Relazione affettiva con un chatbot di intelligenza artificiale
L’intelligenza artificiale fa ormai parte del nostro quotidiano e può essere uno strumento utile quando viene trattata come un mezzo per ottenere dei risultati più facilmente, ma quando interviene un rapporto di natura affettiva con lo strumento si presentano dei grossi rischi psicologici. Presso il Centro di psicoterapia di Torino osserviamo l’aumento di un fenomeno rilevante da un punto di vista clinico: un numero crescente di persone, perlopiù giovani, ha instaurato una relazione affettiva con un chatbot. Sappiamo come alcune applicazioni di intelligenza artificiale nascano proprio con l’intento di svolgere la funzione di “amico”, “consigliere”, “partner amoroso” e queste app sono arrivate ad assumere un ruolo centrale nella vita affettiva di molti pazienti. Nella nostra esperienza di psicoterapeuti a Torino per alcune persone sostituire le relazioni reali con relazioni virtuali, era già un’abitudine consolidata, ma dall’altra parte dello schermo erano presenti persone umane, mentre in questo fenomeno, che lentamente si sta diffondendo soprattutto tra gli adolescenti, dall’altra parte dello schermo è presente “un programma informatico che simula il comportamento umano”.
Nei percorsi di psicoterapia a Torino emerge come molti pazienti diano segnali di dipendenza emotiva da questi chatbot, con i quali si aprono a livello intimo, confidando pensieri e fantasie che faticano a condividere persino all’interno della relazione terapeutica. Queste persone si fidano e si affidano al chatbot e sentono crescere un legame nei suoi confronti, raccontano nei colloqui di psicoterapia a Torino di “voler bene”, di “amare” e non poter fare a meno di tale rapporto, perdendo di vista che l’investimento affettivo è solo da parte loro e che dall’altra parte è presente un essere inanimato.
L’attaccamento parasociale verso oggetti inanimati o persone non reali nella vita quotidiana del soggetto (come verso un idolo, una celebrità) è ben conosciuta in psicologia clinica, si tratta di un legame emotivo unilaterale. La mente umana tende ad antropomorfizzare, cioè attribuire caratteristiche umane e sentimenti a ciò che umano non è. Questo fenomeno è presente fin dall’infanzia, spiega lo psicologo infantile a Torino, nei bambini verso l’oggetto transizionale, il loro peluche preferito, ad esempio. E’ molto presente in adolescenza verso il proprio “mito”, un cantante preferito ad esempio. Anche nell’età adulta il comportamento parasociale può instaurarsi verso un brand, verso la propria squadra di calcio, verso un’automobile o altro oggetto che simbolicamente assume un grande valore per la persona. I social media hanno trasformato questo fenomeno di attaccamento parasociale, amplificandolo in modo esponenziale attraverso la rete, perché hanno reso sempre più presente, nella vita delle persone i loro modelli ideali, aumentando l’esposizione, creando una illusione di familiarità. Può essere un esempio il rapporto instaurato con l’influencer preferito, che sembra diventare una persona intima, con cui si ha un rapporto quotidiano e che pubblica e condivide anche il lato più personale di sé, creando vicinanza con chi lo segue.
Ma con l’intelligenza artificiale il fenomeno parasociale si sta trasformando. Il chatbot è molto di più di un televisore o di un oggetto importante, perché “risponde proprio come una persona” ed è sempre a disposizione, “più di una persona” reale. Inoltre i chatbot di intelligenza artificiale sono programmati per essere in grado di adattarsi al loro interlocutore e di validare le sue richieste e affermazioni. Il chatbot non è un oggetto inerme e distaccato, le sue risposte attivano emozioni in chi lo usa, come emerge nei percorsi di psicoterapia a Torino.
Per le persone fragili e che sono particolarmente sensibili alla separazione è molto allettante l’idea di poter disporre di un riferimento permanente a cui appoggiarsi e il chat bot è sempre pronto a dare consigli, creando un’illusione di accoglienza emotiva. Nella nostra esperienza di psicologi a Torino chi si sente insicuro ha un grande bisogno di ricevere conferme e questi programmi di intelligenza artificiale sono predisposti per soddisfare sempre il fruitore, con la tendenza a dare sempre ragione. Una persona reale e ancora di più un terapeuta non aderiscono sempre, avendo un pensiero proprio, mettono in discussione chi si ha di fronte, ma proprio le critiche sane permettono di ragionare e aiutano a crescere, anziché creare dipendenza affettiva. Inoltre l’intelligenza artificiale è una macchina che ricorda tutto del suo interlocutore, costruendo facilmente una narrazione condivisa che nei rapporti umani, compresa la relazione psicoterapeutica, impiega mesi a consolidarsi. I chatbot hanno la capacità di adattarsi allo stile relazionale di chi li consulta, acquisiscono lo stesso modo di parlare, modellandosi a sua immagine. Chi è solo e bisognoso di relazioni può scambiare tutto questo in una forma di riconoscimento, sentirsi rispecchiato, come diversi pazienti ci hanno confessato nei percorsi di psicoterapia a Torino.
Queste sono le ragioni per cui osserviamo sempre di più presso il Centro di psicologia a Torino che l’intelligenza artificiale sta diventando per molti un sostituto del legame affettivo umano. In molti casi questo tipo di relazione funziona e riesce in parte a compensare i vuoti affettivi, soprattutto in una fase iniziale, e la persona che ne fa uso può sentirsi meglio, fino al punto di non poterne più fare a meno. Tale legame affettivo, che può dunque essere di aiuto in un primo momento, rischia di sfuggire di mano, di diventare uno strumento pericoloso. Si può arrivare a confondere la realtà, si può creare un’illusione che permette alla persona di evitare i i problemi emotivi e relazionali. Anziché affrontare e diventare capace di vivere nella vita reale, dove i rapporti umani non sono modellati a propria immagine e somiglianza, ci si rifugia nella simbiosi perfetta con il chatbot, che è una finzione relazionale, perché la macchina non prova nulla, è solo un algoritmo che simula comprensione. Per stare autenticamente bene bisogna riuscire ad accettare che l’altro relazionale non sia sempre d’accordo con noi, non sia sempre presente: quando non si riesce più a tollerare una piccola frustrazione si diventa molto deboli e tutto ferisce, si provano paura e vergogna intollerabili. Reggere e accettare la differenza può aprire alla ricchezza della relazione umana, come emerge nei percorsi di psicoterapia a Torino, che aiutano il paziente ad assumersi la responsabilità delle proprie fragilità e non a negarle.
Nella nostra pratica clinica, soprattutto con gli adolescenti, ma anche con gli adulti soli, vediamo sempre più l’instaurarsi di questo tipo di dipendenza in chi arriva da traumi relazionali. Il nostro obiettivo come psicoterapeuti psicologi a Torino è aiutare la persona a utilizzare chatGPT come uno strumento utile ma a non confonderlo con una persona che ti vuole bene, perché tale illusione non è innocua, aumenta le fragilità emotive anziché sanarle e può avere ripercussioni cliniche sul paziente. Quando il percorso di psicoterapia a Torino mette il paziente in condizione di riconoscere il patter di sostituzione affettiva, la persona capisce come poter sostituire quel modo che aveva trovato di colmare il vuoto con dei legami più sani. La psicoterapia è in grado di offrire un ascolto vero e non un’illusione di ascolto. La persona del terapeuta, con la sua competenza e umanità è in grado di capire davvero e non di “far credere” di comprendere il dolore del paziente. Per chi soffre ricevere una empatia reale e non simulata è importante per trasformare autenticamente il dolore delle proprie esperienze traumatiche.
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