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Essere adolescenti

ADOLESCENZA E CAMBIAMENTI FISICI E PSICOLOGICI

L’adolescenza rappresenta un periodo importante della vita in cui si assiste ad una serie di cambiamenti che riguardano sia la sfera fisica e sessuale che quella psicologica e relazionale; in questa fase evolutiva si imparano le competenze necessarie ad assumersi le responsabilità necessarie alla crescita individuale. Il nostro corpo subisce profondi cambiamenti durante l’arco di tutta la vita, ma il momento più intenso da questo punto di vista è quello dell’adolescenza e nella psicologia dell’individuo si rende necessario un processo di attribuzione di senso rispetto alle trasformazioni in atto, che richiede una certa energia psichica e fatica per permettere di acquisire consapevolezza di ciò che sta accadendo. I primi cambiamenti fisici dell’adolescenza possono manifestarsi intorno agli 11-12 anni e riguardano la crescita ponderale, della muscolatura per i ragazzi e del seno per le ragazze, la comparsa rispettivamente della prima eiaculazione e del menarca. Questi cambiamenti fisici coincidono con l’inizio di un’ intensa produzione di ormoni sessuali e si accompagnano ai processi di cambiamenti psicologico e relazionale. Accanto alla trasformazione dell’immagine corporea con cui si era abituati a convivere, nella psicologia dell’adolescenza sorgono domande riguardo alla propria identità: “chi sono?”; “Cosa mi piace di me stesso?”; “Cosa voglio diventare?”. Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino l’adolescente si vede in tanti modi diversi nello stesso momento: può sentirsi troppo piccolo a volte, troppo grande in altre situazioni.
Questo periodo di intense transizioni talvolta all’esterno viene scambiato per un segnale di instabilità e squilibrio dovuto a carenze personali, quando la maggior parte delle volte è la manifestazione dei profondi cambiamenti psicologici che stanno avvenendo e di una crisi d’identità fisiologica nella psicologia dell’adolescenza. Una problematica centrale che caratterizza l’adolescente nell’esperienza dello psicologo infantile è il suo profondo bisogno di capire: “cosa mi sta succedendo?” “Chi diventerò?” “Mi può accogliere la società per quello che sono?” “Cosa si aspettano gli altri da me?” “Come posso essere me stesso e allo stesso tempo non deludere la mia famiglia?”. Appare importante considerare che l’adolescenza è un momento delicato cui porre attenzione, in quanto le rapidi e importanti trasformazioni mettono in discussione molti aspetti di sé e dell’altro e generano un senso di fragilità e vulnerabilità, come vediamo in psicoterapia a Torino. Allo stesso tempo i rapporti con i coetanei diventano sempre più importanti nella psicologia dell’adolescenza e nasce un desiderio di autonomia rispetto ai genitori, nella gestione delle proprie relazioni e dei propri spazi, infatti l’adolescente sta tendendo all’emancipazione rispetto alla famiglia. Nella nostra esperienza di psicologi a Torino per i genitori adolescenza e problemi vanno di pari passo, l’emergere di preoccupazioni generali nei confronti dei figli è normale in questa fase di cambiamenti fisici e psicologici, le paure dei genitori vertono sui rischi di scelte sbagliate da parte del minore. I vari problemi che insorgono nell’adolescenza causano difficoltà sia ai ragazzi che ai genitori, che a loro volta devono essere capaci di adattarsi ai cambiamenti che stanno avvenendo nei figli. La crisi d’identità che vive l’adolescente e il suo bisogno di distaccarsi dai genitori lo portano spesso a chiudersi relazionalmente in famiglia e ad aprirsi all’esterno, mettendo a dura prova la possibilità di continuare a comunicare e dialogare, come vediamo nei percorsi di terapia famigliare. I genitori spesso riportano nei colloqui di counseling psicologico a Torino di sentirsi accanto ad “uno sconosciuto” poichè non riconoscono più il proprio figlio e si accorgono di essere tenuti a distanza e all’oscuro di pensieri ed emozioni che l’adolescente vuole viversi in autonomia, tutto ingaggiato alla ricerca e comprensione di sè.

ADOLESCENZA E CAMBIAMENTI CORPOREI

Soffermandoci ora maggiormente sulla problematica dei cambiamenti fisici dell’adolescenza, ciò che rende difficile questa età di passaggio è la velocità con cui si attuano certi cambiamenti fisici, che non permette una facile integrazione dell’immagine corporea. Lo psicologo infantile spiega che la pubertà ha innescato evoluzioni corporee importanti e deve essere quindi ristrutturata e accettata una nuova immagine di sé, affrontando la crisi d’identità: il corpo diventa improvvisamente uno sconosciuto che va sperimentato e accettato e allo stesso tempo va elaborato il lutto per la perdita per la propria identità infantile, come emerge nei percorsi di psicoterapia a Torino. Inoltre nell’infanzia i “padroni” del corpo del bambino sono i genitori, nel senso che lo gestiscono e decidono per lui anche negli aspetti che riguardano la sua fisicità, nell’adolescenza invece sono i ragazzi che devono imparare a rapportarsi con un nuovo corpo adeguandosi anche ai cambiamenti che producono gli ormoni a livelli fisici, comportamentali e psicologici. Nasce nell’adolescente la pulsione sessuale e il desiderio di avere rapporti sessuali, si apre un mondo di emozioni legate al proprio corpo e al rapporto con i coetanei e tutte le preoccupazioni e i desideri che hanno a che fare con la coppia.

Presso il Centro psicologia Torino vediamo che nei casi di sofferenza estrema ci si rifiuta di crescere ignorando quindi il corpo, nascondendolo o tenendolo sotto controllo come nei casi di anoressia e di altri disturbi alimentari dove i bisogni e i cambiamenti fisici vengono percepiti come minacciosi. Talvolta come psicoterapeuti a Torino vediamo che il corpo diventa un vero e proprio campo di battaglia dove mettere in scena dolori e conflitti, usandolo quindi per la manifestazione di sintomi quali disturbi alimentari, tossicodipendenze o gravidanze. Lo psicologo infantile ricorda che per l’adolescente essere spettatore della propria immagine corporea che cambia significa anche mettere insieme i pezzi per una nuova identità personale unica e coerente che permetta di percepirsi in maniera chiara in termini di personalità, valori, preferenze e tutto questo processo è possibile grazie all’acquisizione di autonomia rispetto alle figure genitoriali. Nella psicologia dell’adolescenza tra le molte sfaccettature raccolte dal concetto di identità, vi è in particolare il consolidamento dell’identità di genere, ovvero il riconoscimento stabile di appartenere all’uno o l’altro sesso e sentire di indentificarsi con esso ed è importante dal punto di vista psicologico, in questo processo, riuscire ad integrare la comparsa della sessualità e l’affettività in un insieme armonioso. Uno dei problemi dell’adolescenza, infatti, è la sensazione di sentirsi estranei a sé stessi, come se il corpo diventasse un traditore, causando la percezione di essere anormali o strani, allora guardando la propria immagine allo specchio non ci si ritrova e non ci si piace, come spesso ci comunicano i ragazzi nelle sedute di psicoterapia a Torino. A questa difficoltà si aggiunge il proprio confronto con un ideale modellato attraverso i prototipi proposti dalla TV e mass media, che sono oggettivamente lontani dalla realtà. Psicologi a Torino spiegano che accettare la propria immagine corporea significa liberarsi dal condizionamento della cultura e poter diventare consapevoli di quello che si è realmente, sia nelle risorse e potenzialità che nei propri limiti, accettando i cambiamenti fisici portati dal tempo. E’ importante in adolescenza non affidarsi allo specchio per acquisire una nuova identità perché esso ci mostra solo una piccola parte di noi tagliando fuori tutto un aspetto interno alla persona, spiega lo psicologo infantile, inoltre non è possibile pensare che sia un oggetto esterno a poterci dare la conferma di chi siamo: si tratta di un processo molto graduale in cui l’immagine di sé deve essere ricalibrata ed è normale provare del disagio per i cambiamenti fisici e psicologici in corso. E’ normale che ci voglia tempo nell’attraversare la crisi d’identità necessaria alla ricerca e conoscenza della nuova identità, prenderci confidenza e accettarla in tutte le sue sfaccettature. Per quanto possa avvenire automaticamente di affidarsi allo specchio per recuperare la propria immagine corporea, secondo la nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino è importante non idealizzare la sfera estetica e arrivare alla consapevolezza del proprio valore e della propria unicità attraverso altre esperienze di vita.

PROBLEMI DELL’ADOLESCENZA

In questo periodo della vita è centrale il rapporto con i coetanei che permette la condivisione di esperienze importanti al fine delle trasformazioni identitarie; come psicologi a Torino vogliamo sottolineare come i vissuti legati alla relazione e al senso di appartenenza al gruppo aiutino l’adolescente nella ricerca di sè: nella psicologia dell’adolescenza è anche grazie al gruppo dei pari che l’individuo interiorizza norme e valori coerenti con la propria persona, inizia a mediare tra le esigenze che richiede la realtà esterna e le proprie e a costruirsi in maniera attiva la propria visione del mondo e di sé.
I problemi legati all’adolescenza vedono implicati sia i protagonisti attivi, che i loro familiari, in quanto spettatori di comportamenti inusuali come manifestazioni di aggressività insolite o sbalzi d’umore, grandi cambiamenti psicologici nel complessivo. Tutto ciò può far provare al genitore un misto di sentimenti che vanno dalla preoccupazione, permissività, alla tolleranza o repressione, come vediamo nel lavoro della terapia di coppia genitoriale (sostegno alla genitorialità). Presso il Centro psicoterapia Torino vediamo che le manifestazioni sintomatiche principali dell’adolescenza hanno a che fare per la maggioranza dei casi con l’estremizzazione dei conflitti che possono esprimersi sia in maniera attiva, cioè con ribellione fisica e/o verbale anche violenta; ma in altri casi in maniera passiva tramite l’isolamento o/e il silenzio, come osservato dallo psicologo infantile. E’ fondamentale tenere in considerazione che nella crisi d’identità la tendenza ad esternare con il corpo e con le azioni la tempesta emotiva che si ha dentro deriva dalla difficoltà fisiologica dell’adolescente a comprendere i propri bisogni ed esprimerli attraverso la parola; è importante quindi aiutare l’adolescente a poter ascoltare la proprie emozioni e poterle tradurre in parole, come avviene nei percorsi di psicoterapia a Torino.
Dal punto di vista dei genitori la sofferenza maggiore potrebbe riguardare il sentimento di impotenza per non riuscire ad aiutare il figlio in difficoltà, nei problemi dell’adolescenza, unito alla rabbia per sentirsi rifiutati dallo stesso. In generale queste situazioni non sono da considerare patologiche secondo la nostra visione di psicoterapeuti a Torino; ma a seconda di come queste difficoltà e i conflitti si manifestano e declinano in problemi dell’adolescenza è opportuno valutare se preoccuparsi realmente o se da considerare il tutto fisiologico all’interno di un processo di crescita. E’ utile comunque ascoltare l’adolescente e accettarlo nella sua individualità neo-nata, imparare a modulare la nuova distanza emotiva che richiede il nuovo rapporto con lui ovvero saper essere presenti e allo stesso tempo potersi farse da parte quando la situazione lo necessita affinché ci sia lo spazio per l’acquisizione di autonomia, tutte tematiche trattate nei percorsi di terapia di coppia genitoriale. Proprio perché le sfide dei genitori sono molto impegnative e i problemi dell’adolescenza molti, al Centro di psicoterapia Torino il supporto psicologico all’adolescente è mirato anche a coinvolgere i genitori, con lo scopo di aiutarli nel supporto del figlio. Un percorso di counseling psicologico a Torino diretto all’adolescente è utile per inquadrare le problematiche ed eventualmente progettare un percorso che miri ad aiutare l’adolescente nel lutto della propria identità infantile e a costruirsi la propria individualità con una buona consapevolezza di sé e sicurezza nelle proprie capacità e potenzialità affiancato dallo psicologo infantile. Il Centro di psicoterapia e psicologia clinica spesso ad un percorso individuale del minore affianca un supporto alla genitorialità (terapia di coppia genitoriale) al fine di aiutare tutto il nucleo familiare nell’evoluzione di questa fase (terapia familiare).

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Identità di genere e orientamento sessuale

Masochismo psicologico all’interno delle relazioni personali

Presso il Centro psicologia Torino vediamo nelle dinamiche relazionali all’interno delle coppie o delle famiglie situazioni di masochismo psicologico dove i soggetti coinvolti sono inconsapevoli dell’aggressività presente nei comportamenti e nei pensieri: il masochismo genera sofferenza in loro stessi e nelle persone che amano.

Il masochismo sadico-paranoico ad esempio si esprime nelle dinamiche relazionali che, come psicoterapeuti psicologi a Torino osserviamo nella terapia di coppia e/o nella terapia familiare di alcuni pazienti. Tale forma di masochismo psicologico viene sviluppata da quelle persone che non si permettono di agire la propria aggressività e il proprio sadismo perché si sentono in colpa. Come psicoterapeuti psicologi a Torino osserviamo spesso situazioni in cui attualizzando una fantasia masochistica paranoica, ponendosi quindi in condizioni di vittima di ingiustizie altrui, il soggetto si sente giustificato ad attaccare e sfogare il proprio sadismo non riconosciuto e accettato.

