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Bambini, corona virus e quarantena

Nella lotta alla prevenzione dal contagio di coronavirus le famiglie si sono viste obbligate alla quarantena e i bambini, costretti a rimanere a casa, sono stati tra i soggetti maggiormente destabilizzati, spiega lo psicologo infantile del Centro psicoterapia a Torino. L’infanzia, contraddistinta dalla fase evolutiva, risulta essere tra le categorie più debilitate dalla situazione di perenne attesa e dall’impossibilità di muoversi liberamente imposta dal lockdown. L’imperativo “rimani a casa”, con il limite, necessario dal punto di vista sanitario, di vivere tra le quattro mura domestiche, crea un paradosso rispetto alle normali attività che un bambino necessita nei primi anni di vita.
L’infanzia, spiega lo psicologo infantile a Torino, è l’età maggiormente caratterizzata dal bisogno di movimento, costituita da esperienze fatte di sensazioni, percezioni, tentativi e fallimenti, che fanno sì che il bambino, tra le attività potenzialmente maturative, vada a ricercare quelle esplorative e di azione. La possibilità di muoversi permettere al bambino di scaricare la tensione, infatti il suo apparato mentale ancora immaturo non è in grado di contenere l’affettività che viene espressa attraverso il corpo. Mente e corpo sono profondamente uniti e si influenzano a vicenda, elemento questo di base della psicologia infantile.
L’esplorazione è componente fondamentale dei primi anni di vita, in cui il minore si addentra nella scoperta del mondo esterno, nel contatto con i grandi e con i pari, andando attimo dopo attimo ad esprimere la sua personalità e a costruire le basi dell’ identità. Gioco, contatto ed esplorazione sono le componenti principali della costituzione psichica del bambino, alimentate maggiormente da un contesto di serenità e di scambio reciproco con l’altro, spiega lo psicologo infantile a Torino. Dove la possibilità di esprimersi attraverso queste modalità venga a mancare, possono insorgere nel bambino dei comportamenti atipici, dovuti alla repressione prolungata del bisogno di muoversi e di esplorare, con conseguenze di disagio sia a livello fisico che psicologico.
Seppur le misure della quarantena dopo il 4 maggio sono state gradualmente attenuate, presso il Centro psicoterapia Torino sono arrivate richieste di consulenza psicologica (counseling psicologico) da parte di genitori preoccupati per problematiche insorte nei loro figli a seguito dell’impossibilità prolungata ad uscire da casa. La routine quotidiana che favoriva l’adattamento del bambino al suo contesto ambientale e relazionale è stata sconvolta dalle misure restrittive, i genitori si riferiscono alla mancanza della scuola e degli altri ambienti di socializzazione a cui i figli erano abituati nelle loro attività ricreative, la mancanza di sfoghi fisici attraverso lo sport e le attività all’aperto. Il gioco, il movimento, la relazione con i pari andavano a strutturare una parte fondamentale dell’esperienza maturativa del bambino che, come un fulmine al ciel sereno, si è vista tolta all’improvviso dalla quarantena obbligata.
Rispondere a questa mancanza di stimoli dipende soggettivamente dalla personalità del bambino. Bambini fisiologicamente meno fisici e che amano attività più tranquille, come ad esempio disegnare, potranno soffrire di meno della mancanza di attività esterne al nucleo familiare, mentre bambini più predisposti fisiologicamente all’azione possono esserne maggiormente turbati. Tra le conseguenze che vediamo come psicoterapeuti psicologi a Torino sono possibili comportamenti di regressione o di aggressività. Il bambino può tornare a manifestare comportamenti riferiti a periodi precedenti d’età o avere manifestazioni aggressive nei confronti di cose e persone, che si evidenziano soprattutto nei più piccoli. Ma lo psicologo infantile indica tra i sintomi che possono emergere in età scolare anche la difficoltà di attenzione e concentrazione a seguito della situazione stressante del lockdown, ecco perché la didattica a distanza può non essere adatta a tutti i bambini; alcuni genitori riportano la fatica da parte dei propri figli a seguire le lezioni online, con l’emergere di atteggiamenti di dipendenza e maggior bisogno di essere affiancati nell’esecuzione dei compiti, atteggiamenti questi presenti anche in bambini che avevano raggiunto un maggior grado di autonomia prima dell’emergenza covid 19 e della conseguente quarantena.
Fondamentale per fronteggiare tali problematiche sarà la predisposizione genitoriale nel comprendere appieno quello che il bambino segnala tramite questi comportamenti.
Tra i problemi da ricondursi a questo stato di disagio, differenti anche in base all’età, che potrebbero essere osservati dai genitori, possiamo annoverare:
• Tornare a dormire con mamma e papà
• Enuresi. Pipì non controllata e fatta addosso.
• Encopresi. Cacca non controllata e fatta addosso.
• Forte irritabilità.
• Somatizzazione tramite mal di testa o mal di pancia che sono testimonianza dell’ansia percepita dal bambino.
• Problemi di sonno e incubi notturni.
• Problemi alimentari.
• Difficoltà di attenzione e concentrazione.
• Difficoltà relazionali in famiglia.

L’isolamento forzato e l’impossibilità di relazioni con i pari porta ad un maggiore disagio da parte dei bambini, perennemente frustrati e impotenti di fronte a quello che accade nel “mondo dei grandi”.
Importante sarà il comportamento dei genitori che dovranno ben comprendere come certi atteggiamenti non siano normali capricci, ma sintomi di frustrazione che possono essere elaborati dal bambino solo nel momento in cui verranno compresi dal genitore attraverso una profonda empatia.
Come psicoterapeuta a Torino che lavora con l’infanzia ritengo inoltre che i bambini siano estremamente sensibili al clima emotivo che si crea in famiglia e in questa fase di chiusura verso il mondo esterno, ancora di più possano risentire di eventuali ansie e preoccupazioni degli adulti di riferimento, in un momento in cui l’epidemia ha comportato nelle famiglie problemi di ordine sanitario, economico ed emotivo.
Come psicologi a Torino riteniamo che tanti bambini sentano inoltre la mancanza di quelle figure di riferimento altre rispetto ai genitori, che normalmente fanno parte della loro vita. Il coronavirus ha diviso le famiglie, allontanato dai legami affettivi, i nonni distaccati dai nipoti, ancora più perché le persone anziane sono maggiormente a rischio di conseguenze gravi, qualora fossero infettate dalla malattia.
Tra gli elementi che i genitori possono tenere in considerazione per migliorare lo stato di benessere del bambino vi è quello dell’organizzazione della giornata, che può ristabilire un certo grado di sicurezza e costanza nella sua vita. Dare una buona organizzazione al tempo e quindi una buona routine è molto rassicurante per i bambini, può essere utile alternare e scandire situazioni di apprendimento a situazioni di gioco e svago.

Un altro comportamento utile a rassicurare i propri figli, spiega lo psicologo infantile, è quello di parlare loro di ciò che sta succedendo, spiegare con parole semplici e comprensibili il perché siano necessari i cambiamenti nel quotidiano, non sempre infatti i bambini più piccoli danno il giusto significato alla situazione e possono nascere fantasie fuorvianti sul perché non si vada più alla scuola materna, per esempio, non si esca più con gli amichetti, non si vada più a trovare nonni e zii. Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino alcuni genitori rimangono stupiti quando, parlando col bambino apprendono che, lasciato senza spiegazioni dai grandi, aveva pensato di non essere più voluto da parenti e amici o aveva paura che fosse successo loro qualcosa di grave, solo per portare alcuni esempi…I bambini ascoltano e vedono situazioni allarmanti e non hanno ancora gli strumenti per comprendere, si trovano circondati da una realtà di adulti che non sempre è disponibile a rispondere alle loro richieste e alle loro paure, anche quelle che non sono capaci di esprimere. I bambini vedono gli adulti preoccupati, ascoltano discorsi frenetici, sentono ricorrente la parola “coronavirus”, e a volte i genitori, pensando di proteggerli, li tengono all’oscuro di tutto, non immaginando invece che i più piccoli si costruiscano delle idee.
Tra gli interrogativi principali che si pongono i genitori che chiedono una consulenza (counseling psicologico) presso il Centro psicoterapia a Torino, vi sono quelli inerenti a come riuscire a far comprendere e spiegare la situazione che accade fuori dalle mura di casa ai bambini, senza spaventarli troppo. I minori, seppur piccoli, possono ricevere tante informazioni indirette nei confronti di quello che sta succedendo e interpretare in modo fuorviante messaggi che arrivano dai media o frasi captate ma non comprese correttamente dei discorsi degli adulti. Presso il Centro psicologia Torino spieghiamo spesso nel lavoro di sostegno alla genitorialità come sia fondamentale dire la verità su quello che sta accadendo, senza nessun tipo di negazione o falsificazione per aiutare i figli nelle preoccupazioni che possono insorgere in loro. I bambini riescono a cogliere nella maggior parte delle volte che l’adulto sta raccontando loro una bugia, seppur detta a fin di bene, oppure se sta negando un problema, se ne accorgono da piccoli dettagli nella narrazione, dal volto dei genitori e da tutta la sfera della comunicazione non verbale. L’esperienza che possono trarne è che di certi argomenti non si può parlare e in tal modo sono disincentivati a fare domande per dissipare i loro dubbi, si ritrovano soli con le loro emozioni e non osano esprimersi per non creare disagio e perplessità nei genitori.
Molti studi di psicologia clinica hanno espresso il parere che fin dalla tenera infanzia i bambini sono esposti a quello che viene chiamato “contagio emotivo”. Con tale termine si indica il meccanismo con la quale il bambino può essere “contagiato” dalle emozioni, dall’umore e dai sentimenti degli adulti. Non sorprende quindi come la possibilità di nascondere la verità su quello che sta accadendo può creare dissonanza all’interno della psiche del bambino, spiega lo psicologo infantile a Torino.
Mentire sulla situazione o minimizzarne il problema potrebbe portare ad una incongruenza tra ciò che trasmette in maniera indiretta il corpo e la parola detta, avendo come conseguenza ultima quella di confondere il bambino nella comprensione di ciò che accade in questo periodo legato alla pandemia del covid 19. Questo avviene poiché il bambino, dal primo momento in cui esiste si nutre continuamente delle reazioni del genitore, spiega lo psicologo infantile a Torino, dai suoi feedback facciali e vocali, imparando a conoscere il mondo attraverso l’esperienza del genitore, prima ancora che attraverso la propria.
Come psicologi a Torino con “verità da raccontare al bambino” inerente al covid 19 non intendiamo quella nuda e cruda. Ogni tipo di comunicazione va adattata in base all’età del minore, a ciò che può comprendere ed assimilare. Il racconto quindi, con i bambini in età prescolare, può essere espresso attraverso cartoni o disegni per essere più chiaro ma contenente il nocciolo della verità, andando a rassicurarli nelle modalità da adottare. Fondamentale introdurre il bambino al sistema di prevenzione al coronavirus e all’utilizzo di mascherina e guanti che ai suoi occhi possono avere attributi non positivi poiché, nell’immaginario, possono essere abbinati a qualcosa di minaccioso e temibile. Anche in questo caso come psicologo a Torino consiglio ai genitori di favorire l’accettazione di questi sistemi di protezione abbinando il loro utilizzo a storie e favole, trasformando in un gioco qualcosa di utile e necessario.
I bambini hanno bisogno di sapere cosa sta succedendo, si fidano di mamma e papà ed è da loro che si aspettano spiegazioni e rassicurazioni. Consiglio come psicologo a Torino di non tradire la loro fiducia e rispondere con sensibilità, modulando parole e informazioni a seconda della soggettività del bambino e cercando di tenere viva la speranza.
Il tempo passato insieme ai propri figli durante la quarantena offre nuove possibilità di comunicare e rafforzare il legame. Come psicoterapeuta a Torino credo sia importante che gli adulti abbiamo l’occasione per trovare momenti di calma e per condividere con i propri figli le emozioni rispetto a quanto sta accadendo; questa esperienza può aiutare i genitori ad avvicinarsi al mondo interno del proprio figlio e favorirá nel bambino una maggiore conoscenza di sé stesso, attraverso l’espressione dei propri stati d’animo.
Nella possibilità che il bambino continui a manifestare comportamenti d’aggressione, di frustrazione, di regressione o di disagio psichico può essere richiesta una consulenza a Torino (counseling psicologico) al Centro di Psicoterapia e Psicologia Clinica che è specializzato nel trattamento dei bambini e può essere di aiuto ai genitori in difficoltà.
Attraverso i servizi telematici di videochiamata come Skype e WhatsApp sarà possibile organizzare delle sedute a distanza, anche durante il periodo della quarantena, di counseling psicologico per poter approfondire i problemi del bambino, dare ai genitori uno spazio di comprensione e confronto per sostenere i figli e superare gli eventuali conflitti che stanno vivendo in quel determinato momento.

Uno sguardo al futuro post Covid 19

Uno sguardo al futuro Post-Covid19

Riflettendo come Centro di psicoterapia a Torino sulle possibili conseguenze del contagio da covid 19 a cui stiamo assistendo in questi ultimi mesi, emerge il timore che determinate costruzioni sociali ed esperienze emotive, che hanno iniziato a fare parte della vita quotidiana degli individui, possano creare stati d’angoscia e seminare insicurezza, portando a dei cambiamenti radicali e a conseguenze di disagio all’interno della sfera psicologica dei soggetti anche dopo la fine del lockdown.
Ma quali possono essere le condizioni principali che creano scompenso nel vissuto delle persone?

Mancanza di un nemico ben identificabile. Questa caratteristica fa si che le persone non potendo comprendere a pieno la natura del virus vivano una condizione di minaccia e paura indefinita, che può trasformarsi, attraverso meccanismi proiettivi, in una forma di colpevolizzazione “dell’altro” vissuto come un nemico cattivo, e creare la sensazione di essere sotto attacco, in una condizione di perenne rischio. Le emozioni legate al virus e alla sua carica maligna vengono proiettate all’esterno, aumenta la paura dell’altro, che sia esso una persona di cui non ci si può fidare, una situazione, un oggetto (in taluni aumenta talmente il senso di insicurezza da fare insorgere forme ossessive di controllo, nella pulizia ad esempio, per fronteggiare il terrore del contagio). Questo stato crea nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino, situazioni di disordine mentale e di perenne accumulo di ansia e aggressività che non possono essere sfogati in sport o attività libera in questa fase di lockdown, né elaborati all’ interno delle relazioni, sedimentando così nell’individuo e strutturando un vissuto di malessere crescente.

Il distanziamento sociale. Sta avvenendo un cambio radicale nelle abitudini dei più, passando da condizioni che potevamo sperimentare tutti noi con una certa naturalezza come la vicinanza agli altri, stare in ambienti ristretti, vivere la folla e momenti di confusione, ad un imperativo categorico: “state distanti”. Tenere almeno un metro di distanza, implica il vissuto di un senso di minaccia nei confronti dell’altro che potrebbe ostacolare la tua vita e quella delle persone a cui vuoi bene. Si potrebbe dire che in men che non si dica il distanziamento sociale, se pur necessario a livello di prevenzione sanitaria, si è trasformato in un vero e proprio “distanziamento affettivo”. Come psicoterapeuti psicologi a Torino sappiamo come il corpo sia da sempre uno dei migliori strumenti di comunicazione insieme alla parola (molte volte anche più efficace perché legato all’istinto e alla sfera inconscia della mente), canale per la trasmissione di affetto e comunicazione emozionale. Come si potrà riconoscere un sorriso dietro le mascherine? Le espressioni del volto, canale comunicativo per eccellenza sono oggi celate, creando una barriera anche alla libera comunicazione delle emozioni. Di fondamentale importanza, dal punto di vista di noi psicologi a Torino, è anche l’isolamento vissuto da singoli, coppie e famiglie di qualsiasi età, costrette a vivere la paura sotto lo stesso tetto e non poter comunicare con l’esterno, ma soprattutto all’interno della propria rete sociale, tutta la sfera emotiva e relazionale viene così impoverita e le persone sono portate a chiudersi in sé stesse.

