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Il divorzio per un uomo e padre

E’ comune che all’interno del matrimonio, anche in quelli più riusciti, i due membri della coppia si trovino a vivere il rapporto in modo differente e ad avere due ruoli diversi, seppur complementari, nella gestione dei figli. Come osserviamo nelle terapie di coppia presso il Centro di psicoterapia a Torino questo può dipendere da diversi fattori, tra cui il genere e le diverse esperienze vissute nella propria famiglia d’origine. Quando il matrimonio finisce i vissuti sono diversi nell’uomo e nella donna, la paternità e la maternità da genitori separati hanno caratteristiche peculiari e i condizionamenti culturali influenzano le differenze di ruolo tra il maschile e il femminile. In questo articolo vogliamo concentrarci sulle difficoltà che incontrano gli uomini separati, guardare dal loro punto di vista emotivo, considerando anche come i cambiamenti legati al divorzio/separazione possano influire sulla paternità.

Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino molti uomini fanno fatica ad entrare in contatto con le emozioni più profonde legate alla sofferenza per un divorzio, hanno la tendenza a tenere i sentimenti sotto controllo e a non mostrarli. Nella nostra società, soprattutto in passato ma in molte famiglie ancora oggi, viene insegnato ai maschi che “devono essere forti” suscitando in loro vergogna per le fragilità e rendendoli futuri adulti che non manifestano il dolore e non chiedono di essere consolati da nessuno, bensì cercano di fare sempre da soli. Presso il Centro di psicologia a Torino vediamo che spesso l’orgoglio maschile non permette alla persona di lasciarsi andare e porta a chiusure psicologiche e blocchi emotivi che causano stress e malessere fisico (ictus, infarto sono correlati a condizioni ansioso-depressive), perdita di controllo sulla rabbia, abuso di sostanze o isolamento.

Affrontare una separazione o un divorzio provoca sempre dolore, anche se si è scelto di chiudere il rapporto, perché si tratta della fine di un progetto sul quale era stato fatto un investimento emotivo, perchè è una perdita che richiede tempo per essere elaborata, un fallimento personale. Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino la rete sociale di supporto di cui la persona dispone può essere di grande aiuto per gestire emotivamente il cambiamento e superare la fine di un matrimonio, ma nella maggior parte dei casi le donne riescono più degli uomini ad aprirsi, a parlare di come stanno e quindi affrontano meglio “il lutto” della separazione.

Molti uomini anche se soffrono per la separazione fanno di tutto per negare i propri sentimenti, perché non vogliono provare emozioni, non vogliono stare male. Questa è la ragione per cui sono più le donne a chiedere l’aiuto di un percorso di psicoterapia a Torino quando si separano dal loro partner o per essere aiutate da uno psicologo a capire cosa provano davvero e decidere se porre fine ad una relazione affettiva che crea ambivalenze e dubbi. Per un uomo viene prima l’azione, “il fare” per andare avanti piuttosto che il fermarsi ad ascoltare sé stessi e in tal modo i problemi non vengono risolti ma solo messi da parte. Quando si soffre molto riuscire ad investire negli hobby e nel lavoro può essere d’aiuto, ma è necessario anche guardarsi dentro per curare le ferite psicologiche, per fare scelte consapevoli ed eventualmente accettare la fine di una storia d’amore. Per poter ricominciare a vivere e a investire nel futuro senza trascinarsi la sofferenza, a volte irrazionale e inconsapevole, della separazione da una persona amata, può essere d’aiuto un lavoro di psicoterapia a Torino. Se il dolore non è elaborato, se non si riesce a “lasciare andare” un rapporto di coppia ormai chiuso, anche le nuove relazioni sessuali e affettive possono diventare solo un mezzo per colmare il vuoto della perdita, per non cadere in uno stato depressivo. In alcuni casi la dipendenza affettiva impedisce ad un uomo di stare da solo con sè stesso e lo porta a cercare subito un’altra donna per non sentire la mancanza e l’insicurezza.

