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Incontri sul tema della sessualità in età puberale

Secondo l’odierno programma scolastico le maestre hanno il compito di introdurre il tema della sessualità a partire dalle classi elementari. Essa compare spiegata nei libri di scienze fin dalle prime classi della scuola primaria. La domanda che può sorgere a questo punto è: basta questo provvedimento per far comprendere ai bambini la complessità di una realtà a cui stanno andando incontro e che non sempre viene trattata sul serio? E’ sufficiente il programma scolastico a preparare i bambini alla crescita del proprio corpo, all’accoglimento di una preadolescenza e poi di un’adolescenza che porterà con sé desideri e trasformazioni profonde sul piano fisico e psichico, talvolta difficili da gestire?

Secondo lo psicologo infantile affidarsi ad un programma scolastico può essere rassicurante per chi si trova nel ruolo di educare alla sessualità nelle scuole, ma è una soluzione che non lascia spazio alle domande “fuori programma”.

In questi ultimi anni sono arrivate richieste al Centro psicologia Torino da parte di genitori che si sono ritrovati con tanti dubbi e poche risposte: “chi deve rispondere alle domande dei bambini?” “Cosa bisogna rispondere?” “Quando?” “Sto facendo giusto?”. Sono genitori che hanno avuto la sensazione di essere stati lasciati soli nell’affrontare l’imbarazzo che caratterizza i discorsi sulla sessualità con i propri figli, soprattutto se piccoli. Per aiutare a contenere e risolvere questa ansia a Torino  è stato avviato un percorso di tre incontri di gruppo dallo psicologo infantile del Centro psicologia Torino. Il progetto si è rivolto ai genitori e allievi delle classi di quinta elementare intorno ai temi dell’affettività e della sessualità.

Nel primo incontro lo psicologo infantile si è rivolto ai genitori per ascoltare le loro paure sul tema della sessualità e la loro fatica a parlare di questi argomenti con i figli; questo momento con gli adulti è servito ad accogliere  le insicurezze insite nel ruolo genitoriale, la fatica di sostenere i minori durante la fase di passaggio alla preadolescenza e ad accompagnarli emotivamente durante i cambiamenti che investono il corpo, prima tra tutti la nascita della pulsione sessuale e delle emozioni ad essa correlate. Il secondo incontro è stato organizzato dal Centro di psicoterapia Torino con i bambini delle classi elementari, senza la presenza dei genitori, per permettere loro di esprimersi più liberamente con lo psicologo infantile e far emergere i loro interrogativi, in un clima accogliente e non giudicante. Per facilitare la possibilità di espressione di ognuno, senza doversi esporre troppo ai vissuti di vergogna e imbarazzo davanti al gruppo di pari, lo psicologo infantile, servendosi di una buca delle lettere ha proposto ai ragazzi di raccontarsi nei propri dubbi, paure, domande, scrivendo dei biglitti anonimi, garanti della propria riservatezza. Il terzo ed ultimo incontro  ha messo insieme genitori e figli delle classi di quinta elementare, per condividere le risposte alle loro domande sull’affettività e sulla sessualità, per fare esperienza di una relazione di fiducia tra adulti e minori all’interno del gruppo condotto dallo psicologo infantile.

Questo articolo del Centro psicoterapia Torino nasce dall’idea di codividere l’esperienza del percorso di incontri di gruppo, dal momento che crediamo che il lettore, ancor più se genitore, possa ritrovarsi nei vissuti emersi  che accomunano le trasformazioni in questa fascia di età dei propri figli. Sentire di non essere i soli ad avere dubbi e incertezze nella relazione con i figli sul tema della sessualità, crediamo come psicoterapeuti psicologi a Torino, possa alleggerire dal peso di sentirsi inadeguati e impreparati di fronte ai cambiamenti che l’adolescenza porta con sé, talvolta in modo inaspettato e irruento, lasciando i genitori impreparati.

Questo articolo del Centro psicoterapia Torino nasce grazie alla collaborazione tra lo psicologo consulente che, nel ruolo di psicologo infantile ha condotto gli incontri di gruppo con genitori e bambini e la psicologa tirocinante dell’Università degli Studi di Torino, che lo ha affiancato come osservatrice, per trarre delle considerazioni sull’esperienza della genitorialità con figli in età puberale, ingaggiati nel difficile compito evolutivo di gestire le pulsioni sessuali e la turbolenza emotiva ad esse collegata.

Le domande che sono emerse dai genitori sono accompagnate dalla delusione per il ruolo educativo degli insegnanti, in quanto secondo loro, la scuola non è riuscita a svolgere un’educazione sessuale soddisfacente. Psicologi a Torino sostengono infatti che la sessualità non debba essere trattata puramente come fatto biologico e scientifico, per questa ragione un capitolo del libro di scienze non basta per affrontare l’argomento. D’altro canto la scuola deve trattare i programma didattico e non sempre ha le risorse o la possibilità di occuparsi in maniera approfondita delle componenti profonde di temi che pertengono alla sfera psicologica, per sostenere lo sviluppo della personalità in formazione dei ragazzi. Far finta che la sessualità non porti con sé delle implicazioni emotive, significa continuare a mantenere quella barriera di forte imbarazzo che creerà sempre più difficoltà ad affrontare tali argomenti. Il Centro psicologia Torino ha preso in carico la richiesta di questi genitori con lo scopo primario di sciogliere l’imbarazzo e le difficoltà comunicative tra genitori e figli dei discorsi che riguardano questa sfera tematica. Come psicoterapeuti psicologi a Torino pensiamo infatti che oggigiorno non sia difficile per i ragazzi recuperare informazioni sulla sessualità, anche attraverso i mezzi tecnologici di internet e i social, anzi i contenuti sull’argomento sono in esubero, ma il modo in cui queste tematiche vengono trattate non sempre è quello giusto, talvolta troppo tecnico, altre volte superficiale o volgare. Il bisogno dei ragazzi oggigiorno non è più come per le passate generazioni di preadolescenti quello di colmare lacune conoscitive. Nell’ottica del Centro psicologia Torino, come constatiamo quotidianamente nei percorsi di psicoterapia o nei colloqui all’interno dello Sportello psicologico a scuola, il bisogno dei ragazzi è quello di integrare dentro di sè la sfera fisico-pulsionale con la sfera emotiva. Come psicoterapeuti psicologi a Torino  pensiamo che il preadolescente ha bisogno di relazionarsi serenamente con un adulto autorevole e poter parlare di ciò che sente, sia nel corpo che nella mente: della paura nel rapporto con l’altro sesso, dei dubbi rispetto a sè e ai suoi desideri. L’adulto può essere il genitore dello stesso sesso con cui condivide esperienze simili, può essere un insegnante o un educatore, non necessariamente lo psicologo infantile, ma qualcuno disposto ad essere aperto al ragazzo, che non si spaventa e non critica, ma semplicemente sa ascoltare e capire. Come abbiamo constatato in questa esperienza formativa, spesso i genitori sono impauriti e vorrebbero delegare questi aspetti alla scuola.

Da questi incontri con lo psicologo infantile è emerso che uno dei motivi dell’ansia di genitori e insegnanti a Torino è dato dal fatto che valutano come pericoloso affrontare il tema del sesso con i bambini, come se diventasse un incoraggiamento all’esuberanza sessuale, che secondo determinate idee andrebbe controllata e non assecondata. Tuttavia tale visione ignora che, detto o non detto, l’istinto sessuale è presente in tutti gli individui, anche bambini, e ignorare questo dato di fatto ha il solo scopo di tranquillizzare l’adulto.

Ascoltando le domande che sono state portate dai genitori al Centro psicologia Torino, si evince un senso inadeguatezza nell’affrontare l’argomento, i dubbi non sono sui contenuti concreti delle risposte da dare quanto sull’opportunità o meno di darle, quando e come. Esperienza comune nei genitori è il sentirsi poco disinvolti e di conseguenza sottrarsi alle domande dei bambini oppure affrontare l’argomento solamente in modo ironico e giocoso per sviare un confronto più intimo. A volte, pur di non parlare realmente di sesso con figli, si parla d’altro, come dei fiori e delle api o della cicogna, soprattutto con i bimbi più piccoli. Questo atteggiamento secondo psicologi a Torino contribuisce a confondere le idee dei bambini e ad incrementare la convinzione che del sesso non bisogna parlare e non bisogna saperne troppo. Spesso, nella nostra esperienza di psicoterapeuti a Torino, i bambini ne sanno molto di più sulla sessualità di quanto i genitori immaginino, ma il pudore sull’argomento li rende chiusi nel domandare, sopprattutto se sentono imbarazzo o distanza da parte del loro interlocutore. Alcuni genitori hanno potuto raccontare che, a seguito di esperienze personali dolorose nella loro preadolescenza, hanno la tendenza a voler proteggere i propri figli e quindi pongono limiti e divieti nell’educazione sessuale e i discorsi intorno al sesso sono affrontati attraverso mille raccomandazioni. Nel rapporto con lo psicologo infantile e con gli altri genitori, il gruppo di lavoro riesce a capire che in questo modo si trasmettono vissuti di ansia ai propri figli e la sessualità rischia di diventare una tematica che suscita paura. Neanche il linguaggio prettamente scientifico risulta adeguato, per quanto corretto, per descrivere un tipo di esperienza che in realtà è molto complessa e piena di sfaccettature emotive. Ci si domanda come mai, quindi, spesso gli adulti si sentano incapaci e non abbastanza informati da trattare l’argomento con i figli. Possono parlare di tante cose che non conoscono a fondo, senza per questo sentirsi in difetto. Proprio perché il sesso appartiene a chiunque, qualsiasi adulto potrebbe essere in grado di parlarne tranquillamente con i figli. Eppure si richiede l’intervento di uno psicologo infantile, come in questo caso, che comunque non è più tecnico di quanto lo siano i genitori stessi ma forse solo più sereno nel parlare liberamente dell’argomento.