L’elaborazione del lutto. La natura viscida e contaminante del virus, la sua portata di espansione e i rischi dovuti ad una sua contaminazione fanno sì che non si possano attuare i normali e fondamentali passi nell’elaborazione del lutto. Vediamo tristemente come Centro psicologia Torino che alcune scelte obbligate da parte della sanità (non permettere ai familiari di fare visita ai malati covid19 ricoverati negli ospedali)  e restrizioni decretate dalle normative vigenti (la celebrazione dei funerali in assenza di parenti e amici del defunto) hanno un severo impatto sull’emotività delle persone. Ciò che prima era la normalità, come l’assistere un caro nel travaglio finale verso la morte non può essere vissuto, lasciando un vuoto di dolore immenso, fatto di rammarichi e mancanze. Come psicoterapeuti psicologi a Torino sappiamo come i rituali di accompagnamento all’ultimo saluto di un caro defunto siano anche un modo per elaborare a livello psicologico la sofferenza legata alla morte. Non poter stare vicino ad una persona che soffre nè accompagnarla verso la fine della sua vita, è un’ esperienza altamente traumatizzante per molte persone, che viene vissuta sia dai parenti che dal personale medico, impotente e frustrato per non poter poter consentire nemmeno al saluto finale. Un problema che vediamo presso il Centro psicologia Torino affliggere molte persone in questo periodo di epidemia da covid 19 è proprio relativo all’elaborazione del lutto che viene ostacolata da uno strappo nella separazione dai propri cari defunti, lasciando difficoltà future nell’accettazione della perdita affettiva.
Tutte queste esperienze tendono a creare, all’interno della costituzione psichica del soggetto, un agglomerato di sensazione e attimi altamente traumatizzanti, come emerge nei percorsi di psicoterapia a Torino.

Per trauma psicologico andiamo ad intendere qualsiasi evento che il soggetto esperisce come estremamente stressante. Nella nostra esperienza di psicoterapeuti a Torino se l’esperienza traumatica non può essere elaborata spontaneamente e correttamente, può verificarsi un blocco delle sensazioni e delle emozioni del soggetto, oppure l’insorgenza di reazioni emotive che accompagnano il soggetto nel tempo (sensi di colpa, ansia anche sottoforma di attacchi di panico, depressione e sfiducia nel futuro, reazioni psicosomatiche, ecc).
Il vissuto traumatico e la risposta ad esso risultano essere componenti soggettive, al vaglio, quindi, della personalità del singolo.
Traumi molto grandi, per portata affettiva ed emozionale, possono avere, tra le principali conseguenze, quella del disturbo post traumatico da stress (PTSD).
Come vediamo nei percorsi di psicoterapia a Torino il PTSD è una patologia che può svilupparsi all’interno di un quadro contraddistinto dall’ esperienza di un evento catastrofico e violento oppure dall’ accumulo di eventi traumatici anche se di minore intensità, a cui il soggetto può avere assistito e in cui può essere stato coinvolto. Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino, l’evento può interessare il soggetto stesso o una persona a lui cara e vicina. In questo periodo legato al coronavirus tra le figure che hanno maggior predisposizione a tale disturbo post traumatico da stress troviamo il personale sanitario poiché risulta essere maggiormente esposto all’esperienza traumatica, ma anche tutti coloro che hanno subito un lutto per coronavirus o che sono stati costretti all’isolamento anche rispetto ai propri parenti a causa della malattia.
Il disturbo post traumatico da stress può manifestarsi in forma più pesante quanto più è maggiore la durata dell’esposizione dal trauma, secondo quanto emerge nei percorsi di psicoterapia a Torino.
Come psicoterapeuti psicologi a Torino tra le sintomatologie principali del disturbo troviamo:
Sintomi di ri-sperimentazione. Il soggetto traumatizzato tende a rivivere, attraverso per esempio dei flashback, gli attimi intensi del trauma. Questo può accadere anche in forma onirica attraverso incubi ricorrenti.
Sintomi di evitamento. Nel tentativo di non risperimentare la sofferenza il soggetto può tendere ad attuare strategie di by-passamento di azioni che vengono associate al trauma, invalidando la routine quotidiana. Le situazioni che si tende ad evitare possono anche essere collegate irrazionalmente all’evento traumatico, come emerge nei percorsi di psicoterapia a Torino, ma non comportare un reale pericolo per il soggetto e anzi impoverire gradualmente sempre di più la vita della persona.
Sintomi di alterazione negativa dei pensieri e delle emozioni. Considerando il trauma come un “prima” e un “dopo”, il soggetto potrebbe instaurare delle convinzioni negative riguardo sé stesso e l’altrui persona. Alcune convinzioni vediamo come psicologi a Torino che diventano ossessive e si ripetono nel tempo.
Sintomi di iper attivazione. La modalità difensiva naturale nell’essere umano dell’Arousal potrebbe essere costantemente attivata, portando ad un’iperattività di base conseguente ad un senso di perenne minaccia.
Vien da sé pensare che persone sovraesposte ad atti traumatici, come per esempio il personale sanitario, potrebbero soffrire in futuro di tale disturbo. Disturbi del sonno, irritabilità o scoppi d’ira, comportamento imprudente o autodistruttivo, difficoltà di concentrazione, aumento delle risposte di allarme e iper-vigilanza sono un possibile quadro di reazioni comportamentali utilizzabili in futuro da soggetti troppo stressati che potrebbero interferire con il vivere quotidiano e andando ad intaccare anche la sfera professionale.

Presso il Centro psicologia Torino è possibile richiedere una consulenza psicologica (counseling psicologico) che miri a comprendere quando una sofferenza emotiva è correlata al disturbo post traumatico da stress e quindi risulta necessario un percorso di psicoterapia, che in questo periodo il nostro Centro offre attraverso sedute psicologiche via Skype.

Conseguenze psicologiche del lockdown

Conseguenze psicologiche del lockdown

L’ 11 marzo del 2020, il premier Conte, utilizzando una delle piattaforme online maggiormente utilizzate tra gli Italiani, facebook, aveva firmato e pubblicato il D.L N.9 recante “misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19” con le quali il governo dava atto a quanto indicato nella relazione al parlamento, allo scostamento e all’aggiornamento del piano di rientro verso l’obiettivo di medio termine per fronteggiare le esigenze sanitarie e socio-economiche derivante dall’emergenza epidemiologica COVID-19.
Da quel momento il decreto “Io resto a casa” è entrato all’interno delle case di milioni d’Italiani condizionandone lo stile di vita.
Il decreto, esplicito nel significato del suo nome, vietava le attività fuori di casa, chiudeva moltissimi esercizi commerciali e imponeva un ristretto coprifuoco ai cittadini italiani, vietando atti di libertà ritenuti fino a quel momento così abitudinari da essere dati per scontati. Vietati contatti, imposto di non uscire di casa salvo emergenze per tutti i cittadini, imposte distanze di minimo un metro tra le persone, vietati assembramenti e spostamenti non adeguatamente giustificati da una situazione di “comprovata necessità”.
Da quel momento in poi si sono susseguiti altri decreti che, nelle loro forme, restringevano ancora di più le attività da poter svolgere limitando a quelle strettamente necessarie le professioni che ancora potevano restare attive e limitavano il numero degli esercizi commerciali aperti, per garantire uno stop ancora maggiore agli spostamenti. Come psicologi del Centro psicologia Torino abbiamo deciso in quei giorni di chiudere lo studio e fornire prestazioni online, anche se il decreto non imponeva la chiusura della nostra attività, ma responsabilmente abbiamo ritenuto che, salvo in situazioni di urgenza, fosse più opportuno allinearci con le misure di sicurezza, per non favorire spostamenti e assemblamenti, per proteggerci e per non diventare eventuale veicolo del virus verso i nostri pazienti.
La parola d’ordine per fronteggiare l’ascesa del virus è cambiamento.
Il cambiamento è avvenuto all’interno di ogni tipologia di relazione e comportamento, prima in Italia, poi in tutto il mondo. L’impatto di tale cambiamento viene vissuto ancora ad oggi, dopo alcune settimane dal primo decreto, come paradossale da molte persone poiché, implica il passaggio repentino dai ritmi veloci a cui si era abituati ogni giorno, ad un asettico e rigido “attendere” in casa la fine dell’epidemia, cambiamento necessario per limitare il diffondersi del corona virus. Dalla corsa frenetica alla staticità nella propria dimora, il divario e il paradosso diventa netto e, per alcuni, non facilmente tollerabile, come ci viene comunicato nei percorsi di psicoterapia a Torino.
Il sentimento percepito è che, durante l’attesa tra le quattro mura di casa, fuori la natura vada avanti continuando ad alternare le stagioni e le giornate. II rischi della quarantena per la salute fisica e psicologica dei soggetti possono essere molti e non facilmente affrontabili, anche se le limitazioni appaiono a livello sanitario necessarie per proteggere sé stessi e gli altri dal rischio del contagio.
Una situazione di immobilità così alta può portare a sensazioni durature di fastidio e noia, derivanti dalla troppa poco flessibilità all’interno dell’arco della giornata, come emerge nei colloqui di psicologia clinica a Torino che continuiamo a portare avanti in modalità online.
Tale poca flessibilità, e quindi uso non consono dell’energia quotidiana che si ha a disposizione, porta molte persone nella nostra esperienza di psicologi a Torino ad un “lasciarsi andare” sotto più fronti, creando squilibri psicofisici tra cui annoveriamo:
• Perdita di ritmo sonno/veglia, derivante dalla poca energia utilizzata che, potrebbe portare in alcuni soggetti, ad orari prolungati davanti dispositivi come computer e telefoni e che, come conseguenza principale avranno quella di posporre continuamente la ricorrenza del sonno, provocando risvegli  notturni e perdita della produttività dell’intera giornata.
• Nervosismo e ansia persistenti. Chi ha a disposizione poche possibilità di intrattenersi o di lavorare può sentirsi solo e in balia delle proprie emozioni; invece chi condivide la casa con molte persone potrebbe incorrere in stati di nervosismo persistenti, derivanti dal condividere spazi ristretti e tempo all’interno di relazioni obbligate.
• Stati d’ansia. Tali stati potrebbero derivare dalla frustrazione creata dall’impossibilità di poter uscire e, soprattutto, dall’impaziente attesa di un cambiamento che tende a prorogarsi nel tempo. È bene tenersi aggiornati attraverso telegiornali e notizie online senza che diventi un ossessione, poiché potrebbe provocare stati di ansia e pensieri ossessivi rivolti al virus e alla situazione drammatica che si respira fuori.
• Litigi con il partner. Incomprensioni e conflitti con il proprio partner possono aumentare, derivanti da una situazione di stress perenne. Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino quando l’essere umano si trova sotto stress e vive conflitti intrapsichici la tendenza è quella di riversare la propria frustrazione nelle relazioni, in un crescendo di azioni e reazioni provocate nell’altro.
È importante comprendere come tali difficoltà non siano anormali, poiché del tutto comprensibili in riferimento al periodo del lockdown.

Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino per ogni soggetto è di fondamentale importanza lo spazio vitale che si ritaglia nell’arco della giornata, avendo la possibilità di affermarsi individualmente nel proprio lavoro e in qualsivoglia contesto di gioco e intrattenimento, che si fa al di fuori delle mura domestiche. Talmente abituati a ciò, non sorprende come una situazione del genere, connotata da chiusura e limitazione della propria libertà, possa creare trambusto e frustrazione all’interno della vita di ognuno. Nei percorsi di psicoterapia online, che il Centro psicologia Torino continua a portare avanti, molti pazienti lamentano un senso di clausura, irritabilità e ansia crescente dovuta al ripiegarsi su sé stessi e all’emergere di antichi conflitti intrapsichici che sembravano ormai superati.
Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino le persone che riescono a trovare un migliore adattamento sono quelle che riescono a prendere il tempo vuoto come fonte di ispirazione per sè stessi, in modo tale da rendere gli attimi che si susseguono utili per il proprio benessere oppure riescono ad investire in attività produttive che torneranno utili per quando tutto ciò finirà.
Per fronteggiare tutte le problematiche viste precedentemente è bene intervenire nettamente all’interno della routine giornaliera, modificando determinati comportamenti rendendoli il più sani possibili.
L’ideale, all’interno dell’arco della giornata, sarebbe mantenere alcune abitudini che avevamo prima del lockdown, come quella di vestirsi quotidianamente, regolare il ritmo sonno/veglia e crearsi una routine di azioni e buone abitudini mper sé e per la propria famiglia.
Per andare incontro a chi ci sta vicino è importante, anche se le dimensioni della propria abitazione sono ristrette, ritagliarsi dei propri spazi, di comune accordo con la persona con cui si divide l’abitazione, che possano fungere da “zona sicura” in cui poter restare da soli con sè stessi nel rispetto della privacy.
Seppur rinchiusi all’interno delle proprie mura, obbligati a stare a contatto con sè stessi molto più frequentemente di prima, vi sono dei soggetti che potrebbero cercare di colmare il disagio indirizzando la propria rabbia a chi si trova all’esterno, ne sono un esempio i trambusti, le polemiche e molte volte gli scoppi d’aggressività verbale, e non, diretti a chi passeggia per strada e a chi sta fuori.
Tale aggressività creata, nella nostra esperienza di psicoterapeuti a Torino, dalla fonte di frustrazione primaria derivante dall’obbligo di dover stare a contatto con il coinquilino più difficile da trattare: noi stessi. È importante, proprio in questo periodo delicato, non lasciarsi prendere da tale aggressività, dando sfogo ad atti negativi e controproducenti, bensì dedicarsi alla riflessione, alla lettura, alla visione di film e l’ascolto di musica che possa riconciliare in qualche modo la riflessione stessa, in modo da disinnescare la rabbia, da contenere l’affettività che rischia di fare perdere il controllo, come emerge nei percorsi di psicoterapia a Torino.

Come Centro psicologia Torino pensiamo che la solitudine potrebbe essere tra gli effetti più devastanti di questo lockdown. Dare compagnia ad amici e parenti che si conosce essere soli, far sentire la propria presenza attraverso i mezzi di telecomunicazione a disposizione, pensiamo davvero che possa essere di grande aiuto per alcune persone. Chi risentirà di più di questo periodo di solitudine saranno sicuramente gli anziani, non facilmente predisposti all’incontro con la tecnologia. Soffriranno moltissimo le non visite e la percezione del pericolo che potrebbero correre ad uscire fuori casa, la mancanza di contatto, la paura generalizzata e l’impotenza che ne segue.
La solitudine può creare stati d’angoscia tendenti ad una forma più depressiva, come vediamo in alcuni percorsi di psicoterapia online. È importante chiedere aiuto se si vivono delle situazioni del genere e consigliare a chi si conosce di farsi dare una mano se sta vivendo periodo di questo tipo. Per queste ragioni come Centro di psicoterapia e psicologia clinica Torino abbiamo pensato di formulare un progetto che offre un ascolto psicologico attraverso telefonate gratuite con uno degli psicologi psicoterapeuti del nostro staff. Sono molte le iniziative di solidarietà che in questo periodo sono state pensate per coloro che soffrono su un piano psicologico e sentono di non reggere il peso emotivo della situazione di emergenza, a partire dai progetti pensati dall’Ordine degli psicologi.
Un supporto psicologico, in queste circostanze può fare molta differenza e condizionare positivamente la percezione soggettiva e i comportamenti, alleggerendo notevolmente il carico emotivo grazie alla condivisione degli stati affettivi ed emozionali.

Corona virus e panico sociale

Il fenomeno a cui si sta assistendo in queste giornate di fine inverno è sicuramente, a livello storico, di una notevole importanza e sta diffondendo una grandissima ansia a Torino, la nostra città da cui osserviamo tutti i cambiamenti in atto. L’epidemia del corona virus (COVID 19) iniziata in Cina, nella cittadina di Wuhan ha scatenato all’interno della popolazione italiana timore e ansie e in tutto il mondo si guarda con apprensione all’evolversi dell’epidemia. Le conseguenze della diffusione del corona virus (COVID 19) hanno riguardato problemi riferibili non solo alla salute fisica, con tutta la sintomatologia legata al virus stesso, bensì anche problemi economici e di salute mentale legata al panico sociale, fattori estesi che stanno “contagiando” tutta la popolazione.

Appena uscita la notizia della diffusione in territorio cinese iniziarono a nascere i primi allarmi e i primi timori per il corona virus (COVID 19), attenuati dalla grande distanza geografica che vi è tra il focolaio cinese e lo stato italiano. Il virus però è riuscito a viaggiare attraverso il continente soprattutto grazie alle infinità di collegamenti commerciali e turistici, “invadendo” in men che non si dica il territorio italiano. La reazione è stata molto intensa, causando in pochissimi giorni forme di panico e ansia che sono scaturite in atti vandalici e di razzismo verso persone che presentavano tratti asiatici. L’ansia a Torino e il panico sociale hanno portato in breve tempo alla chiusura di tutte le attività cinesi, dai negozi di oggettistica ai ristoranti e ai bar, sia perché quasi più nessuno si rivolgeva a tali attività commerciali, sia perché le persone con tratti asiatici hanno iniziato a temere ritorsioni e attacchi dal resto della popolazione.

