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Trauma post covid: il dopo pandemia

La pandemia da covid 19 a lasciato conseguenze a livello psicologico da lievi a più gravi in gran parte della popolazione, rendendo difficile per molti ritrovare il benessere e la serenità. Come psicologi a Torino sentiamo molte persone parlare di trauma post covid per descrivere  tutta una serie di sintomi psicologici e di sensazioni associate a ciò che si è vissuto in questi ultimi anni a causa della pandemia. In primo piano tra le persone maggiormente traumatizzate che si sono rivolte al Centro di psicoterapia a Torino troviamo coloro che hanno subito i danni del virus più da vicino, chi si è ammalato gravemente a causa del covid e poi è guarito, chi ha avuto tra le vittime colpite i propri familiari e gli operatori sanitari che hanno cercato di combattere il covid vedendo i danni che ha lasciato nelle persone più colpite.

Il trauma post covid riguarda anche le conseguenze provocate dalle drastiche precauzioni a seguito della pandemia, il lockdown ha lasciato segni profondi sulla psiche dei più fragili, segni che ancora fanno soffrire a distanza di tempo. Come psicoterapeuti a Torino abbiamo visto tra i più colpiti coloro che si sono ritrovati soli e senza una rete relazionale, molti anziani già a rischio sul piano della salute e che hanno visto allontanarsi gli affetti, i giovanissimi che non hanno potuto frequentare la scuola e gli amici, coloro che vivevano già prima dell’arrivo del covid situazioni conflittuali in famiglia, tutte le persone che hanno appoggi esterni al nucleo familiare di fondamentale importanza (pensiamo ai diversamente abili e alle loro famiglie). Parlando di trauma post covid vediamo che le donne sono tra le categorie che ha subito maggior pressione e stress nel tentativo di conciliare i ruoli di madre, moglie, figlia di genitori anziani e lavoratrice.

Restrizioni, chiusure e coprifuoco hanno anche significato incertezza lavorativa e preoccupazione economica, che a lungo hanno gravato in alcuni settori causando grossi problemi di occupazione e tali situazioni precarie hanno fomentato rabbia, frustrazione e incertezza, tutti sentimenti che hanno contribuito al crollo psicologico di alcune persone che soffrono di trauma post covid. Quando la paura prende il soppravvento, come vediamo nei percorsi di psicoterapia a Torino può minare a livello profondo il senso di sicurezza e la fiducia nel futuro.

La pandemia da covid 19 ha causato un trauma collettivo e presso il Centro psicologia a Torino ne vediamo gli effetti psicologici anche a lungo termine con una sintomatologia cronica, la gravità dei segni lasciati nella psiche dipende dall’impatto dell’esperienza che la persona ha subito e dalla resilienza del soggetto, cioè la sua capacità di far fronte alle avversità e di recuperare, per queste ragioni in ognuno di noi gli effetti possono essere stati differenti. I sintomi del disturbo post traumatico da stress sono ben visibili in alcuni pazienti in psicoterapia a Torino che sono stati particolarmente provati dalla malattia, chi è stato ricoverato in terapia intensiva, chi ha visto la morte in faccia subendo la ventilazione meccanica e coloro che dall’altra parte  hanno dovuto prendersi cura delle persone malate, subendo in alcuni casi dei gravi lutti. Le misure di distanziamento messe in atto per limitare il contagio hanno reso l’esperienza ancora più difficile, affrontare in solitudine la malattia durante l’ospedalizzazione o isolati in casa, senza la vicinanza dei propri cari, ha causato un vero e proprio trauma post covid. Il PTSD nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino può insorgere nei casi più gravi  con allucinazioni, ricordi ossessivi, immagini ricorrenti e intrusive, angoscia diffusa, attacchi di panico.

Dai racconti di chi si è ammalato pesantemente di covid 19 emerge il sentimento della solitudine durante il ricovero. Molti si sono sentiti soli a dover far fronte alla paura, alla confusione del momento, soli nel provare un terrore “senza nome”, difficile da raccontare anche a distanza di mesi dai momenti più drammatici, in un clima generale di ansia e sfiducia da parte di chi si occupava di loro, di fronte ad una malattia sconosciuta i cui effetti si sono visti e capiti solo nel tempo. Anche le migliori cure medice sono state per alcuni una violazione del corpo, la sensazione di essere vicini alla morte è stata tangibile per molti malati. E l’isolamento e la lontananza dai propri cari hanno reso l’esperienza ancora più intollerabile, come viene descritto a noi psicologi psicoterapeuti a Torino. Anche il dopo malattia è stato difficile da affrontare per alcuni pazienti: si sono sentiti dei soppravvissuti al covid, con un vissuto di amarezza e sensi di colpa irrazionali, come se avessero rubato l’opportunità di guarire ad altre persone, come se la loro fortuna avesse significato la disgrazia per altri che sono morti.

Il trauma post covid ha colpito anche molti operatori sanitari che si sono confrontati da vicino con la malattia per lunghi periodi continuativi nell’arco delle giornate, hanno avuto contatto con situazioni drammatiche e angoscianti, hanno subito la quarantena, l’allontanamento da familiari e amici, ritmi di lavoro serrati e rischio di bornout a causa della tensione costante. Ancora oggi alcuni di loro si trovano a combattere con elevati livelli di ansia o depressione che portano nei loro percorsi di psicoterapia a Torino. Lo stress legato al “senso di responsabilità e all’impotenza di curare” ha colpito in modo ravvicinato coloro che si sono dovuti occupare delle persone più fragili, con limitati mezzi a disposizione, coloro che hanno assistito gli anziani, oppure le persone portatrici di pregressi problemi di salute che le esponevano ad un rischio più elevato di malattia e di mortalità. Nelle case di cura in alcuni momenti è stato difficile garantire il normale livello di assistenza e gravi preoccupazioni legate al rischio di contagio hanno colpito gli operatori del settore. Anche le badanti che hanno accudito gli anziani a casa, nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino, hanno riportato stress elevato, paura di non essere all’altezza del loro compito, paura di non riuscire a controllare la situazione e causare danni al proprio assistito.

I carghiver, nel tentativo di prendersi cura dei propri familiari, in alcuni casi dei genitori anziani e malati, si sono sentiti spesso soppraffatti dall’angoscia e dal senso di inadeguatezza, nel non sapere se la direzione dei propri sforzi fosse quella giusta. Come vediamo nei percorsi di psicoterapia a Torino con alcune di queste persone il senso di colpa è il sentimento prevalente quando è soppraggiunta la morte delle persone di cui ci si è occupati invano. Il senso di colpa risulta essere uno dei sentimenti più presenti nel trauma post covid che si presenta nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino declinandosi in diverse forme. Alcuni dei nostri pazienti raccontano di pensare continuamente alla possibilità di essere stati portatori del virus che ha infettato i propri cari, hanno il dubbio costante, anche di fronte alla loro assenza di sintomi, di aver causato l’infezione che ha danneggiato gravemente le persone a cui volevano bene. E questa paura continua a ripresentarsi sottoforma di pensieri intrusivi e ricorrenti, riguardanti il rischio reale o presunto di danneggiare gli altri, infettarli involontariamente, essere di nuovo causa di malattia e di morte. Queste angosce vengono espresse nei percorsi di psicoterapia a Torino, attraverso un sentimento di responsabilità esagerata verso la vita altrui, un bisogno di controllo che porta alcune persone a eseguire continui tamponi per scongiurare il rischio di essere un “untore”, ma anche di fronte all’evidenza scientifica di negatività, il senso di colpa non si placa e con esso il bisogno di tenere sottocontrollo tutti i propri contatti relazionali e talvolta con una conseguente vita sociale impoverita. Covid e senso di colpa sono diventati un connubio indivisibile per molte persone proprio perchè il rischio di infezione con un virus che si è diffuso così ampiamente nella popolazione è difficile da tenere sotto controllo e le persone più fragili, come coloro che hanno subito un trauma, non riescono a tollerare una condizione che non dia loro la totale sicurezza, ma purtroppo nella realtà la certezza assoluta di essere protetti e di riuscire a proteggere non esiste.

Il senso di colpa è un sentimento sano quando permette alla persona di mettersi in discussione e criticarsi in modo costruttivo, al fine di riparare ai propri errori e alle proprie mancanze. Si tratta di una emozione complessa che si è sviluppata nell’essere umano al fine di inibire comportamenti che possono danneggiare l’altro e in un senso più evoluto per limitare condotte immorali e salvaguardare un agire etico. Ma presso il Centro psicologia Torino aiutiamo le persone in cui il senso di colpa si manifesta in una forma disadattiva, come nei casi in cui il proprio senso di responsabilità si estende ad eventi tragici, come la morte di un caro per covid 19, eventi che sfuggono al controllo e sui quali non è stato possibile intervenire. In alcuni casi la persona si colpevolizza per aver preso delle scelte sbagliate, recrimina contro sè stessa che se si fosse comportata in modo diverso non avrebbe perso il proprio parente, spesso un genitore anziano che è morto per l’infezione. Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino le crisi di rabbia verso sè stessi o nei confronti degli altri sono frequenti quando il senso di colpa è  così forte.  Ripensando alle situazioni dopo, nella mente si forma la convinzione che le cose sarebbero potute andare diversamente se la propria posizione fosse stata differente, anche se al momento dei fatti non era possibile avere un quadro diverso che permettesse di prevedere l’epilogo tragico del contagio, dell’aggravarsi della malattia fino al decesso. “Se avessi fatto”, “se avessi capito”, sono alcuni dei pensieri ossessivi che non abbandonano mai chi si sente in colpa e di cui parlano questi pazienti nei loro percorsi di psicoterapia a Torino.

Sempre legato alle situazione di lutto il trauma post covid per alcuni riguarda l’avvenuta separazione in modo tragico e improvviso dalla persona cara. Le misure di protezione e restrizione non hanno permesso ai parenti di ricongiungersi neanche quando la malattia si era aggravata: pur sapendo che i propri genitori in casa di riposo, o altri congiunti ricoverati in ospedale, stavano peggiorando, non c’era la possibilità di vederli, non era possibile sapere se stavano ricevendo le cure migliori, non si poteva stare loro accanto per fare coraggio. Essere consapevoli che il proprio caro sia morto da solo arreca un profondo dolore e sensi di colpa irrazionali come emerge dai percorsi di psicoterapia a Torino. Non aver potuto “dare l’ultimo saluto” a chi si voleva bene ha reso la separazione traumatica e anche dopo la morte per molti non è stato possibile vedere il cadavere, chiuso in sacchi che avevano la funzione di proteggere dalla diffusione del virus covid 19. Nei momenti più drammatici della pandemia sono state sospese anche le funzioni religiose, che sono un momento importante per molte persone, con una funzione anche psicologica di elaborazione della separazione e del lutto.

L’eccessivo senso di colpa si manifesta anche in persone che, risultate positive al covid, sentono di poter essere fonte di danno per la propria famiglia, per amici e colleghi (pensiamo ai luoghi di lavoro o alla scuola dove la scoperta di casi di positività fa scattare tutta una serie di misure di sicurezza, quale la chiusura di certi settori, la dad per i compagni di scuola, ecc). E’ impossibile avere un sicuro tracciamento del contagio, quindi chiunque, anche le persone asintomatiche possono essere potenzialmente un vettore del virus. Ma presso il Centro psicologia Torino vediamo che tali constatazioni razionali non aiutano chi sente di aver rovinato o poter rovinare la vita a chi venga contagiato, chi pensa che per causa propria altre persone sono costrette ad un ritiro forzato entro le mura domestiche e obbligate a cambiare stile di vita a seguito della quarantena, o peggio devono affrontare una severa sintomatologia che fa soffrire. In questi casi la persona che ha contratto il virus riporta nei percorsi di psicoterapia a Torino di sentirsi arrabbiata e in colpa per “non aver fatto abbastanza attenzione”, “di aver fatto un errore dalle conseguenze catastrofiche”. Queste esperienze emotive sono in alcuni casi travolgenti e causano l’insorgenza di diversi distrurbi psicologici, quali ansia, depressione, abuso di sostanze.

Anche la vergogna gioca un ruolo importante tra i sentimenti che caratterizzano il trauma post covid. Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino la vergogna si manifesta con un senso di inutilità, sentimenti di inferiorità, l’individuo vorrebbe sparire e diventare invisibile al mondo. Esperienze drammatiche legate al covid 19 hanno prodotto stigma e vergogna in alcuni pazienti del Centro psicologia a Torino. Tra coloro che lavorano in campo sanitario c’è chi ha dovuto prendere nei momenti più drammatici della pandemia decisioni pesanti da sopportare, come scegliere a chi prestare maggior soccorso quando i mezzi e le risorse a disposizione non erano sufficienti per tutti i ricoverati. Vediamo nei percorsi di psicoterapia a Torino come tali scelte gravano sulla coscienza con vergogna e fanno sentire a chi le ha prese di aver tradito il proprio mandato, come se avesse compiuto azioni deontologicamente scorrette. La vergogna in questi pazienti si accompagna alla paura dello stigma sociale e il disprezzo da parte dei colleghi, la paura di venire rifiutati e isolati, di perdere la stima e l’affetto delle persone vicine.

Diverse sono le vicende di chi nutre la vergogna come sentimento prevalente a seguito dell’infezione da covid 19. Nei percorsi di psicoterapia a Torino questi pazienti raccontano di sentirsi inferiori, incompetenti, di poco valore, e in alcuni casi hanno la tendenza al ritiro sociale, fanno fatica ad aprirsi relazionalmente e sono angosciati quando le persone si rivolgono a loro. La vergogna di aver contratto il coronavirus è pericolosa anche da un punto di vista della salute fisica perchè può portare l’individuo a nascondere la positività per paura del giudizio degli altri, rendendo effettivo il rischio di contagio. Come se la positività al virus fosse un marchio che indica un grave difetto la persona vive sentimenti irrazionali di profonda vergogna di fronte ai quali si sente impotente.

Come Centro di psicologia a Torino speriamo che da questo articolo emerga come l’esperienza della malattia covid 19 possa segnare l’individuo non solo sul piano fisico ma anche psicologico, tale è stata la portata di questa pandemia, che ha lasciato strascichi traumatici in molti. L’attribuzione di significato sociale al virus condiziona tutti noi, a chiunque sarà capitato di sentirsi a disagio nel mostrare qualche sintomo attribuibile alla presenza di positività, come un colpo di tosse, ognuno di noi ha costruito dentro di se giudizi e pensieri legati all’uso o meno della mascherina, rispetto al vaccino, alle misure di contenimento, ecc. E’ innegabile la portata del cambiamento che il covid ha causato anche nei nostri usi e costumi, a partire dal lavoro da casa, le scelte legate alle attività da praticare anche in funzione di come vengono trattate le precauzioni legate al rischio di contagio (attività sportive al chiuso o all’aperto per fare un esempio, negozi e attività commerciali da frequentare o meno, ecc). Naturale quindi pensare che nelle persone più fragili i significati attribuiti al virus possano incidere sulla psiche a livello profondo.

Si parla ultimamente di sindrome long-covid che, come psicoterapeuti psicologi a Torino descriviamo come una resistenza a tornare alla vita normale a seguito di un decorso particolarmente lungo della malattia in alcuni pazienti. Sembra che alcune persone abbiano sviluppato una forma di timore ad esporsi a “possibili minacce esterne” anche quando il periodo di isolamento obbligato è giunto al termine. La tendenza a chiudersi in casa si era manifestata anche quando si sono allentate le restrizioni delle misure di protezione della prima fase. Molti giovani avevano chiesto in prima persona o accompagnati dai genitori di iniziare un percorso di psicoterapia a Torino, come se le chiusure avessero spento la naturale tendenza degli adolescenti e dei giovani adulti a stare in compagnia dei coetanei, a cercare aree di piacere esterne alla casa e alla famiglia. Questa sindrome post covid alterna stati d’ansia a vissuti depressivi anche nei periodi successivi alla guarigione fisica, un senso di smarrimento, talvolta insonnia e stress, come se occorresse tempo per ritrovare il proprio senso di equilibrio. Prendersi cura di sè stessi anche da un punto di vista psicologico dopo un’esperienza così forte come la malattia di covid 19, è davvero importante per tornare a sentire un senso di controllo e di serenità nella propria vita. Per chi si sente particolarmente provato a livello emotivo chiedere aiuto rivolgendosi ad un consulto professionale presso il Centro psicologia a Torino può essere il primo passo per superare completamente gli strascichi che la malattia stessa e/o tutta la situazione legata all’epidemia hanno lasciato nella propria vita.

 

 

Identità di genere e orientamento sessuale

L’acronimo LGBTQ+ fa riferimento alle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer e complessivamente a coloro che non sentono di essere un uomo o una donna eterosessuali e cisgender. Con il termine cisgender si indicano le persone la cui identità di genere sessuale corrisponde al sesso biologico attribuito alla nascita.

