppur piccoli, possono ricevere tante informazioni indirette nei confronti di quello che sta succedendo e interpretare in modo fuorviante messaggi che arrivano dai media o frasi captate ma non comprese correttamente dei discorsi degli adulti. Presso il Centro psicologia Torino spieghiamo spesso nel lavoro di sostegno alla genitorialità come sia fondamentale dire la verità su quello che sta accadendo, senza nessun tipo di negazione o falsificazione per aiutare i figli nelle preoccupazioni che possono insorgere in loro. I bambini riescono a cogliere nella maggior parte delle volte che l’adulto sta raccontando loro una bugia, seppur detta a fin di bene, oppure se sta negando un problema, se ne accorgono da piccoli dettagli nella narrazione, dal volto dei genitori e da tutta la sfera della comunicazione non verbale. L’esperienza che possono trarne è che di certi argomenti non si può parlare e in tal modo sono disincentivati a fare domande per dissipare i loro dubbi, si ritrovano soli con le loro emozioni e non osano esprimersi per non creare disagio e perplessità nei genitori.
Molti studi di psicologia clinica hanno espresso il parere che fin dalla tenera infanzia i bambini sono esposti a quello che viene chiamato “contagio emotivo”. Con tale termine si indica il meccanismo con la quale il bambino può essere “contagiato” dalle emozioni, dall’umore e dai sentimenti degli adulti. Non sorprende quindi come la possibilità di nascondere la verità su quello che sta accadendo può creare dissonanza all’interno della psiche del bambino, spiega lo psicologo infantile a Torino.
Mentire sulla situazione o minimizzarne il problema potrebbe portare ad una incongruenza tra ciò che trasmette in maniera indiretta il corpo e la parola detta, avendo come conseguenza ultima quella di confondere il bambino nella comprensione di ciò che accade in questo periodo legato alla pandemia del covid 19. Questo avviene poiché il bambino, dal primo momento in cui esiste si nutre continuamente delle reazioni del genitore, spiega lo psicologo infantile a Torino, dai suoi feedback facciali e vocali, imparando a conoscere il mondo attraverso l’esperienza del genitore, prima ancora che attraverso la propria.
Come psicologi a Torino con “verità da raccontare al bambino” inerente al covid 19 non intendiamo quella nuda e cruda. Ogni tipo di comunicazione va adattata in base all’età del minore, a ciò che può comprendere ed assimilare. Il racconto quindi, con i bambini in età prescolare, può essere espresso attraverso cartoni o disegni per essere più chiaro ma contenente il nocciolo della verità, andando a rassicurarli nelle modalità da adottare. Fondamentale introdurre il bambino al sistema di prevenzione al coronavirus e all’utilizzo di mascherina e guanti che ai suoi occhi possono avere attributi non positivi poiché, nell’immaginario, possono essere abbinati a qualcosa di minaccioso e temibile. Anche in questo caso come psicologo a Torino consiglio ai genitori di favorire l’accettazione di questi sistemi di protezione abbinando il loro utilizzo a storie e favole, trasformando in un gioco qualcosa di utile e necessario.
I bambini hanno bisogno di sapere cosa sta succedendo, si fidano di mamma e papà ed è da loro che si aspettano spiegazioni e rassicurazioni. Consiglio come psicologo a Torino di non tradire la loro fiducia e rispondere con sensibilità, modulando parole e informazioni a seconda della soggettività del bambino e cercando di tenere viva la speranza.
Il tempo passato insieme ai propri figli durante la quarantena offre nuove possibilità di comunicare e rafforzare il legame. Come psicoterapeuta a Torino credo sia importante che gli adulti abbiamo l’occasione per trovare momenti di calma e per condividere con i propri figli le emozioni rispetto a quanto sta accadendo; questa esperienza può aiutare i genitori ad avvicinarsi al mondo interno del proprio figlio e favorirá nel bambino una maggiore conoscenza di sé stesso, attraverso l’espressione dei propri stati d’animo.
Nella possibilità che il bambino continui a manifestare comportamenti d’aggressione, di frustrazione, di regressione o di disagio psichico può essere richiesta una consulenza a Torino (counseling psicologico) al Centro di Psicoterapia e Psicologia Clinica che è specializzato nel trattamento dei bambini e può essere di aiuto ai genitori in difficoltà.
Attraverso i servizi telematici di videochiamata come Skype e WhatsApp sarà possibile organizzare delle sedute a distanza, anche durante il periodo della quarantena, di counseling psicologico per poter approfondire i problemi del bambino, dare ai genitori uno spazio di comprensione e confronto per sostenere i figli e superare gli eventuali conflitti che stanno vivendo in quel determinato momento.

Uno sguardo al futuro post Covid 19

Uno sguardo al futuro Post-Covid19

Riflettendo come Centro di psicoterapia a Torino sulle possibili conseguenze del contagio da covid 19 a cui stiamo assistendo in questi ultimi mesi, emerge il timore che determinate costruzioni sociali ed esperienze emotive, che hanno iniziato a fare parte della vita quotidiana degli individui, possano creare stati d’angoscia e seminare insicurezza, portando a dei cambiamenti radicali e a conseguenze di disagio all’interno della sfera psicologica dei soggetti anche dopo la fine del lockdown.
Ma quali possono essere le condizioni principali che creano scompenso nel vissuto delle persone?

Mancanza di un nemico ben identificabile. Questa caratteristica fa si che le persone non potendo comprendere a pieno la natura del virus vivano una condizione di minaccia e paura indefinita, che può trasformarsi, attraverso meccanismi proiettivi, in una forma di colpevolizzazione “dell’altro” vissuto come un nemico cattivo, e creare la sensazione di essere sotto attacco, in una condizione di perenne rischio. Le emozioni legate al virus e alla sua carica maligna vengono proiettate all’esterno, aumenta la paura dell’altro, che sia esso una persona di cui non ci si può fidare, una situazione, un oggetto (in taluni aumenta talmente il senso di insicurezza da fare insorgere forme ossessive di controllo, nella pulizia ad esempio, per fronteggiare il terrore del contagio). Questo stato crea nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino, situazioni di disordine mentale e di perenne accumulo di ansia e aggressività che non possono essere sfogati in sport o attività libera in questa fase di lockdown, né elaborati all’ interno delle relazioni, sedimentando così nell’individuo e strutturando un vissuto di malessere crescente.

Il distanziamento sociale. Sta avvenendo un cambio radicale nelle abitudini dei più, passando da condizioni che potevamo sperimentare tutti noi con una certa naturalezza come la vicinanza agli altri, stare in ambienti ristretti, vivere la folla e momenti di confusione, ad un imperativo categorico: “state distanti”. Tenere almeno un metro di distanza, implica il vissuto di un senso di minaccia nei confronti dell’altro che potrebbe ostacolare la tua vita e quella delle persone a cui vuoi bene. Si potrebbe dire che in men che non si dica il distanziamento sociale, se pur necessario a livello di prevenzione sanitaria, si è trasformato in un vero e proprio “distanziamento affettivo”. Come psicoterapeuti psicologi a Torino sappiamo come il corpo sia da sempre uno dei migliori strumenti di comunicazione insieme alla parola (molte volte anche più efficace perché legato all’istinto e alla sfera inconscia della mente), canale per la trasmissione di affetto e comunicazione emozionale. Come si potrà riconoscere un sorriso dietro le mascherine? Le espressioni del volto, canale comunicativo per eccellenza sono oggi celate, creando una barriera anche alla libera comunicazione delle emozioni. Di fondamentale importanza, dal punto di vista di noi psicologi a Torino, è anche l’isolamento vissuto da singoli, coppie e famiglie di qualsiasi età, costrette a vivere la paura sotto lo stesso tetto e non poter comunicare con l’esterno, ma soprattutto all’interno della propria rete sociale, tutta la sfera emotiva e relazionale viene così impoverita e le persone sono portate a chiudersi in sé stesse.

L’elaborazione del lutto. La natura viscida e contaminante del virus, la sua portata di espansione e i rischi dovuti ad una sua contaminazione fanno sì che non si possano attuare i normali e fondamentali passi nell’elaborazione del lutto. Vediamo tristemente come Centro psicologia Torino che alcune scelte obbligate da parte della sanità (non permettere ai familiari di fare visita ai malati covid19 ricoverati negli ospedali)  e restrizioni decretate dalle normative vigenti (la celebrazione dei funerali in assenza di parenti e amici del defunto) hanno un severo impatto sull’emotività delle persone. Ciò che prima era la normalità, come l’assistere un caro nel travaglio finale verso la morte non può essere vissuto, lasciando un vuoto di dolore immenso, fatto di rammarichi e mancanze. Come psicoterapeuti psicologi a Torino sappiamo come i rituali di accompagnamento all’ultimo saluto di un caro defunto siano anche un modo per elaborare a livello psicologico la sofferenza legata alla morte. Non poter stare vicino ad una persona che soffre nè accompagnarla verso la fine della sua vita, è un’ esperienza altamente traumatizzante per molte persone, che viene vissuta sia dai parenti che dal personale medico, impotente e frustrato per non poter poter consentire nemmeno al saluto finale. Un problema che vediamo presso il Centro psicologia Torino affliggere molte persone in questo periodo di epidemia da covid 19 è proprio relativo all’elaborazione del lutto che viene ostacolata da uno strappo nella separazione dai propri cari defunti, lasciando difficoltà future nell’accettazione della perdita affettiva.
Tutte queste esperienze tendono a creare, all’interno della costituzione psichica del soggetto, un agglomerato di sensazione e attimi altamente traumatizzanti, come emerge nei percorsi di psicoterapia a Torino.

Per trauma psicologico andiamo ad intendere qualsiasi evento che il soggetto esperisce come estremamente stressante. Nella nostra esperienza di psicoterapeuti a Torino se l’esperienza traumatica non può essere elaborata spontaneamente e correttamente, può verificarsi un blocco delle sensazioni e delle emozioni del soggetto, oppure l’insorgenza di reazioni emotive che accompagnano il soggetto nel tempo (sensi di colpa, ansia anche sottoforma di attacchi di panico, depressione e sfiducia nel futuro, reazioni psicosomatiche, ecc).
Il vissuto traumatico e la risposta ad esso risultano essere componenti soggettive, al vaglio, quindi, della personalità del singolo.
Traumi molto grandi, per portata affettiva ed emozionale, possono avere, tra le principali conseguenze, quella del disturbo post traumatico da stress (PTSD).
Come vediamo nei percorsi di psicoterapia a Torino il PTSD è una patologia che può svilupparsi all’interno di un quadro contraddistinto dall’ esperienza di un evento catastrofico e violento oppure dall’ accumulo di eventi traumatici anche se di minore intensità, a cui il soggetto può avere assistito e in cui può essere stato coinvolto. Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino, l’evento può interessare il soggetto stesso o una persona a lui cara e vicina. In questo periodo legato al coronavirus tra le figure che hanno maggior predisposizione a tale disturbo post traumatico da stress troviamo il personale sanitario poiché risulta essere maggiormente esposto all’esperienza traumatica, ma anche tutti coloro che hanno subito un lutto per coronavirus o che sono stati costretti all’isolamento anche rispetto ai propri parenti a causa della malattia.
Il disturbo post traumatico da stress può manifestarsi in forma più pesante quanto più è maggiore la durata dell’esposizione dal trauma, secondo quanto emerge nei percorsi di psicoterapia a Torino.
Come psicoterapeuti psicologi a Torino tra le sintomatologie principali del disturbo troviamo:
Sintomi di ri-sperimentazione. Il soggetto traumatizzato tende a rivivere, attraverso per esempio dei flashback, gli attimi intensi del trauma. Questo può accadere anche in forma onirica attraverso incubi ricorrenti.
Sintomi di evitamento. Nel tentativo di non risperimentare la sofferenza il soggetto può tendere ad attuare strategie di by-passamento di azioni che vengono associate al trauma, invalidando la routine quotidiana. Le situazioni che si tende ad evitare possono anche essere collegate irrazionalmente all’evento traumatico, come emerge nei percorsi di psicoterapia a Torino, ma non comportare un reale pericolo per il soggetto e anzi impoverire gradualmente sempre di più la vita della persona.
Sintomi di alterazione negativa dei pensieri e delle emozioni. Considerando il trauma come un “prima” e un “dopo”, il soggetto potrebbe instaurare delle convinzioni negative riguardo sé stesso e l’altrui persona. Alcune convinzioni vediamo come psicologi a Torino che diventano ossessive e si ripetono nel tempo.
Sintomi di iper attivazione. La modalità difensiva naturale nell’essere umano dell’Arousal potrebbe essere costantemente attivata, portando ad un’iperattività di base conseguente ad un senso di perenne minaccia.
Vien da sé pensare che persone sovraesposte ad atti traumatici, come per esempio il personale sanitario, potrebbero soffrire in futuro di tale disturbo. Disturbi del sonno, irritabilità o scoppi d’ira, comportamento imprudente o autodistruttivo, difficoltà di concentrazione, aumento delle risposte di allarme e iper-vigilanza sono un possibile quadro di reazioni comportamentali utilizzabili in futuro da soggetti troppo stressati che potrebbero interferire con il vivere quotidiano e andando ad intaccare anche la sfera professionale.