Come psicologi a Torino vediamo nelle reazioni violente forme di razzismo additabili alla grandissima paura del diverso che la diffusione di questo virus ha risvegliato all’interno della popolazione. La fobia del diverso, presente per natura in moltissime persone, si può riportare al fatto che lo “straniero” possa in qualche modo portar via qualcosa, danneggiare, portare malattie e morte all’interno di un determinato contesto. Nel momento in cui viene scritto questo articolo il corona virus (COVID 19) viene associato nel resto dell’Europa agli Italiani, primi tra tutti ad esserne più colpiti e la paura che inizialmente era rivolta verso la Cina, con la conseguente diffidenza e rabbia, viene ora rivolta agli Italiani che in queste settimane sono a rischio di subire discriminazioni e rifiuti, conseguenze del panico sociale.

Quanto effettivamente però, tali reazioni così aggressive, sono giustificate da un punto di vista etico dai dati riguardanti il virus? Poco, molto poco. Anche se come psicoterapeuti psicologi a Torino non possiamo giustificare gli atti di razzismo, è innegabile che la popolazione stia subendo un trauma a livello sociale con la conseguenza di amplificare l’ansia delle singole persone, provocando reazioni difensive, per contenere in qualche modo il terrore di ciò che non si può vedere né controllare, in un crescendo di panico sociale.

Stiamo assistendo alla diffusione di un virus ad alto contagio che provoca sintomi legati all’apparato respiratorio che vanno dalla lieve entità fino a danni gravi ai polmoni legati alle conseguenze della polmonite che può portare, in un numero limitato di casi, alla morte. Il corona virus non è ancora conosciuto a livello scientifico, il suo funzionamento va studiato e per questo trova il sistema sanitario ancora impreparato a far fronte alle conseguenze dell’epidemia. La maggior parte dei morti sono da annoverare all’interno di categoria già dì per sé svantaggiate a livello di salute, come anziani o soggetti che soffrono di disturbi pregressi, nei quali il corona virus (COVID 19) compromettere il già debole sistema immunitario, anche se non mancano malati gravi di più giovane età. Fortunatamente la maggior parte dei malati presenta sintomi leggeri e sono presenti anche persone in cui il virus non si manifesta attraverso i sintomi. Quello che sta avvenendo è un crescendo quotidiano di timore e ansia a Torino come in tutta Italia ed Europa, legata alla paura del contagio, alle conseguenze dell’emergenza sul sistema sanitario nazionale che si ritrova a dover far fronte ad una situazione non prevista che richiede risorse ed interventi al momento insufficienti e che riducono gli ospedali delle zone più colpite in grave sofferenza.

Quella che è gradualmente cambiata è sicuramente la “percezione del rischio”: all’inizio il corona virus (COVID 19) non faceva molta più paura di una influenza ma gradualmente, anche a seguito delle necessarie misure di sicurezza attuate dallo Stato che sono andate sempre più limitando la libertà degli individui, nelle persone è aumenta la paura. Presso il Centro di psicoterapia Torino vediamo come il termometro dell’ansia sia salito al punto tale da far insorgere crisi fobiche e attacchi di panico in chi è più sensibile. La percezione del rischio è un fenomeno psicologico che coinvolge più dimensioni della mente: il piano cognitivo è legato ai pensieri sulle conseguenze di determinate azioni future e quelle che sono le loro implicazioni mentre il piano emotivo da un lato permette la percezione del rischio, necessaria all’adattamento, dall’altro coinvolge  una sfera irrazionale della mente che, quando si è maggiormente sotto stress, prende il sopravvento. Quello che è avvenuto con la diffusione del corona virus (COVID 19) sembra strettamente legato alla percezione crescente del rischio che la popolazione ha avvertito nei suoi confronti che ha creato fenomeni di panico sociale.

Legato strettamente all’uso mediatico che si fa di una determinata informazione, la percezione del rischio può essere avvertita in modi e tonalità totalmente diversi nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino,  percezione che varia in base a chi trasmette l’informazione e in base a come viene trasmessa, oltre che alla sensibilità di chi la riceve. Un esempio di questo meccanismo è quello che è capitato in Italia, soprattutto con la trasmissione di comunicazioni affidate a organi televisivi vari che, in base al proprio punto di vista sulla questione, hanno attivato, sopprattutto all’inizio, più o meno allarme legato al caso stesso, talvolta trasmettendo informazioni utili e serie, altre disseminando panico e allarmismo in maniera indiscriminata. Presso il Centro psicologia Torino pensiamo che frutto di tale discordanza di percezione è stato lo sbilanciamento di una parte della popolazione verso la difesa totale dal “nemico” attraverso l’invasione dei supermercati e dei beni di prima necessità a causa del panico sociale e, al contrario, la presenza di altre persone  totalmente tranquille e incuranti del pericolo, all’estremo della negazione del problema.

Quella che potremmo definire come psicologi a Torino “minaccia generalizzata” che viene percepita all’interno della popolazione presa da panico sociale potrebbe portare a delle conseguenze non solo a livello materiale ma anche a livello comunitario. Il pericolo è che la diffusione di notizie distorte e allarmismi possa generare un senso di sconforto nel soggetto, sopraggiungendo all’isolamento e alla solitudine, al contrario minimizzare il problema può favorire il rifiuto della realtà, ponendo a rischio sè stessi e gli altri. Tali condizioni vengono raggiunte quando ogni singolo soggetto sente di non poter fare affidamento su un determinato punto di vista oggettivo e veritiero, ma si sente completamente spaesato nel mare di informazioni e di discordanza presenti nel territorio, avvertendo un senso di impotenza e di sfiducia nei confronti di chi invece dovrebbe dargli un adeguato supporto sociale. Come cittadini in questo momento percepire o meno la presenza dell’autorità e dello Stato nel far fronte alla situazione di emergenza può far sentire al sicuro o alcontrario generare paura e senso di solitudine. Conseguenza di sfiducia, scontentezza, e poca coesione comunitaria sono atti di libertà “negativa” legata all’autodifesa verso un nemico invisibile, come spesso emerge nelle nostre osservazioni presso il Centro psicologia Torino. Ne sono esempio gli episodi razzisti nei confronti di persone dai tratti asiatici, investiti di carica negativa e visti come “gli invasori” che hanno portato il nemico più grande e che, quindi, meritano un’adeguata lezione. Ma nella nostra esperienza di psicologi a Torino sentono di sprofondare gravemente nella crisi anche tutte quelle persone con tratti ipocondriaci di personalità, che in questo periodo tremendo diventano ancora più sensimili e terrorizzati al primo segnale del proprio corpo associabile ai sintomi del corona virus (COVID 19), come un colpo di tosse. Dai dati che ci arrivano presso il Centro psicologia Torino un’altro rischio è quello che il clima di ansia che si respira a livello sociale porti all’insorgere in alcune persone di sintomi ossessivi riguardanti la pulizia, proprio perchè in un momento come questo dove l’igiene e le misure di sicurezza sono importanti, il limite tra atteggiamenti di cautela ed eccessiva paura diventa più labile. Per queste ragioni riteniamo come psicoterapeuti a Torino che il tema della salute venga trattato in questo momento in modo responsabile dai media mentre quella che è stata trasmessa da alcuni programmi divulgativi televisivi, radiofonici e tramite i social, è una vera e propria “Infodemia”, un’epidemia di informazioni distorte e confuse a cui è vulnerabile non solo chi già soffre d’ansia, ma anche chi non ha gli strumenti culturali per distinguere una notizia affidabile da una che non lo è.

Nella nostra esperienza di psicoterapeuti a Torino, saper gestire l’ansia non è un lavoro facile, soprattutto nel momento in cui si viene costantemente bombardati di informazioni discordanti. Ci giungono informazioni da diverse fonti che confermano come l’ansia a Torino sia in forte aumento in questi giorni e potrebbe andare a creare casi di disturbi come quello dell’ansia/fobia sociale.

Innanzitutto è di fondamentale importanza dal nostro punto di vista di psicologi a Torino chiarire alcuni punti fondamentali: l’ansia non è sempre qualcosa di negativo. L’ansia non è altro che attivazione e predispozione all’azione, quindi fondamentale nella protezione e nella difesa da un determinato pericolo. Tale attivazione sarà importante all’interno delle modalità di comportamento da adottare per arginare l’emergenza, come emerge con le persone che riescono dopo un lavoro di psicoterapia a Torino a dare importanza all’ansia e a gestirla nel loro quotidiano in modo che non prenda il soppravvento ma si trasformi in una risorsa. Al contrario, una poca attivazione e poca predisposizione all’azione porterebbe essere legata all’incapacità di rendersi conto del reale pericolo a cui si sta andando incontro, non avendo e non azionando i giusti meccanismi che porterebbero permettere di fronteggiare la situazione in modo sano e protettivo di sè.

Con il termine Ansia o fobia sociale andiamo ad indicare un disturbo d’ansia che è caratterizzato dalla sensazione di paura indotta dall’esposizione ad una o più situazioni interpersonali o di prestazione in pubblico, nelle quali l’individuo sente di essere esposto a quello che pensa possa essere un possibile pericolo, di solito come il sentirsi sotto “esame” da parte degli altri. Tra gli aspetti fondamentali del disturbo troviamo come psicologi a Torino il forte desiderio e bisogno di dare una buona impressione agli altri ma, contemporaneamente, non sentirsi mai del raggiungimento dello scopo. Questa ambivalenza nella maggior parte dei casi porta ad una vita quotidiana condizionata da queste continue incertezze interiori, in cui il risultato definitivo in molti casi sarà la passività nel comportamento e l’isolamento, come emerge in alcuni percorsi di psicoterapia a Torino che si occupano della cura dell’ansia. L’uomo, come ben sappiamo, è un animale sociale che si nutre di relazioni nei contesti in cui vive quindi, viene da sé, che se viene intaccata la naturale propensione umana alla relazione, quello che ne può derivare sono conseguenze mentali e salutari molto negative. Nella nostra esperienza di psicoterapeuti a Torino la chiusura rispetto all’esterno facilita un ripiegamento su di sè, una condizione alienante di impoverimento affettivo che può sfociare in vissuti depressivi. In altri casi la chiusura in sè stessi e la riduzione della vita relazionale può rinforzare il meccanismo dell’evitamento, tipico delle personalità fobiche, può rendere sempre più difficile l’apertura all’esterno, molte situazioni sociali vengono evitate per il timore crescente che facciano nascere dentro di sè la paura, in tal modo si diventa fragili e timorosi, non ci simette più alla prova, non si tollera il minimo disagio relazionale, il senso di vergogna aumenta. Questa escalescion di emozioni fobiche ha portato molte persone a chiedere aiuto in passato al Centro psicoterapia Torino per la cura degli attacchi di panico da cui erano affetti. Ma in questi casi l’origine dell’ansia era legata alle proprie storie di vita personali o a traumi infantili irrisolti.

Quello a cui stiamo assistendo in queste ultime settimane a Torino a causa dello scoppio dell’epidemia del corona virus (COVID 19) è un evento di eccezionale portata che rischia, come conseguenza secondaria della chiusura della maggior parte delle attività lavorative e sociali, di rinforzare atteggiamenti fobici e chiusure affettive verso gli altri in molti soggetti già predisposti a questi rischi. In questo momento di emergenza le direttive prevedono la chiusura della maggior parte delle attività lavorative, le scuole di ogni ordine e grado hanno sospeso le loro attività, è vietata ogni forma di aggregazione proprio per evitare la diffusione del virus e il consiglio che arriva a viva voce è quello di uscire il meno possibile di casa, salvo per emergenze e reali necessità. Il trauma che la nostra società sta vivendo a causa della diffusione del corona virus (COVID 19) rischia di causare sempre di più problematiche legate alla fobia sociale. Una delle possibili problematiche avvertite conseguentemente alla diffusione del virus e della paura del virus sono appunto sintomi di questo tipo, che hanno spinto i soggetti più fobici ben prima che le direttive entrassero in vigore a chiudersi in casa o, in alternativa, ad uscire, ma rendersi completamente diffidenti e sempre in allerta nei confronti del prossimo. A livello di prestazione e di omologazione viene esperita una corsa all’emergenza tramite gli “item” più convenevoli al virus quindi, di conseguenza, molte persone utilizzano mascherina e imbottiture protettive soltanto perché viene appreso che farlo è convenzione, senza capirne in realtà il vero e proprio ausilio e come dovrebbero essere realmente utilizzate. In questo momento di panico sociale la maggior parte delle persone sane hanno paura della relazione con “l’altro” potenzialmente pericoloso, a maggior ragione per chi aveva già delle insicurezze e dei tratti fobici la diffidenza raggiunge livelli tali da rendere la vita un inferno e l’ansia rischia di sfociare in attacchi di panico.

I sintomi e il disagio legati alla fobia sociale, nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino, tendono a cronicizzarsi e a persistere nel tempo se non si interviene, inducendo chi ne soffre ad evitare le attività a cui vorrebbero al contrario partecipare. È importante, quando si assiste a casi del genere, prestare il proprio aiuto alla persona che sta adoperando tattiche per fronteggiare i problemi troppo tendenti all’auto esclusione dal contesto di normalità che il soggetto in realtà viveva ogni giorno. Molte iniziative di solidarietà sociale stanno nascendo in questi giorni per fronteggiare la crisi, per far sentire meno sole le persone che si ritrovano isolate dal loro contesto di appartenenza proprio perchè le direttive sanitarie impongono di restare a casa e avere meno contatti possibili con l’esterno per limitare la diffusione del corona virus (COVID 19) e combattere questa battaglia sociale. Anche il Centro di psicoterapia Torino si è attivato in questa direzione, anche sotto consiglio dell’Ordine degli psicologi del Piemonte, limitando al massimo le sedute di psicoterapia in studio e riformulando strategie e progetti per proseguire il lavoro con i pazienti in carico attraverso la terapia via skype, videochiamata, sedute psicologiche telefoniche.

Se da una parte è innegabile e giustificata l’esistenza di paure e ansia dovute al sopraggiungere di questo nemico invisibile, come Centro psicologia Torino crediamo che questa nuova grande questione metta alla prova ognuno di noi. Quello che bisogna fare è sicuramente essere cittadini responsabili, non solo per sé stessi, ma anche per il prossimo. Ogni nostro comportamento, sbilanciato in un polo di allarme piuttosto che in uno di quiete esagerata, può modificare in ogni momento il punto di vista dell’altro che abbiamo vicino. Il senso di responsabilità nasce dall’essere consapevoli dei pericoli sia dell’eccessivo allarmismo, causa principale di psicosi e panico, sia del troppo menefreghismo, che porterebbe a non operare le giuste vie di risanamento dalle percentuali di virus.

Noi del Centro di Psicoterapia e Psicologia clinica di Torino, siamo aperti a chiunque si senta in situazione di panico e ansia eccessiva nei confronti del virus poiché, attraverso il dialogo e il confronto per quanto riguarda tali problematiche, si possono evitare situazioni di grave rischio d’isolamento sociale.

 

 

 

Distruzione come moto di creazione

Il 1920 segna, all’interno del movimento psicoanalitico, una svolta decisiva che sarà punto finale e punto di ripartenza della storia del movimento stesso. Vediamo come psicoterapeuti psicologi a Torino come Sigmund Freud scopre in quell’anno che all’interno della strutturazione inconscia di ogni soggetto, non vi è soltanto un principio di piacere (Eros) che agogna continuamente e incessantemente la soddisfazione di un bisogno o desiderio tramite una fonte, una meta e una direzione, bensì vi è un altro moto inconscio che, a differenza del primo, anela distruzione e ripetizione di schemi che possono portare a conseguenze pragmaticamente negative: si tratta di quello che venne chiamato istinto di morte.

Thanatos (l’istinto di morte) risulta avere pari forza e moto rispetto al principio di piacere, mettendo sullo stesso piano il moto di soddisfazione del piacere e quello tendente ad agognare la propria morte col rischio di comportamenti disadattivi. Questa nuova strutturazione teorica cambia totalmente le carte in tavola, andando a confluire nella modificazione di concetti di psicologia clinica già assodati, come quello di nevrosi che, precedentemente alla concettualizzazione del concetto di thanatos veniva vista come conseguenza della repressione da parte della società, dovuta ad un prodotto naturale della civilizzazione, che “sacrifica” i desideri del singolo per un maggiore adattamento comunitario.