Questo articolo del Centro psicologia a Torino ha l’obiettivo di fare chiarezza sulle tematiche che riguardano l’identità di genere e di orientamento sessuale, visto che toccano aspetti molto delicati sui quali viene fatta confusione. Inoltre la terminologia e le definizioni sono in evoluzione dal momento che oggigiorno si parla di più di questi temi e si pone maggior attenzione alla complessità. In passato non c’era la libertà che c’è oggi nel trattare di orientamento e genere sessuale, la cultura era più chiusa; fare coming out, come ci viene raccontato nei percorsi di psicoterapia a Torino, era un passo ancora più difficile da compiere a causa dello stigma sociale. Per “coming out” si intende la decisione delle persone omosessuali o che appartengono ad un genere diverso da quello attribuito alla nascita di rivelare apertamente il proprio orientamento sessuale o la propria identità di genere.

Come psicoterapeuti psicologi a Torino iniziamo a fare una distinzione importante: l’identità di genere sessuale è una parte dell’identità e risponde alla domanda “io chi sono?”, mentre l’orientamento sessuale è legato alla direzione del desiderio e risponde alla domanda “a me chi piace?”, definendo il proprio sentirsi eterosessuali, omosessuale, bisessuale, ecc…

Il sesso biologico, ovvero quello determinato alla nascita, viene definito sulla base delle caratteristiche anatomiche, ormonali e genetiche del bambino e si divide in maschio, femmina o intersessuale. Nella condizione intersessuale può essere alterato il corredo cromosomico, possono esserci variazioni fisiche dei genitali, modificazioni a livello genetico o ormonale: le caratteristiche biologiche di queste persone non rientrano esclusivamente nè nel genere maschile, nè in quello femminile. Ma come psicoterapeuti psicologi a Torino sappiamo bene che non basta avere genitali maschili per sentirsi uomini o avere genitali femminili per sentirsi donne, iniziamo dunque a parlare dell’identità di genere sessuale.

IDENTITA’ DI GENERE

Come vediamo nel lavoro di psicoterapia a Torino, ogni persona sente di appartenere prevalentemente al genere maschile e/o femminile, questa è l’identità di genere sessuale, che non sempre coincide con l’espressione esteriore degli attributi sessuali primari e secondari. Quando c’è corrispondenza tra il genere attribuito alla nascita e il proprio senso di identità parliamo di cisgender, mentre quando la percezione di sè è opposta a quella biologicamente determinata parliamo di transgender. Come vediamo in molte persone che si sono rivolte al Centro psicologia Torino, essere transgender non significa sempre prendere la decisione di sottoporsi a cure mediche e a interventi chirurgici al fine di trasformare i propri organi genitali e ottenere la riassegnazione del sesso. Solo una parte di queste persone, persegue tale scelta dopo un lungo periodo di sofferenza legata alla disforia di genere. 

La disforia di genere, nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino, fa vivere a chi ne soffre una sensazione di disarmonia e disagio profondo a causa dell’incongruenza tra la propria identità e il corpo che non la rappresenta. In alcuni casi queste persone si sentono imprigionate in un corpo che rifiutano, come emerge nei percorsi di psicoterapia a Torino, e possono soffrire di ansia, depressione, irritabilità. In alcuni casi la sofferenza crea problemi nella sfera relazionale e compromette aree della propria vita, i sintomi possono raggiungere una rilevanza clinica. La persona che soffre di disforia di genere può sentire un forte desiderio di cambiamenti sul piano fisico, che possono essere perseguiti attraverso la medicina e la chirurgia per raggiungere un senso di coerenza tra mente e corpo. Transessuale è la persona transgender che ha iniziato un perscorso di trattamento per modificare il proprio corpo.

Vediamo presso il Centro psicologia a Torino che oltre ai cisgender e ai transgender ci sono diverse altre forme di identità di genere sessuale. Per meglio comprendere le condizioni di cui andremo a parlare, può essere utile ragionare in una logica non binaria e cioè dove l’identità di genere sessuale non venga vista esclusivamente come o maschile o femminile, dal momento che nella realtà esistono altre condizioni e sfumature in cui si riconosce un’ampia parte del genere umano.

Gli agender sono quelle persone che non sentono di appartenere ad un genere e non si riconoscono nè nel genere maschile nè nel femminile a prescindere del proprio aspetto fisico. Una parte degli agender si riconosce nel terzo sesso, considerato una condizione di neutralità. Gli agender vengono talvolta confusi con le persone intersessuali che presentano caratteristiche biologiche non ascrivibili ad un solo genere, ma in questa condizione parliamo di caratteri sessuali e non di identità.

I bigender sono invece quelle persone la cui identità sessuale comprende un doppio genere. Immaginando l’identità di genere sessuale come rappresentata da un continuum ai cui estremi troviamo il genere maschile e il genere femminile possiamo descrivere le persone bigender come coloro che sentono dentro di sè la compresenza delle due polarità.

Diversamente, all’interno della categoria gender fluid troviamo coloro la cui identità di genere può cambiare a seconda dei momenti e oscillare prevalentemente tra il sentirsi donna e il sentirsi uomo.

E’ stata coniata la parola genderqueer proprio per comprendere le differenti definizioni identitarie, si tratta di un termine ombrello che vuole raggruppare coloro che non sono eterosessuali e non sentono di definirsi esclusivamente come maschio o femmina (non sono cisgender).

ORIENTAMENTO SESSUALE

L’orientamento sessuale riguarda la direzione del desiderio sessuale e sta alla base delle fantasie erotiche oltre che della preferenza affettiva. Secondo la nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino l’orientamento sessuale influenza la definizione di sè e l’identità della persona. Lo psicologo infantile e dell’adolescenza spiega che questo lato della personalità si struttura in modo evolutivo durante la pubertà ed è normale che si definisca in modo più stabile solo nell’età adulta.

Coloro che si innamorano e sentono attivata la propria libido nei confronti di chi ha un sesso differente dal proprio vengono definiti eterosessuali. Omosessuale è invece chi percepisce attrazione sessuale ed emotiva verso persone del proprio sesso, mentre il termine bisessuale si usa per coloro che possono provare attrazione sessuale e romantica verso persone di entrambi i sessi. Dunque si riconoscono come gay e lesbica rispettivamente un uomo e una donna omosessuali. A volte c’è confusione tra il termine bisessuale e il termine pansessuale, dal momento che esistono differenti interpretazioni. Vogliamo definire come pansessuale l’orientamento caratterizzato dalla possibilità di provare attrazione verso tutti i generi e sessi (uomini, donne, transessuali, ecc). Nello specifico presso il Centro psicologia Torino alcune persone pansessuali hanno spiegato nel loro percorso di psicoterapia come il loro modo di guardare al sesso/genere in un’ottica non binaria possa spiegare l’attrazione sessuale e  i sentimenti che hanno provato nella vita verso partner diversi, a prescindere dal loro orientamento e dalla loro identità di genere, ma inquanto persone con determinate caratteristiche soggettive.

Come psicoterapeuti psicologi a Torino pensiamo che la distinzione rigida tra eterosessuale, omosessuale e bisessuale sia poco in grado di definire la complessità dell’identità di ognuno di noi e che sia l’esperienza soggettiva a definire l’identità. Le etichette possono essere riduttive ma nello stesso tempo le parole sono importanti per  riconoscere, dare un nome a percezioni e sentimenti che il soggetto può provare, aiutano a differenziarsi e definire sè stessi, possono dunque essere di aiuto per un giovane che cerca di capirsi al fine di legittimare i propri vissuti. Questo è un processo importante, spiega lo psicologo infantile a Torino, proprio per evitare che tanti adolescenti si sentano invisibili e stigmatizzati dalla società, come ancora può accadere nonostante i cambiamenti culturali della nostra società. Siamo comunque consapevoli come psicoterapeuti psicologi a Torino di come le persone sentano talvolta dentro di sè di avere diversi lati del carattere, aspetti ambivalenti e talvolta in conflitto tra di loro, quindi dare dei confini netti alla personalità non è facile e sopprattutto in alcune fasi della vita come l’adolescenza, dal momento che l’identità è in evoluzione e cambiamento. Questo concetto è più facilmente comprensibile quando si parla di ruolo di genere cioè l’insieme delle aspettative e regole sociali su ciò che la cultura di appartenenza reputa giuste o inadeguate per gli uomini e le donne (per fare un esempio i lavori, il tipo di sport, gli interessi ritenuti più o meno appropriati per un maschio o per una femmina).  Con i cambiamenti della nostra società anche i confini del ruolo di genere si sono ammorbiditi rispetto ad altre culture che non sono la nostra e rispetto al passato, ad esempio il ruolo di madre e di padre hanno assunto caratteristiche più similari, mentre un tempo le due funzioni erano caratterizzate da differenze più evidenti. Non si tratta dunque di definizioni esistenti a prescindere dal substrato culturale di appartenenza.

Riuscire a trovare la propria autenticità ed esprimerla è uno dei valori più importanti tra gli adolescenti della società dell’oggi e l’identità sessuale è una parte fondamentale dell’essere umano. Forse proprio per questa ragione come psicologi psicoterapeuti a Torino rileviamo come gran parte dei giovani con i quali entriamo in relazione sostengono e sono solidali con il mondo LGBTQ+ anche quando non sono interessati in prima persona dal rischio dello stigma sociale perchè si sentono etero e cisgender. Il diritto indiscusso alla libertà di espressione è un collante tra coetanei adolescenti che sempre più oggigiorno condividono l’idea che maschile e femminile possano comporre diverse combinazioni per dare vita alle singole identità.

Presso il Centro psicologia a Torino pensiamo che i giovani dovrebbero avere la possibilità di parlare in modo sereno e costruttivo di questi aspetti di grande rilevanza, trovare delle sedi appropriate dove adulti autorevoli e pronti ad ascoltarli prestino loro attenzione, poichè il tema della sessualità riguarda tutti e fa parte della crescita confrontarsi con esso. Molti genitori si sentono insicuri nell’affrontare i temi della sessualità con i propri figli e non sanno come trattare in modo appropriato l’argomento dell‘orientamento sessuale e dell’identità di genere, talvolta i pregiudizi e le paure bloccano il confronto aperto e se non sono i giovani a chiedere aiuto spesso si evita di parlare di certi temi, come ci viene raccontato nei percorsi di sostegno alla genitorialità presso il Centro psicologia a Torino. La mancanza di riferimenti di fiducia lascia l’adolescente da solo con dubbi, pregiudizi e spesso lo avvicina alla pornografia, ai siti non protetti nella ricerca di risposte. Internet è una fonte di informazioni non filtrate che rischiano di amplificare pregiudizi o ancora più rischioso, normalizzare il rifiuto, la violenza e la mancanza di rispetto nell’intimità. Purtroppo quasi tutte le scuole sono impreparate sul tema dell’inclusione, spiega lo psicologo infantile e dell’adolescenza a Torino, sono rare attività didattiche che aiutino a comprendere le differenze nell’area dell’identità e dell’orientamento sessuale, difficile è trovare spazi in cui parlare dei sentimenti legati ai cambiamenti del corpo, dare significato a ciò che un ragazzo sente nei primi approcci amorosi sia su un piano fisico che emotivo. Ci accorgiamo da ciò che ci viene riportato nei percorsi di psicoterapia a Torino con gli adolescenti, che molti di loro non parlano neanche con i coetanei delle loro idee legate alla sessualità, se non per scherzare, a volte esagerare per mettersi in mostra o schernire i compagni su tematiche di cui si vergognano, sembra troppo difficile per molti di loro affrontarle in modo serio e consapevole. I ragazzi nutrono timori e talvolta costruiscono false aspettative su di sè legate alla sfera sessuale o vivono profondi sensi di inadeguatezza personale quando si attribuiscono l’incapacità di entrare in relazione con il partner in maniera disinvolta. Ancora più complicato è per i ragazzi che sentono attrazione per i coetanei dello stesso sesso o che si sentono confusi sul piano dell’identità sessuale, traggono conclusioni affrettate su di sè o sugli altri, si spaventano delle proprie fantasie… Come psicoterapeuti psicologi a Torino vediamo come la paura dello stigma sociale per un ragazzo che “si senta diverso” sia ancora molto presente nelle giovani generazioni, anche se nella nostra società si sono allargate le vedute e sono diminuiti i pregiudizi rispetto al passato. Il tema della sessualità spaventa ancora molti adulti e l’omofobia è presente nella nostra cultura, per queste ragioni la scuola ha paura delle conseguenze a cui andrebbe incontro se facesse progettazione didattica ed educativa sull’argomento genere e orientamento sessuale. La scuola, dal nostro punto di vista, sarebbe un luogo appropriato per parlare di questi argomenti perchè è l’istituzione per eccellenza dove gli adolescenti passano la maggior parte del loro tempo, ma i discorsi su queste tematiche purtroppo sfociano spesso in momenti di conflitto e quindi è comprensibile che i professori non vogliano creare tensione e disordine. Molti ragazzi LGBTQ+ si sentono soli nell’affrontare l’ansia legata al riconoscimento e all’accettazione di sè su un piano dell’identità e dell’orientamento sessuale perchè manca una comprensione delle differenze nelle persone che li circondano. Il vuoto di informazioni, il silenzio e il non detto, spiega lo psicologo dell’adolescenza a Torino, può creare più problemi psicologici del conflitto aperto perchè si alimentano insicurezze e tabù senza la possibilità di elaborare i problemi. Alcuni di questi ragazzi possono attraversare momenti di grande malessere dovuti alla difficoltà di capire chi sono e accettare sè stessi prima ancora di fare coming out e mostrarsi al mondo.

E’ possibile rivolgersi presso il Centro psicoterapia Torino se si desidera affrontare i temi legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere. La richiesta d’aiuto può arrivare dalla singola persona che sente di voler comprendere meglio sè stessa ed elaborare eventuali conflitti interiori che generano ansia, depressione o problemi relazionali, e nella nostra esperienza di psicoterapeuti a Torino talvolta sono i genitori a sentire il bisogno di un confronto su queste tematiche per poter sostenere e aiutare nel miglior modo i propri figli che stanno attraversando un momento difficile. Quando nello specifico il disagio psicologico è legato alla disforia di genere offriamo un primo colloquio per comprendere insieme alla persona che tipo di intervento terapeutico sia più utile nel suo caso e dove rivolgersi per riceverlo, se presso il nostro Centro o in altra sede, quando infatti si sia già presa la decisione di avviare un percorso di transizione ormonale e chirurgica per acquisire l’identità del proprio genere, riteniamo più opportuno inviare la persona transessuale presso i servizi preposti, per una presa in carico globale sia da un punto di vista organico che psicologico.

 

Identità di genere e gender fluid

Un numero crescente di ragazzi rispetto al passato si rivolge presso il Centro psicoterapia Torino per parlare della propria identità di genere, alcuni in particolare sentono che è impossibile rientrare in modo esclusivo all’interno della categoria maschile o femminile: è di loro che vogliamo parlare in questo articolo.

Per comprendere meglio questo tema è importante chiarire che l’identità di genere sessuale è una parte dell’ identità e risponde alla domanda “io chi sono?”, mentre l’orientamento sessuale è legato alla direzione del desiderio e risponde alla domanda “a me chi piace?” , definendo il proprio sentirsi eterosessuale, omosessuale, bisessuale…

Nella nostra cultura che si esprime attraverso i media, programmi televisivi, libri, eventi pubblici e di spettacolo si sta parlando sempre più spesso del tema dell’ identità sessuale che interessa la complessa relazione tra aspetto fisico e psicologico. In particolare si discute del “gender fluid“, che riguarda la percezione di alcune persone di sentirsi a seconda dei momenti ora uomini e ora donne, senza potersi definire in un unico genere sessuale. Diversi personaggi di rilievo mediatico stanno portando alla ribalta questo tema, che è molto attuale nella giovane generazione, la quale vuole esprimere attraverso l’immagine esteriore un sentire profondo, la propria identità di genere indefinibile in modo univoco. Non si tratta di un fenomeno passeggero, come alcuni lo definiscono riferendolo “alla moda del momento”. Secondo la nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino anche se il gender fluid viene messo in rilievo attraverso l’uso del palcoscenico e diventa protagonista, attirando l’attenzione della moda, stiamo parlando di un argomento tutt’altro che superficiale. Il gender fluid riguarda l’impossibilità di definire sè stessi come maschio o come femmina ed è parere comune che faccia da specchio alla confusione che caratterizza gli adolescenti del nostro tempo, ma questa definizione spiega solo in parte il fenomeno, perchè le persone gender fluid sono sempre esistite.

Come emerge nei percorsi di psicoterapia a Torino, nel passato coloro che sentivano di fluttuare tra una dimensione maschile e femminile non avevano la possibilità di condividere facilmente i loro vissuti, nè di venire allo scoperto, si trattava di temi tabù nella nostra società e per questo erano costrette a nascondersi, negando la propria identità. I cambiamenti culturali del nostro momento storico incidono sulla possibilità di trattare liberamente di gender fluid attraverso serie tv, fumetti, performance di cantanti e attori che rendono pubblici i propri vissuti e la propria esperienza. Oggigiorno si è allentata la censura moralista e omofobica che caratterizzava il passato, rendendo progressivamente più facile la decisione di fare “coming out” ed esprimere la propria vera identità, per queste ragioni le persone transgender, non binarie e gender fluid hanno meno paura dello stigma sociale. Come psicoterapeuti psicologi a Torino vediamo come tali cambiamenti permettano a molti giovani di sentirsi meglio con sè stessi, di accettare la propria diversità senza che venga vissuta come “anormalità”. L’accettazione sociale è di sostegno all’accettazione di sè, anche se presso il  Centro psicologia a Torino vediamo come l’interrogarsi sulla propria identità di genere non sia mai privo di conflitti interiori e possa accompagnarsi a disagio psicologico profondo.