Spesso sono le donne a prendere la decisione di separasi, a rendersi conto del malessere relazionale e a guardare ai problemi familiari. In questi casi l’uomo, che non è artefice della scelta, subisce la separazione e soffre molto per la perdita, che sembra arrivare come un fulmine a ciel sereno, sconvolgendo la persona che si sente impreparata e non si arrende alla decisione della compagna di allontanarsi. Il vissuto di abbandono può essere molto angosciante e difficile da accettare, per alcuni i pensieri e le fantasie, nella ricerca della causa, possono portare a comportamenti impropri, può prevalere il bisogno di controllo della ex compagna e atteggiamenti sempre più invadenti e aggressivi. Naturalmente se sono presenti dei figli l’uomo viene messo di fronte al cambiamento anche nella relazione con loro, con un vissuto di rovina e di distruzione della famiglia, senza rendersi conto appieno delle criticità spesso presenti da molto tempo nella relazione di coppia. Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino in questi casi la fine del matrimonio arriva come uno schiaffo emotivo che risveglia da una cecità fino a quel momento presente di fronte alle problematiche affettive. Molti uomini fanno fatica ad accettare i limiti e non vogliono affrontare un percorso di psicoterapia a Torino perché hanno paura a riconoscere le proprie responsabilità nella fine del rapporto, prendere contatto con i sensi di colpa e con il rimpianto che accompagnano la perdita.

Ma come vediamo talvolta presso il Centro di psicologia a Torino ci sono uomini che hanno un comportamento opposto, che tendono a colpevolizzarsi eccessivamente, come se il naufragio del matrimonio o della convivenza fosse dipeso solo da loro e non dalla relazione. Talvolta infatti nei rapporti di coppia si innescano delle dinamiche relazionali disfunzionali, anche quando è ancora presente l’amore, che hanno radici inconsapevoli e che è difficile trasformare e cambiare con la sola volontà, senza il supporto di una terapia di coppia a Torino. Non è “colpa” di nessuno, anche se rassicura pensarlo, perchè è una difesa dall’impotenza suscitata dalla situazione, un mezzo per dare una risposta al perchè sia finita: cercare di darsi delle ragioni è nella natura umana e per molti fa meno male sentirsi in colpa che vivere nell’incertezza della mancanza di senso. In questi casi osserviamo nell’uomo una sofferenza più passiva, meno recriminante verso la donna, più silenziosa ma che rischia di implodere in una condizione depressiva a lungo termine. Anche in questi casi consigliamo di chiedere aiuto per elaborare il processo del lutto della separazione.

Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino le difficoltà per un uomo che affronta una separazione possono essere ancora più complesse quando è anche padre. Spesso l’affidamento dei figli e della casa coniugale, soprattutto se i bambini sono in tenera età, vengono dati alle madri e molti uomini sentono che questa disparità li penalizza molto, sia dal lato economico che dal lato relazionale nel rapporto con i figli. La funzione di accudimento viene in molti ambienti della nostra società culturalmente considerata prerogativa femminile, senza attribuire la giusta importanza al ruolo paterno. Tali pregiudizi, che si traducono in scelte giudiziarie e influenzano il potere decisionale sui figli, gravano sia sulle donne che sugli uomini. Le prime spesso si sentono sovraccaricate rispetto alla responsabilità del loro ruolo nell’educazione e nello sviluppo psicologico del bambino, mentre i padri sentono svalutata la propria funzione, con la conseguenza di avere meno diritto di poter svolgere appieno la propria genitorialità. Questi vissuti emergono nel lavoro di sostegno alla genitorialità che svolgiamo presso il Centro di psicologia a Torino con mamme e papà che si sentono in difficoltà dopo una separazione.

Per molti uomini dopo il divorzio insorgono disagi legati all’impoverimento economico, al far fronte con costanza alle responsabilità di mantenimento dei figli, con la paura di non essere un buon padre se ci sono ritardi nel fornire i soldi. Come emerge nei percorsi di psicoterapia a Torino con molti padri separati la questione dell’assegno di mantenimento assume una valenza psicologica importante e causa molto stress, soprattutto nei padri che temono l’allontanamento dei figli. L’uomo può sentirsi usato, sentirsi considerato solo nella funzione di erogatore di beni materiali e non dal lato personale e affettivo.

Molti padri raccontano, durante il loro percorso di psicoterapia a Torino, come  la separazione avesse modificato la relazione con i figli, a causa del cambiamento logistico e di tempo a disposizione, ma con il giusto approccio è stato possibile preservare la qualità del legame intimo con loro. Spesso viene richiesta una consulenza ad uno psicologo a Torino proprio per essere supportati e consigliati in questo ambito, dove la paura di perdere l’affetto dei propri figli può causare un malessere profondo che si aggiunge al dolore del lutto della separazione. Quando la sofferenza non viene riconosciuta e trattata può causare comportamenti che danneggiano ancora di più la relazione con i figli, molti uomini “fuggono” in nuovi rapporti costruendo altri legami senza riuscire ad integrare la loro nuova vita con la precedente e facendo sentire i figli della prima unione abbandonati o rimpiazzati. Tali comportamenti possono seguire ad una condizione di esasperazione, dove l’uomo non sa come affrontare i conflitti con la ex moglie, non sa come adattarsi alla situazione di padre separato e non sa come sanare l’allontanamento emotivo che sente crescere nel rapporto con i minori.