Quello che risulta centrale secondo il Centro psicologia Torino è non avere timore delle domande dei bambini, non soffocarle e non trasmettere la sensazione che siano argomenti indicibili e di cui avere paura. La sessualità è una tematica con cui in qualche modo i bambini verranno in contatto, chi prima chi dopo, tramite i media o parlandone con amici o per esperienze personali. E’ opportuno, in definitiva, rispondere tranquillamente ad ogni domanda dei bambini esattamente nel momento in cui viene posta. C’è un tempo per ogni cosa e il tempo giusto in questo caso è quando c’è segno di interesse da parte dei più piccoli, anche se nulla vieta di poterne tranquillamente parlare anche in altre occasioni. Ciò che riteniamo più importante come psicoterapeuti psicologi a Torino è ascoltare ciò che passa nella relazione tra genitore e figlio, per potersi adattare ai suoi bisogni emotivi in un dato momento, senza forzature nel decidere arbitrariamente quando è “giusto” parlarne. Crediamo inoltre come psicologi a Torino che la maggiore o minore serenità di trattare l’argomento con il proprio figlio sia legata alla propria esperienza personale con la sessualità, alla propria storia di vita e agli eventi che l’hanno condizionata, come capita per le altre sfere intime della personalità. E’ naturale come adulti responsabili voler proteggere i propri figli maggiormente da quelle esperienze che possono averci segnato, ma è anche necessario distinguere tra sé stessi e il bambino, per potersi adattare più autenticamente ai suoi bisogni.

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I limiti

La parola “limite” deriva dal latino “limes” e “limen”; il primo significa “barriera”, il secondo “soglia”, intesa come un passaggio. Da questi significati si evince quanto sia un costrutto complesso e ambivalente, racchiudendo in sé sia vincoli che possibilità: è il momento in cui una cosa finisce o l’attimo in cui inizia. Lo psicologo infantile ritiene che i limiti abbiano una funzione importante nello sviluppo dell’identità personale, in quanto consentono di porre dei paletti entro i quali sviluppare la propria esistenza, nonché necessari per modulare le relazioni di ogni individuo.

Entrando più a fondo in merito al significato del “limite”, il Centro psicologia Torino ritiene che venga generalmente associata ad esso una connotazione negativa: “limitare” può significare togliere qualcosa. Tuttavia come psicoterapeuti psicologi a Torino riconosciamo nel limite una connotazione positiva quando pone una distanza da una situazione di sofferenza: in questo caso allora diventa un’indicazione da non scavalcare che ha la funzione di proteggere. Si pensi alla capacità di contenere le emozioni che permette di limitare gli eccessi (per esempio di rabbia). In alternativa il limite può essere un ostacolo da superare configurandosi anche come uno stimolo per cambiamenti positivi.

Nel ruolo di genitori, secondo la prospettiva del Centro psicoterapia Torino, assume un rilievo centrale la questione delle regole entro cui indirizzare l’educazione dei figli; infatti queste consentono il giusto contenimento comportamentale ed emotivo dei bambini, in particolare degli adolescenti. Nello specifico, è importante che le regole imposte dalla coppia genitoriale siano flessibili, soprattutto quando comincia ad emergere il bisogno da parte dei figli di sperimentarsi nel sociale e ribellarsi ai modelli familiari, tipiche necessità evolutive dell’adolescenza. I limiti sono necessari alla crescita, devono essere chiari e coerenti nel tempo, ben definiti ma dati con affetto. Queste tematiche emergono nel lavoro di sostegno alla genitorialità (terapia di coppia genitoriale) che, come psicoterapeuti psicologi a Torino riteniamo spesso utile proporre agli adulti di riferimento per sostenere il lavoro di psicoterapia del minore. I ragazzi in adolescenza hanno il bisogno di alternarsi tra l’affetto e la sicurezza familiare, e l’esperienza del nuovo con i coetanei. In questo senso i confini devono potersi modificare e adattare alle diverse esigenze, anche nello stesso tempo. I ragazzi in questo modo possono affidarsi e fidarsi di tali regole e nello stesso tempo imparare come superarle, così che possano costruirsi una propria identità individuale.

Tuttavia al Centro psicologia Torino è stato rilevato, in particolare lavorando in progetti di terapia familiare, che ultimamente le esigenze delle persone sono cambiate. Anni fa era presente una cultura educativa più incentrata sull’autorità paterna e sul contenimento degli eccessi dei figli. Attualmente, invece, emerge una maggiore volontà di adattarsi alle richieste dei figli, assecondando il loro bisogno di autonomia e di sperimentare una certa libertà. La società attuale si è allontanata dagli approcci di un’educazione colpevolizzante nei confronti dei figli, al contrario è presente l’idea che i desideri e le richieste espresse dagli stessi siano bisogni da soddisfare come emerge nel lavoro con i genitori (terapia di coppia genitoriale). Secondo lo psicologo infantile del Centro psicoterapia Torino questo atteggiamento se da una parte agevola la crescita individuale dei ragazzi, dall’altro lato rischia che vengano proiettate sui figli aspettative troppo elevate. Psicologi a Torino hanno dimostrato infatti che un eccessivo investimento sulla prole può causare sui figli ansia da prestazione e conseguente vergogna e sensi di colpa nel caso queste aspettative non riescano ad essere soddisfatte. Si è quindi ribaltata l’ottica secondo la quale i figli devono fare e devono essere in un certo modo per i genitori, piuttosto sono i genitori che devono seguire le necessità dei figli e soddisfarle il più possibile per permettere che loro si realizzino. Questo cambiamento di prospettiva è frutto di un cambiamento culturale, ma anche affettivo e relazionale nei rapporti familiari. Infatti, nella società odierna l’adolescente non ha più tanto il bisogno come nelle passate generazioni di trasgredire le regole per distanziarsi dai genitori e crearsi una propria individualità: assistiamo come psicoterapeuti psicologi a Torino a nuove dinamiche relazionali caratterizzate dalla delusione delle aspettative dei genitori che investono molto sui figli e ragazzi delusi da sé stessi che pretendono molto e non tollerano le proprie mancanze e fragilità. Presso il Centro psicoterapia Torino crediamo che il ruolo genitoriale sia sempre quello di contenere i vissuti negativi dei figli, ma lo scopo in particolare è quello di proteggerli dalle delusioni proprie e degli altri, prevenendo così l’insorgere di ansia e depressione  che a Torino osserviamo sempre di più appartenere al mondo giovanile. In sintesi, nell’esperienza dello psicologo infantile, i limiti che ad oggi sono chiamati a porre i genitori riguardano per lo più le esigenze eccessive di popolarità nella società, esibizionismo e individualismo. Si tratta di dare un contenimento alla vergogna, sentimento sempre più presente nei ragazzi.

Nel caso in cui si dovessero presentare delle difficoltà di adattamento alle nuove modalità educative delle nuove generazioni, può essere utile un percorso di Terapia familiare e counseling psicologico presso il Centro psicologia Torino. Imparare come e dove porre le giuste regole e allo stesso tempo comprendere quali siano i bisogni profondi espressi dai figli deve essere un obiettivo primario per i genitori per garantire benessere familiare. Troppo spesso, da un lato il dare limiti e dall’altro lato il saper ascoltare e seguire le inclinazioni e i bisogni individuali di un figlio, vengono vissuti come due funzioni in conflitto tra di loro. Nel lavoro di sostegno alla genitorialità (terapia di coppia genitoriale) è possibile conciliare queste due funzioni dentro di sè al fine si relazionarsi in maniera più efficace e serena con i figli. In psicologia clinica la funzione dell’ascolto e dell’accoglienza viene definita “funzione materna”, mentre il dare regole e limiti viene definita “funzione paterna”, ma entrambi i genitori possiedono dentro di sè queste due diverse modalità relazionali ed è importante che riescano ad esprimerle in modo armonico e funzionale.

