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Lutto patologico

La perdita di una persona cara, sia reale che solo percepita, o la perdita di un lavoro, o di qualcosa sul quale la persona abbia investito molto di sé come un progetto di vita, possono essere eventi  difficili da superare ed elaborare e può capitare che non si riesca ad andare avanti nel lungo e complesso processo di recupero emotivo. Come superare un lutto, quindi? Può capitare che alcune persone rimangano attaccate in maniera permanente all’oggetto perduto senza darsi la possibilità di procedere nella loro vita, anche quando la realtà esterna lo consentirebbe e anche qualora si presentino occasioni di cambiamento. In questi casi la psicologia clinica parla di lutto patologico.

Nel lutto in psicologia assumono particolare importanza i sensi di colpa, in quanto rappresentano una delle principali cause di dolore, per le quali si rischia di rimanere fissati sull’oggetto perduto. I sensi di colpa fanno sì che l’individuo continui a rimuginare, i ricordi legati alla persona perduta diventano ossessivi, ad esempio il pensiero ritorna continuamente alla relazione passata con il defunto, alle cure poco adeguate che sono state prestate, alla presunta sofferenza inflitta al proprio caro o alla poca riconoscenza nei suoi confronti, a ciò che si voleva dire ma si è taciuto. Inoltre, l’identificazione con il morto e con la sua sofferenza non fa altro che accrescere la pena che la persona che soffre di lutto patologico prova. In questo contesto il fatto di smettere di pensare alla persona perduta viene percepito come tentativo di sostituirla e tradirla, la sofferenza che si prova per la perdita è un modo per dimostrare a sé stessi di aver amato e di continuare ad amare la persona che non c’è più e questo pensiero quasi ossessivo rappresenta una difesa dai sensi di colpa: se piango e soffro per chi se ne è andato non sento di aver avuto mancanze nei suoi confronti. Psicologi a Torino confermano che tali vissuti possono essere il motivo per cui il soggetto sofferente resiste ad ogni possibilità e tentativo di alleviare il suo dolore e finché le emozioni, talvolta inconsce, non vengono adeguatamente elaborate possono rappresentare un ostacolo alla possibilità di superare un lutto.

In questi casi di lutto patologico psicoterapeuti a Torino hanno rilevato un altro fattore che assume primaria importanza nel mantenimento del dolore: l’esistenza nel passato dell’individuo di esperienze di perdite dolorose nell’infanzia.  L’esperienza del lutto in periodi in cui l’immaturità emozionale non permette di affrontare adeguatamente i vissuti, immaturità psichica data dal fatto di essere ancora un bambino che non dispone di un apparato di pensiero strutturato come nell’adulto, fa sì che la perdita sia traumatica. Un bambino, se non adeguatamente sostenuto e accompagnato nel dolore da un adulto di riferimento, può sentirsi assoggettato passivamente dal dolore, quindi impotente di fronte ad una tale tragedia, come emerge dagli studi del lutto in psicologia clinica. Questo stato emotivo e psichico rimane nella memoria dell’individuo, anche da adulto, come riferisce lo psicologo infantile, che ritrovandosi ad affrontare un’altra situazione di perdita, si sentirà impotente difronte alla sofferenza esattamente come si è sentito in passato, riattivando quindi il lutto non elaborato. Psicologi a Torino mettono in luce la difficoltà del soggetto nel distinguere le due diverse situazioni perché egli si sente allo stesso modo, non riuscendo a vedere come le condizioni della perdita attuale siano molto diverse: adesso sono presenti maggiori capacità mentali per superare il lutto e una diversa possibilità di sopportare il dolore, anche se può sembrare insormontabile. Un adulto a differenza di un bambino dispone di strumenti psichici più maturi per superare il lutto in maniera fisiologica, ha la possibilità di riflettere sui propri stati interni e di essere attivo nella ricerca di un sostegno, è meno dipendente e può trovare delle risorse dentro e fuori di sé. Il lutto in psicologia viene comunque considerato una delle fonti di maggiore sofferenza per l’essere umano e può richiedere un tempo lungo per essere superato anche nelle situazioni normali e dalle persone psichicamente più solide ed è una delle cause di esordio dei disturbi di ansia.

Al Centro psicologia Torino è stato rilevato che può essere molto difficile superare la perdita quando l’oggetto perduto assume delle funzioni centrali per la vita del soggetto: ad esempio quando assolve alla funzione di mantenimento di un equilibrio psicologico, dell’autostima, della propria sicurezza in generale. Nei percorsi di psicoterapia a Torino talvolta emerge ad esempio che il partner perduto era necessario per vitalizzare il rapporto consentendo al paziente di attivare stati affettivi di gioia che senza la sua presenza non possono essere raggiunti. In questi casi di lutto patologico la perdita della persona amata fa emergere tutte le angosce personali che prima potevano essere nascoste a sè stessi e compensate grazie alla relazione di coppia. Si tratta di persone con tratti depressivi  che ritrovandosi improvvisamente sole entrano maggiormente in contatto con le proprie fragilità intrapsichiche e anche per questa ragione non riescono a superare un lutto. Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino in queste situazioni il soggetto che ha subito la perdita si sente bloccato nella ricerca di nuovi sostituti perché l’oggetto perduto viene idealizzato, conferendogli doti che non gli appartenevano del tutto.

Da tutte queste considerazioni ne consegue che i deficit dell’individuo che non possono essere più compensati dall’unione con un oggetto, rappresentano un ostacolo importante per l’elaborazione del lutto, sarà necessario quindi un lavoro di psicoterapia per aiutare la persona che ha subito un lutto psicologico a lavorare con il fine di modificare le distorsioni dell’immagine che ha di sé e delle proprie capacità percepite come carenti. In questi casi può essere presente un disturbo di tipo ansioso che richiede un intervento di cura. Presso il Centro psicologia Torino è possibile richiedere una consulenza (counseling psicologico) per essere aiutati a superare il lutto quando la persona si accorge che la perdita ha creato dei blocchi psicologici che interferiscono con il vivere quotidiano, quando la sensazione è di restare attaccati al passato nell’impossibilità di investire nel presente e nei progetti futuri. I sentimenti di rabbia e sconforto a seguito di una perdita importante sono naturali ed è necessario accettare il malessere e attraversarlo ma dove il processo normale di elaborazione del dolore non porta ad una graduale ripresa il supporto di psicoterapeuti a Torino può essere una strada percorribile per ritrovare sè stessi e un senso di serenità interione.