Le persone gender fluid possono sentire in alcuni momenti coerenza tra il genere attribuito alla nascita in corrispondenza ai propri organi genitali e la loro identità sessuale, in altri momenti percepire un cambiamento del loro essere, come ci viene spiegato nei percorsi di psicoterapia a Torino. Questo significa che una persona che ha la vagina può sentirsi donna in alcuni momenti e uomo in altri e al contrario una persona che ha il pene può percepirsi talvolta maschio e talvolta femmina. Per alcune persone gender fluid queste variazioni identitarie si verificano in più momenti della giornata, per altre con minore frequenza. Alcune donne,  possono sentire di spostarsi tra la polarità femminile verso quella mascile in corrispondenza alle variazioni biologiche legate al ciclo mestruale e dunque in relazione ai cambiamenti ormonali. All’interno della categoria gender fluid, secondo la nostra esperienza di psicoterapeuti a Torino, ci sono anche persone che percepiscono delle variazioni di identità legate all’oscillare tra il polo biggender (sentirsi nello stesso momento sia maschio che femmina) e il polo agender (non riuscire a sentirsi nè maschio nè femmina).

Come psicologi a Torino pensiamo sia importante distinguere tra le persone gender fluid e le persone transessuali che vivono una “disforia di genere” cioè che sentono un conflitto tra i propri tratti biologici e il genere a cui appartiene la loro identità. Tra i transessuali ci sono persone con attributi fisici femminili (seno, vagina, tratti somatici…) che si sentono maschio e viceversa persone con tratti maschili (barba, pene, testicoli, struttura del corpo…) che si sentono donna, vivendo dentro di sè un disagio e desiderando ardentemente appartenere al sesso opposto, come esprimono nei percorsi di psicoterapia a Torino. La disforia di genere porta infatti in molti casi queste persone a voler avviare un processo di transizione per cambiare i propri attributi sessuali, attraverso cure mediche e operazioni chirurgiche, per adattarli al sesso in cui si riconoscono. Presso il Centro psicologia a Torino vediamo che le persone gender fluid possono attraversare dei momenti in cui sentono che il loro fisico non rappresenta la loro identità ma non necessariamente vivono disforia di genere. Per le persone transessuali invece il disagio può essere molto profondo e il conflitto che vivono interiormente può causare una sofferenza che compromette in modo pesante le diverse aree della vita.

Molti giovani gender fluid cercano di adattare la propria immagine esteriore all’identità di genere che vivono in quel momento, cercano cioè di esprimere ciò che sentono interiormente attraverso l’espressione di sè visibile al mondo. Alcuni di loro raccontano in psicoterapia a Torino di cambiare abiti e accessori passando da un genere maschile ad uno femminile e viceversa. Altri preferiscono un genere neutro che meglio possa adattarsi alle loro variazioni emotive, cercano di coprire i tratti esteriori riconducibili ad un genere binario (possono ad esempio nascondere il seno attraverso fasciature). Questo per spiegare che in molti casi le persone gender fluid non sentono il bisogno di intraprendere cure ormonali e operazioni definitive ma preferiscono mostrarsi a seconda dei momenti in linea con l’espressione del lato di sè che sentono prevalente.

L’aumento del numero di persone che si definiscono gender fluid ci fa riflettere presso il Centro psicoterapia Torino sulla necessità di lasciare un ottica binaria del genere umano in direzione di una visione che consideri le variazioni di genere come direzioni di sviluppo psicosessuali naturali e sane. Quando una persona non si considera esclusivamente maschio o femmina pur identificandosi prevalentemente in un genere non è da considerarsi patologica. Come psicoterapeuti psicologi a Torino vogliamo soffermarci su diverse considerazioni a sostegno di questa visione, sia di natura psicologica che biologica che tratteremo di seguito.

All’interno del gender fluid sono presenti molte differenti personalità (sia individui sani che patologici) ma sicuramente ci sono tanti giovani che si riconoscono in questa categoria. Questo può dipendere dalla fase di sviluppo che stanno attraversando, l’adolescenza, momento di passaggio in cui si struttura la personalità e si definisce l’identità personale, anche sotto il profilo sessuale. Sentirsi indefiniti in adolescenza è normale ma in questo momento storico più che nei precedenti i ragazzi e le ragazze non sanno chi sono, la loro identità è spesso confusa.

Quello che emerge dai percorsi di sostegno alla genitorialità (terapia di coppia genitoriale) è che molti genitori hanno smesso di dare regole e porre limiti per garantire un’educazione che tuteli la libertà, e non si pongono come modelli autorevoli da seguire. Inoltre, nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino, i ragazzi di oggi non vivono un confine chiaro tra generazioni, spesso sono amici dei genitori, si sentono sullo stesso piano con gli adulti. Anche i confini relativi al ruolo di genere sono meno netti che nel passato; il ruolo di genere riguarda ciò che la società e la cultura identifica come maschile e femminile: riguardano il ruolo di una persona il suo lavoro, lo sport, le passioni e i passatempi, l’estetica, il modo di atteggiarsi e gli interessi.

Il modello educativo di oggigiorno, molto più flessibile, da un lato ha il pregio di allentare le rigidità che erano presenti nella società patriarcale e permette ai giovani di potersi esprimere più liberamente, col vantaggio di non sentirsi costretti ad essere o diventare qualcuno che non corrisponde a ciò che sentono. Ma in molti casi gli adolescenti vivono nella relazione con l’adulto di riferimento la mancanza di un contenitore emotivo che li aiuti a dare limiti al loro mondo interiore, che permetta loro di differenziare ciò che sentono e di definirsi, di capire chiaramente chi sono, come emerge nei percorsi di psicoterapia a Torino. I giovani di oggi non hanno più bisogno di opporsi perché non ci sono più i no genitoriali; sono più liberi sul piano espressivo, e anche più liberi di vivere diversi stati interiori senza limitazioni dettate dal senso di colpa; d’altra parte però senza un contorno chiaro possono sentirsi più confusi e, come riconosce lo psicologo infantile, senza i limiti è più difficile crescere e definirsi sul piano dell’ identità.

Queste considerazioni generali ci portano a pensare che per un adolescente anche la definizione di sè da un punto di vista dell’identità sessuale possa essere meno chiara, possa assumere contorni meno differenziati e più fluidi, senza che questo sia un problema. Un consiglio che può essere dato agli adulti che hanno la responsabilità di essere guida per i giovani è di porsi con un atteggiamento di tatto e cautela di fronte alla dichiarazione del figlio di appartenere al “gender fluid“. Come psicoterapeuti psicologi a Torino pensiamo che sia importante l’ascolto e l’accoglienza di ciò che vivono gli adolescenti, senza sminuire il loro punto di vista, ma riteniamo che sia necessario aiutare il ragazzo a darsi tempo per esplorare e capire chiaramente “chi è” e “qual’è” la propria direzione. Bisogna dare valore all’attesa proprio perchè  questa fascia di età, spiega lo psicologo infantile, è un momento delicato di transizione e trasformazione, sia da un punto di vista fisico che psichico. L’attenzione è comunque d’obbligo perchè alcuni disturbi legati ad una fuga dal corpo esordiscono in adolescenza e i sintomi potrebbero essere confusi dal giovane con l’appartenenza al gender fluid.  L’adulto deve affiancare e guidare il figlio senza “pilotare” le sue scelte, può aiutarlo a maturare e a definirsi, ma non decidere e controllare chi diventerà. Può essere di aiuto all’adulto la rappresentazione del maschile e del femminile come poli di un continuum, all’interno del quale il giovane debba collocarsi nel momento in cui struttura la sua singola identità.

Un approccio meno rigido che accolga le sfumature di genere arriva anche dalla medicina che ci pone delle riflessioni sulla nozione binaria del corpo maschile e feminile. La scienza smentisce l’idea comunemente accettata che maschio e femmina siano sempre nettamente distinti da un punto di vista fisico. Il sesso biologico si definisce attraverso il patrimonio genetico, gli organi genitali e il quadro ormonale globale dell’individuo. Ma ci sono persone che nascono con caratteri sessuali primari e/o secondari che non si possono definire come esclusivamente maschili o femminili, questo fenomeno si chiama intersessualità. La natura prevede diverse sfumature, da individuo a individuo e in un numero rilevante di casi presenta un aspetto somatico del genere diverso. Nelle persone intersessuali può essere alterato il corredo cromosomico, possono esserci variazioni fisiche rispetto ai genitali, alle gonadi, ai maker genetici, possono essere modificati il quadro ormonale e gli organi riproduttivi, anche l’aspetto fisico in generale della persona può non corrispondere alle fattezze tipiche maschili o femminili. La scienza ci dice anche che non tutte le forme di intersessualità sono riconoscibili alla nascita, ad esempio le variazioni ormonali si evidenziano durante la pubertà. Alcune persone intersessuali non sanno di esserlo perché le loro differenze riguardano alterazioni genetiche che non sono visibili ad occhio nudo.

Dunque le persone intersessuali mostrano variazioni nello sviluppo sessuale che non rientrano in un’ottica binaria, ma queste differenze non minacciano minimamente la salute. Molto spesso in questi casi il bambino riconosciuto come intersessuale alla nascita subisce trattamenti medici anche molto invasivi per adattare il suo aspetto all’idea di “normalità” socialmente accettata. Tali interventi possono causare conseguenze traumatiche sia da un punto di vista fisico che psicologico e condizionare la vita sessuale futura.

Come psicoterapeuti psicologi a Torino pensiamo che se la nostra cultura accettasse le sfumature e le differenze di cui sono portatrici le persone gender fluid da un punto di vista psicologico e le persone intersessuali da un punto di vista biologico, sicuramente si eviterebbe molta sofferenza. Presso il Centro psicologia Torino auspichiamo che la “medicina di genere” sia sempre più interessata a rispettare le differenze organiche legate alla sfera sessuale piuttosto che cercare di eliminarle e sia sempre più attenta ad adattare le cure alle differenze tra persona e persona. Speriamo che anche la psicologia possa evolvere in questa direzione per favorire una cultura dell’integrazione e dell’accettazione delle diversità.

E’ possibile rivolgersi presso il Centro psicoterapia Torino se si desidera affrontare i temi legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere. La richiesta d’aiuto può arrivare dalla singola persona che sente di voler comprendere meglio sè stessa ed elaborare eventuali conflitti interiori che generano ansia, depressione o problemi relazionali, e nella nostra esperienza di psicoterapeuti a Torino talvolta sono i genitori a sentire il bisogno di un confronto su queste tematiche per poter sostenere e aiutare nel miglior modo i propri figli che stanno attraversando un momento difficile. Quando nello specifico il disagio psicologico è legato alla disforia di genere offriamo un primo colloquio per comprendere insieme alla persona che tipo di intervento terapeutico sia più utile nel suo caso e dove rivolgersi per riceverlo, se presso il nostro Centro o in altra sede, quando infatti si sia già presa la decisione di avviare un percorso di transizione ormonale e chirurgica per acquisire l’identità del proprio genere riteniamo più opportuno inviare la persona presso i servizi preposti, per una presa in carico globale sia da un punto di vista organico che psicologico.

 

 

 

Una vita dentro la stanza: il caso degli ikikomori

L’enorme sviluppo tecnologico degli ultimi anni ha portato a nuove prospettive sociali ed economiche che, nel caso specifico dei mezzi di telecomunicazioni, ha incentivato e strutturato in modo sempre più complesso le reti sociali e aumentato esponenzialmente le possibilità di contatto telematico. Come Centro psicoterapia Torino osserviamo come internet abbia reso possibile ampliare e complessificare la sfera relazionale delle persone anche se l’aumento esponenziale dei rapporti si è accompagnato ad un ritmo più veloce di nascita e morte delle relazioni stesse. Risultato di questo repentino aumento di rapporti è una maggiore pressione sociale, testimone del fatto che ad oggi il non avere un’adeguata rete di contatti potrebbe essere visto come fattore negativo nell’entrata in categorie socialmente accettate e condivise positivamente dalla società, questo soprattutto tra i giovani, osserva lo psicologo infantile a Torino.

Da questa prospettiva post-moderna, intrisa da ricerca di socialità e dalla pressione che da essa deriva nasce in Giappone una nuova categorie di persone, che si definisce con il termine “Hikikomori”. Come Centro psicoterapia Torino abbiamo deciso di occuparci in questo articolo del fenomeno perchè intravvediamo diverse correlazioni tra lo stile di vita degli hikikomori e quello di ragazzi adolescenti che hanno mostrato sofferenza psicologica e le cui famiglie si sono rivolte a noi per ricevere consulenza dallo psicologo infantile e dell’adolescenza e capire come intervenire a supporto del figlio.
Il significato del termine Hikikomori, derivante dal giapponese, significa letteralmente “stare a disparte o isolarsi”. Con tale terminologia si intendono quei soggetti che nella vita scelgono di ritirarsi dalla vita sociale, rintanandosi in spazi circoscritti ad un appartamento o, in altri casi, alla propria camera da letto.
Nella maggioranza dei casi si fa riferimento ad adolescenti o giovani adulti che, a causa di determinati valori sociali o culturali, scelgono deliberatamente di annullare del tutto la loro vita sociale nel mondo reale, andando in direzione di un ritiro estremo nei confronti della vita.
Componente principale del fenomeno sta nella sua completa scelta, infatti i soggetti hikikomori vogliono spontaneamente adoperare “l’auto-reclusione”, decidendo del tutto deliberatamente di non uscire da casa, isolandosi in spazi circoscritti alla propria camera per periodi superiori a sei mesi, con possibilità di permanenza anche fino ad un anno, in condizioni di dipendenza economica dalla famiglia d’origine.
Studiando il fenomeno come Centro psicologia Torino rileviamo che l’ambiente scelto per l’auto-reclusione diventa teatro della loro quotidianità e all’occorrente la propria camera svolge la funzione sia di stanza da letto che di sala da pranzo, si riducono al minimo o addirittura sono del tutto assenti  i contatti con i propri familiari e amici. Un ruolo centrale nella vita di unragazzo ikikomori è dato ai mezzi di comunicazione telematica, l’uso della tecnologia attraverso internet e i social occupa molto tempo della sua vita. Si interrompe del tutto la frequenza scolastica e sociale, creando una forte correlazione del disturbo con l’abbandono scolastico e, secondo la nostra esperienza di psicologi a Torino, questa scelta trascina con sé un’enorme solitudine. Tali soggetti con il loro stile di vita tendono, nella maggior parte dei casi, a invertire il ritmo giorno-notte.
Tra i dati raccolti sulle caratteristiche fisiologiche e culturali dei soggetti che danno vita al fenomeno Hikikomori, che riteniamo come psicologi a Torino, possa nascondere un disturbo di natura emotiva, vi è un’età anagrafica che oscilla tra i 14 e i 30 anni, andando a caratterizzare un arco di possibile incidenza che va dalla pre-adolescenza fino ad inglobare anche i cosiddetti “giovani adulti”. L’estrazione sociale viene ravvisata in quella medio-alta, specificatamente con maggior influenza rispetto al genere maschile e figli unici; tra le caratteristiche analizzate dallo psicologo infantile a Torino, più sorprendente vi è quella di essere solitamente figli di una famiglia altolocata e molto istruita.

Cause del disturbo

Analizzando il fenomeno come Centro psicologia clinica Torino emerge come gli ikikomori seppure adoperino un ritiro netto dalla società del mondo reale, riescono comunque ad essere sovra-collegati attraverso tutti i meccanismi telematici del momento. Questi ragazzi scelgono dunque di evitare i rapporti reali e fisici con le altre persone e prediligono le relazioni di natura virtuale. Si potrebbe pensare che il ritiro dalla società sia conseguenza dell’utilizzo assiduo dei terminali e di internet, come se si trattasse di una dipendenza da internet, ma come psicoterapeuti psicologi a Torino pensiamo che le ragioni profonde della chiusura precedano l’utilizzo massiccio dei social.

Dagli studi degli hikikomori presso il Centro psicoterapia a Torino sembra che in Giappone, dove il fenomeno ha avuto esordio, siano presenti delle specifiche caratteristiche sociali quali: una cultura dai tratti molto competitivi sostenuta da rigide classi sociali e un senso dell’onore che assume valore assoluto e la cui perdita mina la propria identità. Come psicoterapeuti psicologi a Torino riteniamo che tale pressione sociale, causa di forte ansia, sia alla base del ritiro nel privato di molti adolescenti, non in grado di sostenere la competizione costante data dai valori sociali della loro cultura; in molti casi questi adolescenti sono anche in conflitto con tali valori tradizionali che suscitano rabbia e rifiuto. La difficoltà a realizzarsi socialmente sembra essere all’origine della fuga-opposizione degli ikikomori, una protesta silenziosa che comporta però una masochistica rinuncia alla vita relazionale, ritiene lo psicologo infantile a Torino. Non è una casualità il fatto che il fenomeno degli ikikomori in Giappone sia nato da un periodo di pressione sociale e di precarietà inerente non solo il mondo del lavoro ma anche quello familiare e dei valori culturali. Come psicoterapeuti a Torino ipotizziamo che il disturbo potrebbe nascondere una forte ribellione verso il conformismo e l’omogeneità dei valori che vira con forte pressione verso la produttività e l’annullamento dell’individualità. Ed ecco che la via virtuale risulta l’unica possibilità di salvezza nei confronti di una società che non fa per questi giovani, troppo veloce, troppo produttiva e pressante.