Presso il Centro psicologia Torino continuando a studiare gli scritti di  Freud vediamo come a seguito della concettualizzazione dell’ istinto di morte il concetto di nevrosi cambiò il suo modo di essere inteso, venendo visto come spinta naturale e adattiva da parte del soggetto stesso. Tramite l’osservazione di pazienti nevrotici lo stesso Sigmund Freud osservò uno dei meccanismi con cui l’istinto di morte si manifesta: la coazione a ripetere. Vediamo come psicoterapeuti psicologi a Torino, come il termine coazione a ripetere va a indicare una proprietà dell’inconscio volta a mantenere immutate determinate caratteristiche, per quanto riguarda un  conflitto sperimentato, sia all’interno di dinamiche psicologiche che di comportamenti disadattivi. Più comunemente tale meccanismo può manifestarsi tramite comportamenti ‘’stereotipati ‘’ da parte del soggetto, che userà le medesime strategie disfunzionali che lo abbiano già portato a conclusioni negative durante la sua vita, come spesso emerge nei percorsi di psicoterapia a Torino.

Tra le altre manifestazioni in cui il principio di morte può agire come lo vediamo nel lavoro di psicologia clinica a Torino troviamo:

  • Aggressività. Indicata dallo stesso Freud come fonte maggiore di ostacolo verso lo sviluppo della cultura, poiché impone distruzione, sia di tutto ciò che si è creato culturalmente, sia dei soggetti stessi.
  • La malattia mentale. Connessa alla possibilità che si trova in alcuni disturbi di personalità come quello borderline, in cui il soggetto ha la tendenza a ferire sé stesso (molte richieste di counseling psicologico a Torino per adolescenti arrivano allo psicologo infantile proprio a riguardo di comportamenti distruttivi di questo tipo).
  • Un meccanismo di difesa arcaico e primitivo che consiste nello spostamento, da parte del soggetto di caratteristiche, sentimenti o parti di sé su altri oggetti o persone (si tratta di un meccanismo di difesa che emerge spesso in psicoterapia a Torino).
  • Disagio psicologico. Un malessere continuo, forte e incessante che non ci fa stare bene con noi stessi e con gli altri, facendoci sperimentare un sentimento e una sensazione di insoddisfazioni perpetua.

Da questa poche righe si potrebbe fraintendere la natura dell’istinto di morte, adducendo ad esso natura esclusivamente negativa e mortifera, non avendo nessun altro compiuto che quello di generare frustrazione, distruzione e malessere nell’individuo, mentre presso il Centro psicologia Torino vogliamo valutarne anche gli aspetti più positivi.

Il valore adattivo dell’istinto di morte

L’istinto di morte, all’interno della strutturazione psichica di ogni soggetto ricopre, nella sua accezione positiva, un ruolo fondamentale nel processo di adattamento, come emerge dai percorsi di psicoterapia a Torino.

Esso agisce in modo adattivo per quanto riguarda il ritmo di sonno veglia, in cui agisce come forma di quiete, come se spegnesse la condizione di  vita legata alla veglia, stemperando in tal modo lo stato emotivo della persona e permettendo di entrare in una condizione di sonno che permette anche una rielaborazione inconscia del proprio mondo interno.

Compito fondamentale del thanatos è anche quello di separazione tra il “Noi” e l’esterno. Il limite di sé può essere considerato una forma di espressione dell’istinto di morte perché limita per l’appunto la propria espressione di vita. Un esempio può essere, spiega lo psicologo infantile a Torino, il limitare attraverso la regola e il “no” l’espressione di sé del bambino, fondamentale per la sua crescita e per lo sviluppo psichico. Tramite questa azione di separazione sarà possibile andare incontro all’individuazione e sarà permessa al soggetto un’adeguata identificazione e una buona distinzione del pensiero mentale altrui da quello proprio, come vediamo nei percorsi di psicoterapia a Torino.

L’istinto di morte agisce anche nel meccanismo di adattamento attacco-difesa, che possiamo considerare sia sotto un profilo mentale che fisico. L’istinto di morte permette all’essere umano di percepire la sensazione di allarme che qualcosa nelle vicinanze o meno possa recare danno o ledere alla nostra mente o al nostro fisico, senza tale segnale emotivo niente potrebbe essere contrastato e avvertito psicologicamente e fisicamente come minaccioso, non attivando adeguatamente il bisogno di difesa e soprassalto che è condizione necessaria per la sopravvivenza della specie umana. Ecco perché come psicoterapeuti psicologi a Torino riteniamo che tutta la gamma dei sentimenti umani sia utile e necessaria al buon funzionamento della mente, compresa l’ansia, che troppo spesso viene vista solo sotto i propri connotati negativi.

I meccanismi di attivazione e disattivazione permessi dall’istinto di morte avvengono anche all’interno delle dinamiche di natura sessuale. Mentre nella fase iniziale dell’eccitazione sessuale la pulsione viene veicolata attraverso una fonte, una meta e una direzione attraverso il principio basilare postulato da Freud del piacere, al raggiungimento dell’orgasmo, l’attivazione viene pian piano diminuita ritornando allo stato di quiete, compito fondamentale questo deputato all’istinto di morte che reprimerà l’eccitazione fino a placarla del tutto e ritornando alla fase precedente all’eccitamento, quella della quiete.

L’istinto di morte, inquadrato nella sua più pura natura conservativa e naturale, deve essere inteso come meccanismo fondamentale e indispensabile del genere umano, come vediamo nei percorsi di psicoterapia a Torino, e non come qualcosa di negativo da debellare o da intendere solo in una visione banalmente malevola. Inteso unicamente nella polarità di portatore di male, andrebbe confusa la natura positiva dell’istinto di morte e, soprattutto, verrebbe tralasciato il suo funzionamento fondamentale per la strutturazione psichica e per quei meccanismi necessari nella conservazione della specie e nel mantenimento della stasi pulsionale. Come psicoterapeuti psicologi a Torino vediamo come l’istinto di morte è parte fondamentale della vita di ogni soggetto, sia conscia che inconscia e non è solo fonte di comportamenti distruttivi e disadattivi. Senza l’istinto di morte che potrebbe, in prima battuta, risultare superfluo e ingombrante nel soggetto per la sua natura aggressiva e anche masochistica, il soggetto non sarebbe portato al cambiamento, all’evoluzione e all’adattamento.

Come psicoterapeuti psicologi a Torino portiamo ora un esempio dell’utilità dell’istinto di morte attraverso una storia di vita particolare, avvenuta all’interno del movimento psicoanalitico stesso. La storia che andremo a descrivere è quella di Sabina Sperlein, che ha dimostrato attraverso la sua stessa vita, fatta di alti e bassi, come la distruzione non è altro che è un moto di rinascita, un potenziale da utilizzare e non da sperperare.

Distruzione come rinascita: La storia di Sabina Sperlein.

La figura di Sabina Sperlein è tra quelle che all’interno del movimento psicoanalitico hanno avuto una grande influenza, portando ai primi passi di cambiamento fondamentali all’interno del movimento stesso.

Presso il Centro psicologia Torino, ripercorrendo i documenti storici dell’epoca riconosciamo come a causa dello scarso valore dato alle figure femminili giovani in quel periodo storico e alla particolare situazione da cui la Sperlein veniva a comunicare i propri scritti, infatti era stata una paziente molto sofferente, per lei fu difficile l’emergere nel movimento psicoanalitico e l’essere presa in considerazione.

Sabina Sperlein viene ricordata tutt’oggi per l’enorme apporto che diede all’interno della concettualizzazione dell’istinto autodistruttivo, concettualizzato da lei stessa prima di quando venne fatto da Sigmund Freud, come egli stesso ammise quando parlò dell’istinto di morte.

Il lavoro di Sabina fu lungo e faticoso, frastagliato e confuso ma, attraverso un’accurata autoanalisi riuscì a guarire da un’isteria psicotica e, attraverso lo studio di molti casi clinici con cui entrò in contatto dopo essersi laureata in medicina, gettò le basi di quella che poi verrà definita come la rivoluzione freudiana del 1920.

Come psicoterapeuti psicologi a Torino vediamo come la particolarità della storia alla base del concetto di autodistruzione trova le sue radici all’interno della storia clinica di Sabina.

Sabina venne presa in carico dal dottor Carl Gustav Jung per il suo sintomo di psicosi isterica. Attraverso “la cura delle parole” , appresa dal suo maestro e amico Sigmund Freud, Jung  riuscì a guarire la paziente. L’effetto collaterale, che potremmo oggi chiamare effetto di transfert, fu che attraverso il prendersi cura di lei, l’averla aperta mentalmente e guarita attraverso la parola, Sabina idealizzò in maniera assoluta Jung e tra i due vi furono scambi d’affetto. Come psicoterapeuti psicologi a Torino leggiamo come la relazione ebbe una durata di sette anni, con il culmine arrivato nella richiesta da parte della paziente di avere un figlio da Jung, prontamente rifiutata dallo stesso per paura di creare scandalo all’interno del movimento psicoanalitico. Il figlio, all’interno della storia d’amore tra i due, sarebbe stato il finale perfetto dell’idealizzazione che la giovane paziente aveva dato al suo dottore.

Seppur confusa e non del tutto lecita, la storia tra i due mosse i primi passi per i cambi accademici avvenuti nella vita quotidiana della ragazza che, anche attraverso l’aiuto di Sigmund Freud, con cui intrattenne un fitto scambio epistolare di natura ambivalente, visti i trascorsi del famosissimo fondatore del movimento con il suo allievo Jung, riuscì a perseguire i primi studi e a dar vita ad un pensiero nuovo e articolato. Vediamo presso il Centro psicoterapia Torino che nell’opera dell’allora giovane dottoressa “Distruzione come causa della nascita” avviene uno studio dettagliato dell’istinto di riproduzione, che Freud considerava unico istinto naturale dell’uomo, e vi trova elementi mortiferi come paura e nausea che non fanno altro che evidenziare il lato doloroso dell’esistenza, andando a capire come anche all’interno di istinti naturali e vitali come quello di creazione, seppur accompagnati da sensazioni piacevoli, sono presenti anche sensazione riferite ad una componente distruttiva insita nell’istinto sessuale.

Sabina rintraccia il binomio vita-morte come fondamentale all’interno della costituzione inconscia di ogni soggetto, come emerge ancora oggi nei percorsi di psicoterapia a Torino, e trae linfa vitale per la concettualizzazione del suo pensiero all’interno della relazione stessa che aveva intrattenuto con Jung, profondamente ambivalente e intessuta di proiezione che rendevano il suo analista investito sia di carica positiva, rappresentata dalla componente affettiva, sia di quella negativa, contraddistinta dall’enorme dolore provocato da essa. L’autrice qui fa un salto qualitativo rendendola, dal nostro punto di vista di psicoterapeuti psicologi a Torino, un’autrice molto distante dall’allora teoria unilaterale freudiana e arrivando a una maggior percezione di una teoria in cui, l’Io Freudiano lascia lo spazio al “Noi”, contraddistinto dalla componente d’adattamento e di sopravvivenza della specie. La conclusione finale della teoria è che ogni uomo sulla terra perseguirà l’intento della specie, avendo come meta finale la dissoluzione del proprio sé nei confronti di un “Noi”.

In tale teoria è fondamentale capire come l’istinto di morte, seppur abbia una fondamentale natura distruttiva e malevola, possa essere motore di rinascita e di crescita, volto in primis alla sopravvivenza della specie ma anche, e soprattutto, al cambiamento di ogni persona. Tale cambiamento può essere sperimentato all’interno della psicoterapia a Torino, in cui, ad ogni dissoluzione del sé, distruzione e analisi di atti di ripetizione malevoli, segue un nuovo modo di vedersi, di intendersi e soprattutto di nascita di aspetti di sé prima soffocati o troppo immaturi. Rinascita come sacrificio di parti di sé, anche quelle che a prima vista possono non essere ingombranti e angoscianti ma che, se analizzati attraverso l’aiuto di un “contenitore” sufficientemente buono, quale il terapeuta, può portare a cambiamenti e miglioramenti nel modo di intendere sé stessi, le relazioni e il “noi”. Necessario per questo obiettivo sarà l’accettazione del potenziale insito in ognuno di noi, che potrebbe mostrarsi inizialmente, nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino, attraverso vissuti angoscianti e disagianti, che possono trasformarsi e permettere al paziente di rinascere in un nuovo modo d’essere, una distruzione seguita da una nuova vita.

 

 

 

 

 

Angoscia esistenziale e individuazione

Il percorso di maturazione dell’essere umano, secondo molti studiosi, persegue delle tappe evolutive volte allo scopo finale dell’autorealizzazione. Tali momenti evolutivi, partendo dalla necessità di appagare primariamente i bisogni di matrice fisiologica, vedono il loro evolversi con la realizzazione di necessità che soddisfino il bisogno di appartenere alla società, realizzando quegli obiettivi ritenuti di valore nella propria educazione e cultura d’appartenenza, come ad esempio tradizionalmente la costruzione di un nucleo familiare e/o il raggiungimento di una posizione attraverso il lavoro e la crescita professionale. Molte richieste di psicoterapia a Torino nascono dall’insoddisfazione di vedere irrealizzate le proprie aspirazioni personali, con un senso di mancanza e vuoto che la persona vede legate al non riuscire a perseguire i propri obiettivi, vedere compiuta l’idea che ha di sé e di ciò che voleva diventare. In questi casi il lutto per la frustrazione delle proprie aspettative può essere molto doloroso, nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino, e accompagnarsi a vissuti depressivi.

L’individuo nell’infanzia, si trova in un primo momento a doversi predisporre verso la soddisfazione dei bisogni naturali, fondamentali per la sua sopravvivenza per poi, in un secondo momento, andare incontro a bisogni sempre “più alti” all’interno della gerarchia, come quelli della sicurezza, dell’appartenenza ad un determinato gruppo, legata alla stima che ne può derivare, fino alla vera e propria autorealizzazione. L’ultimo punto, quello dell’autorealizzazione risulta essere la conclusione di quella che viene chiamata “Scala di Maslow” ed è percorribile soltanto unidirezionalmente, avendo il suo punto d’inizio nella soddisfazione dei bisogni primari fisiologici. La “scalata” dell’appagamento dei bisogni comincia nella prima infanzia attraverso quel movimento che viene chiamato “separazione-individuazione”; attraverso questo meccanismo, studiato da sempre in psicologia clinica, l’individuo sperimenterà già nei primi anni di vita quello che, con molta probabilità, cercherà di ottenere lungo tutto il corso della sua esistenza, arrivare a capire chi è attraverso lo strutturarsi della propria identità e svelarsi nel rapporto con la realtà attraverso il proprio vivere. Lo psicologo infantile a Torino spiega come attraverso la simbiosi materna il bambino riuscirà ad apprendere, tramite meccanismi di comunicazione non verbale, le basi per la sopravvivenza che gli consentiranno, in un periodo seguente, di potersi adattare alla madre e potersene separare da un punto di vista psicologico. Come psicologi a Torino sappiamo che questo avverrà nel migliore dei modi solo nel momento in cui la madre e il bambino riescano a cooperare insieme nell’adattamento reciproco. Tale adattamento consentirà al soggetto di sperimentare il secondo bisogno fondamentale, quello della sicurezza, consistente nel sentire la presenza di una base sicura da cui è possibile staccarsi e, successivamente, individuarsi: questa esperienza sta alla base del senso di sicurezza personale, come spesso constatiamo presso il Centro psicologia a Torino. Con il termine “individuazione” si va ad intendere il riconoscimento in modo sufficientemente sicuro di un’identità attraverso una definizione relativa a sé stessi. Nei percorsi di psicoterapia a Torino emerge come tale processo riuscirà a compiersi al meglio se la madre sarà stata capace di risultare come una buona base per il bambino, trasmettendo un senso di sicurezza, consentendogli di perfezionarsi e anche, in alcuni casi, di avere delle rotture nell’adattamento, successivamente seguite da riparazioni nella sua stessa costruzione.