Presso il Centro psicologia Torino è possibile richiedere una consulenza psicologica (counseling psicologico) che miri a comprendere quando una sofferenza emotiva è correlata al disturbo post traumatico da stress e quindi risulta necessario un percorso di psicoterapia, che in questo periodo il nostro Centro offre attraverso sedute psicologiche via Skype.

Conseguenze psicologiche del lockdown

Conseguenze psicologiche del lockdown

L’ 11 marzo del 2020, il premier Conte, utilizzando una delle piattaforme online maggiormente utilizzate tra gli Italiani, facebook, aveva firmato e pubblicato il D.L N.9 recante “misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19” con le quali il governo dava atto a quanto indicato nella relazione al parlamento, allo scostamento e all’aggiornamento del piano di rientro verso l’obiettivo di medio termine per fronteggiare le esigenze sanitarie e socio-economiche derivante dall’emergenza epidemiologica COVID-19.
Da quel momento il decreto “Io resto a casa” è entrato all’interno delle case di milioni d’Italiani condizionandone lo stile di vita.
Il decreto, esplicito nel significato del suo nome, vietava le attività fuori di casa, chiudeva moltissimi esercizi commerciali e imponeva un ristretto coprifuoco ai cittadini italiani, vietando atti di libertà ritenuti fino a quel momento così abitudinari da essere dati per scontati. Vietati contatti, imposto di non uscire di casa salvo emergenze per tutti i cittadini, imposte distanze di minimo un metro tra le persone, vietati assembramenti e spostamenti non adeguatamente giustificati da una situazione di “comprovata necessità”.
Da quel momento in poi si sono susseguiti altri decreti che, nelle loro forme, restringevano ancora di più le attività da poter svolgere limitando a quelle strettamente necessarie le professioni che ancora potevano restare attive e limitavano il numero degli esercizi commerciali aperti, per garantire uno stop ancora maggiore agli spostamenti. Come psicologi del Centro psicologia Torino abbiamo deciso in quei giorni di chiudere lo studio e fornire prestazioni online, anche se il decreto non imponeva la chiusura della nostra attività, ma responsabilmente abbiamo ritenuto che, salvo in situazioni di urgenza, fosse più opportuno allinearci con le misure di sicurezza, per non favorire spostamenti e assemblamenti, per proteggerci e per non diventare eventuale veicolo del virus verso i nostri pazienti.
La parola d’ordine per fronteggiare l’ascesa del virus è cambiamento.
Il cambiamento è avvenuto all’interno di ogni tipologia di relazione e comportamento, prima in Italia, poi in tutto il mondo. L’impatto di tale cambiamento viene vissuto ancora ad oggi, dopo alcune settimane dal primo decreto, come paradossale da molte persone poiché, implica il passaggio repentino dai ritmi veloci a cui si era abituati ogni giorno, ad un asettico e rigido “attendere” in casa la fine dell’epidemia, cambiamento necessario per limitare il diffondersi del corona virus. Dalla corsa frenetica alla staticità nella propria dimora, il divario e il paradosso diventa netto e, per alcuni, non facilmente tollerabile, come ci viene comunicato nei percorsi di psicoterapia a Torino.
Il sentimento percepito è che, durante l’attesa tra le quattro mura di casa, fuori la natura vada avanti continuando ad alternare le stagioni e le giornate. II rischi della quarantena per la salute fisica e psicologica dei soggetti possono essere molti e non facilmente affrontabili, anche se le limitazioni appaiono a livello sanitario necessarie per proteggere sé stessi e gli altri dal rischio del contagio.
Una situazione di immobilità così alta può portare a sensazioni durature di fastidio e noia, derivanti dalla troppa poco flessibilità all’interno dell’arco della giornata, come emerge nei colloqui di psicologia clinica a Torino che continuiamo a portare avanti in modalità online.
Tale poca flessibilità, e quindi uso non consono dell’energia quotidiana che si ha a disposizione, porta molte persone nella nostra esperienza di psicologi a Torino ad un “lasciarsi andare” sotto più fronti, creando squilibri psicofisici tra cui annoveriamo:
• Perdita di ritmo sonno/veglia, derivante dalla poca energia utilizzata che, potrebbe portare in alcuni soggetti, ad orari prolungati davanti dispositivi come computer e telefoni e che, come conseguenza principale avranno quella di posporre continuamente la ricorrenza del sonno, provocando risvegli  notturni e perdita della produttività dell’intera giornata.
• Nervosismo e ansia persistenti. Chi ha a disposizione poche possibilità di intrattenersi o di lavorare può sentirsi solo e in balia delle proprie emozioni; invece chi condivide la casa con molte persone potrebbe incorrere in stati di nervosismo persistenti, derivanti dal condividere spazi ristretti e tempo all’interno di relazioni obbligate.
• Stati d’ansia. Tali stati potrebbero derivare dalla frustrazione creata dall’impossibilità di poter uscire e, soprattutto, dall’impaziente attesa di un cambiamento che tende a prorogarsi nel tempo. È bene tenersi aggiornati attraverso telegiornali e notizie online senza che diventi un ossessione, poiché potrebbe provocare stati di ansia e pensieri ossessivi rivolti al virus e alla situazione drammatica che si respira fuori.
• Litigi con il partner. Incomprensioni e conflitti con il proprio partner possono aumentare, derivanti da una situazione di stress perenne. Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino quando l’essere umano si trova sotto stress e vive conflitti intrapsichici la tendenza è quella di riversare la propria frustrazione nelle relazioni, in un crescendo di azioni e reazioni provocate nell’altro.
È importante comprendere come tali difficoltà non siano anormali, poiché del tutto comprensibili in riferimento al periodo del lockdown.

Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino per ogni soggetto è di fondamentale importanza lo spazio vitale che si ritaglia nell’arco della giornata, avendo la possibilità di affermarsi individualmente nel proprio lavoro e in qualsivoglia contesto di gioco e intrattenimento, che si fa al di fuori delle mura domestiche. Talmente abituati a ciò, non sorprende come una situazione del genere, connotata da chiusura e limitazione della propria libertà, possa creare trambusto e frustrazione all’interno della vita di ognuno. Nei percorsi di psicoterapia online, che il Centro psicologia Torino continua a portare avanti, molti pazienti lamentano un senso di clausura, irritabilità e ansia crescente dovuta al ripiegarsi su sé stessi e all’emergere di antichi conflitti intrapsichici che sembravano ormai superati.
Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino le persone che riescono a trovare un migliore adattamento sono quelle che riescono a prendere il tempo vuoto come fonte di ispirazione per sè stessi, in modo tale da rendere gli attimi che si susseguono utili per il proprio benessere oppure riescono ad investire in attività produttive che torneranno utili per quando tutto ciò finirà.
Per fronteggiare tutte le problematiche viste precedentemente è bene intervenire nettamente all’interno della routine giornaliera, modificando determinati comportamenti rendendoli il più sani possibili.
L’ideale, all’interno dell’arco della giornata, sarebbe mantenere alcune abitudini che avevamo prima del lockdown, come quella di vestirsi quotidianamente, regolare il ritmo sonno/veglia e crearsi una routine di azioni e buone abitudini mper sé e per la propria famiglia.
Per andare incontro a chi ci sta vicino è importante, anche se le dimensioni della propria abitazione sono ristrette, ritagliarsi dei propri spazi, di comune accordo con la persona con cui si divide l’abitazione, che possano fungere da “zona sicura” in cui poter restare da soli con sè stessi nel rispetto della privacy.
Seppur rinchiusi all’interno delle proprie mura, obbligati a stare a contatto con sè stessi molto più frequentemente di prima, vi sono dei soggetti che potrebbero cercare di colmare il disagio indirizzando la propria rabbia a chi si trova all’esterno, ne sono un esempio i trambusti, le polemiche e molte volte gli scoppi d’aggressività verbale, e non, diretti a chi passeggia per strada e a chi sta fuori.
Tale aggressività creata, nella nostra esperienza di psicoterapeuti a Torino, dalla fonte di frustrazione primaria derivante dall’obbligo di dover stare a contatto con il coinquilino più difficile da trattare: noi stessi. È importante, proprio in questo periodo delicato, non lasciarsi prendere da tale aggressività, dando sfogo ad atti negativi e controproducenti, bensì dedicarsi alla riflessione, alla lettura, alla visione di film e l’ascolto di musica che possa riconciliare in qualche modo la riflessione stessa, in modo da disinnescare la rabbia, da contenere l’affettività che rischia di fare perdere il controllo, come emerge nei percorsi di psicoterapia a Torino.

Come Centro psicologia Torino pensiamo che la solitudine potrebbe essere tra gli effetti più devastanti di questo lockdown. Dare compagnia ad amici e parenti che si conosce essere soli, far sentire la propria presenza attraverso i mezzi di telecomunicazione a disposizione, pensiamo davvero che possa essere di grande aiuto per alcune persone. Chi risentirà di più di questo periodo di solitudine saranno sicuramente gli anziani, non facilmente predisposti all’incontro con la tecnologia. Soffriranno moltissimo le non visite e la percezione del pericolo che potrebbero correre ad uscire fuori casa, la mancanza di contatto, la paura generalizzata e l’impotenza che ne segue.
La solitudine può creare stati d’angoscia tendenti ad una forma più depressiva, come vediamo in alcuni percorsi di psicoterapia online. È importante chiedere aiuto se si vivono delle situazioni del genere e consigliare a chi si conosce di farsi dare una mano se sta vivendo periodo di questo tipo. Per queste ragioni come Centro di psicoterapia e psicologia clinica Torino abbiamo pensato di formulare un progetto che offre un ascolto psicologico attraverso telefonate gratuite con uno degli psicologi psicoterapeuti del nostro staff. Sono molte le iniziative di solidarietà che in questo periodo sono state pensate per coloro che soffrono su un piano psicologico e sentono di non reggere il peso emotivo della situazione di emergenza, a partire dai progetti pensati dall’Ordine degli psicologi.
Un supporto psicologico, in queste circostanze può fare molta differenza e condizionare positivamente la percezione soggettiva e i comportamenti, alleggerendo notevolmente il carico emotivo grazie alla condivisione degli stati affettivi ed emozionali.