 

Intervista: il decorso post separazione divorzio

I matrimoni in Italia sono in aumento, ma anche le separazioni e i divorzi. Soltanto dieci coppie su cento resistono finché morte non le separi, per tutte le altre ci pensa il temutissimo diciassettesimo anno, un vero flagello. Così come sono tristemente note le cause che possono asfissiare l’amore fino a spegnerlo completamente: problemi di natura economica, familiare, veri o presunti tradimenti oppure problematiche comportamentali di varia natura che a lungo andare mutano la salute della coppia. Ciò che invece si conosce poco è il decorso post separazione e divorzio, mentre l’unica cosa certa è il dolore. Il fallimento di un matrimonio, di una promessa che si pensava fosse “per sempre”, lascia inevitabilmente il segno. Dubbi e domande poste dalla giornalista di Italia StarMagazine, Floriana Naso, a cui risponde la dr. Rossella D’Amico del Centro di psicoterapia e psicologia clinica di Torino.

Secondo lei, la separazione è sempre la scelta più giusta per mettere fine a un’unione agonizzante? 

No, di solito le coppie che si rivolgono al nostro Centro arrivano con una grande sofferenza, ma non sono ancora consapevoli di quale possa essere la soluzione adeguata al momento di crisi. E’ sempre necessaria una preliminare e accurata analisi della domanda e delle motivazioni individuali e di coppia legate alla richiesta d’aiuto, prima di intraprendere qualsiasi terapia e definirne gli obiettivi che possono riguardare sia la soluzione del conflitto sia la decisione di lasciarsi.

Sono in aumento le persone in difficoltà che riconoscono nello psicoterapeuta un sostegno fondamentale per superare la separazione. Ci spieghi su quali fronti interviene lo specialista e per quale fine.

Quando una coppia si separa è estremamente importante elaborare i vissuti dolorosi provocati dalla separazione, avvenimento che da un punto di vista psichico può essere paragonato a un vero e proprio lutto per entrambi i componenti della relazione. Spesso la persona si rivolge a noi in questo momento perché sente di non riuscire a superare la rabbia, le recriminazioni, i desideri di vendetta che accompagnano questa fase. Se però l’individuo riesce a vivere ed elaborare tutte le emozioni dolorose che seguono la rottura del rapporto allora può uscire dalla separazione più forte. Attraverso la riappropriazione dell’autostima è possibile riscoprire le proprie risorse interiori, sia emotive che cognitive, mettendole al servizio della situazione che si sta vivendo e che prima poteva apparire insostenibile. E’ utile in tutto il percorso psicologico ricostruire la storia della relazione e gli accaduti fino al momento presente, si tratta sia di eventi reali che di vissuti interiori a cui è importante dare un senso e significato per comprendere la fine del rapporto. In questa fase ci si può sentire in colpa a causa del fallimento del proprio matrimonio per esempio e dei progetti contenuti in esso, come se tutto dipendesse da se stessi: ci si domanda dove si è sbagliato, ci si sente inadeguati e si vive uno stato emotivo di profonda tristezza. La terapia mira ad affrontare questa fase psicologica rispettando i tempi individuali, variabili da persona a persona, fase che se non elaborata adeguatamente può incidere negativamente sull’autostima personale e sulla progettazione di vita.

Quali stati d’animo appartengono alla persona lasciata e quali a chi ha lasciato? Siamo portati a pensare che la persona lasciata soffra sempre di più dell’altra, ma è davvero così?

Dipende molto dalle situazioni e dalle motivazioni che hanno causato la crisi e la fine della relazione. Può succedere, per esempio, che chi decide di lasciare lo faccia per uscire da una situazione di maltrattamento, fino a quel momento subito solo passivamente, oppure per uscire da un rapporto di dipendenza affettiva in cui decidere di lasciare può procurare forti sentimenti depressivi. Molto dipende dalla personalità individuale, dalla storia personale, da come si è vissuto le separazioni nella propria vita, dai propri valori, dall’appartenenza o meno ad una religione, dal tipo di coppia se omosessuale o eterosessuale, se sono presenti o meno dei figli: non esiste una regola valida che ci può far dire chi soffre di più e chi soffre di meno, se chi lascia o chi viene lasciato. In molti casi chi lascia è più avanti nell’elaborazione della separazione perché spesso la scelta non è impulsiva, anche se così può sembrare a chi viene lasciato. Il membro della coppia che lascia è da tempo coinvolto nell’affrontare interiormente e in solitudine i conflitti e le ambivalenze legate a questa scelta. Quando avviene la comunicazione al partner di voler porre fine alla relazione di coppia, chi lascia ha già iniziato a disinvestire rispetto al legame e ha già elaborato in parte i vissuti dolorosi legati alla separazione.

Abbiamo sentito fin troppe volte l’espressione “il matrimonio mi soffocava, avevo bisogno di libertà”. Secondo la sua esperienza, la libertà conquistata dopo una separazione è, nella maggior parte dei casi, così come il paziente se l’aspettava?

Anche in questo caso non è possibile operare generalizzazioni, benché vediamo spesso persone che dopo una separazione hanno riscoperto le proprie aspirazioni, i propri interessi per lungo tempo soffocati da una relazione che richiedeva, per essere mantenuta in piedi, troppi compromessi emotivi. Sicuramente il ritrovarsi da soli implica un grosso cambiamento, oltre che concreto, anche nelle dinamiche interiori: quando una persona sta male per problematiche individuali può talvolta illudersi che la colpa sia del proprio compagno/a, accorgendosi invece dopo la separazione di continuare a soffrire perché in questo caso il problema non è tanto relazionale, quanto intrapsichico.

Quali sono le “verità” legate alla coppia che più spesso emergono in terapia? E perché non prima?

Molto spesso durante il percorso di ricostruzione della storia della coppia ad emergere sono vissuti legati al passato della relazione, dei “non detti” per timore e difficoltà di comunicazione con il partner. A volte i contenuti riguardano i bisogni profondi della persona che per paura del rifiuto oppure di un possibile conflitto è stata costretta a reprimere, con il tempo però i “non detti” si trasformano in rancore sotterraneo, tradimenti, in disinvestimento dalla relazione, diffuso malessere che intossica e logora la relazione dall’interno. Talvolta queste situazioni si creano anche perché il partner non è disponibile a empatizzare con i bisogni e le necessità dell’altro.

Cosa accade quando la persona che ha chiesto la separazione si pente? Diamo per scontato che sia facile rimediare tornando semplicemente dalla persona lasciata, ma è davvero così?

E’ raro che dopo un percorso di elaborazione psicologica della separazione, che conduce necessariamente dal disinvestimento dal legame, si ritorni alla situazione precedente. A volte quando questo accade potrebbe significare che il lutto della separazione non è stato adeguatamente elaborato ed è possibile che avvenga un ricongiungimento della coppia, se anche il partner si trova in questa situazione emotiva. E’ necessario in questi casi affrontare i conflitti che hanno portato ad una temporanea rottura del rapporto. Nei casi invece in cui la decisione di lasciarsi sia frutto di una scelta non sufficientemente elaborata ma dettata dalle emozioni del momento, ritornare dal partner lasciato può ricongiungere nella realtà la coppia, ma lasciare ferite legate alla delusione, può compromettere la fiducia reciproca e diventa necessario prendersi cura per molto tempo del legame compromesso.