A livello sociale i rapporti si basano su scambi mediati da limiti, siano essi impliciti o espliciti. Come psicoterapeuti psicologi a Torino pensiamo che le relazioni si configurino come un’apertura dei limiti dell’individuo: per poter incontrare l’altro è necessario estendere i propri confini e renderli adatti ad uno scambio reciproco. La psicologia clinica ci insegna che gli individui si muovono nella società anche grazie ai pregiudizi, costituiti da visioni limitate della realtà, ma che consentono di direzionare ed organizzare le esperienze della vita. Infatti le categorie, in quanto visioni pregiudizievoli, sono delimitate da definizioni che permettono un primo contatto con la realtà, direzionando la conoscenza e non solo limitandola. Da queste constatazioni si evince quanto siano importanti i limiti per la vita dell’individuo e del suo esistere nella società. E’ utile ricordare che, secondo la prospettiva del Centro psicologia Torino, la sanità e il benessere soggettivo si basano sulla capacità di essere a contatto con la realtà e accettarne quindi i limiti. Al contrario la perdita dei propri limiti può causare una compromissione del Sé e profonda sofferenza i cui sintomi possono manifestarsi in variate forme come ansia e depressione come vediamo a Torino, o dipendenze da droghe o dal cibo rendendo in alcuni casi necessario l’intervento di uno psicologo dei disturbi alimentari.

Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino quando i limiti vengono interiorizzati e integrati nella struttura di personalità svolgono l’importante funzione di bussola interna che orienta il proprio modo di vivere e relazionarsi con gli altri limitando il livello di ansia: solo quando i limiti sono troppo rigidi possono essere un ostacolo all’espressione di sé, come spesso constatiamo nei percorsi di psicoterapia a Torino. Un’altra funzione importante che lo psicologo infantile attribuisce ai limiti, in quanto confini, entra in gioco nelle dinamiche presenti nel nucleo familiare, proprio perché permette di definire i diversi ruoli e definisce le diverse generazioni. Arbitrariamente si considera la nascita di una nuova famiglia quando si forma una coppia, nel momento in cui questa va a convivere o si sposa. Il primo compito della nuova famiglia è proprio quello di stabilire i confini dalle rispettive famiglie di origine  per definire il proprio nucleo e, come vediamo nel lavoro di terapia di coppia può non essere facile affrontare questo cambiamento di funzioni e di ruoli. La fatica di separarsi può appartenere sia alla neo coppia o ad uno dei suoi membri, sia ai rispettivi genitori che non riescono a riconoscere l’indipendenza dei figli ormai adulti. Il Centro psicologia Torino possiede le competenze adatte per aiutare le giovani coppie ad affrontare i compiti evolutivi correlati alla separazione affettiva dalla famiglia d’origine, quando siano presenti dei rallentamenti o dei blocchi che creano malessere o conflitti: la terapia di coppia può aiutare a identificare in che momento e perché sono sorte determinate problematiche, per poi comprendere ciò di cui si ha realmente bisogno per ristabilire l’equilibrio nella coppia e non permanere in una condizione di dipendenza affettiva. Infatti, nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino solo se si è arrivati a stabilire una giusta alleanza tra i partner e se questi hanno raggiunto l’indipendenza dalle famiglie di origine, si rende possibile la trasformazione dei confini per l’accoglimento dei figli in modo funzionale al benessere psicologico. Questo passaggio pone le radici nei cambiamenti dei confini: sapere dove finisce l’ambito coppia e dove inizia quello dei genitori, mantenendosi comunque figli nello stesso momento. Come spiega lo psicologo infantile anche i figli stessi della coppia sono chiamati in causa nella creazione di confini flessibili orizzontali: quelli esistenti tra fratelli e sorelle. Si tratta infatti di legami che durano tutta la vita e che possono subire profonde mutazioni nel tempo.

Infine i figli, una volta divenuti adulti, lasceranno la casa di origine. Inizia allora per i genitori il vissuto che in psicologia clinica viene chiamato il nido vuoto: dovranno creare una “nuova” coppia ristabilendo ancora una volta confini diversi. Ci saranno in questa fase nuovi bisogni, una nuova riapertura la sociale e sarà necessario porre dei limiti al ruolo genitoriale e quello di nonni.

In conclusione questo articolo del Centro psicologia Torino, ha l’obiettivo di porre l’attenzione su alcune dinamiche e funzionamenti impliciti che se compromessi, non sono facili da riconoscere. Consideriamo sia importante risaltare il ruolo altamente positivo che hanno nella formazione sana della personalità e delle relazioni, che spesso viene ignorato e sottovalutato. Tramite le varie terapie che il Centro psicologia Torino propone, siano esse individuali, di coppia o Terapia familiare o Terapia di gruppo, si invitano quindi le persone a riflettere su tali tematiche e prendere coscienze di eventuali confusioni di confini del Sé e dei ruoli familiari.

I pregiudizi sociali che soffocano il maschile

Nella nostra società è possibile imbattersi in alcuni pregiudizi per quel che concerne l’educazione dei figli di sesso maschile o femminile, dovuti a false convinzioni rinforzate dalla cultura d’appartenenza. Questo articolo del Centro psicoterapia Torino ha l’obiettivo di focalizzare l’attenzione sugli stereotipi associati al sesso maschile e fare chiarezza sulle conseguenze negative che questi pregiudizi possono comportare.

In linea generale molte difficoltà sono state rilevate, da vari studi di psicologi a Torino, dovute alla tendenza a scindere in maniera assolutista ciò che è per i maschi, e quindi ciò che deve essere generalmente maschile, da ciò che è per le femmine. Un esempio lampante è dato dalla comune propensione nella nostra cultura a considerare le tematiche che toccano la sfera emotiva come prettamente femminili: sembra che un uomo per essere tale debba rifuggire l’intimità relazionale, favorendo argomenti “esterni” alla sfera emotiva e maggiormente legati al ruolo sociale, come ad esempio la professione. Tali tendenze, nella nostra esperienza di psicologi psicoterapeuti a Torino possono portare gli individui di sesso maschile ad allontanarsi dalla propria sensibilità comportando una grossa limitazione nello sviluppo della propria personalità. Questo atteggiamento in molti casi può sostenere e rafforzare i disturbi legati all’ansia. Nello specifico pare che gli uomini non debbano piangere e mostrare i loro sentimenti perché considerati, altrimenti, deboli, ma la negazione delle proprie paure è in molti casi controproducente e rischia di aumentare il livello di ansia. Nell’esperienza dello psicologo infantile questo insegnamento al bambino da parte dei genitori può arrivare attraverso la comunicazione diretta ma anche attraverso le aspettative nutrite verso il figlio maschio e l’idea stereotipata di come dovrebbe essere. Il piangere viene socialmente associato alla fragilità, sentimento già di per sé non facile da ascoltare, ancora di più per l’uomo che è stato educato fin da piccolo a non doversi comportare come “una femminuccia”e sente di non avere il diritto di esprimere le insicurezze emotive. Il rischio per l’uomo è quello di sentirsi inadeguato di fronte a certe esperienze emotive, con il timore di incontrare giudizi negativi da parte degli altri e criticandosi in prima persona, come ci viene spesso riportato nei percorsi di psicoterapia a Torino. In alcune famiglie i bambini vengono educati a non piangere, venendo invece socialmente più accettate da parte dei maschi le reazioni di rabbia, sentimento questo associato alla “forza”. Per tale motivo è possibile che in età adulta bambini che sono stati soggetti a questo tipo di educazione tendano a manifestare la propria sofferenza attraverso reazioni rabbiose. Lo psicologo infantile ritiene che in queste situazioni possa mancare un vocabolario interno sulle emozioni, in particolare la tristezza e il senso di impotenza e questa mancanza non consente di esprimere in parole ciò che si prova. Può essere allora importante per queste persone intraprendere un percorso di psicoterapia a Torino mirato al ritrovamento di aspetti di sé anticamente dimenticati e rigettati.

Un altro pregiudizio sociale è quello secondo il quale un vero uomo non deve chiedere mai aiuto. Questo comporta che i maschi, in situazioni di sofferenza e crisi emotiva, siano portati a credere di dovercela fare da soli, subendo una condizione di solitudine e debole autonomia. Troppo spesso vediamo  al Centro di psicologia Torino che tali credenze portano ad una sempre maggiore difficoltà a gestire il proprio stress e l’ansia appoggiandosi a comportamenti disfunzionali. Nella nostra esperienza di psicoterapeuti a Torino queste persone rischiano di fare ricorso alla negazione del proprio disagio o in casi estremi alla violenza, come agito per comunicare la propria sofferenza. Come psicologi a Torino, all’interno del centro di psicologia clinica Torino, possiamo offrire i giusti strumenti per gestire ed elaborare l’affettività, attraverso un percorso individualizzato e costruito sulla soggettività e storia personale del paziente, al fine di favorire una completa espressione emotiva e comprensione di sé stessi.

Presso il Centro di psicoterapia Torino riteniamo rivesta un ruolo importante la società nel contribuire all’affermarsi di certi stereotipi, a partire dal modello educativo familiare d’appartenenza. Appare in quest’ottica utile dare dignità al saper chiedere aiuto, anche per i ragazzi, ricordando quanto possa essere pericolosa la solitudine in condizioni di difficoltà emotiva. Il Centro Psicologia Torino offre un contribuito tramite sportelli d’ascolto scolastici come servizio di supporto psicologico disponibile sul territorio, anche al fine di favorire un’opinione pubblica positiva per quel che concerne il poter farsi aiutare.