Corona virus e panico sociale

Il fenomeno a cui si sta assistendo in queste giornate di fine inverno è sicuramente, a livello storico, di una notevole importanza e sta diffondendo una grandissima ansia a Torino, la nostra città da cui osserviamo tutti i cambiamenti in atto. L’epidemia del corona virus (COVID 19) iniziata in Cina, nella cittadina di Wuhan ha scatenato all’interno della popolazione italiana timore e ansie e in tutto il mondo si guarda con apprensione all’evolversi dell’epidemia. Le conseguenze della diffusione del corona virus (COVID 19) hanno riguardato problemi riferibili non solo alla salute fisica, con tutta la sintomatologia legata al virus stesso, bensì anche problemi economici e di salute mentale legata al panico sociale, fattori estesi che stanno “contagiando” tutta la popolazione.

Appena uscita la notizia della diffusione in territorio cinese iniziarono a nascere i primi allarmi e i primi timori per il corona virus (COVID 19), attenuati dalla grande distanza geografica che vi è tra il focolaio cinese e lo stato italiano. Il virus però è riuscito a viaggiare attraverso il continente soprattutto grazie alle infinità di collegamenti commerciali e turistici, “invadendo” in men che non si dica il territorio italiano. La reazione è stata molto intensa, causando in pochissimi giorni forme di panico e ansia che sono scaturite in atti vandalici e di razzismo verso persone che presentavano tratti asiatici. L’ansia a Torino e il panico sociale hanno portato in breve tempo alla chiusura di tutte le attività cinesi, dai negozi di oggettistica ai ristoranti e ai bar, sia perché quasi più nessuno si rivolgeva a tali attività commerciali, sia perché le persone con tratti asiatici hanno iniziato a temere ritorsioni e attacchi dal resto della popolazione.

Come psicologi a Torino vediamo nelle reazioni violente forme di razzismo additabili alla grandissima paura del diverso che la diffusione di questo virus ha risvegliato all’interno della popolazione. La fobia del diverso, presente per natura in moltissime persone, si può riportare al fatto che lo “straniero” possa in qualche modo portar via qualcosa, danneggiare, portare malattie e morte all’interno di un determinato contesto. Nel momento in cui viene scritto questo articolo il corona virus (COVID 19) viene associato nel resto dell’Europa agli Italiani, primi tra tutti ad esserne più colpiti e la paura che inizialmente era rivolta verso la Cina, con la conseguente diffidenza e rabbia, viene ora rivolta agli Italiani che in queste settimane sono a rischio di subire discriminazioni e rifiuti, conseguenze del panico sociale.

Quanto effettivamente però, tali reazioni così aggressive, sono giustificate da un punto di vista etico dai dati riguardanti il virus? Poco, molto poco. Anche se come psicoterapeuti psicologi a Torino non possiamo giustificare gli atti di razzismo, è innegabile che la popolazione stia subendo un trauma a livello sociale con la conseguenza di amplificare l’ansia delle singole persone, provocando reazioni difensive, per contenere in qualche modo il terrore di ciò che non si può vedere né controllare, in un crescendo di panico sociale.

Stiamo assistendo alla diffusione di un virus ad alto contagio che provoca sintomi legati all’apparato respiratorio che vanno dalla lieve entità fino a danni gravi ai polmoni legati alle conseguenze della polmonite che può portare, in un numero limitato di casi, alla morte. Il corona virus non è ancora conosciuto a livello scientifico, il suo funzionamento va studiato e per questo trova il sistema sanitario ancora impreparato a far fronte alle conseguenze dell’epidemia. La maggior parte dei morti sono da annoverare all’interno di categoria già dì per sé svantaggiate a livello di salute, come anziani o soggetti che soffrono di disturbi pregressi, nei quali il corona virus (COVID 19) compromettere il già debole sistema immunitario, anche se non mancano malati gravi di più giovane età. Fortunatamente la maggior parte dei malati presenta sintomi leggeri e sono presenti anche persone in cui il virus non si manifesta attraverso i sintomi. Quello che sta avvenendo è un crescendo quotidiano di timore e ansia a Torino come in tutta Italia ed Europa, legata alla paura del contagio, alle conseguenze dell’emergenza sul sistema sanitario nazionale che si ritrova a dover far fronte ad una situazione non prevista che richiede risorse ed interventi al momento insufficienti e che riducono gli ospedali delle zone più colpite in grave sofferenza.

Quella che è gradualmente cambiata è sicuramente la “percezione del rischio”: all’inizio il corona virus (COVID 19) non faceva molta più paura di una influenza ma gradualmente, anche a seguito delle necessarie misure di sicurezza attuate dallo Stato che sono andate sempre più limitando la libertà degli individui, nelle persone è aumenta la paura. Presso il Centro di psicoterapia Torino vediamo come il termometro dell’ansia sia salito al punto tale da far insorgere crisi fobiche e attacchi di panico in chi è più sensibile. La percezione del rischio è un fenomeno psicologico che coinvolge più dimensioni della mente: il piano cognitivo è legato ai pensieri sulle conseguenze di determinate azioni future e quelle che sono le loro implicazioni mentre il piano emotivo da un lato permette la percezione del rischio, necessaria all’adattamento, dall’altro coinvolge  una sfera irrazionale della mente che, quando si è maggiormente sotto stress, prende il sopravvento. Quello che è avvenuto con la diffusione del corona virus (COVID 19) sembra strettamente legato alla percezione crescente del rischio che la popolazione ha avvertito nei suoi confronti che ha creato fenomeni di panico sociale.

Legato strettamente all’uso mediatico che si fa di una determinata informazione, la percezione del rischio può essere avvertita in modi e tonalità totalmente diversi nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino,  percezione che varia in base a chi trasmette l’informazione e in base a come viene trasmessa, oltre che alla sensibilità di chi la riceve. Un esempio di questo meccanismo è quello che è capitato in Italia, soprattutto con la trasmissione di comunicazioni affidate a organi televisivi vari che, in base al proprio punto di vista sulla questione, hanno attivato, sopprattutto all’inizio, più o meno allarme legato al caso stesso, talvolta trasmettendo informazioni utili e serie, altre disseminando panico e allarmismo in maniera indiscriminata. Presso il Centro psicologia Torino pensiamo che frutto di tale discordanza di percezione è stato lo sbilanciamento di una parte della popolazione verso la difesa totale dal “nemico” attraverso l’invasione dei supermercati e dei beni di prima necessità a causa del panico sociale e, al contrario, la presenza di altre persone  totalmente tranquille e incuranti del pericolo, all’estremo della negazione del problema.

Quella che potremmo definire come psicologi a Torino “minaccia generalizzata” che viene percepita all’interno della popolazione presa da panico sociale potrebbe portare a delle conseguenze non solo a livello materiale ma anche a livello comunitario. Il pericolo è che la diffusione di notizie distorte e allarmismi possa generare un senso di sconforto nel soggetto, sopraggiungendo all’isolamento e alla solitudine, al contrario minimizzare il problema può favorire il rifiuto della realtà, ponendo a rischio sè stessi e gli altri. Tali condizioni vengono raggiunte quando ogni singolo soggetto sente di non poter fare affidamento su un determinato punto di vista oggettivo e veritiero, ma si sente completamente spaesato nel mare di informazioni e di discordanza presenti nel territorio, avvertendo un senso di impotenza e di sfiducia nei confronti di chi invece dovrebbe dargli un adeguato supporto sociale. Come cittadini in questo momento percepire o meno la presenza dell’autorità e dello Stato nel far fronte alla situazione di emergenza può far sentire al sicuro o alcontrario generare paura e senso di solitudine. Conseguenza di sfiducia, scontentezza, e poca coesione comunitaria sono atti di libertà “negativa” legata all’autodifesa verso un nemico invisibile, come spesso emerge nelle nostre osservazioni presso il Centro psicologia Torino. Ne sono esempio gli episodi razzisti nei confronti di persone dai tratti asiatici, investiti di carica negativa e visti come “gli invasori” che hanno portato il nemico più grande e che, quindi, meritano un’adeguata lezione. Ma nella nostra esperienza di psicologi a Torino sentono di sprofondare gravemente nella crisi anche tutte quelle persone con tratti ipocondriaci di personalità, che in questo periodo tremendo diventano ancora più sensimili e terrorizzati al primo segnale del proprio corpo associabile ai sintomi del corona virus (COVID 19), come un colpo di tosse. Dai dati che ci arrivano presso il Centro psicologia Torino un’altro rischio è quello che il clima di ansia che si respira a livello sociale porti all’insorgere in alcune persone di sintomi ossessivi riguardanti la pulizia, proprio perchè in un momento come questo dove l’igiene e le misure di sicurezza sono importanti, il limite tra atteggiamenti di cautela ed eccessiva paura diventa più labile. Per queste ragioni riteniamo come psicoterapeuti a Torino che il tema della salute venga trattato in questo momento in modo responsabile dai media mentre quella che è stata trasmessa da alcuni programmi divulgativi televisivi, radiofonici e tramite i social, è una vera e propria “Infodemia”, un’epidemia di informazioni distorte e confuse a cui è vulnerabile non solo chi già soffre d’ansia, ma anche chi non ha gli strumenti culturali per distinguere una notizia affidabile da una che non lo è.

Nella nostra esperienza di psicoterapeuti a Torino, saper gestire l’ansia non è un lavoro facile, soprattutto nel momento in cui si viene costantemente bombardati di informazioni discordanti. Ci giungono informazioni da diverse fonti che confermano come l’ansia a Torino sia in forte aumento in questi giorni e potrebbe andare a creare casi di disturbi come quello dell’ansia/fobia sociale.

Innanzitutto è di fondamentale importanza dal nostro punto di vista di psicologi a Torino chiarire alcuni punti fondamentali: l’ansia non è sempre qualcosa di negativo. L’ansia non è altro che attivazione e predispozione all’azione, quindi fondamentale nella protezione e nella difesa da un determinato pericolo. Tale attivazione sarà importante all’interno delle modalità di comportamento da adottare per arginare l’emergenza, come emerge con le persone che riescono dopo un lavoro di psicoterapia a Torino a dare importanza all’ansia e a gestirla nel loro quotidiano in modo che non prenda il soppravvento ma si trasformi in una risorsa. Al contrario, una poca attivazione e poca predisposizione all’azione porterebbe essere legata all’incapacità di rendersi conto del reale pericolo a cui si sta andando incontro, non avendo e non azionando i giusti meccanismi che porterebbero permettere di fronteggiare la situazione in modo sano e protettivo di sè.

Con il termine Ansia o fobia sociale andiamo ad indicare un disturbo d’ansia che è caratterizzato dalla sensazione di paura indotta dall’esposizione ad una o più situazioni interpersonali o di prestazione in pubblico, nelle quali l’individuo sente di essere esposto a quello che pensa possa essere un possibile pericolo, di solito come il sentirsi sotto “esame” da parte degli altri. Tra gli aspetti fondamentali del disturbo troviamo come psicologi a Torino il forte desiderio e bisogno di dare una buona impressione agli altri ma, contemporaneamente, non sentirsi mai del raggiungimento dello scopo. Questa ambivalenza nella maggior parte dei casi porta ad una vita quotidiana condizionata da queste continue incertezze interiori, in cui il risultato definitivo in molti casi sarà la passività nel comportamento e l’isolamento, come emerge in alcuni percorsi di psicoterapia a Torino che si occupano della cura dell’ansia. L’uomo, come ben sappiamo, è un animale sociale che si nutre di relazioni nei contesti in cui vive quindi, viene da sé, che se viene intaccata la naturale propensione umana alla relazione, quello che ne può derivare sono conseguenze mentali e salutari molto negative. Nella nostra esperienza di psicoterapeuti a Torino la chiusura rispetto all’esterno facilita un ripiegamento su di sè, una condizione alienante di impoverimento affettivo che può sfociare in vissuti depressivi. In altri casi la chiusura in sè stessi e la riduzione della vita relazionale può rinforzare il meccanismo dell’evitamento, tipico delle personalità fobiche, può rendere sempre più difficile l’apertura all’esterno, molte situazioni sociali vengono evitate per il timore crescente che facciano nascere dentro di sè la paura, in tal modo si diventa fragili e timorosi, non ci simette più alla prova, non si tollera il minimo disagio relazionale, il senso di vergogna aumenta. Questa escalescion di emozioni fobiche ha portato molte persone a chiedere aiuto in passato al Centro psicoterapia Torino per la cura degli attacchi di panico da cui erano affetti. Ma in questi casi l’origine dell’ansia era legata alle proprie storie di vita personali o a traumi infantili irrisolti.