Come psicoterapeuti a Torino vediamo come questa modalità di individuazione verrà sperimentata lungo l’arco della vita dal soggetto che attuerà il medesimo meccanismo anche in altre relazioni e all’interno della comunità di pari, cercando innanzitutto possibilità di sicurezza e stima per poi inevitabilmente comprendere realmente le risorse che ha a disposizione, differenziandosi e definendo maggiormente sé stesso. Così vediamo nei percorsi di psicoterapia infantile a Torino, sia con bambini e ancor di più con adolescenti, come acquisisca importanza appartenere al gruppo di pari, sentirsi accettato e benvoluto (proprio come con i genitori che rappresentano le prime relazioni fondanti dell’identità), per poi trovare la propria strada, autonomia e indipendenza per poter realizzare chi si è davvero. Presso il Centro psicologia Torino vediamo come tale separazione verrà sperimentata nei più grandi e piccoli ambiti di vita del soggetto, partendo da quelli infantili, scolastici e accademici, fino ad arrivare a quelli professionali e familiari.

Accade però ad alcuni individui che, arrivati ad una età avanzata di maturazione psichica e fisica, vengano meno gli appigli di senso che fino a quel momento avevano mosso il desiderio del soggetto, andando incontro ad un senso di ansia esistenziale che nel gergo comune può essere definita “crisi di mezza età” ma che nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino non è sempre legata all’età anagrafica.

L’etimologia del termine “desiderio” viene dal latino ed è composta da due parti in cui la prima, quella costituita dal “de” invoca ad una mancanza, mentre la seconda, costituita dal “sidus” fa riferimento alla traduzione in “stella”. Desiderare vuol dire, in senso del tutto letterale, far fronte alla mancanza di stelle, interpretato come la mancanza di qualcosa di buon auspicio, di buon presagio, che oggi viene comunemente adottato per stabilire la tendenza alla soddisfazione dei propri desideri psicologici che molte persone sentono legati al perseguimento dei propri obiettivi di vita. Cosa accade quando queste “stelle” si esauriscono e mancano alla vita del soggetto? Il desiderio si spegne, non trova nuova brace per cui ardere, emerge invece un senso di angoscia esistenziale. La persona può sentirsi totalmente svuotata di senso, conseguenza del fatto di aver perso la motivazione a raggiungere nuove mete e desideri che, nell’arco della vita, erano stati da sempre presenti durante la sua crescita, come emerge in alcuni percorsi di psicoterapia a Torino. Tale situazione, se perdurante nel tempo potrebbe portare ad una vera e propria sensazione di perdere ogni base che, fino a quel momento di vita, ha acceso il desiderio, ogni bisogno e ogni volontà, una vera e propria crisi esistenziale connotata da vissuti depressivi.

Tale descrizione può andare a convergere in una definizione comune utilizzata in linguaggio filosofico e psicologico, quello dell’ “angoscia esistenziale”. Il termine angoscia deriva da “angere” che viene tradotto letteralmente con soffocare o stringere. Tra i filosofi che si sono occupati dell’argomento troviamo Kierkegaard che descrive tale l’angoscia come il sentimento del possibile e che tale sentimento venga sperimentato come tra la più pesante tra le categorie, in quanto prospetta l’impossibilità, nonché la sensazione d’impotenza dell’uomo nel realizzare la pienezza della sua vita.

Lo psicologo infantile spiega come sentimenti di questo tipo possono essere esperiti anche durante l’adolescenza, fase evolutiva in cui si sta strutturando l’identità, e assumere la forma di blocchi nel procedere della propria vita, come ad esempio la fatica di scegliere quali studi perseguire e quali scelte personali prendere, come se non ci si sentisse rappresentati da nessuna prospettiva che vada a definire la propria personalità attraverso l’acquisizione di un ruolo, la sensazione percepita è quella di un senso pervasivo di ansia esistenziale.

Ma molto spesso vediamo come psicologi a Torino che tali sentimenti possono insorgere in persone più mature che apparentemente si sono realizzate, hanno un buon lavoro, una famiglia, sono cioè riuscite a perseguire quegli obiettivi socialmente riconosciuti. Nei percorsi di psicoterapia a Torino vediamo che tale angoscia esistenziale nasce dalla percezione di vuoto rispetto alla propria vita, sensazione che viene ad arrivare nel momento in cui l’uomo si rende conto di vivere una libertà che non è mai stata del tutto tale e che, la maggior parte di quello che viene sperimentato e adempiuto nell’arco della vita è stato fatto in funzione di altri e non per un vero e reale desiderio. Il desiderio viene riconosciuto da Kierkegaard come inscritto alla “buona civilizzazione” dell’umanità e viene totalmente disconosciuto come proprio e personale.

Anche Heidegger come filosofo si dedicò all’argomento, parlando dell’angoscia esistenziale come Essere per la morte, in cui l’uomo si trova dinanzi ai limiti della propria esistenza.

Spostandosi dal campo filosofico, all’interno di quello psicoanalitico, tra i maggiori esponenti che si dedicarono a tale tematica ci fu Carl Gustav Jung. Come psicoterapeuti psicologi a Torino vediamo come tale autore all’interno dei suoi studi univa alle matrici psico-fisiologiche ereditate dallo stretto contatto con Freud, anche matrici di natura filosofica ed esistenzialista. Questa sua natura interdisciplinare lo portò ad interessarsi anche a tematiche legate alla soddisfazione esistenziale dell’individuo e all’ansia esistenziale.

Jung postulava l’esistenza di una spinta nell’essere umano a quella che chiamò “individuazione”, che si presenta con più forza e determinazione in molti individui nella seconda metà della loro vita, come possiamo constatare nel lavoro di psicologia clinica presso il Centro psicoterapia Torino. Con tale termine Jung andava a spiegare la possibilità da parte della persona di unificazione con sé stessi e, nel contempo, con l’umanità di cui lo stesso soggetto fa parte. Tale movimento prende luogo e tempi diversi in base alla persona e, nella maggior parte dei casi, avviene nel momento in cui il soggetto ha raggiunto un’adeguata maturazione psichica e individuale, a partire da una spinta emotiva legata all’angoscia esistenziale.

Osserviamo presso il Centro psicologia Torino come tale movimento prende luogo e tempi diversi in base alla persona e, nella maggiorparte dei casi, avviene nel momento in cui il soggetto ha raggiunto un’adeguata maturazione psichica e individuale. Jung si lega molto alla filosofia di Nietzsche con il famosissimo motto del “Diventa quello che sei”. L’individuazione rappresenta una fondamentale tappa maturativa nel percorso di sviluppo personale, una tappa tanto importante quanto complicata da raggiungere che può essere fonte di angoscia esistenziale.

Una prima distinzione riteniamo come psicoterapeuti psicologi a Torino che debba essere fatta tra due termini che, anche se simili, racchiudono in sé un significato completamente diverso, quello di individuazione e individualismo. Con il termine “Individualismo” andiamo ad intendere in psicologia clinica un processo maggiormente legato all’ Io, fondamentale ma che niente ha a che vedere con la comunità el’umanità. Con il termine “Individuazione”, invece, si va a prefigurare un concetto maggiormente focalizzato sul Sé, in una distinzione tra sé stessi e le proprie passioni che porta all’individuazione stessa.

L’individuazione non fa altro che strappare la personalità dalla sua inerzia, dalla sua staticità fino a stimolarne l’evoluzione. In questo caso la nevrosi, come vediamo nei percorsi di psicoterapia a Torino, può rappresentare un tentativo di ricerca dentro di sè di una via di crescita, del cambiamento e dello sviluppo. Lo stato attuale non basta più e tale situazione viene segnalata dal vissuto di angoscia esistenziale e dai sintomi di natura nevrotica che ne stimolano il cambiamento e la crescita.

Come scritto precedentemente l’individuazione non chiama tutti i soggetti, tant’è che molti studiosi vedono l’ansia esistenziale caratteristica solo di quegli individui in cui vi è una potenzialità interiore molto sviluppata. Tale potenzialità, nel caso non venisse accettata, potrebbe portare ad individuazioni di tipo negativo, negato e non sviluppato. Strizzando gli occhi alla fisica e al suo principio basilare del “nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”, potremmo affermare come psicoterapeuti a Torino che, nella fattispecie di una potenzialità non bene accolta dal soggetto o da uno sviluppo castrato nella sua fase di insorgenza, tutta l’energia che non viene utilizzata per lo sviluppo stesso non cessa di esistere, bensì si trasforma nella già citata potenzialità negativa, dando vita ad altre sintomatologie di natura sofferente.

Presso il Centro psicologia Torino vediamo che l’obiettivo ultimo del processo di individuazione sta nel liberare il sé dai falsi involucri della “persona” che non è altro che la maschera che ha rappresentato per molto tempo la vita dell’individuo circoscritto in una rete sociale e morale, per riportarlo sempre più vicino all’unione con le immagini dell’inconscio, tale trasformazione può alleviare il senso di angoscia esistenziale.

​Per il compiersi di ciò, Jung legava strettamente l’individuazione con le relazioni di vita del soggetto. Come psicologi a Torino studiando questo autore vediamo come seppur l’individuazione ha come scopo il differenziarsi dagli altri, l’opposizione alle norme collettive è soltanto di natura apparente, poiché il punto di vista individuale non dovrà essere orientato in senso opposto alle norme collettive, bensì solo in un senso diverso. La via individuale potrebbe benissimo essere per alcuni uguale a quella della norma comune e non esserne mai in contrasto. Secondo Yung l’individuazione, deviando dalla via consueta, non deve mai sganciarsi dalla norma, poiché essa rappresenta la bussola fondamentale per l’orientamento di fronte alla società e fondamentale per la coesione tra gli individui. Il soggetto sarà capace di differenziarsi nel momento in cui riuscirà a farsi uno tra tanti, senza eliminare i tanti e, di conseguenza, le norme che fino a quel momento hanno contribuito allo sviluppo della società.

Rappresentando un processo di elevazione spirituale, l’individuazione che porta a superare l’ansia esistenziale sarà effettiva quando il soggetto riuscirà ad integrarsi e differenziarsi non solo con le immagini del proprio inconscio, bensì anche con quelle che venivano definite da Jung come “Inconscio collettivo”, cioè il contenitore psichico universale, quella parte dell’inconscio umano che risulta essere comune a tutti gli altri esseri umani.

La psicoterapia a Torino è uno dei modi per arrivare all’individuazione perchè aiuta l’individuo a capire chi egli è veramente.

Jung distingue due tipi di psicoterapia. Una prima tipologia che ha lo scopo di aiutare il paziente a comprendere e gestire le sue pulsioni, la libido e l’aggressività e fronteggiare le prime difese dell’io. Tale psicoterapia sarà fondamentale per congiungere il paziente con quella che risulta essere la norma collettiva. Una seconda tipologia di psicoterapia tesa a superare l’angoscia esistenziale per gli adulti che sono riusciti a elaborare sufficientemente le loro tematiche pulsionali e che affrontano tematiche trascendentali e universali, che interessano tutto il genere umano. Quello che avviene all’interno del setting analitico è un incontro tra due menti diverse che si nutrono a vicenda delle immagini inconsce dell’altro per raggiungere l’individuazione e differenziarsi dall’altro, ma mai escludendolo.

Riprendendo queste suggestioni che Yung ci ha tramandato, presso il Centro psicologia Torino offriamo percorsi di psicoterapia tesi al perseguimento dell’individuazione del soggetto con l’obiettivo di curare quegli stati di malessere legati all’angoscia esistenziale che attanaglia la vita di alcune persone.

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Immaturità affettiva nei bambini e negli adolescenti

Di controtendenza rispetto all’argomento precedentemente trattato dal “Centro di Psicoterapia e Psicologia Clinica” che tratta lo stile educativo improntato all’eccessiva responsabilizzazione del figlio, vi è quello che analizza la situazione diametralmente opposta, con la tendenza ad ostacolare la maturazione psichica del minore alimentando l’immaturità affettiva.

Cosa nota risulta essere il tessuto socio-culturale in cui viviamo nell’epoca moderna, in cui stabilità e certezza hanno lasciato spazio a movimenti di precarietà e instabilità. Questa caratteristica viene riscontrata sia all’interno del sistema di valori e limiti imposti dalla società, che all’interno di un focus pragmatico, riguardante la poca stabilità economica, lavorativa ed educativa e, nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino, tali cambiamenti culturali incidono anche sulle dinamiche affettive relazionali del nucleo familiare, creando nei giovani immaturità psicocomportamentale.

Uno dei fenomeni conseguenti a tale tessuto sociale è sicuramente quello del cambio della durata e della natura della fase di “adolescenza”. Lo psicologo infantile, che si occupa delle fasi dello sviluppo psicologico, tendenzialmente divide l’adolescenza in tre fasi. L’adolescenza precoce o pre-adolescenza, che va dagli 11 ai 13 anni e corrisponde al periodo della pubertà; l’adolescenza intermedia o adolescenza propriamente detta che va dai 13 ai 16/17 anni; infine l’adolescenza cosiddetta tardiva che include un periodo compreso tra i 15-17 anni e i 21 anni. Per quanto riguarda l’ultima fase descritta, presso il Centro psicoterapia Torino si è visto che negli ultimi tempi ha mantenuto un ritmo crescente, aumentando considerevolmente la sua età di chiusura, testimone del fatto che i soggetti si trovano sempre più tardi ad avere autonomia e coraggio per uscire dal proprio nido casalingo, anche a causa della componente economica, ma certamente vi è una forte correlazione con il fattore educativo che alimenta immaturità emotivo-affettiva.

Questa situazione può generare impotenza nel soggetto che, da un lato sente che dovrebbe essere pronto al salto verso l’età adulta, ma dall’altro ha paura di non poter mantenere un tenore di vita conforme alle aspettative e può nutrire timori nell’ affrontare la separazione dai genitori, come emerge in alcuni percorsi di psicoterapia a Torino. L’instabilità crea impotenza che a sua volta crea incertezza verso il futuro, che viene sperimentata con intensa paura, tale da immobilizzare nelle scelte il giovane adulto, incastrato in una condizione di immaturità psicocomportamentale. Situazioni di questo tipo possono arrivare alla consultazione (counseling psicologico) del Centro di psicoterapia e psicologia a Torino, con l’aumentare di casi di famiglie in cui, la percezione di instabilità sociale, causa delle modifiche degli assetti relazionali e rispetto alle generazioni precedenti si assiste ad un profondo modificarsi del modello educativo nella direzione del favorire immaturità affettiva nei giovani. La poca chiarezza dei confini di un futuro, che non risulta essere delineato, fa sì che la famiglia possa avere una struttura educativa tendente all’iper protezione del figlio che, come conseguenza diretta, avrà quella di limitarne l’esposizione alle prove della vita, per contrastare l’eventualità di fallimenti e ridurre i rischi degli stessi, come emerge nel lavoro di sostegno alla genitorialità (terapia di coppia genitoriale). Ma tale attitudine può rendere il ragazzo più fragile, come se venisse a mancare una palestra emotiva che permette di diventare più forti e imparare attraverso prove ed errori che, di volta in volta crescendo, si impara ad affrontare. Come vediamo in alcuni percorsi di psicoterapia a Torino si rischia di rendere troppo dipendente il bambino dai genitori anziché aiutarlo a raggiugere gradualmente l’autonomia favorendo sempre più l’immaturità emotivo-affettiva.

All’interno del sano iter educativo del minore vi sono delle fasi indispensabili in cui il bambino, tramite dei piccoli movimenti di abbandono della base sicura, rappresentata dai caregiver, cerca di esplorare il mondo avendo sempre in mente la possibilità di ritornare tra le cure del caregiver, come spiega lo psicologo infantile a Torino. Questa possibilità fa fronte alle normali tappe evolutive dell’attaccamento, in cui sono fondamentali per la buona riuscita sia i successi del bambino nell’adattamento all’ambiente, sia i fallimenti che, se sperimentati nel modo giusto, porteranno ad una crescita psichica e motoria e favoriranno l’uscita da una condizione di immaturità affettiva, che risulta essere normale nei bambini. Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino, il ruolo fondamentale, in questa maturazione, è da attribuirsi al genitore stesso che, quando offre disponibilità mentale al bambino, “permette” a lui di poter esplorare l’ambiente, sentendosi sicuro di conoscerlo e interagire con esso. Lo psicologo infantile a Torino spiega come in questo processo di graduale distacco il bambino se sente che l’adulto è presente e pronto ad accoglierlo ma anche disponibile a “lasciarlo andare” sperimenta un senso di libertà e graduale autonomia che rafforza il proprio senso di identità.