Nel Centro di psicoterapia Torino emerge dai colloqui di counseling un altro pregiudizio che accomuna molti giovani maschi: per essere un ragazzo di valore quello che conta è avere più partner sessualmente disponibili piuttosto che instaurare legami amorosi intimi e stabili. Questo “bias” mentale ha origini lontane nel tempo, si pensi a Don Giovanni e Casanova. Tuttavia viene mantenuto e promulgato attualmente attraverso messaggi sociali, la diffusione della pornografia ne è un esempio, in quanto si focalizza in maniera prevalente su una logica puramente pulsionale. Una delle conseguenze che osserviamo nei colloqui di psicoterapia Torino con adolescenti maschi è quella di compromettere la capacità di instaurare relazioni intime in cui entrino in gioco bisogni profondi.

Infine, un’altra impostazione mentale diffusa è la correlazione tra potere e successo per i maschi. Com’è stato accennato in precedenza nell’articolo, è scontato che l’uomo debba mostrarsi “forte” e “potente”. Tuttavia, l’ottenimento di questi requisiti avviene spesso facendo ricorso alla prepotenza e alla violenza. Si pensi al fenomeno del bullismo, che lo psicologo infantile ritiene una modalità disfunzionale adottata per prevalere sugli altri, ottenere successo e sentirsi potenti. Nella nostra esperienza di psicologi a Torino infatti emerge quanto in realtà chi diviene protagonista bullo nasconda una condizione di sofferenza emotiva, evidenziando un’impossibilità di fare emergere le proprie insicurezze e chiedere aiuto.

Risulta urgente in quest’ottica intervenire a livello sociale tramite programmi educativi al fine di smontare tali circoli viziosi mentali che non fanno altro che fomentare credenze e comportamenti solo apparentemente soddisfacenti, ma che non costituiscono modalità reali di crescita personale, oltre che creare danni anche gravi per sé stessi e altre persone.

Può essere utile, infine, smussare la rigida distanza che si pone tra come deve essere un maschio e come deve essere una femmina, aprendosi all’idea che anche un uomo può e deve avere caratteristiche ritenute tipicamente femminili, si pensi appunto alla capacità di ascolto empatico e alla possibilità di concedersi di piangere e di chiedere aiuto in caso di bisogno. Queste qualità possono essere sviluppate attraverso un percorso di psicoterapia a Torino con l’intento di valorizzare la propria sensibilità e liberare dal senso di vergogna.

Per quel che riguarda un intervento a livello personale riteniamo opportuno, nei casi in cui si senta una certa fatica e sofferenza nel connettersi con le proprie fragilità, di intraprendere un percorso di psicoterapia a Torino. In alcuni casi l’uomo necessita di integrare i propri lati “femminili” senza timore di perdere la propria identità maschile ed evitando di negare le proprie emozioni.

Per concludere la virilità, il potere, la sicurezza e l’autonomia sono qualità che non prescindono dal proprio lato più sensibile, è invece utile integrare l’ampio spettro delle proprie emozioni all’interno della propria personalità per l’affermazione di un’identità di genere stabile che non subisca i condizionamenti degli stereotipi esplicati in precedenza.

 

Timidezza e vergogna: disturbo evitante di personalità

Presso il Centro psicoterapia Torino negli ultimi anni abbiamo ricevuto sempre maggiori richieste di consultazione (counseling psicologico) per difficoltà legate alla relazione e al rapporto sociale, da parte di bambini, ragazzi ma anche giovani adulti. Queste persone quando descrivono il loro disagio emotivo comunicano una grande timidezza e inibizione nei rapporti extrafamiliari, paura del giudizio e vergogna nell’avvicinarsi all’ “altro”, con la conseguente tendenza a chiudersi in sé stesse ed evitare il più possibile contesti sociali.images (2)

Come psicoterapeuti psicologi a Torino riflettiamo sull’aumento del disturbo evitante di personalità soprattutto nelle giovani generazioni, che causa disturbi di ansia, una tendenza che ha correlazioni con i cambiamenti sociali, un’educazione che sostiene lo sviluppo di un maggior individualismo, la diminuzione dei rapporti umani con l’avvento delle nuove tecnologie e un impoverimento delle situazioni di intimità emotiva.

Naturalmente “la fobia sociale” è sempre esistita, ma presso il Centro psicologia Torino vengono richiesti molto più spesso che in passato  interventi di psicoterapia legati a problematiche relazionali che si manifestano con diverse sintomatologie. Vediamo arrivare genitori disperati per la fobia scolare del proprio figlio/a (alla cui base c’è una grande angoscia nella relazioni con i compagni e con gli insegnanti) che naturalmente comporta uno stravolgimento degli equilibri familiari, poiché spesso il minore fobico tende a chiudersi in casa o ridurre la frequentazione anche di altri ambienti sociali; la relazione con la scuola resta l’oggetto principale delle paure, paure che possono esprimersi con veri e propri attacchi di panico che rendono la vita del ragazzo/a molto difficile.

Notiamo altresì un aumento della domanda di psicoterapia a Torino da parte di adolescenti e giovani adulti che abusano sostanze e rischiano di cadere nella dipendenza da alcol o droghe leggere, utilizzate perlopiù nel weekend in concomitanza con i momenti sociali, come antidoto contro la timidezza, la paura nell’approccio con l’altro sesso, il timore di non essere accettati; nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino, in alcuni di questi casi l’uso non viene più circoscritto al fine settimana, all’occasione particolare di una festa, ma esteso ad altre situazioni sociali nel contesto lavorativo o di vita della persona. Quello che fa scattare il bisogno di fare uso di qualche sostanza è soprattutto la grande paura di fronte ad una richiesta di prestazione, che sia un compito, un lavoro o un momento di confronto in cui ci si sente valutati, infatti l’aspettativa nei propri confronti genera ansia e senso di inadeguatezza, aumentando il disagio nel rapporto con gli altri. Come emerge quotidianamente dal nostro lavoro presso il Centro psicologia a Torino, l’altro grande tema di disagio psicologico ai tempi odierni sembra essere proprio l’ansia da prestazione intesa in senso lato. Gli elementi che spiccano nei percorsi di psicoterapia sono la fatica di trovare il proprio posto in una società in cui il fare e l’apparire hanno preso il posto dell’essere ed è sempre più presente la paura di non riuscire a sostenere le aspettative familiari e sociali; questi vissuti legati alla sfera narcisistica si accompagnano spesso ai sintomi del disturbo evitante di personalità e rendono il quadro ancora più complesso, come riscontriamo nel lavoro di psicologia clinica a Torino.

Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino l’ansia e la vergogna, il senso di inadeguatezza di fronte all’idea del “dover essere” sono temi quasi sempre presenti anche quando trattiamo in psicoterapia giovani che non presentano una vera e propria fobia sociale. Spesso i ragazzi ci raccontano come sia più semplice intrattenere relazioni attraverso i social, dove nello scoprirsi si sente in minor misura lo sguardo dell’altro, perchè il mezzo del computer o del telefonino permettono di mantenere una certa distanza rispetto al contatto vis a vì. Attraverso i social è più facile trasmettere una certa immagine sociale di sè, senza esporsi in prima persona ma bensì costruendo a tavolino il modo in cui ci si vuole presentare al mondo, liberandosi delle emozioni spiacevoli che inibiscono e rendono timidi in un contesto relazionale classico.

Come psicoterapeuti psicologi a Torino  vediamo in questi diversi esempi di disagio giovanile che sembrano essere in aumento oggigiorno ( la fobia scolare, l’abuso di sostanze, l’utilizzo eccessivo o esclusivo delle nuove tecnologie) una conferma di come nella nostra società ci sia minore allenamento rispetto al passato alle relazioni personali intime, come sia sempre più difficile reggere i sentimenti di imbarazzo, vergogna e timore del giudizio, che in varia misura emergono quando si entra in contatto con persone esterne all’ambito familiare. Come psicoterapeuti psicologi a Torino quando ci viene richiesta una consulenza (counseling psicologico) per un problema di natura relazionale riteniamo molto importante effettuare una diagnosi differenziale rispetto ad altri disturbi, dal momento che in psicologia clinica lo stesso sintomo può sottendere differenti strutture di personalità e richiedere di conseguenza interventi diversi di psicoterapia. Alla luce di ciò i primi colloqui di valutazione psicologica assumono presso il Centro psicologia Torino un grosso valore poichè permettono di analizzare i bisogni della persona e rispondere alle sue necessità in modo adeguato e mirato. Di seguito proveremo a spiegare cosa intendiamo.

Paziente evitante- paziente fobico

Anche se non sono presenti sufficienti ricerche a proposito, in questo articolo del Centro di psicoterapia e psicologia Torino  riteniamo  sovrapponibili il disturbo evitante di personalità e la fobia sociale generalizzata, come sostenuto da diversi autori (Dahl,Suthrland,Frances,Widiger).