Lo psicologo infantile del nostro centro, esperto in adolescenza, vede nella scelta degli ikikomori la presenza di differenti componenti psicologiche, senza che il disturbo possa completamente sovrapporsi ad una di esse. Certamente sono ravvisabili tratti depressivi nella rinuncia all’appartenenza ai gruppi di pari e agli ambienti da loro frequentati, così come elementi fobici che sostengono l’evitamento dei rapporti reali, caratteristiche queste di cui si occupa il Centro psicoterapia Torino nel lavoro di terapia familiare. Ma il fenomeno appare molto complesso e non può essere ridotto solo ad una espressione sintomatologica della depressione o dei disturbi fobici di personalità, pensiamo invece che la pulsione all’isolamento derivi soprattutto dalla pressione alla realizzazione sociale, molto presente in Giappone ma tipica delle società capitalistiche, ecco perché osserviamo un diffondersi di comportamenti di chiusura simili a quelli degli ikikomori anche nella nostra società negli ultimi anni. Lo psicologo infantile a Torino ci ricorda come l’adolescenza sia una fase di sviluppo della personalità che espone molto al desiderio di piacere all’altro e alla paura di non riuscire a realizzare le proprie e le altrui aspettative sociali.

Come psicologi a Torino pensiamo che la scelta di appartenere alla categoria degli ikikomori possa essere un modo per sentirsi parte di un gruppo e riconoscere come proprie le caratteristiche che ne definiscono i membri, si tratterebbe di un modo per rafforzare la propria identità.  Come psicologi psicoterapeuti che si occupano di adolescenza ci viene riferito dai ragazzi in psicoterapia a Torino che tramite internet riescono a ricevere  poche o nessuna pressione derivante dall’ambiente circostante, riuscendo a costruirsi identità e routine adatte a loro e riuscendo a bypassare le forti componenti sociali di pressione quotidiana. Il gruppo formato attraverso internet è un gruppo che crea identità e coesione, unito e che riesce a rassicurare i soggetti che vi appartengono rispetto alle enormi adempienze che pensano di avere verso il mondo circostante, riferisce lo psicologo infantile a Torino.

Guardando alla nostra esperienza clinica con adolescenti che si sono rivolti al Centro psicoterapia Torino con le loro famiglie a seguito di un graduale isolamento relazionale, riteniamo che i punti di contatto con il fenomeno degli ikikomori siano molti, non vogliamo però sovrapporre i casi anche perchè è necessario tenere presenti le differenze culturali tra la società giapponese e la nostra. Inoltre i ragazzi che hanno richiesto un aiuto attraverso un percorso di psicoterapia Torino, sentivano di vivere un malessere e non si riconoscevano in un gruppo di appartenenza come quello degli ikikomori. La loro chiusura è stata più una necessità che una scelta dal loro punto di vista, spiega lo psicologo infantile a Torino, un mezzo per compensare difficoltà di rapporto con il mondo esterno alla famiglia.

Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino riteniamo che non sia da tralasciare nell’ultimo periodo storico una forte componente fobico- depressiva collegata alla pandemia da Coronavirus 19, che ha contribuito a promuovere chiusure affettive e incapacità nel mantenere una sana vita relazionale per molte persone. Il lockdown, l’uso dei sistemi protettivi e le forme di limitazione collettiva hanno sicuramente sostenuto la tendenza dei soggetti con difficoltà relazionali a restare chiusi in casa, promuovendo i rapporti virtuali a discapito di quelli reali. Il mondo fuori dalla stanza, vivere cioè rinchiusi intrattenendo per lo più contatti via internet può nascondere, secondo la nostra esperienza di psicologi a Torino un disturbo di natura psicologica e rivolgendoci ai genitori di adolescenti che mostrano tendenze comportamentali di questo tipo, consigliamo di non sottovalutare la situazione. Se non si interviene tempestivamente in questi casi, il soggetto che ha la tendenza all’isolamento può consolidare problematiche di natura fobica, depressiva o di dipendenza dai mezzi tecnologici. In questo specifico momento storico le conseguenze della pandemia da Covid-19, pensiamo come psicoterapeuti a Torino, che sia peggiorata la situazione dei soggetti a rischio di questi disturbi, poiché oltre alle già citate pressioni sociali, che in passato erano tra le principali cause di evitamento dei rapporti, avvertite come insormontabili da molti adolescenti, va ad aggiungersi anche la paura del virus.

Psicoterapia e interventi terapeutici.

La presa in carico terapeutica di un soggetto affetto da sintomi di chiusura rispetto al mondo esterno non è semplice e nasconde al suo interno tante complessità e difficoltà. In primo luogo, come psicologi a Torino, riteniamo necessario in questi casi operare un’attenta valutazione del disturbo, per arrivare ad una diagnosi e comprendere quale tipo di struttura di personalità sia presente dietro alla problematica presentata, in tal modo sarà possibile decidere il tipo di intervento più idoneo per la persona. In alcuni casi sarà opportuno offrire un lavoro di sostegno alla famiglia (con gli adolescenti di sostegno alla genitorialità) per favorire l’instaurarsi di dinamiche relazionali che aiutino il soggetto e non favoriscano l’isolamento, in altri casi la psicoterapia individuale a Torino può aiutare il paziente a riacquistare il desiderio di aprirsi al mondo esterno, mentre nelle situazioni che presentano maggior complessità è necessario un invio da parte nostra a strutture più idonee a trattare la patologia.

Per esperienza lo psicologo infantile a Torino sa che in molti di questi casi i ragazzi che hanno bisogno di psicoterapia non si indirizzano autonomamente verso una richiesta di aiuto da parte di uno psicologo psicoterapeuta poiché questa possibilità non è prevista nel loro mondo, circoscritto alla propria stanza. Molti di questi adolescenti non riconoscono di avere un problema che li ha portati alla chiusura, possono soffrire di un disturbo dell’umore, ma sentirsi più sicuri rimanendo chiusi in casa che all’idea di affrontare la relazione con il mondo esterno di cui sentono la pressione sociale. Presso il Centro psicologia Torino vediamo come molti di loro vivono la reclusione come una soluzione ai loro problemi più che il problema stesso da mettere in discussione. Dalla nostra esperienza di psicoterapia a Torino emerge come un ragazzo che arriva a chiudersi in casa sta portando avanti il tentativo di sottrarsi allo sguardo dell’altro, riuscendo nell’impresa di diventare invisibile. Spesso infatti tali comportamenti nascondono paura e vergogna, che sono diventati intollerabili per il soggetto in difficoltà. Solo nel tempo, quando si riesce a creare una buona alleanza terapeutica all’interno di un percorso di psicoterapia a Torino il paziente arriva a riconoscere il disagio emotivo che lo ha portato a chiudersi e il desiderio di avere rapporti in carne ed ossa che gli permettano di riscoprire il piacere di una relazione, sentendosi sufficientemente forti da sopportare l’eventuale imbarazzo e le sue paure.

Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino chi viene allarmato dal comportamento di chiusura solitamente è il nucleo familiare del soggetto che sceglie l’isolamento. Assistendo ogni giorno alla chiusura del figlio, molti genitori cercano di indirizzarlo ad un aiuto funzionale e concreto chiedendo una consulenza presso il Centro psicoterapia Torino. L’intervento terapeutico classico prevede la presa in carico psicoterapeutica del ragazzo presso il nostro centro attraverso colloqui di persona, ma con soggetti che fanno molta fatica a recarsi in studio si possono valutare approcci differenti.  Nei casi in cui si ritenga opportuno per la cura, lo psicoterapeuta a Torino può decidere di muoversi verso il paziente attraverso delle strategie che gli consentano  di digerire poco a poco la sua presenza per poi assimilarla e finalmente accettarla. Uno dei mezzi di comunicazione utilizzati dal soggetto per rendersi invisibile agli occhi degli altri potrà essere utilizzato per trovare un contatto con lui, quello di internet, attraverso sedute via skype o videochiamate. Attraverso i mezzi di comunicazione telematica sarà possibile avere un avvicinamento in un terreno “neutrale” per il soggetto. Ma in questi casi la terapia attraverso skype viene utilizzata solo in un primo momento, per creare la relazione, l’obiettivo resta quello di aiutare il soggetto ad uscire di casa, anche per recarasi in studio a fare la psicoterapia a Torino. Lo psicologo all’interno delle sedute aiuterà la persona a riflettere sull’idea che ha di sè, sull’autostima, sul perchè sia arrivata ad operare un ritiro tanto estremo dalla società. Tale lavoro non avverrà in modo semplice e lineare, ma sarà caratterizzato da silenzi, fastidi, umore depresso che accompagneranno soprattutto inizialmente le sedute. Come psicologi a Torino sappiamo che in questi casi è necessario prendersi del tempo, perchè i cambiamenti non sono veloci e richiedono un periodo sufficiente di elaborazione per affrontare l’ansia e i pensieri depressivi che spesso hanno portato alla chiusura del soggetto.

 

 

 

 

 

 

 

La psicoterapia attraverso lo schermo

La psicoterapia online

Come la maggior parte delle professioni svolte attraverso modalità vis-a-vis, anche la psicoterapia si trova, all’ombra del distanziamento sociale causato dalla pandemia del covid 19, a dover trovare e attuare nuove tecniche e modalità per poter esperire ugualmente e nel migliore dei modi la sua funzione; sotto la spinta di tale situazione di emergenza la terapia attraverso Skype, videochiamata e altre modalità a distanza si sta diffondendo sempre di più, perché riesce a coniugare la tecnica della psicoterapia con il bisogno di ricevere cure senza dover attuare spostamenti fisici, per raggiungere lo studio del professionista psicologo psicoterapeuta a Torino, nel nostro caso.

In concomitanza con l’enorme rivoluzione digitale e con tutti i cambiamenti apportati da essa, si sta osservando già negli ultimi anni ad un grande sviluppo dell’utilizzo dei servizi telematici a distanza nell’ambito dell’assistenza sanitaria, che porta con sé timori e confronti. Seppur già in uso prima dell’emergenza coronavirus, la possibilità di utilizzare tecniche e modalità psicoterapiche attraverso mezzi come videochiamate e telefonate è stato sempre al centro del dibattito tra i professionisti del settore.

I dubbi che nascono rispetto all’utilizzo di modalità che non vertano esclusivamente sulla seduta “fisica” fanno fronte nella maggior parte dei casi alle paure e timori inerenti l’effettivo coinvolgimento terapeutico e di come la psicoterapia online possa preservare o meno la stessa efficacia che si osserva nella pratica vis-a-vis. Chi tra i professionisti è più conservatore rispetto alla tecnica si domanda, con ragionevole dubbio, se si possa ottenere lo stesso risultato, quanto possa essere utile spingersi rispetto ai confini del setting e che tipo di impatto abbia sulla mente sia del terapeuta psicologo che del paziente la psicoterapia online.

Alla luce di tali problematiche, intrise anche di un senso prettamente tradizionalista, che storicamente investe la figura dello psicoterapeuta, nei più scettici restano dei dubbi sulla terapia online, in particolare c’è il timore che non favorisca un’adeguata vicinanza emotiva, interferendo con i processi empatici alla base dell’efficacia terapeutica. Quello che abbiamo constatato nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino attraverso la psicoterapia a distanza con l’uso di skype, videochiamate, telefonate, ecc, è che l’efficacia dipende molto da persona a persona, dalle caratteristiche soggettive caratteriali di chi ne usufruisce, da quanto il paziente riesce “ad affidarsi” alla relazione terapeutica, anche se non di persona. L’efficacia dipende anche dallo psicoterapeuta psicologo che utilizza tale mezzo, dalla sua sicurezza data dall’esperienza, che influenza il modo di relazionarsi al paziente, da quanto riesca a declinare la tecnica della psicoterapia ad un mezzo diverso con la capacità di cogliere comunque tutti gli aspetti della comunicazione verbale concentrati sul volto della persona, nella voce, nei comportamenti, più che sul corpo, meno visibile nei colloqui psicologici con videochiamate.

La psicoterapia online mediata dallo schermo può far apparire “appiattita” la persona dall’altra parte come se si perdesse la tridimensionalità, alcuni pazienti sentono che manca il rapporto anche con l’ambiente, lo studio del terapeuta che diviene un “luogo sicuro” nell’esperienza chi fa psicoterapia vis a vi da tempo; anche il tempo del prima e del dopo seduta svolge una funzione terapeutica per alcune persone, che sentono che nel percorrere fisicamente il tragitto per raggiungere lo studio dello psicologo a Torino, nel nostro caso, iniziano a formulare pensieri e riflessioni sulla seduta che avverrà di lì a breve oppure nel tragitto di ritorno ripensano alle comunicazioni fatte con il terapeuta. Per alcuni pazienti le sedute psicologiche attraverso le videochiamate rendono più difficile la concentrazione perché trovandosi in un altro ambiente rispetto allo studio del professionista si distraggono più facilmente oppure sentono in casa loro più minata la privacy, se fuori dalla stanza ci sono dei familiari.

Ci sono altresì persone che sentono pesanti gli spostamenti e preferiscono per ragioni di lavoro e di poco tempo affidarsi alla psicoterapia online, più in linea con le loro necessità quotidiane, si tratta di un buon modo per prendersi cura di sé senza rinunciare ai loro impegni. Per alcuni pazienti è perfino più rassicurante fare una seduta via skype o videochiamata da casa propria piuttosto che doversi recare settimanalmente fuori dai propri ambienti familiari; pensiamo anche a chi trovandosi in piccoli centri non ha la possibilità di trovare uno studio di psicoterapia vicino, oppure a chi è soggetto a viaggi di lavoro e non può mantenere una costanza nella regolarità degli appuntamenti di persona o ancora a chi vive all’estero e cerca un terapeuta italiano per iniziare una psicoterapia, dal momento che risulta più semplice lasciarsi andare emotivamente se si parla la propria lingua. In alcuni tipi di disturbo inoltre, come alcune fobie, l’approccio della psicoterapia a distanza è più rassicurante perché la persona ha molte resistenze alla relazione e ai contatti intimi su un piano emotivo, ragione per cui si sente più protetta e meno esposta dietro allo schermo, paure queste che vanno affrontate nel lavoro terapeutico e non evitate, ma talvolta possono ostacolare e rinviare all’infinito l’inizio del lavoro di persona.

C’è anche da considerare che la maggior parte delle nuove generazioni hanno avuto un’abbondante e diretta familiarizzazione con le nuove tecnologie, con le diverse sfaccettature dei device informatici ad esse collegate e che, in una prospettiva prettamente moderna, porterebbero a quel fenomeno che viene chiamato “Empatia Digitale”. Con tale terminologia andiamo ad intendere la capacità da parte di una persona di prendersi cura degli altri, nonché esprimere in modo diretto e immediato pensieri, emozioni e sensazioni attraverso i canali digitali, facendo a meno dei caratteristici indicatori sociali dell’empatia sociale che invece fondano la loro essenza e natura sul contatto e sulla presenza fisica.

Su queste basi quindi può essere davvero pensata attraverso la terapia tramite skype, videochiamate, una modalità che non sostituisca del tutto quella classica, bensì la affianchi nel processo, una possibilità diversa attraverso colloqui psicologici a distanza, che per molte persone risulta altrettanto efficace.

Potenzialità del servizio

Tra gli aspetti positivi di una psicoterapia online attuata attraverso mezzi a distanza vi sono sicuramente quelli inerenti all’accessibilità del servizio.

Pendolari, lavoratori, famiglie i cui membri si trovino posti diversi possono comunque intraprendere e non mancare alla seduta terapeutica. Come centro di psicoterapia a Torino ci è capitato ad esempio di riuscire a coinvolgere nel percorso terapeutico del figlio anche il genitore che abita a distanza e non potrebbe assicurare la sua presenza costante con lo psicologo psicoterapeuta a Torino, ma desidera fare dei colloqui di sostegno alla genitorialità ed essere messo al corrente del procedere della psicoterapia a Torino del figlio. Tale processo di coinvolgimento di entrambe le figure genitoriali in alcuni casi ha fatto la differenza nel migliorare le relazioni all’interno della famiglia e nel rendere più efficace la terapia del minore e i suoi progressi, riporta lo psicologo infantile. Lo stesso valore aggiunto della terapia con videochiamata lo abbiamo ritrovato in alcuni percorsi di terapia di coppia resi possibili proprio dal mezzo tecnologico perché i due partner pur trovandosi fisicamente in due città diverse hanno avuto la possibilità di ritrovarsi nelle sedute con lo psicologo psicoterapeuta a Torino e di nutrire la loro relazione a distanza che si trovava in crisi, attraverso il confronto e l’elaborazione dei conflitti. Il servizio della psicoterapia on line offre maggiore accessibilità anche persone con mobilità limitata, a chi per malattia e infortunio non può lasciare facilmente il proprio ambiente domestico; in tal senso durante il periodo del lockdown a causa dell’epidemia del covid 19 in Italia, molti percorsi di psicoterapia a Torino hanno avuto la possibilità di continuare anche a distanza, in un momento storico difficile, dove le paure, l’ansia e i problemi pratici erano in crescita e quindi interrompere le sedute e ritrovarsi da soli in un frangente difficile e fuori dal comune, sarebbe stato per alcune persone molto disorientante.