Quello a cui stiamo assistendo in queste ultime settimane a Torino a causa dello scoppio dell’epidemia del corona virus (COVID 19) è un evento di eccezionale portata che rischia, come conseguenza secondaria della chiusura della maggior parte delle attività lavorative e sociali, di rinforzare atteggiamenti fobici e chiusure affettive verso gli altri in molti soggetti già predisposti a questi rischi. In questo momento di emergenza le direttive prevedono la chiusura della maggior parte delle attività lavorative, le scuole di ogni ordine e grado hanno sospeso le loro attività, è vietata ogni forma di aggregazione proprio per evitare la diffusione del virus e il consiglio che arriva a viva voce è quello di uscire il meno possibile di casa, salvo per emergenze e reali necessità. Il trauma che la nostra società sta vivendo a causa della diffusione del corona virus (COVID 19) rischia di causare sempre di più problematiche legate alla fobia sociale. Una delle possibili problematiche avvertite conseguentemente alla diffusione del virus e della paura del virus sono appunto sintomi di questo tipo, che hanno spinto i soggetti più fobici ben prima che le direttive entrassero in vigore a chiudersi in casa o, in alternativa, ad uscire, ma rendersi completamente diffidenti e sempre in allerta nei confronti del prossimo. A livello di prestazione e di omologazione viene esperita una corsa all’emergenza tramite gli “item” più convenevoli al virus quindi, di conseguenza, molte persone utilizzano mascherina e imbottiture protettive soltanto perché viene appreso che farlo è convenzione, senza capirne in realtà il vero e proprio ausilio e come dovrebbero essere realmente utilizzate. In questo momento di panico sociale la maggior parte delle persone sane hanno paura della relazione con “l’altro” potenzialmente pericoloso, a maggior ragione per chi aveva già delle insicurezze e dei tratti fobici la diffidenza raggiunge livelli tali da rendere la vita un inferno e l’ansia rischia di sfociare in attacchi di panico.

I sintomi e il disagio legati alla fobia sociale, nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino, tendono a cronicizzarsi e a persistere nel tempo se non si interviene, inducendo chi ne soffre ad evitare le attività a cui vorrebbero al contrario partecipare. È importante, quando si assiste a casi del genere, prestare il proprio aiuto alla persona che sta adoperando tattiche per fronteggiare i problemi troppo tendenti all’auto esclusione dal contesto di normalità che il soggetto in realtà viveva ogni giorno. Molte iniziative di solidarietà sociale stanno nascendo in questi giorni per fronteggiare la crisi, per far sentire meno sole le persone che si ritrovano isolate dal loro contesto di appartenenza proprio perchè le direttive sanitarie impongono di restare a casa e avere meno contatti possibili con l’esterno per limitare la diffusione del corona virus (COVID 19) e combattere questa battaglia sociale. Anche il Centro di psicoterapia Torino si è attivato in questa direzione, anche sotto consiglio dell’Ordine degli psicologi del Piemonte, limitando al massimo le sedute di psicoterapia in studio e riformulando strategie e progetti per proseguire il lavoro con i pazienti in carico attraverso la terapia via skype, videochiamata, sedute psicologiche telefoniche.

Se da una parte è innegabile e giustificata l’esistenza di paure e ansia dovute al sopraggiungere di questo nemico invisibile, come Centro psicologia Torino crediamo che questa nuova grande questione metta alla prova ognuno di noi. Quello che bisogna fare è sicuramente essere cittadini responsabili, non solo per sé stessi, ma anche per il prossimo. Ogni nostro comportamento, sbilanciato in un polo di allarme piuttosto che in uno di quiete esagerata, può modificare in ogni momento il punto di vista dell’altro che abbiamo vicino. Il senso di responsabilità nasce dall’essere consapevoli dei pericoli sia dell’eccessivo allarmismo, causa principale di psicosi e panico, sia del troppo menefreghismo, che porterebbe a non operare le giuste vie di risanamento dalle percentuali di virus.

Noi del Centro di Psicoterapia e Psicologia clinica di Torino, siamo aperti a chiunque si senta in situazione di panico e ansia eccessiva nei confronti del virus poiché, attraverso il dialogo e il confronto per quanto riguarda tali problematiche, si possono evitare situazioni di grave rischio d’isolamento sociale.

 

 

 

Distruzione come moto di creazione

Il 1920 segna, all’interno del movimento psicoanalitico, una svolta decisiva che sarà punto finale e punto di ripartenza della storia del movimento stesso. Vediamo come psicoterapeuti psicologi a Torino come Sigmund Freud scopre in quell’anno che all’interno della strutturazione inconscia di ogni soggetto, non vi è soltanto un principio di piacere (Eros) che agogna continuamente e incessantemente la soddisfazione di un bisogno o desiderio tramite una fonte, una meta e una direzione, bensì vi è un altro moto inconscio che, a differenza del primo, anela distruzione e ripetizione di schemi che possono portare a conseguenze pragmaticamente negative: si tratta di quello che venne chiamato istinto di morte.

Thanatos (l’istinto di morte) risulta avere pari forza e moto rispetto al principio di piacere, mettendo sullo stesso piano il moto di soddisfazione del piacere e quello tendente ad agognare la propria morte col rischio di comportamenti disadattivi. Questa nuova strutturazione teorica cambia totalmente le carte in tavola, andando a confluire nella modificazione di concetti di psicologia clinica già assodati, come quello di nevrosi che, precedentemente alla concettualizzazione del concetto di thanatos veniva vista come conseguenza della repressione da parte della società, dovuta ad un prodotto naturale della civilizzazione, che “sacrifica” i desideri del singolo per un maggiore adattamento comunitario.

Presso il Centro psicologia Torino continuando a studiare gli scritti di  Freud vediamo come a seguito della concettualizzazione dell’ istinto di morte il concetto di nevrosi cambiò il suo modo di essere inteso, venendo visto come spinta naturale e adattiva da parte del soggetto stesso. Tramite l’osservazione di pazienti nevrotici lo stesso Sigmund Freud osservò uno dei meccanismi con cui l’istinto di morte si manifesta: la coazione a ripetere. Vediamo come psicoterapeuti psicologi a Torino, come il termine coazione a ripetere va a indicare una proprietà dell’inconscio volta a mantenere immutate determinate caratteristiche, per quanto riguarda un  conflitto sperimentato, sia all’interno di dinamiche psicologiche che di comportamenti disadattivi. Più comunemente tale meccanismo può manifestarsi tramite comportamenti ‘’stereotipati ‘’ da parte del soggetto, che userà le medesime strategie disfunzionali che lo abbiano già portato a conclusioni negative durante la sua vita, come spesso emerge nei percorsi di psicoterapia a Torino.

Tra le altre manifestazioni in cui il principio di morte può agire come lo vediamo nel lavoro di psicologia clinica a Torino troviamo:

  • Aggressività. Indicata dallo stesso Freud come fonte maggiore di ostacolo verso lo sviluppo della cultura, poiché impone distruzione, sia di tutto ciò che si è creato culturalmente, sia dei soggetti stessi.
  • La malattia mentale. Connessa alla possibilità che si trova in alcuni disturbi di personalità come quello borderline, in cui il soggetto ha la tendenza a ferire sé stesso (molte richieste di counseling psicologico a Torino per adolescenti arrivano allo psicologo infantile proprio a riguardo di comportamenti distruttivi di questo tipo).
  • Un meccanismo di difesa arcaico e primitivo che consiste nello spostamento, da parte del soggetto di caratteristiche, sentimenti o parti di sé su altri oggetti o persone (si tratta di un meccanismo di difesa che emerge spesso in psicoterapia a Torino).
  • Disagio psicologico. Un malessere continuo, forte e incessante che non ci fa stare bene con noi stessi e con gli altri, facendoci sperimentare un sentimento e una sensazione di insoddisfazioni perpetua.

Da questa poche righe si potrebbe fraintendere la natura dell’istinto di morte, adducendo ad esso natura esclusivamente negativa e mortifera, non avendo nessun altro compiuto che quello di generare frustrazione, distruzione e malessere nell’individuo, mentre presso il Centro psicologia Torino vogliamo valutarne anche gli aspetti più positivi.

Il valore adattivo dell’istinto di morte

L’istinto di morte, all’interno della strutturazione psichica di ogni soggetto ricopre, nella sua accezione positiva, un ruolo fondamentale nel processo di adattamento, come emerge dai percorsi di psicoterapia a Torino.

Esso agisce in modo adattivo per quanto riguarda il ritmo di sonno veglia, in cui agisce come forma di quiete, come se spegnesse la condizione di  vita legata alla veglia, stemperando in tal modo lo stato emotivo della persona e permettendo di entrare in una condizione di sonno che permette anche una rielaborazione inconscia del proprio mondo interno.

Compito fondamentale del thanatos è anche quello di separazione tra il “Noi” e l’esterno. Il limite di sé può essere considerato una forma di espressione dell’istinto di morte perché limita per l’appunto la propria espressione di vita. Un esempio può essere, spiega lo psicologo infantile a Torino, il limitare attraverso la regola e il “no” l’espressione di sé del bambino, fondamentale per la sua crescita e per lo sviluppo psichico. Tramite questa azione di separazione sarà possibile andare incontro all’individuazione e sarà permessa al soggetto un’adeguata identificazione e una buona distinzione del pensiero mentale altrui da quello proprio, come vediamo nei percorsi di psicoterapia a Torino.

L’istinto di morte agisce anche nel meccanismo di adattamento attacco-difesa, che possiamo considerare sia sotto un profilo mentale che fisico. L’istinto di morte permette all’essere umano di percepire la sensazione di allarme che qualcosa nelle vicinanze o meno possa recare danno o ledere alla nostra mente o al nostro fisico, senza tale segnale emotivo niente potrebbe essere contrastato e avvertito psicologicamente e fisicamente come minaccioso, non attivando adeguatamente il bisogno di difesa e soprassalto che è condizione necessaria per la sopravvivenza della specie umana. Ecco perché come psicoterapeuti psicologi a Torino riteniamo che tutta la gamma dei sentimenti umani sia utile e necessaria al buon funzionamento della mente, compresa l’ansia, che troppo spesso viene vista solo sotto i propri connotati negativi.

I meccanismi di attivazione e disattivazione permessi dall’istinto di morte avvengono anche all’interno delle dinamiche di natura sessuale. Mentre nella fase iniziale dell’eccitazione sessuale la pulsione viene veicolata attraverso una fonte, una meta e una direzione attraverso il principio basilare postulato da Freud del piacere, al raggiungimento dell’orgasmo, l’attivazione viene pian piano diminuita ritornando allo stato di quiete, compito fondamentale questo deputato all’istinto di morte che reprimerà l’eccitazione fino a placarla del tutto e ritornando alla fase precedente all’eccitamento, quella della quiete.