Come psicoterapeuti psicologi a Torino riteniamo che la timidezza e l’evitamento (evitamento del danno nel modello di Cloninger) che difendono dall’imbarazzo e dal timore del fallimento e dell’umiliazione sono tratti centrali nel disturbo evitante di personalità. Nel quotidiano lavoro di psicologia clinica che svolgiamo a Torino, in questo quadro diagnostico la vergogna sembra essere l’esperienza affettiva centrale. La vergona e l’espressione del sé sono connesse tra loro: il timore è di rivelare aspetti di sé che possono rendere vulnerabili. La vergogna è strettamente connessa all’ideale dell’Io (vissuti di inadeguatezza) a differenza della colpa che viene correlata all’istanza del Super-io. Questo cosa significa? Che quanto più ho delle aspettative elevate rispetto a chi voglio essere o diventare, tanto più soffrirò i fallimenti e vivrò come irraggiungibile l’ideale di persona che penso di dover essere per venire accettato dal mondo. Nella nostra società dove le aspettative sociali e genitoriali verso i ragazzi sono sempre più elevate è comprensibile come siano in aumento i disturbi legati al senso di inadeguatezza. Presso il Centro psicologia a Torino nel lavoro di psicoterapia con i minori e nel lavoro di sostegno alla genitorialità  (terapia di coppia genitoriale) sono temi quotidiani l’ansia da prestazione e la paura dei voti scolastici negativi, fin dalle elementari, come osserva lo psicologo infantile. Questi pazienti si ritirano dunque dalle relazioni sociali per il bisogno di nascondersi dall’affetto della vergogna che provano con un’elevata intensità.

Lo psicologo infantile riconduce il vissuto della vergogna a differenti esperienze evolutive in varie età: è certamente presente quando compare l’angoscia per l’estraneo attorno all’ottavo mese e ed è legata all’interiorizzazione dei rimproveri in seguito ad incidenti relativi al controllo sfinterico, come ci riportano i testi di letteratura psicoanalitica. Secondo la teoria dell’attaccamento lo stile di attaccamento evitante deriva dall’eperienza del bambino di essersi sentito rifiutato dal genitore, che comporta il successivo timore di sviluppare relazioni d’amore. Quello che possiamo riportare dalla nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino è che spesso la sensazione di questi pazienti è di aver avuto bisogni evolutivi eccessivi o inappropriati.

Paziente evitante- paziente schizoide

Anche nel disturbo schizoide di personalità la caratteristica principale è la difficoltà a costruire relazioni significative, ma è assente il desiderio di farlo. Nella nostra esperienza di psicoterapeuti a Torino chi soffre di questo disturbo cerca di limitare i rapporti con gli altri: la tendenza è di avere pochi amici e comunque a non stabilire un legame di confidenza, la scelta cade su lavori in cui non sia presente contatto sociale, generalmente non vengono costruite una famiglia nè relazioni intime. Questi individui si presentano nei primi colloqui presso il Centro psicoterapia Torino come freddi e possono apparire timidi come chi soffre di un disturbo evitante. Ma nel proseguo della consultazione (counseling psicologico) si evidenzia che dietro a questo comportamento riservato è presente un disinteresse alle critiche o all’approvazione ricevuti dall’esterno, come se i sentimenti degli altri risultassero indifferenti. La persona che presenta un disturbo schizoide prova un senso di lontananza, distacco nei confronti di chi è attorno e non mostra interesse ad instaurare legami profondi con persone reali, come racconta in psicoterapia. Queste persone possono essere coinvolte nel loro lavoro e nello studio, attratte da interessi atratti come la filosofia o la matematica; ma si sentono indifferenti e anaffettive, forse per una incapacità a riconoscere le proprie emozioni e quelle degli altri e la loro la tendenza ad isolarsi non è causa di particolare sofferenza. Il paziente evitante a differenza del paziente schizoide desidera relazioni personali anche se ne è spaventato: teme di essere rifiutato e quindi evita le situazioni sociali. Presso il Centro psicologia Torino abbiamo tuttavia ritrovato in letteratura delle critiche alla distinzione classica tra i due disturbi, che anche nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino non sempre appaiono sufficientemente distinti: Reich e Noyes (1986) trovano che molti pazienti con disturbo schizoide soddisfano anche i criteri diagnostici del disturbo evitante. Revisione dei criteri diagnostici si ritrovano nel DSM 4 dove viene posta maggiore enfasi sulla paura dell’umiliazione, dell’imbarazzo e del rifiuto, in questa descrizione l’entità diagnostica si avvicina maggiormente alla personalità fobica. Il disturbo evitante di personalità apparterrebbe all’area delle nevrosi mentre il disturbo schizoide farebbe parte dell’area borderline.

Paziente evitante- paziente narcisista

Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino un’altra importante distinzione va fatta tra chi soffre di un disturbo evitante di personalità e chi possiede una personalità di tipo narcisistico. Nella persona evitante la centralità del sentimento della vergogna configura un nesso psicodinamico con il narcisismo (in particolare il tipo ipervigile), ma spesso i pazienti narcisisti a differenza di quelli evitanti mostrano un senso di giustificazione e grandiosità. Presso il Centro psicologia a Torino con narcisismo intendiamo la tendenza a mettere al primo posto come oggetto di interesse sè stesso con un atteggiamento psicologico di continua ricerca di ammirazione e autocompiacimento, mentre l’interesse per gli altri occupa uno spazio molto minore, anzi la tendenza è di svalutarne i comportamenti e il valore personale. In tal senso il narcisista quando non ottiene il riconoscimento che desidera può provare un grande senso di vergogna come il paziente evitante. Come psicologi a Torino vorremmo sottolineare che esiste un “narcisismo sano” inteso come amore per sè stessi che si differenzia dalla diagnosi di narcisismo, in cui la tendenza è ad amplificare le proprie qualità e le proprie capacità e in cui manca la capacità di riconoscere e percepire i sentimenti degli altri. Come emerge nella psicoterapia a Torino, nel disturbo evitante di personalità è presente il desiderio di ricevere accettazione dall’esterno, ma viene data importanza alle altre persone e viene provata empatia verso i loro bisogni; non sono centrali inoltre le fantasie di successo e il bisogno costante di attenzione e ammirazione per ingrandire sè stessi, caratteristiche queste che contraddistinguono il disturbo narcisistico.

Intervento terapeutico

Presso il Centro psicologia a Torino a seguito di una richiesta di consulenza (counseling psicologico) per difficoltà legate alle relazioni sociali viene fatta una valutazione psicologica e una diagnosi differenziale per comprendere se si tratti di un disturbo evitante di personalità, per il quale può essere proposto un percorso di psicoterapia. Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino questa tipologia di pazienti risponde bene alla psicoterapia psicodinamica di tipo supportivo espressivo associata ad un incoraggiamento a esporsi alle situazioni temute. Tale incoraggiamento deve accompagnarsi al riconoscimento dell’imbarazzo e dell’umiliazione associate a queste situazioni. Nel percorso di psicoterapia a Torino risulta importante l’esplorazione delle cause che sottendono la vergogna e del loro nesso con esperienze evolutive del passato. Il percorso terapeutico è volto a sostenere e ad affrontare certe situazioni e a non evitarle, costruendo nella relazione con il paziente la possibilità nel tempo di contenere le emozioni spiacevoli che si generano nel rapporto con gli altri. Come psicoterapeuti psicologi a Torino sappiamo che gli sforzi iniziali possono essere frustranti perché il paziente evitante spesso non sa definire con chiarezza ciò che teme. La psicoterapia a Torino ha il compito di esplorare con il paziente le emozioni esperite nelle situazioni reali al fine di comprendere le cause dell’evitamento. La psicoterapia stessa causa nel paziente forti vissuti di ansia perché si tratta di una situazione di esposizione e risulta in tali situazioni centrale aiutare la persona a sviluppare maggior consapevolezza dei correlati cognitivi del sentimento di vergogna. Presso il Centro psicologia a Torino vediamo nel lavoro di psicologia clinica con questi pazienti che può essere temuto anche il successo nelle relazioni interpersonali, tanto quanto il fallimento. Come psicoterapeuti a Torino ritroviamo in molti casi che l’eccitazione legata ad una esposizione esibizionistica può attivare rimproveri genitoriali interiorizzati sul tema del “far mostra di sé”, nel timore di sembrare pieni di sé nel momento in cui si viene messi in luce. Nella letteratura della psicologia clinica ritroviamo che Miller (1985) ha rilevato una correlazione significativa tra l’inibizione della rabbia e l’esperienza della vergogna. Spesso i pazienti evitanti non hanno espresso nell’infanzia sentimenti di rabbia verso i genitori e provano vergogna nel provarli come talvolta osserva lo psicologo infantile con i minori che presentano questo disturbo.

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Implicazioni psicologiche nei percorsi di fecondazione assistita

Oggigiorno la medicina ha fatto grandi progressi nel campo della fecondazione e sono presenti diverse tecniche che possono aiutare a realizzare il sogno di diventare genitori. Come psicoterapeuti psicologi a Torino riteniamo importante che le coppie che decidono di fare ricorso a tali tecniche ricevano un sostegno e un chiaro orientamento alla decisione da prendere, per affrontare in modo consapevole il percorso che le attende. Quando si intraprendono dei percorsi medici, come ad esempio la fecondazione assistita, si incontrano specifiche reazioni emotive che abbiamo ritrovato nelle coppie che si sono rivolte al Centro psicoterapia Torino per iniziare un percorso di counseling psicologico. Di alcuni di questi vissuti proveremo a parlare, consapevoli che un sostegno psicologico in questi casi può migliorare l’approccio emotivo della coppia alle cure e, in particolare della donna che si espone in prima persona con il proprio corpo e si sottopone agli interventi medici. Naturalmente quando si parla di processi psicologici, i vissuti sono sempre soggettivi e non è facile trattare un argomento tanto complesso generalizzando, ogni persona potrà sentirsi più sensibile ad alcune tematiche che tratteremo e identificarsi di meno in altre.

