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Paura di sentirsi imperfetti: atelofobia

Nell’età moderna, in concomitanza della spinta alla costruzione di realtà sempre più connotate da un ideale di efficienza e perfezione, in linea con il pensar comune del “tutto e subito”, anche la costruzione identitaria delle persone subisce il condizionamento culturale di tale visione del mondo e della vita, sempre più radicata nella nostra mentalità comune. Figli di una società materialistica e all’avanguardia che guarda non più alla riflessione e alla profondità, bensì all’apparenza e all’efficacia del prodotto, tali canoni vengono applicati non solo al mondo artificiale ma anche alla dimensione  “dell’essere” di uomini fatti di carne e sentimenti. Si fa strada un ideale imposto di perfezione ed efficienza assoluta e non revocabile, volta a far funzionare tutto al meglio e nel minor tempo possibile.

All’interno di questo quadro appena descritto si inscrive il concetto di cui parleremo in questo articolo che nasce dalla nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino che si trovano sempre più spesso a contatto con persone che chiedono aiuto rispetto al loro sentirsi falliti, sentirsi inadeguati ad affrontare i problemi del quotidiano.

L’etimologia del termine “Atelofobia” deriva, come la maggior parte delle parole che compongono il nostro linguaggio, dal greco. Nasce dall’ unione di due parole diverse, da una parte “Ateles” che si potrebbe tradurre in “imperfetto” e “phobos” che invece andrà a tradursi con “paura”.

Letteralmente tale termine va a indicare quell’insieme di sensazioni sperimentate dal soggetto che vanno ad interfacciarsi con un perenne non sentirsi mai abbastanza efficace, perfetto, amato o all’altezza. Una vera e propria paura dell’imperfezione, di qualunque natura essa sia. Questo tipo di sofferenza emotiva arriva alla consulenza psicologica (counseling psicologico) con una frequenza maggiore del passato e presso il Centro psicologia Torino osserviamo come l’ansia che si genera negli individui può essere di lieve entità, anche se interferente con il benessere della persona, o arrivare in molti casi ad un livello così acuto che rischia di cronicizzarsi se non viene affrontata con un intervento di psicoterapia a Torino.

Quello che abbiamo riscontrato come psicoterapeuti psicologi a Torino negli ultimi anni è una difficoltà crescente di accettare che la vita moderna con i suoi ritmi sempre più serrati e le aspettative sempre più elevate generi in molti momenti della giornata il vissuto naturale di sentirsi in ansia. Quando siamo di fronte ad un disturbo di atelofobia tale emozione umana viene processata ed etichettata dentro di sè come segno di inadeguatezza con la sensazione di essere persone imperfette che dovrebbero sempre sentirsi forti e mai piccole e insicure, in linea con gli ideali sociali che sostengono e amplificano tale convinzione. Come vediamo presso il Centro psicoterapia Torino tale meccanismo non fa altro che aumentare l’ansia, la sensazione di non farcela di fronte agli eventi della vita e accresce il vissuto di fragilità che impedisce di riconoscere le proprie risorse interne. Nella nostra cultura purtroppo le persone non vorrebbero mai sentirsi insicure e così anzichè ascoltare le proprie emozioni e comprenderne il significato si tende sempre di più all’azione, in un fare vertiginoso che riempie tutti gli spazi e permette di non entrare in contatto con il mondo interno, che spaventa sempre di più. In questo modo molti stati ansiosi in fase iniziale di esordio, che la persona potrebbe risolvere facilmente, tendono ad aggravarsi. Se necessario in questi momenti si può essere supportati da brevi interventi con psicologi a Torino, ma spesso quando parliamo di normale ansia da stress può essere affrontata nel confronto e nel sostegno della propria rete sociale, se non ci si chiude in sè stessi. Molti stati ansiosi lievi che la persona potrebbe risolvere facilmente tendono invece ad aggravarsi perchè non si presta attenzione al proprio malessere, si tende a negarlo e a non voler ascoltare i segnali che il nostro corpo manda attraverso l’ansia.

La persona potrà allora entrare all’interno di uno stato di agitazione, in cui l’ansia può essere in alcuni casi accompagnata da episodi di panico, tachicardia e tremore derivanti dalla perenne insoddisfazione rispetto a quello che si vorrebbe essere o quello che si vorrebbe cercare di essere, come emerge chiaramente nel lavoro di psicoterapia a Torino, che si rende necessario di fronte ad un certo livello di malessere. Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino possono essere presenti anche fenomeni di tipo psicosomatico in risposta a tali sensazioni, come sudorazione e tensione muscolare. Si potrebbero far risalire tali sintomatologie ad una costante attivazione da parte del soggetto che si trova da un lato a cercare di compensare questa perenne insoddisfazione attraverso l’azione, ma dall’altro la stessa azione viene sempre troncata da una sorta di “impotenza appresa” da parte del soggetto. Con il termine “Impotenza appresa” indichiamo quella sensazione sperimentata dal soggetto di non poter più agire all’interno della sua sfera di possibile azione, non poter modificare la realtà che lo circonda in nessun modo in un crescendo del “sentirsi inadeguati“, “sentirsi falliti“. Gli ambiti in cui tali sensazioni possono essere sperimentate sono molteplici, allargando il target dai contesti dalla normale vita quotidiana fino ad arrivare agli ambienti professionali e familiari.

I temi che affliggono gli Italiani generando ansia e impotenza sono diversi, illustreremo i più frequenti. C’è la paura di non riuscire ad essere buoni genitori, non saper come proteggere i propri figli, ad esempio spaventa molto il rischio di atti di bullismo a scuola o l’incontro con persone pericolose che possono condizionare, plagiare il bambino o l’adolescente. In generale è molto sentita, nella nostra esperienza presso il Centro psicologia Torino la preoccupazione che il proprio figlio possa riuscire o meno a crescere felice e sono frequenti i dubbi su come aiutarlo ad affrontare il futuro. Un’altro tema che genera conflitti interiori è come conciliare il lavoro e il rapporto con i figli: un bivio che una volta riguardava principalmente gli uomini e che adesso manda in crisi molte donne. Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino per molte donne, nella nostra cultura, la priorità resta ancora la famiglia anche se la vita moderna rende sempre più difficile occuparsi di tutto e spesso il sentirsi inadeguati prende il soppravvento in un tormentoso rincorrere gli impegni che sembrano non finire mai. Un’altra tematica attuale, per la quale riceviamo molte richieste di consulenza (counseling psicologico) presso il Centro psicologia Torino, riguarda il rapporto di coppia, infatti capita di frequente che anzichè potersi aprire al dialogo con il partner ci si sente soli nelle proprie insicurezze, con l’insorgere di problemi nella sfera sessuale (calo del desiderio, impotenza, eiaculazione precoce) spesso dovuti a stati ansioni e difficoltà  relazionali che possono apparire difficili da affrontare e sfociare in conflitti e tradimenti. E naturalmente le relazioni nel mondo del lavoro e le aspettative che si hanno rispetto a sè stessi e agli altri, che possono venire frustrate, sono importanti e ulteriori fattori di stress e preoccupazione per molti Italiani. Per non parlare delle malattie e/o altri fattori organici (l’aborto ad esempio) che interferiscono con i progetti e generano angosce per il futuro o aumentano gli stati di preoccupazione e accumulo di tensione quando diviene necessario l’accudimento dei propri cari.

Alla luce di questo escursus sulle situazioni che nella vita quotidiana generano ansia e stress, che toccano da vicino in un modo o nell’altro tutti noi, appare ancora più paradossale l’aspettativa sociale di dover essere sempre efficienti e perfetti, aspettativa che entra a pieno titolo nella psicologia dei più giovani condizionandone l’identità in costruzione, molto di più che nelle generazioni precedenti, come rileva lo psicologo infantile a Torino. La vita moderna è frenetica e complessa e rende difficile affrontare le sfide che ogni giorno ci poniamo, con aspettative spesso irrealistiche rispetto a come dovremmo essere. Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino voler essere dei supereroi, non doversi sentire fragili e bisognosi di aiuto, ostentare sempre forza e autonomia, sono atteggiamenti che rischiano di sfociare nell’atelofobia. Presso il Centro psicoterapia Torino osserviamo che la vera forza nasce dalla capacità di accettare ed entrare in contatto con le proprie insicurezze, prendersi cura della parte debole e bisognosa di sè, riconoscendo nell’ansia un segnale prezioso di disagio. L’essere umano è capace di affrontare i momenti di stress e di adattarsi all’ambiente, dunque a volte sentirsi inadeguati, sentirsi falliti è normale, ma se il disagio perdura per tanto tempo pensiamo che sia segno di forza e maturità decidere di intraprendere un lavoro di psicologia clinica a Torino anzichè credere di dovercela fare da solo.

Quello che riscontriamo facendo un’analisi dei bisogni psicologici nella nostra società è la crescente necessità di essere supportati da psicologi a Torino ad affrontare ed elaborare tematiche specifiche che si presentano nella vita dell’individuo, magari in un momento di particolare stress emotivo. In questo senso il lavoro di psicologia clinica a Torino può essere di una psicoterapia breve che non ha l’obiettivo di analizzare e ristrutturare l’insieme complessivo della personalità come accadrebbe con un lavoro di più lunga durata, bensì di affrontare e risolvere un conflitto specifico permettendo alla persona di riscoprire le proprie potenzialità e risorse. Parliamo in questi casi di una psicologia del benessere più che di una cura della patologia, proprio perchè l’eziologia del malessere non affonda le radici nell’infanzia della persona (sebbene ogni personalità abbia un legame con la propria storia) ma ha più a che fare con il presente. In tal senso molte forme ansioso depressive di lieve entità potrebbero essere risolte e non trascinate nel tempo grazie ad un intervento breve e mirato. Parliamo in questi casi di una forma di prevenzione del malessere psicologico, dove il lavoro di psicoterapia breve a Torino aiuta a superare la crisi evitando il cronicizzarsi in un disturbo vero e proprio.

Presso il Centro psicologia Torino vediamo sopprattutto nei giovani un crescendo di sentimenti legati alla ricerca di perfezione con una conseguente delusione di non poterla mai sopperire in qualche modo. Tale modo di approcciarsi a sè stessi e agli altri può nascere sia all’interno del contesto culturale in cui il soggetto si trova a condividere ideali, desideri e bisogni, sia all’interno di un più ristretto contesto familiari ed educativo. All’interno delle dinamiche del primo caso, il concetto stesso di perfezione ed efficacia ha continui mutamenti e influenzamenti, sia dal punto di vista estetico che da quello intellettuale, derivati dalle informazioni veicolate dai mass media e soprattutto dall’enorme competitività generata all’interno di “Piazze pubbliche” che altro non sono che i social network. Copertine di bellezza e ostentazione di risultati raggiunti in ambienti lavorativi fa sì che il soggetto possa continuamente rapportarsi, attraverso l’uso del medium telematico, ad una perenne ricerca di ideali prefabbricati e impostati da altri soggetti. Nel secondo caso, la causa di questa perenne ricerca di perfezione potrebbe essere una rigida e autoritaria educazione impartita da chi si è preso cura del soggetto nell’infanzia, come emerge in alcuni percorsi di psicoterapia a Torino. Il caregiver, che potrebbe aver ricevuto anch’esso un’educazione molto autoritaria, potrebbe trasmettere al figlio un maggiore apprezzamento nei confronti dei risultati raggiunti rispetto ad una sua maturazione sentimentale ed emotiva, come talvolta riscontra lo psicologo infantile all’interno di alcuni contesti familiari.

Un soggetto cresciuto all’interno di queste convinzioni può essere spinto a ricercare perennemente soddisfazione all’interno dell’arco di azioni disponibili, dalla vita quotidiana fino ad arrivare a quella lavorativa, ma senza mai esserne realmente soddisfatto e contento. I fenomeni di cui abbiamo parlato, se in qualche modo trovano la strada per la fissazione rigida all’interno della psiche del soggetto possono portare al cronicizzarsi del sentimento, per questo la prevenzione psicologica è importante soprattutto nella fascia di età dell’adolescenza. Il Centro psicoterapia Torino svolge questa funzione di prevenzione lavorando all’interno delle scuole con lo sportello di ascolto psicologico che attraverso brevi consulenze (counseling psicologico) mira ad aiutare l’adolescente nel “qui ed ora” della sua vita, favorendo la relazione con i coetanei e gli adulti di riferimento e mettendo in discussione le convinzioni disfunzionali legate alla cultura della perfezione. Ma quando non c’è l’opportunità di fruire di tale servizio uno dei rimedi più funzionali per queste tipologie di sensazione potrebbe essere quello di intraprendere un percorso di psicoterapia breve presso il Centro psicologia Torino.

Al Centro di psicologia clinica e psicoterapia a Torino ci prefiggiamo il compito di aiutare il paziente ad elaborare queste tipologie di sentimenti, capirne la motivazione e poterne comprendere il vero significato, andando a contrastare sintomi come quelli dell’ansia, del panico e dell’agitazione. Tramite la ricostruzione della sfera affettiva e l’analisi delle relazioni, il soggetto può avere un maggiore contatto con i suoi sentimenti e i significati del suo malessere, portando ad una maggiore attivazione e comprensione della sua sfera di personalità e andando a contrastare i sentimenti negativi di insoddisfazione.

 

Coming out e benessere psicofisico

Coming out cos’è? Si tratta proprio del passaggio dal riconoscimento di sé come gay o lesbica alla possibilità di comunicare o far capire alle persone intorno a sé il proprio orientamento sessuale. Il comig out per potersi realizzare pienamente prevede il realizzarsi di un processo psicologico interiore in un continuum evolutivo che va dal coming out interiore, inteso come realizzazione e riconoscimento della propria identità omosessuale, fino al coming out esteriore e cioè lo svelamento nei confronti del proprio mondo affettivo-relazionale. Per approfondire l’evoluzione di tale processo, che generalmente in adolescenza trova un momento cruciale di avviamento, come rileva lo psicologo infantile, ci si può riferire a questo articolo.

L’adolescenza è il momento di maggiori cambiamenti fisici e della nascita della fertilità, il corpo inizia a sentire la pulsione sessuale più forte e il giovane è spinto alla ricerca di appagamento dei desideri verso l’esterno del nucleo familiare, come spiega lo psicologo infantile a Torino. Si tratta di un periodo di sperimentazione, in cui l’adolescente cerca di capire chi è e anche qual’è il proprio orientamento sessuale. Questa fase esperienziale e di definizione di sé è certamente da collocare all’interno del contesto socioculturale d’appartenenza, che direziona e condiziona ed è intersecata con la propria storia personale, condizionata  dalle influenze familiari dell’adolescente. Presso il Centro psicoterapia Torino vediamo che alcune persone hanno sempre avuto un orientamento sessuale verso persone dello stesso sesso, altre lo hanno scoperto proprio in adolescenza dopo aver avuto rapporti sessuali con eterosessuali ed essersi resi conto che l’attrazione e il desiderio erano da collocarsi verso la sfera omoerotica.

Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino, l’adolescente che fa coming out si apre in un primo momento più facilmente con gli amici, piuttosto che dichiararsi omosessuale in famiglia, proprio perché teme maggiormente il giudizio dei genitori e ha la tremenda paura di deluderli e non venire accettato. In adolescenza coming out e benessere psicofisico hanno una forte correlazione tra di loro perchè in un momento così delicato dello sviluppo di un giovane ricevere delle conferme sul proprio valore oppure sentirsi rifiutato e svalutato dalle persone ritenute importanti nella propria vita può incidere profondamente sulla propria autostima. La reazione che l’adolescente riceve alle prime confidenze sul proprio orientamento sessuale ricopre una grande importanza a livello emotivo per il giovane perché può essere fonte di rassicurazione o grande inquietudine, può dare coraggio e speranza nel poter essere compreso o turbare profondamente rispetto al timore che la propria omosessualità metta in discussione i legami affettivi e comprometta l’immagine di sé. In una fase delicata come l’adolescenza caratterizzata dalla ricerca della propria identità alcuni ragazzi omosessuali richiedono un aiuto psicologico presso il Centro psicologia Torino per risolvere conflitti interiori legati all’immagine di sè contaminata dall’omofobia interiorizzata ed essere sostenuti in un momento di crisi che può offuscare la visione del futuro e confondere ripetto ai comportamenti giusti da adottare nelle relazioni affettive amicali e familiari. Nei percorsi di psicoterapia a Torino emerge come interiormente siano presenti molti conflitti, tra il desiderio di essere autentici e poter avere relazioni in cui mostrarsi senza dover continuamente mentire e invece la paura di reazioni di rifiuto, il timore di venir guardato e trattato in modo diverso dopo le proprie rivelazioni, dovendosi difendere dai pregiudizi.

Il ragazzo che confida ad un amico di essere omosessuale ha bisogno di sentire vicinanza e comprensione rispetto alle paure e alla vergogna che prova, ma soprattutto sentire che non cambia nulla riguardo a come viene considerato, non sentirsi inserito in una categoria sociale che suscita determinate emozioni, paure o comportamenti. Coming out e benessere psicofisico sono temi legati alle relazioni tra pari in adolescenza che possono condizionare profondamente il giovane. Un problema da gestire per gaylesbiche dichiarati nel campo dell’amicizia riguarda l’attrazione che può nascere verso “l’altro eterosessuale” o viceversa diventare oggetto di desiderio da parte sua. Lo psicologo infantile spiega come il timore di rovinare le amicizie possa influenzare molto la possibilità di essere spontanei nei rapporti, talvolta dopo il coming out l’omosessuale si sente allontanato o trattato diversamente dagli amici del suo stesso sesso nel timore che “possa provarci”. Queste paure relazionali portano in alcuni casi l’adolescente omosessuale a guardare con maggior diffidenza ai rapporti con i coetanei, talvolta a ricercare la sola frequentazione di ragazzi del proprio stesso sesso e orientamento sessuale, selezionando le proprie relazioni amicali. Alcuni omosessuali attraversano anche una fase di rifiuto e di svalutazione dei coetanei eterosessuali, assumono atteggiamenti difensivi, spiega lo psicologo infantile, che possono portarli all’insorgenza di difficoltà relazionali e conflitti nel gruppo di pari, a conferma del legame tra coming out e benessere psicofisico. Bisogna considerare che la tendenza a chiudersi di alcuni ragazzi gay e ragazze lesbiche è proprio una conseguenza di reazioni negative subite a seguito del coming out nel mondo della scuola o del lavoro. Come emerge dai percorsi di psicoterapia a Torino la persona di orientamento omosessuale molto spesso per evitare di ricevere attacchi o semplicemente per non sentirsi guardata con diffidenza impara a modulare le comunicazioni su di sé, controlla il proprio atteggiamento, fa attenzione a ciò che dice e con chi lo dice e tale stile relazionale può divenire molto faticoso da sostenere. Purtroppo il timore di ritorsioni e atti di bullismo a scuola, la paura di dare una cattiva immagine di sé a causa dei pregiudizi culturali, portano molti adolescenti a vivere angosce e a sviluppare una bassa autostima, problemi questi che in alcuni casi cercano di risolvere chiedendo aiuto professionale presso il Centro psicologia Torino, nel tentativo di star meglio con sé stessi. Venire a patti dentro di sè con i vissuti negativi di esperienze dolorose e/o paure profonde non è facile per una persona omosessuale e solo col passare del tempo e a volte solo grazie ad una psicoterapia sarà possibile adottare modalità diverse di coming out, come ad esempio poter parlare serenamente del proprio partner durante una conversazione in gruppo, segnale che si è raggiunta una maggior tranquillità dentro di sè e non è più un elemento di priorità per la persona nascondere il proprio orientamento sessuale.

Anche quando il processo di coming out interiore è stato portato a termine e la persona adulta ha piena consapevolezza del proprio orientamento sessuale può scegliere di non dirlo all’esterno, molti gay e lesbische decidono di mantenere la riservatezza in certi ambiti, per timore di ricevere ostilità e venire danneggiati. La persona omosessuale talvolta preferisce mantenere un’immagine diversa sul luogo di lavoro, più consona alle aspettative sociali, prova pudore o vergogna nel far vedere questo lato personale e intimo che vuole tenere privato, limitandosi a vestire il ruolo professionale, come emerge nei percorsi di psicoterapia a Torino. Naturalmente il segreto diviene un’esigenza quando l’ambiente lavorativo è molto conservatore e la persona omosessuale ha motivo di temere mobbing o licenziamento. La maggiore visibilità ed esposizione all’esterno espone a rifiuti, discriminazioni, bullismo a scuola e quando un adulto omosessuale ha subito da adolescente ritorsioni che lo hanno trasformato in vittima sarà naturalmente più schivo e diffidente nel mondo del lavoro. Alcune esperienze negative in adolescenza possono essere traumatiche per la persona, come emerge in diversi percorsi di psicoterapia a Torino.

Fare coming out può anche portare reazioni positive all’interno dell’ambiente sociale, molti giovani oggigiorno sono emancipati rispetto agli stereotipi sociali sull’omosessualità e non raramente lo psicologo infantile, che presenta un osservatorio privilegiato rispetto ai vissuti degli adolescenti in psicoterapia a Torino, riporta che non sono rare le amicizie tra ragazzi di diverso orientamento, dove questo tratto non è visto come un problema e le relazioni sono di buona qualità. Chiedendo ai ragazzi omosessuali per loro “coming out cos’è?” e come è cambiata la loro vita dopo essersi svelati all’esterno, molti di loro raccontano allo psicologo infantile che a fianco alle reazioni di diffidenza nei loro riguardi ci sono stati vantaggi personali e positivi per loro, a confermare la corrispondenza in molte situazioni tra comig out e benessere psicofisico. Il “venire fuori” nella società attraverso il coming out significa anche un poter esprimere sè stessi e riuscire ad opporsi ai rifiuti e alle offese, significa accettare di più la propria persona e potersi affermare, in un processo di integrazione psicologica a più livelli. Presso il Centro di psicologia a Torino crediamo che potersi aprire alla possibilità di avere amici che ci conoscono davvero è fonte di benessere per ognuno di noi al di là del proprio orientamento sessuale e darsi questa possibilità attraverso il coming out è il primo passo per l’omosessuale di realizzare la propria vita, potersi confrontare con altri gay e lesbiche, poter trovare una relazione sentimentale stabile. I ragazzi omosessuali così come gli eterosessuali, spiega lo psicologo infantile, stanno meglio se possono condividere apertamente le proprie vite e sentirsi sostenuti dalla famiglia e dagli amici. Quando gli effetti del coming out sono positivi, rileviamo come psicoterapeuti psicologi a Torino un aumento del benessere personale e della salute fisica e mentale. Nei percorsi di psicoterapia a Torino abbiamo potuto osservare come il sentirsi accolti dagli altri e accettati nella propria identità omosessuale (sia nei rapporti più intimi che nell’ambiente scolastico o lavorativo) porta ad un aumento dell’autostima, della soddisfazione a lavoro, in generale ad una qualità migliore della vita attraverso la riduzione dell’ansia, della depressione e della rabbia. Riuscire a svelarsi almeno nella cerchia delle relazioni più ristrette e sentirsi accettati diminuisce il senso di solitudine, favorisce l’emergere delle proprie risorse e la resilienza individuale, coming out e benessere psicofisico trovano corrispondenza in molti casi.

La famiglia è l’ambiente affettivo primario per l’adolescente che riconosce di essere omosessuale e naturalmente la reazione dei genitori e di eventuali fratelli a questa scoperta ha un impatto emotivo molto forte per il giovane: coming out e benessere psicofisico possono corrispondere quando gli adulti di riferimento riescono ad accettare l’omosessualità del figlio/a, così come al contrario il non sentirsi accettati dalla propria famiglia può causare conseguenze negative per la salute psicologica della persona. Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino molti giovani omosessuali attraversano periodi di profonda sofferenza emotiva quando devono tenere nascosta la propria identità in famiglia o ricevono apertamente e nel perdurare del tempo la conferma alle proprie paure più profonde, quali ad esempio constatare di essere fonte di dolore per i genitori, procurare delusione e vergogna nei propri cari. L’omofobia interiorizzata può manifestarsi attraverso sensi di colpa e di inadeguatezza con un calo dell’autostima e i profondi conflitti interiori, di cui il ragazzo può essere solo in parte consapevole, la sofferenza psichica può venire somatizzata e causare l’insorgenza di sintomi fisici come mal di testa, tremori, scarso appetito, perdita di peso, tachicardia, disturbi del sonno, vertigini, ecc.

Come constatiamo presso il Centro psicologia clinica Torino le reazioni dei genitori alla scoperta di avere un figlio gay o una figlia lesbica possono essere molto diverse da famiglia a famiglia. Sicuramente il momento del coming out con i genitori è di forte impatto psicologico ed emotivo per tutti i membri del nucleo familiare. Lo psicologo infantile a Torino che svolge dei colloqui di counseling psicologico con i genitori riporta come possano esserci reazioni violente o di negazione quanto più la scoperta è sconvolgente per gli adulti di riferimento del minore. Questo accade di solito nelle famiglie più conservatrici e/o dove il credo religioso è forte e ancora oggigiorno l’immagine dell’omosessualità è legata a devianza, peccato o malattia mentale. I pregiudizi e l’omofobia interiorizzata fanno soffrire molto i genitori, che vivono con grande delusione la scoperta dell’omosesualità del figlio, a volte anche con senso di colpa e senso di inadeguatezza nella loro funzione genitoriale, nella convinzione di aver sbagliato qualcosa nell’educazione. In questi casi i genitori hanno bisogno di ricevere sostegno da parte di psicoterapeuti psicologi a Torino e va fatto un lavoro per aiutare adulti di riferimento e figli nella loro relazione affinchè il clima familiare torni ad essere buono. Bisogna comprendere che per alcuni genitori la scoperta dell’omosessualità del figlio corrisponde alla caduta delle aspettative su di lui e sul suo futuro, prima tra tutte l’immagine di vederlo costruire una famiglia tradizionale e può volerci del tempo per realizzare la situazione e poter immaginare uno scenario diverso da quello desideratato. Ma nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino quando i legami familiari sono forti prevale il desiderio che il proprio figlio trovi la realizzazione di sè e il benessere personale piuttosto che adattarsi alle aspettative sociali.  In altre famiglie i genitori di fronte al coming out del figlio si preoccupano delle conseguenze che la sua omosessualità può comportare nel rapporto con gli altri, in quanto membro di una minoranza la cui “diversità” è pesantemente stigmatizzata. Ma alcuni di questi genitori consapevoli della correlazione tra coming out e benessere psicofisico per il proprio figlio chiedono aiuto presso il Centro psicoterapia Torino al fine di elaborare i propri vissuti e arrivare ad accettare per primi essi stessi l’omosessualità del figlio. Tali genitori raccontano nel lavoro di counseling psicologico a Torino, temono di venire anche loro stigmatizzati e hanno la tendenza a celare l’omosessualità del figlio ad amici e parenti perchè provano paura e vergogna. Spesso il lavoro di psicologia clinica è di grande supporto per superare il momento di stress emotivo che lo svelamento del figlio può inizialmente procurare nei genitori e può essere trasformativo, una possibilità di arricchimento e crescita personale, oltre che familiare.

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Coming out cos’è?

Il coming out è il processo attraverso il quale le persone omosessuali arrivano a dichiarare apertamente il loro orientamento sessuale  e letteralmente significa “uscire allo scoperto”. Le persone gay, lesbiche e bisessuali devono affrontare un lungo processo interiore per arrivare a riconoscere prima a sé stesse e poi eventualmente ad amici, familiari, colleghi, la propria identità, per questo possiamo parlare di un “coming out interiore” che precede quello esteriore rivolto verso il mondo. Il coming out interiore, nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino, ha solitamente inizio nell’infanzia e prosegue nell’adolescenza, comprende un percorso emotivo difficile e lungo, spesso doloroso, a partire dal riconoscimento del primo desiderio omoerotico fino alla dichiarazione della propria omosessualità. Parte essenziale di questo processo è l’attribuzione di significato alle proprie sensazioni fisiche ed emotive, significato condizionato dalle caratteristiche del contesto sociale d’appartenenza, significato che può cambiare nel tempo per la persona, a seguito del proprio personale percorso di vita e delle relazioni che incontrerà sul proprio cammino e condizioneranno l’immagine di sé, come vediamo in psicoterapia a Torino. Naturalmente quanto più il contesto ambientale e familiare che il soggetto possiede è caratterizzato da omofobia quanto più l’esperienza del coming out sarà connotata da sofferenza sia nel riconoscimento di sé che nell’espressione all’esterno, come vediamo lavorando con persone omosessuali presso il Centro psicologia Torino. Il processo di coming out è graduale, a partire dall’apertura a poche persone intime per ampliarsi nel tempo e poter permettere a sè stessi di scoprirsi all’esterno, parallelamente allo sviluppo e alla definizione della propria identità omosessuale. Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino la costruzione di una consapevolezza emotiva che riguarda i sentimenti provati verso il proprio orientamento omosessuale, integrata con una consapevolezza cognitiva rispetto a sè stessi e agli altri in quanto persona gay o lesbica, richiede una maturazione che dura anni, per giungere alla formazione di un’identità positiva. Il coming out non va confuso con l’outing, termine che indica quando il proprio orientamento sessuale viene svelato e comunicato da qualcun altro.

Per poter fare coming out la persona gay o lesbica deve aver raggiunto una corrispondenza tra comportamenti, sentimenti e identità, deve cioè aver completato il processo di interpretazione e riconoscimento del proprio orientamento omosessuale. Lo psicologo infantile spiega che fin dall’infanzia è possibile che fantasie e giochi  interiormente esperiti come piacevoli fossero vissuti come inappropriati rispetto all’identità sessuale, ma è l’adolescenza il momento in cui la persona omosessuale prova le prime pulsioni sessuali nei confronti di altri dello stesso sesso e le trasformazioni legate a questa fascia di età sono importanti nella definizione della propria identità: l’attrazione omoerotica è alla base del processo che porta al vero e proprio coming out. L’attrazione fisica e/o l’infatuazione emotiva di tipo omosessuale in adolescenza può essere rivolta verso qualcuno appartenente al gruppo dei pari, o nel circondario della propria famiglia, verso un insegnante o ancora nei confronti di qualcuno di famoso come un cantante o una star, come emerge dal lavoro di psicoterapia a Torino dello psicologo infantile con adolescenti omosessuali. Proprio come per gli eterosessuali l’adolescenza è il momento in cui il desiderio sessuale e l’attrazione emotiva si fanno più intensi e dunque anche la direzione dei propri interessi diventa più evidente. Queste sensazioni nell’adolescente omosessuale vengono vissute in maniera ambivalente tra il desiderio di esporsi all’esterno, caratteristica tipica in adolescenza e l’inibizione data dal contesto socioculturale che impone il segreto. L’adolescenza, fase caratterizzata da mutamenti psicologici importanti e dal valore attribuito allo specchio relazionale e al confronto con gli altri, certamente amplifica il sentimento di diversità degli omosessuali e accentua la percezione dei cambiamenti che stanno avvenendo nel proprio corpo e nella mente. Dal nostro lavoro di psicologi a Torino emerge come le esperienze fatte da gay e lesbiche in adolescenza, momento in cui si struttura l’identità, contribuiscono all’interiorizzazione dell’omofobia in modo pesante, più che in altri momenti della vita dell’adulto. Poter dire a sé stessi in un processo di coming out interiore di essere omosessuale andando contro a caratteristiche socioculturali stereotipate è il primo passo per passare dall’attrazione omoerotica, all’atto sessuale e al coming out esteriore, naturalmente la strada non è sempre lineare e a volte si vivono contraddizioni, confusione e insicurezza dentro di sé. Spesso passano anni da quando si percepisce la prima attrazione verso persone del proprio sesso, solitamente in adolescenza, talvolta nell’infanzia, a quando viene messo in atto il primo rapporto omosessuale, come ci viene raccontato nel lavoro di psicologia clinica a Torino. Le angosce e le paure che la persona gay o lesbica vive dentro di sè portano a inibire i propri desideri e a reprimere parti di sè, in concomitanza con l’emergere di malessere psicologico, come si evidenzia in psicoterapia a Torino.