Tale processo venne chiamato dalla studiosa Margaret Mahler “Separazione – individuazione”, e consiste in un vero e proprio percorso evolutivo di maturità affettiva che il neonato affronta per differenziarsi dal caregiver primario e trovare un posto nel mondo esterno. Con il termine “separazione” si indica il distacco, naturale e sano, dal rapporto simbiotico con la madre, mentre con “individuazione” si indica il riconoscimento di sé e delle proprie caratteristiche, tappe fondamentali queste per uscire dall’immaturità psicocomportamentale. Adulti oppressivi nei confronti del figlio, iper-controllanti, capaci da far sperimentare poco il calore umano e molto più le relazioni conflittuali possono, inconsciamente, dare un taglio netto al percorso evolutivo del bambino, che lo porterebbe in maniera del tutto naturale a superare l’immaturità emotivo-affettiva. Tale taglio non permette al processo di giungere al termine con conseguenti blocchi di crescita e crea immaturità emotiva nei bambini, anche se in molti casi sembra andare tutto bene all’apparenza perchè il bambino è adattato all’ambiente che lo circonda, quindi i problemi emergeranno solo con il trascorrere del tempo e nel rapporto con il mondo esterno alla famiglia.

Come psicoterapeuti psicologi a Torino riteniamo elemento importante nell’educazione il dar voce alle emozioni e trasmettere il calore affettivo, che risulta essere una componente squisitamente umana e fondamentale per un buon sviluppo intellettivo ed emotivo. Non si tratta dunque solo di quello che si fa ma soprattutto di come lo si fa, la relazione è composta sia di elementi verbali che non verbali, ed è proprio a questi ultimi che il bambino è più sensibile.

L’attaccamento di base, in molti dei casi elencati, diventa di natura puramente simbiotica, in cui il genitore si sostituisce nella risoluzione dei problemi del figlio nella quasi totalità degli eventi, con la normale conseguenza che il bambino non avrà sperimentato adeguatamente le tappe di sviluppo della maturazione, fatte non solo di successi, ma soprattutto di fallimenti e rischi, come spiega lo psicologo infantile a Torino. Nelle situazioni non funzionali alla crescita l’elemento di insuccesso viene eliminato dall’influenza genitoriale e il bambino viene costantemente ovattato dal nido genitoriale, causando gravi disfunzioni a livello relazionale e emozionale e portando a immaturità psicocomportamentale. Come vediamo nei percorsi di psicoterapia a Torino molte dinamiche che favoriscono l’immaturità emotiva dei bambini dipendono dalle insicurezze dei genitori, a volte dalla ripetizione di un’educazione disfunzionale ricevuta e inconsciamente riprodotta nella relazione con il bambino, in molte situazioni dalla difficoltà dell’adulto, spesso la madre, a separarsi dal bambino permettendogli di crescere. Importante riteniamo come psicologi a Torino sottolineare che c’è una fase nella prima infanzia dove la simbiosi madre bambino è elemento fondamentale allo sviluppo psichico, ma gradualmente il genitore deve riuscire ad adattarsi alle esigenze evolutive del bambino, permettere il distacco e sostenere il suo autonomizzarsi, sempre in linea con i bisogni che il figlio è naturalmente in grado di trasmettere e il genitore di comprendere nella relazione con lui. Purtroppo nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino alcuni genitori non riescono a sintonizzarsi con i bisogni affettivi del figlio e il loro comportamento nei suoi riguardi appare più legato ad un’idea di ciò che è giusto per il bambino più che ad un effettivo ascolto dei segnali che giungono dalla relazione con lui. I problemi di coppia di alcuni genitori incidono molto nel rapporto con i figli, capita infatti che l’adulto sentendosi fragile e solo crei alleanze con il bambino per sostituire la carenza del partner nei propri confronti, vengono però a crearsi dinamiche improprie alla crescita psicologica del minore.

Quando la simbiosi che genera immaturità affettiva continua a persistere tra genitore e bambino ben oltre il tempo fisiologico, il minore può pensare che tutto gli sia dovuto, tutto gli sia dato, restando in una fase della crescita che viene spesso paragonata all’onnipotenza. L’onnipotenza infantile che è normale nella prima infanzia, dovrebbe essere superata nella crescita che si prolunga fino all’adolescenza, fino a che, idealmente, essere abbandonata nell’età adulta. Come psicoterapeuti psicologi a Torino, usiamo il termine “idealmente” proprio perché tutte le persone, anche da adulte, possono mantenere zone della propria mente legate al funzionamento dell’immaturità emotivo-affettiva.

Ma il giovane adulto in cui prevale un funzionamento onnipotente può percepirsi invincibile proprio perché la continua protezione genitoriale non lo mette mai in contatto con la fragilità dei propri limiti, ma al primo fallimento potrà cadere in un’infelicità pervasiva, come vediamo in alcuni percorsi di psicoterapia a Torino, conseguenza del fatto di non essere stato abituato al possibile rischio e al possibile fallimento, in cui nel mondo esterno è facile incorrere.

Questo non significa, come vediamo talvolta nel lavoro di sostegno alla genitorialità (terapia di coppia genitoriale) che l’adulto debba mettere i figli sempre di fronte ai rischi che la vita può presentare loro, palesando un atteggiamento costantemente ansioso, permettendo nei fatti al minore di fare delle esperienze lontano da casa ma terrorizzandolo affinchè “faccia attenzione” ad ogni passo, per la paura che possa incorrere in pericoli difficili da affrontare. Nell’adolescenza è importante, spiega lo psicologo infantile a Torino, che il genitore abbia fiducia nel figlio, che ha interiorizzato tutti gli insegnamenti che dovrebbe aver ricevuto nell’infanzia e, con questo bagaglio di conoscenze, si appresta ad affrontare la vita. L’obiettivo dell’educazione è che non venga a mancare l’amore per la vita e la fiducia nel futuro, che il bambino non venga mai oppresso dalla paura di vivere, attitudine alla sfiducia questa, che purtroppo emerge in alcuni percorsi di psicoterapia a Torino con minori in difficoltà ed è spesso legata ad un atteggiamento di “terrorismo psicologico” da parte dei genitori.

L’apporto che il Centro di Psicoterapia e Psicologia Clinica a Torino si prefigge di dare alle persone consiste proprio nel lavorare tenendo conto di tutti gli aspetti finora considerati, per favorire una buona uscita dall’immaturità affettiva. Attraverso i colloqui familiari, la terapia di coppia, di sostegno genitoriale e, infine, con il minore nella terapia infantile, gli psicologi a Torino del nostro Centro si prefiggono l’obiettivo di dar voce ai bisogni e desideri di ogni componente della famiglia, favorendo la crescita e l’evoluzione verso modalità di funzionamento più funzionali.

Sostenendo le speranze e dando ascolto ai bisogni psicologici si cerca un nuovo incontro e un nuovo assetto che la famiglia potrebbe utilizzare per ristabilirsi nel migliore dei modi, soprattutto nei confronti del figlio che, sentendosi più libero e sereno, potrà cercare nuovi stimoli per aprirsi al mondo e abbandonare gradualmente l’immaturità psico-comportamentale legata all’eccessiva dipendenza dai genitori.

Bambini iperesponsabilizzati: il fenomeno dell’inversione dei ruoli

Negli ultimi tempi si assiste sempre maggiormente ad un cambiamento degli assetti familiari tradizionali. La famiglia, e conseguenzialmente il suo nucleo, si trova sempre più esposta a cambiamenti all’interno della sua costituzione che risultano tangibili nel nostro lavoro al Centro di psicoterapia e psicologia clinica a Torino, conformi ai cambiamenti culturali e al contesto sociale a cui si fa fronte negli ultimi anni. All’interno di tali mutazioni viene ad assumere nella famiglia una connotazione fondamentale il tema sensibile dell’educazione dei figli, compito complesso da svolgere per i genitori e pieno di carica affettiva. Educare alla responsabilità è uno dei compiti genitoriali più difficili ma, proprio per la sua natura ardua, maggiormente influente alla buona riuscita della costituzione psichica del bambino, come spiega lo psicologo infantile a Torino.

Con il termine “Responsabilità” si intende la capacità di dare risposte in merito alle proprie scelte o azioni intraprese; il rendere conto di tali scelte o decisioni; e infine assumersi le conseguenze che tali scelte comportano. L’acquisizione di tale processo non avviene in maniera semplice e veloce, bensì è correlata a complesse e lente interazioni di apprendimento reciproco tra i genitori e figli, spiega lo psicologo infantile a Torino, fatte non solo di accordi e impeccabili procedimenti, ma anche di errori e incomprensioni nel corso del tempo. Le “rotture” serviranno al bambino e ai genitori per aggiustare il tiro nella complessità del processo di apprendimento riguardo la causalità delle azioni, consentendo al bambino di istaurare un’adeguata coscienza dei propri e altrui comportamenti e, di conseguenza, dell’inevitabile responsabilità che essi comportano. Il bambino impara ad assumersi la responsabilità delle proprie azioni attraverso l’identificazione con il genitore, il quale nel proprio agire e ragionare, cerca di mettere in atto opportune “riparazioni”, cioè utilizza la propria capacità di  aggiustare le discordanze che avverte nella realtà, per migliorare l’adattamento. Il genitore sarà quindi parte attiva e fondamentale nella costruzione di tale processo, come vediamo nella terapia familiare a Torino, attraverso la promozione di esperienze nuove e personali, e l’accettazione di buon grado degli sbagli che il bambino avrà il coraggio di fare e senza mai tralasciare il buon esempio che dovrà dargli, poiché il genitore sarà sempre immagine fondamentale e portatrice di valori a cui il bambino attingerà nelle situazioni di incertezza. Come psicoterapeuti psicologi a Torino vediamo l’enorme importanza del genitore come “base sicura” di valori e ideali, che per il bambino assume un peso enorme e che, al tempo stesso, diventa fondamento imprescindibile all’interno dell’istaurazione del processo di apprendimento delle responsabilità del bambino.

Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino è importante che il genitore capisca che non può sostituirsi al bambino nella risoluzione dei problemi,  questo agire comporta un coinvolgimento troppo attivo dell’adulto e come conseguenza primaria l’instaurarsi di comportamenti reiteratamente infantili del bambino, legati alla non propensione nel mettersi alla prova e ansia e paura per il rischio di fallimento. Come vediamo in alcuni percorsi di psicoterapia a Torino alcuni bambini maturano un senso di incertezza nel muoversi fuori dal contesto familiare, proprio perché iperprotetti da figure genitoriali spesso ansiose che non hanno fiducia in lui e tendono a prevenire, anticipare per evitare il rischio che il figlio vada incontro ai piccoli fallimenti che la crescita richiede. Quando il genitore è “troppo” presente rischia di soffocare il bambino, non gli permette di esprimersi perché l’emergere delle risorse e competenze nell’infanzia richiede tempo e un contesto rassicurante, non troppo impositivo da ostacolare la spinta all’autonomia.

Sarà fondamentale sapersi muovere su più contesti, partendo da quello familiare e casalingo con piccoli compiti adeguati all’età che il bambino può svolgere all’interno delle mura domestiche, fino ad allargare il range alle esperienze scolastiche che devono essere sempre di natura maturativa e relazionale e mai ossessiva ed opprimente. Così facendo il bambino comprenderà l’importanza delle sue azioni, spiega lo psicologo infantile a Torino, il valore che gli si attribuisce e il grado di flessibilità che può o meno può mantenere all’interno dell’adempimento dei compiti, ma senza  sentirsi osservato da uno sguardo iper giudicante del genitore, che deve essere portatore non soltanto di punizioni e divieti, ma anche di premi e promotore di contenimento affettivo, indispensabile al bambino per raggiungere un’adeguata maturazione psichica.

Presso il Centro psicologia Torino osserviamo che in alcuni casi quello che può accadere all’interno del nucleo familiare è una destabilizzazione delle dinamiche relazionali tra genitori e figli, che comporta una “inversione di ruoli”, che può essere dovuta ad eventi reali che causano stress nel genitore o ad una modalità educativa improntata in una certa direzione che può incidere in modo dannoso sul bambino, complice la predisposizione infantile ad adattarsi alle richieste ambientali senza poterle valutare con un pensiero maturo. Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino tali circostanze possono presentarsi in determinati assetti familiari come nelle famiglie che stanno attraversando una crisi conseguente alla separazione dei coniugi, nelle famiglie in cui uno dei due genitori risulta essere affetto da malattie croniche o dipendenze e in situazioni in cui uno dei due genitori soffre di depressione, per fare alcuni degli esempi più comuni. Ma anche in famiglie che godono di stabilità possono verificarsi richieste affettive improprie da parte dei genitori nei confronti dei figli, che vengono sottoposti in questi casi ad un carico di aspettative da parte dell’adulto che risultano essere troppo onerose in termini di energie psichiche da parte del minore, come emerge in alcuni percorsi di terapia familiare a Torino. In un modo o nell’altro all’interno di tali situazioni o eventi di vita il bambino viene chiamato in aiuto da parte del genitore, richiedente a gran voce ausilio nei confronti della sua persona, svestendo i panni genitoriali e addossandoli al bambino stesso.

Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino vediamo ad esempio nel caso di divorzi o separazioni che troppo spesso i bambini, rei di essere contesi o di essere dei “mediatori” tra i due genitori, vengono utilizzati come capri espiatori o come mezzi per veicolare informazioni o screditare l’altro genitore. In questi casi l’adulto che chiede al bambino di essere suo alleato può essere talmente arrabbiato e ferito da perdere di vista il bene del figlio e poiché troppo preso dai propri sentimenti non si rende conto che sta facendo richieste improprie, non riesce a differenziare tra i propri bisogni e quelle che sono le necessità del bambino (per approfondire questo tema leggi questo articolo).

Nel caso delle malattie croniche, della depressione o delle dipendenze, i genitori possono arrivare a svestire completamente i panni genitoriali per affibbiarli al figlio che sentirà addosso la responsabilità di farsi curante del proprio genitore, contenendo i suoi stati e occupandosi di lui, con l’inevitabile conseguenza di non essere più “visto” nei suoi bisogni di bambino che ha bisogno di accudimento, spiega lo psicologo infantile a Torino. A questi bambini può anche venir chiesto di prendersi cura dei propri fratelli, responsabilizzandosi maggiormente della situazione, in tal modo il minore perde completamente il diritto ad essere spensierato e protetto dalla presenza di un adulto che pensa ai suoi bisogni garantendogli un clima sereno in famiglia. Queste pressioni, come vediamo nei percorsi di psicoterapia infantile a Torino, rischiano di bloccare il processo di maturazione psichica del bambino. Tutte le sue energie mentali vengono investite nel far fronte all’emergenza e ai bisogni del genitore sofferente anziché nelle normali esperienze legate all’età, che permetterebbero, come avviene nelle situazioni naturali, di far evolvere la crescita da una tappa evolutiva a quella successiva. Non bisogna mai dimenticare che lo sviluppo psichico e la crescita richiedono tempo e risorse mentali, si tratta di un processo di lenta maturazione che, se interferito, si può bloccare. Notiamo in questi casi presso il Centro psicologia Torino come il bambino si faccia carico di un fardello che non corrisponde al carico di responsabilità consono ai compiti evolutivi del suo tempo di vita, comportando sintomi precisi come quelli di ansia o depressione, arrivando a funzionamenti psichici non riconducibili a modalità tipiche della sua età.

Per indicare questa tipologia di situazione viene utilizzato il termine “attaccamento invertito”. Un bambino che ha subito l’inversione dei ruoli nella relazione con i genitori potrà essere un adulto incapace di leggere i propri bisogni e vivere sempre in funzione dell’altro, oppure sviluppare una forma di egoismo che mette sé stesso al centro di ogni situazione, quasi rivendicando inconsciamente il diritto di mettere davanti a tutto le proprie necessità, mai sufficientemente ascoltate nell’infanzia. Diventare adulti troppo in fretta non aiuta ad assumersi le proprie responsabilità in modo sano, come vediamo in alcuni percorsi di psicoterapia a Torino, al contrario le persone adulte più mature sono coloro che hanno goduto per un tempo sufficiente dell’esperienza di poter essere dipendenti dalle cure di genitori disponibili ad accettare i bisogni dell’infanzia. Troppo spesso infatti nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino vediamo genitori incapaci di accettare la dipendenza del bambino e a causa di questa intolleranza diventano rifiutanti ed espulsivi su un piano affettivo o pretendono un rapporto di reciprocità da parte del bambino o dell’adolescente, rapporto che vedrebbe sullo stesso piano, alla pari, la responsabilità dell’adulto e quella del minore. C’è da dire che anche lo stile di vita stressante a cui molti adulti sono sottoposti nel quotidiano non favorisce la possibilità di essere genitori disponibili, riduce l’empatia e il desiderio di svolgere appieno il proprio ruolo, che diventa un peso per la persona adulta, favorendo i comportamenti espulsivi del bambino, come vediamo nel lavoro di sostegno alla genitorialità (terapia di coppia genitoriale). Anche non volendo, molti genitori di buone intenzioni, che amano profondamente il figlio, possono inconsapevolmente mettere in atto in forma reiterata atteggiamenti che, anzichè aiutare alla crescita, innescano disagio psicologico nel bambino, come vediamo presso il Centro psicoterapia Torino.