In particolare, ricercando le cause del masochismo come forma larvata di sadismo, vediamo come il soggetto agisca sacrificandosi per far sentire l’altro in colpa, per farlo quindi soffrire in maniera indiretta. In questo caso viene mascherato il proprio desiderio di vendetta oppure si mostra la propria sofferenza come diversivo per poi poter attaccare e agire la rabbia senza sentirsi in colpa. Solo attraverso un percorso di psicoterapia la persona può arrivare a vedere queste forme manipolative di comportamento e riconoscerne il significato masochistico. Come psicoterapeuti psicologi a Torino crediamo che questi soggetti abbiano avuto esperienze in un lontano passato che hanno insegnato loro che solo attraverso tali dinamiche relazionali è possibile ottenere la vicinanza dell’altro e non conoscono un modo più sano di rapportarsi, non riescono a fidarsi delle relazioni, non pensano di poter ricevere empatia e riconoscimenti se non manipolano chi sta loro vicino.

Significato relazionale del masochismo

Presso il Centro psicologia Torino pensiamo che da un punto di vista relazionale il masochismo abbia un importante ruolo nell’instaurare dinamiche specifiche che si ripetono nel tempo. Il bisogno di veicolare all’altro il messaggio che si è indifesi e vulnerabili, serve in certi casi a manipolare le intenzioni dell’altro, facendo in modo che non attacchi il soggetto, non lo abbandoni e lo ami, pena sentirsi altrimenti schiacciato dalla colpa. Lo psicologo infantile osserva che alcuni bambini, terrorizzati dall’aggressività che si respira in famiglia imparano loro malgrado ad usare la sofferenza come espediente per indurre il genitore a sentirsi in colpa e ad amarli. Sulla stessa linea interpretativa, vediamo a volte nella terapia familiare, come l’atteggiamento aggressivo e ostile della figura genitoriale venga interiorizzato dal figlio che a sua volta si maltratta allo stesso modo, non avendo sperimentato tenerezza per sé stesso. Come meccanismo di difesa, ispirando compassione all’altro, si cerca di evitare l’attacco esterno, adeguandosi ad un’identità che però danneggia se stessi, una forma di masochismo psicologico. In certi casi di dipendenza relazionale in cui c’è un bisogno vitale di vicinanza, come nel bambino verso il genitore o in alcuni rapporti di coppia, emergono chiaramente dinamiche sado- masochistiche, un esempio lo ritroviamo nei casi di dipendenza affettiva. Il soggetto debole tenterà in ogni modo di adattarsi alla patologia dell’adulto o del partner pur di non perderlo, anche autoinfliggendosi sofferenza e agganciandosi così al sadismo dell’altro. Infatti vediamo nei percorsi di terapia di coppia e terapia familiare che alcuni masochisti sacrificano la propria competenza per mantenere un’immagine idealizzata della persona da cui dipendono e dalla quale si sentono protetti. Pur di sperimentare un sentimento di sicurezza, vediamo come psicoterapeuti psicologi a Torino che queste persone sono disposte a svilirsi per unirsi a figure idealizzate, reprimendo la propria aggressività verso l’altro per non allontanarsi dal rapporto simbiotico creato con lui. Lo psicologo infantile spiega come un bambino che dipenda da un genitore patologico e aggressivo, pur di non perdere il proprio riferimento affettivo, è disposto a creare masochisticamente le condizioni per essere punito e dare così soddisfazione all’adulto sadico permettendogli di sfogare i propri istinti rabbiosi o perversi verso di sè. Questo spiega il significato del masochismo di molti bambini maltrattati e abusati che continuano a cercare la vicinanza dei genitori e possono rifiutare gli aiuti esterni alla famiglia nel timore di essere allontanati dalla mamma o dal papà che vengono idealizzati nonostante i loro comportamenti devianti.

Focus: Masochismo come forma di controllo e trasformazione di una situazione traumatica

Come si è accennato, una delle principali e più comuni forme di masochismo psicologico sia quella che lo vede come modalità difensiva da emozioni traumatiche. Presso il Centro psicologia Torino vediamo come l’attribuire un carattere piacevole ad una situazione fonte di profondo dolore sia una possibilità difensiva di fronte al rischio essere colti alla sprovvista da determinati eventi , quando appare impossibile evitare che qualcosa di molto brutto ci accada.

Nel masochismo narcisistico, emerge nei percorsi di psicoterapia a Torino, come la fatica e la sofferenza diventino fonte di orgoglio della persona, la capacità di sopportare il dolore un valore e la ricerca attiva di situazioni difficili mantiene la sensazione di essere padroni del proprio destino. Così, un bambino che si trova in una situazione di maltrattamento genitoriale, spiega lo psicologo infantile, non avendo alcun modo per togliersi da tale condizione, si trova obbligato a rafforzare l’aspetto libidico della relazione con i genitori, dando risalto in maniera preminente ai momenti di piacere mantenendo quindi, spesso per tutta la vita, un’immagine idealizzata delle figure genitoriali. Analogamente nei casi di abuso sessuale la situazione può essere erotizzata: il piacere viene sovradimensionato per arrestare il terrore, tale difesa è anche utile per negare l’ostilità covata nei confronti dell’abusante, sotterrando il conflitto con esso. In questo senso il masochismo psicologico può rappresentarsi come una forma di difesa contro il sadismo dell’altro (Berliner, 1958). Il bambino, data la propria condizione di fragilità e dipendenza, spiega lo psicologo infantile, non può permettersi di perdere l’adulto di riferimento, seppur patologico, per questo non può nutrire rabbia nei suoi confronti e vederlo per quello che è.

Un’altra forma di masochismo psicologico che nasce come una difesa si verifica quando il soggetto, ad esempio un bambino, non riesce ad ottenere la risposta affettiva desiderata da un genitore perché questo depresso o ansioso, deve fare i conti con un mondo interno presente di stati di malessere. In questi casi il significato del masochismo risiede nel legame di attaccamento con il genitore, spiega lo psicologo infantile, in cui i momenti di condivisione e vicinanza rimangono impressi nel bambino come legati inevitabilmente alla sofferenza, in quanto stare con l’altro comporta sofferenza. Siccome il corpo e la mente del bambino vengono controllati in maniera oppressiva da una figura materna patologica, il bambino si attacca, intendendo attaccare in questo modo la madre, come emerge nella terapia infantile. Non è raro vedere a tal proposito un bambino che arrabbiato nei confronti della madre, si picchi, per evitare e prevenire una ritorsione dalla madre (Novick 1987, 1991).

Masochismo e terapia

Dalle esplicazioni delle varie cause del masochismo psicologico si può evincere quanto questa modalità relazionale, costruita nell’arco delle esperienze di vita, acquisisca per l’individuo un’utilità fondamentale come meccanismo di difesa. Il masochismo psicologico può aver aiutato il soggetto nell’infanzia a gestire rapporti di natura traumatica, trasformando il dolore in piacere e dando l’illusione di essere meno impotenti. Continuando ad usare gli stessi meccanismi difensivi di impronta masochistica anche nella vita adulta, la persona può trovarsi imbrigliata in una serie di situazioni dolorose e frustranti, come emerge nei percorsi di psicoterapia a Torino, ricercando inconsciamente condizioni auto-lesive e dimenticando i propri bisogni autentici. Come psicoterapeuti psicologi a Torino ci rendiamo conto che una grande parte di sofferenza è data dal fatto che il soggetto su un piano consapevole mira all’ottenere risultati positivi ma agisce con comportamenti autodistruttivi, evidenziando quindi un’impossibilità nel discernere tra situazioni e rapporti sani e quelli distruttivi, allontanando da sé le situazioni di possibile felicità e soddisfazione a causa del masochismo psicologico.

Per chi intende cercare una cura del masochismo, al Centro di psicoterapia e psicologia clinica a Torino è possibile instaurare un rapporto terapeutico in cui esplorare la specificità di tale modalità relazionale nella vita personale nel soggetto, a cosa serve, perché c’è e dove è nata. In un percorso di psicoterapia a Torino sarà possibile acquisire consapevolezza circa queste modalità e sperimentare una relazione terapeutica che possa scardinare tali meccanismi. Inoltre il rapporto di fiducia e alleanza che viene a costruirsi con psicologi psicoterapeuti a Torino permette al soggetto di liberarsi del fardello del proprio passato che continua a condizionare il presente e acquisire le capacità e autonomie per affermarsi e opporsi a ciò che non è sano per se stessi.

Cause del masochismo: come nasce e perchè?

Il masochismo psicologico può essere definito come una ricerca consapevole o meno di sofferenza fisica o mentale e può esprimersi attraverso comportamenti di  auto-sabotaggio e autopunizione, si tratta di condotte autolesive ricercate dal soggetto che nel tempo è arrivato a conferire loro un significato di piacere. Il dolore masochistico diventa un modo per ottenere il piacere perchè alcune condizioni passate di sofferenza sono state iscritte nella memoria del soggetto come piacevoli, come rileviamo nei percorsi di psicoterapia a Torino: il dolore viene investito positivamente e diventa una fonte di soddisfazione per la persona.

Bisogna considerare che a qualche livello tutte le persone a volte provano masochismo psicologico, senza che la propria vita ne subisca danni irreparabili, ma ci sono situazioni in cui il funzionamento masochistico invade tutte le aree di vita della persona e con un tale livello di rigidità da richiedere l’intervento di psicologi psicoterapeuti a Torino per aiutare il soggetto a riappropriarsi della possibilità di provare vero piacere e liberarsi dalle condotte autolesionistiche che continua ad infliggersi. Il vero benessere psicologico nasce infatti da un sano volersi bene, non da una forma di sadismo nei propri confronti.

Esistono varie esperienze dolorose che, come psicoterapeuti psicologi a Torino, possiamo accorpare sotto la categoria del “masochismo psicologico”:

a) Un primo caso in cui la persona masochista ottiene il piacere in maniera diretta come ad esempio nel masochismo sessuale, dove il dolore fisico e/o la mortificazione psichica accresce l’eccitamento; oppure nel masochismo narcisistico in cui la sofferenza permette alla persona di ottenere un’identità di valore in cui valgono i principi secondo i quali “se soffro e sopporto sono diverso e migliore dagli altri”.

b) In alcune situazioni la causa del masochismo psicologico va individuata nella ricerca di sofferenza allo scopo di sfuggire ad una sofferenza maggiore, come emerge in psicoterapia a Torino, situazione in cui ricade quello che Freud chiamava “masochismo morale per senso di colpa”: posti dinnanzi al dolore di sentirsi in colpa verso qualcuno, si tenta di mitigarlo attraverso autopunizioni e rinunciando al piacere. Osserviamo come psicoterapeuti psicologi a Torino che nella cura del masochismo si presentano situazioni di questo tipo che la persona tende a riattivare nelle proprie relazioni.

c) Presso il Centro psicologia Torino osserviamo che in certe interazioni interpersonali traumatiche il masochismo agisce consentendo di trasformare il dolore in piacere. Nella coazione a ripetere gli individui rivivono situazioni traumatiche attraverso la ripetizione concreta nella realtà di un’esperienza relazionale dolorosa subita nel passato e inscritta nel mondo interno, alcune persone infatti chiedono l’aiuto di psicoterapeuti psicologi a Torino perchè si rendono conto di mettere in atto sempre gli stessi errori, di ritrovarsi sempre in situazioni similari di sofferenza, apparentemente non volute ma in realtà inconsciamente e masochisticamente desiderate. In questi percorsi di psicoterapia a Torino emerge come gli individui rivivano dentro di sè situazioni traumatiche del passato, sentendone il pericolo imminente nel presente, attivando così la paura inconscia che si ripeta il trauma in maniera incontrollabile e con il generarsi di un profondo senso di impotenza. Questo riportare alla mente in maniera automatica sensazioni, paure e pensieri che riguardano esperienze molto dolorose della propria storia può essere riattivato da uno stimolo del presente anche se la realtà non comporta rischi per il soggetto e non ha nulla a che fare con i suoi traumi ma viene identificata come situazione di grave pericolo.  Questo terrore viene affrontato ricreando la situazione traumatica concretamente nella realtà, ripetendo la situazione subita passivamente con lo scopo di acquisire controllo dell’evento traumatico e anticiparne il verificarsi. Infatti il soggetto evocando gradualmente la situazione originale in cui si è verificato il trauma, nel tentativo di anticiparlo, cerca inconsciamente di dominarlo, come emerge in alcuni casi di terapia del masochismo. Per fare un semplice esempio alcune persone che hanno subito nell’infanzia lutti e/o abbandoni non riescono da adulte ad instaurare legami stabili, non si fidano dei propri partner nella paura di soffrire ed essere lasciati e hanno la tendenza a rompere facilmente le relazioni e a lasciare, non riescono a lasciarsi andare nell’intimità affettiva e in tal modo non si concedono mai una situazione di benessere con l’altro, che su un piano reale può essere una persona che vuole loro bene.

Entrando maggiormente nello specifico del tema, troviamo vari sottotipi di masochismo, andremo quindi a delineare brevemente i significati del masochismo di cui sopra accennato, le diverse cause del masochismo e i diversi significati che può contenere.