L’istinto di morte, inquadrato nella sua più pura natura conservativa e naturale, deve essere inteso come meccanismo fondamentale e indispensabile del genere umano, come vediamo nei percorsi di psicoterapia a Torino, e non come qualcosa di negativo da debellare o da intendere solo in una visione banalmente malevola. Inteso unicamente nella polarità di portatore di male, andrebbe confusa la natura positiva dell’istinto di morte e, soprattutto, verrebbe tralasciato il suo funzionamento fondamentale per la strutturazione psichica e per quei meccanismi necessari nella conservazione della specie e nel mantenimento della stasi pulsionale. Come psicoterapeuti psicologi a Torino vediamo come l’istinto di morte è parte fondamentale della vita di ogni soggetto, sia conscia che inconscia e non è solo fonte di comportamenti distruttivi e disadattivi. Senza l’istinto di morte che potrebbe, in prima battuta, risultare superfluo e ingombrante nel soggetto per la sua natura aggressiva e anche masochistica, il soggetto non sarebbe portato al cambiamento, all’evoluzione e all’adattamento.

Come psicoterapeuti psicologi a Torino portiamo ora un esempio dell’utilità dell’istinto di morte attraverso una storia di vita particolare, avvenuta all’interno del movimento psicoanalitico stesso. La storia che andremo a descrivere è quella di Sabina Sperlein, che ha dimostrato attraverso la sua stessa vita, fatta di alti e bassi, come la distruzione non è altro che è un moto di rinascita, un potenziale da utilizzare e non da sperperare.

Distruzione come rinascita: La storia di Sabina Sperlein.

La figura di Sabina Sperlein è tra quelle che all’interno del movimento psicoanalitico hanno avuto una grande influenza, portando ai primi passi di cambiamento fondamentali all’interno del movimento stesso.

Presso il Centro psicologia Torino, ripercorrendo i documenti storici dell’epoca riconosciamo come a causa dello scarso valore dato alle figure femminili giovani in quel periodo storico e alla particolare situazione da cui la Sperlein veniva a comunicare i propri scritti, infatti era stata una paziente molto sofferente, per lei fu difficile l’emergere nel movimento psicoanalitico e l’essere presa in considerazione.

Sabina Sperlein viene ricordata tutt’oggi per l’enorme apporto che diede all’interno della concettualizzazione dell’istinto autodistruttivo, concettualizzato da lei stessa prima di quando venne fatto da Sigmund Freud, come egli stesso ammise quando parlò dell’istinto di morte.

Il lavoro di Sabina fu lungo e faticoso, frastagliato e confuso ma, attraverso un’accurata autoanalisi riuscì a guarire da un’isteria psicotica e, attraverso lo studio di molti casi clinici con cui entrò in contatto dopo essersi laureata in medicina, gettò le basi di quella che poi verrà definita come la rivoluzione freudiana del 1920.

Come psicoterapeuti psicologi a Torino vediamo come la particolarità della storia alla base del concetto di autodistruzione trova le sue radici all’interno della storia clinica di Sabina.

Sabina venne presa in carico dal dottor Carl Gustav Jung per il suo sintomo di psicosi isterica. Attraverso “la cura delle parole” , appresa dal suo maestro e amico Sigmund Freud, Jung  riuscì a guarire la paziente. L’effetto collaterale, che potremmo oggi chiamare effetto di transfert, fu che attraverso il prendersi cura di lei, l’averla aperta mentalmente e guarita attraverso la parola, Sabina idealizzò in maniera assoluta Jung e tra i due vi furono scambi d’affetto. Come psicoterapeuti psicologi a Torino leggiamo come la relazione ebbe una durata di sette anni, con il culmine arrivato nella richiesta da parte della paziente di avere un figlio da Jung, prontamente rifiutata dallo stesso per paura di creare scandalo all’interno del movimento psicoanalitico. Il figlio, all’interno della storia d’amore tra i due, sarebbe stato il finale perfetto dell’idealizzazione che la giovane paziente aveva dato al suo dottore.

Seppur confusa e non del tutto lecita, la storia tra i due mosse i primi passi per i cambi accademici avvenuti nella vita quotidiana della ragazza che, anche attraverso l’aiuto di Sigmund Freud, con cui intrattenne un fitto scambio epistolare di natura ambivalente, visti i trascorsi del famosissimo fondatore del movimento con il suo allievo Jung, riuscì a perseguire i primi studi e a dar vita ad un pensiero nuovo e articolato. Vediamo presso il Centro psicoterapia Torino che nell’opera dell’allora giovane dottoressa “Distruzione come causa della nascita” avviene uno studio dettagliato dell’istinto di riproduzione, che Freud considerava unico istinto naturale dell’uomo, e vi trova elementi mortiferi come paura e nausea che non fanno altro che evidenziare il lato doloroso dell’esistenza, andando a capire come anche all’interno di istinti naturali e vitali come quello di creazione, seppur accompagnati da sensazioni piacevoli, sono presenti anche sensazione riferite ad una componente distruttiva insita nell’istinto sessuale.

Sabina rintraccia il binomio vita-morte come fondamentale all’interno della costituzione inconscia di ogni soggetto, come emerge ancora oggi nei percorsi di psicoterapia a Torino, e trae linfa vitale per la concettualizzazione del suo pensiero all’interno della relazione stessa che aveva intrattenuto con Jung, profondamente ambivalente e intessuta di proiezione che rendevano il suo analista investito sia di carica positiva, rappresentata dalla componente affettiva, sia di quella negativa, contraddistinta dall’enorme dolore provocato da essa. L’autrice qui fa un salto qualitativo rendendola, dal nostro punto di vista di psicoterapeuti psicologi a Torino, un’autrice molto distante dall’allora teoria unilaterale freudiana e arrivando a una maggior percezione di una teoria in cui, l’Io Freudiano lascia lo spazio al “Noi”, contraddistinto dalla componente d’adattamento e di sopravvivenza della specie. La conclusione finale della teoria è che ogni uomo sulla terra perseguirà l’intento della specie, avendo come meta finale la dissoluzione del proprio sé nei confronti di un “Noi”.

In tale teoria è fondamentale capire come l’istinto di morte, seppur abbia una fondamentale natura distruttiva e malevola, possa essere motore di rinascita e di crescita, volto in primis alla sopravvivenza della specie ma anche, e soprattutto, al cambiamento di ogni persona. Tale cambiamento può essere sperimentato all’interno della psicoterapia a Torino, in cui, ad ogni dissoluzione del sé, distruzione e analisi di atti di ripetizione malevoli, segue un nuovo modo di vedersi, di intendersi e soprattutto di nascita di aspetti di sé prima soffocati o troppo immaturi. Rinascita come sacrificio di parti di sé, anche quelle che a prima vista possono non essere ingombranti e angoscianti ma che, se analizzati attraverso l’aiuto di un “contenitore” sufficientemente buono, quale il terapeuta, può portare a cambiamenti e miglioramenti nel modo di intendere sé stessi, le relazioni e il “noi”. Necessario per questo obiettivo sarà l’accettazione del potenziale insito in ognuno di noi, che potrebbe mostrarsi inizialmente, nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino, attraverso vissuti angoscianti e disagianti, che possono trasformarsi e permettere al paziente di rinascere in un nuovo modo d’essere, una distruzione seguita da una nuova vita.

 

 

 

 

 

Angoscia esistenziale e individuazione

Il percorso di maturazione dell’essere umano, secondo molti studiosi, persegue delle tappe evolutive volte allo scopo finale dell’autorealizzazione. Tali momenti evolutivi, partendo dalla necessità di appagare primariamente i bisogni di matrice fisiologica, vedono il loro evolversi con la realizzazione di necessità che soddisfino il bisogno di appartenere alla società, realizzando quegli obiettivi ritenuti di valore nella propria educazione e cultura d’appartenenza, come ad esempio tradizionalmente la costruzione di un nucleo familiare e/o il raggiungimento di una posizione attraverso il lavoro e la crescita professionale. Molte richieste di psicoterapia a Torino nascono dall’insoddisfazione di vedere irrealizzate le proprie aspirazioni personali, con un senso di mancanza e vuoto che la persona vede legate al non riuscire a perseguire i propri obiettivi, vedere compiuta l’idea che ha di sé e di ciò che voleva diventare. In questi casi il lutto per la frustrazione delle proprie aspettative può essere molto doloroso, nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino, e accompagnarsi a vissuti depressivi.

L’individuo nell’infanzia, si trova in un primo momento a doversi predisporre verso la soddisfazione dei bisogni naturali, fondamentali per la sua sopravvivenza per poi, in un secondo momento, andare incontro a bisogni sempre “più alti” all’interno della gerarchia, come quelli della sicurezza, dell’appartenenza ad un determinato gruppo, legata alla stima che ne può derivare, fino alla vera e propria autorealizzazione. L’ultimo punto, quello dell’autorealizzazione risulta essere la conclusione di quella che viene chiamata “Scala di Maslow” ed è percorribile soltanto unidirezionalmente, avendo il suo punto d’inizio nella soddisfazione dei bisogni primari fisiologici. La “scalata” dell’appagamento dei bisogni comincia nella prima infanzia attraverso quel movimento che viene chiamato “separazione-individuazione”; attraverso questo meccanismo, studiato da sempre in psicologia clinica, l’individuo sperimenterà già nei primi anni di vita quello che, con molta probabilità, cercherà di ottenere lungo tutto il corso della sua esistenza, arrivare a capire chi è attraverso lo strutturarsi della propria identità e svelarsi nel rapporto con la realtà attraverso il proprio vivere. Lo psicologo infantile a Torino spiega come attraverso la simbiosi materna il bambino riuscirà ad apprendere, tramite meccanismi di comunicazione non verbale, le basi per la sopravvivenza che gli consentiranno, in un periodo seguente, di potersi adattare alla madre e potersene separare da un punto di vista psicologico. Come psicologi a Torino sappiamo che questo avverrà nel migliore dei modi solo nel momento in cui la madre e il bambino riescano a cooperare insieme nell’adattamento reciproco. Tale adattamento consentirà al soggetto di sperimentare il secondo bisogno fondamentale, quello della sicurezza, consistente nel sentire la presenza di una base sicura da cui è possibile staccarsi e, successivamente, individuarsi: questa esperienza sta alla base del senso di sicurezza personale, come spesso constatiamo presso il Centro psicologia a Torino. Con il termine “individuazione” si va ad intendere il riconoscimento in modo sufficientemente sicuro di un’identità attraverso una definizione relativa a sé stessi. Nei percorsi di psicoterapia a Torino emerge come tale processo riuscirà a compiersi al meglio se la madre sarà stata capace di risultare come una buona base per il bambino, trasmettendo un senso di sicurezza, consentendogli di perfezionarsi e anche, in alcuni casi, di avere delle rotture nell’adattamento, successivamente seguite da riparazioni nella sua stessa costruzione.

Come psicoterapeuti a Torino vediamo come questa modalità di individuazione verrà sperimentata lungo l’arco della vita dal soggetto che attuerà il medesimo meccanismo anche in altre relazioni e all’interno della comunità di pari, cercando innanzitutto possibilità di sicurezza e stima per poi inevitabilmente comprendere realmente le risorse che ha a disposizione, differenziandosi e definendo maggiormente sé stesso. Così vediamo nei percorsi di psicoterapia infantile a Torino, sia con bambini e ancor di più con adolescenti, come acquisisca importanza appartenere al gruppo di pari, sentirsi accettato e benvoluto (proprio come con i genitori che rappresentano le prime relazioni fondanti dell’identità), per poi trovare la propria strada, autonomia e indipendenza per poter realizzare chi si è davvero. Presso il Centro psicologia Torino vediamo come tale separazione verrà sperimentata nei più grandi e piccoli ambiti di vita del soggetto, partendo da quelli infantili, scolastici e accademici, fino ad arrivare a quelli professionali e familiari.

Accade però ad alcuni individui che, arrivati ad una età avanzata di maturazione psichica e fisica, vengano meno gli appigli di senso che fino a quel momento avevano mosso il desiderio del soggetto, andando incontro ad un senso di ansia esistenziale che nel gergo comune può essere definita “crisi di mezza età” ma che nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino non è sempre legata all’età anagrafica.