Sicuramente in adolescenza ci si interroga su chi si è, guardando ai propri sentimenti, a ciò che si desidera e immagina in fantasia. In questa fase un ragazzo/a diviene consapevole del proprio orientamento sessuale perchè capisce chi trova attraente, se le persone dell’altro sesso o quelle del proprio, verso chi si sente trasportato per condividere tempo ed esperienze romantiche e sessuali. Ma nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino l’adolescente medio vive anche momenti di grande confusione e non sempre sa leggere chiaramente dentro di sè, inoltre nella nostra società gli omosessuali vengono ostacolati nella scoperta della propria sessualità connotata come qualcosa di “non normale”. Ecco perchè alcune persone gay o lesbiche trascorrono anni della propria vita mostrando esteriormente un orientamento eterosessuale e assumono comportamenti e scelte sessuali non conformi alla loro natura. In questi casi l’integrazione e l’espressione della propria identità subisce una battuta d’arresto, non senza conseguenze dolorose su un piano psicologico, come emerge in alcuni percorsi di psicoterapia a Torino con persone adulte che hanno dovuto operare una profonda scissione interiore: i loro comportamenti legati alle scelte di vita operate e il loro sentire più profondo prendono direzioni diverse, in tali situazioni i vissuti e pulsioni vengono celate e messe da parte o vissute clandestinamente, come in una vita parallela che permetta di esprimere una parte di sè ritenuta inaccettabile. Il processo di coming out viene bloccato e congelato dall’omofobia interiorizzata e non può esserci l’evoluzione fisiologica, che solitamente dall’adolescenza in poi si sviluppa nella persona omosessuale.

Tornando al periodo dell’adolescenza nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino nelle femmine l’identificazione di sé come lesbica avviene generalmente a seguito della realizzazione dei sentimenti provati verso le altre donne, anche dopo esperienze eterosessuali percepite come significative. Nella percezione femminile l’accento è posto sul contesto e sulla relazione, l’orientamento può non essere definito una volta per tutte e può non essere esclusivo, la sessualità sembra più fluida, come ci viene descritto nei percorsi di psicoterapia a Torino. Da considerare anche che nella nostra cultura le ragazze hanno maggior possibilità rispetto ai coetanei maschi di avere contatti esplorativi con altre femmine, nel sociale sono considerati normali contatti fisici, abbracci, baci tra amiche: per queste ragioni una giovane può trovare modo di esprimere il proprio innamoramento omosessuale e accompagnarlo alla vicinanza fisica. Sono comunque presenti anche difficoltà per una giovane lesbica, che ancora non si riconosce come tale, perchè le amiche spingono ad essere “femminili” e a sedurre i ragazzi. Per i ragazzi invece la condizione eterosessuale e omosessuale risulta nella maggior parte dei casi più contrapposta: emerge in psicoterapia a Torino con ragazzi gay che abbiano riconosciuto i primi desideri già da bambini, ma solo nel tempo hanno potuto accettare la propria inclinazione omosessuale. Tra amici e compagni di scuola è forte la pressione tra maschi ad assumere comportamenti da “macho” per dimostrare la propria virilità e i tratti personali più femmili vengono stigmatizzati anche nei ragazzi eterosessuali. Si evince che il genere sessuale sia un forte organizzatore dei modelli relazionali ecco perchè i gay, per evitare lo stigma sociale, hanno la tendenza a evitare il coinvolgimento affettivo con altri uomini nel tentativo di gestire l’omofobia interiorizzata di origine socioculturale. Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino accettarsi e dichiararsi come omosessuali può essere molto difficile per alcuni ragazzi, anche per molto tempo dopo averlo capito e in alcuni casi anche ammettere la realtà a sè stessi è una conquista che non va data per scontata.

Proviamo ora ad entrare più nello specifico per rispondere alla domanda “coming out cos’è?” comprendendo che in questo percorso di accettazione e svelamento di sé sono presenti vari momenti che cercherò di semplificare nella descrizione, anche se la realtà non è mai così lineare e certamente è costellata da conflitti interiori ed esteriori con persone più o meno vicine all’omosessuale. Presso il Centro psicologia Torino, pur riconoscendo come fondamentali le differenze di ogni storia personale e peculiari le vicessitudini soggettive, abbiamo potuto riscontrare alcune tappe evolutive nel processo di coming out. Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino è sempre presente per la persona un momento iniziale di confusione d’identità in cui la domanda “chi sono?” è al centro dei propri pensieri e questo accade spesso in adolescenza, periodo di vita instabile per natura, dove la ricerca della propria identità è in primo piano nella vita psichica di ogni giovane. Il ragazzo/a si confronta con i coetanei e rileva la sensazione di sentirsi diverso, si sente spaesato, talvolta emerge un senso di alienazione, quanto più naturalmente nella propria educazione la possibilità di diventare gay o lesbica non fosse contemplata come accettabile. In questa fase, spiega lo psicologo infantile, l’adolescente omosessuale mette in atto una serie di difese psichiche per proteggersi dalla consapevolezza del proprio orientamento sessuale, come ad esempio la negazione, lo sradicamento delle emozioni che sente, l’evitamento dei pensieri, l’inibizione di fantasie omosessuali. Alle volte per difendersi il ragazzo o la ragazza interpreta la situazione relativizzando ciò che prova in modo da evitare di definire in modo generale il proprio orientamento e la propria identità, come emerge nei percorsi di psicoterapia a Torino. Arriva poi il momento in cui vi è l’accettazione della propria omosessualità, talvolta abbiamo visto il realizzarsi di questa consapevolezza e assunzione di identità durante un percorso di psicoterapia a Torino, lavoro di cura iniziato proprio a seguito di una crisi di identitaria. Constatare dentro di sé l’orientamento omoerotico, da un lato allevia il senso di confusione che l’adolescente ha vissuto fino a quel momento, perché ha la sensazione di definirsi, di sapere finalmente chi è; dall’altro è molto doloroso perché implica il lutto delle aspettative che il giovane poteva avere rispetto a sé, interiorizzate nel contesto familiare; il giovane apre alla paura di non venire accettato dalle persone a cui si vuole bene e non trovare un posto nella società. Insorgono interiormente i conflitti legati alla sfera dell’omofobia interiorizzata e solo riuscendo a gestire tali vissuti è possibile arrivare a fare coming out. L’omofobia interiorizzata viene evitata cercando l’appartenenza al gruppo oppure con l’aggregazione tra omosessuali e con l’allontanamento dagli eterosessuali, ma nei casi di maggior sofferenza l’adolescente stigmatizza la propria omosessualità e vive sentimenti di rabbia e rifiuto verso sè stesso, come vediamo talvolta presso il Centro psicologia Torino. L’ultima fase di questo percorso interiore, accompagnata da un grande solievo, è la sensazione che l’omosessualità sia una parte benvoluta di sé e, se la persona riesce ad emanciparsi dalla stigmatizzazione sociale, può anche sentire che il proprio orientamento sessuale ha valore e lo fa sentire orgoglioso di sé: quando arriviamo a questo punto la persona ha realizzato una piena accettazione della propria omosessualità. In questa fase, vediamo presso il Centro psicologia Torino, che l’omosessualità viene guardata da una diversa prospettiva, non più come stigma sociale bensì come un diverso stile di vita. L’accettazione di sè, la possibilità di non sentirsi più scomodi nel proprio ruolo e la realizzazione dell’identità omosessuale che permette di accedere al coming out, sono gli obiettivi di ogni psicoterapia a Torino con pazienti gay e lesbiche.

Come abbiamo visto riconoscere la propria omosessualità è un percorso interiore complesso e faticoso perchè implica una rottura rispetto ad una prospettiva di vita orientata verso l’eterosessualità, come la società e la maggior parte delle famiglie si aspettano. Ma completare il processo di coming out è importante perchè significa integrare e definire l’identità nel suo complesso, come vediamo nei percorsi di psicoterapia a Torino. Svelarsi all’esterno comporta sicuramente dei rischi per la persona omosessuale ma nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino quando è possibile sentirsi accolti e accettati dalle persone vicine a sè la qualità della propria vita migliora notevolmente. Coming out e benessere psicofisico presentano una forte correlazione, come dimostrano diversi studi di psicologia clinica.

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Sessualità in adolescenza e psicologia

L’adolescenza è la fase di passaggio dall’infanzia all’età adulta, momento di importanti trasformazioni dal punto di vista organico, psico-affettivo e relazionale, tali cambiamenti assumono diversi significati a seconda del contesto culturale e si esprimono sotto un profilo individuale e sociale. Affrontare i cambiamenti e le sfide di questa fascia d’età comporta il misurarsi con difficoltà che possono essere superate in modo costruttivo per l’adolescente oppure possono rimanere in parte irrisolte e causare dei blocchi evolutivi che, come psicoterapeuti a Torino curiamo nella pratica clinica.

In questo articolo parleremo della sessualità in adolescenza e della percezione del rischio, dell’affettività legata alla sessualità in adolescenza, tematiche queste molto attuali dal momento che nella nostra società viene fatto ricorso sempre più precocemente al sesso da parte degli adolescenti, come momento di affermazione dell’identità.

Lo psicologo infantile spiega come il processo di crescita nella fase adolescenziale comporti il superamento di alcuni compiti evolutivi che la natura prevede per la maturazione verso la vita adulta: ne sono i principali il graduale passaggio dalla dipendenza all’autonomia e la costruzione di un saldo senso di identità. Come psicologi a Torino sappiamo come sperimentarsi nella sessualità in adolescenza e nelle relazioni sentimentali, modulando affettività e sessualità in adolescenza, siano mezzi che svolgono una funzione importante nello strutturarsi dell’identità e della personalità dei giovani.  In una condizione di salute nella psicologia dell’adolescenza la sessualità e l’affettività vengono ad integrarsi e, per i ragazzi, impegnarsi in una relazione affettiva con un partner, confrontarsi con la capacità sessuale adulta e riflettere sulla percezione del rischio, sono tutte esperienze necessarie alla crescita.

Presso il Centro psicologia Torino riconosciamo come il percorso di costruzione dell’identità adulta preveda di lasciare le modalità infantili da parte dell’adolescente per acquisire diversi modi di essere a livello personale e relazionale, processo connotato da una normale instabilità emotiva nel tentativo di affrontare situazioni nuove, percepite come stimolanti, spinti da pulsioni e desideri prima assenti, certamente non privi di tensione e paure. Prime tra tutti sono da affrontare la relazione con i caratteri sessuali secondari di un corpo in trasformazione, la gestione delle pulsioni legate alla sessualità in adolescenza e la percezione del rischio e dei vantaggi legati a questi cambiamenti della crescita.

Come psicoterapeuti a Torino sappiamo che nella preadolescenza e all’inizio dell’adolescenza  non è presente una chiara percezione del rischio perchè i processi cognitivi non ancora maturi e la mancanza di esperienze sostiene l’eccessiva fiducia del ragazzo rispetto alle proprie capacità e lo porta a non rendersi conto di essere disattento nelle situazioni che affronta in modo inconsapevole. Lo psicologo infantile definisce questo normale stato mentale dell’adolescenza “onnipotenza infantile” che è caratterizzata dall’illusione di poter controllare del tutto le conseguenze del proprio agire senza avere una matura percezione del rischio nella sessualità. L’adolescente può in questo momento di vita avere un’immagine distorta del futuro, connotata da previsioni catastrofiche o al contrario da immagini idealizzate che possono portarlo a drammatizzare o sottovalutare le conseguenze delle proprie azioni, non è difficile pensare ad adolescenti che pensano di aver trovato una relazione di amore eterno o al contrario temere di restare soli per sempre. Per questi motivi parlando in psicologia di adolescenza e sessualità non si può prescindere dal trattare la percezione del rischio perchè può accadere che il giovane viva relazioni imprudenti, come spesso emerge nei percorsi di psicoterapia a Torino. Come spesso ci viene comunicato nel lavoro di sostegno alla genitorialità (terapia di coppia genitoriale) gli adulti sono preoccupati che la mancata percezione del rischio nella sessualità in adolescenza metta a repentaglio la salute dei propri figli e comporti seri rischi come il contrarre  Malattie Sessualmente Trasmesse o comprometta il loro futuro a causa di una gravidanza indesiderata, o ancora vada a condizionare il benessere psicologico a causa di relazioni sentimentali non paritarie. Nella nosta esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino i ragazzi vanno infatti aiutati nel processo di maturazione psicologica in modo che la sessualità in adolescenza possa essere affrontata come un’esperienza positiva sapendo riconoscere e sottrarsi al rapporto con persone manipolative, imparando a controllare gli impulsi e a gestire le emozioni, integrandoli in una relazione affettiva rispettosa di sè e dell’altro.

Per una corretta analisi della psicologia della sessualità in adolescenza il Centro psicoterapia Torino ritiene importante considerare lo sviluppo puberale, legato ai caratteri sessuali secondari, che ha un impatto differente nei due sessi.

Lo sviluppo femminile si realizza pienamente attraverso il menarca, evento carico ancora oggigiorno di valore emozionale. Ma un altro cambiamento denso di significati per la giovane donna è, nella nostra esperienza di psicologi a Torino, la crescita del seno, una delle parti del corpo più sessualizzata, che rischia in alcune adolescenti di non essere riconosciuta come parte di sé ma elemento estraneo alla propria immagine corporea, quando i cambiamenti dello sviluppo fisico non si accompagnano ad una integrazione sul piano psicologico nel mondo interno della persona. Bisogna anche considerare come nella nostra cultura sia presente un ideale di bellezza femminile spesso irraggiungibile dalle ragazze, che si aspettano di sviluppare un seno abbondante e mantenere il corpo esile, rimanendo spesso deluse dalle proprie forme che vengono svalutate, come emerge nei percorsi di psicoterapia a Torino. I caratteri sessuali secondari in adolescenza assumono molta importanza per le giovani donne che possono preoccuparsi eccessivamente della loro immagine esteriore sulla quale vengono proiettate insicurezze e fragilità emotive, nel timore di non piacere agli altri e non venire accettate dai coetanei. Tipica la preoccupazione legata al tema della sessualità in adolescenza  è di non essere attraente e non potendo entrare nella psicologia maschile, emerge la paura di non venire amate. La preoccupazione esagerata per le proprie forme può portare  ad un eccessivo controllo del peso corporeo, l’adolescenza è il periodo in cui esordiscono con maggior frequenza i disturbi alimentari, come constatiamo nei percorsi di psicologia clinica a Torino. Quando l’immagine corporea non viene accettata può nascere l’idea nella ragazza che controllando il proprio peso o modificando il proprio aspetto esteriore possano sparire anche la vergogna, il senso di inadeguatezza e le paure legate alla sessualità in adolescenza; l’illusione di poter controllare le proprie emozioni modificando il corpo e l’immagine esteriore di sé porta sempre più giovani adolescenti a voler ricorrere alla medicina estetica, come emerge nei percorsi di psicoterapia a Torino. La pubertà anticipata a cui assistiamo in molte ragazze ancora psicologicamente troppo immature per sostenere i vissuti prepotenti ad essa collegati, causa l’esordio di diversi disturbi noti in psicologia e legati alla sessualità in adolescenza.
Invece per i maschi uno sviluppo puberale precoce può essere investito di sentimenti positivi, il ragazzo si sente seducente col procedere dello sviluppo e ne percepisce dei vantaggi personali e relazionali. Nella sessualità dell’adolescenza l’evento principale dello sviluppo maschile è lo spermarca, cioè l’inizio dello sviluppo dello sperma nei testicoli, non sempre individuabile dal ragazzo, che avvia la possibilità di riprodursi nel giovane uomo. Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino il giovane può vivere con sensi di colpa questo cambiamento, collegato alla masturbazione e solo col passare del tempo e anche grazie alla relazione con il gruppo di pari, l’eiaculazione assume un significato positivo. Come emerge nei percorsi di psicoterapia a Torino l’eiacualazione nella psicologia della sessualità dell’adolescente maschio viene a rappresentare una conferma della propria virilità e capacità riproduttiva e viene associata al piacere fisico e relazionale tra partner. Nei ragazzi la fragilità psicologica e l’insicurezza relazionale possono influenzare la prestazione sessuale ed essere causa di disturbi sessuali quali ad esempio l’eiaculazione precoce o l’impotenza. Per il maschio la capacità di avere rapporti sessuali contribuisce al valore di sè, quando viene compromessa a causa di un disagio emotivo può comportare una dolorosa ferita narcisistica, ancora più impattante in un adolescente. Le trasformazioni della sessualità in adolescenza vanno integrate con la percezione del rischio che le nuove acquisizioni e capacità procreative possono comportare. In questo momento di vita, spiega lo psicologo infantile, il ragazzo ridefinisce la relazione con il proprio corpo, cambia l’immagine di sé e si consolida la propria identità di genere.