1)  Masochismo narcisistico: come si è accennato, presso il Centro psicoterapia Torino osserviamo in alcuni pazienti la sofferenza raggiunta attraverso il negarsi costantemente piacere, uno stile di vita improntato al sacrificio, che può servire a costruirsi un’identità in cui la persona può rappresentarsi e sentirsi superiore agli altri essere umani considerati “comuni”, soddisfacendo i propri desideri di eccezionalità. La sofferenza viene codificata come prova di resistenza o valore, una forma di masochismo psicologico che permette di sentirsi speciali e superiori; una fantasia comune a riguardo può essere quella di pensare di trovarsi in situazioni in cui si subiscono ingiustizie a causa del comportamento degli altri. Il piacere nasce dal fatto che il soggetto, che si fa vittima di aggressioni altrui, o comunque non fa nulla per opporsi, può sentirsi virtuoso e allo stesso tempo incapace di quelle cattiverie che sarebbe costretto a subire dagli altri dimostrando di essere migliore. Per fare un esempio che spieghi il significato del masochismo possiamo pensare alla tipologia di donna che accetta di essere maltrattata psicologicamente, riceve continue mortificazioni morali, tradimenti ripetuti dal proprio compagno e inconsciamentre può trarne piacere masochistico, così come una madre vittima di masochismo narcisistico può arrivare ad annullarsi come donna in nome del valore del sacrificio per i propri figli. In molte situazioni se la persona è orgogliosa di sè stessa nel momento della sofferenza e del sacrificio per l’altro, può esserci la convinzione sottostante che una relazione di intimità sia possibile esclusivamente nella condivisione del dolore: è il caso di quei bambini, ci mostra lo psicologo infantile, che sono stati abituati a ricevere affetto dai genitori solo nel momento in cui erano ammalati o si trovavano in difficoltà. Tali fantasie soddisfano il bisogno di riconoscimento e lode del proprio sacrificio, attuato solo per il fatto di avere questo ritorno identitario, non per scopi altruistici.

2)  Masochismo morale: il primo che ne parlò fu Freud, che fece riferimento a quella condizione in cui la persona tenta di ridurre il proprio senso di colpa inconscio per mezzo dell’auto-danneggiamento e del dolore, oppure creando le condizioni per le quali gli altri lo puniscano. In un passato non troppo lontano possiamo ritrovare molte pratiche religiose volte a purificare l’anima del peccatore attraverso la punizione che poteva essere inflitta dall’esterno o ricercata e desiderata dal soggetto al fine di espiare le proprie colpe. Questo esempio che riportiamo come psicoterapeuti psicologi a Torino serve a far comprendere come, anche a livello culturale, talvolta il masochismo psicologico trovi la sua espressione in pratiche riconosciute e apprezzate. Spesso nel masochismo psicologico il soggetto si auto-infligge lo stesso destino che colpisce il soggetto di cui si sente responsabile, come emerge nei percorsi di psicoterapia a Torino, proprio per alleviare il senso di colpa, anche quando non è realmente responsabile del dolore dell’altro. Nel masochismo psicologico osservato presso il Centro psicologia Torino emerge l’incapacità di godere del proprio piacere; nella mente della persona la soddisfazione personale suscita senso di colpa verso l’altro, il quale non può godere della stessa opportunità o che sta soffrendo proprio in merito al piacere del soggetto. Essere felice si trasforma in una colpa, come si constata in alcuni percorsi di psicoterapia a Torino. Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino questo tipo di masochismo morale può nascere in quelle famiglie con una rigida educazione improntata all’autosacrificio che colpisce tutti i membri della famiglia, sia nello stile di vita degli adulti che nelle aspettative verso i minori. In queste famiglie i genitori hanno compiuto sforzi enormi per sostentare i figli e appoggiarli nelle scelte della loro vita, annullando sè stessi e questi ultimi nel vederli soffrire possono aver vissuto un profondo senso di colpa, vivendosi come responsabili. Lo psicologo infantile vede in questa esperienza le radici del lento maturare di una difficoltà a permettersi di provare piacere, in quanto il pensiero di sè stesso felice comporta  la rappresentazione dei genitori che si sacrificano, e questa immagine può diventare intollerabile. Si diventa quindi incapaci di concedersi ciò che si desidera davvero fino ad inibire, per senso di colpa, la nascita del desiderio, stiamo parlando di una dimensione psichica di cui la persona può essere inconsapevole. Il masochismo psicologico dei genitori  si può trasmettere sia per identificazione da parte dei figli, sia per senso di colpa che insorge quando i figli stessi si ritrovano a poter provare piacere anche dopo la morte dei genitori. Al contrario, il figlio che ha potuto sperimentare i genitori felici, si sentirà legittimato a sentire e a vivere il proprio piacere.

3) Masochismo sessuale: è un tipo di masochismo che è presente nelle fantasia di molti, anche se non sempre viene attuato in una situazione reale. Può accadere che fin dai primi rapporti sessuali il piacere dell’incontro sia immaginato e desiderato in connessione a condizioni di dolore e sottomissione e in fantasia si viene a costruire una rappresentazione della sessualità interconnessa alla sofferenza, come emerge in diversi percorsi di psicoterapia a Torino. Per comprendere le cause del masochismo sessuale bisogna pensare che alla costruzione di tali fantasie partecipano diversi elementi legati alla storia personale dell’individuo e sostenuti da aspetti culturali: l’unione tra violenza ed erotismo proposta dai film sottende convinzioni sociali che tendono ad erotizzare la figura dell’uomo potente e dominante, ad esempio. Inoltre, una persona che si sente fragile e vulnerabile, nel momento in cui instaura una relazione intima con qualcuno che al contrario vive come potente, può sentirsi degna di tale potenza attraverso fantasie di erotismo masochistico.

Come psicoterapeuti psicologi a Torino riconosciamo anche un tipo di masochismo sessuale che assume significato di tipo difensivo e viene sviluppato per acquisire un senso di controllo e di dominio su ciò che ha traumatizzato originariamente la vita di un individuo. Lo psicologo infantile spiega come l’azione altrui temuta in origine negli anni dell’infanzia, che siano percosse o umiliazioni che investono l’area sessuale, viene ora nella vita adulta cercata come modo per non essere colti di sorpresa dal trauma, viene cioè creata e anticipata la stessa situazione e trasformata in qualcosa che diventa piacevole perché controllabile e deciso dal soggetto. L’identificazione con l’aggressore trasforma la sofferenza di atti sadici subiti in piacere masochistico, che può essere continuamente ricercato, anche se tali dinamiche intrapsichiche pertengono alla dimensione dell’inconscio e solo attraverso un percorso di psicoterapia il soggetto può divenire consapevole del significato, delle cause del masochismo e dei propri comportamenti.

Masochismo e terapia

Dalle esplicazioni delle varie cause del masochismo psicologico si può evincere quanto questa modalità relazionale, costruita nell’arco delle esperienze di vita, acquisisca per l’individuo un’utilità fondamentale come meccanismo di difesa. Il masochismo psicologico può aver aiutato il soggetto nell’infanzia a gestire rapporti di natura traumatica, trasformando il dolore in piacere e dando l’illusione di essere meno impotenti. Continuando ad usare gli stessi meccanismi difensivi di impronta masochistica anche nella vita adulta, la persona può trovarsi imbrigliata in una serie di situazioni dolorose e frustranti, come emerge nei percorsi di psicoterapia a Torino, ricercando inconsciamente condizioni auto-lesive e dimenticando i propri bisogni autentici. Come psicoterapeuti psicologi a Torino ci rendiamo conto che una grande parte di sofferenza è data dal fatto che il soggetto su un piano consapevole mira all’ottenere risultati positivi ma agisce con comportamenti autodistruttivi, evidenziando quindi un’impossibilità nel discernere tra situazioni e rapporti sani e quelli distruttivi, allontanando da sé le situazioni di possibile felicità e soddisfazione a causa del masochismo psicologico.

Per chi intende cercare una cura del masochismo, al Centro di psicoterapia e psicologia clinica a Torino è possibile instaurare un rapporto terapeutico in cui esplorare la specificità di tale modalità relazionale nella vita personale nel soggetto, a cosa serve, perché c’è e dove è nata. In un percorso di psicoterapia a Torino sarà possibile acquisire consapevolezza circa queste modalità e sperimentare una relazione terapeutica che possa scardinare tali meccanismi. Inoltre il rapporto di fiducia e alleanza che viene a costruirsi con psicologi psicoterapeuti a Torino permette al soggetto di liberarsi del fardello del proprio passato che continua a condizionare il presente e acquisire le capacità e autonomie per affermarsi e opporsi a ciò che non è sano per se stessi.

Ansia da separazione negli adulti

Negli ultimi 50-60 anni diversi studi di psicologia hanno rilevato l’esistenza di una forma di Ansia da separazione specifica dell’adulto (DASA), che può comparire a qualsiasi età e non in tutti i casi risulta la continuazione del corrispettivo disturbo d’ansia da separazione che tipicamente insorge nell’ infanzia.

Presso il Centro psicologia Torino osserviamo che dall’adolescenza in poi i sintomi del disturbo d’ansia da separazione possono comparire nella forma di rifiuto scolastico, paure riguardo alla salute e alla sicurezza dei genitori e preoccupazioni sulla possibilità che qualche evento esterno e non controllabile possa compromettere il legame con la figura di riferimento affettivo. Accanto a queste forme del disturbo lo psicologo infantile riscontra la presenza dei sintomi più classici presenti nei bambini, come non voler lasciare i luoghi considerati sicuri, l’emergere di paure legate al sonno (non voler dormire da soli o il fare spesso incubi) e sentire la necessità di mantenere la vicinanza con i genitori anche in un’età, l’adolescenza, in cui ci si aspetterebbe invece il desiderio di separazione e la spinta verso l’autonomia.

E’ importante considerare che gli studi in psicologia clinica dimostrano che un bambino o adolescente affetto da Disturbo d’ansia da separazione ha una più elevata probabilità di avere almeno un genitore affetto da Ansia da separazione dell’adulto. In genere è presente una continuità generazionale per il Disturbo d’ansia da separazione in quanto i fattori ereditari uniti da un atteggiamento iperprotettivo dei genitori possono condurre allo sviluppo e al mantenimento dei sintomi.

L’ansia da separazione nell’adulto si presenta con determinate caratteristiche nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino: l’ansia molto marcata dovuta alla separazione da casa o dalle principali figure d’attaccamento è anticipata dal pensiero, questo significa che ancor prima di trovarsi lontano dalle proprie fonti di sicurezza la persona inizia ad essere agitata e preoccupata in una forma di ansia anticipatoria che assume le caratteristiche di “paura della paura”, ad esempio nell’organizzazione di una vacanza oppure quando un membro della famiglia deve partire per una trasferta; la persistente ed eccessiva preoccupazione riguardo alla possibile perdita delle principali figure di attaccamento, o alla possibilità che accada loro un evento negativo, emergono essere nei percorsi di psicoterapia a Torino altre forme caratteristiche in cui si presenta l’ansia da separazione nell’adulto; la continua ed elevata preoccupazione riguardo al fatto che un evento spiacevole e imprevisto causi la rottura della relazione o il distacco forzato dai propri cari è un’altro tipo di espressione del disturbo, che riscontriamo presso il Centro psicologia Torino, che può presentarsi in forma più o meno grave quando si è lontani da casa per molte ore oppure un familiare come ad esempio il figlio parte per un viaggio, nell’eccessivo timore per la propria o l’altrui incolumità.

In psicologia clinica si è riscontrato che le persone che hanno subito nella vita un trauma, hanno avuto un notevole incremento dei sintomi connessi al Disturbo d’ansia da separazione negli adulti e che il livello aumentato di paura nell’affrontare normali situazioni di separazione, che prima dell’evento traumatico erano facilmente gestibili, ha procurato in molti casi un blocco. Spesso nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino i primi sintomi si manifestano in seguito al verificarsi di un evento che la persona vive come traumatico, come ad esempio la perdita di una persona cara, reale o fantasticata (divorzi o separazioni) e in numerosi studi è stata confermata l’esistenza di una forte correlazione tra il DASA e il Disturbo post Traumatico da Stress.

Anche se questo disagio può insorgere nella persona anche quando nel passato non si sia evidenziata una problematica ansiosa, un fattore predisponente il Disturbo d’ansia da separazione negli adulti è l’aver sofferto nell’infanzia di elevati livelli di ansia da separazione, che hanno inficiato la percezione di sicurezza nei rapporti relazionali favorendo il strutturarsi di un disturbo di personalità. In generale soggetti affetti dal Disturbo d’ansia da separazione negli adulti riportano livelli più elevati di compromissione del funzionamento personale, sociale e lavorativo dell’individuo, come emerge nei percorsi di psicoterapia a Torino, perchè l’ansia può diventare pervasiva e ostacolare il normale svolgimento delle attività quotidiane.
L’identificazione di questo disturbo ha permesso di ipotizzare un modello di continuità secondo il quale, se l’ansia di separazione infantile persiste nel tempo, potrebbe condurre allo sviluppo del DASA.