La psicoterapia online sì coniuga bene con qualsivoglia restrizione temporale, elemento prezioso allo stile di vita della nostra società, è adatto a chi vive in luoghi difficilmente raggiungibili o isolati o chi, per esempio, si è trasferito all’estero ma preferisce tenere un contatto culturale e linguistico con un professionista del proprio paese natale e magari ha la prospettiva di proseguire la psicoterapia a Torino al suo rientro. Presso il Centro psicologia a Torino arrivano spesso richieste da parte di adolescenti e giovani adulti che si sono trasferiti nella nostra città dal sud Italia per ragioni di studio all’Università e che continuano il lavoro terapeutico anche una volta laureati e trovato lavoro altrove, attraverso le sedute con videochiamate a distanza; studenti che chiedono di essere aiutati ad ambientarsi in una città diversa dalla loro e di ricevere sostegno nel passaggio difficile dalla vita in famiglia all’autonomia, passaggio obbligato per chi sceglie gli studi in una Università fuori sede. Talvolta il piano di studi  di questi studenti prevede anche un periodo all’estero che renderebbe difficile il proseguo di una psicoterapia classica.

Tramite un servizio di psicoterapia online il fattore facilmente superabile è quello della vergogna, avvertita di meno da parte dei pazienti, in quanto il contatto mediato dallo schermo crea meno disagio e invoglia più facilmente alcune persone ad avere il primo approccio con uno psicologo psicoterapeuta a Torino. Questo processo risulta fondamentale anche per quegli adolescenti che, tra le possibili problematiche, possono avere quella di provare timore e vergogna di uscire di casa e relazionarsi con altre persone. Ecco allora che la terapia a distanza diventa un’ottima potenzialità e un ottimo ponte per incoraggiare e dare una mano a quei soggetti che si sentono molto a disagio in condizioni di socialità.

Alcune persone invece hanno paura ad iniziare un percorso terapeutico classico perché temono a lasciarsi andare, a far emergere parti di sé irrazionali della mente che vengono percepite come una minaccia, hanno paura di perdere il controllo: in questi casi iniziare con una terapia online a Torino risulta più semplice perché lo schermo e la distanza fanno risultare la relazione su un piano più razionale. La regressione, elemento importante nella psicoterapia classica, può essere raggiunta più gradualmente nel tempo, quando si è instaurata la fiducia con lo psicologo psicoterapeuta a Torino e si può decidere di proseguire la terapia in studio. In altri casi si continua a lavorare con la psicoterapia a distanza, ma si riescono ad abbassare le difese gradualmente anche restando comodamente a casa propria.

Efficacia

Trattandosi di un mezzo relativamente recente, il cui utilizzo si è accresciuto solo negli ultimi anni, all’interno della comunità scientifica ci si confronta molto sul tema dell’efficacia della terapia online. Con il termine efficacia andiamo a intendere quella capacità di produrre l’effetto e i risultati voluti o sperati. Come psicoterapeuti psicologi a Torino valutiamo l’efficacia di un intervento attraverso il risultato finale ottenuto con il paziente rispetto alla sua domanda iniziale e ai sintomi presentati nei primi colloqui clinici di diagnosi.

La terapia online attraverso videochiamata riesce a preservare la stessa efficacia di una terapia condotta vis-a-vis? La mancanza di contatto può ostacolarne la buona riuscita? Quali sono i punti fondamentali su cui il terapeuta può basarsi saldamente in modo tale da condurre un’ottima terapia attraverso meccanismi telematici a distanza? Questi sono alcuni degli interrogativi posti in evidenza dalla comunità psicoterapeutica che hanno portato ben presto ad una grande mole di ricerche scientifiche in psicologia clinica in merito all’efficacia della terapia online.

Dalle ricerche si evince come a livello qualitativo vi siano punti positivi, andando a vedere come l’efficacia della terapia viene preservata anche all’interno della comunicazione a distanza. Questi i risultati generali ma presso il Centro psicologia Torino tendiamo a valutare caso per caso l’opportunità o meno di iniziare un percorso di psicoterapia attraverso Skype. Tra le basi fondamentali a garantire buoni risultati ci sono dei fattori interni alla stessa psicoterapia come quello dell’alleanza terapeutica. Con questa terminologia andiamo ad indicare l’esplicita condivisione di obiettivi da parte di paziente e terapeuta, la definizione dei compiti reciproci dall’inizio del trattamento e la costituzione di un legame affettivo tra i due, soprattutto caratterizzato da fiducia e rispetto.  L’alleanza terapeutica rappresenta il sine qua non dell’efficacia psicoterapeutica sia a livello di contatto a distanza, sia a livello di contatto ravvicinato, secondo l’esperienza presso il Centro di psicoterapia a Torino. Tramite l’alleanza paziente e terapeuta creano e rappresentano in sincrono il campo psicologico su cui poi andranno ad investire emozioni, sentimenti e riflessioni su cui si poggerà l’interno setting terapeutico. Il compito dello psicologo psicoterapeuta a Torino in una terapia online sarà quello di consentire, attraverso lo svolgersi e il co-crearsi di questo campo, l’analisi delle dinamiche relazionali che si attivano anche in una normale psicoterapia vis-a-vis, come quello del transfert e del contro-transfert. Con transfert si intendono le emozioni che vive il paziente nei confronti dello psicoterapeuta, consapevolmente e inconsapevolmente, legate sia agli elementi della realtà del loro rapporto, sia alle proiezioni legate al mondo interno e alla storia del paziente; con controtransfert intendiamo i vissuti che si attivano nello psicoterapeuta dalla relazione con il paziente e dalla cui analisi il professionista è in grado di comprendere elementi importanti alla terapia. I dati di ricerca hanno ripetutamente dimostrato come l’alleanza terapeutica sia un potente fattore predittivo dell’esito del trattamento psicoterapeutico e rappresenta infatti il fattore aspecifico con maggiore capacità di predire il buon esito del trattamento, configurandosi così come un nucleo concettuale e clinico di estrema rilevanza.

Il Centro di Psicoterapia e Psicologia Clinica a Torino si è ormai aperto da anni nel campo delle psicoterapie a distanza, attraverso la terapia tramite skype, videochiamate, a volte telefonate. Tale esperienza è tornata utile durante il periodo della chiusura delle attività per la necessità del distanziamento sociale nella lotta al coronavirus, permettendo di garantire i servizi anche a distanza.Consapevoli del fatto che sicuramente una clinica online non possa andare a sostituire una clinica vis-a-vis come psicoterapeuti psicologi a Torino crediamo fortemente nel suo affiancamento.Attraverso Skype o Whatsapp le terapie vengono esplicate nel migliore dei modi, osservando netti miglioramenti e apprezzamento anche per questa nuova forma di psicoterapia, tanto più alla mano quanto difficile da elaborare nel pensiero collettivo. Questo vale per la maggior parte dei pazienti ma non per tutti, stimolandoci nella riflessione in divenire sul tema della terapia online.

Bambini, corona virus e quarantena

Nella lotta alla prevenzione dal contagio di coronavirus le famiglie si sono viste obbligate alla quarantena e i bambini, costretti a rimanere a casa, sono stati tra i soggetti maggiormente destabilizzati, spiega lo psicologo infantile del Centro psicoterapia a Torino. L’infanzia, contraddistinta dalla fase evolutiva, risulta essere tra le categorie più debilitate dalla situazione di perenne attesa e dall’impossibilità di muoversi liberamente imposta dal lockdown. L’imperativo “rimani a casa”, con il limite, necessario dal punto di vista sanitario, di vivere tra le quattro mura domestiche, crea un paradosso rispetto alle normali attività che un bambino necessita nei primi anni di vita.
L’infanzia, spiega lo psicologo infantile a Torino, è l’età maggiormente caratterizzata dal bisogno di movimento, costituita da esperienze fatte di sensazioni, percezioni, tentativi e fallimenti, che fanno sì che il bambino, tra le attività potenzialmente maturative, vada a ricercare quelle esplorative e di azione. La possibilità di muoversi permettere al bambino di scaricare la tensione, infatti il suo apparato mentale ancora immaturo non è in grado di contenere l’affettività che viene espressa attraverso il corpo. Mente e corpo sono profondamente uniti e si influenzano a vicenda, elemento questo di base della psicologia infantile.
L’esplorazione è componente fondamentale dei primi anni di vita, in cui il minore si addentra nella scoperta del mondo esterno, nel contatto con i grandi e con i pari, andando attimo dopo attimo ad esprimere la sua personalità e a costruire le basi dell’ identità. Gioco, contatto ed esplorazione sono le componenti principali della costituzione psichica del bambino, alimentate maggiormente da un contesto di serenità e di scambio reciproco con l’altro, spiega lo psicologo infantile a Torino. Dove la possibilità di esprimersi attraverso queste modalità venga a mancare, possono insorgere nel bambino dei comportamenti atipici, dovuti alla repressione prolungata del bisogno di muoversi e di esplorare, con conseguenze di disagio sia a livello fisico che psicologico.
Seppur le misure della quarantena dopo il 4 maggio sono state gradualmente attenuate, presso il Centro psicoterapia Torino sono arrivate richieste di consulenza psicologica (counseling psicologico) da parte di genitori preoccupati per problematiche insorte nei loro figli a seguito dell’impossibilità prolungata ad uscire da casa. La routine quotidiana che favoriva l’adattamento del bambino al suo contesto ambientale e relazionale è stata sconvolta dalle misure restrittive, i genitori si riferiscono alla mancanza della scuola e degli altri ambienti di socializzazione a cui i figli erano abituati nelle loro attività ricreative, la mancanza di sfoghi fisici attraverso lo sport e le attività all’aperto. Il gioco, il movimento, la relazione con i pari andavano a strutturare una parte fondamentale dell’esperienza maturativa del bambino che, come un fulmine al ciel sereno, si è vista tolta all’improvviso dalla quarantena obbligata.
Rispondere a questa mancanza di stimoli dipende soggettivamente dalla personalità del bambino. Bambini fisiologicamente meno fisici e che amano attività più tranquille, come ad esempio disegnare, potranno soffrire di meno della mancanza di attività esterne al nucleo familiare, mentre bambini più predisposti fisiologicamente all’azione possono esserne maggiormente turbati. Tra le conseguenze che vediamo come psicoterapeuti psicologi a Torino sono possibili comportamenti di regressione o di aggressività. Il bambino può tornare a manifestare comportamenti riferiti a periodi precedenti d’età o avere manifestazioni aggressive nei confronti di cose e persone, che si evidenziano soprattutto nei più piccoli. Ma lo psicologo infantile indica tra i sintomi che possono emergere in età scolare anche la difficoltà di attenzione e concentrazione a seguito della situazione stressante del lockdown, ecco perché la didattica a distanza può non essere adatta a tutti i bambini; alcuni genitori riportano la fatica da parte dei propri figli a seguire le lezioni online, con l’emergere di atteggiamenti di dipendenza e maggior bisogno di essere affiancati nell’esecuzione dei compiti, atteggiamenti questi presenti anche in bambini che avevano raggiunto un maggior grado di autonomia prima dell’emergenza covid 19 e della conseguente quarantena.
Fondamentale per fronteggiare tali problematiche sarà la predisposizione genitoriale nel comprendere appieno quello che il bambino segnala tramite questi comportamenti.
Tra i problemi da ricondursi a questo stato di disagio, differenti anche in base all’età, che potrebbero essere osservati dai genitori, possiamo annoverare:
• Tornare a dormire con mamma e papà
• Enuresi. Pipì non controllata e fatta addosso.
• Encopresi. Cacca non controllata e fatta addosso.
• Forte irritabilità.
• Somatizzazione tramite mal di testa o mal di pancia che sono testimonianza dell’ansia percepita dal bambino.
• Problemi di sonno e incubi notturni.
• Problemi alimentari.
• Difficoltà di attenzione e concentrazione.
• Difficoltà relazionali in famiglia.

L’isolamento forzato e l’impossibilità di relazioni con i pari porta ad un maggiore disagio da parte dei bambini, perennemente frustrati e impotenti di fronte a quello che accade nel “mondo dei grandi”.
Importante sarà il comportamento dei genitori che dovranno ben comprendere come certi atteggiamenti non siano normali capricci, ma sintomi di frustrazione che possono essere elaborati dal bambino solo nel momento in cui verranno compresi dal genitore attraverso una profonda empatia.
Come psicoterapeuta a Torino che lavora con l’infanzia ritengo inoltre che i bambini siano estremamente sensibili al clima emotivo che si crea in famiglia e in questa fase di chiusura verso il mondo esterno, ancora di più possano risentire di eventuali ansie e preoccupazioni degli adulti di riferimento, in un momento in cui l’epidemia ha comportato nelle famiglie problemi di ordine sanitario, economico ed emotivo.
Come psicologi a Torino riteniamo che tanti bambini sentano inoltre la mancanza di quelle figure di riferimento altre rispetto ai genitori, che normalmente fanno parte della loro vita. Il coronavirus ha diviso le famiglie, allontanato dai legami affettivi, i nonni distaccati dai nipoti, ancora più perché le persone anziane sono maggiormente a rischio di conseguenze gravi, qualora fossero infettate dalla malattia.
Tra gli elementi che i genitori possono tenere in considerazione per migliorare lo stato di benessere del bambino vi è quello dell’organizzazione della giornata, che può ristabilire un certo grado di sicurezza e costanza nella sua vita. Dare una buona organizzazione al tempo e quindi una buona routine è molto rassicurante per i bambini, può essere utile alternare e scandire situazioni di apprendimento a situazioni di gioco e svago.

Un altro comportamento utile a rassicurare i propri figli, spiega lo psicologo infantile, è quello di parlare loro di ciò che sta succedendo, spiegare con parole semplici e comprensibili il perché siano necessari i cambiamenti nel quotidiano, non sempre infatti i bambini più piccoli danno il giusto significato alla situazione e possono nascere fantasie fuorvianti sul perché non si vada più alla scuola materna, per esempio, non si esca più con gli amichetti, non si vada più a trovare nonni e zii. Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino alcuni genitori rimangono stupiti quando, parlando col bambino apprendono che, lasciato senza spiegazioni dai grandi, aveva pensato di non essere più voluto da parenti e amici o aveva paura che fosse successo loro qualcosa di grave, solo per portare alcuni esempi…I bambini ascoltano e vedono situazioni allarmanti e non hanno ancora gli strumenti per comprendere, si trovano circondati da una realtà di adulti che non sempre è disponibile a rispondere alle loro richieste e alle loro paure, anche quelle che non sono capaci di esprimere. I bambini vedono gli adulti preoccupati, ascoltano discorsi frenetici, sentono ricorrente la parola “coronavirus”, e a volte i genitori, pensando di proteggerli, li tengono all’oscuro di tutto, non immaginando invece che i più piccoli si costruiscano delle idee.
Tra gli interrogativi principali che si pongono i genitori che chiedono una consulenza (counseling psicologico) presso il Centro psicoterapia a Torino, vi sono quelli inerenti a come riuscire a far comprendere e spiegare la situazione che accade fuori dalle mura di casa ai bambini, senza spaventarli troppo. I minori, seppur piccoli, possono ricevere tante informazioni indirette nei confronti di quello che sta succedendo e interpretare in modo fuorviante messaggi che arrivano dai media o frasi captate ma non comprese correttamente dei discorsi degli adulti. Presso il Centro psicologia Torino spieghiamo spesso nel lavoro di sostegno alla genitorialità come sia fondamentale dire la verità su quello che sta accadendo, senza nessun tipo di negazione o falsificazione per aiutare i figli nelle preoccupazioni che possono insorgere in loro. I bambini riescono a cogliere nella maggior parte delle volte che l’adulto sta raccontando loro una bugia, seppur detta a fin di bene, oppure se sta negando un problema, se ne accorgono da piccoli dettagli nella narrazione, dal volto dei genitori e da tutta la sfera della comunicazione non verbale. L’esperienza che possono trarne è che di certi argomenti non si può parlare e in tal modo sono disincentivati a fare domande per dissipare i loro dubbi, si ritrovano soli con le loro emozioni e non osano esprimersi per non creare disagio e perplessità nei genitori.
Molti studi di psicologia clinica hanno espresso il parere che fin dalla tenera infanzia i bambini sono esposti a quello che viene chiamato “contagio emotivo”. Con tale termine si indica il meccanismo con la quale il bambino può essere “contagiato” dalle emozioni, dall’umore e dai sentimenti degli adulti. Non sorprende quindi come la possibilità di nascondere la verità su quello che sta accadendo può creare dissonanza all’interno della psiche del bambino, spiega lo psicologo infantile a Torino.
Mentire sulla situazione o minimizzarne il problema potrebbe portare ad una incongruenza tra ciò che trasmette in maniera indiretta il corpo e la parola detta, avendo come conseguenza ultima quella di confondere il bambino nella comprensione di ciò che accade in questo periodo legato alla pandemia del covid 19. Questo avviene poiché il bambino, dal primo momento in cui esiste si nutre continuamente delle reazioni del genitore, spiega lo psicologo infantile a Torino, dai suoi feedback facciali e vocali, imparando a conoscere il mondo attraverso l’esperienza del genitore, prima ancora che attraverso la propria.
Come psicologi a Torino con “verità da raccontare al bambino” inerente al covid 19 non intendiamo quella nuda e cruda. Ogni tipo di comunicazione va adattata in base all’età del minore, a ciò che può comprendere ed assimilare. Il racconto quindi, con i bambini in età prescolare, può essere espresso attraverso cartoni o disegni per essere più chiaro ma contenente il nocciolo della verità, andando a rassicurarli nelle modalità da adottare. Fondamentale introdurre il bambino al sistema di prevenzione al coronavirus e all’utilizzo di mascherina e guanti che ai suoi occhi possono avere attributi non positivi poiché, nell’immaginario, possono essere abbinati a qualcosa di minaccioso e temibile. Anche in questo caso come psicologo a Torino consiglio ai genitori di favorire l’accettazione di questi sistemi di protezione abbinando il loro utilizzo a storie e favole, trasformando in un gioco qualcosa di utile e necessario.
I bambini hanno bisogno di sapere cosa sta succedendo, si fidano di mamma e papà ed è da loro che si aspettano spiegazioni e rassicurazioni. Consiglio come psicologo a Torino di non tradire la loro fiducia e rispondere con sensibilità, modulando parole e informazioni a seconda della soggettività del bambino e cercando di tenere viva la speranza.
Il tempo passato insieme ai propri figli durante la quarantena offre nuove possibilità di comunicare e rafforzare il legame. Come psicoterapeuta a Torino credo sia importante che gli adulti abbiamo l’occasione per trovare momenti di calma e per condividere con i propri figli le emozioni rispetto a quanto sta accadendo; questa esperienza può aiutare i genitori ad avvicinarsi al mondo interno del proprio figlio e favorirá nel bambino una maggiore conoscenza di sé stesso, attraverso l’espressione dei propri stati d’animo.
Nella possibilità che il bambino continui a manifestare comportamenti d’aggressione, di frustrazione, di regressione o di disagio psichico può essere richiesta una consulenza a Torino (counseling psicologico) al Centro di Psicoterapia e Psicologia Clinica che è specializzato nel trattamento dei bambini e può essere di aiuto ai genitori in difficoltà.
Attraverso i servizi telematici di videochiamata come Skype e WhatsApp sarà possibile organizzare delle sedute a distanza, anche durante il periodo della quarantena, di counseling psicologico per poter approfondire i problemi del bambino, dare ai genitori uno spazio di comprensione e confronto per sostenere i figli e superare gli eventuali conflitti che stanno vivendo in quel determinato momento.