L’adolescenza sia per i maschi che per le femmine è il periodo in cui viene a definirsi la propria identità come persona e trattando qui il tema dell’affettività e sessualità in adolescenza è necessario sottolineare che l’identità sessuale si costruisce attraverso l’integrazione della componente affettiva e cognitiva con le caratteristiche fisiche individuali, all’interno della cornice socioculturale d’appartenenza. Come psicoterapeuti psicologi a Torino vediamo nell’esperienza dell’innamoramento un momento di transizione per l’adolescente che inizia ad investire massicciamente all’esterno del nucleo familiare e vive per la prima volta le sensazioni totalizzanti del primo amore. Nella nostra epoca a differenza del passato la sessualità in adolescenza non assume una funzione procreativa perché nella nostra cultura il sesso ha valore e significato indipendente, reso possibile dai metodi contraccettivi (quando è presente una corretta percezione del rischio). Come emerge nei percorsi di psicoterapia a Torino la sessualità in adolescenza svolge diverse funzioni per il giovane, quali ad esempio sentire di potersi affermare nel rapporto con gli altri, placare gli stati di ansia o solitudine, confermare la propria identità. Parlando di sessualità in adolescenza e psicologia è necessario distinguere tra il comportamento sessuale autoerotico e quello di coppia. Nel comportamento autoerotico sono comprese le fantasie sessuali e la masturbazione. Le fantasie erotiche, molto floride nella sessualità in adolescenza possono essere vissute come perverse e proibite e suscitare vissuti ansiosi e senso di colpa, soprattutto se l’educazione familiare sostiene la sensazione di tabù legata al sesso. La masturbazione, spiega lo psicologo infantile, assolve ad un ruolo importante nel prepararsi all’esperienza sessuale matura della coppia e viene affrontata in diverso modo dai maschi e dalle femmine. I ragazzi si confrontano molto con gli amici e apprendono conoscenze sulla masturbazione nel gruppo di pari, le ragazze vivono il masturbarsi come intimo e più difficilmente condivisibile. Nella nostra esperienza di psicologi a Torino i sentimenti di vergogna e la paura del giudizio possono diventare molto disturbanti ed invasivi nella percezione dell’adolescente se in maniera più o meno esplicita i genitori disapprovano e criticano il comportamento masturbatorio. Ma diventa importante che gli adulti riconoscano un eventuale disagio psicologico che può esprimersi nella sessualità in adolescenza attraverso comportamenti masturbatori compulsivi, come modalità consolatoria e di scarica della tensione, come difesa sostitutiva delle relazioni con i coetanei e disagio nell’adattamento.

Nella sessualità in adolescenza il rapporto completo nella coppia può essere preceduto da contatti intimi che svolgono una funzione psicologica di avvicinamento e sperimentazione di sé e del proprio corpo nella relazione con il partner a partire dai baci, abbracci, il toccarsi nelle zone erogene, con il raggiungimento o meno dell’orgasmo. Nella psicologia dell’adolescenza il rapporto sessuale completo rappresenta il comportamento sessuale più importante, a cui vengono attribuiti significati legati all’immagine di sé, al valore che l’atto assume anche in base ai valori familiari, culturali e religiosi d’appartenenza. Nella nostra esperienza di psicologi a Torino le ragazze spesso associano il sesso all’amore e considerano la vicinanza emotiva un ingrediente saliente all’avere un rapporto sessuale, meno spinte dal bisogno e desiderio dell’atto, più inclini a soddisfare il partner e al coinvolgimento affettivo relazionale. Come psicoterapeuti a Torino vediamo che i ragazzi desiderano perseguire il rapporto sessuale completo per appagare i propri bisogni sessuali, come “mezzo di scarica” e nella sessualità e psicologia dell’adolescenza maschile assume maggiore importanza riuscire a raggiungere il piacere e l’orgasmo. Nella psicoterapia a Torino il giovane adolescente maschio si preoccupa di riuscire a soddisfare la partner e di sfogare la tensione dell’eccitamento sessuale, nella preoccupazione di essere abbastanza virile.

Lo psicologo infantile spiega come in questa fascia di età è importante maturare una scelta consapevole, poter scegliere quali comportamenti ci si sente di mettere in atto, includendo nella sessualità in adolescenza la percezione del rischio, con le conseguenze sia sul piano fisico che psicologico per la persona. Il rapporto sessuale completo è un passo importante nella maturazione psicologica che nella psicologia dell’adolescenza assume significato di autonomia e costruzione identitaria. Non a caso difficoltà in questa sfera possono essere causate da un malessere psicologico e a loro volta possono dare effetti ansioso depressivi nella psicologia dell’adolescenza. Presso il Centro psicologia Torino vediamo come il rapporto sessuale possa essere vissuto come una prestazione causando problemi nella sessualità dell’adolescenza come cali dell’erezione ed episodi di eiaculazione precoce nei maschi. Nelle femmine emerge in psicoterapia a Torino come l’ansia possa causare la contrazione involontaria dei muscoli con conseguente dolore durante la penetrazione, un disturbo chiamato vaginismo.  Nella psicologia dell’adolescenza femminile la sessualità viene condizionata dall’umore e in molti casi l’ansia interferisce con la possibilità di raggiungere l’orgasmo, il malessere psicologico e relazionale nella coppia porta ad un calo del desiderio.

L’educazione sessuale intesa come possibilità di dialogare in famiglia senza la presenza eccessiva di giudizi e tabù e come interventi educativi esterni ad esempio a scuola, è molto importante nella psicologia dell’adolescenza, sia per aiutare il giovane ad integrare la sessualità e l’affettività, sia nella prevenzione e percezione del rischio. La contraccezione è necessaria nella sessualità in adolescenza per evitare le gravidanze e per prevenire il contagio delle malattie ma spesso emerge nei percorsi di psicoterapia a Torino che i giovani preferiscono utilizzare metodi naturali come il coito interrotto che non garantisce la protezione necessaria. Il preservativo viene percepito spesso come una interferenza alla spontaneità del rapporto e al perseguimento del piacere. Per queste ragioni presso il Centro psicoterapia Torino riteniamo fondamentale una corretta e completa educazione alla sessualità in adolescenza. Pensiamo sia compito degli adulti di riferimento e dei progetti educativi offrire dei validi interlocutori all’adolescente, non focalizzandosi esclusivamente sulla sfera medica. Parlare di sessualità in adolescenza trattando solo i temi legati alla sfera fisica è nella nostra esperienza di psicologi a Torino molto riduttivo. L’adolescente cerca risposte e soluzioni alla sfera affettiva attivata dalla sessualità e ha bisogno di confrontarsi per poter attribuire parole e significati a ciò che sente e vive molto intensamente nel corpo in questo momento di sviluppo dei caratteri sessuali secondari. Nella psicologia dell’adolescenza il ragazzo/a cerca un sostegno per individuare strategie di negoziazione interpersonale, per capire come comportarsi in un contesto emotivamente coinvolgente. L’adolescente va aiutato a valutare le conseguenze del proprio agire sul piano relazionale e riproduttivo, infatti solo maturando psicologicamente grazie ad informazioni sicure e occasioni di scambio, sarà in grado di trovare difese efficaci sia su un piano relazionale che fisico. Come psicoterapeuti psicologi a Torino pensiamo che occuparsi dei sentimenti e delle esigenze psicologiche più profonde dell’adolescente come adulti disponibili e preparati a rispondere su un piano relazionale, permetta di sviluppare le difese più efficaci e la percezione del rischio nei ragazzi. Internet è una fonte inesauribile di informazioni sulla sessualità in adolescenza, per questo i ragazzi di oggi sono molto più informati di ieri su questi temi ma solo un’integrazione della sessualità con l’affettività può aiutarli davvero. Quando manca un’educazione sessuale che tenga conto della sfera emotiva e relazionale i giovani si aggrappano di più a informazioni spesso sbagliate che circolano sui social, a volte riconoscono nei video pornografici che girano su youtube e sui loro cellulari l’unica fonte di risposte ai loro dubbi. Le ciat possono essere causa di fraintendimenti e convinzioni che condizionano molto la psicologia dell’adolescenza e possono contribuire all’esordio di disturbi nella sessualità dell’adolescenza e disadattamento sociale. Il Centro di psicoterapia e psicologia Torino lavora nelle scuole presso sportelli spsicologici e incontri formativi contribuendo al bisogno di educazione sessuale dei ragazzi e accoglie le famiglie in difficoltà per aiutarle, dove necessario, su queste tematiche con un lavoro di psicologia clinica teso all’adolescente e ai suoi genitori.

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ADOLESCENZA E CAMBIAMENTI FISICI E PSICOLOGICI

L’adolescenza rappresenta un periodo importante della vita in cui si assiste ad una serie di cambiamenti che riguardano sia la sfera fisica e sessuale che quella psicologica e relazionale; in questa fase evolutiva si imparano le competenze necessarie ad assumersi le responsabilità necessarie alla crescita individuale. Il nostro corpo subisce profondi cambiamenti durante l’arco di tutta la vita, ma il momento più intenso da questo punto di vista è quello dell’adolescenza e nella psicologia dell’individuo si rende necessario un processo di attribuzione di senso rispetto alle trasformazioni in atto, che richiede una certa energia psichica e fatica per permettere di acquisire consapevolezza di ciò che sta accadendo. I primi cambiamenti fisici dell’adolescenza possono manifestarsi intorno agli 11-12 anni e riguardano la crescita ponderale, della muscolatura per i ragazzi e del seno per le ragazze, la comparsa rispettivamente della prima eiaculazione e del menarca. Questi cambiamenti fisici coincidono con l’inizio di un’ intensa produzione di ormoni sessuali e si accompagnano ai processi di cambiamenti psicologico e relazionale. Accanto alla trasformazione dell’immagine corporea con cui si era abituati a convivere, nella psicologia dell’adolescenza sorgono domande riguardo alla propria identità: “chi sono?”; “Cosa mi piace di me stesso?”; “Cosa voglio diventare?”. Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino l’adolescente si vede in tanti modi diversi nello stesso momento: può sentirsi troppo piccolo a volte, troppo grande in altre situazioni.
Questo periodo di intense transizioni talvolta all’esterno viene scambiato per un segnale di instabilità e squilibrio dovuto a carenze personali, quando la maggior parte delle volte è la manifestazione dei profondi cambiamenti psicologici che stanno avvenendo e di una crisi d’identità fisiologica nella psicologia dell’adolescenza. Una problematica centrale che caratterizza l’adolescente nell’esperienza dello psicologo infantile è il suo profondo bisogno di capire: “cosa mi sta succedendo?” “Chi diventerò?” “Mi può accogliere la società per quello che sono?” “Cosa si aspettano gli altri da me?” “Come posso essere me stesso e allo stesso tempo non deludere la mia famiglia?”. Appare importante considerare che l’adolescenza è un momento delicato cui porre attenzione, in quanto le rapidi e importanti trasformazioni mettono in discussione molti aspetti di sé e dell’altro e generano un senso di fragilità e vulnerabilità, come vediamo in psicoterapia a Torino. Allo stesso tempo i rapporti con i coetanei diventano sempre più importanti nella psicologia dell’adolescenza e nasce un desiderio di autonomia rispetto ai genitori, nella gestione delle proprie relazioni e dei propri spazi, infatti l’adolescente sta tendendo all’emancipazione rispetto alla famiglia. Nella nostra esperienza di psicologi a Torino per i genitori adolescenza e problemi vanno di pari passo, l’emergere di preoccupazioni generali nei confronti dei figli è normale in questa fase di cambiamenti fisici e psicologici, le paure dei genitori vertono sui rischi di scelte sbagliate da parte del minore. I vari problemi che insorgono nell’adolescenza causano difficoltà sia ai ragazzi che ai genitori, che a loro volta devono essere capaci di adattarsi ai cambiamenti che stanno avvenendo nei figli. La crisi d’identità che vive l’adolescente e il suo bisogno di distaccarsi dai genitori lo portano spesso a chiudersi relazionalmente in famiglia e ad aprirsi all’esterno, mettendo a dura prova la possibilità di continuare a comunicare e dialogare, come vediamo nei percorsi di terapia famigliare. I genitori spesso riportano nei colloqui di counseling psicologico a Torino di sentirsi accanto ad “uno sconosciuto” poichè non riconoscono più il proprio figlio e si accorgono di essere tenuti a distanza e all’oscuro di pensieri ed emozioni che l’adolescente vuole viversi in autonomia, tutto ingaggiato alla ricerca e comprensione di sè.

ADOLESCENZA E CAMBIAMENTI CORPOREI

Soffermandoci ora maggiormente sulla problematica dei cambiamenti fisici dell’adolescenza, ciò che rende difficile questa età di passaggio è la velocità con cui si attuano certi cambiamenti fisici, che non permette una facile integrazione dell’immagine corporea. Lo psicologo infantile spiega che la pubertà ha innescato evoluzioni corporee importanti e deve essere quindi ristrutturata e accettata una nuova immagine di sé, affrontando la crisi d’identità: il corpo diventa improvvisamente uno sconosciuto che va sperimentato e accettato e allo stesso tempo va elaborato il lutto per la perdita per la propria identità infantile, come emerge nei percorsi di psicoterapia a Torino. Inoltre nell’infanzia i “padroni” del corpo del bambino sono i genitori, nel senso che lo gestiscono e decidono per lui anche negli aspetti che riguardano la sua fisicità, nell’adolescenza invece sono i ragazzi che devono imparare a rapportarsi con un nuovo corpo adeguandosi anche ai cambiamenti che producono gli ormoni a livelli fisici, comportamentali e psicologici. Nasce nell’adolescente la pulsione sessuale e il desiderio di avere rapporti sessuali, si apre un mondo di emozioni legate al proprio corpo e al rapporto con i coetanei e tutte le preoccupazioni e i desideri che hanno a che fare con la coppia.