L’avvicinamento alla tecnica della fecondazione assistita si accompagna ad un atteggiamento ambivalente come osserviamo in genere negli incontri di terapia di coppia e psicoterapia a Torino. Da un lato c’è una grande speranza che l’aiuto medico garantirà un successo e c’è il sollievo “di fare qualcosa” che alleggerisce il senso di impotenza generato dall’attesa di una gravidanza naturale che non arriva. Dall’altro la coppia e, in particolar modo la donna, possono sentirsi in conflitto nel profondo, dovendosi sottoporre a cure mediche contro voglia, come se si trattasse di una via obbligata ma ingiusta e, presso il Centro psicologia Torino, questo accade soprattutto quando non vi siano cause organiche alla sterilità: “ci dicono che siamo sani e allora perchè devo sostenere un intervento medico?”. Un intervento medico che a molte donne fa paura e che appare un modo non naturale di diventare mamma. Tali vissuti vanno elaborati per evitare che la componente emotiva interferisca con la possibilità di ricevere un sostegno dalla medicina. Le possibilità di riuscita con la tecnica della fecondazione assistita hanno un limite e quando le aspettative di una gravidanza sono troppo elevate anche la delusione che segue ai tentativi andati male potrà generare un grande sconforto. Alcune donne seguite presso il Centro psicologia Torino riferiscono invece che la possibilità di ricorrere ad un nuovo tentativo di fecondazione assistita, nel servizio sanitario pubblico o nei centri privati, rappresenta per loro una speranza a cui aggrapparsi e non riescono a  rinunciare anche dopo molti fallimenti, sollecitate anche dalle notizie che si sentono riguardo a gravidanze sorprendenti in età avanzata. In questi casi diventa molto difficile prendere la decisione di fermarsi e accettare il fallimento. Un altro aspetto che come psicoterapeuti psicologi a Torino rileviamo nei pazienti che stanno effettuando un percorso di fecondazione assistita riguarda l’area della relazione sessuale. Il sesso, non più collegato allo scopo riproduttivo, viene finalmente alleggerito da quella sensazione di obbligo ad avere rapporti in tempi prestabiliti, in modo ormai meccanico. Ma per alcune coppie la sessualità, che viene a perdere la sua funzione generatrice, è percepita come inutile anzichè poter essere un momento piacevole di incontro da ricercare. Presso il Centro psicoterapia Torino un altro tema di cui ci parlano le coppie che si sottopongono a questo trattamento medico riguarda il congelamento dei gameti. Nel counseling psicologico i pazienti esprimono di sentirsi in colpa pensando allo smaltimento o all’abbandono degli eventuali embrioni congelati in sovrannumero, emergono domande etiche a cui è difficile dare una risposta. Alcune aspiranti mamme i cui gameti erano stati congelati, nel lavoro di psicoterapia, sono entrate in contatto con la preoccupazione che il “freddo” possa riperquotersi in qualche modo sul bambino, questo perchè nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino l’esperienza del freddo può rappresentare a livello simbolico, in una dimensione inconscia, l’assenza della vita. Queste ed altre fantasie, seppur irrazionali, sono del tutto comprensibili e possono contribuire ad uno stato ansioso che accompagna il percorso di fecondazione assistita. Nei colloqui di terapia di coppia e psicoterapia a Torino vediamo che il successo nella fecondazione assistita e l’inizio di una gravidanza appare come un’opportunità irripetibile, difficilmente raggiunta, che si accompagna a grande ansia. Quindi anche quando il risultato sperato viene raggiunto, le coppie che hanno affrontato la fecodazione assistita sono più a rischio di stress emotivo di quelle che realizzano il concepimento per via naturale e un percorso terapeutico con psicoterapeuti psicologi può accompagnare e contenere le angosce che emergono durante la gravidanza. Dopo tutte le difficoltà che hanno dovuto sostenere per raggiungere l’obiettivo, gli aspiranti genitori vivono con una tensione molto grande l’incertezza che accompagna le fasi iniziali della gravidanza, a volte può essere insostenibile il peso di eventuali complicazioni e devastante la sofferenza psicologica di un possibile aborto spontaneo. Le gestanti che hanno effettuato un iter di fecondazione assistita tendono ad astenersi maggiormente dal lavoro e a fare molte più visite e indagini diagnostiche delle donne che sono rimaste incinte per vie naturali, questo proprio perchè devono affrontare livelli di ansia più elevati.

Parliamo ora della fecondazione eterologa, in cui sia necessario ricorrere all’utilizzo di cellule uovo o di spermatozoi di un donatore esterno alla coppia. Per potersi sottoporre ad una fecondazione eterologa, solo recentemente disponibile anche in Italia, più coppie seguite presso il Centro di psicoterapia Torino, hanno dovuto spostarsi all’estero o in altre regioni del nostro Paese, elemento che rende più complessa la scelta di di questo percorso. Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino la donazione di gameti può generare a livello di fantasie un triangolo con il donatore o la donatrice, generando sofferenza, anche quando su un piano decisionale i partner hanno scelto insieme di perseguire questa strada. Può essere immaginata una situazione di tradimento e la sensazione, da parte del partner sostituito, di non essere genitore a pieno titolo, dal momento che non ha la possibilità di trasmettere al bambino il proprio patrimonio genetico. In queste situazioni il counseling psicologico può essere un aiuto per elaborare la mancata genitorialità biologica e permettere l’assunzione piena del proprio ruolo genitoriale su un piano simbolico. Non viversi una mamma o un papà di “serie b” è molto importante sia per il genitore che per il bambino, dal momento che la funzione genitoriale non si esaurisce con la nascita del figlio, ma al contrario si costruisce nel tempo nella relazione con lui. Questi aspetti, se trattati in un percorso di psicoterapia o di terapia di coppia possono prevenire difficoltà relazionali con il figlio che nascerà, dovute a pesanti vissuti inelaborati del genitore, talvolta anche inconsci, che condizionano lo sguardo che il bambino riceve e che possono ricadere su di lui e sul modo in cui si sente considerato dalla mamma o dal papà. Infatti in alcuni casi il bambino può essere percepito come un “estraneo” già a partire dalla gravidanza, non del tutto “figlio proprio” da parte del genitore con cui non condivide gli stessi geni; per questo il bambino può crescere con la sensazione, su un piano profondo, di non essere del tutto accettato. Presso il Centro psicologia Torino abbiamo osservato che nei casi di fecondazione eterologa è presente la tendenza a non parlarne per vergogna e a nascondere anche al figlio le sue origini, come se si cresse una specie di “tabù”, che non permette l’elaborazione del percorso effettuato, nè di poter vivere in maniera serena e consapevole la scelta presa. I vissuti di cui abbiamo parlato sono simili a quelli che si incontrano in alcuni percorsi di adozione. Ma l’adozione è un fenomeno più largamente diffuso, meno recente della fecondazione eterologa e che richiede tempi lunghi di realizzazione. Per queste ragioni le coppie ricevono generalmente un più ampio sostegno all’elaborazione della scelta e hanno maggiore possibilità di riflettere e considerararne le implicazioni psicologiche. Da considerare anche che, ad uno sguardo esterno, la gravidanza, in caso di fecondazione eterologa è uguale ad una gravidanza naturale, quindi è più facile nascondere l’iter seguito per raggiungere il concepimento. Ingenuamente questo fattore può essere considerato positivo perchè favorisce la possibilità di “non pensare”, ma nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino la negazione di vissuti difficili e l’evitamento dei timori e dei dubbi, che non vengono condivisi all’interno della coppia, possono trasformarsi in un fardello psicologico inespresso, comunque presente nel mondo interno delle persone.

Da diversi studi si evidenzia come lo stress e l’ansia siano le cause principale per cui le coppie interrompono o non intraprendono neanche i trattamenti per la fertilità. Per questa ragione come psicoterapeuti psicologi a Torino riteniamo importante affiancare il nostro intervento ai percorsi che la medicina è in grado di offrire, per aiutare le coppie che lo desiderano ad avere un figlio e a realizzare appieno, anche su un piano psicologico, la genitorialità. Il counseling psicologico presso il Centro di psicoterapia a Torino ha tra gli obiettivi di circoscrivere la delusione e la tristezza che la coppia sta vivendo per la mancata realizzazione della genitorialità e prevenire una condizione depressiva che può condizionare tutti gli ambiti del vivere quotidiano. La psicoterapia individuale o la terapia di coppia mirano a riattivare le risorse psicologiche a seguito dell’elaborazione del “lutto” della propria infertilità o sterilità, danno un aiuto valido per affrontare i vissuti di tristezza, l’ansia e la rabbia determinati dalla situazione. Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino, un lavoro di psicologia clinica può rafforzare il legame di coppia, permette di ritrovare nel partner un alleato per affrontare le difficoltà che si stanno incontrando, laddove la condivisione e l’intimità stiano venendo meno, per scongiurare il rischio di chiudersi in sé stessi e nella propria solitudine. Il lavoro presso il Centro psicologia Torino si pone l’obiettivo di aiutare l’individuo o la coppia a superare la crisi esistenziale per riaprire alla possibilità di intraprendere nuove strade, ridefinire i progetti. Poter elaborare, con l’aiuto di psicoterapeuti psicologi, i pesanti vissuti legati alla difficoltà procreativa, permette di ristrutturare l’immagine di sé aprendo a possibili strade da intraprendere sia che si decida di investire in altri progetti della propria vita, sia che si vogliano affrontare percorsi alternativi per diventare genitori (adozioni, cure mediche specifiche quali la fecondazione assistita, ecc). Per potersi realizzare nel presente e nel futuro esistono diverse modalità di espressione di sé e della propria generatività, ma è necessario capire quale sia il cammino da intraprendere rispettando le peculiari aspirazioni dei singoli e delle coppie.