Ci sono coppie che si lasciano di comune accordo e altre che si sfasciano malamente. Quali sono, secondo lei, le difficoltà che incontrano entrambe le tipologie di coppie nel post separazione?

Quando la separazione avviene di comune accordo capita che uno dei problemi principali da affrontare sia come dirlo ai propri figli, se presenti. Diventa molto importante trovare un modo comune per comunicarlo condividendo i vissuti che possono emergere, aiutandoli a comprendere che loro non hanno alcuna colpa riguardo l’accaduto. Nelle situazioni dove la decisione di lasciarsi è unilaterale accade che chi viene lasciato entri in una fase in cui non si rende conto di quello che sta succedendo e spera che l’ex coniuge ci ripensi e torni sui suoi passi: rimane in una situazione di attesa. E’ importante che questa fase di negazione venga riconosciuta e affrontata per poter accedere ai sentimenti di delusione, rabbia, paura e rancore che emergono naturalmente in chi si trova a subire una perdita o un tradimento. Si può avere la percezione di aver subito dei torti e di essere una vittima nella relazione e che l’altro venga percepito come un nemico. In questa fase si soffre molto, si tratta comunque di una reazione normale che serve a disinvestire dal legame. Talvolta le persone si rivolgono a noi in questi momenti perché sentono di non riuscire ad uscire da questa fase di angoscia e di rabbia e riprendere in mano la propria vita.

Quali sono, secondo lei, le problematiche più comuni che possono portare, alla lunga, alla fine di un rapporto?

Ciò che porta al divorzio non è sempre innescato da un evento improvviso, anzi spesso si svolge nel corso del tempo. Stan Takin, autore di Wired For Love, dice che: “è come un piatto indistruttibile che fai cadere ripetutamente” e “la relazione si riempie di crepe strutturali che non riesci a vedere, poi, alla fine, raggiunge la massa critica e va in frantumi”. L’insoddisfazione può svilupparsi per una serie di ragioni ma spesso emergono dei temi dominanti. Uno dei temi più comuni che ci capita di sentire, specialmente dalle donne, è di aver rinunciato a troppe cose, ai propri bisogni ad esempio di carriera per crescere i figli, senza essere sostenute dalla collaborazione del partner. Quello che però logora necessariamente la relazione è l’impossibilità di affrontare di volta in volta i problemi, la delusione delle proprie aspettative e le difficoltà insieme al partner.

Qual è il modo migliore per affrontarle e superarle e soprattutto non ripeterle (in caso di separazione) con altri partner?

Non ripetere gli errori del passato deriva dall’aver elaborato adeguatamente le difficoltà di relazione vissute in precedenza e aver riflettuto sui motivi per cui la relazione è finita al fine di non replicare le stesse dinamiche su nuovi rapporti. Molto utile è prendere coscienza dei propri bisogni e delle proprie difficoltà nelle relazioni al fine di instaurare rapporti basati sull’autenticità. Queste consapevolezze aiutano a stabilire dei compromessi emotivi più tollerabili per sé e per l’altro.

I dati ISTAT ci dimostrano che la maggior parte dei divorzi avviene quando lui ha circa 48 anni e lei 45. Considerando l’aspetto emotivo, ci sono sostanziali differenze nell’elaborare la fine di un rapporto a 50 anni, piuttosto che a 60 o a 70?

Rispetto al 1990, secondo il National Center For Family and Marriage Research dell’Università di Bowling Green Ohio, le possibilità di divorzio tra gli ultra cinquantenni sono più del doppio. Fino a qualche anno fa gli over 65 raramente divorziavano oggi, invece, secondo i dati dell’associazione legale Family Legal, i “divorzi grigi” tra i 65 e gli 85 sono cresciuti anche in Italia. Viviamo in un’epoca in cui tutte le fasi della vita si sono spostate in avanti. I cinquantenni si sentono giovani e a 60 anni non ci si considera affatto vecchi. Il divorzio in questo contesto può anche avere una valenza di affermazione della propria vitalità, la possibilità di ricominciare e progettare una nuova vita, anche in età avanzata, allontana lo spettro della vecchiaia. Molte coppie, terminato il compito dell’accudimento dei figli, si rendono conto di non aver coltivato la loro relazione e si scoprono diversi ed estranei o si innamorano di altri. L’elaborazione della separazione è possibile anche nella terza fase della vita in cui la conoscenza di sé solitamente è più ampia e la maggiore maturità acquisita può aiutare a vivere con più consapevolezza e gratificazione nuove relazioni. Ci sono ultracinquantenni che ricorrono alla terapia di coppia per provare a recuperare il loro rapporto, ma anche disposti a rimettersi in gioco nella vita di relazione, cosa che in altre epoche era impensabile.

I suoi consigli a una coppia in crisi.

Se vi sentite infelici all’interno della vostra relazione non fate finta di niente, ma cercate di comprendere meglio i motivi di insoddisfazione, nella fiducia di poterli affrontare parlandone con il partner. Se non riuscite a farlo domandatevi il perché anche riguardo questa difficoltà. Ogni persona ha diritto di essere felice e non vale la pena sprecare anni della propria vita in uno stato di sofferenza. Affrontare le difficoltà può essere doloroso e i cambiamenti possono far paura ma vale la pena riconoscere i propri sentimenti per vivere la vita in maniera autentica. Quando i limiti appaiono insormontabili vi consiglio di chiedere aiuto ad un professionista psicoterapeuta che potrà accompagnarvi individualmente o in coppia nello scoprire la strada più adeguata per perseguire il vostro benessere.

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Narcisismo digitale

Il Centro di psicologia Torino si occupa attivamente dei problemi adolescenziali presenti nell’età moderna e riscontra un’incidenza in crescita nella nostra società di tematiche legate all’area del narcisismo. La presenza di un narcisismo sano permette lo sviluppo di una personalità sicura in quanto consente di mantenere un alto livello di autostima. Tuttavia, alcune persone possono manifestare un narcisismo patologico caratterizzato da un alto livello di ossessività verso sé stessi e verso il proprio aspetto, una dipendenza dalle conferme del mondo esterno al fine di mantenere l’equilibrio interno, che pure appare precario nei percorsi di psicoterapia a Torino. Tali tratti della personalità, che emergono sempre di più dal lavoro di psicologia clinica con gli adolescenti, vanno dalla tendenza a considerarsi persone speciali, al cercare di manipolare e sfruttare le altre persone per scopi personali, fino alla mancanza di empatia nei confronti della propria sofferenza e quella degli altri che, come psicoterapeuti psicologi a Torino constatiamo nei casi più preoccupanti. Presso il Centro psicoterapia Torino riconosciamo in tali problematiche lo specchio della nostra cultura, infatti il narcisismo pare che rappresenti il male più diffuso nella società dell’oggi: vi è un culto assoluto e unico della bellezza e la chiave della felicità viene considerata il possesso dei beni materiali. Inoltre, viene esaltata l’importanza della fama rispetto alla dignità verso sé stessi, conseguenza di un generale indebolimento dei legami autentici con gli altri e la comunità.