Un lavoro di psicoterapia a Torino può essere di supporto per gestire le emozioni generate dai conflitti con la ex moglie, elemento questo fondamentale per preservare il benessere emotivo del figlio e gettare le basi di un buon rapporto duraturo con lui. A causa di una separazione conflittuale molti padri non riescono ad evitare gli attriti, non riescono a circoscrivere la relazione con la loro ex al solo argomento della salute e dell’istruzione del figlio. In altri casi i contatti si riducono al minimo ma il bambino diviene responsabile delle comunicazioni tra i genitori, trovandosi a dover gestire le emozioni del padre e nella madre che sono ancora molto arrabbiati tra di loro, e dovendo di fatto farsi carico del loro rapporto a distanza, con conseguenti vissuti di colpa. Il bambino può vivere un profondo malessere se si assume il ruolo di mediatore tra i genitori e si può generare una grande angoscia se sente di essere oggetto di contesa. Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino, troppe volte i figli sono usati reciprocamente dagli adulti di riferimento per ferirsi a vicenda. Il bambino non deve esser messo nella condizione di dover rinunciare a vedere uno dei due genitori che ama per preservare l’altro, in molti casi infatti, soprattutto quando i figli sono piccoli, a farne le spese è il padre. L’alleanza con la ex moglie è importante anche quando i minori sono adolescenti, per fare in modo che non approfittino dei conflitti tra i genitori per trarre vantaggi, evitando di rispettare i limiti e le regole con il rischio di instaurare un rapporto sempre più difficile con gli adulti di riferimento. In questi casi può servire un lavoro di sostegno alla genitorialità a Torino, per trovare e preservare quell’intesa tra genitori che può essersi rotta quando è finito il rapporto di coppia.

Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino, alcuni padri separati tendono a derogare il loro ruolo educativo lasciandolo alla madre perché non sanno come colmare il vuoto che sentono e non vogliono suscitare rabbia nel figlio dicendo dei “no”. Anche la tendenza a fare troppi regali ai figli nasconde il senso di colpa o di inadeguatezza come genitore e il desiderio di apparire come “buono” agli occhi del figlio. In questi casi il padre deve essere aiutato a distinguere tra il disagio fisiologico causato dai conflitti genitori figlio nel processo educativo e l’affetto profondo del legame. Non bisogna dimenticare che i limiti aiutano a crescere un bambino e altra cosa è nutrire la relazione con lui e garantire una presenza costante che generi sicurezza nel rapporto. Un lavoro di sostegno alla genitorialità come padre può essere utile anche per rinsaldare la fiducia con i propri figli, imparare come essere un genitore affidabile, che non fa promesse che non può mantenere e che non crea false aspettative e delusioni. Quando si passa del tempo con i propri figli è importante riuscire ad identificarsi con loro, essere capaci di capirli per creare un rapporto di complicità. Nella pratica questo significa giocare con i figli, interessarsi di ciò che piace a loro, preoccuparsi del loro rapporto tra pari, condividere gli interessi e i passatempi, oltre che assumersi la responsabilità di essere una buona guida per loro. Trasmettere ai propri figli i giusti valori e impartire una sana educazione è più difficile quando è avvenuta una separazione coniugale e non si vive la quotidianità familiare di prima.

Il sostegno alla genitorialità a Torino può supportare un padre separato nelle sue competenze relazionali con il figlio perché sono le emozioni che intercorrono nella relazione ad essere importanti, a creare nel figlio/a l’idea che ha di suo padre, come genitore e come modello maschile per il futuro. Se i figli si sentono capiti emotivamente sentiranno il desiderio di trascorrere del tempo con il genitore e avranno piacere di aprirsi nel rapporto con lui.

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I giovani e la paura del futuro

Comunemente verrebbe da pensare che la gioventù sia un momento di grande spensieratezza, ma nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino sono molte le preoccupazioni che affliggono gli adolescenti e i giovani adulti, che rendono incerta e grigia l’immagine del futuro, alcune fisiologiche dell’età, altre dovute a difficoltà contestuali all’epoca che stiamo vivendo.