Presso il Centro psicologia Torino vediamo che nei casi di sofferenza estrema ci si rifiuta di crescere ignorando quindi il corpo, nascondendolo o tenendolo sotto controllo come nei casi di anoressia e di altri disturbi alimentari dove i bisogni e i cambiamenti fisici vengono percepiti come minacciosi. Talvolta come psicoterapeuti a Torino vediamo che il corpo diventa un vero e proprio campo di battaglia dove mettere in scena dolori e conflitti, usandolo quindi per la manifestazione di sintomi quali disturbi alimentari, tossicodipendenze o gravidanze. Lo psicologo infantile ricorda che per l’adolescente essere spettatore della propria immagine corporea che cambia significa anche mettere insieme i pezzi per una nuova identità personale unica e coerente che permetta di percepirsi in maniera chiara in termini di personalità, valori, preferenze e tutto questo processo è possibile grazie all’acquisizione di autonomia rispetto alle figure genitoriali. Nella psicologia dell’adolescenza tra le molte sfaccettature raccolte dal concetto di identità, vi è in particolare il consolidamento dell’identità di genere, ovvero il riconoscimento stabile di appartenere all’uno o l’altro sesso e sentire di indentificarsi con esso ed è importante dal punto di vista psicologico, in questo processo, riuscire ad integrare la comparsa della sessualità e l’affettività in un insieme armonioso. Uno dei problemi dell’adolescenza, infatti, è la sensazione di sentirsi estranei a sé stessi, come se il corpo diventasse un traditore, causando la percezione di essere anormali o strani, allora guardando la propria immagine allo specchio non ci si ritrova e non ci si piace, come spesso ci comunicano i ragazzi nelle sedute di psicoterapia a Torino. A questa difficoltà si aggiunge il proprio confronto con un ideale modellato attraverso i prototipi proposti dalla TV e mass media, che sono oggettivamente lontani dalla realtà. Psicologi a Torino spiegano che accettare la propria immagine corporea significa liberarsi dal condizionamento della cultura e poter diventare consapevoli di quello che si è realmente, sia nelle risorse e potenzialità che nei propri limiti, accettando i cambiamenti fisici portati dal tempo. E’ importante in adolescenza non affidarsi allo specchio per acquisire una nuova identità perché esso ci mostra solo una piccola parte di noi tagliando fuori tutto un aspetto interno alla persona, spiega lo psicologo infantile, inoltre non è possibile pensare che sia un oggetto esterno a poterci dare la conferma di chi siamo: si tratta di un processo molto graduale in cui l’immagine di sé deve essere ricalibrata ed è normale provare del disagio per i cambiamenti fisici e psicologici in corso. E’ normale che ci voglia tempo nell’attraversare la crisi d’identità necessaria alla ricerca e conoscenza della nuova identità, prenderci confidenza e accettarla in tutte le sue sfaccettature. Per quanto possa avvenire automaticamente di affidarsi allo specchio per recuperare la propria immagine corporea, secondo la nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino è importante non idealizzare la sfera estetica e arrivare alla consapevolezza del proprio valore e della propria unicità attraverso altre esperienze di vita.

PROBLEMI DELL’ADOLESCENZA

In questo periodo della vita è centrale il rapporto con i coetanei che permette la condivisione di esperienze importanti al fine delle trasformazioni identitarie; come psicologi a Torino vogliamo sottolineare come i vissuti legati alla relazione e al senso di appartenenza al gruppo aiutino l’adolescente nella ricerca di sè: nella psicologia dell’adolescenza è anche grazie al gruppo dei pari che l’individuo interiorizza norme e valori coerenti con la propria persona, inizia a mediare tra le esigenze che richiede la realtà esterna e le proprie e a costruirsi in maniera attiva la propria visione del mondo e di sé.
I problemi legati all’adolescenza vedono implicati sia i protagonisti attivi, che i loro familiari, in quanto spettatori di comportamenti inusuali come manifestazioni di aggressività insolite o sbalzi d’umore, grandi cambiamenti psicologici nel complessivo. Tutto ciò può far provare al genitore un misto di sentimenti che vanno dalla preoccupazione, permissività, alla tolleranza o repressione, come vediamo nel lavoro della terapia di coppia genitoriale (sostegno alla genitorialità). Presso il Centro psicoterapia Torino vediamo che le manifestazioni sintomatiche principali dell’adolescenza hanno a che fare per la maggioranza dei casi con l’estremizzazione dei conflitti che possono esprimersi sia in maniera attiva, cioè con ribellione fisica e/o verbale anche violenta; ma in altri casi in maniera passiva tramite l’isolamento o/e il silenzio, come osservato dallo psicologo infantile. E’ fondamentale tenere in considerazione che nella crisi d’identità la tendenza ad esternare con il corpo e con le azioni la tempesta emotiva che si ha dentro deriva dalla difficoltà fisiologica dell’adolescente a comprendere i propri bisogni ed esprimerli attraverso la parola; è importante quindi aiutare l’adolescente a poter ascoltare la proprie emozioni e poterle tradurre in parole, come avviene nei percorsi di psicoterapia a Torino.
Dal punto di vista dei genitori la sofferenza maggiore potrebbe riguardare il sentimento di impotenza per non riuscire ad aiutare il figlio in difficoltà, nei problemi dell’adolescenza, unito alla rabbia per sentirsi rifiutati dallo stesso. In generale queste situazioni non sono da considerare patologiche secondo la nostra visione di psicoterapeuti a Torino; ma a seconda di come queste difficoltà e i conflitti si manifestano e declinano in problemi dell’adolescenza è opportuno valutare se preoccuparsi realmente o se da considerare il tutto fisiologico all’interno di un processo di crescita. E’ utile comunque ascoltare l’adolescente e accettarlo nella sua individualità neo-nata, imparare a modulare la nuova distanza emotiva che richiede il nuovo rapporto con lui ovvero saper essere presenti e allo stesso tempo potersi farse da parte quando la situazione lo necessita affinché ci sia lo spazio per l’acquisizione di autonomia, tutte tematiche trattate nei percorsi di terapia di coppia genitoriale. Proprio perché le sfide dei genitori sono molto impegnative e i problemi dell’adolescenza molti, al Centro di psicoterapia Torino il supporto psicologico all’adolescente è mirato anche a coinvolgere i genitori, con lo scopo di aiutarli nel supporto del figlio. Un percorso di counseling psicologico a Torino diretto all’adolescente è utile per inquadrare le problematiche ed eventualmente progettare un percorso che miri ad aiutare l’adolescente nel lutto della propria identità infantile e a costruirsi la propria individualità con una buona consapevolezza di sé e sicurezza nelle proprie capacità e potenzialità affiancato dallo psicologo infantile. Il Centro di psicoterapia e psicologia clinica spesso ad un percorso individuale del minore affianca un supporto alla genitorialità (terapia di coppia genitoriale) al fine di aiutare tutto il nucleo familiare nell’evoluzione di questa fase (terapia familiare).

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Identità di genere e orientamento sessuale

Masochismo psicologico all’interno delle relazioni personali

Presso il Centro psicologia Torino vediamo nelle dinamiche relazionali all’interno delle coppie o delle famiglie situazioni di masochismo psicologico dove i soggetti coinvolti sono inconsapevoli dell’aggressività presente nei comportamenti e nei pensieri: il masochismo genera sofferenza in loro stessi e nelle persone che amano.

Il masochismo sadico-paranoico ad esempio si esprime nelle dinamiche relazionali che, come psicoterapeuti psicologi a Torino osserviamo nella terapia di coppia e/o nella terapia familiare di alcuni pazienti. Tale forma di masochismo psicologico viene sviluppata da quelle persone che non si permettono di agire la propria aggressività e il proprio sadismo perché si sentono in colpa. Come psicoterapeuti psicologi a Torino osserviamo spesso situazioni in cui attualizzando una fantasia masochistica paranoica, ponendosi quindi in condizioni di vittima di ingiustizie altrui, il soggetto si sente giustificato ad attaccare e sfogare il proprio sadismo non riconosciuto e accettato.

In particolare, ricercando le cause del masochismo come forma larvata di sadismo, vediamo come il soggetto agisca sacrificandosi per far sentire l’altro in colpa, per farlo quindi soffrire in maniera indiretta. In questo caso viene mascherato il proprio desiderio di vendetta oppure si mostra la propria sofferenza come diversivo per poi poter attaccare e agire la rabbia senza sentirsi in colpa. Solo attraverso un percorso di psicoterapia la persona può arrivare a vedere queste forme manipolative di comportamento e riconoscerne il significato masochistico. Come psicoterapeuti psicologi a Torino crediamo che questi soggetti abbiano avuto esperienze in un lontano passato che hanno insegnato loro che solo attraverso tali dinamiche relazionali è possibile ottenere la vicinanza dell’altro e non conoscono un modo più sano di rapportarsi, non riescono a fidarsi delle relazioni, non pensano di poter ricevere empatia e riconoscimenti se non manipolano chi sta loro vicino.

Significato relazionale del masochismo

Presso il Centro psicologia Torino pensiamo che da un punto di vista relazionale il masochismo abbia un importante ruolo nell’instaurare dinamiche specifiche che si ripetono nel tempo. Il bisogno di veicolare all’altro il messaggio che si è indifesi e vulnerabili, serve in certi casi a manipolare le intenzioni dell’altro, facendo in modo che non attacchi il soggetto, non lo abbandoni e lo ami, pena sentirsi altrimenti schiacciato dalla colpa. Lo psicologo infantile osserva che alcuni bambini, terrorizzati dall’aggressività che si respira in famiglia imparano loro malgrado ad usare la sofferenza come espediente per indurre il genitore a sentirsi in colpa e ad amarli. Sulla stessa linea interpretativa, vediamo a volte nella terapia familiare, come l’atteggiamento aggressivo e ostile della figura genitoriale venga interiorizzato dal figlio che a sua volta si maltratta allo stesso modo, non avendo sperimentato tenerezza per sé stesso. Come meccanismo di difesa, ispirando compassione all’altro, si cerca di evitare l’attacco esterno, adeguandosi ad un’identità che però danneggia se stessi, una forma di masochismo psicologico. In certi casi di dipendenza relazionale in cui c’è un bisogno vitale di vicinanza, come nel bambino verso il genitore o in alcuni rapporti di coppia, emergono chiaramente dinamiche sado- masochistiche, un esempio lo ritroviamo nei casi di dipendenza affettiva. Il soggetto debole tenterà in ogni modo di adattarsi alla patologia dell’adulto o del partner pur di non perderlo, anche autoinfliggendosi sofferenza e agganciandosi così al sadismo dell’altro. Infatti vediamo nei percorsi di terapia di coppia e terapia familiare che alcuni masochisti sacrificano la propria competenza per mantenere un’immagine idealizzata della persona da cui dipendono e dalla quale si sentono protetti. Pur di sperimentare un sentimento di sicurezza, vediamo come psicoterapeuti psicologi a Torino che queste persone sono disposte a svilirsi per unirsi a figure idealizzate, reprimendo la propria aggressività verso l’altro per non allontanarsi dal rapporto simbiotico creato con lui. Lo psicologo infantile spiega come un bambino che dipenda da un genitore patologico e aggressivo, pur di non perdere il proprio riferimento affettivo, è disposto a creare masochisticamente le condizioni per essere punito e dare così soddisfazione all’adulto sadico permettendogli di sfogare i propri istinti rabbiosi o perversi verso di sè. Questo spiega il significato del masochismo di molti bambini maltrattati e abusati che continuano a cercare la vicinanza dei genitori e possono rifiutare gli aiuti esterni alla famiglia nel timore di essere allontanati dalla mamma o dal papà che vengono idealizzati nonostante i loro comportamenti devianti.

Focus: Masochismo come forma di controllo e trasformazione di una situazione traumatica

Come si è accennato, una delle principali e più comuni forme di masochismo psicologico sia quella che lo vede come modalità difensiva da emozioni traumatiche. Presso il Centro psicologia Torino vediamo come l’attribuire un carattere piacevole ad una situazione fonte di profondo dolore sia una possibilità difensiva di fronte al rischio essere colti alla sprovvista da determinati eventi , quando appare impossibile evitare che qualcosa di molto brutto ci accada.

Nel masochismo narcisistico, emerge nei percorsi di psicoterapia a Torino, come la fatica e la sofferenza diventino fonte di orgoglio della persona, la capacità di sopportare il dolore un valore e la ricerca attiva di situazioni difficili mantiene la sensazione di essere padroni del proprio destino. Così, un bambino che si trova in una situazione di maltrattamento genitoriale, spiega lo psicologo infantile, non avendo alcun modo per togliersi da tale condizione, si trova obbligato a rafforzare l’aspetto libidico della relazione con i genitori, dando risalto in maniera preminente ai momenti di piacere mantenendo quindi, spesso per tutta la vita, un’immagine idealizzata delle figure genitoriali. Analogamente nei casi di abuso sessuale la situazione può essere erotizzata: il piacere viene sovradimensionato per arrestare il terrore, tale difesa è anche utile per negare l’ostilità covata nei confronti dell’abusante, sotterrando il conflitto con esso. In questo senso il masochismo psicologico può rappresentarsi come una forma di difesa contro il sadismo dell’altro (Berliner, 1958). Il bambino, data la propria condizione di fragilità e dipendenza, spiega lo psicologo infantile, non può permettersi di perdere l’adulto di riferimento, seppur patologico, per questo non può nutrire rabbia nei suoi confronti e vederlo per quello che è.

Un’altra forma di masochismo psicologico che nasce come una difesa si verifica quando il soggetto, ad esempio un bambino, non riesce ad ottenere la risposta affettiva desiderata da un genitore perché questo depresso o ansioso, deve fare i conti con un mondo interno presente di stati di malessere. In questi casi il significato del masochismo risiede nel legame di attaccamento con il genitore, spiega lo psicologo infantile, in cui i momenti di condivisione e vicinanza rimangono impressi nel bambino come legati inevitabilmente alla sofferenza, in quanto stare con l’altro comporta sofferenza. Siccome il corpo e la mente del bambino vengono controllati in maniera oppressiva da una figura materna patologica, il bambino si attacca, intendendo attaccare in questo modo la madre, come emerge nella terapia infantile. Non è raro vedere a tal proposito un bambino che arrabbiato nei confronti della madre, si picchi, per evitare e prevenire una ritorsione dalla madre (Novick 1987, 1991).

Masochismo e terapia

Dalle esplicazioni delle varie cause del masochismo psicologico si può evincere quanto questa modalità relazionale, costruita nell’arco delle esperienze di vita, acquisisca per l’individuo un’utilità fondamentale come meccanismo di difesa. Il masochismo psicologico può aver aiutato il soggetto nell’infanzia a gestire rapporti di natura traumatica, trasformando il dolore in piacere e dando l’illusione di essere meno impotenti. Continuando ad usare gli stessi meccanismi difensivi di impronta masochistica anche nella vita adulta, la persona può trovarsi imbrigliata in una serie di situazioni dolorose e frustranti, come emerge nei percorsi di psicoterapia a Torino, ricercando inconsciamente condizioni auto-lesive e dimenticando i propri bisogni autentici. Come psicoterapeuti psicologi a Torino ci rendiamo conto che una grande parte di sofferenza è data dal fatto che il soggetto su un piano consapevole mira all’ottenere risultati positivi ma agisce con comportamenti autodistruttivi, evidenziando quindi un’impossibilità nel discernere tra situazioni e rapporti sani e quelli distruttivi, allontanando da sé le situazioni di possibile felicità e soddisfazione a causa del masochismo psicologico.