In questa era narcisistica psicologi a Torino  vedono una particolare espressione di questa tendenza all’egocentrismo: il narcisismo digitale. Esso si manifesta in un bisogno costate di presenziare in internet, ad esempio nei social media, con la necessità di mostrarsi attraverso l’uso della nuova tecnologia che, quando viene usata bene permette l’espressione di sè, ma se abusata può diventare uno strumento di dipendenza patologica. Nei percorsi di psicoterapia a Torino con gli adolescenti ci viene raccontato come questi mezzi siano necessari allo scopo di ottenere ammirazione, conferme e complimenti infiniti, di cui si sente di non poter fare a meno. Tratti narcisistici sono presenti da sempre nella fase adolescenziale, come riporta lo psicologo infantile: in questa fascia di età è normale essere più centrati sui propri bisogni con la tendenza a non riconoscere ad esempio gli sforzi che possono essere fatti dai genitori nei propri confronti, come da sempre vediamo nei percorsi di terapia di coppia genitoriale; come fa parte di questa fase evolutiva la necessità di sentirsi accettato e apprezzato dal gruppo di pari, poichè l’adolescente per costruire una buona immagine di sè deve sentirsi riconosciuto nella propria identità in formazione. Ma proprio perchè l’adolescente ha peculiari sensibilità nell’area narcisistica rispetto all’adulto rischia di rimanere vittima di una cultura che non aiuta a superare questi tratti, ma tende invece ad esaltarli, ostacolando l’evoluzione verso un sentire più maturo. Nel superamento della fase adolescenziale troviamo giovani adulti in grado di riconoscere i propri limiti, accettarli e divenire capaci di stare nelle relazioni con gli altri decentrandosi da sè; questo non avviene quando la personalità si struttura nella direzione del narcisismo.

Presso il Centro psicologia Torino  vediamo che la personalità con forti tratti narcisistici senta il bisogno di emergere e lasciare un segno personale nella massa: sente l’urgenza di fuggire dai propri sentimenti dolorosi, vissuti come insopportabili, cercando dagli altri continui apprezzamenti che gli permettano di negare le emozioni sottostanti, il proprio senso di inadeguatezza e la paura di vivere. Nella nostra esperienza di psicoterapeuti a Torino alla base di questi sentimenti, a livello inconscio, ci sarebbe la paura della morte; con l’obiettivo di prenderne le distanze si attiverebbero tutta una serie di meccanismi difensivi tesi a negarla, quali il sentirsi onnisciente, onnipotente, comportandosi in modo egocentrico. Un percorso di psicoterapia a Torino favorisce l’elaborazione della sofferenza che è presente in molti adolescenti a rischio di diventare adulti narcisisti, mentre il virtuale permette a questi adolescenti di sostenere i sintomi di cui sono vittime inconsapevoli, di non considerare i propri limiti e la propria corporeità, per questo internet rappresenta un mondo ideale per esprimersi. Presso il Centro psicoterapia Torino arrivano sempre più spesso richieste di consulenza psicologica (counseling psicologico) per dipendenza da internet in adolescenti e giovani adulti, a riprova del fatto che un mezzo tecnologico così potente e con grandi potenzialità di sviluppo come la rete, deve essere utilizzato con coscienza fin dalla giovane età, come sottolinea lo psicologo infantile.

Una caratteristica chiave del narcisista, come si è ribadito in precedenza, è il suo essere poco empatico, ciò significa che ha un deficit nel comprendere gli stati psicologici degli altri e non riesce a  vivere sulla sua pelle il dolore di un’altra persona, tutto ciò collegato con una difficoltà di stare in contatto con i propri sentimenti: questo tratto della personalità viene definito in psicologia clinica “alessitimia”. La difficoltà di ascoltare il proprio dolore causa l’incapacità a verbalizzare le emozioni provate, con poca possibilità di lasciarsi andare all’immaginazione e porta con sè una modalità comunicativa fredda, come emerge nelle prime fasi dei percorsi di psicoterapia a Torino con questi pazienti. Non potendo comunicare come realmente si sente, non può neanche chiedere aiuto, di conseguenza nella nostra esperienza di psicoterapeuti a Torino vi è nel narcisista un costante stato d’animo di solitudine e abbandono dato dalla mancanza di comunicazione emotiva.

Da varie ricerche in psicologia, i cui risultati riscontriamo nella pratica clinica presso il Centro di psicoterapia Torino, emerge che esiste una correlazione positiva tra l’utilizzo di Facebook e i tratti narcisistici di personalità. Come psicologi a Torino rileviamo che questo tipo di struttura di personalità tende a utilizzare molto i social media, probabilmente perché è una modalità che permette al narcisista di ottenere molte conferme che nutrono la sua autostima. Sempre dalla ricerca in psicologia emerge che un deficit nell’empatia è correlato ad una maggiore tendenza a fare uso dei social media: è probabile ad esempio che Facebook induca a centrarsi maggiormente sulla propria immagine, preoccupandosi di come appare il proprio profilo, tanto da rinforzare l’incapacità di comprendere prospettive differenti dalle proprie. Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino intensi livelli di sofferenza emotiva aumentano la tendenza a navigare su internet: i narcisisti sono alla ricerca di una via di fuga dalla realtà quotidiana, Facebook si configura quindi come una modalità adatta per compensare un disagio psicologico. Come ci viene riportato nei percorsi di psicoterapia a Torino, la navigazione online ha un effetto di sedazione temporanea della sofferenza dovuta a difficoltà relazionali e questo spiega perchè venga utilizzata in dosi massicce da chi presenta questo tipo di disturbo, rischiando di creare dipendenza. Non si può negare che la facilitazione del campo relazionale sia anche uno degli effetti positivi dell’uso dei social media e che rinforza il loro utilizzo, soprattutto nei giovani, permettendo un ampliamento delle modalità di comunicazione con gli altri. Ma come psicoterapeuti psicologi a Torino pensiamo che gli strumenti tecnologici che consideriamo una risorsa sociale possano essere utilizzati in modo poco funzionale da chi presenta una fragilità nella sfera affettiva e diventare complici dell’insorgenza di un disturbo. Nel counseling psicologico con gli adolescenti emerge come internet abbia creato l’opportunità di nuove forme di comunicazione, ampliando i confini fisici imposti dalla distanza reale, l’opportunità di ricontattare persone perse di vista da tanto tempo, oppure di conoscere nuove persone con le quali condividere le affinità. I rischi che accompagnano queste facilitazioni e che si confermano nei percorsi di psicoterapia a Torino riguardano l’aumento delle difficoltà a relazionarsi nel mondo reale, finendo con allontanare gli individui piuttosto che avvicinarli. Come Centro di psicologia a Torino riteniamo dunque che sia importante che i nuovi mezzi di comunicazioni vengano utilizzati come facilitatori ma non come sostituto delle relazioni personali. Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino i ragazzi che tendono a passare molte ore al giorno al computer rischiano di allontanarsi dalla vita concreta, distanziandosi anche da sé stessi. La persona che presenta una sofferenza ha la possibilità attraverso internet di costruirsi un’identità fittizia, decisa a tavolino e molto distante dalla realtà, configurandosi piuttosto come un’identità ideale nella quale riconoscersi e ricevere l’apprezzamento degli altri virtuali, che spesso non sanno di relazionarsi in un campo di finzione. Come vediamo presso il Centro di psicologia clinica Torino questa è una delle manifestazioni del Falso Sè di cui possono soffrire le persone con tratti narcisistici. Il falso Sè diventa una maschera nella quale riconoscersi e mostrarsi quotidianamente agli altri, al fine di mantenere lontane le reali emozioni dolorose provate nel profondo e allontanandosi sempre più pericolosamente da sè stessi.