Presso il Centro psicologia a Torino vediamo che le paure rispetto al futuro che emergono più frequentemente riguardano il timore di non trovare lavoro, di non riuscire a raggiungere una propria indipendenza economica e quindi iniziare una vita autonoma rispetto alla famiglia d’origine, il dubbio di aver intrapreso un percorso di studi sbagliato e più in generale di non riuscire a fare le scelte giuste rispetto al futuro.  Il periodo in cui aumentano le incertezze è proprio quello tra la tarda adolescenza e la vita adulta (tra i 18 e i 30 anni), epoca in cui non ci si sente più ragazzini ma ancora molto spaventati del doversi assumere le responsabilità, reali o presunte, dei “grandi”.

La richiesta di psicoterapia a Torino presso il nostro centro da parte di questa utenza riguarda spesso ragazzi fuori sede, che sono venuti a studiare all’Università o a fare le prime esperienze lavorative nella nostra città, trasferendosi da altre regioni d’Italia, si sono quindi ritrovati improvvisamente in un contesto sociale nuovo e sconosciuto, in una fase di cambiamento di vita, lontano dai genitori e dagli amici d’infanzia, ma ancora dipendenti economicamente. Si tratta di una fase di transizione e di maturazione anche sotto un profilo emotivo perché spesso non si è ancora raggiunta l’autonomia psicologica e si è alle prese con la separazione affettiva dai propri adulti di riferimento, a cui si sovrappone una separazione reale dovuta al cambio di residenza. Questi giovani adulti riportano nei percorsi di psicoterapia a Torino di fare molta fatica a organizzarsi da soli nel quotidiano, banalmente ad occuparsi di tutti i compiti che richiede la gestione di una casa e la cura di sé, l’organizzazione rispetto agli studi, la gestione del senso di solitudine e spaesamento dei primi tempi. Mentre negli anni delle superiori, la scuola è molto più strutturata e i compiti da svolgere decisi e assegnati dagli insegnanti, l’Università lascia libero lo studente di gestirsi da solo, ma non sempre risulta facile decidere quali corsi seguire, l’ordine delle cose da fare, orientarsi nelle scelte e organizzare il tempo. La libertà tanto desiderata lontano dalla famiglia e dalle solite rutine, può risultare difficile da gestire e molti ragazzi hanno la sensazione di perdersi, si sentono inadeguati e insicuri senza dei binari da seguire. Come psicologi a Torino vediamo che alcuni di questi giovani non riescono a tollerare i fallimenti che incontrano negli esami o gli ostacoli sul lavoro perchè mettono in discussione l’immagine di sé come studente, che si sono costruiti grazie agli ottimi risultati che erano abituati a raggiungere alle superiori. Sono costretti a scontrarsi con esperienze che feriscono la loro autostima e generano dubbi rispetto alle aspettative promettenti della famiglia sul loro futuro professionale. In questi casi può vacillare la fiducia nel domani, emerge la paura di non essere all’altezza delle richieste sociali e la prospettiva di non riuscire a raggiungere traguardi stabili nella propria vita. A volte questi momenti portano a bloccarsi e la crisi da passeggera può diventare permanente senza un aiuto professionale, soprattutto nel caso emerga una sintomatologia ansioso depressiva o attacchi di panico legati alla paura di affrontare delle prove di valutazione, come gli esami all’Università. Alcune volte l’ansia assume la forma di pensieri ipocondriaci, con la paura di ammalarsi o l’ipervigilanza sulle sensazioni fisiche, il proprio corpo è percepito come fragile.