Prima di spiegare il significato di tale termine “attaccamento invertito” è importante comprendere cosa si intenda per “attaccamento”. Con il concetto di attaccamento in psicologia clinica si intende un sistema dinamico di atteggiamenti e comportamenti che contribuiscono all’istaurarsi e alla formazione di un legame specifico tra due persone, fondato sul soddisfacimento dei bisogni primari rintracciabili all’interno delle relazioni primarie. Un buon attaccamento primario è costituito da una relazione in cui il genitore e il bambino si muovono attraverso rotture e riparazioni, fondamentali e non evitabili, a ragion del fatto che la ​maturazione psichica avviene tramite una sorta di “danza a due” tra due soggetti. L’apprendimento dei propri e altrui movimenti consente di fortificare sempre più il legame tra i due soggetti, consentendo il farsi contenitore dei contenuti dell’altro. Questo non avviene all’interno di determinate tipologie di attaccamenti, come quello definito “invertito” , che secondo la letteratura in psicologia, appartiene ad una forma di attaccamento disorganizzato in cui il bambino non sente riconosciute e contenute dall’adulto di riferimento le proprie emozioni. Quello che accade all’interno di tale tipologia di attaccamento è l’instaurarsi nel tempo di un malfunzionamento della capacità del bambino di riconoscere il comportamento genitoriale che, invertendo l’assetto riferito al soddisfacimento dei bisogni di attaccamento, risulta essere inficiato all’interno della sua attività primaria di costruzione dell’identità, dell’autonomia. Quello che emerge chiaramente nei percorsi di psicoterapia infantile a Torino è che nell’esposizione continua ad un attaccamento invertito viene a mancare, come conseguenza diretta, la sensazione sperimentata normalmente dal bambino sentirsi preso in carico dal genitore, esperienza che sta alla base del sentirsi al sicuro. Lo psicologo infantile spiega che viene a mancare il senso di soggettività che risulta essere prodotto ultimo di questo processo complesso e molto sensibile ai cambiamenti, poiché le dinamiche dell’ attaccamento non vengono soltanto ricordate, bensì si instaurano all’interno delle strutture che organizzano sia i ricordi che i contenuti mentali.
Presso il Centro di Psicoterapia e Psicologia Clinica a Torino abbiamo la possibilità di  osservare tali meccanismi quando vanno a inficiare i normali assetti familiari. Tra le migliori soluzioni vi sono sicuramente quello dei colloqui all’interno dell’iter di sostegno alla genitorialità (terapia di coppia genitoriale), che permette agli adulti di discutere e comprendere nel migliore dei modi i processi e la complessità insista all’interno delle dinamiche relazionali, che influiscono sul normale iter di crescita del bambino. Fondamentale, ove necessario, l’intraprendere un adeguato percorso terapeutico che possa in qualche modo riequilibrare gli assetti familiari e di coppia in modo tale da consentire il naturale proseguimento evolutivo familiare.

Il trauma psicologico

Con il termine “Trauma psicologico” si intende un evento che il soggetto subisce e percepisce come estremamente stressante e disagiante e che lascia un segno all’interno dell’apparato psichico. La persona, esposta per un tempo variabile alla situazione di stress acuto può percepire nel tempo un disagio che in alcuni casi risulta essere invalidante e richiede l’intervento di una psicoterapia.

L’impatto specifico che deriva da un trauma psicologico sarà di natura diversa e risulterà determinato dall’intensità dell’evento traumatizzante e dal tempo in cui il soggetto si è trovato a sperimentarlo. Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino la forza dell’impatto traumatico è sperimentata come soggettiva e le conseguenze sulla psiche dell’individuo dipendono non solo dagli aspetti di contesto appartenenti allo spettro traumatico, ma anche alla personalità individuale. La natura umana è fatta di sfaccettature molteplici della personalità, per questa ragione  saranno diversificate anche le modalità di reazione al trauma, differente il modo in cui viene assimilato, elaborato e “contrastato”, come possiamo osservare nei percorsi di psicoterapia a Torino. Alcuni soggetti possiedono maggiori strumenti per fronteggiare la natura del trauma anche grazie ad una personalità più strutturata che si è costruita attraverso una sana maturazione emotiva, permessa sia dall’ambiente familiare che dalla propria predisposizione biologica. Presso il Centro psicologia Torino constatiamo quotidianamente come un carattere più forte e temperato favorisca l’adattamento e la resilienza del soggetto, dunque anche la capacità di reagire al trauma psicologico è maggiore, permessa dall’attivazione delle risorse emotive interne. Mentre altre persone più fragili hanno una tolleranza minore agli eventi stressanti e di fronte a situazioni molto sollecitanti la sfera emotiva possono essere incapaci di contenere il disagio e trarranno quindi danni maggiori dall’esposizione al trauma psicologico. Naturalmente, spiega lo psicologo infantile a Torino, anche l’età del soggetto è un elemento determinante quando si tratta di tollerare e superare un evento traumatico, perché la psiche di un bambino è ancora in formazione e non possiede le stesse difese e capacità di elaborazione emotiva di un adulto (per approfondire questo tema puoi leggere questo articolo).

Presso il Centro psicologia Torino vediamo che gli eventi traumatici possono essere di diversa natura.

Alcuni eventi possono essere ascritti in categorie che affondano le loro radici in sensazioni ed esperienze facilmente condivisibili, che nella vita quotidiana sono accadute alla maggior parte delle persone. Parliamo in questo caso di umiliazioni in pubblico, problemi con professori all’interno della carriera scolastica, tradimenti, lutti in famiglia o perdita del posto lavorativo, tutte situazioni queste che, quando lasciano un segno indelebile e non riescono ad essere elaborate, necessitano di un percorso di psicoterapia. Seppur la natura di tali eventi risulta essere ascrivibile alle più stereotipate esperienze della vita quotidiana, l’esperienza dell’impatto avrà sfumature variabili a seconda delle personalità del soggetto che non sempre avrà gli strumenti e le abilità per fronteggiare al meglio situazioni di questo genere, come ci capita spesso di vedere come psicoterapeuti psicologi a Torino.

Per quanto riguarda la concezione e la definizione di trauma psicologico in senso strettamente clinico ci affideremo alla definizione data dal DSM5, manuale diagnostico.

Presso il Centro psicologia Torino vediamo che il “trauma” nel DSM5 viene annoverato all’interno di disturbi che fanno della natura traumatica la loro base teorica, come il Disturbo Post-Traumatico da Stress (PTSD) e i gravi Disturbi D’Ansia. In questi casi il DSM5 definisce il Trauma come “ un fattore traumatico estremo che implica l’esperienza personale diretta di un evento che causa o può comportare morte o lesioni gravi, o altre minacce all’integrità fisica; o la presenza ad un evento che comporta morte, lesioni o altre minacce all’integrità fisica di un’altra persona; o il venire a conoscenza della morte violenta o inaspettata, di grave danno o minaccia di morte o lesioni sopportate da un membro della famiglia o da altra persona con cui è in stretta relazione”. Come si può ben comprendere dalla definizione adottata dal DSM5, gli eventi traumatici di natura grave sono riferiti a situazioni cruente e fortemente impressionabili. Come emerge nei percorsi di psicoterapia a Torino la natura di tali eventi risulta talmente cruda e innaturale da ascriversi all’interno del registro di personalità del soggetto e causando disagi nella della sua sfera emozionale. La memoria del soggetto in questi casi non riguarda solo i ricordi consapevoli ma il trauma viene inscritto a livello di memoria inconsapevole, nel corpo, nella sfera sensoriale e può essere risvegliato quando la persona meno se lo aspetta, perché qualcosa che vive tocca i tasti sensibili di quell’area della mente ferita, di cui normalmente non si ha coscienza.

Ma come psicoterapeuti psicologi a Torino, quando parliamo di “trauma” non ci riferiamo solo ad un evento eclatante e distruttivo, ma consideriamo altamente dannose per la mente anche tutte quelle dinamiche relazionali patologiche che, protratte nel tempo, espongono il soggetto ad un rapporto che traumatizza la psiche, creando sfiducia in sé stessi e negli altri, lesionando l’autostima e sollecitando l’insorgere di paure e bisogno di protezione. Traumatiche della propria integrità psichica sono soprattutto quelle situazioni in cui il soggetto si sente più fragile e dipendente da un’altra persona che compie un abuso emotivo nei suoi riguardi. Per annoverare alcune di queste situazioni possiamo pensare ai rapporti di coppia dove è presente una dipendenza affettiva e nonostante ci si senta trascurati, maltrattati e feriti psicologicamente, a volte anche fisicamente e sessualmente, non si riesce a lasciare il partner abusante, perpetuando in tal modo l’esposizione al trauma, come emerge in alcuni percorsi di psicoterapia a Torino. Altre situazioni in cui è presente una dinamica di dipendenza sono il rapporto tra dipendente e capo nel mondo del lavoro, tra insegnante e studente a scuola…Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino quando viene messo in atto un abuso di potere come nelle situazioni di mobbing o nel bullismo e il soggetto fragile non riesce a difendersi o a sottrarsi, può incorrere nell’insorgenza di sintomi di malessere emotivo.

Presso il Centro psicologia Torino vediamo che la prima, tra tutte le relazioni di dipendenza, sia in ordine cronologico che di importanza, vi è il rapporto tra il bambino e l’adulto che si occupa di lui. La mente ancora immatura nell’infanzia è più esposta al trauma psicologico proprio perché non possiede ancora la struttura e le difese necessarie ad elaborare emozioni troppo forti per essere sopportate. Quando ci riferiamo ad una relazione intima e fondamentale per la sopravvivenza del bambino, come quella con i genitori, dove è presente un legame affettivo di cui il minore non può fare a meno, il rischio di trauma è ancora più elevato. L’abuso può essere fisico (maltrattamenti, violenze sessuali) e/o psicologico attraverso aggressioni e manipolazioni emotive, che confondono il bambino perché arrivano dalla persona che lui ama e della cui presenza ha un profondo bisogno; in altri momenti lo stesso genitore può essere affettivo nei riguardi del figlio, creando un’ambivalenza confusiva di sentimenti. Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino ciò che rende ancora più traumatico l’abuso che il bambino subisce è l’impossibilità di attribuire un significato chiaro a ciò che sta succedendo, proprio perché il genitore patologico non riconosce di fare del male al bambino, anzi può dirgli che sta agendo per il suo bene, può infliggergli delle pene facendolo sentire in colpa e artefice di ciò che sta succedendo o fargli credere che non ci sia violenza ma amore nell’atto sessuale o punitivo nei suoi riguardi. Molte dinamiche sadomasochistiche, spiega lo psicologo infantile a Torino, hanno origine proprio nell’infanzia dove il bambino impara a credere che siano normali certi comportamenti a cui viene quotidianamente sottoposto. Il bambino si identifica con i bisogni malsani dell’adulto e cerca di soddisfarli per ricevere affetto, mettendo da parte sé stesso e le proprie necessità, che nel tempo non vengono neanche più riconosciti, come tristemente vediamo in alcuni percorsi di psicoterapia a Torino.

Presso il Centro psicologia Torino vediamo che i traumi psicologici causano in molti casi l’insorgenza di sintomi tra i quali sono frequenti gli attacchi di ansia e di panico e il fenomeno della dissociazione, che si può considerare tra gli effetti più destabilizzanti per la persona. L’idea annoverata negli sviluppi recenti degli studi sul trauma emotivo, porta avanti la concezione che vede l’evento destabilizzante iscritto al livello della coscienza del soggetto ma, anche se i fatti vissuti vengono ricordati, l’elemento traumatico viene continuamente dissociato, cioè sospinto in un luogo protetto e non facilmente raggiungibile a livello conscio. Questo è evidente nei percorsi di psicoterapia a Torino con alcuni pazienti che sanno raccontare accadimenti della loro vita, anche molto gravi, avvenuti nell’infanzia, ma non sanno spiegare cosa li abbia traumatizzati e presentano sintomi psicologici evidenti a cui non sanno dare significato né collegare ad esperienze della loro esistenza presente o passata. Seppur relegato in un “luogo sicuro”, il contenuto dissociato non smette di interferire all’interno della vita quotidiana del soggetto, dando azione a sintomi che vengono descritti dal DSM di natura dissociativa come amnesie dissociative, disturbi di depersonalizzazione e derealizzazione. Come psicoterapeuti psicologi a Torino sappiamo che tutti i sintomi e i disturbi elencati poggiano le loro basi sulla mancanza di integrazione dell’evento traumatico che, come conseguenza principale, ha quello di una forte scissione a livello della personalità. La dissociazione poggia la sua natura sul paradosso che la compone, infatti seppur sia una parte costituente di un disturbo radicato del soggetto, essa stessa ne diventa la sua principale difesa, poiché consente al soggetto di potersi staccare dalla sofferenza dell’evento traumatico, come spiegato dalla letteratura in psicologia clinica. La dissociazione, tramite la sua azione di separamento dall’esperienza reale, difende il soggetto dal vissuto traumatico, estirpandone momentaneamente la possibilità di ripetizione mnemonica. Seppur a livello cosciente avvenga tale distacco, a livello incosciente il materiale dissociato tende a ripresentarsi al soggetto tramite azioni non coscienti come flashback che alle volte risultano essere molto intrusivi, come emerge nei percorsi di psicoterapia a Torino. Tali sintomi dissociativi, come quello del flashback appena descritto, non sono altro che fallimenti della scissione, cioè il meccanismo di difesa della dissociazione.

I meccanismi, invece, di depersonalizzazione e derealizzazione, si iscrivono, per quanto riguarda il primo caso, ad esperienze in cui il  soggetto si dissocia ad un livello talmente alto da sentirsi come una specie di osservatore esterno del proprio corpo. Tali esperienze possono essere descritte, nella psicoterapia a Torino, come irreali e non appartenenti al proprio sé. Nel secondo caso, nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino, la derealizzazione comprende sensazioni di irrealtà o distacco rispetto all’ambiente stesso, con la consapevolezza che gli oggetti, i luoghi o le persone circostanti risultano essere come onirici, senza vita o distorti visivamente. Si può notare come in entrambe le esperienze ciò che ne fa da padrone sono sensazione di distacco, disgregazione del senso di sé, con conseguente mancanza di coerenza e continuità.

Una delle modalità con cui intervenire in queste tipologie di esperienze è sicuramente quella dell’ascolto psicologico e della psicoterapia. Attraverso l’inizio di un percorso terapeutico il soggetto riesce, grazie all’accoglienza al dialogo e all’azione da parte dello psicoterapeuta a poter dare un nome alle proprie esperienze. Dando un nome alle sensazioni, dandole un posto all’interno del proprio vissuto, si giunge poco per volta ad un’adeguata rielaborazione del trauma psicologico con conseguente miglioramento a livello della vita quotidiana.

Tale rielaborazione positiva del vissuto viene supportata dagli studi neuro scientifici e psicoanalitici sulla psicologia clinica che chiariscono come il trauma emotivo si vada ad inscrivere a livello inconscio e che, attraverso il lavoro psicoterapeutico e il contatto emotivo ed empatico tra paziente e terapeuta, avvenga una riformulazione del materiale non ancora elaborato poiché troppo doloroso e trasformato, attraverso il dialogo, in qualcosa di pensabile ed elaborabile.

Il Centro di psicoterapia e psicologia clinica a Torino può essere contattato per ricevere una consulenza in questo ambito (counseling psicologico), la persona riceverà accoglimento emozionale ed empatico, con l’intento di valutare nei colloqui esplorativi il percorso terapeutico più adatto ed efficace nel suo caso specifico. Psicoterapeti psicologi a Torino aiuteranno la persona ad individuare il trattamento più mirato al trauma presentato, tra cui la psicoterapia individuale, il trattamento con EMDR, la psicoterapia di gruppo.

 

 

Cosplay: fenomeno di isolamento o di integrazione?

Negli ultimi anni vi è una nuova pratica tra i cossiddetti “Millennials” e non solo, una pratica che si sta diffondendo a macchina d’olio su tutta l’Italia e che ha milioni e milioni di seguaci in tutto il mondo quindi anche nella nostra città di Torino: il cosplay. Come psicoterapeuti psicologi a Torino ci siamo domandati cos’è effettivamente il cosplay e perché la sua influenza risulta essere così netta.