Presso il Centro psicologia Torino rileviamo che l’ansia da separazione negli adulti viene spesso attivata nella relazione con il partner e presenta delle correlazioni con altri disturbi quali la dipendenza affettiva e svariate forme d’ansia legate a disturbi fobici.
L’ansia da separazione spesso viene associata all’angoscia abbandonica nonostante siano emozioni diverse e con basi neurofisiologiche diverse. Il punto centrale che emerge nei percorsi di psicoterapia a Torino è il vissuto della persona che soffre di ansia da separazione: il distacco viene percepito come un vero e proprio abbandono e innescando così, in maniera automatica, comportamenti che hanno lo scopo di arginare ed evitare la sofferenza e quindi fare in modo di stare sempre vicino all’altro significativo che può essere un genitore o un partner. Per la cura dell’ansia da separazione negli adulti è bene pensare che questo tipo di angoscia, si origina nell’infanzia quando vengono a mancare le giuste attenzioni e l’adeguato nutrimento affettivo, segnando per sempre la percezione di sicurezza dell’individuo. Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino si tratta quindi una vera angoscia abbandonica, che a differenza dell’ansia, è più profonda e penetrante: annulla lo spazio e il tempo, addormentando la coscienza razionale e lo sguardo oggettivo su di sé e sull’esterno.
Per un intervento di prevenzione dall’ansia da separazione è importante che i bambini molto sensibili alla separazione, che piangono ad esempio i primi giorni di scuola, non vengano rimproverati ma compresi. Esistono degli eventi che portano a non poter costituire un attaccamento sicuro alla madre, e un attaccamento insicuro si trova alla base del Disturbo d’ansia da separazione, così come ad altre patologie legate all’ansia di abbandono.
Presso il Centro psicologia Torino vediamo che negli adulti i sintomi del Disturbo d’ansia da separazione si manifestano nelle relazioni di dipendenza tra partner in cui un membro della coppia si annulla per soddisfare l’altro, che a sua volta tende ad allontanarsi. Esistono relazioni molto intense scambiate per amore, ma in realtà l’ansia di abbandono rende incapaci di esercitare autonomia, investendo così l’altro della coppia di un grande potere. Lo scopo di ogni gesto di chi soffre di disturbo d’ansia da separazione negli adulti è quello di evitare l’allontanamento e la percezione di essere abbandonato perché riattiva sofferenze personali ed antiche di un bambino che ha vissuto una relazione affettiva instabile, insicura e in alcuni casi povera di nutrimento affettivo. Chi soffre di questa patologia così invasiva vive una relazione in cui c’è il bisogno inconscio di mantenere il controllo, come emerge in alcuni percorsi di psicoterapia a Torino: il proprio ruolo di persona dipendente è una sorta di ricatto che può portare il partner a sentirsi gratificato nel prendersi cura dell’altro. Entrambi i partner in questi casi specifici, sono persone incapaci di essere autonome e ognuno di loro cerca di colmare il proprio vuoto attraverso le richieste e la presenza dell’altro cercando di ricevere un nutrimento personale dalla relazione. Se il rapporto sentimentale è sorretto solo queste basi, lo scambio può essere sterile, lo vediamo quando il legame si scioglie e la reazione di chi soffre di Disturbo d’ansia da separazione negli adulti è quella di ricercare affannosamente qualcun’ altro che possa placare le ansie attraverso una vuota presenza. Questa spinta irreprimibile a sostituire in tempi brevi il partner che viene a mancare è sorretta dalla sensazione è di morire, disgregarsi e andare in frantumi, vissuti angoscianti questi causati proprio dal disturbo. Potremmo dunque dire che la poca autonomia di chi soffre di ansia da separazione negli adulti porta la persona ad attaccarsi al partner più per bisogno di sicurezza che desiderio di una relazione matura d’amore.

Il Centro di psicoterapia e psicologia clinica può offrire un percorso di psicoterapia a Torino per favorire un processo di acquisizione di autonomia e costruire la percezione di poter essere individui in grado di nutrirsi da soli, imparare a considerare il vuoto interiore come uno spazio di accoglimento di se stessi. Un aiuto da parte di psicologi a Torino permette alla persona di avvicinarsi all’altro senza investire le relazioni di aspettative personali troppo elevate, così da poter vedere chi sta di fronte per com’è realmente e non in base a propri bisogni. Gestire i sentimenti legati alla separazione è senza dubbio è complicato e si può dire che in qualche forma tutti possono soffrire di ansia di abbandono: recuperare se stessi, imparare a riconoscere i propri bisogni e poter guardare l’altro per quel che è e per quello che può dare è il primo passo in un percorso che permetta di non soffrire di una dipendenza affettiva patologica e per farlo è necessario, purtroppo o per fortuna, attraversare tutto il dolore passato che mantiene e nutre il sintomo presente.

Ansia da separazione nei bambini

L’ansia da separazione o ansia di abbandono è un vissuto che nasce nell’infanzia, ed ha a che fare con il senso di sicurezza interna del bambino che si rinsalda alla presenza fisica ed emotiva del genitore e vacilla quando il suo riferimento adulto si allontana. L’evoluzione psichica del bambino, spiega lo psicologo infantile, prevede un graduale processo di costruzione dell’immagine interna stabile del genitore, quando questo processo viene portato a termine con successo il bambino può fare affidamento a questa presenza interna quando non si trova fisicamente con la mamma e con il papà, nella certezza del loro ritorno. A partire dalla primissima infanzia, fase in cui il bambino non ha ancora dentro di sè “la costanza dell’oggetto” e può sprofondare nell’angoscia se separato dalla madre, ci si aspetta che l’ansia di abbandono gradualmente si attenui con la crescita, tornando a riattivarsi al momento del distacco e di fronte a situazioni nuove, come l’ingresso all’asilo nido o alla scuola materna ad esempio; ma se il bambino è sicuro dentro di sè, gradualmente l’ansia da separazione diminuisce lasciandolo libero anche fuori casa di perlustrare l’ambiente e di investire nelle attività che gli vengono proposte. Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino non sempre questo processo fisiologico avviene con facilità e ci sono situazioni in cui i tempi richiesti sono più lunghi di quanto ci si aspetti, oppure più raramente si instaura un vero e proprio disturbo legato all’ansia da separazione.

Come psicoterapeuti psicologi a Torino sappiamo dagli studi in psicologia clinica che l’ansia da separazione nei bambini compare in maniera fisiologica intorno agli otto mesi di vita e si manifesta attraverso crisi di pianto disperato che durano finché il neonato non viene avvicinato alla sua principale figura di accudimento; la paura che scatena questa reazione è quella di temere la lontananza della madre, la sua assenza è vissuta come assoluta, per il bambino può significare che non tornerà mai più e solo la conferma reale della sua presenza può dare sollievo. Secondo lo psicologo infantile sarebbe più corretto parlare della presenza/assenza del carghiver, cioè della figura di attaccamento del bambino, per convenzione in questo articolo ci riferiamo alla madre. Lo psicologo infantile spiega che la fase dell’ansia di abbandono rappresenta una normale tappa dello sviluppo mentale e sociale, il fatto che il neonato pianga dimostra che ha imparato a riconoscere chi si occupa di lui e che ha stabilito un legame di attaccamento con il caregiver, percependo di essere in pericolo se questo non è presente: l’ansia da separazione nei bambini è fisiologica nella prima infanzia.
L’ ansia da abbandono pone le sue radici in un primo evento centrale della relazione madre bambino, che è quello della nascita: il bambino che prima si trovava in una situazione di simbiosi con la madre, deve vivere una separazione che può essere percepita come un momento angosciante e che potrà ripresentarsi nei vissuti durante quei passaggi fondamentali e fisiologici di separazione come lo svezzamento, la crescita, l’adolescenza e l’età adulta: lo psicologo infantile spiega che queste sono tutte fasi di distacco che riattivano la prima ancestrale ansia da separazione. Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino quando tali tappe non siano vissute in maniera serena, può essere che anche il vissuto di morte, la separazione definitiva, sia difficilmente elaborabile ed integrabile nell’emotività del soggetto. Come emerge nei percorsi di psicoterapia a Torino, alcuni pazienti adulti che soffrono di crisi di ansia, attacchi di panico, paura irrazionale di morire e che incomba su di loro lo spettro di una catastrofe, sono stati dei bambini in cui era presente un disturbo da ansia di separazione, nella loro infanzia qualche interferenza ha compromesso la solidità interna e la costruzione di una costanza nella sicurezza di sè.

Un autore a cui come Centro di psicoterapia Torino facciamo riferimento nello studio dell’ansia da separazione è Bion (1962), che si focalizza sulla capacità innata del bambino di far fronte alle frustrazioni fisiologiche della crescita, inevitabilmente legate alla madre in quanto sua principale figura di riferimento e rappresentante della realtà del bambino stesso. Si tratta delle normali tappe di sviluppo che implicano un distacco come il passaggio dall’allattamento allo svezzamento, ma ci si riferisce anche della separazione relazionale tra madre e bambino che avviene alla presenza di un terzo, il padre, che permette di far evolvere il rapporto dalla simbiosi ad uno stadio più maturo. La crescita è di per sè dolorosa perchè costellata da separazioni ma la madre grazie alla sua capacità istintiva di réverie, di comprendere e di consolare il bambino, potrà accogliere l’angoscia di morte provata dall’infante in questi momenti così significativi, aiutandolo a tollerarla e trasformarla, oppure al contrario fallendo in questo compito e creando così le premesse per difficoltà relazionali una volta adulto.

Winnicott (1965) è un altro riferimento presso il Centro psicologia Torino e nei suoi libri affronta il tema dell’ansia da separazione definendo la capacità di stare solo una delle conquiste evolutive più difficili nella crescita di un bambino, in quanto è una capacità che può essere acquisita solo gradualmente grazie alla possibilità di interiorizzare la figura materna, fino a essere in grado di poter stare solo, ma sostenuto inconsciamente dalla rappresentazione interna della madre.

Al Centro di psicoterapia Torino abbiamo potuto constatare che spesso vi è una correlazione tra un disturbo legato all’ansia da separazione nei bambini e una figura genitoriale particolarmente iperprotettiva e/o un contesto familiare di ansia generale: una volta diventati adulti questi bambini che hanno vissuto in maniera angosciante i distacchi potranno avere disturbi di ansia anche se l’oggetto delle loro preoccupazioni può cambiare. Nei percorsi di psicoterapia a Torino emerge che queste persone hanno percepito nell’infanzia costantemente l’ansia di sentirsi in pericolo causata da eventi reali di natura traumatica quali lutti precoci, separazioni causate da malattie e/o la vicinanza a figure di riferimento psrticolarmente ansiose che bloccavano l’autonomia del bambino nella costante percezione del mondo come pericoloso, facendo insorgere timori e aumentando nel figlio il bisogno di dipendenza. I genitori ansiosi, nella nostra esperienza di psicologi a Torino, possono non accorgersi delle insicurezze che tendono a creare nei figli e a non essere consapevoli che il disturbo da ansia di abbandono del figlio dipenda da dinamiche relazionali perpetuate in famiglia.

Una domanda che viene posta spesso a noi psicologi a Torino è: l’ansia da separazione nei bambini quanto dura?

Lo psicologo infantile risponde che questo passaggio è inevitabile e transitorio e dovrebbe durare fino ai 5 anni e ha valenza positiva quando non si trasforma in un disturbo. La normale ansia da separazione  testimonia la nuova capacità del bambino di differenziare tra i volti familiari e non. Quando gli indicatori di ansia da separazione nei bambini perdurano oltre il tempo indicato e/o la loro intensità è eccessiva rispetto alla norma e causa al bambino una sofferenza significativa o un impedimento nel funzionamento sociale, scolastico o di altre aree importanti, allora si può parlare clinicamente di Disturbo d’ansia da separazione. Psicoterapeuti a Torino descrivono questi bambini sofferenti, talvolta hanno la percezione di non sentirsi abbastanza amati dai genitori, inoltre mancano di interesse rispetto alle attività sociali e relazionali tipiche della propria età: nei percorsi di psicoterapia a Torino emerge come la loro attenzione sia rivolta esclusivamente verso gli adulti per poter richiamare la loro attenzione ed essere vigili nel momento in cui i genitori si allontanano da loro.
Il disturbo d’ansia da separazione nei bambini causa loro agitazione e preoccupazione ogni volta che si separano dalla figura primaria di riferimento o anche solo pensano all’allontanamento da casa o dal genitore, non si sentono al sicuro se non hanno un sostegno costante. In alcuni casi trattati presso il Centro di psicologia Torino questo disturbo è insorto dopo la morte di un parente vicino al bambino, di un animale domestico, dopo la malattia di un familiare, episodi di ospedalizzazione del bambino o di un genitore, un cambio di scuola o a seguito di un divorzio. Nello specifico lo psicologo infantile si occupa di bambini possono esternare mal di pancia, battito cardiaco accelerato, respiro corto e sudorazione e dietro a questi sintomi rileva la presenza di una forte ansia di abbandono.
Il disturbo d’ansia da separazione nei bambini e negli adulti si manifesta con un’eccessiva paura o ansia riguardo al distacco da persone familiari o  di separazione dai luoghi sicuri e tali preoccupazioni possono inficiare notevolmente la vita di una persona di qualsiasi età, impedendole di investire in attività quotidiane. Il disturbo d’ansia da separazione che trattiamo nei percorsi di psicoterapia a Torino negli adulti si manifesta con sintomi che riguardano difficoltà a stare a casa da soli o uscire da soli, difficoltà ad allontanarsi da luoghi considerati sicuri e forte interessamento alle figure primarie, dipendenza affettiva, talvolta anche con crisi isteriche, rifiuto della realtà e somatizzazioni fisiche fino ad arrivare nei casi più gravi ad attacchi di panico; mentre negli adolescenti sono più comuni mal di testa, palpitazioni, sensazioni di mancanza d’aria e attacchi di panico. I pensieri ansiosi riguardano la preoccupazione che potrebbe accadere qualcosa di brutto ai loro genitori o a loro e i bambini più piccoli non potendo identificare paure precise possono dire di non voler andare a scuola o di svolgere una specifica attività.
Preoccupazioni comuni sono:
• “E se succedesse qualcosa di brutto a mamma o a papà?”.
• “E se mi perdessi?”.
• “E se la nonna non mi venisse a prendere a scuola?”.
• “E se mi rapissero?”.
• “E se mi venisse da vomitare e la mamma non fosse lì per aiutarmi?”.

Ansia da separazione: cosa fare?