La paura del futuro non riguarda solo i giovani che seguono un percorso di studi ma più in generale come psicoterapeuti psicologi a Torino trattiamo situazioni di ragazzi che attraversano quella che è stata definita la “quarter life crisis”, la crisi dei 25 anni, una fase specifica che alimenta ansia e incertezza, causando stress dovuto all’aspettativa di doversi emancipare e alla sensazione di non farcela. Le paure si incentrano sull’aspetto finanziario e le difficoltà ad entrare nel mondo del lavoro, ma possono riguardare anche la sfera privata, nel timore di non trovare un partner e non riuscire a costruirsi una famiglia: la giovane età adulta è un periodo che può essere costellato da insoddisfazione e impossibilità di fare progetti a lungo termine. Nei percorsi di psicoterapia a Torino vediamo come si tratti di una crisi legata al cambiamento e alla paura di non riuscire a realizzare sé stessi, non trovare un proprio posto nella società e concretizzare i sogni dell’infanzia e le aspettative familiari. In alcuni casi questo momento di passaggio può assumere toni traumatici per cui si finisce di dubitare di tutto, anche di sé stessi, emergono vissuti di confusione e depressione, legati al sentirsi falliti nel confronto con gli altri, che può diventare continuo e ossessivo. Le altre persone appaiono agli occhi del soggetto come sempre più capaci e promettenti, sia nel loro riuscire a raggiungere mete concrete che nelle loro qualità personali, suscitando invidia e impotenza. Un percorso di psicoterapia a Torino può dare grande conforto a questi giovani, permette loro di ritrovare la giusta prospettiva da cui ripartire, dopo essersi occupati della cura del malessere emotivo che occupa molto tempo e spazio nella mente della persona.

Presso il Centro di psicologia a Torino vediamo che la sfiducia cresce tra i giovani adulti, che si presentano sempre più demoralizzati e privi di energie. Gli adolescenti hanno paura di crescere, appaiono più fragili che in passato, forse perché l’educazione che ricevono li porta a sentirsi per lungo periodo iperprotetti, in una cultura come la nostra dove l’educazione non spinge verso l’autonomia dei ragazzi. La condizione di incertezza in cui sprofondano questi giovani è anche legata al contesto sociale attuale, che non offre certezze, in cui le fondamentali tappe che portano a diventare adulti (indipendenza economica, autonomia, possibilità di progettare) si sono spostate in avanti. L’ansia dei giovani adulti appare amplificata dalle notizie trasmesse dai media, che mettono sempre in risalto i problemi, cercano di scioccare con messaggi sensazionali, con post pubblicati costantemente sulle bacheche riguardo alla crisi economica e del mondo del lavoro. Nei social network e sulle chat di messaggistica istantanea, dove i giovani passano molto tempo, viene nutrita la paura del futuro sia da un punto di vista socioeconomico che ambientale. Spesso vengono svalutate le possibilità di impiego nel nostro Paese, come se l’unica prospettiva di carriera fosse legata al trasferimento all’estero, e nello stesso tempo, la politica internazionale non appare rassicurante, soprattutto negli ultimi anni con la guerra alle porte di casa, vicinissima all’Europa. Gli adolescenti crescono in un contesto che appare ai loro occhi come eccessivamente instabile, questa è una delle ragioni per cui la confusione e l’indecisione normali nella fase evolutiva che stanno attraversando vengono amplificate. Grande insicurezza è stata portata anche dalla pandemia e dal bombardamento mediatico sulle conseguenze disastrose al covid, in ogni settore, che hanno rafforzato il senso di precarietà dell’essere umano e provocato sfiducia, come emerge nei percorsi di psicoterapia a Torino. Mentre nel confronto con i coetanei che si innesca sui social nascono paure e vergogna delle proprie fragilità,  nell’idea che tutti siano più felici, perché spesso gli adolescenti iperconnessi sono preoccupati di dare di sé un’immagine sempre migliore per ottenere approvazione e ammirazione, proclamando i propri successi e nascondendo i fallimenti.

Presso il Centro di psicoterapia a Torino trattiamo alcuni adolescenti che hanno sviluppato grande paura di affrontare il quotidiano e le sfide del futuro. In questi casi anche gli impegni quotidiani appaiono insostenibili, tutto viene vissuto in maniera troppo pesante, hanno paura della scuola, dei compagni, della vita, di diventare grandi. Si ritrovano soli, con molte conoscenze online e poche amicizie reali, non fanno esperienze sentimentali, non si mettono in gioco nei rapporti perché hanno paura delle emozioni e pur di non soffrire si ritirano dal mondo. In alcuni casi viene invertito il ritmo sonno-veglia, passano la notte sui social, a controllare i like alle proprie pagine, a controllare ossessivamente ciò che viene postato dagli altri. Questi ragazzi sono molto spesso depressi e scambiano la felicità con i beni materiali, per colmare i vuoti che hanno dentro e che non sanno come affrontare. Al mondo appaiono come ragazzi normali, che vanno bene a scuola, solo un po’ insicuri, ma in realtà covano un grande malessere silente. Come psicoterapeuti psicologi a Torino sappiamo che la depressione e le problematiche legate all’umore in adolescenza, all’apatia, cioè la non voglia di fare le cose, vengono denunciati dall’Organizzazione mondiale della sanità come uno dei malesseri più diffusi del nostro tempo.