Cosplay è un termine formato dalla fusione di due diverse parole di origine inglese quali “costume” facilmente traducibile in costume e “play” traducibile con gioco o interpretazione. Tale termine indica la pratica, comune e molto popolare ai giorni nostri, consistente nel creare e indossare un costume che rappresenti un personaggio appartenente ad una cultura specifica, tipicamente iscrivibile al genere e al mondo fantasy. Molti giovani ci parlano nei percorsi di psicoterapia a Torino di questo fenomeno sociale che ad alcuni di loro appare molto attraente.

Presso il Centro psicoterapia Torino abbiamo visto che la nascita di tale fenomeno si può ricondurre all’interno degli anni 80’,  enfatizzato dalla cultura di appartenenza nipponica, infatti i primi cosplayer (termine che utilizzeremo per indicare chi fa uso di questa cultura) erano per lo più inerenti a personaggi appartenenti al mondo dei manga e degli anime, il primo inerente al mondo dei fumetti e il secondo inerente al mondo dell’animazione, entrambi nati e diffusi inizialmente nelle terre del sol levante.

La pratica del cosplay viene utilizzata soprattutto all’interno dei contesti di convention o raduni che hanno come tematica principale il mondo fantasy e sono indirizzati ad un target di utenza di età variabile, che va dai preadolescenti ai giovani adulti, come constata anche lo psicologo infantile che lavora con l’adolescenza, ma che non risulta circoscritto a delle categorie già prescritte di persone e che, anzi, fa della sua apertura il proprio punto di forza. Gli utenti usano raggrupparsi in quello che viene chiamato “fandom” nonché una comunità di appassionati di un hobby, di un genere cinematografico o letterario, di un autore o di una moda, come ci viene descritto in maniera approfondita nei colloqui di psicologia clinica a Torino. La costruzione del personaggio è una pratica tutt’altro che semplice e che, anzi, è composta da passaggi importanti e a cui viene dedicato molto tempo, passando dalle fasi di studio del personaggio fino alla realizzazione vera e propria del costume, che deve in qualche modo ricalcarne la fonte originaria. Da qui la nostra curiosità come psicoterapeuti psicologi a Torino di approfondire in un articolo questo fenomeno che sta avendo una certa risonanza culturale.

I cosplayer possono essere considerati come membri di una vera e propria sottocultura di massa nella quale la caratteristica che ne decreta la bellezza e la funzionalità è sempre la caratterizzazione peculiare del costume attraverso l’identificazione con il personaggio, con lo scopo finale di “portarlo in vita” in quel particolare contesto di unione e di aggregazione. Il meccanismo dell’identificazione è da sempre oggetto di interesse in psicologia perché è importante nella costruzione dell’identità, come spiega lo psicologo infantile a Torino. Le modalità e l’impegno profuso nella costruzione e nell’interpretazione del personaggio risultano essere variabili, passando da situazioni in cui la costruzione è presa come un vero e proprio hobby, a cosplayer in cui ricerca spasmodica di autenticità del personaggio che si è deciso di interpretare risulta essere e diventare una vera e propria ossessione. L’aderenza al personaggio quindi, sarà criterio per il raggiungimento dell’autenticità, composta non solo dalla costruzione del costume in sé, ma da come il soggetto riesce a replicare perfettamente le movenze del personaggio che vuole imitare, ecco come fondamentale risulta l’identificazione con il personaggio conferma lo psicologo infantile a Torino. Il raggiungimento dell’autenticità andrà a costituire poi il pilastro sul quale si basano i giudizi degli stessi cosplayer, considerati scarsamente nell’eventualità di un cosplay fatto male e molto bravi quando si riesce a raggiungere coerenza e autenticità, con molti esempi di soggetti diventati famosi nel panorama mondiale del cosplay.

Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino emerge dai colloqui di counseling psicologico con i genitori di adolescenti cosplayer un giudizio negativo su questa pratica, giudizio che fa trasparire preoccupazione. La pratica del cosplay viene etichettata negativamente e considerata da una parte della società come una passione ossessiva, infantile, squilibrata e praticata da soggetti ai margini della società. Giudicata come attività improduttiva da molte persone nella società, la pratica del cosplay viene  svalutata e di conseguenza viene sminuita la fondamentale componente creativa insita nell’atto stesso della creazione del personaggio.

Piuttosto che essere considerata nella sua componente negativa e stigmatizzante, l’attività del cosplay dovrebbe essere vista attraverso molteplici punti di vista. Dai colloqui di psicoterapia con lo psicologo infantile a Torino con adolescenti cosplayer emergono anche lati positivi di questo fenomeno, molti ragazzi riconoscono attraverso questa pratica la possibilità di costruirsi un vero e proprio spazio di espressione dell’identità in costruzione. Attraverso l’impegno creativo e pratico che i cosplayer sperimentano quando si applicano a costruire il personaggio da interpretare, avviene non solo la temporanea fuga dai problemi della vita quotidiana ma anche una elaborazione e una regolazione degli affetti che, come psicoterapeuti psicologi a Torino possiamo riconoscere.

Come succede nelle più comuni forme d’arte classiche, l’attività di cosplay assolve a quella sensazione di sollievo dalla fuga temporanea dalle frustrazioni della vita quotidiana e quel senso di benessere raggiungibile fortemente attraverso la realizzazione artistica.

Il personaggio prodotto attraverso minuzioso studio e attenta analisi del suo comportamento, sia fisico che a livello di movenze, di epressione caratteriale, rappresenterebbe per il soggetto quella protezione nei confronti del mondo che lo circonda, facendo cadere le barriere della timidezza e consentendogli, per quei pochi giorni all’anno durante i raduni, di stringere nuove amicizie e proseguire attività di gruppo con maggior facilità, come viene raccontato allo psicologo infantile. Queste sono le testimonianze riportate da diversi ragazzi in psicoterapia a Torino, capaci di leggere alcuni effetti psicologici di questa pratica su di loro. Viene da sé che uno degli stereotipi negativi di tale fenomeno, quello dell’isolamento, cade nettamente se si va a considerare la mole di amicizie e rapporti stretti dai soggetti nelle convention e nei comics di tutta Italia e come psicologi psicoterapeuti a Torino vediamo che l’aspetto relazionale è tra i più importanti nella crescita e maturazione personale. Alcuni di questi ragazzi hanno difficoltà relazionali nel quotidiano e non hanno un gruppo di pari come riferimento solido, ecco perchè l’occasione relazionale della pratica cosplay permette loro di sviluppare il senso di appartenenza ad un gruppo connotato dal medesimo interesse creativo e può essere uno spazio di definizione identitaria.

Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino riconosciamo nel senso di identificazione con il personaggio l’attuarsi di un meccanismo di “Identità proiettiva”, la quale consentirebbe l’assunzione da parte del soggetto di un’identità fittizia. Un ideale di espressione libera e positiva della propria identità attraverso i mezzi più fantasiosi e colorati.

Il senso identitario di appartenere al mondo del cosplay, unito alla sensazione di essere oggetto dei già citati preconcetti stigmatizzanti da parte della società, creerebbe un legame molto intenso tra i cosplayers, facendoli sentire uniti sotto uno stesso ideale.

I personaggi scelti da parte dei soggetti non risultano essere mai casuali, ma sempre inerenti a parti della propria identità che potrebbero in qualche modo essere voluti e desiderati, o nascosti e temuti e attraverso questa pratica è possibile “metterli in scena” e riappropriarsene. In questo senso nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino la pratica cosplay può assolvere ad una funzione autoterapeutica un po’ come accade nel teatro o in altre attività dove il vestire i panni di un personaggio e assumerne il ruolo ha una ricaduta e un risvolto psicologico importante sulla personalità dell’attore. Non sarà difficile per i soggetti “giocare” attraverso l’identificazione con l’identità di più personaggi, sempre diversi da quelli precedenti, ognuno con tratti e caratteristiche che assolvono ad una certa funzione psicologica e di espressione di sé; nei percorsi di psicoterapia a Torino questa funzione è stata talvolta definita come catartica, proprio perché nella vita reale del soggetto è presente la percezione di non potersi mostrare in alcuni tratti del proprio carattere e caratteristiche della propria personalità. Il bisogno di identificazione che avviene nello scambio dei ruoli nasce nell’essere umano già nell’infanzia, infatti i bambini amano mettere in scena eventi di vita vissuta, proprio per elaborarli e fare propri attraverso l’introiezione aspetti psicologici dell’altro con cui si identificano. Non è raro, spiega lo psicologo infantile a Torino vedere un bambino che gioca a fare la maestra con i suoi allievi, la mamma con i figli, il gioco della famiglia, ecc.

Uno dei fenomeni maggiormente considerati per la pratica risulta essere quello del “Crossplay”, inerente all’utilizzo e alla costruzione di un personaggio di sesso opposto al proprio. Seppur nel pensiero comune tradizionale tale pratica sembra sfidare la concezione di genere e identità sessuale, non risulta esserci una diretta correlazione tra l’imitazione fisica di un personaggio di fantasia e l’espressione dell’identità di genere dell’individuo. Si tratta del bisogno dell’essere umano quello di utilizzare il meccanismo dell’identificazione che ha esordio fin dall’infanzia, spiega lo psicologo infantile a Torino, infatti i bambini, al di là del proprio sesso biologico, nel normale sviluppo psicologico trovano piacere a fare il gioco del “travestirsi da”, che permette loro attraverso la fantasia di far finta di essere la mamma, il papà, un supereroe, un personaggio immaginario…

Questo assunto ovviamente non può essere preso in considerazione per la totalità dei casi, infatti potrebbe accadere che il pretesto del crossplay venga preso in considerazione dal soggetto come palcoscenico per la realizzazione di un desiderio di prova del genere opposto. Nei colloqui di counseling psicologico a Torino con genitori di adolescenti che praticano crossplay emerge diffidenza e timore, proprio per paura che il figlio/a venga in qualche modo plagiato e indotto a mettere in discussione la propria identità sessuale. In realtà nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino non è la pratica a creare confusione bensì il contrario e cioè alcuni giovani, che si sentono confusi in adolescenza rispetto alla propria identità sessuale, sentono il bisogno di sperimentare l’identità opposta al proprio genere attraverso la finzione del crossplay per capire cosa provano e chi sono davvero.

Mentre, emerge nei percorsi di psicoterapia a Torino, che in molte situazioni la pratica del crossplay è un modo di riappropriarsi di caratteristiche appartenenti al sesso opposto al proprio, ma senza che di fondo ci sia un dubbio sulla propria identità di genere. Ogni essere umano porta dentro di sé caratteristiche maschili e femminili, il benessere psicologico nasce proprio dall’integrazione di questi aspetti, nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino. Ma in alcune famiglie lo stereotipo sociale del “maschile” e del “femminile” è molto sentito nell’educazione dei figli e un adolescente può avere la sensazione di non poter far trasparire alcuni lati del proprio carattere ritenuti inopportuni e incoerenti rispetto al proprio genere, spiega lo psicologo infantile a Torino. Ecco come la pratica del crossplay può diventare un momento di espressione di quelle parti di sé che non avrebbero modo di emergere nella vita di tutti i giorni ma che il ragazzo/a sente presenti nel proprio essere anche se vengono censurate. Per fare un esempio un ragazzo che sentisse che l’unico modo per essere un maschio adeguato è quello di mostrarsi come un “maschio alfa”, sempre forte, con caratteristiche da “macho”, potrebbe vergognarsi molto se nella relazione con amici e familiari trasparisse il suo lato più femminile, la sua sensibilità, mentre la finzione consente di vivere come come tollerabile la manifestazione di questi aspetti attraverso la costruzione e rappresentazione di un personaggio femminile. Naturalmente si può portare anche un esempio al femminile, tratto dalla pratica in psicologia clinica a Torino, riguardante ragazze che hanno sentito che nella propria educazione il femminile per essere adeguato deve essere conforme a certe caratteristiche estetiche e comportamentali, mentre altri atteggiamenti e modi di agire sono appropriati solo per il genere maschile. In adolescenza, spiega lo psicologo infantile, una ragazza che abbia interiorizzato tale modello educativo potrebbe ricercare attraverso la pratica del crossplay una strada per poter essere più conforme alla propria interiorità piuttosto che ai dettami sociali e il vestire panni maschili può rappresentare un modo per opporsi all’educazione ricevuta, una ribellione al “dover essere” in virtù “dell’essere”.

Presso il Centro psicologia Torino riteniamo che non siano tanto le pratiche del cosplay e del crossplay da demonizzare, quanto sia importante capire le ragioni per le quali un giovane sente il bisogno di cimentarsi in tali pratiche, ragioni che possono essere positive e legate all’espressione della propria creatività o motivi legati ad un disagio psicologico che può trovare l’espressione attraverso tale mezzo. Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino la scelta del personaggio utilizzato e imitato potrebbe, in alcuni casi, possedere aspetti non integrati del proprio sé adulto e quindi diventare terreno fertile per la loro espressione. In questo caso sarà fondamentale approfondire il contenuto non integrato nella personalità e, se risulta emergere malessere per il soggetto, è consigliata una psicoterapia. Ci è infatti capitato di trattare situazioni in cui il giovane, dopo aver partecipato a incontri di cosplayer ha mostrato disagio e spaesamento, come se l’esperienza fosse stata destabilizzante per lui. In giovani con struttura di personalità molto fragile può essere difficile distinguere tra fantasia e realtà e in adolescenza è possibile assistere a crisi di identità. Tali disturbi possono sfociare in una sintomatologia che investe anche altri mezzi utilizzati oggi dai giovani, come i videogame, che possono diventare un mondo in cui rifugiarsi che prende il sopravvento sul mondo reale, oppure attraverso i social, in cui è possibile costruire personalità differenti dalla propria e arrivare a fingere di essere qualcuno che non si è, in casi gravi perdendo il confine tra finzione e realtà. Presso il Centro psicologia Torino ci è capitato di trattare casi con caratteristiche di questo tipo e riteniamo che in situazioni così preoccupanti anche la pratica del cosplay possa diventare terreno fertile di espressione di un disturbo di identità in persone che avrebbero bisogno di un inervento di supporto da parte di  psicologi psicoterapeuti a Torino.

Come in altre pratiche che hanno come target principale quello di adolescenti e giovani adulti, si assiste anche nel mondo cosplay ad una particolare caratteristica peculiare di quest’età, quella dell’iperinvestimento del corpo. Il corpo risulta essere teatro e strumento principale per la trasmissione di cultura, conoscenza e contatto tra i soggetti. Ma nella nostra esperienza di psicologi a Torino corpo è anche focus principale di molti disturbi che esordiscono in adolescenza che, seppur vedano la loro espressione nell’estetico e nel fisico, nutrono la loro esistenza a parte dal mentale del soggetto. Al Centro di psicoterapia a Torino ci prefiggiamo di tenere conto sia il somatico che il mentale, presupponendo una visione complessa e bi-composta dei fenomeni psichici. Nel caso un genitore dovesse accorgersi che il proprio figlio tratta la costruzione del  personaggio cosplayer in modo ossessivo, con una ricerca maniacale della cura estetica del corpo, può chiedere una consultazione (counseling psicologico) per capire insieme ad un professionista psicologo a Torino se tale comportamento nasconda un disagio psicologico del minore.

Questo articolo desiderava mettere in luce come nella maggior parte dei fenomeni moderni, non vi è mai un punto di vista univoco bensì la complessità fa da padrone alle variegate spiegazioni.

Il cosplay è sicuramente una sottocultura in enorme crescita in tutto il mondo, andando a stabilire un’enorme fetta di utenza e di introiti attraverso la cultura di massa e l’enorme mole di shop dedicati, questo ci fa capire come sia una pratica sempre più amata dai giovani di oggi, come ha modo di constatare lo psicologo infantile a Torino che si occupa di adolescenza.

Risulta riduttivo e stigmatizzante vedere tale fenomeno soltanto come negativo, ma dovrebbe essere considerato come una possibilità espressiva e una nuova apertura da parte dei soggetti, soprattutto dei ragazzi, nella creazione di un modo nuovo di interagire e giocare. Il mondo cosplayer è anche arte e passione verso un mondo comune che si incontra in spazi dedicati e adattati alle personalità dei ragazzi, aperti a nuove interazioni e a nuove amicizie con uno sfondo comune di temi variegati.