Per chi intende cercare una cura del masochismo, al Centro di psicoterapia e psicologia clinica a Torino è possibile instaurare un rapporto terapeutico in cui esplorare la specificità di tale modalità relazionale nella vita personale nel soggetto, a cosa serve, perché c’è e dove è nata. In un percorso di psicoterapia a Torino sarà possibile acquisire consapevolezza circa queste modalità e sperimentare una relazione terapeutica che possa scardinare tali meccanismi. Inoltre il rapporto di fiducia e alleanza che viene a costruirsi con psicologi psicoterapeuti a Torino permette al soggetto di liberarsi del fardello del proprio passato che continua a condizionare il presente e acquisire le capacità e autonomie per affermarsi e opporsi a ciò che non è sano per se stessi.

Cause del masochismo: come nasce e perchè?

Il masochismo psicologico può essere definito come una ricerca consapevole o meno di sofferenza fisica o mentale e può esprimersi attraverso comportamenti di  auto-sabotaggio e autopunizione, si tratta di condotte autolesive ricercate dal soggetto che nel tempo è arrivato a conferire loro un significato di piacere. Il dolore masochistico diventa un modo per ottenere il piacere perchè alcune condizioni passate di sofferenza sono state iscritte nella memoria del soggetto come piacevoli, come rileviamo nei percorsi di psicoterapia a Torino: il dolore viene investito positivamente e diventa una fonte di soddisfazione per la persona.

Bisogna considerare che a qualche livello tutte le persone a volte provano masochismo psicologico, senza che la propria vita ne subisca danni irreparabili, ma ci sono situazioni in cui il funzionamento masochistico invade tutte le aree di vita della persona e con un tale livello di rigidità da richiedere l’intervento di psicologi psicoterapeuti a Torino per aiutare il soggetto a riappropriarsi della possibilità di provare vero piacere e liberarsi dalle condotte autolesionistiche che continua ad infliggersi. Il vero benessere psicologico nasce infatti da un sano volersi bene, non da una forma di sadismo nei propri confronti.

Esistono varie esperienze dolorose che, come psicoterapeuti psicologi a Torino, possiamo accorpare sotto la categoria del “masochismo psicologico”:

a) Un primo caso in cui la persona masochista ottiene il piacere in maniera diretta come ad esempio nel masochismo sessuale, dove il dolore fisico e/o la mortificazione psichica accresce l’eccitamento; oppure nel masochismo narcisistico in cui la sofferenza permette alla persona di ottenere un’identità di valore in cui valgono i principi secondo i quali “se soffro e sopporto sono diverso e migliore dagli altri”.

b) In alcune situazioni la causa del masochismo psicologico va individuata nella ricerca di sofferenza allo scopo di sfuggire ad una sofferenza maggiore, come emerge in psicoterapia a Torino, situazione in cui ricade quello che Freud chiamava “masochismo morale per senso di colpa”: posti dinnanzi al dolore di sentirsi in colpa verso qualcuno, si tenta di mitigarlo attraverso autopunizioni e rinunciando al piacere. Osserviamo come psicoterapeuti psicologi a Torino che nella cura del masochismo si presentano situazioni di questo tipo che la persona tende a riattivare nelle proprie relazioni.

c) Presso il Centro psicologia Torino osserviamo che in certe interazioni interpersonali traumatiche il masochismo agisce consentendo di trasformare il dolore in piacere. Nella coazione a ripetere gli individui rivivono situazioni traumatiche attraverso la ripetizione concreta nella realtà di un’esperienza relazionale dolorosa subita nel passato e inscritta nel mondo interno, alcune persone infatti chiedono l’aiuto di psicoterapeuti psicologi a Torino perchè si rendono conto di mettere in atto sempre gli stessi errori, di ritrovarsi sempre in situazioni similari di sofferenza, apparentemente non volute ma in realtà inconsciamente e masochisticamente desiderate. In questi percorsi di psicoterapia a Torino emerge come gli individui rivivano dentro di sè situazioni traumatiche del passato, sentendone il pericolo imminente nel presente, attivando così la paura inconscia che si ripeta il trauma in maniera incontrollabile e con il generarsi di un profondo senso di impotenza. Questo riportare alla mente in maniera automatica sensazioni, paure e pensieri che riguardano esperienze molto dolorose della propria storia può essere riattivato da uno stimolo del presente anche se la realtà non comporta rischi per il soggetto e non ha nulla a che fare con i suoi traumi ma viene identificata come situazione di grave pericolo.  Questo terrore viene affrontato ricreando la situazione traumatica concretamente nella realtà, ripetendo la situazione subita passivamente con lo scopo di acquisire controllo dell’evento traumatico e anticiparne il verificarsi. Infatti il soggetto evocando gradualmente la situazione originale in cui si è verificato il trauma, nel tentativo di anticiparlo, cerca inconsciamente di dominarlo, come emerge in alcuni casi di terapia del masochismo. Per fare un semplice esempio alcune persone che hanno subito nell’infanzia lutti e/o abbandoni non riescono da adulte ad instaurare legami stabili, non si fidano dei propri partner nella paura di soffrire ed essere lasciati e hanno la tendenza a rompere facilmente le relazioni e a lasciare, non riescono a lasciarsi andare nell’intimità affettiva e in tal modo non si concedono mai una situazione di benessere con l’altro, che su un piano reale può essere una persona che vuole loro bene.

Entrando maggiormente nello specifico del tema, troviamo vari sottotipi di masochismo, andremo quindi a delineare brevemente i significati del masochismo di cui sopra accennato, le diverse cause del masochismo e i diversi significati che può contenere.

1)  Masochismo narcisistico: come si è accennato, presso il Centro psicoterapia Torino osserviamo in alcuni pazienti la sofferenza raggiunta attraverso il negarsi costantemente piacere, uno stile di vita improntato al sacrificio, che può servire a costruirsi un’identità in cui la persona può rappresentarsi e sentirsi superiore agli altri essere umani considerati “comuni”, soddisfacendo i propri desideri di eccezionalità. La sofferenza viene codificata come prova di resistenza o valore, una forma di masochismo psicologico che permette di sentirsi speciali e superiori; una fantasia comune a riguardo può essere quella di pensare di trovarsi in situazioni in cui si subiscono ingiustizie a causa del comportamento degli altri. Il piacere nasce dal fatto che il soggetto, che si fa vittima di aggressioni altrui, o comunque non fa nulla per opporsi, può sentirsi virtuoso e allo stesso tempo incapace di quelle cattiverie che sarebbe costretto a subire dagli altri dimostrando di essere migliore. Per fare un esempio che spieghi il significato del masochismo possiamo pensare alla tipologia di donna che accetta di essere maltrattata psicologicamente, riceve continue mortificazioni morali, tradimenti ripetuti dal proprio compagno e inconsciamentre può trarne piacere masochistico, così come una madre vittima di masochismo narcisistico può arrivare ad annullarsi come donna in nome del valore del sacrificio per i propri figli. In molte situazioni se la persona è orgogliosa di sè stessa nel momento della sofferenza e del sacrificio per l’altro, può esserci la convinzione sottostante che una relazione di intimità sia possibile esclusivamente nella condivisione del dolore: è il caso di quei bambini, ci mostra lo psicologo infantile, che sono stati abituati a ricevere affetto dai genitori solo nel momento in cui erano ammalati o si trovavano in difficoltà. Tali fantasie soddisfano il bisogno di riconoscimento e lode del proprio sacrificio, attuato solo per il fatto di avere questo ritorno identitario, non per scopi altruistici.

2)  Masochismo morale: il primo che ne parlò fu Freud, che fece riferimento a quella condizione in cui la persona tenta di ridurre il proprio senso di colpa inconscio per mezzo dell’auto-danneggiamento e del dolore, oppure creando le condizioni per le quali gli altri lo puniscano. In un passato non troppo lontano possiamo ritrovare molte pratiche religiose volte a purificare l’anima del peccatore attraverso la punizione che poteva essere inflitta dall’esterno o ricercata e desiderata dal soggetto al fine di espiare le proprie colpe. Questo esempio che riportiamo come psicoterapeuti psicologi a Torino serve a far comprendere come, anche a livello culturale, talvolta il masochismo psicologico trovi la sua espressione in pratiche riconosciute e apprezzate. Spesso nel masochismo psicologico il soggetto si auto-infligge lo stesso destino che colpisce il soggetto di cui si sente responsabile, come emerge nei percorsi di psicoterapia a Torino, proprio per alleviare il senso di colpa, anche quando non è realmente responsabile del dolore dell’altro. Nel masochismo psicologico osservato presso il Centro psicologia Torino emerge l’incapacità di godere del proprio piacere; nella mente della persona la soddisfazione personale suscita senso di colpa verso l’altro, il quale non può godere della stessa opportunità o che sta soffrendo proprio in merito al piacere del soggetto. Essere felice si trasforma in una colpa, come si constata in alcuni percorsi di psicoterapia a Torino. Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino questo tipo di masochismo morale può nascere in quelle famiglie con una rigida educazione improntata all’autosacrificio che colpisce tutti i membri della famiglia, sia nello stile di vita degli adulti che nelle aspettative verso i minori. In queste famiglie i genitori hanno compiuto sforzi enormi per sostentare i figli e appoggiarli nelle scelte della loro vita, annullando sè stessi e questi ultimi nel vederli soffrire possono aver vissuto un profondo senso di colpa, vivendosi come responsabili. Lo psicologo infantile vede in questa esperienza le radici del lento maturare di una difficoltà a permettersi di provare piacere, in quanto il pensiero di sè stesso felice comporta  la rappresentazione dei genitori che si sacrificano, e questa immagine può diventare intollerabile. Si diventa quindi incapaci di concedersi ciò che si desidera davvero fino ad inibire, per senso di colpa, la nascita del desiderio, stiamo parlando di una dimensione psichica di cui la persona può essere inconsapevole. Il masochismo psicologico dei genitori  si può trasmettere sia per identificazione da parte dei figli, sia per senso di colpa che insorge quando i figli stessi si ritrovano a poter provare piacere anche dopo la morte dei genitori. Al contrario, il figlio che ha potuto sperimentare i genitori felici, si sentirà legittimato a sentire e a vivere il proprio piacere.

3) Masochismo sessuale: è un tipo di masochismo che è presente nelle fantasia di molti, anche se non sempre viene attuato in una situazione reale. Può accadere che fin dai primi rapporti sessuali il piacere dell’incontro sia immaginato e desiderato in connessione a condizioni di dolore e sottomissione e in fantasia si viene a costruire una rappresentazione della sessualità interconnessa alla sofferenza, come emerge in diversi percorsi di psicoterapia a Torino. Per comprendere le cause del masochismo sessuale bisogna pensare che alla costruzione di tali fantasie partecipano diversi elementi legati alla storia personale dell’individuo e sostenuti da aspetti culturali: l’unione tra violenza ed erotismo proposta dai film sottende convinzioni sociali che tendono ad erotizzare la figura dell’uomo potente e dominante, ad esempio. Inoltre, una persona che si sente fragile e vulnerabile, nel momento in cui instaura una relazione intima con qualcuno che al contrario vive come potente, può sentirsi degna di tale potenza attraverso fantasie di erotismo masochistico.

Come psicoterapeuti psicologi a Torino riconosciamo anche un tipo di masochismo sessuale che assume significato di tipo difensivo e viene sviluppato per acquisire un senso di controllo e di dominio su ciò che ha traumatizzato originariamente la vita di un individuo. Lo psicologo infantile spiega come l’azione altrui temuta in origine negli anni dell’infanzia, che siano percosse o umiliazioni che investono l’area sessuale, viene ora nella vita adulta cercata come modo per non essere colti di sorpresa dal trauma, viene cioè creata e anticipata la stessa situazione e trasformata in qualcosa che diventa piacevole perché controllabile e deciso dal soggetto. L’identificazione con l’aggressore trasforma la sofferenza di atti sadici subiti in piacere masochistico, che può essere continuamente ricercato, anche se tali dinamiche intrapsichiche pertengono alla dimensione dell’inconscio e solo attraverso un percorso di psicoterapia il soggetto può divenire consapevole del significato, delle cause del masochismo e dei propri comportamenti.

Masochismo e terapia

Dalle esplicazioni delle varie cause del masochismo psicologico si può evincere quanto questa modalità relazionale, costruita nell’arco delle esperienze di vita, acquisisca per l’individuo un’utilità fondamentale come meccanismo di difesa. Il masochismo psicologico può aver aiutato il soggetto nell’infanzia a gestire rapporti di natura traumatica, trasformando il dolore in piacere e dando l’illusione di essere meno impotenti. Continuando ad usare gli stessi meccanismi difensivi di impronta masochistica anche nella vita adulta, la persona può trovarsi imbrigliata in una serie di situazioni dolorose e frustranti, come emerge nei percorsi di psicoterapia a Torino, ricercando inconsciamente condizioni auto-lesive e dimenticando i propri bisogni autentici. Come psicoterapeuti psicologi a Torino ci rendiamo conto che una grande parte di sofferenza è data dal fatto che il soggetto su un piano consapevole mira all’ottenere risultati positivi ma agisce con comportamenti autodistruttivi, evidenziando quindi un’impossibilità nel discernere tra situazioni e rapporti sani e quelli distruttivi, allontanando da sé le situazioni di possibile felicità e soddisfazione a causa del masochismo psicologico.

Per chi intende cercare una cura del masochismo, al Centro di psicoterapia e psicologia clinica a Torino è possibile instaurare un rapporto terapeutico in cui esplorare la specificità di tale modalità relazionale nella vita personale nel soggetto, a cosa serve, perché c’è e dove è nata. In un percorso di psicoterapia a Torino sarà possibile acquisire consapevolezza circa queste modalità e sperimentare una relazione terapeutica che possa scardinare tali meccanismi. Inoltre il rapporto di fiducia e alleanza che viene a costruirsi con psicologi psicoterapeuti a Torino permette al soggetto di liberarsi del fardello del proprio passato che continua a condizionare il presente e acquisire le capacità e autonomie per affermarsi e opporsi a ciò che non è sano per se stessi.

Ansia da separazione negli adulti

Negli ultimi 50-60 anni diversi studi di psicologia hanno rilevato l’esistenza di una forma di Ansia da separazione specifica dell’adulto (DASA), che può comparire a qualsiasi età e non in tutti i casi risulta la continuazione del corrispettivo disturbo d’ansia da separazione che tipicamente insorge nell’ infanzia.

Presso il Centro psicologia Torino osserviamo che dall’adolescenza in poi i sintomi del disturbo d’ansia da separazione possono comparire nella forma di rifiuto scolastico, paure riguardo alla salute e alla sicurezza dei genitori e preoccupazioni sulla possibilità che qualche evento esterno e non controllabile possa compromettere il legame con la figura di riferimento affettivo. Accanto a queste forme del disturbo lo psicologo infantile riscontra la presenza dei sintomi più classici presenti nei bambini, come non voler lasciare i luoghi considerati sicuri, l’emergere di paure legate al sonno (non voler dormire da soli o il fare spesso incubi) e sentire la necessità di mantenere la vicinanza con i genitori anche in un’età, l’adolescenza, in cui ci si aspetterebbe invece il desiderio di separazione e la spinta verso l’autonomia.

E’ importante considerare che gli studi in psicologia clinica dimostrano che un bambino o adolescente affetto da Disturbo d’ansia da separazione ha una più elevata probabilità di avere almeno un genitore affetto da Ansia da separazione dell’adulto. In genere è presente una continuità generazionale per il Disturbo d’ansia da separazione in quanto i fattori ereditari uniti da un atteggiamento iperprotettivo dei genitori possono condurre allo sviluppo e al mantenimento dei sintomi.