Incontri sul tema della sessualità in età puberale

Secondo l’odierno programma scolastico le maestre hanno il compito di introdurre il tema della sessualità a partire dalle classi elementari. Essa compare spiegata nei libri di scienze fin dalle prime classi della scuola primaria. La domanda che può sorgere a questo punto è: basta questo provvedimento per far comprendere ai bambini la complessità di una realtà a cui stanno andando incontro e che non sempre viene trattata sul serio? E’ sufficiente il programma scolastico a preparare i bambini alla crescita del proprio corpo, all’accoglimento di una preadolescenza e poi di un’adolescenza che porterà con sé desideri e trasformazioni profonde sul piano fisico e psichico, talvolta difficili da gestire?

Secondo lo psicologo infantile affidarsi ad un programma scolastico può essere rassicurante per chi si trova nel ruolo di educare alla sessualità nelle scuole, ma è una soluzione che non lascia spazio alle domande “fuori programma”.

In questi ultimi anni sono arrivate richieste al Centro psicologia Torino da parte di genitori che si sono ritrovati con tanti dubbi e poche risposte: “chi deve rispondere alle domande dei bambini?” “Cosa bisogna rispondere?” “Quando?” “Sto facendo giusto?”. Sono genitori che hanno avuto la sensazione di essere stati lasciati soli nell’affrontare l’imbarazzo che caratterizza i discorsi sulla sessualità con i propri figli, soprattutto se piccoli. Per aiutare a contenere e risolvere questa ansia a Torino  è stato avviato un percorso di tre incontri di gruppo dallo psicologo infantile del Centro psicologia Torino. Il progetto si è rivolto ai genitori e allievi delle classi di quinta elementare intorno ai temi dell’affettività e della sessualità.

Nel primo incontro lo psicologo infantile si è rivolto ai genitori per ascoltare le loro paure sul tema della sessualità e la loro fatica a parlare di questi argomenti con i figli; questo momento con gli adulti è servito ad accogliere  le insicurezze insite nel ruolo genitoriale, la fatica di sostenere i minori durante la fase di passaggio alla preadolescenza e ad accompagnarli emotivamente durante i cambiamenti che investono il corpo, prima tra tutti la nascita della pulsione sessuale e delle emozioni ad essa correlate. Il secondo incontro è stato organizzato dal Centro di psicoterapia Torino con i bambini delle classi elementari, senza la presenza dei genitori, per permettere loro di esprimersi più liberamente con lo psicologo infantile e far emergere i loro interrogativi, in un clima accogliente e non giudicante. Per facilitare la possibilità di espressione di ognuno, senza doversi esporre troppo ai vissuti di vergogna e imbarazzo davanti al gruppo di pari, lo psicologo infantile, servendosi di una buca delle lettere ha proposto ai ragazzi di raccontarsi nei propri dubbi, paure, domande, scrivendo dei biglitti anonimi, garanti della propria riservatezza. Il terzo ed ultimo incontro  ha messo insieme genitori e figli delle classi di quinta elementare, per condividere le risposte alle loro domande sull’affettività e sulla sessualità, per fare esperienza di una relazione di fiducia tra adulti e minori all’interno del gruppo condotto dallo psicologo infantile.

Questo articolo del Centro psicoterapia Torino nasce dall’idea di codividere l’esperienza del percorso di incontri di gruppo, dal momento che crediamo che il lettore, ancor più se genitore, possa ritrovarsi nei vissuti emersi  che accomunano le trasformazioni in questa fascia di età dei propri figli. Sentire di non essere i soli ad avere dubbi e incertezze nella relazione con i figli sul tema della sessualità, crediamo come psicoterapeuti psicologi a Torino, possa alleggerire dal peso di sentirsi inadeguati e impreparati di fronte ai cambiamenti che l’adolescenza porta con sé, talvolta in modo inaspettato e irruento, lasciando i genitori impreparati.

Questo articolo del Centro psicoterapia Torino nasce grazie alla collaborazione tra lo psicologo consulente che, nel ruolo di psicologo infantile ha condotto gli incontri di gruppo con genitori e bambini e la psicologa tirocinante dell’Università degli Studi di Torino, che lo ha affiancato come osservatrice, per trarre delle considerazioni sull’esperienza della genitorialità con figli in età puberale, ingaggiati nel difficile compito evolutivo di gestire le pulsioni sessuali e la turbolenza emotiva ad esse collegata.