L’etimologia del termine “desiderio” viene dal latino ed è composta da due parti in cui la prima, quella costituita dal “de” invoca ad una mancanza, mentre la seconda, costituita dal “sidus” fa riferimento alla traduzione in “stella”. Desiderare vuol dire, in senso del tutto letterale, far fronte alla mancanza di stelle, interpretato come la mancanza di qualcosa di buon auspicio, di buon presagio, che oggi viene comunemente adottato per stabilire la tendenza alla soddisfazione dei propri desideri psicologici che molte persone sentono legati al perseguimento dei propri obiettivi di vita. Cosa accade quando queste “stelle” si esauriscono e mancano alla vita del soggetto? Il desiderio si spegne, non trova nuova brace per cui ardere, emerge invece un senso di angoscia esistenziale. La persona può sentirsi totalmente svuotata di senso, conseguenza del fatto di aver perso la motivazione a raggiungere nuove mete e desideri che, nell’arco della vita, erano stati da sempre presenti durante la sua crescita, come emerge in alcuni percorsi di psicoterapia a Torino. Tale situazione, se perdurante nel tempo potrebbe portare ad una vera e propria sensazione di perdere ogni base che, fino a quel momento di vita, ha acceso il desiderio, ogni bisogno e ogni volontà, una vera e propria crisi esistenziale connotata da vissuti depressivi.

Tale descrizione può andare a convergere in una definizione comune utilizzata in linguaggio filosofico e psicologico, quello dell’ “angoscia esistenziale”. Il termine angoscia deriva da “angere” che viene tradotto letteralmente con soffocare o stringere. Tra i filosofi che si sono occupati dell’argomento troviamo Kierkegaard che descrive tale l’angoscia come il sentimento del possibile e che tale sentimento venga sperimentato come tra la più pesante tra le categorie, in quanto prospetta l’impossibilità, nonché la sensazione d’impotenza dell’uomo nel realizzare la pienezza della sua vita.

Lo psicologo infantile spiega come sentimenti di questo tipo possono essere esperiti anche durante l’adolescenza, fase evolutiva in cui si sta strutturando l’identità, e assumere la forma di blocchi nel procedere della propria vita, come ad esempio la fatica di scegliere quali studi perseguire e quali scelte personali prendere, come se non ci si sentisse rappresentati da nessuna prospettiva che vada a definire la propria personalità attraverso l’acquisizione di un ruolo, la sensazione percepita è quella di un senso pervasivo di ansia esistenziale.

Ma molto spesso vediamo come psicologi a Torino che tali sentimenti possono insorgere in persone più mature che apparentemente si sono realizzate, hanno un buon lavoro, una famiglia, sono cioè riuscite a perseguire quegli obiettivi socialmente riconosciuti. Nei percorsi di psicoterapia a Torino vediamo che tale angoscia esistenziale nasce dalla percezione di vuoto rispetto alla propria vita, sensazione che viene ad arrivare nel momento in cui l’uomo si rende conto di vivere una libertà che non è mai stata del tutto tale e che, la maggior parte di quello che viene sperimentato e adempiuto nell’arco della vita è stato fatto in funzione di altri e non per un vero e reale desiderio. Il desiderio viene riconosciuto da Kierkegaard come inscritto alla “buona civilizzazione” dell’umanità e viene totalmente disconosciuto come proprio e personale.

Anche Heidegger come filosofo si dedicò all’argomento, parlando dell’angoscia esistenziale come Essere per la morte, in cui l’uomo si trova dinanzi ai limiti della propria esistenza.

Spostandosi dal campo filosofico, all’interno di quello psicoanalitico, tra i maggiori esponenti che si dedicarono a tale tematica ci fu Carl Gustav Jung. Come psicoterapeuti psicologi a Torino vediamo come tale autore all’interno dei suoi studi univa alle matrici psico-fisiologiche ereditate dallo stretto contatto con Freud, anche matrici di natura filosofica ed esistenzialista. Questa sua natura interdisciplinare lo portò ad interessarsi anche a tematiche legate alla soddisfazione esistenziale dell’individuo e all’ansia esistenziale.

Jung postulava l’esistenza di una spinta nell’essere umano a quella che chiamò “individuazione”, che si presenta con più forza e determinazione in molti individui nella seconda metà della loro vita, come possiamo constatare nel lavoro di psicologia clinica presso il Centro psicoterapia Torino. Con tale termine Jung andava a spiegare la possibilità da parte della persona di unificazione con sé stessi e, nel contempo, con l’umanità di cui lo stesso soggetto fa parte. Tale movimento prende luogo e tempi diversi in base alla persona e, nella maggior parte dei casi, avviene nel momento in cui il soggetto ha raggiunto un’adeguata maturazione psichica e individuale, a partire da una spinta emotiva legata all’angoscia esistenziale.

Osserviamo presso il Centro psicologia Torino come tale movimento prende luogo e tempi diversi in base alla persona e, nella maggiorparte dei casi, avviene nel momento in cui il soggetto ha raggiunto un’adeguata maturazione psichica e individuale. Jung si lega molto alla filosofia di Nietzsche con il famosissimo motto del “Diventa quello che sei”. L’individuazione rappresenta una fondamentale tappa maturativa nel percorso di sviluppo personale, una tappa tanto importante quanto complicata da raggiungere che può essere fonte di angoscia esistenziale.

Una prima distinzione riteniamo come psicoterapeuti psicologi a Torino che debba essere fatta tra due termini che, anche se simili, racchiudono in sé un significato completamente diverso, quello di individuazione e individualismo. Con il termine “Individualismo” andiamo ad intendere in psicologia clinica un processo maggiormente legato all’ Io, fondamentale ma che niente ha a che vedere con la comunità el’umanità. Con il termine “Individuazione”, invece, si va a prefigurare un concetto maggiormente focalizzato sul Sé, in una distinzione tra sé stessi e le proprie passioni che porta all’individuazione stessa.

L’individuazione non fa altro che strappare la personalità dalla sua inerzia, dalla sua staticità fino a stimolarne l’evoluzione. In questo caso la nevrosi, come vediamo nei percorsi di psicoterapia a Torino, può rappresentare un tentativo di ricerca dentro di sè di una via di crescita, del cambiamento e dello sviluppo. Lo stato attuale non basta più e tale situazione viene segnalata dal vissuto di angoscia esistenziale e dai sintomi di natura nevrotica che ne stimolano il cambiamento e la crescita.

Come scritto precedentemente l’individuazione non chiama tutti i soggetti, tant’è che molti studiosi vedono l’ansia esistenziale caratteristica solo di quegli individui in cui vi è una potenzialità interiore molto sviluppata. Tale potenzialità, nel caso non venisse accettata, potrebbe portare ad individuazioni di tipo negativo, negato e non sviluppato. Strizzando gli occhi alla fisica e al suo principio basilare del “nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”, potremmo affermare come psicoterapeuti a Torino che, nella fattispecie di una potenzialità non bene accolta dal soggetto o da uno sviluppo castrato nella sua fase di insorgenza, tutta l’energia che non viene utilizzata per lo sviluppo stesso non cessa di esistere, bensì si trasforma nella già citata potenzialità negativa, dando vita ad altre sintomatologie di natura sofferente.

Presso il Centro psicologia Torino vediamo che l’obiettivo ultimo del processo di individuazione sta nel liberare il sé dai falsi involucri della “persona” che non è altro che la maschera che ha rappresentato per molto tempo la vita dell’individuo circoscritto in una rete sociale e morale, per riportarlo sempre più vicino all’unione con le immagini dell’inconscio, tale trasformazione può alleviare il senso di angoscia esistenziale.

​Per il compiersi di ciò, Jung legava strettamente l’individuazione con le relazioni di vita del soggetto. Come psicologi a Torino studiando questo autore vediamo come seppur l’individuazione ha come scopo il differenziarsi dagli altri, l’opposizione alle norme collettive è soltanto di natura apparente, poiché il punto di vista individuale non dovrà essere orientato in senso opposto alle norme collettive, bensì solo in un senso diverso. La via individuale potrebbe benissimo essere per alcuni uguale a quella della norma comune e non esserne mai in contrasto. Secondo Yung l’individuazione, deviando dalla via consueta, non deve mai sganciarsi dalla norma, poiché essa rappresenta la bussola fondamentale per l’orientamento di fronte alla società e fondamentale per la coesione tra gli individui. Il soggetto sarà capace di differenziarsi nel momento in cui riuscirà a farsi uno tra tanti, senza eliminare i tanti e, di conseguenza, le norme che fino a quel momento hanno contribuito allo sviluppo della società.

Rappresentando un processo di elevazione spirituale, l’individuazione che porta a superare l’ansia esistenziale sarà effettiva quando il soggetto riuscirà ad integrarsi e differenziarsi non solo con le immagini del proprio inconscio, bensì anche con quelle che venivano definite da Jung come “Inconscio collettivo”, cioè il contenitore psichico universale, quella parte dell’inconscio umano che risulta essere comune a tutti gli altri esseri umani.

La psicoterapia a Torino è uno dei modi per arrivare all’individuazione perchè aiuta l’individuo a capire chi egli è veramente.

Jung distingue due tipi di psicoterapia. Una prima tipologia che ha lo scopo di aiutare il paziente a comprendere e gestire le sue pulsioni, la libido e l’aggressività e fronteggiare le prime difese dell’io. Tale psicoterapia sarà fondamentale per congiungere il paziente con quella che risulta essere la norma collettiva. Una seconda tipologia di psicoterapia tesa a superare l’angoscia esistenziale per gli adulti che sono riusciti a elaborare sufficientemente le loro tematiche pulsionali e che affrontano tematiche trascendentali e universali, che interessano tutto il genere umano. Quello che avviene all’interno del setting analitico è un incontro tra due menti diverse che si nutrono a vicenda delle immagini inconsce dell’altro per raggiungere l’individuazione e differenziarsi dall’altro, ma mai escludendolo.

Riprendendo queste suggestioni che Yung ci ha tramandato, presso il Centro psicologia Torino offriamo percorsi di psicoterapia tesi al perseguimento dell’individuazione del soggetto con l’obiettivo di curare quegli stati di malessere legati all’angoscia esistenziale che attanaglia la vita di alcune persone.

 

 

Immaturità affettiva nei bambini e negli adolescenti

Di controtendenza rispetto all’argomento precedentemente trattato dal “Centro di Psicoterapia e Psicologia Clinica” che tratta lo stile educativo improntato all’eccessiva responsabilizzazione del figlio, vi è quello che analizza la situazione diametralmente opposta, con la tendenza ad ostacolare la maturazione psichica del minore alimentando l’immaturità affettiva.

Cosa nota risulta essere il tessuto socio-culturale in cui viviamo nell’epoca moderna, in cui stabilità e certezza hanno lasciato spazio a movimenti di precarietà e instabilità. Questa caratteristica viene riscontrata sia all’interno del sistema di valori e limiti imposti dalla società, che all’interno di un focus pragmatico, riguardante la poca stabilità economica, lavorativa ed educativa e, nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino, tali cambiamenti culturali incidono anche sulle dinamiche affettive relazionali del nucleo familiare, creando nei giovani immaturità psicocomportamentale.

Uno dei fenomeni conseguenti a tale tessuto sociale è sicuramente quello del cambio della durata e della natura della fase di “adolescenza”. Lo psicologo infantile, che si occupa delle fasi dello sviluppo psicologico, tendenzialmente divide l’adolescenza in tre fasi. L’adolescenza precoce o pre-adolescenza, che va dagli 11 ai 13 anni e corrisponde al periodo della pubertà; l’adolescenza intermedia o adolescenza propriamente detta che va dai 13 ai 16/17 anni; infine l’adolescenza cosiddetta tardiva che include un periodo compreso tra i 15-17 anni e i 21 anni. Per quanto riguarda l’ultima fase descritta, presso il Centro psicoterapia Torino si è visto che negli ultimi tempi ha mantenuto un ritmo crescente, aumentando considerevolmente la sua età di chiusura, testimone del fatto che i soggetti si trovano sempre più tardi ad avere autonomia e coraggio per uscire dal proprio nido casalingo, anche a causa della componente economica, ma certamente vi è una forte correlazione con il fattore educativo che alimenta immaturità emotivo-affettiva.