L’ansia da separazione nell’adulto si presenta con determinate caratteristiche nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino: l’ansia molto marcata dovuta alla separazione da casa o dalle principali figure d’attaccamento è anticipata dal pensiero, questo significa che ancor prima di trovarsi lontano dalle proprie fonti di sicurezza la persona inizia ad essere agitata e preoccupata in una forma di ansia anticipatoria che assume le caratteristiche di “paura della paura”, ad esempio nell’organizzazione di una vacanza oppure quando un membro della famiglia deve partire per una trasferta; la persistente ed eccessiva preoccupazione riguardo alla possibile perdita delle principali figure di attaccamento, o alla possibilità che accada loro un evento negativo, emergono essere nei percorsi di psicoterapia a Torino altre forme caratteristiche in cui si presenta l’ansia da separazione nell’adulto; la continua ed elevata preoccupazione riguardo al fatto che un evento spiacevole e imprevisto causi la rottura della relazione o il distacco forzato dai propri cari è un’altro tipo di espressione del disturbo, che riscontriamo presso il Centro psicologia Torino, che può presentarsi in forma più o meno grave quando si è lontani da casa per molte ore oppure un familiare come ad esempio il figlio parte per un viaggio, nell’eccessivo timore per la propria o l’altrui incolumità.

In psicologia clinica si è riscontrato che le persone che hanno subito nella vita un trauma, hanno avuto un notevole incremento dei sintomi connessi al Disturbo d’ansia da separazione negli adulti e che il livello aumentato di paura nell’affrontare normali situazioni di separazione, che prima dell’evento traumatico erano facilmente gestibili, ha procurato in molti casi un blocco. Spesso nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino i primi sintomi si manifestano in seguito al verificarsi di un evento che la persona vive come traumatico, come ad esempio la perdita di una persona cara, reale o fantasticata (divorzi o separazioni) e in numerosi studi è stata confermata l’esistenza di una forte correlazione tra il DASA e il Disturbo post Traumatico da Stress.

Anche se questo disagio può insorgere nella persona anche quando nel passato non si sia evidenziata una problematica ansiosa, un fattore predisponente il Disturbo d’ansia da separazione negli adulti è l’aver sofferto nell’infanzia di elevati livelli di ansia da separazione, che hanno inficiato la percezione di sicurezza nei rapporti relazionali favorendo il strutturarsi di un disturbo di personalità. In generale soggetti affetti dal Disturbo d’ansia da separazione negli adulti riportano livelli più elevati di compromissione del funzionamento personale, sociale e lavorativo dell’individuo, come emerge nei percorsi di psicoterapia a Torino, perchè l’ansia può diventare pervasiva e ostacolare il normale svolgimento delle attività quotidiane.
L’identificazione di questo disturbo ha permesso di ipotizzare un modello di continuità secondo il quale, se l’ansia di separazione infantile persiste nel tempo, potrebbe condurre allo sviluppo del DASA.

Presso il Centro psicologia Torino rileviamo che l’ansia da separazione negli adulti viene spesso attivata nella relazione con il partner e presenta delle correlazioni con altri disturbi quali la dipendenza affettiva e svariate forme d’ansia legate a disturbi fobici.
L’ansia da separazione spesso viene associata all’angoscia abbandonica nonostante siano emozioni diverse e con basi neurofisiologiche diverse. Il punto centrale che emerge nei percorsi di psicoterapia a Torino è il vissuto della persona che soffre di ansia da separazione: il distacco viene percepito come un vero e proprio abbandono e innescando così, in maniera automatica, comportamenti che hanno lo scopo di arginare ed evitare la sofferenza e quindi fare in modo di stare sempre vicino all’altro significativo che può essere un genitore o un partner. Per la cura dell’ansia da separazione negli adulti è bene pensare che questo tipo di angoscia, si origina nell’infanzia quando vengono a mancare le giuste attenzioni e l’adeguato nutrimento affettivo, segnando per sempre la percezione di sicurezza dell’individuo. Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino si tratta quindi una vera angoscia abbandonica, che a differenza dell’ansia, è più profonda e penetrante: annulla lo spazio e il tempo, addormentando la coscienza razionale e lo sguardo oggettivo su di sé e sull’esterno.
Per un intervento di prevenzione dall’ansia da separazione è importante che i bambini molto sensibili alla separazione, che piangono ad esempio i primi giorni di scuola, non vengano rimproverati ma compresi. Esistono degli eventi che portano a non poter costituire un attaccamento sicuro alla madre, e un attaccamento insicuro si trova alla base del Disturbo d’ansia da separazione, così come ad altre patologie legate all’ansia di abbandono.
Presso il Centro psicologia Torino vediamo che negli adulti i sintomi del Disturbo d’ansia da separazione si manifestano nelle relazioni di dipendenza tra partner in cui un membro della coppia si annulla per soddisfare l’altro, che a sua volta tende ad allontanarsi. Esistono relazioni molto intense scambiate per amore, ma in realtà l’ansia di abbandono rende incapaci di esercitare autonomia, investendo così l’altro della coppia di un grande potere. Lo scopo di ogni gesto di chi soffre di disturbo d’ansia da separazione negli adulti è quello di evitare l’allontanamento e la percezione di essere abbandonato perché riattiva sofferenze personali ed antiche di un bambino che ha vissuto una relazione affettiva instabile, insicura e in alcuni casi povera di nutrimento affettivo. Chi soffre di questa patologia così invasiva vive una relazione in cui c’è il bisogno inconscio di mantenere il controllo, come emerge in alcuni percorsi di psicoterapia a Torino: il proprio ruolo di persona dipendente è una sorta di ricatto che può portare il partner a sentirsi gratificato nel prendersi cura dell’altro. Entrambi i partner in questi casi specifici, sono persone incapaci di essere autonome e ognuno di loro cerca di colmare il proprio vuoto attraverso le richieste e la presenza dell’altro cercando di ricevere un nutrimento personale dalla relazione. Se il rapporto sentimentale è sorretto solo queste basi, lo scambio può essere sterile, lo vediamo quando il legame si scioglie e la reazione di chi soffre di Disturbo d’ansia da separazione negli adulti è quella di ricercare affannosamente qualcun’ altro che possa placare le ansie attraverso una vuota presenza. Questa spinta irreprimibile a sostituire in tempi brevi il partner che viene a mancare è sorretta dalla sensazione è di morire, disgregarsi e andare in frantumi, vissuti angoscianti questi causati proprio dal disturbo. Potremmo dunque dire che la poca autonomia di chi soffre di ansia da separazione negli adulti porta la persona ad attaccarsi al partner più per bisogno di sicurezza che desiderio di una relazione matura d’amore.

Il Centro di psicoterapia e psicologia clinica può offrire un percorso di psicoterapia a Torino per favorire un processo di acquisizione di autonomia e costruire la percezione di poter essere individui in grado di nutrirsi da soli, imparare a considerare il vuoto interiore come uno spazio di accoglimento di se stessi. Un aiuto da parte di psicologi a Torino permette alla persona di avvicinarsi all’altro senza investire le relazioni di aspettative personali troppo elevate, così da poter vedere chi sta di fronte per com’è realmente e non in base a propri bisogni. Gestire i sentimenti legati alla separazione è senza dubbio è complicato e si può dire che in qualche forma tutti possono soffrire di ansia di abbandono: recuperare se stessi, imparare a riconoscere i propri bisogni e poter guardare l’altro per quel che è e per quello che può dare è il primo passo in un percorso che permetta di non soffrire di una dipendenza affettiva patologica e per farlo è necessario, purtroppo o per fortuna, attraversare tutto il dolore passato che mantiene e nutre il sintomo presente.

Ansia da separazione nei bambini

L’ansia da separazione o ansia di abbandono è un vissuto che nasce nell’infanzia, ed ha a che fare con il senso di sicurezza interna del bambino che si rinsalda alla presenza fisica ed emotiva del genitore e vacilla quando il suo riferimento adulto si allontana. L’evoluzione psichica del bambino, spiega lo psicologo infantile, prevede un graduale processo di costruzione dell’immagine interna stabile del genitore, quando questo processo viene portato a termine con successo il bambino può fare affidamento a questa presenza interna quando non si trova fisicamente con la mamma e con il papà, nella certezza del loro ritorno. A partire dalla primissima infanzia, fase in cui il bambino non ha ancora dentro di sè “la costanza dell’oggetto” e può sprofondare nell’angoscia se separato dalla madre, ci si aspetta che l’ansia di abbandono gradualmente si attenui con la crescita, tornando a riattivarsi al momento del distacco e di fronte a situazioni nuove, come l’ingresso all’asilo nido o alla scuola materna ad esempio; ma se il bambino è sicuro dentro di sè, gradualmente l’ansia da separazione diminuisce lasciandolo libero anche fuori casa di perlustrare l’ambiente e di investire nelle attività che gli vengono proposte. Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino non sempre questo processo fisiologico avviene con facilità e ci sono situazioni in cui i tempi richiesti sono più lunghi di quanto ci si aspetti, oppure più raramente si instaura un vero e proprio disturbo legato all’ansia da separazione.

Come psicoterapeuti psicologi a Torino sappiamo dagli studi in psicologia clinica che l’ansia da separazione nei bambini compare in maniera fisiologica intorno agli otto mesi di vita e si manifesta attraverso crisi di pianto disperato che durano finché il neonato non viene avvicinato alla sua principale figura di accudimento; la paura che scatena questa reazione è quella di temere la lontananza della madre, la sua assenza è vissuta come assoluta, per il bambino può significare che non tornerà mai più e solo la conferma reale della sua presenza può dare sollievo. Secondo lo psicologo infantile sarebbe più corretto parlare della presenza/assenza del carghiver, cioè della figura di attaccamento del bambino, per convenzione in questo articolo ci riferiamo alla madre. Lo psicologo infantile spiega che la fase dell’ansia di abbandono rappresenta una normale tappa dello sviluppo mentale e sociale, il fatto che il neonato pianga dimostra che ha imparato a riconoscere chi si occupa di lui e che ha stabilito un legame di attaccamento con il caregiver, percependo di essere in pericolo se questo non è presente: l’ansia da separazione nei bambini è fisiologica nella prima infanzia.
L’ ansia da abbandono pone le sue radici in un primo evento centrale della relazione madre bambino, che è quello della nascita: il bambino che prima si trovava in una situazione di simbiosi con la madre, deve vivere una separazione che può essere percepita come un momento angosciante e che potrà ripresentarsi nei vissuti durante quei passaggi fondamentali e fisiologici di separazione come lo svezzamento, la crescita, l’adolescenza e l’età adulta: lo psicologo infantile spiega che queste sono tutte fasi di distacco che riattivano la prima ancestrale ansia da separazione. Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino quando tali tappe non siano vissute in maniera serena, può essere che anche il vissuto di morte, la separazione definitiva, sia difficilmente elaborabile ed integrabile nell’emotività del soggetto. Come emerge nei percorsi di psicoterapia a Torino, alcuni pazienti adulti che soffrono di crisi di ansia, attacchi di panico, paura irrazionale di morire e che incomba su di loro lo spettro di una catastrofe, sono stati dei bambini in cui era presente un disturbo da ansia di separazione, nella loro infanzia qualche interferenza ha compromesso la solidità interna e la costruzione di una costanza nella sicurezza di sè.

Un autore a cui come Centro di psicoterapia Torino facciamo riferimento nello studio dell’ansia da separazione è Bion (1962), che si focalizza sulla capacità innata del bambino di far fronte alle frustrazioni fisiologiche della crescita, inevitabilmente legate alla madre in quanto sua principale figura di riferimento e rappresentante della realtà del bambino stesso. Si tratta delle normali tappe di sviluppo che implicano un distacco come il passaggio dall’allattamento allo svezzamento, ma ci si riferisce anche della separazione relazionale tra madre e bambino che avviene alla presenza di un terzo, il padre, che permette di far evolvere il rapporto dalla simbiosi ad uno stadio più maturo. La crescita è di per sè dolorosa perchè costellata da separazioni ma la madre grazie alla sua capacità istintiva di réverie, di comprendere e di consolare il bambino, potrà accogliere l’angoscia di morte provata dall’infante in questi momenti così significativi, aiutandolo a tollerarla e trasformarla, oppure al contrario fallendo in questo compito e creando così le premesse per difficoltà relazionali una volta adulto.

Winnicott (1965) è un altro riferimento presso il Centro psicologia Torino e nei suoi libri affronta il tema dell’ansia da separazione definendo la capacità di stare solo una delle conquiste evolutive più difficili nella crescita di un bambino, in quanto è una capacità che può essere acquisita solo gradualmente grazie alla possibilità di interiorizzare la figura materna, fino a essere in grado di poter stare solo, ma sostenuto inconsciamente dalla rappresentazione interna della madre.

Al Centro di psicoterapia Torino abbiamo potuto constatare che spesso vi è una correlazione tra un disturbo legato all’ansia da separazione nei bambini e una figura genitoriale particolarmente iperprotettiva e/o un contesto familiare di ansia generale: una volta diventati adulti questi bambini che hanno vissuto in maniera angosciante i distacchi potranno avere disturbi di ansia anche se l’oggetto delle loro preoccupazioni può cambiare. Nei percorsi di psicoterapia a Torino emerge che queste persone hanno percepito nell’infanzia costantemente l’ansia di sentirsi in pericolo causata da eventi reali di natura traumatica quali lutti precoci, separazioni causate da malattie e/o la vicinanza a figure di riferimento psrticolarmente ansiose che bloccavano l’autonomia del bambino nella costante percezione del mondo come pericoloso, facendo insorgere timori e aumentando nel figlio il bisogno di dipendenza. I genitori ansiosi, nella nostra esperienza di psicologi a Torino, possono non accorgersi delle insicurezze che tendono a creare nei figli e a non essere consapevoli che il disturbo da ansia di abbandono del figlio dipenda da dinamiche relazionali perpetuate in famiglia.

Una domanda che viene posta spesso a noi psicologi a Torino è: l’ansia da separazione nei bambini quanto dura?

Lo psicologo infantile risponde che questo passaggio è inevitabile e transitorio e dovrebbe durare fino ai 5 anni e ha valenza positiva quando non si trasforma in un disturbo. La normale ansia da separazione  testimonia la nuova capacità del bambino di differenziare tra i volti familiari e non. Quando gli indicatori di ansia da separazione nei bambini perdurano oltre il tempo indicato e/o la loro intensità è eccessiva rispetto alla norma e causa al bambino una sofferenza significativa o un impedimento nel funzionamento sociale, scolastico o di altre aree importanti, allora si può parlare clinicamente di Disturbo d’ansia da separazione. Psicoterapeuti a Torino descrivono questi bambini sofferenti, talvolta hanno la percezione di non sentirsi abbastanza amati dai genitori, inoltre mancano di interesse rispetto alle attività sociali e relazionali tipiche della propria età: nei percorsi di psicoterapia a Torino emerge come la loro attenzione sia rivolta esclusivamente verso gli adulti per poter richiamare la loro attenzione ed essere vigili nel momento in cui i genitori si allontanano da loro.
Il disturbo d’ansia da separazione nei bambini causa loro agitazione e preoccupazione ogni volta che si separano dalla figura primaria di riferimento o anche solo pensano all’allontanamento da casa o dal genitore, non si sentono al sicuro se non hanno un sostegno costante. In alcuni casi trattati presso il Centro di psicologia Torino questo disturbo è insorto dopo la morte di un parente vicino al bambino, di un animale domestico, dopo la malattia di un familiare, episodi di ospedalizzazione del bambino o di un genitore, un cambio di scuola o a seguito di un divorzio. Nello specifico lo psicologo infantile si occupa di bambini possono esternare mal di pancia, battito cardiaco accelerato, respiro corto e sudorazione e dietro a questi sintomi rileva la presenza di una forte ansia di abbandono.
Il disturbo d’ansia da separazione nei bambini e negli adulti si manifesta con un’eccessiva paura o ansia riguardo al distacco da persone familiari o  di separazione dai luoghi sicuri e tali preoccupazioni possono inficiare notevolmente la vita di una persona di qualsiasi età, impedendole di investire in attività quotidiane. Il disturbo d’ansia da separazione che trattiamo nei percorsi di psicoterapia a Torino negli adulti si manifesta con sintomi che riguardano difficoltà a stare a casa da soli o uscire da soli, difficoltà ad allontanarsi da luoghi considerati sicuri e forte interessamento alle figure primarie, dipendenza affettiva, talvolta anche con crisi isteriche, rifiuto della realtà e somatizzazioni fisiche fino ad arrivare nei casi più gravi ad attacchi di panico; mentre negli adolescenti sono più comuni mal di testa, palpitazioni, sensazioni di mancanza d’aria e attacchi di panico. I pensieri ansiosi riguardano la preoccupazione che potrebbe accadere qualcosa di brutto ai loro genitori o a loro e i bambini più piccoli non potendo identificare paure precise possono dire di non voler andare a scuola o di svolgere una specifica attività.
Preoccupazioni comuni sono:
• “E se succedesse qualcosa di brutto a mamma o a papà?”.
• “E se mi perdessi?”.
• “E se la nonna non mi venisse a prendere a scuola?”.
• “E se mi rapissero?”.
• “E se mi venisse da vomitare e la mamma non fosse lì per aiutarmi?”.