Le domande che sono emerse dai genitori sono accompagnate dalla delusione per il ruolo educativo degli insegnanti, in quanto secondo loro, la scuola non è riuscita a svolgere un’educazione sessuale soddisfacente. Psicologi a Torino sostengono infatti che la sessualità non debba essere trattata puramente come fatto biologico e scientifico, per questa ragione un capitolo del libro di scienze non basta per affrontare l’argomento. D’altro canto la scuola deve trattare i programma didattico e non sempre ha le risorse o la possibilità di occuparsi in maniera approfondita delle componenti profonde di temi che pertengono alla sfera psicologica, per sostenere lo sviluppo della personalità in formazione dei ragazzi. Far finta che la sessualità non porti con sé delle implicazioni emotive, significa continuare a mantenere quella barriera di forte imbarazzo che creerà sempre più difficoltà ad affrontare tali argomenti. Il Centro psicologia Torino ha preso in carico la richiesta di questi genitori con lo scopo primario di sciogliere l’imbarazzo e le difficoltà comunicative tra genitori e figli dei discorsi che riguardano questa sfera tematica. Come psicoterapeuti psicologi a Torino pensiamo infatti che oggigiorno non sia difficile per i ragazzi recuperare informazioni sulla sessualità, anche attraverso i mezzi tecnologici di internet e i social, anzi i contenuti sull’argomento sono in esubero, ma il modo in cui queste tematiche vengono trattate non sempre è quello giusto, talvolta troppo tecnico, altre volte superficiale o volgare. Il bisogno dei ragazzi oggigiorno non è più come per le passate generazioni di preadolescenti quello di colmare lacune conoscitive. Nell’ottica del Centro psicologia Torino, come constatiamo quotidianamente nei percorsi di psicoterapia o nei colloqui all’interno dello Sportello psicologico a scuola, il bisogno dei ragazzi è quello di integrare dentro di sè la sfera fisico-pulsionale con la sfera emotiva. Come psicoterapeuti psicologi a Torino  pensiamo che il preadolescente ha bisogno di relazionarsi serenamente con un adulto autorevole e poter parlare di ciò che sente, sia nel corpo che nella mente: della paura nel rapporto con l’altro sesso, dei dubbi rispetto a sè e ai suoi desideri. L’adulto può essere il genitore dello stesso sesso con cui condivide esperienze simili, può essere un insegnante o un educatore, non necessariamente lo psicologo infantile, ma qualcuno disposto ad essere aperto al ragazzo, che non si spaventa e non critica, ma semplicemente sa ascoltare e capire. Come abbiamo constatato in questa esperienza formativa, spesso i genitori sono impauriti e vorrebbero delegare questi aspetti alla scuola.

Da questi incontri con lo psicologo infantile è emerso che uno dei motivi dell’ansia di genitori e insegnanti a Torino è dato dal fatto che valutano come pericoloso affrontare il tema del sesso con i bambini, come se diventasse un incoraggiamento all’esuberanza sessuale, che secondo determinate idee andrebbe controllata e non assecondata. Tuttavia tale visione ignora che, detto o non detto, l’istinto sessuale è presente in tutti gli individui, anche bambini, e ignorare questo dato di fatto ha il solo scopo di tranquillizzare l’adulto.

Ascoltando le domande che sono state portate dai genitori al Centro psicologia Torino, si evince un senso inadeguatezza nell’affrontare l’argomento, i dubbi non sono sui contenuti concreti delle risposte da dare quanto sull’opportunità o meno di darle, quando e come. Esperienza comune nei genitori è il sentirsi poco disinvolti e di conseguenza sottrarsi alle domande dei bambini oppure affrontare l’argomento solamente in modo ironico e giocoso per sviare un confronto più intimo. A volte, pur di non parlare realmente di sesso con figli, si parla d’altro, come dei fiori e delle api o della cicogna, soprattutto con i bimbi più piccoli. Questo atteggiamento secondo psicologi a Torino contribuisce a confondere le idee dei bambini e ad incrementare la convinzione che del sesso non bisogna parlare e non bisogna saperne troppo. Spesso, nella nostra esperienza di psicoterapeuti a Torino, i bambini ne sanno molto di più sulla sessualità di quanto i genitori immaginino, ma il pudore sull’argomento li rende chiusi nel domandare, sopprattutto se sentono imbarazzo o distanza da parte del loro interlocutore. Alcuni genitori hanno potuto raccontare che, a seguito di esperienze personali dolorose nella loro preadolescenza, hanno la tendenza a voler proteggere i propri figli e quindi pongono limiti e divieti nell’educazione sessuale e i discorsi intorno al sesso sono affrontati attraverso mille raccomandazioni. Nel rapporto con lo psicologo infantile e con gli altri genitori, il gruppo di lavoro riesce a capire che in questo modo si trasmettono vissuti di ansia ai propri figli e la sessualità rischia di diventare una tematica che suscita paura. Neanche il linguaggio prettamente scientifico risulta adeguato, per quanto corretto, per descrivere un tipo di esperienza che in realtà è molto complessa e piena di sfaccettature emotive. Ci si domanda come mai, quindi, spesso gli adulti si sentano incapaci e non abbastanza informati da trattare l’argomento con i figli. Possono parlare di tante cose che non conoscono a fondo, senza per questo sentirsi in difetto. Proprio perché il sesso appartiene a chiunque, qualsiasi adulto potrebbe essere in grado di parlarne tranquillamente con i figli. Eppure si richiede l’intervento di uno psicologo infantile, come in questo caso, che comunque non è più tecnico di quanto lo siano i genitori stessi ma forse solo più sereno nel parlare liberamente dell’argomento.

Quello che risulta centrale secondo il Centro psicologia Torino è non avere timore delle domande dei bambini, non soffocarle e non trasmettere la sensazione che siano argomenti indicibili e di cui avere paura. La sessualità è una tematica con cui in qualche modo i bambini verranno in contatto, chi prima chi dopo, tramite i media o parlandone con amici o per esperienze personali. E’ opportuno, in definitiva, rispondere tranquillamente ad ogni domanda dei bambini esattamente nel momento in cui viene posta. C’è un tempo per ogni cosa e il tempo giusto in questo caso è quando c’è segno di interesse da parte dei più piccoli, anche se nulla vieta di poterne tranquillamente parlare anche in altre occasioni. Ciò che riteniamo più importante come psicoterapeuti psicologi a Torino è ascoltare ciò che passa nella relazione tra genitore e figlio, per potersi adattare ai suoi bisogni emotivi in un dato momento, senza forzature nel decidere arbitrariamente quando è “giusto” parlarne. Crediamo inoltre come psicologi a Torino che la maggiore o minore serenità di trattare l’argomento con il proprio figlio sia legata alla propria esperienza personale con la sessualità, alla propria storia di vita e agli eventi che l’hanno condizionata, come capita per le altre sfere intime della personalità. E’ naturale come adulti responsabili voler proteggere i propri figli maggiormente da quelle esperienze che possono averci segnato, ma è anche necessario distinguere tra sé stessi e il bambino, per potersi adattare più autenticamente ai suoi bisogni.

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Timidezza e vergogna: disturbo evitante di personalità

Presso il Centro psicoterapia Torino negli ultimi anni abbiamo ricevuto sempre maggiori richieste di consultazione (counseling psicologico) per difficoltà legate alla relazione e al rapporto sociale, da parte di bambini, ragazzi ma anche giovani adulti. Queste persone quando descrivono il loro disagio emotivo comunicano una grande timidezza e inibizione nei rapporti extrafamiliari, paura del giudizio e vergogna nell’avvicinarsi all’ “altro”, con la conseguente tendenza a chiudersi in sé stesse ed evitare il più possibile contesti sociali.images (2)

Come psicoterapeuti psicologi a Torino riflettiamo sull’aumento del disturbo evitante di personalità soprattutto nelle giovani generazioni, che causa disturbi di ansia, una tendenza che ha correlazioni con i cambiamenti sociali, un’educazione che sostiene lo sviluppo di un maggior individualismo, la diminuzione dei rapporti umani con l’avvento delle nuove tecnologie e un impoverimento delle situazioni di intimità emotiva.