La costruzione dell’identità attraverso l’identificazione con gli adulti significativi

La costruzione dell’identità di un individuo può essere immaginata come un lungo cammino che si sviluppa in diverse tappe a seconda dell’età. Questo cammino, come lo psicologo infantile può spiegare, inizia nei primi anni di vita attraverso l’espressione di un Io primitivo fino ad arrivare, attraverso le prime relazioni significative con le figure genitoriali, alla strutturazione dell’Identità.

Gli studi di psicologia clinica illustrano come durante il processo di crescita si passi dalla diade madre-bambino alla triade madre-bambino–padre, a livello familiare, e alla triade bambino-genitori-scuola a livello sociale. Come psicoterapeuti psicologi a Torino riconosciamo nell’età preadolescenziale l’inizio del periodo di disinvestimento dalle figure genitoriali per dare spazio allo sviluppo, e successivo consolidamento, del nucleo dell’identità individuale, grazie all’apertura alle relazioni con il mondo. Nell’adolescenza, come ci viene riportato nel lavoro quotidiano di psicoterapia a Torino, i ragazzi vivono un importante ma doloroso momento di vuoto: un vuoto fisiologico che si “nutre di relazioni” e che, attraverso l’identificazione con gli adulti significativi in modo particolare gli insegnanti, e con i pari, permette all’adolescente di sviluppare, conoscere e far conoscere la specificità della propria identità. Nell’adolescenza i genitori, come spesso ci riportano nei colloqui di terapia di coppia genitoriale, affrontano il faticoso incontro con un “nuovo” figlio, che non li riconosce più come unico riferimento ma ricerca nel mondo nuovi sguardi e nuovi riferimenti. Nel contempo gli insegnanti sono chiamati ad accogliere la ricerca di nuovi investimenti da parte del ragazzo, a fungere coraggiosamente da “modello” per poter riempire quel vuoto. Spesso gli insegnanti ci riportano nel counseling psicologico all’interno dello sportello psicologico nelle scuole, la difficoltà di ricoprire questo ruolo con gli alunni e come coniugarlo con le esigenze didattiche. E’ molto importante che il ragazzo in questa fase senta la vicinanza affettiva e la fiducia dell’adulto. E’ necessario che l’insegnante svolga una funzione di “terzo cognitivo” trasmettendo sapere e conoscenza sostenuti dall’affettività, e che i genitori svolgano una funzione di terzo affettivo, di accoglimento materno e di guida paterna, in modo da consentire al ragazzo di non sentirsi solo e perso nell’affrontare i cambiamenti che la ricerca e la strutturazione della “nuova” identità richiedono. La funzione degli adulti quindi è quella di permettere all’adolescente di vivere con sufficiente fiducia il doloroso momento dell’accettazione del cambiamento fisico, psicologico ed emotivo che il percorso di crescita fa sperimentare. Lo psicologo infantile spiega come i ragazzi in questo processo si scoprono ogni giorno diversi nel corpo, nei pensieri e nei sentimenti e nella capacità cognitiva di “leggere” la complessità del mondo. Questo suscita in loro da un lato il piacere della scoperta di nuovi territori interni, dall’altro il dolore e la paura di perdere quelle parti di sè già conosciute e sperimentate (parti infantili del sé). Insegnante e genitore, ognuno nel proprio ruolo, dovranno trovare la giusta distanza nel percorrere e ripercorrere questo cammino. L’adulto dovrà favorire momenti relazionali in cui gli aspetti cognitivi e affettivi si integrino, permettendo uno spazio comune di condivisione e libertà di espressione e questo supporto, nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino, crea per l’adolescente uno spazio di contenimento affettivo molto importante in una fase evolutiva di grosse turbolenze del mondo interno. Il difficile compito dell’insegnate sarà quello di donarsi coraggiosamente come “accompagnatore”, come modello identificatorio nel sostenere il processo di costruzione dell’Io e dell’Identità. Attraverso i gesti, gli sguardi i comportamenti e le parole offre infatti all’adolescente il suo modo di interpretare il mondo, i propri valori e principi, diventando in tal modo un riferimento coerente e costante di confronto e scambio. Questa modalità relazionale favorisce la funzione trasformativa dell’apprendimento. L’adolescente affronterà questo processo in modo significativamente costruttivo, in senso evolutivo, partendo dalle modalità relazionali affettive e cognitive che l’esterno offre rispondendo alle situazioni esterne. Questo processo favorisce la funzione trasformativa evolutiva dell’apprendimento attivando un atteggiamento di ricerca, di conoscenza e accettazione del cambiamento. Come ci viene riportato nei colloqui di counseling psicologico con gli adulti, talvolta è presente negli adolescenti un atteggiamento puramente adesivo e passivo rispetto al nuovo, in cui il ragazzo riceve le nozioni senza trasformarle; altre volte compare un atteggiamento di rifiuto, che ostacola il percorso verso un cambiamento interno. Gli ultimi due approcci al sapere appena descritti possono essere indice di uno “scacco evolutivo” cioè di una attuale incapacità di affrontare autonomamente i cambiamenti richiesti dalla crescita e spesso celano un elevato livello di ansia dato dalla paura ad affrontare i compiti evolutivi legati all’età che si sta attraversando. Queste sono alcune delle situazioni in cui ci viene richiesto un intervento presso il Centro di psicoterapia Torino.

Possiamo concludere questo breve articolo del Centro psicologia Torino sottolineando come l’insegnante possa porsi come “accompagnatore” dell’adolescente e in questo modo svolgere la funzione di “io vicariante”, essere un sostegno alle fragilità dell’Io dell’adolescente, “prestare” la mente per favorire la strada verso la costruzione dell’identità. E’ importante che la famiglia e la scuola creino attorno al ragazzo una rete di sostegno e ascolto fatta di tanti fili relazionali e “nodi” significativi che gli permettano di guardare oltre ma anche di essere riconosciuto e accolto nella sua unicità.

Lo sviluppo delle emozioni dall’infanzia all’età adulta

Generalmente si pensa che lo sviluppo mentale del bambino avvenga solo in una dimensione quantitativa: il bambino viene visto come un piccolo adulto negli aspetti cognitivi ed emotivi, come se possedesse solo minori conoscenze, pensando che la crescita  consista nell’accrescere le competenze attraverso l’apprendimento e che questo processo permetta la maturazione psicologica. Un po’ semplificando questa è l’idea che emerge nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino attraverso i colloqui di counseling psicologico con i genitori, che talvolta si trovano in difficoltà nell’interpretare i comportamenti del figlio e possono spaventarsi di fronte a certe reazioni emotive. Per questo riteniamo utile in questo articolo, con l’aiuto dello psicologo infantile, descrivere in modo sintetico e semplificato alcune caratteristiche dello sviluppo mentale del bambino non solo da un punto di vista cognitivo ma anche emotivo. La maturazione del cervello nell’età evolutiva comporta dei cambiamenti nel modo di vivere le emozioni e quindi le differenze tra il bambino e l’adulto avvengono sia da un punto di vista quantitativo che qualitativo: le emozioni nell’infanzia sono diverse rispetto all’età adulta. Gli studi di psicologia e le neuroscienze hanno ormai definito con certezza che i bambini sono diversi non solo nella sfera cognitiva ma soprattutto emotiva perché il loro cervello è ancora immaturo e di conseguenza i vissuti sono più coinvolgenti e di maggiore intensità.

Nell’adulto la corteccia prefrontale controlla le risposte emotive, permette l’inibizione degli impulsi e la gestione dell’affettività. Attraverso le sensazioni fisiche che arrivano dal corpo abbiamo la capacità di riconoscere la paura, la gioia, lo stupore la rabbia, ecc. Questi impulsi, anche se molto forti, riescono ad essere controllati dall’adulto che non si lascia andare completamente alle sue pulsioni ma può modularle. Proprio la corteccia prefrontale permette di smorzare e padroneggiare la situazione, pensare, rendersi conto quando la nostra reazione è eccessiva e inibirla. Nello specifico“la corteccia orbito frontale”, una parte della corteccia prefrontale, gestisce le reazioni emotive e, quando essa è danneggiata o poco sviluppata, l’adulto risulta essere violento, ansioso, impulsivo, come confermano diversi studi di psicologia clinica. Come psicoterapeuti psicologi a Torino pensiamo sia interessante parlare dei “neuroni specchio” che si trovano in quest’area cerebrale. I neuroni specchio sono in grado di connettersi attraverso i segnali che arrivano dai sensi (lo sguardo ad esempio) con i neuroni specchio presenti in un’altra persona e, in questo modo, le emozioni degli altri possono influenzare il nostro sentire e le nostre reazioni emotive (empatia, paura, rabbia, ecc). La corteccia orbito frontale è fondamentale nella vita affettiva, nella capacità di sviluppare l’empatia e regolare l’affettività: le competenze sociali, quindi la capacità di relazionarsi con gli altri nel modo più appropriato, dipendono proprio dalla corteccia orbito frontale che nel bambino è ancora poco sviluppata.