Ansia da separazione: cosa fare?

Come primo approccio al disturbo da ansia di separazione psicologi a Torino riferiscono che è necessario focalizzarsi sul comprendere quale sia la situazione che stimola l’insorgere l’ansia da abbandono, infatti spesso l’oggetto dell’ansia non viene compreso dalla persona perché viene vissuta un’angoscia generalizzata a cui non poter porre controllo. Il Centro di psicologia Torino propone di iniziare una terapia che punti ad un lavoro approfondito sulle angosce, non concentrandosi esclusivamente sui sintomi, con lo scopo di dare significato alle cause dall’ansia da separazione, elaborare conflitti intrapsichici e dinamiche inconsce, oltre che un lavoro per raggiungere una certa autonomia che permetta di distaccarsi gradualmente dalle figure di cui si ha costante bisogno di vicinanza.
Proprio perché è una capacità centrale nello sviluppo, i vissuti relativi alla separazione emergono qualche volta anche nelle sedute di psicoterapia a Torino, offrendo così la possibilità di indagare in maniera mirata le paure e le sensazioni provate ed esplorando la separazione di volta in volta nei sui vari aspetti e manifestazione psicopatologiche. Secondo la prospettiva del Centro psicologia Torino è molto importante capire quali sono i comportamenti familiari che involontariamente amplificano l’ansia e il disagio, mantenendo ad esempio comportamenti ansiosi, iperprotettivi, ossessivi. Il Disturbo d’ansia da separazione nei bambini se non adeguatamente affrontato e risolto potrà perdurare in età adulta o trasformarsi in qualche altro tipo di disturbo come attacchi di panico, agorafobia o ansia generalizzata. Il tipo di intervento che è possibile attuare in una psicoterapia a Torino dipende molto dall’età del soggetto: se con un adulto è possibile affrontare il problema in una terapia individuale, nel caso dei bambini sarà più utile includere tutta la famiglia in un progetto di terapia e sostegno per comprendere insieme allo psicologo infantile a Torino che significato assume il sintomo del piccolo nel contesto familiare.

Bambini in lutto

Il lutto in psicologia viene considerato una delle fonti di maggiore sofferenza per l’essere umano, per questa ragione non vorremmo mai esporre i bambini all’esperienza di perdita di una persona cara. La preoccupazione degli adulti nei confronti di un bambino che subisce una perdita importante è comprensibile, così come è naturale aver paura di comunicare al minore una realtà che appare troppo cruda da essere accettata. L’adulto che vuole bene al bambino cerca di proteggerlo, si identifica con lui e teme che non possa tollerare l’angoscia che la morte genera, non sa quali parole scegliere per parlargli, ha paura della reazione emotiva e non sa come aiutarlo, sentendosi egli stesso impotente. Purtroppo non si possono evitare le reazioni dei bambini al lutto, cercando di non far sperimentare loro il dolore per la morte di una persona cara e sperare così di evitare cambiamenti e complicazioni che generano sofferenza.

Al Centro di psicologia Torino si è constatato che in molte situazioni gli adulti, con la speranza di proteggere i figli, tendono a tacere, a nascondere o a mascherare la verità sulla morte di una persona  emotivamente vicina al bambino: tendenzialmente si pensa che siano troppo piccoli per capire, tollerare e condividere il dolore; inoltre alcune persone temono di non essere in grado di gestire eventuali reazioni dei bambini al lutto e di commettere degli errori che provochino ulteriori sofferenze. La morte genera dolore nell’adulto, egli stesso coinvolto emotivamente e in difficoltà nell’accettare l’accaduto, superare un lutto implica infatti un lungo processo di elaborazione, per questo la sofferenza del figlio può risuonare e amplificare i propri vissuti di ansia e depressivi, pensiamo ad esempio quando viene a mancare un nonno o una nonna che sono nel contempo genitori della mamma o del papà del bambino. Tuttavia psicoterapeuti a Torino confermano che il silenzio non svolge un ruolo di protezione per i bambini, perché viene percepito dagli stessi che è successo qualcosa di doloroso e grave senza saper dare senso a ciò che sentono riguardo all’atmosfera che si vive in famiglia, questo può generare un ansia irrazionale e incontrollabile nel bambino, la paura di qualcosa di ignoto, la percezione che “tremi il terreno sotto i piedi” in assenza di una causa decifrabile e comprensibile. Quando il lutto infantile viene taciuto il bambino può sentirsi escluso, ignorato e lasciato da solo con sé stesso. Infatti, anche se non viene esplicitata la sofferenza, i bambini anche piccoli la avvertono attraverso le espressioni del volto, i cambiamenti quotidiani in famiglia come il parlare a bassa voce in modo che loro non sentano e le variazioni di umore degli adulti, spesso infatti è un’illusione del genitore quella di riuscire a controllare tutto nel tentativo di negare ciò che è accaduto. I bambini in questi casi vivranno comunque sentimenti di perdita ma in maniera indiretta nell’identificazione con i genitori, senza la possibilità di mettere in parole le sensazioni e i vissuti che possono essere anche inconsci, in quanto non viene data loro la possibilità di riconoscere le emozioni e di avviare il processo di elaborazione del lutto infantile. Le reazioni dei bambini al lutto in questi casi legate alla non comprensione di cosa stia succedendo sono di confusione e insicurezze che possono cercare di arginare dando personali interpretazioni disfunzionali. Inoltre, il poter mostrare da parte di un adulto i propri sentimenti di dolore rispetto alla perdita, consente ai bambini in lutto di imparare che queste emozioni hanno un inizio, una durata ed una fine: non distruggono. Affrontando insieme a lui la situazione si comunica indirettamente che il dolore è legittimo e degno di rispetto, può essere attraversato e non negato. Al contrario, il congelamento emotivo o l’evitare di mostrare la sofferenza può far sentire il bambino in lutto imbrogliato, generando la percezione di non potersi fidare dei grandi e imparare dall’esempio dell’adulto a non mostrare le proprie reali emozioni.

Come superare un lutto? Come si affronta il lutto infantile?

Quindi, è importante per affrontare un lutto infantile che i bambini vengano accompagnati nel percorso di accettazione ed elaborazione di ciò che è accaduto e vanno sostenuti all’interno di una relazione accogliente e presente e in cui si possa condividere la sofferenza: in un ambiente con tali caratteristiche la morte di un genitore o di un parente stretto non porta per forza ad un blocco evolutivo del bambino, è importante avere fiducia nelle sue possibilità di recupero in quanto possiede dentro di sé le risorse adatte per far fronte alle perdite. Lo psicologo infantile suggerisce di affrontare l’argomento con tatto, adeguando le parole alla possibilità dei bambini di comprendere, tenendo conto dell’età e delle caratteristiche personali, cercando di scegliere il momento adatto e predisponendosi ad accogliere le reazioni dei bambini al lutto. In questo modo il minore avrà la sensazione che si può parlare di ciò che si sente e che l’adulto è lì per lui, potrà lasciarsi andare sentendosi sorretto.

Sicuramente la perdita di un genitore è l’esperienza più dolorosa che un bambino possa provare poiché significa anche la perdita delle sicurezze e di un supporto necessario per la crescita. A causa di tale lutto infantile infatti viene meno il presupposto necessario per la costruzione di un attaccamento sicuro tra il genitore e il figlio: la presenza costante del genitore non è più possibile. Affinché un bambino possa elaborare in maniera autentica una perdita così grave psicologi psicoterapeuti a Torino sostengono la necessità di accettare che questo debba avvenire in un tempo lungo, cioè in un graduale processo che può durare anni e continuare per tutta la vita. Questa consapevolezza da parte dell’adulto è dolorosa e fa sentire impotenti ma non è tutto inutile perchè le reazioni dei bambini al lutto possono essere più drammatiche in assenza di figure di riferimento in grado di sostenere, altresì la condivisione e l’affetto possono permettere al bambino di reggere il dolore e non sentirsi travolto: come psicoterapeuti psicologi a Torino pensiamo che un evento traumatico, purchè adeguatamente elaborato, possa rendere la persona che l’ha subito più forte.

Inizialmente i bambini in lutto anche se vedono che il genitore non è più presente, continuano a cercarlo e a parlargli, immaginandolo molto spesso in tutti i suoi aspetti negativi e positivi. In questa fase psicoterapeuti a Torino consigliano di avvicinare il minore in modo graduale al concetto di morte, cercando di rispettare i tempi peculiari di ognuno e introducendo la realtà a “piccole dosi” per permettere al bambino di accettarla. Le reazioni dei bambini al lutto possono essere molto diverse da caso a caso e possono non coincidere con le aspettative dell’adulto. Alcuni bambini possono ignorare apparentemente la notizia, nel tentativo di negare l’accaduto, altri possono reagire con violenza scaricando la rabbia su chi è presente, oppure piangere disperatamente. E’ importante dare spazio all’elaborazione di eventuali sensi di colpa, sentimenti provati dal bambini in lutto per essere sopravvissuti al genitore, talvolta può essere presente l’idea di averne procurato la morte per averlo fatto arrabbiare o per eventuali pensieri negativi fatti su di lui, o ancora per non esser stati ubbidienti. Lo psicologo infantile nell’esperienza di percorsi di psicoterapia a Torino, conferma che sono presenti rabbia e angoscia anche quando non vengono esplicitamente manifestate. Si capisce così perché i bambini se lasciati soli in questo mare di emozioni non sono in grado di gestire ciò che emerge dentro di loro e le difficoltà possono crescere e perdurare.

Psicologi a Torino informano che gli adulti oltre a dare chiare e semplici comunicazioni riguardo la morte, devono rassicurare i bambini che quello che provano è normale e che la perdita non è avvenuta per colpa loro, anzi era inevitabile. Nel processo di elaborazione del lutto infantile questo permette di recuperare un’immagine interna positiva del parente deceduto, mantenendo una presenza affettiva dentro di sé: in questo modo anche se la perdita è irrecuperabile, tale rappresentazione interna consente di mantenere una relazione continua nel tempo e che muta con il crescere e il maturare del bambino. Lo psicologo infantile attraverso l’esperienza della psicoterapia a Torino ritiene questo aspetto tra i più importanti per superare un lutto perchè permette al bambino di venire a patti con il vuoto, sentirsi meno solo e possedere delle rappresentazioni delle sue relazioni più importanti, elemento necessario nella strutturazione della personalità adulta.

A livello cognitivo il bambino impara il concetto di morte piano piano nel tempo, prima comprendendo cosa voglia dire “mancare” fino al concepire che dalla morte non si può tornare indietro, processo che psicologi a Torino sostengono si concluda verso i sette o otto anni. Lo psicologo infantile sottolinea che prima di questa età i bambini credono che tutto ciò che è bello duri per sempre e soprattutto nei primi tre anni di vita si nega ogni forma di scomparsa perenne. Rimane importante comunque sintonizzarsi sulla singolarità del bambino rispettando i suoi tempi e ascoltandolo, tenendo presente che le reazioni dei bambini al lutto possono manifestarsi anche in tempi successivi alla morte e quanto più il bambino è piccolo possono esprimersi attraverso comportamenti disfunzionali o sintomi legati al corpo e alle funzioni fisiologiche dell’organismo come ad esempio disturbi del sonno o alimentari, non sempre dunque il bambino è in grado di ricondurre il proprio malessere ad un disagio emotivo legato al lutto infantile. A livello emotivo è presente la mancanza e vissuti di ansia e angoscia, anche se non sempre i bambini sono in grado di esprimere tali sentimenti, motivo per cui tendono a manifestare la propria sofferenza attraverso comportamenti e manifestazioni somatiche. Quando all’interno di un percorso di psicoterapia a Torino diventa possibile per il bambino rappresentare attraverso il gioco con lo psicologo infantile la causa del proprio disagio anche la sintomatologia somatica tende a retrocedere lasciando il posto all’espressione emotiva del dolore che è più facilmente avvicinabile e contenibile da chi gli sta vicino.  Da tener presente che le reazioni dei bambini in lutto variano in base a molteplici fattori come l’età, il grado di maturazione personale, la qualità della relazione con la persona perduta e le risorse dell’ambiente sociali in cui vivono. Inoltre, si aggiunge la difficoltà data dal fatto che i bambini non possono fisiologicamente tollerare a lungo tempo il dolore e per questo possono passare in poco tempo da momenti di pianto al ridere con iperattività distraendosi. Può capitare che questi atteggiamenti vengano letti dagli adulti come mancanza di interesse per ciò che accaduto, per questo è importante sapere che non è così.

Al Centro di psicologia Torino si sono evidenziate particolari modalità regressive, ritenute dalla letteratura sul lutto in psicologia abbastanza comuni come reazioni dei bambini al lutto, ad esempio tornare a succhiarsi il dito, avere manifestazioni di enuresi, encopresi, paura del buio, non voler più dormire da soli nel proprio letto, difficoltà di attenzione a scuola, manifestazioni psicosomatiche quali insonnia, non volere mangiare, balbuzie, cefalee, disturbi della pelle, espressioni emotive quali pianto, disperazione, rabbia, inibizione motoria, isolamento e ripiegamento su sé stessi o iperattività. Più in generale possono manifestarsi vere a proprie sindromi come il Disturbo post traumatico da stress, Depressione, Disturbi della condotta.

Questo escursus sulla sintomatologia legata al lutto infantile, non vuole essere fonte di ansia per i genitori ma far comprendere che le reazioni dei bambini al lutto possono essere molto differenti a seconda delle peculiarità personali del bambino e della sua storia, alcuni sintomi possono essere transitori e legati al trauma che si è vissuto. Tali disturbi insorgono come modalità di comunicare un disagio nei casi in cui non c’è la possibilità di esprimere il dolore in maniera più funzionale. Questa incapacità, spiega lo psicologo infantile, può dipendere da limiti strutturali del bambino legati alla sua età e immaturità, possono dipendere altresì dal suo carattere introverso o coartato ma possono anche essere legati all’ambiente in cui il bambino vive e a come percepisce di adulti accanto a lui, se disponibili e in grado di accogliere la sua sofferenza o se chiusi in sè stessi e incapaci di esprimere emozioni; in questi casi parlare del lutto può diventare un tabù familiare e il bambino si adegua alla richiesta degli adulti di non toccare un dolore che appare troppo grande, anche se questa modalità interferisce con i processi di elaborazione emotiva dell’evento traumatico e con la possibilità di superare un lutto.

Nei casi in cui ci si sente impossibilitati ad affrontare il dolore di una perdita di una persona cara e quindi non riuscire a sostenere il bambino in lutto, può essere utile per il minore iniziare un percorso di counseling psicologico o di psicoterapia a Torino, dandogli così la possibilità di confrontarsi con i propri autentici vissuti in una relazione accogliente e stabile nel tempo.