Naturalmente “la fobia sociale” è sempre esistita, ma presso il Centro psicologia Torino vengono richiesti molto più spesso che in passato  interventi di psicoterapia legati a problematiche relazionali che si manifestano con diverse sintomatologie. Vediamo arrivare genitori disperati per la fobia scolare del proprio figlio/a (alla cui base c’è una grande angoscia nella relazioni con i compagni e con gli insegnanti) che naturalmente comporta uno stravolgimento degli equilibri familiari, poiché spesso il minore fobico tende a chiudersi in casa o ridurre la frequentazione anche di altri ambienti sociali; la relazione con la scuola resta l’oggetto principale delle paure, paure che possono esprimersi con veri e propri attacchi di panico che rendono la vita del ragazzo/a molto difficile.

Notiamo altresì un aumento della domanda di psicoterapia a Torino da parte di adolescenti e giovani adulti che abusano sostanze e rischiano di cadere nella dipendenza da alcol o droghe leggere, utilizzate perlopiù nel weekend in concomitanza con i momenti sociali, come antidoto contro la timidezza, la paura nell’approccio con l’altro sesso, il timore di non essere accettati; nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino, in alcuni di questi casi l’uso non viene più circoscritto al fine settimana, all’occasione particolare di una festa, ma esteso ad altre situazioni sociali nel contesto lavorativo o di vita della persona. Quello che fa scattare il bisogno di fare uso di qualche sostanza è soprattutto la grande paura di fronte ad una richiesta di prestazione, che sia un compito, un lavoro o un momento di confronto in cui ci si sente valutati, infatti l’aspettativa nei propri confronti genera ansia e senso di inadeguatezza, aumentando il disagio nel rapporto con gli altri. Come emerge quotidianamente dal nostro lavoro presso il Centro psicologia a Torino, l’altro grande tema di disagio psicologico ai tempi odierni sembra essere proprio l’ansia da prestazione intesa in senso lato. Gli elementi che spiccano nei percorsi di psicoterapia sono la fatica di trovare il proprio posto in una società in cui il fare e l’apparire hanno preso il posto dell’essere ed è sempre più presente la paura di non riuscire a sostenere le aspettative familiari e sociali; questi vissuti legati alla sfera narcisistica si accompagnano spesso ai sintomi del disturbo evitante di personalità e rendono il quadro ancora più complesso, come riscontriamo nel lavoro di psicologia clinica a Torino.

Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino l’ansia e la vergogna, il senso di inadeguatezza di fronte all’idea del “dover essere” sono temi quasi sempre presenti anche quando trattiamo in psicoterapia giovani che non presentano una vera e propria fobia sociale. Spesso i ragazzi ci raccontano come sia più semplice intrattenere relazioni attraverso i social, dove nello scoprirsi si sente in minor misura lo sguardo dell’altro, perchè il mezzo del computer o del telefonino permettono di mantenere una certa distanza rispetto al contatto vis a vì. Attraverso i social è più facile trasmettere una certa immagine sociale di sè, senza esporsi in prima persona ma bensì costruendo a tavolino il modo in cui ci si vuole presentare al mondo, liberandosi delle emozioni spiacevoli che inibiscono e rendono timidi in un contesto relazionale classico.

Come psicoterapeuti psicologi a Torino  vediamo in questi diversi esempi di disagio giovanile che sembrano essere in aumento oggigiorno ( la fobia scolare, l’abuso di sostanze, l’utilizzo eccessivo o esclusivo delle nuove tecnologie) una conferma di come nella nostra società ci sia minore allenamento rispetto al passato alle relazioni personali intime, come sia sempre più difficile reggere i sentimenti di imbarazzo, vergogna e timore del giudizio, che in varia misura emergono quando si entra in contatto con persone esterne all’ambito familiare. Come psicoterapeuti psicologi a Torino quando ci viene richiesta una consulenza (counseling psicologico) per un problema di natura relazionale riteniamo molto importante effettuare una diagnosi differenziale rispetto ad altri disturbi, dal momento che in psicologia clinica lo stesso sintomo può sottendere differenti strutture di personalità e richiedere di conseguenza interventi diversi di psicoterapia. Alla luce di ciò i primi colloqui di valutazione psicologica assumono presso il Centro psicologia Torino un grosso valore poichè permettono di analizzare i bisogni della persona e rispondere alle sue necessità in modo adeguato e mirato. Di seguito proveremo a spiegare cosa intendiamo.

Paziente evitante- paziente fobico

Anche se non sono presenti sufficienti ricerche a proposito, in questo articolo del Centro di psicoterapia e psicologia Torino  riteniamo  sovrapponibili il disturbo evitante di personalità e la fobia sociale generalizzata, come sostenuto da diversi autori (Dahl,Suthrland,Frances,Widiger).

Come psicoterapeuti psicologi a Torino riteniamo che la timidezza e l’evitamento (evitamento del danno nel modello di Cloninger) che difendono dall’imbarazzo e dal timore del fallimento e dell’umiliazione sono tratti centrali nel disturbo evitante di personalità. Nel quotidiano lavoro di psicologia clinica che svolgiamo a Torino, in questo quadro diagnostico la vergogna sembra essere l’esperienza affettiva centrale. La vergona e l’espressione del sé sono connesse tra loro: il timore è di rivelare aspetti di sé che possono rendere vulnerabili. La vergogna è strettamente connessa all’ideale dell’Io (vissuti di inadeguatezza) a differenza della colpa che viene correlata all’istanza del Super-io. Questo cosa significa? Che quanto più ho delle aspettative elevate rispetto a chi voglio essere o diventare, tanto più soffrirò i fallimenti e vivrò come irraggiungibile l’ideale di persona che penso di dover essere per venire accettato dal mondo. Nella nostra società dove le aspettative sociali e genitoriali verso i ragazzi sono sempre più elevate è comprensibile come siano in aumento i disturbi legati al senso di inadeguatezza. Presso il Centro psicologia a Torino nel lavoro di psicoterapia con i minori e nel lavoro di sostegno alla genitorialità  (terapia di coppia genitoriale) sono temi quotidiani l’ansia da prestazione e la paura dei voti scolastici negativi, fin dalle elementari, come osserva lo psicologo infantile. Questi pazienti si ritirano dunque dalle relazioni sociali per il bisogno di nascondersi dall’affetto della vergogna che provano con un’elevata intensità.

Lo psicologo infantile riconduce il vissuto della vergogna a differenti esperienze evolutive in varie età: è certamente presente quando compare l’angoscia per l’estraneo attorno all’ottavo mese e ed è legata all’interiorizzazione dei rimproveri in seguito ad incidenti relativi al controllo sfinterico, come ci riportano i testi di letteratura psicoanalitica. Secondo la teoria dell’attaccamento lo stile di attaccamento evitante deriva dall’eperienza del bambino di essersi sentito rifiutato dal genitore, che comporta il successivo timore di sviluppare relazioni d’amore. Quello che possiamo riportare dalla nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino è che spesso la sensazione di questi pazienti è di aver avuto bisogni evolutivi eccessivi o inappropriati.