Uno sguardo al futuro post Covid 19

Uno sguardo al futuro Post-Covid19

Riflettendo come Centro di psicoterapia a Torino sulle possibili conseguenze del contagio da covid 19 a cui stiamo assistendo in questi ultimi mesi, emerge il timore che determinate costruzioni sociali ed esperienze emotive, che hanno iniziato a fare parte della vita quotidiana degli individui, possano creare stati d’angoscia e seminare insicurezza, portando a dei cambiamenti radicali e a conseguenze di disagio all’interno della sfera psicologica dei soggetti anche dopo la fine del lockdown.
Ma quali possono essere le condizioni principali che creano scompenso nel vissuto delle persone?

Mancanza di un nemico ben identificabile. Questa caratteristica fa si che le persone non potendo comprendere a pieno la natura del virus vivano una condizione di minaccia e paura indefinita, che può trasformarsi, attraverso meccanismi proiettivi, in una forma di colpevolizzazione “dell’altro” vissuto come un nemico cattivo, e creare la sensazione di essere sotto attacco, in una condizione di perenne rischio. Le emozioni legate al virus e alla sua carica maligna vengono proiettate all’esterno, aumenta la paura dell’altro, che sia esso una persona di cui non ci si può fidare, una situazione, un oggetto (in taluni aumenta talmente il senso di insicurezza da fare insorgere forme ossessive di controllo, nella pulizia ad esempio, per fronteggiare il terrore del contagio). Questo stato crea nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino, situazioni di disordine mentale e di perenne accumulo di ansia e aggressività che non possono essere sfogati in sport o attività libera in questa fase di lockdown, né elaborati all’ interno delle relazioni, sedimentando così nell’individuo e strutturando un vissuto di malessere crescente.

Il distanziamento sociale. Sta avvenendo un cambio radicale nelle abitudini dei più, passando da condizioni che potevamo sperimentare tutti noi con una certa naturalezza come la vicinanza agli altri, stare in ambienti ristretti, vivere la folla e momenti di confusione, ad un imperativo categorico: “state distanti”. Tenere almeno un metro di distanza, implica il vissuto di un senso di minaccia nei confronti dell’altro che potrebbe ostacolare la tua vita e quella delle persone a cui vuoi bene. Si potrebbe dire che in men che non si dica il distanziamento sociale, se pur necessario a livello di prevenzione sanitaria, si è trasformato in un vero e proprio “distanziamento affettivo”. Come psicoterapeuti psicologi a Torino sappiamo come il corpo sia da sempre uno dei migliori strumenti di comunicazione insieme alla parola (molte volte anche più efficace perché legato all’istinto e alla sfera inconscia della mente), canale per la trasmissione di affetto e comunicazione emozionale. Come si potrà riconoscere un sorriso dietro le mascherine? Le espressioni del volto, canale comunicativo per eccellenza sono oggi celate, creando una barriera anche alla libera comunicazione delle emozioni. Di fondamentale importanza, dal punto di vista di noi psicologi a Torino, è anche l’isolamento vissuto da singoli, coppie e famiglie di qualsiasi età, costrette a vivere la paura sotto lo stesso tetto e non poter comunicare con l’esterno, ma soprattutto all’interno della propria rete sociale, tutta la sfera emotiva e relazionale viene così impoverita e le persone sono portate a chiudersi in sé stesse.

L’elaborazione del lutto. La natura viscida e contaminante del virus, la sua portata di espansione e i rischi dovuti ad una sua contaminazione fanno sì che non si possano attuare i normali e fondamentali passi nell’elaborazione del lutto. Vediamo tristemente come Centro psicologia Torino che alcune scelte obbligate da parte della sanità (non permettere ai familiari di fare visita ai malati covid19 ricoverati negli ospedali)  e restrizioni decretate dalle normative vigenti (la celebrazione dei funerali in assenza di parenti e amici del defunto) hanno un severo impatto sull’emotività delle persone. Ciò che prima era la normalità, come l’assistere un caro nel travaglio finale verso la morte non può essere vissuto, lasciando un vuoto di dolore immenso, fatto di rammarichi e mancanze. Come psicoterapeuti psicologi a Torino sappiamo come i rituali di accompagnamento all’ultimo saluto di un caro defunto siano anche un modo per elaborare a livello psicologico la sofferenza legata alla morte. Non poter stare vicino ad una persona che soffre nè accompagnarla verso la fine della sua vita, è un’ esperienza altamente traumatizzante per molte persone, che viene vissuta sia dai parenti che dal personale medico, impotente e frustrato per non poter poter consentire nemmeno al saluto finale. Un problema che vediamo presso il Centro psicologia Torino affliggere molte persone in questo periodo di epidemia da covid 19 è proprio relativo all’elaborazione del lutto che viene ostacolata da uno strappo nella separazione dai propri cari defunti, lasciando difficoltà future nell’accettazione della perdita affettiva.
Tutte queste esperienze tendono a creare, all’interno della costituzione psichica del soggetto, un agglomerato di sensazione e attimi altamente traumatizzanti, come emerge nei percorsi di psicoterapia a Torino.

Per trauma psicologico andiamo ad intendere qualsiasi evento che il soggetto esperisce come estremamente stressante. Nella nostra esperienza di psicoterapeuti a Torino se l’esperienza traumatica non può essere elaborata spontaneamente e correttamente, può verificarsi un blocco delle sensazioni e delle emozioni del soggetto, oppure l’insorgenza di reazioni emotive che accompagnano il soggetto nel tempo (sensi di colpa, ansia anche sottoforma di attacchi di panico, depressione e sfiducia nel futuro, reazioni psicosomatiche, ecc).
Il vissuto traumatico e la risposta ad esso risultano essere componenti soggettive, al vaglio, quindi, della personalità del singolo.
Traumi molto grandi, per portata affettiva ed emozionale, possono avere, tra le principali conseguenze, quella del disturbo post traumatico da stress (PTSD).
Come vediamo nei percorsi di psicoterapia a Torino il PTSD è una patologia che può svilupparsi all’interno di un quadro contraddistinto dall’ esperienza di un evento catastrofico e violento oppure dall’ accumulo di eventi traumatici anche se di minore intensità, a cui il soggetto può avere assistito e in cui può essere stato coinvolto. Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino, l’evento può interessare il soggetto stesso o una persona a lui cara e vicina. In questo periodo legato al coronavirus tra le figure che hanno maggior predisposizione a tale disturbo post traumatico da stress troviamo il personale sanitario poiché risulta essere maggiormente esposto all’esperienza traumatica, ma anche tutti coloro che hanno subito un lutto per coronavirus o che sono stati costretti all’isolamento anche rispetto ai propri parenti a causa della malattia.
Il disturbo post traumatico da stress può manifestarsi in forma più pesante quanto più è maggiore la durata dell’esposizione dal trauma, secondo quanto emerge nei percorsi di psicoterapia a Torino.
Come psicoterapeuti psicologi a Torino tra le sintomatologie principali del disturbo troviamo:
Sintomi di ri-sperimentazione. Il soggetto traumatizzato tende a rivivere, attraverso per esempio dei flashback, gli attimi intensi del trauma. Questo può accadere anche in forma onirica attraverso incubi ricorrenti.
Sintomi di evitamento. Nel tentativo di non risperimentare la sofferenza il soggetto può tendere ad attuare strategie di by-passamento di azioni che vengono associate al trauma, invalidando la routine quotidiana. Le situazioni che si tende ad evitare possono anche essere collegate irrazionalmente all’evento traumatico, come emerge nei percorsi di psicoterapia a Torino, ma non comportare un reale pericolo per il soggetto e anzi impoverire gradualmente sempre di più la vita della persona.
Sintomi di alterazione negativa dei pensieri e delle emozioni. Considerando il trauma come un “prima” e un “dopo”, il soggetto potrebbe instaurare delle convinzioni negative riguardo sé stesso e l’altrui persona. Alcune convinzioni vediamo come psicologi a Torino che diventano ossessive e si ripetono nel tempo.
Sintomi di iper attivazione. La modalità difensiva naturale nell’essere umano dell’Arousal potrebbe essere costantemente attivata, portando ad un’iperattività di base conseguente ad un senso di perenne minaccia.
Vien da sé pensare che persone sovraesposte ad atti traumatici, come per esempio il personale sanitario, potrebbero soffrire in futuro di tale disturbo. Disturbi del sonno, irritabilità o scoppi d’ira, comportamento imprudente o autodistruttivo, difficoltà di concentrazione, aumento delle risposte di allarme e iper-vigilanza sono un possibile quadro di reazioni comportamentali utilizzabili in futuro da soggetti troppo stressati che potrebbero interferire con il vivere quotidiano e andando ad intaccare anche la sfera professionale.

Presso il Centro psicologia Torino è possibile richiedere una consulenza psicologica (counseling psicologico) che miri a comprendere quando una sofferenza emotiva è correlata al disturbo post traumatico da stress e quindi risulta necessario un percorso di psicoterapia, che in questo periodo il nostro Centro offre attraverso sedute psicologiche via Skype.

Conseguenze psicologiche del lockdown

Conseguenze psicologiche del lockdown

L’ 11 marzo del 2020, il premier Conte, utilizzando una delle piattaforme online maggiormente utilizzate tra gli Italiani, facebook, aveva firmato e pubblicato il D.L N.9 recante “misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19” con le quali il governo dava atto a quanto indicato nella relazione al parlamento, allo scostamento e all’aggiornamento del piano di rientro verso l’obiettivo di medio termine per fronteggiare le esigenze sanitarie e socio-economiche derivante dall’emergenza epidemiologica COVID-19.
Da quel momento il decreto “Io resto a casa” è entrato all’interno delle case di milioni d’Italiani condizionandone lo stile di vita.
Il decreto, esplicito nel significato del suo nome, vietava le attività fuori di casa, chiudeva moltissimi esercizi commerciali e imponeva un ristretto coprifuoco ai cittadini italiani, vietando atti di libertà ritenuti fino a quel momento così abitudinari da essere dati per scontati. Vietati contatti, imposto di non uscire di casa salvo emergenze per tutti i cittadini, imposte distanze di minimo un metro tra le persone, vietati assembramenti e spostamenti non adeguatamente giustificati da una situazione di “comprovata necessità”.
Da quel momento in poi si sono susseguiti altri decreti che, nelle loro forme, restringevano ancora di più le attività da poter svolgere limitando a quelle strettamente necessarie le professioni che ancora potevano restare attive e limitavano il numero degli esercizi commerciali aperti, per garantire uno stop ancora maggiore agli spostamenti. Come psicologi del Centro psicologia Torino abbiamo deciso in quei giorni di chiudere lo studio e fornire prestazioni online, anche se il decreto non imponeva la chiusura della nostra attività, ma responsabilmente abbiamo ritenuto che, salvo in situazioni di urgenza, fosse più opportuno allinearci con le misure di sicurezza, per non favorire spostamenti e assemblamenti, per proteggerci e per non diventare eventuale veicolo del virus verso i nostri pazienti.
La parola d’ordine per fronteggiare l’ascesa del virus è cambiamento.
Il cambiamento è avvenuto all’interno di ogni tipologia di relazione e comportamento, prima in Italia, poi in tutto il mondo. L’impatto di tale cambiamento viene vissuto ancora ad oggi, dopo alcune settimane dal primo decreto, come paradossale da molte persone poiché, implica il passaggio repentino dai ritmi veloci a cui si era abituati ogni giorno, ad un asettico e rigido “attendere” in casa la fine dell’epidemia, cambiamento necessario per limitare il diffondersi del corona virus. Dalla corsa frenetica alla staticità nella propria dimora, il divario e il paradosso diventa netto e, per alcuni, non facilmente tollerabile, come ci viene comunicato nei percorsi di psicoterapia a Torino.
Il sentimento percepito è che, durante l’attesa tra le quattro mura di casa, fuori la natura vada avanti continuando ad alternare le stagioni e le giornate. II rischi della quarantena per la salute fisica e psicologica dei soggetti possono essere molti e non facilmente affrontabili, anche se le limitazioni appaiono a livello sanitario necessarie per proteggere sé stessi e gli altri dal rischio del contagio.
Una situazione di immobilità così alta può portare a sensazioni durature di fastidio e noia, derivanti dalla troppa poco flessibilità all’interno dell’arco della giornata, come emerge nei colloqui di psicologia clinica a Torino che continuiamo a portare avanti in modalità online.
Tale poca flessibilità, e quindi uso non consono dell’energia quotidiana che si ha a disposizione, porta molte persone nella nostra esperienza di psicologi a Torino ad un “lasciarsi andare” sotto più fronti, creando squilibri psicofisici tra cui annoveriamo:
• Perdita di ritmo sonno/veglia, derivante dalla poca energia utilizzata che, potrebbe portare in alcuni soggetti, ad orari prolungati davanti dispositivi come computer e telefoni e che, come conseguenza principale avranno quella di posporre continuamente la ricorrenza del sonno, provocando risvegli  notturni e perdita della produttività dell’intera giornata.
• Nervosismo e ansia persistenti. Chi ha a disposizione poche possibilità di intrattenersi o di lavorare può sentirsi solo e in balia delle proprie emozioni; invece chi condivide la casa con molte persone potrebbe incorrere in stati di nervosismo persistenti, derivanti dal condividere spazi ristretti e tempo all’interno di relazioni obbligate.
• Stati d’ansia. Tali stati potrebbero derivare dalla frustrazione creata dall’impossibilità di poter uscire e, soprattutto, dall’impaziente attesa di un cambiamento che tende a prorogarsi nel tempo. È bene tenersi aggiornati attraverso telegiornali e notizie online senza che diventi un ossessione, poiché potrebbe provocare stati di ansia e pensieri ossessivi rivolti al virus e alla situazione drammatica che si respira fuori.
• Litigi con il partner. Incomprensioni e conflitti con il proprio partner possono aumentare, derivanti da una situazione di stress perenne. Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino quando l’essere umano si trova sotto stress e vive conflitti intrapsichici la tendenza è quella di riversare la propria frustrazione nelle relazioni, in un crescendo di azioni e reazioni provocate nell’altro.
È importante comprendere come tali difficoltà non siano anormali, poiché del tutto comprensibili in riferimento al periodo del lockdown.

Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino per ogni soggetto è di fondamentale importanza lo spazio vitale che si ritaglia nell’arco della giornata, avendo la possibilità di affermarsi individualmente nel proprio lavoro e in qualsivoglia contesto di gioco e intrattenimento, che si fa al di fuori delle mura domestiche. Talmente abituati a ciò, non sorprende come una situazione del genere, connotata da chiusura e limitazione della propria libertà, possa creare trambusto e frustrazione all’interno della vita di ognuno. Nei percorsi di psicoterapia online, che il Centro psicologia Torino continua a portare avanti, molti pazienti lamentano un senso di clausura, irritabilità e ansia crescente dovuta al ripiegarsi su sé stessi e all’emergere di antichi conflitti intrapsichici che sembravano ormai superati.
Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino le persone che riescono a trovare un migliore adattamento sono quelle che riescono a prendere il tempo vuoto come fonte di ispirazione per sè stessi, in modo tale da rendere gli attimi che si susseguono utili per il proprio benessere oppure riescono ad investire in attività produttive che torneranno utili per quando tutto ciò finirà.
Per fronteggiare tutte le problematiche viste precedentemente è bene intervenire nettamente all’interno della routine giornaliera, modificando determinati comportamenti rendendoli il più sani possibili.
L’ideale, all’interno dell’arco della giornata, sarebbe mantenere alcune abitudini che avevamo prima del lockdown, come quella di vestirsi quotidianamente, regolare il ritmo sonno/veglia e crearsi una routine di azioni e buone abitudini mper sé e per la propria famiglia.
Per andare incontro a chi ci sta vicino è importante, anche se le dimensioni della propria abitazione sono ristrette, ritagliarsi dei propri spazi, di comune accordo con la persona con cui si divide l’abitazione, che possano fungere da “zona sicura” in cui poter restare da soli con sè stessi nel rispetto della privacy.
Seppur rinchiusi all’interno delle proprie mura, obbligati a stare a contatto con sè stessi molto più frequentemente di prima, vi sono dei soggetti che potrebbero cercare di colmare il disagio indirizzando la propria rabbia a chi si trova all’esterno, ne sono un esempio i trambusti, le polemiche e molte volte gli scoppi d’aggressività verbale, e non, diretti a chi passeggia per strada e a chi sta fuori.
Tale aggressività creata, nella nostra esperienza di psicoterapeuti a Torino, dalla fonte di frustrazione primaria derivante dall’obbligo di dover stare a contatto con il coinquilino più difficile da trattare: noi stessi. È importante, proprio in questo periodo delicato, non lasciarsi prendere da tale aggressività, dando sfogo ad atti negativi e controproducenti, bensì dedicarsi alla riflessione, alla lettura, alla visione di film e l’ascolto di musica che possa riconciliare in qualche modo la riflessione stessa, in modo da disinnescare la rabbia, da contenere l’affettività che rischia di fare perdere il controllo, come emerge nei percorsi di psicoterapia a Torino.

Come Centro psicologia Torino pensiamo che la solitudine potrebbe essere tra gli effetti più devastanti di questo lockdown. Dare compagnia ad amici e parenti che si conosce essere soli, far sentire la propria presenza attraverso i mezzi di telecomunicazione a disposizione, pensiamo davvero che possa essere di grande aiuto per alcune persone. Chi risentirà di più di questo periodo di solitudine saranno sicuramente gli anziani, non facilmente predisposti all’incontro con la tecnologia. Soffriranno moltissimo le non visite e la percezione del pericolo che potrebbero correre ad uscire fuori casa, la mancanza di contatto, la paura generalizzata e l’impotenza che ne segue.
La solitudine può creare stati d’angoscia tendenti ad una forma più depressiva, come vediamo in alcuni percorsi di psicoterapia online. È importante chiedere aiuto se si vivono delle situazioni del genere e consigliare a chi si conosce di farsi dare una mano se sta vivendo periodo di questo tipo. Per queste ragioni come Centro di psicoterapia e psicologia clinica Torino abbiamo pensato di formulare un progetto che offre un ascolto psicologico attraverso telefonate gratuite con uno degli psicologi psicoterapeuti del nostro staff. Sono molte le iniziative di solidarietà che in questo periodo sono state pensate per coloro che soffrono su un piano psicologico e sentono di non reggere il peso emotivo della situazione di emergenza, a partire dai progetti pensati dall’Ordine degli psicologi.
Un supporto psicologico, in queste circostanze può fare molta differenza e condizionare positivamente la percezione soggettiva e i comportamenti, alleggerendo notevolmente il carico emotivo grazie alla condivisione degli stati affettivi ed emozionali.

Corona virus e panico sociale

Il fenomeno a cui si sta assistendo in queste giornate di fine inverno è sicuramente, a livello storico, di una notevole importanza e sta diffondendo una grandissima ansia a Torino, la nostra città da cui osserviamo tutti i cambiamenti in atto. L’epidemia del corona virus (COVID 19) iniziata in Cina, nella cittadina di Wuhan ha scatenato all’interno della popolazione italiana timore e ansie e in tutto il mondo si guarda con apprensione all’evolversi dell’epidemia. Le conseguenze della diffusione del corona virus (COVID 19) hanno riguardato problemi riferibili non solo alla salute fisica, con tutta la sintomatologia legata al virus stesso, bensì anche problemi economici e di salute mentale legata al panico sociale, fattori estesi che stanno “contagiando” tutta la popolazione.

Appena uscita la notizia della diffusione in territorio cinese iniziarono a nascere i primi allarmi e i primi timori per il corona virus (COVID 19), attenuati dalla grande distanza geografica che vi è tra il focolaio cinese e lo stato italiano. Il virus però è riuscito a viaggiare attraverso il continente soprattutto grazie alle infinità di collegamenti commerciali e turistici, “invadendo” in men che non si dica il territorio italiano. La reazione è stata molto intensa, causando in pochissimi giorni forme di panico e ansia che sono scaturite in atti vandalici e di razzismo verso persone che presentavano tratti asiatici. L’ansia a Torino e il panico sociale hanno portato in breve tempo alla chiusura di tutte le attività cinesi, dai negozi di oggettistica ai ristoranti e ai bar, sia perché quasi più nessuno si rivolgeva a tali attività commerciali, sia perché le persone con tratti asiatici hanno iniziato a temere ritorsioni e attacchi dal resto della popolazione.

Come psicologi a Torino vediamo nelle reazioni violente forme di razzismo additabili alla grandissima paura del diverso che la diffusione di questo virus ha risvegliato all’interno della popolazione. La fobia del diverso, presente per natura in moltissime persone, si può riportare al fatto che lo “straniero” possa in qualche modo portar via qualcosa, danneggiare, portare malattie e morte all’interno di un determinato contesto. Nel momento in cui viene scritto questo articolo il corona virus (COVID 19) viene associato nel resto dell’Europa agli Italiani, primi tra tutti ad esserne più colpiti e la paura che inizialmente era rivolta verso la Cina, con la conseguente diffidenza e rabbia, viene ora rivolta agli Italiani che in queste settimane sono a rischio di subire discriminazioni e rifiuti, conseguenze del panico sociale.

Quanto effettivamente però, tali reazioni così aggressive, sono giustificate da un punto di vista etico dai dati riguardanti il virus? Poco, molto poco. Anche se come psicoterapeuti psicologi a Torino non possiamo giustificare gli atti di razzismo, è innegabile che la popolazione stia subendo un trauma a livello sociale con la conseguenza di amplificare l’ansia delle singole persone, provocando reazioni difensive, per contenere in qualche modo il terrore di ciò che non si può vedere né controllare, in un crescendo di panico sociale.

Stiamo assistendo alla diffusione di un virus ad alto contagio che provoca sintomi legati all’apparato respiratorio che vanno dalla lieve entità fino a danni gravi ai polmoni legati alle conseguenze della polmonite che può portare, in un numero limitato di casi, alla morte. Il corona virus non è ancora conosciuto a livello scientifico, il suo funzionamento va studiato e per questo trova il sistema sanitario ancora impreparato a far fronte alle conseguenze dell’epidemia. La maggior parte dei morti sono da annoverare all’interno di categoria già dì per sé svantaggiate a livello di salute, come anziani o soggetti che soffrono di disturbi pregressi, nei quali il corona virus (COVID 19) compromettere il già debole sistema immunitario, anche se non mancano malati gravi di più giovane età. Fortunatamente la maggior parte dei malati presenta sintomi leggeri e sono presenti anche persone in cui il virus non si manifesta attraverso i sintomi. Quello che sta avvenendo è un crescendo quotidiano di timore e ansia a Torino come in tutta Italia ed Europa, legata alla paura del contagio, alle conseguenze dell’emergenza sul sistema sanitario nazionale che si ritrova a dover far fronte ad una situazione non prevista che richiede risorse ed interventi al momento insufficienti e che riducono gli ospedali delle zone più colpite in grave sofferenza.

Quella che è gradualmente cambiata è sicuramente la “percezione del rischio”: all’inizio il corona virus (COVID 19) non faceva molta più paura di una influenza ma gradualmente, anche a seguito delle necessarie misure di sicurezza attuate dallo Stato che sono andate sempre più limitando la libertà degli individui, nelle persone è aumenta la paura. Presso il Centro di psicoterapia Torino vediamo come il termometro dell’ansia sia salito al punto tale da far insorgere crisi fobiche e attacchi di panico in chi è più sensibile. La percezione del rischio è un fenomeno psicologico che coinvolge più dimensioni della mente: il piano cognitivo è legato ai pensieri sulle conseguenze di determinate azioni future e quelle che sono le loro implicazioni mentre il piano emotivo da un lato permette la percezione del rischio, necessaria all’adattamento, dall’altro coinvolge  una sfera irrazionale della mente che, quando si è maggiormente sotto stress, prende il sopravvento. Quello che è avvenuto con la diffusione del corona virus (COVID 19) sembra strettamente legato alla percezione crescente del rischio che la popolazione ha avvertito nei suoi confronti che ha creato fenomeni di panico sociale.

Legato strettamente all’uso mediatico che si fa di una determinata informazione, la percezione del rischio può essere avvertita in modi e tonalità totalmente diversi nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino,  percezione che varia in base a chi trasmette l’informazione e in base a come viene trasmessa, oltre che alla sensibilità di chi la riceve. Un esempio di questo meccanismo è quello che è capitato in Italia, soprattutto con la trasmissione di comunicazioni affidate a organi televisivi vari che, in base al proprio punto di vista sulla questione, hanno attivato, sopprattutto all’inizio, più o meno allarme legato al caso stesso, talvolta trasmettendo informazioni utili e serie, altre disseminando panico e allarmismo in maniera indiscriminata. Presso il Centro psicologia Torino pensiamo che frutto di tale discordanza di percezione è stato lo sbilanciamento di una parte della popolazione verso la difesa totale dal “nemico” attraverso l’invasione dei supermercati e dei beni di prima necessità a causa del panico sociale e, al contrario, la presenza di altre persone  totalmente tranquille e incuranti del pericolo, all’estremo della negazione del problema.

Quella che potremmo definire come psicologi a Torino “minaccia generalizzata” che viene percepita all’interno della popolazione presa da panico sociale potrebbe portare a delle conseguenze non solo a livello materiale ma anche a livello comunitario. Il pericolo è che la diffusione di notizie distorte e allarmismi possa generare un senso di sconforto nel soggetto, sopraggiungendo all’isolamento e alla solitudine, al contrario minimizzare il problema può favorire il rifiuto della realtà, ponendo a rischio sè stessi e gli altri. Tali condizioni vengono raggiunte quando ogni singolo soggetto sente di non poter fare affidamento su un determinato punto di vista oggettivo e veritiero, ma si sente completamente spaesato nel mare di informazioni e di discordanza presenti nel territorio, avvertendo un senso di impotenza e di sfiducia nei confronti di chi invece dovrebbe dargli un adeguato supporto sociale. Come cittadini in questo momento percepire o meno la presenza dell’autorità e dello Stato nel far fronte alla situazione di emergenza può far sentire al sicuro o alcontrario generare paura e senso di solitudine. Conseguenza di sfiducia, scontentezza, e poca coesione comunitaria sono atti di libertà “negativa” legata all’autodifesa verso un nemico invisibile, come spesso emerge nelle nostre osservazioni presso il Centro psicologia Torino. Ne sono esempio gli episodi razzisti nei confronti di persone dai tratti asiatici, investiti di carica negativa e visti come “gli invasori” che hanno portato il nemico più grande e che, quindi, meritano un’adeguata lezione. Ma nella nostra esperienza di psicologi a Torino sentono di sprofondare gravemente nella crisi anche tutte quelle persone con tratti ipocondriaci di personalità, che in questo periodo tremendo diventano ancora più sensimili e terrorizzati al primo segnale del proprio corpo associabile ai sintomi del corona virus (COVID 19), come un colpo di tosse. Dai dati che ci arrivano presso il Centro psicologia Torino un’altro rischio è quello che il clima di ansia che si respira a livello sociale porti all’insorgere in alcune persone di sintomi ossessivi riguardanti la pulizia, proprio perchè in un momento come questo dove l’igiene e le misure di sicurezza sono importanti, il limite tra atteggiamenti di cautela ed eccessiva paura diventa più labile. Per queste ragioni riteniamo come psicoterapeuti a Torino che il tema della salute venga trattato in questo momento in modo responsabile dai media mentre quella che è stata trasmessa da alcuni programmi divulgativi televisivi, radiofonici e tramite i social, è una vera e propria “Infodemia”, un’epidemia di informazioni distorte e confuse a cui è vulnerabile non solo chi già soffre d’ansia, ma anche chi non ha gli strumenti culturali per distinguere una notizia affidabile da una che non lo è.

Nella nostra esperienza di psicoterapeuti a Torino, saper gestire l’ansia non è un lavoro facile, soprattutto nel momento in cui si viene costantemente bombardati di informazioni discordanti. Ci giungono informazioni da diverse fonti che confermano come l’ansia a Torino sia in forte aumento in questi giorni e potrebbe andare a creare casi di disturbi come quello dell’ansia/fobia sociale.

Innanzitutto è di fondamentale importanza dal nostro punto di vista di psicologi a Torino chiarire alcuni punti fondamentali: l’ansia non è sempre qualcosa di negativo. L’ansia non è altro che attivazione e predispozione all’azione, quindi fondamentale nella protezione e nella difesa da un determinato pericolo. Tale attivazione sarà importante all’interno delle modalità di comportamento da adottare per arginare l’emergenza, come emerge con le persone che riescono dopo un lavoro di psicoterapia a Torino a dare importanza all’ansia e a gestirla nel loro quotidiano in modo che non prenda il soppravvento ma si trasformi in una risorsa. Al contrario, una poca attivazione e poca predisposizione all’azione porterebbe essere legata all’incapacità di rendersi conto del reale pericolo a cui si sta andando incontro, non avendo e non azionando i giusti meccanismi che porterebbero permettere di fronteggiare la situazione in modo sano e protettivo di sè.

Con il termine Ansia o fobia sociale andiamo ad indicare un disturbo d’ansia che è caratterizzato dalla sensazione di paura indotta dall’esposizione ad una o più situazioni interpersonali o di prestazione in pubblico, nelle quali l’individuo sente di essere esposto a quello che pensa possa essere un possibile pericolo, di solito come il sentirsi sotto “esame” da parte degli altri. Tra gli aspetti fondamentali del disturbo troviamo come psicologi a Torino il forte desiderio e bisogno di dare una buona impressione agli altri ma, contemporaneamente, non sentirsi mai del raggiungimento dello scopo. Questa ambivalenza nella maggior parte dei casi porta ad una vita quotidiana condizionata da queste continue incertezze interiori, in cui il risultato definitivo in molti casi sarà la passività nel comportamento e l’isolamento, come emerge in alcuni percorsi di psicoterapia a Torino che si occupano della cura dell’ansia. L’uomo, come ben sappiamo, è un animale sociale che si nutre di relazioni nei contesti in cui vive quindi, viene da sé, che se viene intaccata la naturale propensione umana alla relazione, quello che ne può derivare sono conseguenze mentali e salutari molto negative. Nella nostra esperienza di psicoterapeuti a Torino la chiusura rispetto all’esterno facilita un ripiegamento su di sè, una condizione alienante di impoverimento affettivo che può sfociare in vissuti depressivi. In altri casi la chiusura in sè stessi e la riduzione della vita relazionale può rinforzare il meccanismo dell’evitamento, tipico delle personalità fobiche, può rendere sempre più difficile l’apertura all’esterno, molte situazioni sociali vengono evitate per il timore crescente che facciano nascere dentro di sè la paura, in tal modo si diventa fragili e timorosi, non ci simette più alla prova, non si tollera il minimo disagio relazionale, il senso di vergogna aumenta. Questa escalescion di emozioni fobiche ha portato molte persone a chiedere aiuto in passato al Centro psicoterapia Torino per la cura degli attacchi di panico da cui erano affetti. Ma in questi casi l’origine dell’ansia era legata alle proprie storie di vita personali o a traumi infantili irrisolti.