Come primo approccio al disturbo da ansia di separazione psicologi a Torino riferiscono che è necessario focalizzarsi sul comprendere quale sia la situazione che stimola l’insorgere l’ansia da abbandono, infatti spesso l’oggetto dell’ansia non viene compreso dalla persona perché viene vissuta un’angoscia generalizzata a cui non poter porre controllo. Il Centro di psicologia Torino propone di iniziare una terapia che punti ad un lavoro approfondito sulle angosce, non concentrandosi esclusivamente sui sintomi, con lo scopo di dare significato alle cause dall’ansia da separazione, elaborare conflitti intrapsichici e dinamiche inconsce, oltre che un lavoro per raggiungere una certa autonomia che permetta di distaccarsi gradualmente dalle figure di cui si ha costante bisogno di vicinanza.
Proprio perché è una capacità centrale nello sviluppo, i vissuti relativi alla separazione emergono qualche volta anche nelle sedute di psicoterapia a Torino, offrendo così la possibilità di indagare in maniera mirata le paure e le sensazioni provate ed esplorando la separazione di volta in volta nei sui vari aspetti e manifestazione psicopatologiche. Secondo la prospettiva del Centro psicologia Torino è molto importante capire quali sono i comportamenti familiari che involontariamente amplificano l’ansia e il disagio, mantenendo ad esempio comportamenti ansiosi, iperprotettivi, ossessivi. Il Disturbo d’ansia da separazione nei bambini se non adeguatamente affrontato e risolto potrà perdurare in età adulta o trasformarsi in qualche altro tipo di disturbo come attacchi di panico, agorafobia o ansia generalizzata. Il tipo di intervento che è possibile attuare in una psicoterapia a Torino dipende molto dall’età del soggetto: se con un adulto è possibile affrontare il problema in una terapia individuale, nel caso dei bambini sarà più utile includere tutta la famiglia in un progetto di terapia e sostegno per comprendere insieme allo psicologo infantile a Torino che significato assume il sintomo del piccolo nel contesto familiare.

Bambini in lutto

Il lutto in psicologia viene considerato una delle fonti di maggiore sofferenza per l’essere umano, per questa ragione non vorremmo mai esporre i bambini all’esperienza di perdita di una persona cara. La preoccupazione degli adulti nei confronti di un bambino che subisce una perdita importante è comprensibile, così come è naturale aver paura di comunicare al minore una realtà che appare troppo cruda da essere accettata. L’adulto che vuole bene al bambino cerca di proteggerlo, si identifica con lui e teme che non possa tollerare l’angoscia che la morte genera, non sa quali parole scegliere per parlargli, ha paura della reazione emotiva e non sa come aiutarlo, sentendosi egli stesso impotente. Purtroppo non si possono evitare le reazioni dei bambini al lutto, cercando di non far sperimentare loro il dolore per la morte di una persona cara e sperare così di evitare cambiamenti e complicazioni che generano sofferenza.

Al Centro di psicologia Torino si è constatato che in molte situazioni gli adulti, con la speranza di proteggere i figli, tendono a tacere, a nascondere o a mascherare la verità sulla morte di una persona  emotivamente vicina al bambino: tendenzialmente si pensa che siano troppo piccoli per capire, tollerare e condividere il dolore; inoltre alcune persone temono di non essere in grado di gestire eventuali reazioni dei bambini al lutto e di commettere degli errori che provochino ulteriori sofferenze. La morte genera dolore nell’adulto, egli stesso coinvolto emotivamente e in difficoltà nell’accettare l’accaduto, superare un lutto implica infatti un lungo processo di elaborazione, per questo la sofferenza del figlio può risuonare e amplificare i propri vissuti di ansia e depressivi, pensiamo ad esempio quando viene a mancare un nonno o una nonna che sono nel contempo genitori della mamma o del papà del bambino. Tuttavia psicoterapeuti a Torino confermano che il silenzio non svolge un ruolo di protezione per i bambini, perché viene percepito dagli stessi che è successo qualcosa di doloroso e grave senza saper dare senso a ciò che sentono riguardo all’atmosfera che si vive in famiglia, questo può generare un ansia irrazionale e incontrollabile nel bambino, la paura di qualcosa di ignoto, la percezione che “tremi il terreno sotto i piedi” in assenza di una causa decifrabile e comprensibile. Quando il lutto infantile viene taciuto il bambino può sentirsi escluso, ignorato e lasciato da solo con sé stesso. Infatti, anche se non viene esplicitata la sofferenza, i bambini anche piccoli la avvertono attraverso le espressioni del volto, i cambiamenti quotidiani in famiglia come il parlare a bassa voce in modo che loro non sentano e le variazioni di umore degli adulti, spesso infatti è un’illusione del genitore quella di riuscire a controllare tutto nel tentativo di negare ciò che è accaduto. I bambini in questi casi vivranno comunque sentimenti di perdita ma in maniera indiretta nell’identificazione con i genitori, senza la possibilità di mettere in parole le sensazioni e i vissuti che possono essere anche inconsci, in quanto non viene data loro la possibilità di riconoscere le emozioni e di avviare il processo di elaborazione del lutto infantile. Le reazioni dei bambini al lutto in questi casi legate alla non comprensione di cosa stia succedendo sono di confusione e insicurezze che possono cercare di arginare dando personali interpretazioni disfunzionali. Inoltre, il poter mostrare da parte di un adulto i propri sentimenti di dolore rispetto alla perdita, consente ai bambini in lutto di imparare che queste emozioni hanno un inizio, una durata ed una fine: non distruggono. Affrontando insieme a lui la situazione si comunica indirettamente che il dolore è legittimo e degno di rispetto, può essere attraversato e non negato. Al contrario, il congelamento emotivo o l’evitare di mostrare la sofferenza può far sentire il bambino in lutto imbrogliato, generando la percezione di non potersi fidare dei grandi e imparare dall’esempio dell’adulto a non mostrare le proprie reali emozioni.

Come superare un lutto? Come si affronta il lutto infantile?

Quindi, è importante per affrontare un lutto infantile che i bambini vengano accompagnati nel percorso di accettazione ed elaborazione di ciò che è accaduto e vanno sostenuti all’interno di una relazione accogliente e presente e in cui si possa condividere la sofferenza: in un ambiente con tali caratteristiche la morte di un genitore o di un parente stretto non porta per forza ad un blocco evolutivo del bambino, è importante avere fiducia nelle sue possibilità di recupero in quanto possiede dentro di sé le risorse adatte per far fronte alle perdite. Lo psicologo infantile suggerisce di affrontare l’argomento con tatto, adeguando le parole alla possibilità dei bambini di comprendere, tenendo conto dell’età e delle caratteristiche personali, cercando di scegliere il momento adatto e predisponendosi ad accogliere le reazioni dei bambini al lutto. In questo modo il minore avrà la sensazione che si può parlare di ciò che si sente e che l’adulto è lì per lui, potrà lasciarsi andare sentendosi sorretto.

Sicuramente la perdita di un genitore è l’esperienza più dolorosa che un bambino possa provare poiché significa anche la perdita delle sicurezze e di un supporto necessario per la crescita. A causa di tale lutto infantile infatti viene meno il presupposto necessario per la costruzione di un attaccamento sicuro tra il genitore e il figlio: la presenza costante del genitore non è più possibile. Affinché un bambino possa elaborare in maniera autentica una perdita così grave psicologi psicoterapeuti a Torino sostengono la necessità di accettare che questo debba avvenire in un tempo lungo, cioè in un graduale processo che può durare anni e continuare per tutta la vita. Questa consapevolezza da parte dell’adulto è dolorosa e fa sentire impotenti ma non è tutto inutile perchè le reazioni dei bambini al lutto possono essere più drammatiche in assenza di figure di riferimento in grado di sostenere, altresì la condivisione e l’affetto possono permettere al bambino di reggere il dolore e non sentirsi travolto: come psicoterapeuti psicologi a Torino pensiamo che un evento traumatico, purchè adeguatamente elaborato, possa rendere la persona che l’ha subito più forte.

Inizialmente i bambini in lutto anche se vedono che il genitore non è più presente, continuano a cercarlo e a parlargli, immaginandolo molto spesso in tutti i suoi aspetti negativi e positivi. In questa fase psicoterapeuti a Torino consigliano di avvicinare il minore in modo graduale al concetto di morte, cercando di rispettare i tempi peculiari di ognuno e introducendo la realtà a “piccole dosi” per permettere al bambino di accettarla. Le reazioni dei bambini al lutto possono essere molto diverse da caso a caso e possono non coincidere con le aspettative dell’adulto. Alcuni bambini possono ignorare apparentemente la notizia, nel tentativo di negare l’accaduto, altri possono reagire con violenza scaricando la rabbia su chi è presente, oppure piangere disperatamente. E’ importante dare spazio all’elaborazione di eventuali sensi di colpa, sentimenti provati dal bambini in lutto per essere sopravvissuti al genitore, talvolta può essere presente l’idea di averne procurato la morte per averlo fatto arrabbiare o per eventuali pensieri negativi fatti su di lui, o ancora per non esser stati ubbidienti. Lo psicologo infantile nell’esperienza di percorsi di psicoterapia a Torino, conferma che sono presenti rabbia e angoscia anche quando non vengono esplicitamente manifestate. Si capisce così perché i bambini se lasciati soli in questo mare di emozioni non sono in grado di gestire ciò che emerge dentro di loro e le difficoltà possono crescere e perdurare.

Psicologi a Torino informano che gli adulti oltre a dare chiare e semplici comunicazioni riguardo la morte, devono rassicurare i bambini che quello che provano è normale e che la perdita non è avvenuta per colpa loro, anzi era inevitabile. Nel processo di elaborazione del lutto infantile questo permette di recuperare un’immagine interna positiva del parente deceduto, mantenendo una presenza affettiva dentro di sé: in questo modo anche se la perdita è irrecuperabile, tale rappresentazione interna consente di mantenere una relazione continua nel tempo e che muta con il crescere e il maturare del bambino. Lo psicologo infantile attraverso l’esperienza della psicoterapia a Torino ritiene questo aspetto tra i più importanti per superare un lutto perchè permette al bambino di venire a patti con il vuoto, sentirsi meno solo e possedere delle rappresentazioni delle sue relazioni più importanti, elemento necessario nella strutturazione della personalità adulta.

A livello cognitivo il bambino impara il concetto di morte piano piano nel tempo, prima comprendendo cosa voglia dire “mancare” fino al concepire che dalla morte non si può tornare indietro, processo che psicologi a Torino sostengono si concluda verso i sette o otto anni. Lo psicologo infantile sottolinea che prima di questa età i bambini credono che tutto ciò che è bello duri per sempre e soprattutto nei primi tre anni di vita si nega ogni forma di scomparsa perenne. Rimane importante comunque sintonizzarsi sulla singolarità del bambino rispettando i suoi tempi e ascoltandolo, tenendo presente che le reazioni dei bambini al lutto possono manifestarsi anche in tempi successivi alla morte e quanto più il bambino è piccolo possono esprimersi attraverso comportamenti disfunzionali o sintomi legati al corpo e alle funzioni fisiologiche dell’organismo come ad esempio disturbi del sonno o alimentari, non sempre dunque il bambino è in grado di ricondurre il proprio malessere ad un disagio emotivo legato al lutto infantile. A livello emotivo è presente la mancanza e vissuti di ansia e angoscia, anche se non sempre i bambini sono in grado di esprimere tali sentimenti, motivo per cui tendono a manifestare la propria sofferenza attraverso comportamenti e manifestazioni somatiche. Quando all’interno di un percorso di psicoterapia a Torino diventa possibile per il bambino rappresentare attraverso il gioco con lo psicologo infantile la causa del proprio disagio anche la sintomatologia somatica tende a retrocedere lasciando il posto all’espressione emotiva del dolore che è più facilmente avvicinabile e contenibile da chi gli sta vicino.  Da tener presente che le reazioni dei bambini in lutto variano in base a molteplici fattori come l’età, il grado di maturazione personale, la qualità della relazione con la persona perduta e le risorse dell’ambiente sociali in cui vivono. Inoltre, si aggiunge la difficoltà data dal fatto che i bambini non possono fisiologicamente tollerare a lungo tempo il dolore e per questo possono passare in poco tempo da momenti di pianto al ridere con iperattività distraendosi. Può capitare che questi atteggiamenti vengano letti dagli adulti come mancanza di interesse per ciò che accaduto, per questo è importante sapere che non è così.

Al Centro di psicologia Torino si sono evidenziate particolari modalità regressive, ritenute dalla letteratura sul lutto in psicologia abbastanza comuni come reazioni dei bambini al lutto, ad esempio tornare a succhiarsi il dito, avere manifestazioni di enuresi, encopresi, paura del buio, non voler più dormire da soli nel proprio letto, difficoltà di attenzione a scuola, manifestazioni psicosomatiche quali insonnia, non volere mangiare, balbuzie, cefalee, disturbi della pelle, espressioni emotive quali pianto, disperazione, rabbia, inibizione motoria, isolamento e ripiegamento su sé stessi o iperattività. Più in generale possono manifestarsi vere a proprie sindromi come il Disturbo post traumatico da stress, Depressione, Disturbi della condotta.

Questo escursus sulla sintomatologia legata al lutto infantile, non vuole essere fonte di ansia per i genitori ma far comprendere che le reazioni dei bambini al lutto possono essere molto differenti a seconda delle peculiarità personali del bambino e della sua storia, alcuni sintomi possono essere transitori e legati al trauma che si è vissuto. Tali disturbi insorgono come modalità di comunicare un disagio nei casi in cui non c’è la possibilità di esprimere il dolore in maniera più funzionale. Questa incapacità, spiega lo psicologo infantile, può dipendere da limiti strutturali del bambino legati alla sua età e immaturità, possono dipendere altresì dal suo carattere introverso o coartato ma possono anche essere legati all’ambiente in cui il bambino vive e a come percepisce di adulti accanto a lui, se disponibili e in grado di accogliere la sua sofferenza o se chiusi in sè stessi e incapaci di esprimere emozioni; in questi casi parlare del lutto può diventare un tabù familiare e il bambino si adegua alla richiesta degli adulti di non toccare un dolore che appare troppo grande, anche se questa modalità interferisce con i processi di elaborazione emotiva dell’evento traumatico e con la possibilità di superare un lutto.