Questa situazione può generare impotenza nel soggetto che, da un lato sente che dovrebbe essere pronto al salto verso l’età adulta, ma dall’altro ha paura di non poter mantenere un tenore di vita conforme alle aspettative e può nutrire timori nell’ affrontare la separazione dai genitori, come emerge in alcuni percorsi di psicoterapia a Torino. L’instabilità crea impotenza che a sua volta crea incertezza verso il futuro, che viene sperimentata con intensa paura, tale da immobilizzare nelle scelte il giovane adulto, incastrato in una condizione di immaturità psicocomportamentale. Situazioni di questo tipo possono arrivare alla consultazione (counseling psicologico) del Centro di psicoterapia e psicologia a Torino, con l’aumentare di casi di famiglie in cui, la percezione di instabilità sociale, causa delle modifiche degli assetti relazionali e rispetto alle generazioni precedenti si assiste ad un profondo modificarsi del modello educativo nella direzione del favorire immaturità affettiva nei giovani. La poca chiarezza dei confini di un futuro, che non risulta essere delineato, fa sì che la famiglia possa avere una struttura educativa tendente all’iper protezione del figlio che, come conseguenza diretta, avrà quella di limitarne l’esposizione alle prove della vita, per contrastare l’eventualità di fallimenti e ridurre i rischi degli stessi, come emerge nel lavoro di sostegno alla genitorialità (terapia di coppia genitoriale). Ma tale attitudine può rendere il ragazzo più fragile, come se venisse a mancare una palestra emotiva che permette di diventare più forti e imparare attraverso prove ed errori che, di volta in volta crescendo, si impara ad affrontare. Come vediamo in alcuni percorsi di psicoterapia a Torino si rischia di rendere troppo dipendente il bambino dai genitori anziché aiutarlo a raggiugere gradualmente l’autonomia favorendo sempre più l’immaturità emotivo-affettiva.

All’interno del sano iter educativo del minore vi sono delle fasi indispensabili in cui il bambino, tramite dei piccoli movimenti di abbandono della base sicura, rappresentata dai caregiver, cerca di esplorare il mondo avendo sempre in mente la possibilità di ritornare tra le cure del caregiver, come spiega lo psicologo infantile a Torino. Questa possibilità fa fronte alle normali tappe evolutive dell’attaccamento, in cui sono fondamentali per la buona riuscita sia i successi del bambino nell’adattamento all’ambiente, sia i fallimenti che, se sperimentati nel modo giusto, porteranno ad una crescita psichica e motoria e favoriranno l’uscita da una condizione di immaturità affettiva, che risulta essere normale nei bambini. Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino, il ruolo fondamentale, in questa maturazione, è da attribuirsi al genitore stesso che, quando offre disponibilità mentale al bambino, “permette” a lui di poter esplorare l’ambiente, sentendosi sicuro di conoscerlo e interagire con esso. Lo psicologo infantile a Torino spiega come in questo processo di graduale distacco il bambino se sente che l’adulto è presente e pronto ad accoglierlo ma anche disponibile a “lasciarlo andare” sperimenta un senso di libertà e graduale autonomia che rafforza il proprio senso di identità.

Tale processo venne chiamato dalla studiosa Margaret Mahler “Separazione – individuazione”, e consiste in un vero e proprio percorso evolutivo di maturità affettiva che il neonato affronta per differenziarsi dal caregiver primario e trovare un posto nel mondo esterno. Con il termine “separazione” si indica il distacco, naturale e sano, dal rapporto simbiotico con la madre, mentre con “individuazione” si indica il riconoscimento di sé e delle proprie caratteristiche, tappe fondamentali queste per uscire dall’immaturità psicocomportamentale. Adulti oppressivi nei confronti del figlio, iper-controllanti, capaci da far sperimentare poco il calore umano e molto più le relazioni conflittuali possono, inconsciamente, dare un taglio netto al percorso evolutivo del bambino, che lo porterebbe in maniera del tutto naturale a superare l’immaturità emotivo-affettiva. Tale taglio non permette al processo di giungere al termine con conseguenti blocchi di crescita e crea immaturità emotiva nei bambini, anche se in molti casi sembra andare tutto bene all’apparenza perchè il bambino è adattato all’ambiente che lo circonda, quindi i problemi emergeranno solo con il trascorrere del tempo e nel rapporto con il mondo esterno alla famiglia.

Come psicoterapeuti psicologi a Torino riteniamo elemento importante nell’educazione il dar voce alle emozioni e trasmettere il calore affettivo, che risulta essere una componente squisitamente umana e fondamentale per un buon sviluppo intellettivo ed emotivo. Non si tratta dunque solo di quello che si fa ma soprattutto di come lo si fa, la relazione è composta sia di elementi verbali che non verbali, ed è proprio a questi ultimi che il bambino è più sensibile.

L’attaccamento di base, in molti dei casi elencati, diventa di natura puramente simbiotica, in cui il genitore si sostituisce nella risoluzione dei problemi del figlio nella quasi totalità degli eventi, con la normale conseguenza che il bambino non avrà sperimentato adeguatamente le tappe di sviluppo della maturazione, fatte non solo di successi, ma soprattutto di fallimenti e rischi, come spiega lo psicologo infantile a Torino. Nelle situazioni non funzionali alla crescita l’elemento di insuccesso viene eliminato dall’influenza genitoriale e il bambino viene costantemente ovattato dal nido genitoriale, causando gravi disfunzioni a livello relazionale e emozionale e portando a immaturità psicocomportamentale. Come vediamo nei percorsi di psicoterapia a Torino molte dinamiche che favoriscono l’immaturità emotiva dei bambini dipendono dalle insicurezze dei genitori, a volte dalla ripetizione di un’educazione disfunzionale ricevuta e inconsciamente riprodotta nella relazione con il bambino, in molte situazioni dalla difficoltà dell’adulto, spesso la madre, a separarsi dal bambino permettendogli di crescere. Importante riteniamo come psicologi a Torino sottolineare che c’è una fase nella prima infanzia dove la simbiosi madre bambino è elemento fondamentale allo sviluppo psichico, ma gradualmente il genitore deve riuscire ad adattarsi alle esigenze evolutive del bambino, permettere il distacco e sostenere il suo autonomizzarsi, sempre in linea con i bisogni che il figlio è naturalmente in grado di trasmettere e il genitore di comprendere nella relazione con lui. Purtroppo nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino alcuni genitori non riescono a sintonizzarsi con i bisogni affettivi del figlio e il loro comportamento nei suoi riguardi appare più legato ad un’idea di ciò che è giusto per il bambino più che ad un effettivo ascolto dei segnali che giungono dalla relazione con lui. I problemi di coppia di alcuni genitori incidono molto nel rapporto con i figli, capita infatti che l’adulto sentendosi fragile e solo crei alleanze con il bambino per sostituire la carenza del partner nei propri confronti, vengono però a crearsi dinamiche improprie alla crescita psicologica del minore.

Quando la simbiosi che genera immaturità affettiva continua a persistere tra genitore e bambino ben oltre il tempo fisiologico, il minore può pensare che tutto gli sia dovuto, tutto gli sia dato, restando in una fase della crescita che viene spesso paragonata all’onnipotenza. L’onnipotenza infantile che è normale nella prima infanzia, dovrebbe essere superata nella crescita che si prolunga fino all’adolescenza, fino a che, idealmente, essere abbandonata nell’età adulta. Come psicoterapeuti psicologi a Torino, usiamo il termine “idealmente” proprio perché tutte le persone, anche da adulte, possono mantenere zone della propria mente legate al funzionamento dell’immaturità emotivo-affettiva.

Ma il giovane adulto in cui prevale un funzionamento onnipotente può percepirsi invincibile proprio perché la continua protezione genitoriale non lo mette mai in contatto con la fragilità dei propri limiti, ma al primo fallimento potrà cadere in un’infelicità pervasiva, come vediamo in alcuni percorsi di psicoterapia a Torino, conseguenza del fatto di non essere stato abituato al possibile rischio e al possibile fallimento, in cui nel mondo esterno è facile incorrere.

Questo non significa, come vediamo talvolta nel lavoro di sostegno alla genitorialità (terapia di coppia genitoriale) che l’adulto debba mettere i figli sempre di fronte ai rischi che la vita può presentare loro, palesando un atteggiamento costantemente ansioso, permettendo nei fatti al minore di fare delle esperienze lontano da casa ma terrorizzandolo affinchè “faccia attenzione” ad ogni passo, per la paura che possa incorrere in pericoli difficili da affrontare. Nell’adolescenza è importante, spiega lo psicologo infantile a Torino, che il genitore abbia fiducia nel figlio, che ha interiorizzato tutti gli insegnamenti che dovrebbe aver ricevuto nell’infanzia e, con questo bagaglio di conoscenze, si appresta ad affrontare la vita. L’obiettivo dell’educazione è che non venga a mancare l’amore per la vita e la fiducia nel futuro, che il bambino non venga mai oppresso dalla paura di vivere, attitudine alla sfiducia questa, che purtroppo emerge in alcuni percorsi di psicoterapia a Torino con minori in difficoltà ed è spesso legata ad un atteggiamento di “terrorismo psicologico” da parte dei genitori.

L’apporto che il Centro di Psicoterapia e Psicologia Clinica a Torino si prefigge di dare alle persone consiste proprio nel lavorare tenendo conto di tutti gli aspetti finora considerati, per favorire una buona uscita dall’immaturità affettiva. Attraverso i colloqui familiari, la terapia di coppia, di sostegno genitoriale e, infine, con il minore nella terapia infantile, gli psicologi a Torino del nostro Centro si prefiggono l’obiettivo di dar voce ai bisogni e desideri di ogni componente della famiglia, favorendo la crescita e l’evoluzione verso modalità di funzionamento più funzionali.

Sostenendo le speranze e dando ascolto ai bisogni psicologici si cerca un nuovo incontro e un nuovo assetto che la famiglia potrebbe utilizzare per ristabilirsi nel migliore dei modi, soprattutto nei confronti del figlio che, sentendosi più libero e sereno, potrà cercare nuovi stimoli per aprirsi al mondo e abbandonare gradualmente l’immaturità psico-comportamentale legata all’eccessiva dipendenza dai genitori.

Bambini iperesponsabilizzati: il fenomeno dell’inversione dei ruoli

Negli ultimi tempi si assiste sempre maggiormente ad un cambiamento degli assetti familiari tradizionali. La famiglia, e conseguenzialmente il suo nucleo, si trova sempre più esposta a cambiamenti all’interno della sua costituzione che risultano tangibili nel nostro lavoro al Centro di psicoterapia e psicologia clinica a Torino, conformi ai cambiamenti culturali e al contesto sociale a cui si fa fronte negli ultimi anni. All’interno di tali mutazioni viene ad assumere nella famiglia una connotazione fondamentale il tema sensibile dell’educazione dei figli, compito complesso da svolgere per i genitori e pieno di carica affettiva. Educare alla responsabilità è uno dei compiti genitoriali più difficili ma, proprio per la sua natura ardua, maggiormente influente alla buona riuscita della costituzione psichica del bambino, come spiega lo psicologo infantile a Torino.