Quello a cui stiamo assistendo in queste ultime settimane a Torino a causa dello scoppio dell’epidemia del corona virus (COVID 19) è un evento di eccezionale portata che rischia, come conseguenza secondaria della chiusura della maggior parte delle attività lavorative e sociali, di rinforzare atteggiamenti fobici e chiusure affettive verso gli altri in molti soggetti già predisposti a questi rischi. In questo momento di emergenza le direttive prevedono la chiusura della maggior parte delle attività lavorative, le scuole di ogni ordine e grado hanno sospeso le loro attività, è vietata ogni forma di aggregazione proprio per evitare la diffusione del virus e il consiglio che arriva a viva voce è quello di uscire il meno possibile di casa, salvo per emergenze e reali necessità. Il trauma che la nostra società sta vivendo a causa della diffusione del corona virus (COVID 19) rischia di causare sempre di più problematiche legate alla fobia sociale. Una delle possibili problematiche avvertite conseguentemente alla diffusione del virus e della paura del virus sono appunto sintomi di questo tipo, che hanno spinto i soggetti più fobici ben prima che le direttive entrassero in vigore a chiudersi in casa o, in alternativa, ad uscire, ma rendersi completamente diffidenti e sempre in allerta nei confronti del prossimo. A livello di prestazione e di omologazione viene esperita una corsa all’emergenza tramite gli “item” più convenevoli al virus quindi, di conseguenza, molte persone utilizzano mascherina e imbottiture protettive soltanto perché viene appreso che farlo è convenzione, senza capirne in realtà il vero e proprio ausilio e come dovrebbero essere realmente utilizzate. In questo momento di panico sociale la maggior parte delle persone sane hanno paura della relazione con “l’altro” potenzialmente pericoloso, a maggior ragione per chi aveva già delle insicurezze e dei tratti fobici la diffidenza raggiunge livelli tali da rendere la vita un inferno e l’ansia rischia di sfociare in attacchi di panico.

I sintomi e il disagio legati alla fobia sociale, nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino, tendono a cronicizzarsi e a persistere nel tempo se non si interviene, inducendo chi ne soffre ad evitare le attività a cui vorrebbero al contrario partecipare. È importante, quando si assiste a casi del genere, prestare il proprio aiuto alla persona che sta adoperando tattiche per fronteggiare i problemi troppo tendenti all’auto esclusione dal contesto di normalità che il soggetto in realtà viveva ogni giorno. Molte iniziative di solidarietà sociale stanno nascendo in questi giorni per fronteggiare la crisi, per far sentire meno sole le persone che si ritrovano isolate dal loro contesto di appartenenza proprio perchè le direttive sanitarie impongono di restare a casa e avere meno contatti possibili con l’esterno per limitare la diffusione del corona virus (COVID 19) e combattere questa battaglia sociale. Anche il Centro di psicoterapia Torino si è attivato in questa direzione, anche sotto consiglio dell’Ordine degli psicologi del Piemonte, limitando al massimo le sedute di psicoterapia in studio e riformulando strategie e progetti per proseguire il lavoro con i pazienti in carico attraverso la terapia via skype, videochiamata, sedute psicologiche telefoniche.

Se da una parte è innegabile e giustificata l’esistenza di paure e ansia dovute al sopraggiungere di questo nemico invisibile, come Centro psicologia Torino crediamo che questa nuova grande questione metta alla prova ognuno di noi. Quello che bisogna fare è sicuramente essere cittadini responsabili, non solo per sé stessi, ma anche per il prossimo. Ogni nostro comportamento, sbilanciato in un polo di allarme piuttosto che in uno di quiete esagerata, può modificare in ogni momento il punto di vista dell’altro che abbiamo vicino. Il senso di responsabilità nasce dall’essere consapevoli dei pericoli sia dell’eccessivo allarmismo, causa principale di psicosi e panico, sia del troppo menefreghismo, che porterebbe a non operare le giuste vie di risanamento dalle percentuali di virus.

Noi del Centro di Psicoterapia e Psicologia clinica di Torino, siamo aperti a chiunque si senta in situazione di panico e ansia eccessiva nei confronti del virus poiché, attraverso il dialogo e il confronto per quanto riguarda tali problematiche, si possono evitare situazioni di grave rischio d’isolamento sociale.

 

 

 

Distruzione come moto di creazione

Il 1920 segna, all’interno del movimento psicoanalitico, una svolta decisiva che sarà punto finale e punto di ripartenza della storia del movimento stesso. Vediamo come psicoterapeuti psicologi a Torino come Sigmund Freud scopre in quell’anno che all’interno della strutturazione inconscia di ogni soggetto, non vi è soltanto un principio di piacere (Eros) che agogna continuamente e incessantemente la soddisfazione di un bisogno o desiderio tramite una fonte, una meta e una direzione, bensì vi è un altro moto inconscio che, a differenza del primo, anela distruzione e ripetizione di schemi che possono portare a conseguenze pragmaticamente negative: si tratta di quello che venne chiamato istinto di morte.

Thanatos (l’istinto di morte) risulta avere pari forza e moto rispetto al principio di piacere, mettendo sullo stesso piano il moto di soddisfazione del piacere e quello tendente ad agognare la propria morte col rischio di comportamenti disadattivi. Questa nuova strutturazione teorica cambia totalmente le carte in tavola, andando a confluire nella modificazione di concetti di psicologia clinica già assodati, come quello di nevrosi che, precedentemente alla concettualizzazione del concetto di thanatos veniva vista come conseguenza della repressione da parte della società, dovuta ad un prodotto naturale della civilizzazione, che “sacrifica” i desideri del singolo per un maggiore adattamento comunitario.

Presso il Centro psicologia Torino continuando a studiare gli scritti di  Freud vediamo come a seguito della concettualizzazione dell’ istinto di morte il concetto di nevrosi cambiò il suo modo di essere inteso, venendo visto come spinta naturale e adattiva da parte del soggetto stesso. Tramite l’osservazione di pazienti nevrotici lo stesso Sigmund Freud osservò uno dei meccanismi con cui l’istinto di morte si manifesta: la coazione a ripetere. Vediamo come psicoterapeuti psicologi a Torino, come il termine coazione a ripetere va a indicare una proprietà dell’inconscio volta a mantenere immutate determinate caratteristiche, per quanto riguarda un  conflitto sperimentato, sia all’interno di dinamiche psicologiche che di comportamenti disadattivi. Più comunemente tale meccanismo può manifestarsi tramite comportamenti ‘’stereotipati ‘’ da parte del soggetto, che userà le medesime strategie disfunzionali che lo abbiano già portato a conclusioni negative durante la sua vita, come spesso emerge nei percorsi di psicoterapia a Torino.

Tra le altre manifestazioni in cui il principio di morte può agire come lo vediamo nel lavoro di psicologia clinica a Torino troviamo:

  • Aggressività. Indicata dallo stesso Freud come fonte maggiore di ostacolo verso lo sviluppo della cultura, poiché impone distruzione, sia di tutto ciò che si è creato culturalmente, sia dei soggetti stessi.
  • La malattia mentale. Connessa alla possibilità che si trova in alcuni disturbi di personalità come quello borderline, in cui il soggetto ha la tendenza a ferire sé stesso (molte richieste di counseling psicologico a Torino per adolescenti arrivano allo psicologo infantile proprio a riguardo di comportamenti distruttivi di questo tipo).
  • Un meccanismo di difesa arcaico e primitivo che consiste nello spostamento, da parte del soggetto di caratteristiche, sentimenti o parti di sé su altri oggetti o persone (si tratta di un meccanismo di difesa che emerge spesso in psicoterapia a Torino).
  • Disagio psicologico. Un malessere continuo, forte e incessante che non ci fa stare bene con noi stessi e con gli altri, facendoci sperimentare un sentimento e una sensazione di insoddisfazioni perpetua.

Da questa poche righe si potrebbe fraintendere la natura dell’istinto di morte, adducendo ad esso natura esclusivamente negativa e mortifera, non avendo nessun altro compiuto che quello di generare frustrazione, distruzione e malessere nell’individuo, mentre presso il Centro psicologia Torino vogliamo valutarne anche gli aspetti più positivi.

Il valore adattivo dell’istinto di morte

L’istinto di morte, all’interno della strutturazione psichica di ogni soggetto ricopre, nella sua accezione positiva, un ruolo fondamentale nel processo di adattamento, come emerge dai percorsi di psicoterapia a Torino.

Esso agisce in modo adattivo per quanto riguarda il ritmo di sonno veglia, in cui agisce come forma di quiete, come se spegnesse la condizione di  vita legata alla veglia, stemperando in tal modo lo stato emotivo della persona e permettendo di entrare in una condizione di sonno che permette anche una rielaborazione inconscia del proprio mondo interno.

Compito fondamentale del thanatos è anche quello di separazione tra il “Noi” e l’esterno. Il limite di sé può essere considerato una forma di espressione dell’istinto di morte perché limita per l’appunto la propria espressione di vita. Un esempio può essere, spiega lo psicologo infantile a Torino, il limitare attraverso la regola e il “no” l’espressione di sé del bambino, fondamentale per la sua crescita e per lo sviluppo psichico. Tramite questa azione di separazione sarà possibile andare incontro all’individuazione e sarà permessa al soggetto un’adeguata identificazione e una buona distinzione del pensiero mentale altrui da quello proprio, come vediamo nei percorsi di psicoterapia a Torino.

L’istinto di morte agisce anche nel meccanismo di adattamento attacco-difesa, che possiamo considerare sia sotto un profilo mentale che fisico. L’istinto di morte permette all’essere umano di percepire la sensazione di allarme che qualcosa nelle vicinanze o meno possa recare danno o ledere alla nostra mente o al nostro fisico, senza tale segnale emotivo niente potrebbe essere contrastato e avvertito psicologicamente e fisicamente come minaccioso, non attivando adeguatamente il bisogno di difesa e soprassalto che è condizione necessaria per la sopravvivenza della specie umana. Ecco perché come psicoterapeuti psicologi a Torino riteniamo che tutta la gamma dei sentimenti umani sia utile e necessaria al buon funzionamento della mente, compresa l’ansia, che troppo spesso viene vista solo sotto i propri connotati negativi.

I meccanismi di attivazione e disattivazione permessi dall’istinto di morte avvengono anche all’interno delle dinamiche di natura sessuale. Mentre nella fase iniziale dell’eccitazione sessuale la pulsione viene veicolata attraverso una fonte, una meta e una direzione attraverso il principio basilare postulato da Freud del piacere, al raggiungimento dell’orgasmo, l’attivazione viene pian piano diminuita ritornando allo stato di quiete, compito fondamentale questo deputato all’istinto di morte che reprimerà l’eccitazione fino a placarla del tutto e ritornando alla fase precedente all’eccitamento, quella della quiete.

L’istinto di morte, inquadrato nella sua più pura natura conservativa e naturale, deve essere inteso come meccanismo fondamentale e indispensabile del genere umano, come vediamo nei percorsi di psicoterapia a Torino, e non come qualcosa di negativo da debellare o da intendere solo in una visione banalmente malevola. Inteso unicamente nella polarità di portatore di male, andrebbe confusa la natura positiva dell’istinto di morte e, soprattutto, verrebbe tralasciato il suo funzionamento fondamentale per la strutturazione psichica e per quei meccanismi necessari nella conservazione della specie e nel mantenimento della stasi pulsionale. Come psicoterapeuti psicologi a Torino vediamo come l’istinto di morte è parte fondamentale della vita di ogni soggetto, sia conscia che inconscia e non è solo fonte di comportamenti distruttivi e disadattivi. Senza l’istinto di morte che potrebbe, in prima battuta, risultare superfluo e ingombrante nel soggetto per la sua natura aggressiva e anche masochistica, il soggetto non sarebbe portato al cambiamento, all’evoluzione e all’adattamento.

Come psicoterapeuti psicologi a Torino portiamo ora un esempio dell’utilità dell’istinto di morte attraverso una storia di vita particolare, avvenuta all’interno del movimento psicoanalitico stesso. La storia che andremo a descrivere è quella di Sabina Sperlein, che ha dimostrato attraverso la sua stessa vita, fatta di alti e bassi, come la distruzione non è altro che è un moto di rinascita, un potenziale da utilizzare e non da sperperare.

Distruzione come rinascita: La storia di Sabina Sperlein.

La figura di Sabina Sperlein è tra quelle che all’interno del movimento psicoanalitico hanno avuto una grande influenza, portando ai primi passi di cambiamento fondamentali all’interno del movimento stesso.

Presso il Centro psicologia Torino, ripercorrendo i documenti storici dell’epoca riconosciamo come a causa dello scarso valore dato alle figure femminili giovani in quel periodo storico e alla particolare situazione da cui la Sperlein veniva a comunicare i propri scritti, infatti era stata una paziente molto sofferente, per lei fu difficile l’emergere nel movimento psicoanalitico e l’essere presa in considerazione.

Sabina Sperlein viene ricordata tutt’oggi per l’enorme apporto che diede all’interno della concettualizzazione dell’istinto autodistruttivo, concettualizzato da lei stessa prima di quando venne fatto da Sigmund Freud, come egli stesso ammise quando parlò dell’istinto di morte.

Il lavoro di Sabina fu lungo e faticoso, frastagliato e confuso ma, attraverso un’accurata autoanalisi riuscì a guarire da un’isteria psicotica e, attraverso lo studio di molti casi clinici con cui entrò in contatto dopo essersi laureata in medicina, gettò le basi di quella che poi verrà definita come la rivoluzione freudiana del 1920.

Come psicoterapeuti psicologi a Torino vediamo come la particolarità della storia alla base del concetto di autodistruzione trova le sue radici all’interno della storia clinica di Sabina.

Sabina venne presa in carico dal dottor Carl Gustav Jung per il suo sintomo di psicosi isterica. Attraverso “la cura delle parole” , appresa dal suo maestro e amico Sigmund Freud, Jung  riuscì a guarire la paziente. L’effetto collaterale, che potremmo oggi chiamare effetto di transfert, fu che attraverso il prendersi cura di lei, l’averla aperta mentalmente e guarita attraverso la parola, Sabina idealizzò in maniera assoluta Jung e tra i due vi furono scambi d’affetto. Come psicoterapeuti psicologi a Torino leggiamo come la relazione ebbe una durata di sette anni, con il culmine arrivato nella richiesta da parte della paziente di avere un figlio da Jung, prontamente rifiutata dallo stesso per paura di creare scandalo all’interno del movimento psicoanalitico. Il figlio, all’interno della storia d’amore tra i due, sarebbe stato il finale perfetto dell’idealizzazione che la giovane paziente aveva dato al suo dottore.

Seppur confusa e non del tutto lecita, la storia tra i due mosse i primi passi per i cambi accademici avvenuti nella vita quotidiana della ragazza che, anche attraverso l’aiuto di Sigmund Freud, con cui intrattenne un fitto scambio epistolare di natura ambivalente, visti i trascorsi del famosissimo fondatore del movimento con il suo allievo Jung, riuscì a perseguire i primi studi e a dar vita ad un pensiero nuovo e articolato. Vediamo presso il Centro psicoterapia Torino che nell’opera dell’allora giovane dottoressa “Distruzione come causa della nascita” avviene uno studio dettagliato dell’istinto di riproduzione, che Freud considerava unico istinto naturale dell’uomo, e vi trova elementi mortiferi come paura e nausea che non fanno altro che evidenziare il lato doloroso dell’esistenza, andando a capire come anche all’interno di istinti naturali e vitali come quello di creazione, seppur accompagnati da sensazioni piacevoli, sono presenti anche sensazione riferite ad una componente distruttiva insita nell’istinto sessuale.

Sabina rintraccia il binomio vita-morte come fondamentale all’interno della costituzione inconscia di ogni soggetto, come emerge ancora oggi nei percorsi di psicoterapia a Torino, e trae linfa vitale per la concettualizzazione del suo pensiero all’interno della relazione stessa che aveva intrattenuto con Jung, profondamente ambivalente e intessuta di proiezione che rendevano il suo analista investito sia di carica positiva, rappresentata dalla componente affettiva, sia di quella negativa, contraddistinta dall’enorme dolore provocato da essa. L’autrice qui fa un salto qualitativo rendendola, dal nostro punto di vista di psicoterapeuti psicologi a Torino, un’autrice molto distante dall’allora teoria unilaterale freudiana e arrivando a una maggior percezione di una teoria in cui, l’Io Freudiano lascia lo spazio al “Noi”, contraddistinto dalla componente d’adattamento e di sopravvivenza della specie. La conclusione finale della teoria è che ogni uomo sulla terra perseguirà l’intento della specie, avendo come meta finale la dissoluzione del proprio sé nei confronti di un “Noi”.

In tale teoria è fondamentale capire come l’istinto di morte, seppur abbia una fondamentale natura distruttiva e malevola, possa essere motore di rinascita e di crescita, volto in primis alla sopravvivenza della specie ma anche, e soprattutto, al cambiamento di ogni persona. Tale cambiamento può essere sperimentato all’interno della psicoterapia a Torino, in cui, ad ogni dissoluzione del sé, distruzione e analisi di atti di ripetizione malevoli, segue un nuovo modo di vedersi, di intendersi e soprattutto di nascita di aspetti di sé prima soffocati o troppo immaturi. Rinascita come sacrificio di parti di sé, anche quelle che a prima vista possono non essere ingombranti e angoscianti ma che, se analizzati attraverso l’aiuto di un “contenitore” sufficientemente buono, quale il terapeuta, può portare a cambiamenti e miglioramenti nel modo di intendere sé stessi, le relazioni e il “noi”. Necessario per questo obiettivo sarà l’accettazione del potenziale insito in ognuno di noi, che potrebbe mostrarsi inizialmente, nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino, attraverso vissuti angoscianti e disagianti, che possono trasformarsi e permettere al paziente di rinascere in un nuovo modo d’essere, una distruzione seguita da una nuova vita.