Nei casi in cui ci si sente impossibilitati ad affrontare il dolore di una perdita di una persona cara e quindi non riuscire a sostenere il bambino in lutto, può essere utile per il minore iniziare un percorso di counseling psicologico o di psicoterapia a Torino, dandogli così la possibilità di confrontarsi con i propri autentici vissuti in una relazione accogliente e stabile nel tempo.

 

 

Lutto patologico

La perdita di una persona cara, sia reale che solo percepita, o la perdita di un lavoro, o di qualcosa sul quale la persona abbia investito molto di sé come un progetto di vita, possono essere eventi  difficili da superare ed elaborare e può capitare che non si riesca ad andare avanti nel lungo e complesso processo di recupero emotivo. Come superare un lutto, quindi? Può capitare che alcune persone rimangano attaccate in maniera permanente all’oggetto perduto senza darsi la possibilità di procedere nella loro vita, anche quando la realtà esterna lo consentirebbe e anche qualora si presentino occasioni di cambiamento. In questi casi la psicologia clinica parla di lutto patologico.

Nel lutto in psicologia assumono particolare importanza i sensi di colpa, in quanto rappresentano una delle principali cause di dolore, per le quali si rischia di rimanere fissati sull’oggetto perduto. I sensi di colpa fanno sì che l’individuo continui a rimuginare, i ricordi legati alla persona perduta diventano ossessivi, ad esempio il pensiero ritorna continuamente alla relazione passata con il defunto, alle cure poco adeguate che sono state prestate, alla presunta sofferenza inflitta al proprio caro o alla poca riconoscenza nei suoi confronti, a ciò che si voleva dire ma si è taciuto. Inoltre, l’identificazione con il morto e con la sua sofferenza non fa altro che accrescere la pena che la persona che soffre di lutto patologico prova. In questo contesto il fatto di smettere di pensare alla persona perduta viene percepito come tentativo di sostituirla e tradirla, la sofferenza che si prova per la perdita è un modo per dimostrare a sé stessi di aver amato e di continuare ad amare la persona che non c’è più e questo pensiero quasi ossessivo rappresenta una difesa dai sensi di colpa: se piango e soffro per chi se ne è andato non sento di aver avuto mancanze nei suoi confronti. Psicologi a Torino confermano che tali vissuti possono essere il motivo per cui il soggetto sofferente resiste ad ogni possibilità e tentativo di alleviare il suo dolore e finché le emozioni, talvolta inconsce, non vengono adeguatamente elaborate possono rappresentare un ostacolo alla possibilità di superare un lutto.

In questi casi di lutto patologico psicoterapeuti a Torino hanno rilevato un altro fattore che assume primaria importanza nel mantenimento del dolore: l’esistenza nel passato dell’individuo di esperienze di perdite dolorose nell’infanzia.  L’esperienza del lutto in periodi in cui l’immaturità emozionale non permette di affrontare adeguatamente i vissuti, immaturità psichica data dal fatto di essere ancora un bambino che non dispone di un apparato di pensiero strutturato come nell’adulto, fa sì che la perdita sia traumatica. Un bambino, se non adeguatamente sostenuto e accompagnato nel dolore da un adulto di riferimento, può sentirsi assoggettato passivamente dal dolore, quindi impotente di fronte ad una tale tragedia, come emerge dagli studi del lutto in psicologia clinica. Questo stato emotivo e psichico rimane nella memoria dell’individuo, anche da adulto, come riferisce lo psicologo infantile, che ritrovandosi ad affrontare un’altra situazione di perdita, si sentirà impotente difronte alla sofferenza esattamente come si è sentito in passato, riattivando quindi il lutto non elaborato. Psicologi a Torino mettono in luce la difficoltà del soggetto nel distinguere le due diverse situazioni perché egli si sente allo stesso modo, non riuscendo a vedere come le condizioni della perdita attuale siano molto diverse: adesso sono presenti maggiori capacità mentali per superare il lutto e una diversa possibilità di sopportare il dolore, anche se può sembrare insormontabile. Un adulto a differenza di un bambino dispone di strumenti psichici più maturi per superare il lutto in maniera fisiologica, ha la possibilità di riflettere sui propri stati interni e di essere attivo nella ricerca di un sostegno, è meno dipendente e può trovare delle risorse dentro e fuori di sé. Il lutto in psicologia viene comunque considerato una delle fonti di maggiore sofferenza per l’essere umano e può richiedere un tempo lungo per essere superato anche nelle situazioni normali e dalle persone psichicamente più solide ed è una delle cause di esordio dei disturbi di ansia.

Al Centro psicologia Torino è stato rilevato che può essere molto difficile superare la perdita quando l’oggetto perduto assume delle funzioni centrali per la vita del soggetto: ad esempio quando assolve alla funzione di mantenimento di un equilibrio psicologico, dell’autostima, della propria sicurezza in generale. Nei percorsi di psicoterapia a Torino talvolta emerge ad esempio che il partner perduto era necessario per vitalizzare il rapporto consentendo al paziente di attivare stati affettivi di gioia che senza la sua presenza non possono essere raggiunti. In questi casi di lutto patologico la perdita della persona amata fa emergere tutte le angosce personali che prima potevano essere nascoste a sè stessi e compensate grazie alla relazione di coppia. Si tratta di persone con tratti depressivi  che ritrovandosi improvvisamente sole entrano maggiormente in contatto con le proprie fragilità intrapsichiche e anche per questa ragione non riescono a superare un lutto. Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino in queste situazioni il soggetto che ha subito la perdita si sente bloccato nella ricerca di nuovi sostituti perché l’oggetto perduto viene idealizzato, conferendogli doti che non gli appartenevano del tutto.

Da tutte queste considerazioni ne consegue che i deficit dell’individuo che non possono essere più compensati dall’unione con un oggetto, rappresentano un ostacolo importante per l’elaborazione del lutto, sarà necessario quindi un lavoro di psicoterapia per aiutare la persona che ha subito un lutto psicologico a lavorare con il fine di modificare le distorsioni dell’immagine che ha di sé e delle proprie capacità percepite come carenti. In questi casi può essere presente un disturbo di tipo ansioso che richiede un intervento di cura. Presso il Centro psicologia Torino è possibile richiedere una consulenza (counseling psicologico) per essere aiutati a superare il lutto quando la persona si accorge che la perdita ha creato dei blocchi psicologici che interferiscono con il vivere quotidiano, quando la sensazione è di restare attaccati al passato nell’impossibilità di investire nel presente e nei progetti futuri. I sentimenti di rabbia e sconforto a seguito di una perdita importante sono naturali ed è necessario accettare il malessere e attraversarlo ma dove il processo normale di elaborazione del dolore non porta ad una graduale ripresa il supporto di psicoterapeuti a Torino può essere una strada percorribile per ritrovare sè stessi e un senso di serenità interione.

 

Intervista: il decorso post separazione divorzio

I matrimoni in Italia sono in aumento, ma anche le separazioni e i divorzi. Soltanto dieci coppie su cento resistono finché morte non le separi, per tutte le altre ci pensa il temutissimo diciassettesimo anno, un vero flagello. Così come sono tristemente note le cause che possono asfissiare l’amore fino a spegnerlo completamente: problemi di natura economica, familiare, veri o presunti tradimenti oppure problematiche comportamentali di varia natura che a lungo andare mutano la salute della coppia. Ciò che invece si conosce poco è il decorso post separazione e divorzio, mentre l’unica cosa certa è il dolore. Il fallimento di un matrimonio, di una promessa che si pensava fosse “per sempre”, lascia inevitabilmente il segno. Dubbi e domande poste dalla giornalista di Italia StarMagazine, Floriana Naso, a cui risponde la dr. Rossella D’Amico del Centro di psicoterapia e psicologia clinica di Torino.

Secondo lei, la separazione è sempre la scelta più giusta per mettere fine a un’unione agonizzante? 

No, di solito le coppie che si rivolgono al nostro Centro arrivano con una grande sofferenza, ma non sono ancora consapevoli di quale possa essere la soluzione adeguata al momento di crisi. E’ sempre necessaria una preliminare e accurata analisi della domanda e delle motivazioni individuali e di coppia legate alla richiesta d’aiuto, prima di intraprendere qualsiasi terapia e definirne gli obiettivi che possono riguardare sia la soluzione del conflitto sia la decisione di lasciarsi.

Sono in aumento le persone in difficoltà che riconoscono nello psicoterapeuta un sostegno fondamentale per superare la separazione. Ci spieghi su quali fronti interviene lo specialista e per quale fine.

Quando una coppia si separa è estremamente importante elaborare i vissuti dolorosi provocati dalla separazione, avvenimento che da un punto di vista psichico può essere paragonato a un vero e proprio lutto per entrambi i componenti della relazione. Spesso la persona si rivolge a noi in questo momento perché sente di non riuscire a superare la rabbia, le recriminazioni, i desideri di vendetta che accompagnano questa fase. Se però l’individuo riesce a vivere ed elaborare tutte le emozioni dolorose che seguono la rottura del rapporto allora può uscire dalla separazione più forte. Attraverso la riappropriazione dell’autostima è possibile riscoprire le proprie risorse interiori, sia emotive che cognitive, mettendole al servizio della situazione che si sta vivendo e che prima poteva apparire insostenibile. E’ utile in tutto il percorso psicologico ricostruire la storia della relazione e gli accaduti fino al momento presente, si tratta sia di eventi reali che di vissuti interiori a cui è importante dare un senso e significato per comprendere la fine del rapporto. In questa fase ci si può sentire in colpa a causa del fallimento del proprio matrimonio per esempio e dei progetti contenuti in esso, come se tutto dipendesse da se stessi: ci si domanda dove si è sbagliato, ci si sente inadeguati e si vive uno stato emotivo di profonda tristezza. La terapia mira ad affrontare questa fase psicologica rispettando i tempi individuali, variabili da persona a persona, fase che se non elaborata adeguatamente può incidere negativamente sull’autostima personale e sulla progettazione di vita.

Quali stati d’animo appartengono alla persona lasciata e quali a chi ha lasciato? Siamo portati a pensare che la persona lasciata soffra sempre di più dell’altra, ma è davvero così?

Dipende molto dalle situazioni e dalle motivazioni che hanno causato la crisi e la fine della relazione. Può succedere, per esempio, che chi decide di lasciare lo faccia per uscire da una situazione di maltrattamento, fino a quel momento subito solo passivamente, oppure per uscire da un rapporto di dipendenza affettiva in cui decidere di lasciare può procurare forti sentimenti depressivi. Molto dipende dalla personalità individuale, dalla storia personale, da come si è vissuto le separazioni nella propria vita, dai propri valori, dall’appartenenza o meno ad una religione, dal tipo di coppia se omosessuale o eterosessuale, se sono presenti o meno dei figli: non esiste una regola valida che ci può far dire chi soffre di più e chi soffre di meno, se chi lascia o chi viene lasciato. In molti casi chi lascia è più avanti nell’elaborazione della separazione perché spesso la scelta non è impulsiva, anche se così può sembrare a chi viene lasciato. Il membro della coppia che lascia è da tempo coinvolto nell’affrontare interiormente e in solitudine i conflitti e le ambivalenze legate a questa scelta. Quando avviene la comunicazione al partner di voler porre fine alla relazione di coppia, chi lascia ha già iniziato a disinvestire rispetto al legame e ha già elaborato in parte i vissuti dolorosi legati alla separazione.

Abbiamo sentito fin troppe volte l’espressione “il matrimonio mi soffocava, avevo bisogno di libertà”. Secondo la sua esperienza, la libertà conquistata dopo una separazione è, nella maggior parte dei casi, così come il paziente se l’aspettava?

Anche in questo caso non è possibile operare generalizzazioni, benché vediamo spesso persone che dopo una separazione hanno riscoperto le proprie aspirazioni, i propri interessi per lungo tempo soffocati da una relazione che richiedeva, per essere mantenuta in piedi, troppi compromessi emotivi. Sicuramente il ritrovarsi da soli implica un grosso cambiamento, oltre che concreto, anche nelle dinamiche interiori: quando una persona sta male per problematiche individuali può talvolta illudersi che la colpa sia del proprio compagno/a, accorgendosi invece dopo la separazione di continuare a soffrire perché in questo caso il problema non è tanto relazionale, quanto intrapsichico.

Quali sono le “verità” legate alla coppia che più spesso emergono in terapia? E perché non prima?

Molto spesso durante il percorso di ricostruzione della storia della coppia ad emergere sono vissuti legati al passato della relazione, dei “non detti” per timore e difficoltà di comunicazione con il partner. A volte i contenuti riguardano i bisogni profondi della persona che per paura del rifiuto oppure di un possibile conflitto è stata costretta a reprimere, con il tempo però i “non detti” si trasformano in rancore sotterraneo, tradimenti, in disinvestimento dalla relazione, diffuso malessere che intossica e logora la relazione dall’interno. Talvolta queste situazioni si creano anche perché il partner non è disponibile a empatizzare con i bisogni e le necessità dell’altro.

Cosa accade quando la persona che ha chiesto la separazione si pente? Diamo per scontato che sia facile rimediare tornando semplicemente dalla persona lasciata, ma è davvero così?