I giovani di oggi appaiono più fragili e meno capaci che in passato di tollerare la frustrazione rispetto alle generazioni precedenti e in alcuni casi questi tratti possono prendere il sopravvento ed è importante che gli adulti di riferimento non sottovalutino i segnali di malessere. Se un ragazzo sembra avere poche risorse interne per affrontare con tenacia e positività la vita, se appare sempre stanco, senza voglia di fare nulla se non di passare ore e ore online, è bene cercare di capire se nasconda una sofferenza che richiede un supporto professionale o se sta passando solo un momento di crisi passeggera. Quando si tratta di giovani adulti è bene che si fermino a riflettere da quanto tempo non sono più sereni, in modo da assumersi la responsabilità del proprio malessere e decidere se affrontare un percorso psicologico. Mentre nel caso di ragazzi più giovani è importante che i genitori riescano a “vedere” al di là dell’apparente maschera di sicurezza se si nascondono dei campanelli d’allarme di cui è bene parlare con il proprio figlio prima di chiedere una consulenza psicologica e un eventuale supporto alla genitorialità, quando la relazione con l’adolescente è difficile. Con il supporto di una psicoterapia a Torino tali giovani possono rafforzarsi, imparare a gestire l’affettività e riscoprire il piacere delle esperienze reali della vita alla loro età, farsi un bagaglio di competenze relazionali che li aiuti nel futuro ad affrontare eventuali ostacoli con fiducia e coraggio nelle proprie capacità.

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Soffrire di invidia

L’invidia è un sentimento che qualunque essere umano sperimenta e da cui possono scaturire diverse reazioni e comportamenti, non sempre negativi. Quando si pensa all’invidia la si associa alla cattiveria, ma è anche possibile contenere e trasformare questo sentimento a favore di scelte costruttive per la propria vita. Come psicoterapeuti psicologi a Torino sappiamo che dietro all’invidia è presente un vissuto di fragilità, non sempre riconosciuto che, quando non viene adeguatamente elaborato, porta la persona a vivere rabbia e disprezzo. Può essere causa di atteggiamenti tesi a ferire le altre persone, ma chi soffre di più è proprio chi vive e alimenta l’invidia, diventando una persona sempre più frustrata.

Non è sbagliato essere invidiosi, perché le emozioni sono naturali e in questo articolo vogliamo aiutare chi prova invidia a riconoscersi e cercare di avviare un processo di comprensione e cambiamento positivo verso il benessere personale e relazionale. Infatti si parla spesso di come difendersi dell’invidia degli altri, ma viene poco affrontato il problema di come affrontare i propri sentimenti invidiosi.

L’invidia nasce dal desiderio di possedere qualcosa che manca, non solo materiale, molto spesso riguarda la sfera dei sentimenti: si vuole essere felici, sentirsi benvoluti, essere persone migliori e apprezzate. Infatti come emerge nei percorsi di psicoterapia a Torino anche quando si desidera un oggetto concreto, si tratta della rappresentazione di altro, come ad esempio una bella automobile può essere simbolo di potenza, del raggiungimento di uno status sociale che suscita ammirazione.  La persona invidiosa riconosce che gli altri hanno qualcosa che vuole ma non riesce a raggiungere, si sente impotente e soffre. La costante insoddisfazione genera rabbia, in molti casi emerge un senso di ingiustizia profondo e, nell’impossibilità di realizzare le proprie aspirazioni, può sorgere il desiderio di togliere la felicità all’altro, portargli via ciò che ha, perché si è convinti di essere in diritto di possedere ciò che non è proprio. La frustrazione si amplifica sempre di più nel sentirsi impossibilitati a superare i propri limiti (reali o presunti), le proprie ambizioni non riescono ad essere realizzate e nel confronto con gli altri ci si sente costantemente perdenti.

