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Conseguenze psicologiche del lockdown

Conseguenze psicologiche del lockdown

L’ 11 marzo del 2020, il premier Conte, utilizzando una delle piattaforme online maggiormente utilizzate tra gli Italiani, facebook, aveva firmato e pubblicato il D.L N.9 recante “misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19” con le quali il governo dava atto a quanto indicato nella relazione al parlamento, allo scostamento e all’aggiornamento del piano di rientro verso l’obiettivo di medio termine per fronteggiare le esigenze sanitarie e socio-economiche derivante dall’emergenza epidemiologica COVID-19.
Da quel momento il decreto “Io resto a casa” è entrato all’interno delle case di milioni d’Italiani condizionandone lo stile di vita.
Il decreto, esplicito nel significato del suo nome, vietava le attività fuori di casa, chiudeva moltissimi esercizi commerciali e imponeva un ristretto coprifuoco ai cittadini italiani, vietando atti di libertà ritenuti fino a quel momento così abitudinari da essere dati per scontati. Vietati contatti, imposto di non uscire di casa salvo emergenze per tutti i cittadini, imposte distanze di minimo un metro tra le persone, vietati assembramenti e spostamenti non adeguatamente giustificati da una situazione di “comprovata necessità”.
Da quel momento in poi si sono susseguiti altri decreti che, nelle loro forme, restringevano ancora di più le attività da poter svolgere limitando a quelle strettamente necessarie le professioni che ancora potevano restare attive e limitavano il numero degli esercizi commerciali aperti, per garantire uno stop ancora maggiore agli spostamenti. Come psicologi del Centro psicologia Torino abbiamo deciso in quei giorni di chiudere lo studio e fornire prestazioni online, anche se il decreto non imponeva la chiusura della nostra attività, ma responsabilmente abbiamo ritenuto che, salvo in situazioni di urgenza, fosse più opportuno allinearci con le misure di sicurezza, per non favorire spostamenti e assemblamenti, per proteggerci e per non diventare eventuale veicolo del virus verso i nostri pazienti.
La parola d’ordine per fronteggiare l’ascesa del virus è cambiamento.
Il cambiamento è avvenuto all’interno di ogni tipologia di relazione e comportamento, prima in Italia, poi in tutto il mondo. L’impatto di tale cambiamento viene vissuto ancora ad oggi, dopo alcune settimane dal primo decreto, come paradossale da molte persone poiché, implica il passaggio repentino dai ritmi veloci a cui si era abituati ogni giorno, ad un asettico e rigido “attendere” in casa la fine dell’epidemia, cambiamento necessario per limitare il diffondersi del corona virus. Dalla corsa frenetica alla staticità nella propria dimora, il divario e il paradosso diventa netto e, per alcuni, non facilmente tollerabile, come ci viene comunicato nei percorsi di psicoterapia a Torino.
Il sentimento percepito è che, durante l’attesa tra le quattro mura di casa, fuori la natura vada avanti continuando ad alternare le stagioni e le giornate. II rischi della quarantena per la salute fisica e psicologica dei soggetti possono essere molti e non facilmente affrontabili, anche se le limitazioni appaiono a livello sanitario necessarie per proteggere sé stessi e gli altri dal rischio del contagio.
Una situazione di immobilità così alta può portare a sensazioni durature di fastidio e noia, derivanti dalla troppa poco flessibilità all’interno dell’arco della giornata, come emerge nei colloqui di psicologia clinica a Torino che continuiamo a portare avanti in modalità online.
Tale poca flessibilità, e quindi uso non consono dell’energia quotidiana che si ha a disposizione, porta molte persone nella nostra esperienza di psicologi a Torino ad un “lasciarsi andare” sotto più fronti, creando squilibri psicofisici tra cui annoveriamo:
• Perdita di ritmo sonno/veglia, derivante dalla poca energia utilizzata che, potrebbe portare in alcuni soggetti, ad orari prolungati davanti dispositivi come computer e telefoni e che, come conseguenza principale avranno quella di posporre continuamente la ricorrenza del sonno, provocando risvegli  notturni e perdita della produttività dell’intera giornata.
• Nervosismo e ansia persistenti. Chi ha a disposizione poche possibilità di intrattenersi o di lavorare può sentirsi solo e in balia delle proprie emozioni; invece chi condivide la casa con molte persone potrebbe incorrere in stati di nervosismo persistenti, derivanti dal condividere spazi ristretti e tempo all’interno di relazioni obbligate.
• Stati d’ansia. Tali stati potrebbero derivare dalla frustrazione creata dall’impossibilità di poter uscire e, soprattutto, dall’impaziente attesa di un cambiamento che tende a prorogarsi nel tempo. È bene tenersi aggiornati attraverso telegiornali e notizie online senza che diventi un ossessione, poiché potrebbe provocare stati di ansia e pensieri ossessivi rivolti al virus e alla situazione drammatica che si respira fuori.
• Litigi con il partner. Incomprensioni e conflitti con il proprio partner possono aumentare, derivanti da una situazione di stress perenne. Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino quando l’essere umano si trova sotto stress e vive conflitti intrapsichici la tendenza è quella di riversare la propria frustrazione nelle relazioni, in un crescendo di azioni e reazioni provocate nell’altro.
È importante comprendere come tali difficoltà non siano anormali, poiché del tutto comprensibili in riferimento al periodo del lockdown.

Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino per ogni soggetto è di fondamentale importanza lo spazio vitale che si ritaglia nell’arco della giornata, avendo la possibilità di affermarsi individualmente nel proprio lavoro e in qualsivoglia contesto di gioco e intrattenimento, che si fa al di fuori delle mura domestiche. Talmente abituati a ciò, non sorprende come una situazione del genere, connotata da chiusura e limitazione della propria libertà, possa creare trambusto e frustrazione all’interno della vita di ognuno. Nei percorsi di psicoterapia online, che il Centro psicologia Torino continua a portare avanti, molti pazienti lamentano un senso di clausura, irritabilità e ansia crescente dovuta al ripiegarsi su sé stessi e all’emergere di antichi conflitti intrapsichici che sembravano ormai superati.
Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino le persone che riescono a trovare un migliore adattamento sono quelle che riescono a prendere il tempo vuoto come fonte di ispirazione per sè stessi, in modo tale da rendere gli attimi che si susseguono utili per il proprio benessere oppure riescono ad investire in attività produttive che torneranno utili per quando tutto ciò finirà.
Per fronteggiare tutte le problematiche viste precedentemente è bene intervenire nettamente all’interno della routine giornaliera, modificando determinati comportamenti rendendoli il più sani possibili.
L’ideale, all’interno dell’arco della giornata, sarebbe mantenere alcune abitudini che avevamo prima del lockdown, come quella di vestirsi quotidianamente, regolare il ritmo sonno/veglia e crearsi una routine di azioni e buone abitudini mper sé e per la propria famiglia.
Per andare incontro a chi ci sta vicino è importante, anche se le dimensioni della propria abitazione sono ristrette, ritagliarsi dei propri spazi, di comune accordo con la persona con cui si divide l’abitazione, che possano fungere da “zona sicura” in cui poter restare da soli con sè stessi nel rispetto della privacy.
Seppur rinchiusi all’interno delle proprie mura, obbligati a stare a contatto con sè stessi molto più frequentemente di prima, vi sono dei soggetti che potrebbero cercare di colmare il disagio indirizzando la propria rabbia a chi si trova all’esterno, ne sono un esempio i trambusti, le polemiche e molte volte gli scoppi d’aggressività verbale, e non, diretti a chi passeggia per strada e a chi sta fuori.
Tale aggressività creata, nella nostra esperienza di psicoterapeuti a Torino, dalla fonte di frustrazione primaria derivante dall’obbligo di dover stare a contatto con il coinquilino più difficile da trattare: noi stessi. È importante, proprio in questo periodo delicato, non lasciarsi prendere da tale aggressività, dando sfogo ad atti negativi e controproducenti, bensì dedicarsi alla riflessione, alla lettura, alla visione di film e l’ascolto di musica che possa riconciliare in qualche modo la riflessione stessa, in modo da disinnescare la rabbia, da contenere l’affettività che rischia di fare perdere il controllo, come emerge nei percorsi di psicoterapia a Torino.

Come Centro psicologia Torino pensiamo che la solitudine potrebbe essere tra gli effetti più devastanti di questo lockdown. Dare compagnia ad amici e parenti che si conosce essere soli, far sentire la propria presenza attraverso i mezzi di telecomunicazione a disposizione, pensiamo davvero che possa essere di grande aiuto per alcune persone. Chi risentirà di più di questo periodo di solitudine saranno sicuramente gli anziani, non facilmente predisposti all’incontro con la tecnologia. Soffriranno moltissimo le non visite e la percezione del pericolo che potrebbero correre ad uscire fuori casa, la mancanza di contatto, la paura generalizzata e l’impotenza che ne segue.
La solitudine può creare stati d’angoscia tendenti ad una forma più depressiva, come vediamo in alcuni percorsi di psicoterapia online. È importante chiedere aiuto se si vivono delle situazioni del genere e consigliare a chi si conosce di farsi dare una mano se sta vivendo periodo di questo tipo. Per queste ragioni come Centro di psicoterapia e psicologia clinica Torino abbiamo pensato di formulare un progetto che offre un ascolto psicologico attraverso telefonate gratuite con uno degli psicologi psicoterapeuti del nostro staff. Sono molte le iniziative di solidarietà che in questo periodo sono state pensate per coloro che soffrono su un piano psicologico e sentono di non reggere il peso emotivo della situazione di emergenza, a partire dai progetti pensati dall’Ordine degli psicologi.
Un supporto psicologico, in queste circostanze può fare molta differenza e condizionare positivamente la percezione soggettiva e i comportamenti, alleggerendo notevolmente il carico emotivo grazie alla condivisione degli stati affettivi ed emozionali.

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