E’ raro che dopo un percorso di elaborazione psicologica della separazione, che conduce necessariamente dal disinvestimento dal legame, si ritorni alla situazione precedente. A volte quando questo accade potrebbe significare che il lutto della separazione non è stato adeguatamente elaborato ed è possibile che avvenga un ricongiungimento della coppia, se anche il partner si trova in questa situazione emotiva. E’ necessario in questi casi affrontare i conflitti che hanno portato ad una temporanea rottura del rapporto. Nei casi invece in cui la decisione di lasciarsi sia frutto di una scelta non sufficientemente elaborata ma dettata dalle emozioni del momento, ritornare dal partner lasciato può ricongiungere nella realtà la coppia, ma lasciare ferite legate alla delusione, può compromettere la fiducia reciproca e diventa necessario prendersi cura per molto tempo del legame compromesso.

Ci sono coppie che si lasciano di comune accordo e altre che si sfasciano malamente. Quali sono, secondo lei, le difficoltà che incontrano entrambe le tipologie di coppie nel post separazione?

Quando la separazione avviene di comune accordo capita che uno dei problemi principali da affrontare sia come dirlo ai propri figli, se presenti. Diventa molto importante trovare un modo comune per comunicarlo condividendo i vissuti che possono emergere, aiutandoli a comprendere che loro non hanno alcuna colpa riguardo l’accaduto. Nelle situazioni dove la decisione di lasciarsi è unilaterale accade che chi viene lasciato entri in una fase in cui non si rende conto di quello che sta succedendo e spera che l’ex coniuge ci ripensi e torni sui suoi passi: rimane in una situazione di attesa. E’ importante che questa fase di negazione venga riconosciuta e affrontata per poter accedere ai sentimenti di delusione, rabbia, paura e rancore che emergono naturalmente in chi si trova a subire una perdita o un tradimento. Si può avere la percezione di aver subito dei torti e di essere una vittima nella relazione e che l’altro venga percepito come un nemico. In questa fase si soffre molto, si tratta comunque di una reazione normale che serve a disinvestire dal legame. Talvolta le persone si rivolgono a noi in questi momenti perché sentono di non riuscire ad uscire da questa fase di angoscia e di rabbia e riprendere in mano la propria vita.

Quali sono, secondo lei, le problematiche più comuni che possono portare, alla lunga, alla fine di un rapporto?

Ciò che porta al divorzio non è sempre innescato da un evento improvviso, anzi spesso si svolge nel corso del tempo. Stan Takin, autore di Wired For Love, dice che: “è come un piatto indistruttibile che fai cadere ripetutamente” e “la relazione si riempie di crepe strutturali che non riesci a vedere, poi, alla fine, raggiunge la massa critica e va in frantumi”. L’insoddisfazione può svilupparsi per una serie di ragioni ma spesso emergono dei temi dominanti. Uno dei temi più comuni che ci capita di sentire, specialmente dalle donne, è di aver rinunciato a troppe cose, ai propri bisogni ad esempio di carriera per crescere i figli, senza essere sostenute dalla collaborazione del partner. Quello che però logora necessariamente la relazione è l’impossibilità di affrontare di volta in volta i problemi, la delusione delle proprie aspettative e le difficoltà insieme al partner.

Qual è il modo migliore per affrontarle e superarle e soprattutto non ripeterle (in caso di separazione) con altri partner?

Non ripetere gli errori del passato deriva dall’aver elaborato adeguatamente le difficoltà di relazione vissute in precedenza e aver riflettuto sui motivi per cui la relazione è finita al fine di non replicare le stesse dinamiche su nuovi rapporti. Molto utile è prendere coscienza dei propri bisogni e delle proprie difficoltà nelle relazioni al fine di instaurare rapporti basati sull’autenticità. Queste consapevolezze aiutano a stabilire dei compromessi emotivi più tollerabili per sé e per l’altro.

I dati ISTAT ci dimostrano che la maggior parte dei divorzi avviene quando lui ha circa 48 anni e lei 45. Considerando l’aspetto emotivo, ci sono sostanziali differenze nell’elaborare la fine di un rapporto a 50 anni, piuttosto che a 60 o a 70?

Rispetto al 1990, secondo il National Center For Family and Marriage Research dell’Università di Bowling Green Ohio, le possibilità di divorzio tra gli ultra cinquantenni sono più del doppio. Fino a qualche anno fa gli over 65 raramente divorziavano oggi, invece, secondo i dati dell’associazione legale Family Legal, i “divorzi grigi” tra i 65 e gli 85 sono cresciuti anche in Italia. Viviamo in un’epoca in cui tutte le fasi della vita si sono spostate in avanti. I cinquantenni si sentono giovani e a 60 anni non ci si considera affatto vecchi. Il divorzio in questo contesto può anche avere una valenza di affermazione della propria vitalità, la possibilità di ricominciare e progettare una nuova vita, anche in età avanzata, allontana lo spettro della vecchiaia. Molte coppie, terminato il compito dell’accudimento dei figli, si rendono conto di non aver coltivato la loro relazione e si scoprono diversi ed estranei o si innamorano di altri. L’elaborazione della separazione è possibile anche nella terza fase della vita in cui la conoscenza di sé solitamente è più ampia e la maggiore maturità acquisita può aiutare a vivere con più consapevolezza e gratificazione nuove relazioni. Ci sono ultracinquantenni che ricorrono alla terapia di coppia per provare a recuperare il loro rapporto, ma anche disposti a rimettersi in gioco nella vita di relazione, cosa che in altre epoche era impensabile.

I suoi consigli a una coppia in crisi.

Se vi sentite infelici all’interno della vostra relazione non fate finta di niente, ma cercate di comprendere meglio i motivi di insoddisfazione, nella fiducia di poterli affrontare parlandone con il partner. Se non riuscite a farlo domandatevi il perché anche riguardo questa difficoltà. Ogni persona ha diritto di essere felice e non vale la pena sprecare anni della propria vita in uno stato di sofferenza. Affrontare le difficoltà può essere doloroso e i cambiamenti possono far paura ma vale la pena riconoscere i propri sentimenti per vivere la vita in maniera autentica. Quando i limiti appaiono insormontabili vi consiglio di chiedere aiuto ad un professionista psicoterapeuta che potrà accompagnarvi individualmente o in coppia nello scoprire la strada più adeguata per perseguire il vostro benessere.

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Violenza sulle donne e violenza domestica

Questo breve articolo ha l’obiettivo di introdurre il tema del femminicidio: che cos’è, il suo significato e perché ancora oggi è molto presente in Italia. I dati riguardo alla violenza sulle donne confermano che nell’ultimo decennio si è assistito ad un aumento di violenza domestica in cui le vittime sono di sesso femminile. Presso il Centro psicologia Torino riscontriamo un crescente interesse sociale per tale tema, anche se nella popolazione aleggia ancora un alone di mistero attorno alle cause, al significato di tali gesti di follia e alle cause che fanno scattare l’azione aggressiva e/o omicida nell’uomo. Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino nella maggior parte dei casi tali agiti si scatenano in relazione alla perdita della persona amata: chi commette il reato non è in grado di tollerare la perdita della compagna che nel tempo è diventata una sostituta affettiva di una parte interna, senza la quale l’uomo vive una profonda sofferenza. Si tratta di un rapporto di dipendenza patologica che per l’uomo non può e non deve essere spezzato.

L’aggressività relazionale è frutto di dinamiche intrapsichiche che nell’uomo sono venute a crearsi fin dai primi anni di vita, è centrale l’importanza che assume il ruolo della madre nella crescita del figlio, futuro uomo violento. Le relazioni significative dell’infanzia influenzano nel bene e nel male le relazioni del presente, dunque il significato della violenza psicologica, in un lavoro di psicoterapia Torino, va ricercato nelle esperienze di vita passate: il fatto di non essersi sentiti amati in maniera incondizionata dalle proprie figure genitoriali provoca un dolore psichico e una ferita narcisistica tale da indurre delle difese interne che operano in modo da rimuovere la consapevolezza di tali mancanze. In alcuni casi l’uomo che aggredisce è stato un bambino aggredito o che ha respirato un clima di violenza domestica, come riscontriamo nei percorsi di psicoterapia a Torino. Freud parlava della “coazione a ripetere” riferendosi all’eterno ritorno delle situazioni traumatiche dell’infanzia, a causa delle quali i vissuti rimossi dalla coscienza riemergono in relazione ad altre situazioni che si vengono ad attuare una volta adulti e apparentemente fuori dalle vecchie dinamiche di sofferenza. La violenza psicologica può nascere dall’identificazione con l’aggressore, tema a lungo trattato negli scritti di Sandor Ferenczi, cosicchè un bambino che vive quotidianamente la violenza sulle donne vedendo il proprio padre portatore di una grossa violenza psicologica e maltrattamenti fisici verso la propria madre, può identificarsi con lui attraverso meccanismi difensivi inconsci e diventare un adulto pericoloso. La violenza domestica di domani può nascere tra le mura di una casa in cui sono presenti oggi maltrattamenti e abusi, perchè i bambini si identificano con i genitori sia nel ruolo di vittime sia nel ruolo di aggressori: nella nostra esperienza di psicoterapeuti a Torino tali dinamiche disfunzionali vengono interiorizzate per tutta la vita, in assenza di un lavoro di psicoterapia che le renda consapevoli e che aiuti ad elaborare la sofferenza sottostante. Questo non significa necessariamente che un uomo nella cui famiglia d’origine era presente un clima di violenza privata si comporti sulla base dell’esempio ricevuto, ma in assenza di un’adeguata elaborazione psichica vivrà dentro di sè una forte aggressività, anche se potrà riuscire a controllarsi e a non agire comportamenti di violenza sulle donne. Nella nostra esperienza di psicoterapeuti a Torino in questi casi è comunque presente un rischio maggiore di incorrere nella psicopatologia, che può declinarsi in comportamenti a rischio, abuso di sostanze o l’insorgenza di altri tipi di dipendenza, forme di autolesionismo, depressione.

Psicoterapeuti a Torino analizzano le cause principale per cui vengono commessi atti di violenza domestica che possono arrivare fino al femminicidio: il significato alla base di tali tematiche risiede dunque nei traumi non elaborabili subiti in un tempo in cui la persona era indifesa. In questi casi la vittima se inconsapevole del proprio vissuto può trasformarsi in carnefice. La rabbia che il bambino ha dovuto rimuovere diventa distruttività senza fine né scopo: lo psicologo infantile spiega che la violenza in questo senso è una perversione della normale e sana aggressività umana, che svolge un ruolo funzionale per la vita di ogni individuo. Pertanto la distruttività umana è conseguenza di una deformazione della normale rabbia che non ha avuto la possibilità di esprimersi dal momento in cui è stata attivata dall’incapacità delle persone accudenti di provare empatia. Un percorso di psicoterapia a Torino offre la possibilità di recuperare i vissuti rimossi così che non agiscano in maniera così violenta e inconscia nella psiche della persona.

Al Centro psicologia Torino riscontriamo come alcuni uomini sentano l’impulso di uccidere le proprie ex compagne quando si sentono abbandonati, se questa esperienza è stata vissuta attraverso il rifiuto da parte della propria madre, il rischio di una separazione riattiva il trauma primario e fondante. Si riscoperchiano quei vissuti abbandonici antichi non ancora elaborati perché nel momento in cui sono stati causati erano troppo laceranti da poter guardare e sentire. Psicologi a Torino confermano che in genere è la madre ad essere il primo oggetto d’amore del bambino: l’imprinting del figlio si forma nei primi sei/otto mesi di vita quando appunto è la madre a prendersi cura di lui. Quindi, seguendo le teorie accreditate di Bowlby, questo primo attaccamento farà sì che anche negli anni successivi il bambino sia direzionato verso la madre per il soddisfacimento dei propri bisogni di accudimento e protezione. Se tale legame si è formato sulla base di emozioni come la delusione, la svalutazione, sensi di colpa e frustrazione, questo stampo relazionale non si scorderà mai e questi vissuti verranno proiettati sulla propria compagna innescando un particolare e antico schema relazionale, caricato dall’aspettativa di essere prima o poi abbandonati esattamente come nella propria relazione primaria. In un percorso di counseling presso il Centro psicologia Torino è possibile comprendere come e perché la propria figura affettiva attuale venga investita di aspettative e previsioni negative che possono far nascere vissuti di gelosia patologica e comportamenti aggressivi dovuti al bisogno di possesso e di controllo. Nei percorsi di psicoterapia a Torino con queste persone emerge tutta la loro paura di perdere la persona amata, il senso di impotenza nel non poter controllare i sentimenti della partner e la conseguente rabbia e frustrazione che rischia di trasformarsi in violenza privata. Come psicologi a Torino  vediamo come tale sofferenza, pericolosa per sè stessi e per la donna che si affianca all’uomo che ne soffre, non dipenda da dinamiche attuali della relazione di coppia, ha in realtà origine in tutt’altro tempo e luogo.

I dati inerenti sulla violenza sulle donne riportano che anche la società gioca un ruolo importante nell’assecondare la violenza domestica, infatti malgrado i progressi nell’acquisizione dei diritti delle donne la cultura odierna presenta ancora un’impronta maschilista. In alcune aree del nostro Paese è vivo e attivo il concetto di “possesso” della donna, non in tutte le famiglie è presente un’educazione in cui siano equiparati i diritti maschili e femminili, le figlie femmine e i figli maschi vengono allevati secondo principi diversi. La misoginia è presente nelle istituzioni religiose che sono il perno e il fulcro delle istituzioni sociali. Anche se la cultura prevalente condanna l’idea che la donna abbia meno valore dell’uomo e che debba sottomettersi al maschile, aleggiano ancora nella nostra società pregiudizi e idee, non sempre espresse apertamente ma presenti negli atteggiamenti e nel modo di valutare le situazioni, che evidenziano una svalutazione del femminile. Questi motivi  sostengono la possibilità di violenza privata sulle donne ad oggi ancora molto presente nella nostra società.