Presso il Centro di psicologia a Torino abbiamo identificato le situazioni più comuni in cui la persona può sentirsi invidiosa, così come emerge nei percorsi di psicoterapia di chi soffre di invidia:

  1. Guardare agli altri: nel confronto sociale può nascere l’invidia se viene percepita una differenza tra la propria vita e quella delle altre persone, accorgersi di non essere riusciti a raggiungere certi obiettivi, sentirsi da meno nel non aver realizzato le proprie ambizioni può generare grande insoddisfazione e rimpianto.
  2. Desiderio di possesso: l’invidia può insorgere nella percezione di una disparità tra ciò che si ha e ciò che appartiene ad altre persone, sia da un punto di vista materiale che non, come la ricchezza, il potere, la fama, il successo, la bellezza, ecc. L’invidia viene amplificata dal senso di ingiustizia che nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino è spesso presente in queste situazioni.
  3. Senso di inferiorità: l’invidia è collegata ad una bassa autostima e ad un senso di inadeguatezza. Sentirsi insicuri nel confronto con l’altro, non all’altezza della situazione, è spesso motivo di invidia verso chi appare superiore a sé sia come capacità che come qualità personali.
  4. Rivalità: mettersi in competizione con le altre persone può generare invidia per i traguardi altrui e la paura di rimanere indietro; avere la sensazione di perdere costantemente nel confronto con l’altro fa arrabbiare e alimenta il risentimento invidioso e il desiderio di rivalsa.
  5. Mancanza di gratitudine: dare per scontato ciò che si ha e guardare solo a ciò che manca è un atteggiamento foriero di invidia, perché non si apprezza ciò che si possiede, né si prova gioia per i traguardi positivi raggiunti nella vita, per le relazioni affettive, per le proprie doti. L’attenzione è sempre concentrata nel voler avere di più, mai contenti del proprio presente. E’ costante un senso di insoddisfazione profonda.

Chiunque può riconoscere degli episodi della propria esistenza in cui si è ritrovato in una delle situazioni appena descritte, ma quando l’invidia non è contenuta e occasionale e occupa molto spazio nel mondo interno della persona, è necessario chiedere un aiuto professionale per gestirla e ritrovare una condizione di benessere. Nei percorsi di psicoterapia a Torino emerge come le persone che soffrono di invidia patologica stanno molto male perché rifiutano questa emozione, si vergognano nell’ammettere a sé stessi e agli altri di provarla. Si sentono preda di un impulso velenoso dell’anima, ingestibile, che inquina la loro vita e spinge a ferire le persone vicine, rovinando molto spesso le relazioni, suscitando negli altri risentimento e dolore. E non possono condividere i sentimenti generati dall’invidia, come la rabbia distruttiva, che allontana gli altri e non viene accettata.

Quando finalmente è possibile aprirsi con il proprio psicoterapeuta a Torino, senza sentirsi giudicati,  emerge che dietro all’invidia è presente uno sguardo ostile verso l’altro, carico di risentimento e di fastidio per i suoi successi e la sua felicità. Chi soffre di invidia può arrivare a provare piacere quando vede star male gli altri, quasi come se traesse sollievo dalle disgrazie altrui, perché attenuano il suo senso di inferiorità e ripagano delle presunte ingiustizie che spesso logorano le sue giornate. Come vediamo presso il Centro di psicologia a Torino, il sentimento di gioia maligna provata dalla persona invidiosa è il contrario dell’empatia, che porta a gioire per il benessere dell’altro e a immedesimarsi con lui quando soffre. Si prova gioia maligna nei confronti di chi di solito viene percepito come superiore, come se per una sorta di pena del contrappasso potesse finalmente provare ciò che sente la persona invidiosa e ripagarla del senso di umiliazione che le viene inflitto costantemente dal confronto. Se il rivale brillante, l’amica più bella, il compagno più capace vacillano nei propri successi, la persona invidiosa prova soddisfazione, perché non si sente la sola a fallire. La persona invidiosa desidera suscitare invidia, tende a non ammettere le proprie fragilità e ad atteggiarsi come superiore, per non dare soddisfazione agli altri, che immagina possano godere dei suoi errori proprio allo stesso modo di come capita a lei. La persona invidiosa prova solitudine, come emerge nei percorsi di psicoterapia a Torino, perchè la diffidenza è molto forte in questi casi ed è difficile aprirsi anche con i propri cari, immaginati come ostili. A volte la rabbia è così forte che prevale il desiderio di schiacciare gli altri, di vincere su di loro, preda di un senso di sfida che condiziona tutti gli ambiti della vita, anche i rapporti privati, la relazione con il proprio partner, con i figli, con i genitori, con il rischio di rovinare i legami più importanti della persona.