Paziente evitante- paziente schizoide

Anche nel disturbo schizoide di personalità la caratteristica principale è la difficoltà a costruire relazioni significative, ma è assente il desiderio di farlo. Nella nostra esperienza di psicoterapeuti a Torino chi soffre di questo disturbo cerca di limitare i rapporti con gli altri: la tendenza è di avere pochi amici e comunque a non stabilire un legame di confidenza, la scelta cade su lavori in cui non sia presente contatto sociale, generalmente non vengono costruite una famiglia nè relazioni intime. Questi individui si presentano nei primi colloqui presso il Centro psicoterapia Torino come freddi e possono apparire timidi come chi soffre di un disturbo evitante. Ma nel proseguo della consultazione (counseling psicologico) si evidenzia che dietro a questo comportamento riservato è presente un disinteresse alle critiche o all’approvazione ricevuti dall’esterno, come se i sentimenti degli altri risultassero indifferenti. La persona che presenta un disturbo schizoide prova un senso di lontananza, distacco nei confronti di chi è attorno e non mostra interesse ad instaurare legami profondi con persone reali, come racconta in psicoterapia. Queste persone possono essere coinvolte nel loro lavoro e nello studio, attratte da interessi atratti come la filosofia o la matematica; ma si sentono indifferenti e anaffettive, forse per una incapacità a riconoscere le proprie emozioni e quelle degli altri e la loro la tendenza ad isolarsi non è causa di particolare sofferenza. Il paziente evitante a differenza del paziente schizoide desidera relazioni personali anche se ne è spaventato: teme di essere rifiutato e quindi evita le situazioni sociali. Presso il Centro psicologia Torino abbiamo tuttavia ritrovato in letteratura delle critiche alla distinzione classica tra i due disturbi, che anche nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino non sempre appaiono sufficientemente distinti: Reich e Noyes (1986) trovano che molti pazienti con disturbo schizoide soddisfano anche i criteri diagnostici del disturbo evitante. Revisione dei criteri diagnostici si ritrovano nel DSM 4 dove viene posta maggiore enfasi sulla paura dell’umiliazione, dell’imbarazzo e del rifiuto, in questa descrizione l’entità diagnostica si avvicina maggiormente alla personalità fobica. Il disturbo evitante di personalità apparterrebbe all’area delle nevrosi mentre il disturbo schizoide farebbe parte dell’area borderline.

Paziente evitante- paziente narcisista

Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino un’altra importante distinzione va fatta tra chi soffre di un disturbo evitante di personalità e chi possiede una personalità di tipo narcisistico. Nella persona evitante la centralità del sentimento della vergogna configura un nesso psicodinamico con il narcisismo (in particolare il tipo ipervigile), ma spesso i pazienti narcisisti a differenza di quelli evitanti mostrano un senso di giustificazione e grandiosità. Presso il Centro psicologia a Torino con narcisismo intendiamo la tendenza a mettere al primo posto come oggetto di interesse sè stesso con un atteggiamento psicologico di continua ricerca di ammirazione e autocompiacimento, mentre l’interesse per gli altri occupa uno spazio molto minore, anzi la tendenza è di svalutarne i comportamenti e il valore personale. In tal senso il narcisista quando non ottiene il riconoscimento che desidera può provare un grande senso di vergogna come il paziente evitante. Come psicologi a Torino vorremmo sottolineare che esiste un “narcisismo sano” inteso come amore per sè stessi che si differenzia dalla diagnosi di narcisismo, in cui la tendenza è ad amplificare le proprie qualità e le proprie capacità e in cui manca la capacità di riconoscere e percepire i sentimenti degli altri. Come emerge nella psicoterapia a Torino, nel disturbo evitante di personalità è presente il desiderio di ricevere accettazione dall’esterno, ma viene data importanza alle altre persone e viene provata empatia verso i loro bisogni; non sono centrali inoltre le fantasie di successo e il bisogno costante di attenzione e ammirazione per ingrandire sè stessi, caratteristiche queste che contraddistinguono il disturbo narcisistico.

Intervento terapeutico

Presso il Centro psicologia a Torino a seguito di una richiesta di consulenza (counseling psicologico) per difficoltà legate alle relazioni sociali viene fatta una valutazione psicologica e una diagnosi differenziale per comprendere se si tratti di un disturbo evitante di personalità, per il quale può essere proposto un percorso di psicoterapia. Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino questa tipologia di pazienti risponde bene alla psicoterapia psicodinamica di tipo supportivo espressivo associata ad un incoraggiamento a esporsi alle situazioni temute. Tale incoraggiamento deve accompagnarsi al riconoscimento dell’imbarazzo e dell’umiliazione associate a queste situazioni. Nel percorso di psicoterapia a Torino risulta importante l’esplorazione delle cause che sottendono la vergogna e del loro nesso con esperienze evolutive del passato. Il percorso terapeutico è volto a sostenere e ad affrontare certe situazioni e a non evitarle, costruendo nella relazione con il paziente la possibilità nel tempo di contenere le emozioni spiacevoli che si generano nel rapporto con gli altri. Come psicoterapeuti psicologi a Torino sappiamo che gli sforzi iniziali possono essere frustranti perché il paziente evitante spesso non sa definire con chiarezza ciò che teme. La psicoterapia a Torino ha il compito di esplorare con il paziente le emozioni esperite nelle situazioni reali al fine di comprendere le cause dell’evitamento. La psicoterapia stessa causa nel paziente forti vissuti di ansia perché si tratta di una situazione di esposizione e risulta in tali situazioni centrale aiutare la persona a sviluppare maggior consapevolezza dei correlati cognitivi del sentimento di vergogna. Presso il Centro psicologia a Torino vediamo nel lavoro di psicologia clinica con questi pazienti che può essere temuto anche il successo nelle relazioni interpersonali, tanto quanto il fallimento. Come psicoterapeuti a Torino ritroviamo in molti casi che l’eccitazione legata ad una esposizione esibizionistica può attivare rimproveri genitoriali interiorizzati sul tema del “far mostra di sé”, nel timore di sembrare pieni di sé nel momento in cui si viene messi in luce. Nella letteratura della psicologia clinica ritroviamo che Miller (1985) ha rilevato una correlazione significativa tra l’inibizione della rabbia e l’esperienza della vergogna. Spesso i pazienti evitanti non hanno espresso nell’infanzia sentimenti di rabbia verso i genitori e provano vergogna nel provarli come talvolta osserva lo psicologo infantile con i minori che presentano questo disturbo.

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