Presso il Centro psicoterapia Torino nel lavoro a contatto con i genitori che richiedono una consultazione psicologica (counseling psicologico) abbiamo rilevato come in molti casi sia consolidata l’idea che un bambino al di sotto dei 5-6 anni sia capace di controllare le proprie pulsioni, ma questa è una convinzione scientificamente errata che rischia di creare aspettative che vengono necessariamente frustrate dalla realtà del comportamento del bambino. Non essendo ancora mature certe funzioni cerebrali nel bambino alcuni comportamenti a questa età sono considerati dallo psicologo infantile nella norma: gridare quando è eccitato, farsi prendere da una paura incontrollata, volere tutto subito e non saper aspettare, scherzare e fare versi legati alle funzioni corporee, alzare le mani, lanciare oggetti, ecc. Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino alcuni genitori rimangono sconcertati di fronte all’espressione di certi vissuti intensi o agiti impulsivi che appaiono eccessivi e si aspettano che il bambino possa usare la ragione per comportarsi secondo le regole. I genitori possono possono arrabbiarsi molto e sgridare il bambino o spaventarsi pensando che il figlio sia inadeguato. Meglio in questi casi contenere il bambino nell’immediato e aspettare che si calmi. In seguito attraverso il gioco può essere utile mostrargli con un linguaggio più concreto e diretto come alcuni comportamenti dovrebbero essere modificati. Ad esempio con i bambolotti si può riprodurre la scena avvenuta in modo che il bambino possa mettersi nei panni dei diversi personaggi del gioco.

Lo psicologo infantile spiega come il processo di maturazione della corteccia orbitofrontale, capace di modulare l’affettività, dipenda sia dallo sviluppo del sistema nervoso infantile sia dalle esperienze di vita che il bambino ha attraversato durante la crescita. Stiamo dunque dicendo che lo sviluppo del cervello è correlato sia ad aspetti di natura genetica che ambientale. Nei primi anni di vita la corteccia orbitofrontale è decisamente immatura. Dai 3-4 anni il bambino ha la possibilità, secondo lo psicologo infantile, di apprendere dalle esperienze perché le emozioni che vive nel quotidiano agiscono a ritroso sui circuiti cerebrali influendo sulla maturazione: se le esperienze sono adeguate all’età del bambino, la maturazione procede in maniera fisiologica e i circuiti dell’emozione vengono migliorati, se il bambino subisce dei traumi e/o è sottoposto ad esperienze affettivamente negative che si ripetono nel tempo, viene inibita o bloccata la maturazione stessa. Come psicoterapeuti psicologi a Torino siamo a conoscenza di diversi studi recenti che confermano quanto sopra descritto. Tali studi dimostrano come la corteccia orbitofrontale vada incontro a vere e proprie alterazioni quando nei primi anni di vita il bambino è vittima di maltrattamenti e la conseguenza è una compromissione dello sviluppo della sfera emotivo-relazionale.

La corteccia cigolata ha funzioni simili alla corteccia orbitofrontale e nello specifico funge da collegamento tra i pensieri e le emozioni e permette di adattarsi a nuove situazioni e di apprendere dai propri errori. La corteccia cigolata rende possibile ricostruire mentalmente un fatto accaduto, valutare sotto un profilo emotivo differente un’esperienza e guardarla con occhi diversi. Lo psicologo infantile spiega come la capacità di riesaminare un sentimento e cioè coniugare emozione e cognizione, sia una funzione necessaria durante la crescita perché permette di imparare a modulare le reazioni emotive. La corteccia cigolata fa parte della corteccia prefrontale che è l’area imputata al controllo razionale delle emozioni, ma essa raggiunge la piena maturazione solo in età adulta. Questa è una delle ragioni per cui quando un genitore spiega ad un bambino quanto sia stato poco appropriato il suo comportamento non viene capito come si aspetterebbe: nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino spesso ci viene riferito dai genitori che il figlio non li ascolta e/o appare disinteressato quando viene ripreso, con una grande frustrazione da parte degli adulti che si arrabbiano e possono leggere la reazione del bambino come una svalutazione nei propri confronti. Se, come abbiamo visto,  la corteccia cigolata matura solo da adulti, l’amigdala, che è parte del  sistema limbico, è un’area matura fin dall’inizio della vita e da essa insorgono i vissuti impulsivi e le emozioni non controllate. Durante la prima infanzia l’essere umano non è dunque in grado di modulare le reazioni emotive e questa funzione deve essere svolta da un adulto di riferimento: il bambino vive emozioni forti e non potendo da solo riflettere e analizzare la situazione ha la tendenza ad agire impulsivamente. Dai cinque sei anni l’amigdala inizia a interagire con la corteccia prefrontale e il bambino impara a riflettere prima di agire, ma si tratta di un processo graduale che richiede tempo per maturare. Un’altra funzione importante dell’amigdala è quella di memorizzare, anche se in modo inconsapevole, le esperienze emotive negative. Sotto questa prospettiva presso il Centro psicologia Torino aiutiamo i genitori a contenere la rabbia che può suscitare il bambino quando è piccolo, quando fa capricci violenti o ha reazioni estreme, perché se si risponde sullo stesso piano e con la stessa intensità il bambino sente amplificata la paura e la tensione. Quando l’adulto perde spesso il controllo di fronte alla crisi del bambino, urla, cerca di intimidirlo per farlo smettere e la sua mimica facciale è minacciosa, lo sottopone ad una esperienza emotiva stressante che viene inscritta a livello neuronale attraverso l’amigdala. Nel lavoro di psicologia clinica a Torino svolto dallo psicologo infantile emerge come i bambini registrino memorie emotive negative che, non potendo ancora essere elaborate, incrementano le paure inconsce. Le memorie negative inconsce possono originarsi anche di fronte a scene violente a cui il bambino assiste passivamente come avviene nelle famiglie conflittuali o tra genitori che litigano spesso tra di loro di fronte al minore. Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino altre situazioni che possono lasciare tracce emotive negative per il bambino sono la visione di programmi televisivi non adeguati all’età o videogiochi con rappresentazioni troppo violente. Finchè la capacità di elaborazione cognitiva non è adeguatamente sviluppata il bambino deve essere protetto dal rischio di microtraumi ripetuti nel tempo che possono far insorgere paure irrazionali o sedimentare in lui uno sfondo ansioso. Come psicoterapeuti psicologi a Torino lavoriamo spesso con bambini e con adulti che presentano turbe emotive in assenza di traumi eclatanti, ma la loro storia è costellata di esperienze relazionali negative ripetute nel tempo.

Se l’amigdala è imputata a registrare la memoria emotiva implicita, l’ippocampo è responsabile di immagazzinare la memoria esplicita e cioè i ricordi coscienti nella persona. Lo psicologo infantile spiega che anche quest’area cerebrale è influenzata dalle esperienze che il soggetto vive nel proprio ambiente: un percorso di crescita positivo permette che tra i 7 e i 13 anni l’ippocampo progredisca nel suo sviluppo e aumenti di dimensioni, come conseguenza migliorano le capacità cognitive e la gestione delle emozioni. Quindi delle buone relazioni di sostegno per il bambino permettono una crescita dell’ippocampo e influiscono sia sull’intelligenza cognitiva che emotiva del futuro adulto. Quando invece il bambino è sottoposto costantemente a stress e/o subisce degli abusi, l’ippocampo arresta il suo sviluppo o addirittura i suoi neuroni vengono danneggiati con gravi conseguenze sul piano dell’intelligenza e della maturazione emotiva.

Presso il Centro psicoterapia Torino lavoriamo con le famiglie con l’obiettivo di migliorare il clima emotivo quando questo sia minato da difficoltà nelle relazioni e/o da eventi di vita stressanti che possono aver alterato le dinamiche tra i membri. Come psicoterapeuti psicologi a Torino riteniamo che la qualità delle relazioni tra genitori e figli sia molto importante proprio perché l’ambiente in cui cresce il bambino è in grado di modificare lo sviluppo della sua struttura neurologica da cui dipende la vita emotiva e la strutturazione della personalità nella vita adulta. Quando ci viene richiesto di lavorare con i genitori (terapia di coppia genitoriale) cerchiamo di favorire la comprensione dei comportamenti e delle reazioni emotive del bambino, per sostenere le risorse dei genitori e la loro naturale capacità di sintonizzarsi con i bisogni emotivi del figlio, certi in questo modo di favorire un migliore sviluppo emotivo nel bambino. Questo approccio mira a contenere l’ansia del genitore e renderlo più efficace nei propri interventi educativi, sostiene la capacità di essere un riferimento emotivo e un sostegno affettivo per il bambino.