 

Aborto precoce e lutto prenatale

Psicologi a Torino evidenziano come sotto un profilo identitario la maternità e la paternità sono antecedenti alla nascita di un figlio, infatti il bambino nasce nell’immaginazione della coppia prima del suo concepimento e i genitori passeranno i mesi successivi a prepararsi al nuovo arrivo: i pensieri che riguardano il futuro nascituro sono gli elementi che vanno a creare il legame, spiega lo psicologo infantile, che è correlato al tempo di attesa e al desiderio di avere un figlio. Nella nostra esperienza di psicoterapeuti a Torino nel momento in cui avviene il concepimento e durante la gravidanza comincia ad instaurarsi un vero e proprio legame di attaccamento. Madre e bambino cominciano ad interagire scambiandosi stimoli, pensieri ed emozioni e tutta la famiglia inizia ad aprire uno spazio mentale interno per accogliere il nascituro. Immaginare il bambino nella propria realtà quotidiana prima ancora della sua nascita e cominciare ad adattare la coppia coniugale al nuovo arrivo ha uno specifico ruolo evolutivo: il genitore pensando alla futura vita con figlio proietta le sue aspettative su di lui e lo concepisce come la realizzazione di un progetto personale e di coppia, così il bambino comincia a crescere nella mente dei genitori molto tempo prima della sua nascita. Queste riflessioni nascono anche dal counseling psicologico con coppie che non hanno potuto realizzare la genitorialità e si sono trovate a vivere la sofferenza per un aborto spontaneo a Torino.

Il Centro psicologia Torino mette in luce l’importanza di considerare la sofferenza per un aborto un vero e proprio lutto, particolarmente difficile da affrontare in quanto profondo e pervasivo: vi è la scomparsa di una persona unica, molto presente nelle fantasie dei genitori nonostante non sia stata conosciuta a livello reale. In alcuni casi questo può venire a costituire un vero e proprio trauma la cui elaborazione può durare dai 6 mesi ai 2 anni e per la quale in alcuni casi sarebbe utile procedere con un intervento di counseling psicologico per favorire il decorso naturale di tale processo e il superamento della sofferenza per l’aborto come morte fetale, che può lasciare il segno e favorire l’insorgere di una depressione. 

Il pensiero comune tende a diffondere l’idea che la morte del feto abbia un impatto emotivo minore nei parenti rispetto ad un lutto che avviene dopo il parto. Psicoterapeuti a Torino ritengono che la difficoltà  a comprendere la sofferenza per un aborto spontaneo sta nel fatto che il bambino non è stato conosciuto all’esterno, ma albergava nell’immaginazione della mente dei genitori, e questo rende difficile la condivisione del dolore dal momento che nessuno, a parte i parenti, ha avuto la possibilità di pensare alla nuova vita e costruire alcun legame.

La psicologia clinica esplica che nel lutto prenatale la sofferenza dell’aborto riguarda la perdita di una persona unica, nata nelle immaginazioni e persa prima ancora di essere conosciuta ed è seguita in molti casi dal senso di fallimento da parte della madre nella capacità di conservare e mettere al mondo una vita, come emerge nei percorsi di psicoterapia a Torino. Infatti durante la gravidanza tutte le energie fisiche, emotive e relazionali sono direzionate nel formare una nuova vita e quando questo progetto fallisce l’elaborazione dell’evento risulta molto difficile. Si tratta di un lutto inaspettato e innaturale nella mente della coppia che spesso si traduce in un senso di perdita da parte della madre della propria capacità di generare vita e quindi in un senso di fallimento nella propria “funzione femminile” e questo può portare a sentimenti di odio verso il proprio corpo e sé stesse; nella nostra esperienza di psicoterapeuti con donne portatrici di sofferenza per un aborto spontaneo la rabbia è stata rivolta verso la zona della pancia, per cui le pazienti non riuscivano più a guardarla, evitavano di metterla in mostra e desideravano che tornasse com’era prima della morte fetale, per cancellare al più presto i segni di una gravidanza che ha generato tanta sofferenza per l’aborto subito. Inoltre nella fase della gravidanza il bambino è parte della madre e quindi la sua perdita può esser esperita come la perdita di una parte di sé stessa e generare un grande senso di vuoto. Nei percorsi di psicoterapia a Torino emerge l’aborto come sofferenza del feto, nel senso che alcune donne soffrono nell’identificazione con il loro bambino perduto e sono angosciate all’idea che abbia dovuto affrontare l’esperienza della morte, si domandano se e quanto abbia potuto soffrire. In molti casi questi sono vissuti irrazionali della mente causati dalla sofferenza dell’aborto, sofferenza mentale ma in alcuni casi anche fisica per la donna, che la porta ad interrogarsi su cosa abbia potuto provare il suo bambino, anche quando si tratta di una morte fetale nei primissimi stadi della gravidanza.

Bowlby nell’ambito della psicologia clinica ha parlato in maniera approfondita di questo profondo processo di perdita, scandendolo in quattro fasi la sofferenza di un aborto: Stordimento ed incredulità; Struggimento per la persona perduta; Disorganizzazione e disperazione; Riorganizzazione.

La prima fase di Stordimento e incredulità prevede di vivere uno stato di shock e disperazione che, come si è detto, è proporzionale a quanto era imprevedibile l’evento dell’aborto spontaneo e quanto fosse desiderata la gravidanza. Non essendoci ricordi concreti legati al bambino in quanto persona reale, è necessario attenersi a quelli fantasticati per elaborare il lutto dell’aborto. E’ molto importante sentire di non essere lasciati soli nel primo periodo di accettazione dell’accaduto, in quanto sarà necessario affrontare un periodo in cui il desiderio di ciò che si è perduto diventa molto intenso e invadente insieme ad una colpevolizzazione di sé per la fantasia di aver contribuito alla perdita del bambino. Appena è possibile realizzare il lutto vi è un senso di profonda tristezza, confusione e senso di colpa che caratterizzano la sofferenza di un aborto spontaneo.

Quando è presente una psicoterapia a Torino in questa prima fase è importate che nel rapporto terapeutico fin dalle sedute di counseling psicologico vengano affrontati i pensieri e le aspettative che i genitori si erano creati durante il periodo gestazionale e i pensieri ossessivi di colpevolizzazione e inadeguatezza nel creare vita. Contenere tali vissuti è importante anche in vista di una futura altra gravidanza che può essere immaginata con un livello molto elevato di ansia, che in alcuni casi può bloccare il desiderio di fare progetti e investimenti futuri.

La fase di Struggimento della persona perduta può durare fino a diversi anni. Nella nostra esperienza di psicologi l’emozione prevalente in questa fase di elaborazione della sofferenza per un aborto a Torino è quella della rabbia con sentimenti di rammarico e ingiustizia per ciò che è accaduto, vi sono evidenti tentativi di ricercare i colpevoli e contrattazioni talvolta con il sovrannaturale. Nella relazione con le donne che presentano una sofferenza da aborto spontaneo a Torino emergono pensieri quali “Perchè proprio a me è toccato questo destino? Perchè Dio ha voluto punirmi?”. Nei momenti più difficili vi è la sensazione di perdere il controllo per non aver avuto la possibilità di scegliere, indirizzando la rabbia verso altre persone come capi espiatori. In questo momento possono presentarsi sintomi ansiosi da stress post traumatico come insonnia, flash back e incubi.

Disorganizzazione e disperazione è la fase più lunga e delicata, caratterizzata da emozioni persistenti di tristezza e umore depresso per la morte fetale. La persona appare più disinteressata al mondo esterno e apatica rispetto alla fase precedente per la paura di non sentirsi compresa dagli altri e per provare una forte invidia nei confronti delle altre madri. Non sempre la donna ha accanto persone capaci di normalizzare ai suoi occhi ciò che vive a causa della sofferenza per l’aborto e che la aiutino a stemperare i vissuti di colpa. Più spesso nella nostra esperienza di psicoterapeuti a Torino i familiari tendono a razionalizzare l’accaduto e a non legittimare i vissuti della donna nel tentativo di farla ragionare e soffrire di meno ma tale atteggiamento può aumentare la sensazione di solitudine nell’impossibilità di sentirsi compresa.

Nella fase di Ristrutturazione vi è la possibilità di una riorganizzazione interna. A questo punto è possibile realizzare il distacco dalla persona amata e lentamente riadattarsi alla realtà e al mondo sociale e superare la sofferenza per l’aborto spontaneo. In questo momento si rende necessaria una ristrutturazione emotiva e cognitiva per cui si concepisce una nuova immagine di sé e si realizza come a causa della morte fetale l’evento della perdita del bambino sia irreversibile. Questo permette un “disgelo emotivo”, la ricerca di aiuto e la percezione di una sofferenza non angosciante. L’accettazione dell’evento apre alla possibilità di sviluppare nuovi interessi e un’organizzazione di vita senza considerare la presenza del bambino, al fine di dar spazio ad un ritorno alla possibilità di legami e alla voglia di maternità. L’aborto precoce è un lutto non riconosciuto come tale dal mondo esterno; per questo motivo è necessario più tempo per alcune donne per elaborare la sofferenda di un aborto rispetto a quello necessario per superare la perdita di una persona scomparsa in vita. Il ruolo delle famiglie d’origine è importante nel sostegno dei genitori in lutto.

Psicologi a Torino pongono attenzione nel considerare che le reazioni sono diverse a seconda che riguardino la madre o il padre, ad esempio da un punto di vista evoluzionistico le femmine dei mammiferi passano naturalmente più tempo spendendo più energie nel processo riproduttivo rispetto ai maschi, quindi si presume che i sentimenti verso il futuro nascituro siano più intensi da parte delle madri. Bisogna però considerare che le reazioni dei padri nella sofferenza per un aborto sono poco conosciute perché prese meno in considerazione rispetto ai sentimenti della madre. Spesso gli uomini non sono educati a piangere e ad esprimere le proprie emozioni che riguardano la debolezza e spesso manifestano la sofferenza per un aborto spontaneo della partner con nervosismo e ritirandosi nel lavoro nascondendo a sé stessi i propri sentimenti.

La morte prenatale è un notevole fattore di rischio di malessere emotivo che può influire negativamente sulle gravidanze successive, per questo può essere utile ricevere un sostegno attraverso sedute di counseling psicologico: è importante che una nuova gravidanza non svolga la funzione di colmare il vuoto della perdita del bambino precedente. Nelle gravidanze che possono seguire  un aborto spontaneo la donna si trova a vivere spesso sentimenti profondamente contrastanti: anche quando desidera coinvolgersi emotivamente può sentirsi distaccata, non riesce a lasciarsi andare e gioire per la vita che sta nascendo dentro di sè perchè ha molta paura e sente la presenza dell’ombra della morte a causa del precedente aborto fetale. In tal senso viene bloccato il naturale investimento emotivo che una donna in dolce attesa rivolge verso il proprio bambino. Può capitare di negare la nuova gravidanza per la paura del ripetersi della perdita, assumendo quindi atteggiamenti iperprotettivi e di ansia o al contrario distacco e indifferenza che nascondono una mancata elaborazione della sofferenza dell’aborto. Un’altra reazione comune nelle madri che non superano l’aborto è quella di idealizzare il bambino perduto a discapito di quello avuto, spiega lo psicologo infantile. In questo modo il bambino presente non si sentirà mai all’altezza degli ideali materni (Sindrome del sopravvissuto o PASS).

Al Centro psicologia Torino è possibile intraprendere percorsi di counseling psicologico in cui concedersi il tempo e lo spazio per i sentimenti vissuti e pensieri durante una nuova gravidanza, integrare l’evento che ha causato sofferenza per l’aborto a Torino e le successive evoluzioni nella propria vita. Un’attenzione maggiore nelle fasi appena successive all’aborto può aiutare nella ripresa emotiva e fornire uno strumento utile per lo sviluppo della propria resilienza poiché una mancanza di supporto nel momento del bisogno può trasformarsi in un trauma che si aggiunge al vissuto del lutto prenatale. Sarebbe opportuno iniziare un percorso di counseling psicologico al Centro psicologia Torino nel momento stesso in cui si subisce la perdita, poter anche accettare di non iniziare subito una nuova gravidanza se non si è pronti: è bene lasciare al corpo il tempo di riprendersi ed elaborare la sofferenza dell’aborto a Torino. Per evitare che le paure influenzino i vissuti di una nuova gravidanza un percorso di psicoterapia a Torino può essere di sostegno,  in alcuni casi può essere indicata una terapia di coppia per lasciare tempo alla dimensione della coppia di ritrovarsi in quanto tale prima di riprogettare la genitorialità.

In particolare la tecnica dell’EMDR svolta al Centro psicologia Torino si focalizza sui Disturbi Post Traumatici da Stress e può essere indicata per sbloccare i meccanismi disfunzionali. Un percorso di psicoterapia a Torino non potrà eliminare il dolore nell’illusione di vivere come niente fosse successo, ma aiuterà a maturare l’esperienza vissuta della sofferenza per l’aborto per liberare i genitori dalle eventuali tendenza a colpevolizzarsi e a reputarsi incapaci o ingrati di fronte ad una nuova gravidanza e possibilità di diventare genitori. Il trattamento EMDR utilizzato all’interno di un percorso di psicoterapia a Torino, si configura come una tecnica utile a questo tipo di lavoro: affrontare e “smantellare” le credenze che stanno alla base di emozioni disadattive e non realistiche e arrivare, lentamente, ad accettare la sofferenza per l’aborto precoce.