Con il termine “Responsabilità” si intende la capacità di dare risposte in merito alle proprie scelte o azioni intraprese; il rendere conto di tali scelte o decisioni; e infine assumersi le conseguenze che tali scelte comportano. L’acquisizione di tale processo non avviene in maniera semplice e veloce, bensì è correlata a complesse e lente interazioni di apprendimento reciproco tra i genitori e figli, spiega lo psicologo infantile a Torino, fatte non solo di accordi e impeccabili procedimenti, ma anche di errori e incomprensioni nel corso del tempo. Le “rotture” serviranno al bambino e ai genitori per aggiustare il tiro nella complessità del processo di apprendimento riguardo la causalità delle azioni, consentendo al bambino di istaurare un’adeguata coscienza dei propri e altrui comportamenti e, di conseguenza, dell’inevitabile responsabilità che essi comportano. Il bambino impara ad assumersi la responsabilità delle proprie azioni attraverso l’identificazione con il genitore, il quale nel proprio agire e ragionare, cerca di mettere in atto opportune “riparazioni”, cioè utilizza la propria capacità di  aggiustare le discordanze che avverte nella realtà, per migliorare l’adattamento. Il genitore sarà quindi parte attiva e fondamentale nella costruzione di tale processo, come vediamo nella terapia familiare a Torino, attraverso la promozione di esperienze nuove e personali, e l’accettazione di buon grado degli sbagli che il bambino avrà il coraggio di fare e senza mai tralasciare il buon esempio che dovrà dargli, poiché il genitore sarà sempre immagine fondamentale e portatrice di valori a cui il bambino attingerà nelle situazioni di incertezza. Come psicoterapeuti psicologi a Torino vediamo l’enorme importanza del genitore come “base sicura” di valori e ideali, che per il bambino assume un peso enorme e che, al tempo stesso, diventa fondamento imprescindibile all’interno dell’istaurazione del processo di apprendimento delle responsabilità del bambino.

Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino è importante che il genitore capisca che non può sostituirsi al bambino nella risoluzione dei problemi,  questo agire comporta un coinvolgimento troppo attivo dell’adulto e come conseguenza primaria l’instaurarsi di comportamenti reiteratamente infantili del bambino, legati alla non propensione nel mettersi alla prova e ansia e paura per il rischio di fallimento. Come vediamo in alcuni percorsi di psicoterapia a Torino alcuni bambini maturano un senso di incertezza nel muoversi fuori dal contesto familiare, proprio perché iperprotetti da figure genitoriali spesso ansiose che non hanno fiducia in lui e tendono a prevenire, anticipare per evitare il rischio che il figlio vada incontro ai piccoli fallimenti che la crescita richiede. Quando il genitore è “troppo” presente rischia di soffocare il bambino, non gli permette di esprimersi perché l’emergere delle risorse e competenze nell’infanzia richiede tempo e un contesto rassicurante, non troppo impositivo da ostacolare la spinta all’autonomia.

Sarà fondamentale sapersi muovere su più contesti, partendo da quello familiare e casalingo con piccoli compiti adeguati all’età che il bambino può svolgere all’interno delle mura domestiche, fino ad allargare il range alle esperienze scolastiche che devono essere sempre di natura maturativa e relazionale e mai ossessiva ed opprimente. Così facendo il bambino comprenderà l’importanza delle sue azioni, spiega lo psicologo infantile a Torino, il valore che gli si attribuisce e il grado di flessibilità che può o meno può mantenere all’interno dell’adempimento dei compiti, ma senza  sentirsi osservato da uno sguardo iper giudicante del genitore, che deve essere portatore non soltanto di punizioni e divieti, ma anche di premi e promotore di contenimento affettivo, indispensabile al bambino per raggiungere un’adeguata maturazione psichica.

Presso il Centro psicologia Torino osserviamo che in alcuni casi quello che può accadere all’interno del nucleo familiare è una destabilizzazione delle dinamiche relazionali tra genitori e figli, che comporta una “inversione di ruoli”, che può essere dovuta ad eventi reali che causano stress nel genitore o ad una modalità educativa improntata in una certa direzione che può incidere in modo dannoso sul bambino, complice la predisposizione infantile ad adattarsi alle richieste ambientali senza poterle valutare con un pensiero maturo. Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino tali circostanze possono presentarsi in determinati assetti familiari come nelle famiglie che stanno attraversando una crisi conseguente alla separazione dei coniugi, nelle famiglie in cui uno dei due genitori risulta essere affetto da malattie croniche o dipendenze e in situazioni in cui uno dei due genitori soffre di depressione, per fare alcuni degli esempi più comuni. Ma anche in famiglie che godono di stabilità possono verificarsi richieste affettive improprie da parte dei genitori nei confronti dei figli, che vengono sottoposti in questi casi ad un carico di aspettative da parte dell’adulto che risultano essere troppo onerose in termini di energie psichiche da parte del minore, come emerge in alcuni percorsi di terapia familiare a Torino. In un modo o nell’altro all’interno di tali situazioni o eventi di vita il bambino viene chiamato in aiuto da parte del genitore, richiedente a gran voce ausilio nei confronti della sua persona, svestendo i panni genitoriali e addossandoli al bambino stesso.

Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino vediamo ad esempio nel caso di divorzi o separazioni che troppo spesso i bambini, rei di essere contesi o di essere dei “mediatori” tra i due genitori, vengono utilizzati come capri espiatori o come mezzi per veicolare informazioni o screditare l’altro genitore. In questi casi l’adulto che chiede al bambino di essere suo alleato può essere talmente arrabbiato e ferito da perdere di vista il bene del figlio e poiché troppo preso dai propri sentimenti non si rende conto che sta facendo richieste improprie, non riesce a differenziare tra i propri bisogni e quelle che sono le necessità del bambino (per approfondire questo tema leggi questo articolo).

Nel caso delle malattie croniche, della depressione o delle dipendenze, i genitori possono arrivare a svestire completamente i panni genitoriali per affibbiarli al figlio che sentirà addosso la responsabilità di farsi curante del proprio genitore, contenendo i suoi stati e occupandosi di lui, con l’inevitabile conseguenza di non essere più “visto” nei suoi bisogni di bambino che ha bisogno di accudimento, spiega lo psicologo infantile a Torino. A questi bambini può anche venir chiesto di prendersi cura dei propri fratelli, responsabilizzandosi maggiormente della situazione, in tal modo il minore perde completamente il diritto ad essere spensierato e protetto dalla presenza di un adulto che pensa ai suoi bisogni garantendogli un clima sereno in famiglia. Queste pressioni, come vediamo nei percorsi di psicoterapia infantile a Torino, rischiano di bloccare il processo di maturazione psichica del bambino. Tutte le sue energie mentali vengono investite nel far fronte all’emergenza e ai bisogni del genitore sofferente anziché nelle normali esperienze legate all’età, che permetterebbero, come avviene nelle situazioni naturali, di far evolvere la crescita da una tappa evolutiva a quella successiva. Non bisogna mai dimenticare che lo sviluppo psichico e la crescita richiedono tempo e risorse mentali, si tratta di un processo di lenta maturazione che, se interferito, si può bloccare. Notiamo in questi casi presso il Centro psicologia Torino come il bambino si faccia carico di un fardello che non corrisponde al carico di responsabilità consono ai compiti evolutivi del suo tempo di vita, comportando sintomi precisi come quelli di ansia o depressione, arrivando a funzionamenti psichici non riconducibili a modalità tipiche della sua età.

Per indicare questa tipologia di situazione viene utilizzato il termine “attaccamento invertito”. Un bambino che ha subito l’inversione dei ruoli nella relazione con i genitori potrà essere un adulto incapace di leggere i propri bisogni e vivere sempre in funzione dell’altro, oppure sviluppare una forma di egoismo che mette sé stesso al centro di ogni situazione, quasi rivendicando inconsciamente il diritto di mettere davanti a tutto le proprie necessità, mai sufficientemente ascoltate nell’infanzia. Diventare adulti troppo in fretta non aiuta ad assumersi le proprie responsabilità in modo sano, come vediamo in alcuni percorsi di psicoterapia a Torino, al contrario le persone adulte più mature sono coloro che hanno goduto per un tempo sufficiente dell’esperienza di poter essere dipendenti dalle cure di genitori disponibili ad accettare i bisogni dell’infanzia. Troppo spesso infatti nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino vediamo genitori incapaci di accettare la dipendenza del bambino e a causa di questa intolleranza diventano rifiutanti ed espulsivi su un piano affettivo o pretendono un rapporto di reciprocità da parte del bambino o dell’adolescente, rapporto che vedrebbe sullo stesso piano, alla pari, la responsabilità dell’adulto e quella del minore. C’è da dire che anche lo stile di vita stressante a cui molti adulti sono sottoposti nel quotidiano non favorisce la possibilità di essere genitori disponibili, riduce l’empatia e il desiderio di svolgere appieno il proprio ruolo, che diventa un peso per la persona adulta, favorendo i comportamenti espulsivi del bambino, come vediamo nel lavoro di sostegno alla genitorialità (terapia di coppia genitoriale). Anche non volendo, molti genitori di buone intenzioni, che amano profondamente il figlio, possono inconsapevolmente mettere in atto in forma reiterata atteggiamenti che, anzichè aiutare alla crescita, innescano disagio psicologico nel bambino, come vediamo presso il Centro psicoterapia Torino.

Prima di spiegare il significato di tale termine “attaccamento invertito” è importante comprendere cosa si intenda per “attaccamento”. Con il concetto di attaccamento in psicologia clinica si intende un sistema dinamico di atteggiamenti e comportamenti che contribuiscono all’istaurarsi e alla formazione di un legame specifico tra due persone, fondato sul soddisfacimento dei bisogni primari rintracciabili all’interno delle relazioni primarie. Un buon attaccamento primario è costituito da una relazione in cui il genitore e il bambino si muovono attraverso rotture e riparazioni, fondamentali e non evitabili, a ragion del fatto che la ​maturazione psichica avviene tramite una sorta di “danza a due” tra due soggetti. L’apprendimento dei propri e altrui movimenti consente di fortificare sempre più il legame tra i due soggetti, consentendo il farsi contenitore dei contenuti dell’altro. Questo non avviene all’interno di determinate tipologie di attaccamenti, come quello definito “invertito” , che secondo la letteratura in psicologia, appartiene ad una forma di attaccamento disorganizzato in cui il bambino non sente riconosciute e contenute dall’adulto di riferimento le proprie emozioni. Quello che accade all’interno di tale tipologia di attaccamento è l’instaurarsi nel tempo di un malfunzionamento della capacità del bambino di riconoscere il comportamento genitoriale che, invertendo l’assetto riferito al soddisfacimento dei bisogni di attaccamento, risulta essere inficiato all’interno della sua attività primaria di costruzione dell’identità, dell’autonomia. Quello che emerge chiaramente nei percorsi di psicoterapia infantile a Torino è che nell’esposizione continua ad un attaccamento invertito viene a mancare, come conseguenza diretta, la sensazione sperimentata normalmente dal bambino sentirsi preso in carico dal genitore, esperienza che sta alla base del sentirsi al sicuro. Lo psicologo infantile spiega che viene a mancare il senso di soggettività che risulta essere prodotto ultimo di questo processo complesso e molto sensibile ai cambiamenti, poiché le dinamiche dell’ attaccamento non vengono soltanto ricordate, bensì si instaurano all’interno delle strutture che organizzano sia i ricordi che i contenuti mentali.
Presso il Centro di Psicoterapia e Psicologia Clinica a Torino abbiamo la possibilità di  osservare tali meccanismi quando vanno a inficiare i normali assetti familiari. Tra le migliori soluzioni vi sono sicuramente quello dei colloqui all’interno dell’iter di sostegno alla genitorialità (terapia di coppia genitoriale), che permette agli adulti di discutere e comprendere nel migliore dei modi i processi e la complessità insista all’interno delle dinamiche relazionali, che influiscono sul normale iter di crescita del bambino. Fondamentale, ove necessario, l’intraprendere un adeguato percorso terapeutico che possa in qualche modo riequilibrare gli assetti familiari e di coppia in modo tale da consentire il naturale proseguimento evolutivo familiare.