Questi sentimenti sono difficili da confessare ma è il primo passo per avviare un cambiamento nel proprio sentire. Quando chi soffre di invidia riesce ad affidarsi al terapeuta prova sollievo nel poter sfogare la propria frustrazione. Il lavoro di psicoterapia a Torino fa emergere il senso di impotenza di queste persone, quasi sempre inconscio, collegato al viversi inadeguati e inferiori agli altri. Si tratta di emozioni irrazionali che possono non avere correlazione con la vita reale, che non sempre è costellata da insuccessi, anzi il soggetto a volte appare al mondo come una persona brillante. Ma l’immagine che hanno di sé questi individui è distorta, pensano di non potercela fare, per questa ragione non vogliono che gli altri abbiano successo nella vita e desiderano sottrarre a loro la felicità. Ma i propri limiti, vissuti come così gravosi, sono solo la proiezione della loro bassa autostima.

Come psicoterapeuti psicologi a Torino sappiamo che la persona invidiosa non è riuscita ad elaborare nell’infanzia vissuti dolorosi, come ad esempio il senso di colpa, che, quando integrato con le altre emozioni, è un vissuto sano che permette di accedere alla riparazione dei propri errori. Spiega lo psicologo infantile a Torino come, durante l’età evolutiva il bambino ha bisogno della relazione con i genitori per contenere e armonizzare le proprie pulsioni con le richieste dell’ambiente circostante, la funzione affettiva dell’adulto è importante per lo sviluppo di un sano equilibrio narcisistico nel bambino. Lo sguardo che i genitori hanno verso il bambino e le sue relazioni nel mondo sono importanti per la lettura che lui imparerà a fare di sé stesso e degli altri e sono all’origine dell’atteggiamento che maturerà verso le proprie capacità e i propri insuccessi. Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino la persona che soffre di invidia patologica si porta dentro delle ferite psicologiche che hanno contribuito a generare una bassa autostima, un senso di inadeguatezza e frustrazione.

Un percorso di psicoterapia a Torino può aiutare chi soffre di invidia a ritrovare il senso del proprio valore personale, a riconoscere le proprie capacità per realizzare i propri desideri. Infatti chi possiede una buona autostima sente come meno pervasiva l’invidia, che diventa un sentimento più contenuto e armonizzato con il resto della personalità, perché il soggetto non si sente “da meno” rispetto alle altre persone ed è soddisfatto di sé. Quando le ferite psicologiche vengono curate, diminuisce anche la rabbia e l’invidia può essere elaborata, in modo che non sia più un ostacolo al proprio benessere. In questi casi è possibile trarre energia dall’invidia che si trasforma in ammirazione verso chi sembra avere ciò che la persona sente mancante, è possibile apprezzare l’altro anziché denigrarlo. Il percorso di psicoterapia a Torino aiuta a guardare alle persone che “hanno di più” come ad un modello da seguire e non più come ad una minaccia, qualcuno di ostile che li mette in ombra. L’ammirazione alimenta il desiderio a migliorarsi e la motivazione  sostiene le proprie forze, che vengono canalizzate nel costruire, anziché nutrire un’ambizione cieca che vuole distruggere chi ha successo. Focalizzarsi su sé stessi e capire quali sono i propri obiettivi aiuta la persona a spendere le energie nella giusta direzione, con una rinnovata soddisfazione nella propria vita e nei traguardi che può raggiungere.

Vademecum DSA

Come Centro di psicoterapia e psicologia clinica a Torino abbiamo pensato di pubblicare questo vademecum allo scopo di chiarire meglio come vengono inquadrati i disturbi dell’apprendimento all’interno della più vasta categoria dei bisogni educativi speciali, così da differenziare e meglio spiegare la categoria dei DSA.

Sommario

BES Special Educational Need.

Disturbi specifici con capacità cognitive adeguate.

DSA.

LA REDAZIONE DEL PDP.

DSA: norme e leggi di riferimento.

PDP.

BES Special Educational Need

I Bisogni Educativi Speciali (BES) sono quelle particolari esigenze educative che possono manifestare gli alunni, anche solo per determinati periodi, «per motivi fisici, biologici, fisiologici o anche per motivi psicologici, sociali, rispetto ai quali è necessario che le scuole offrano adeguata e personalizzata risposta» (Direttiva Ministeriale del 27.12.2012)

In particolare, presentano Bisogni Educativi Speciali (BES) :

  • alunni con  disabilità certificata in base alla L. 104
  • alunni che presentano Disturbi Specifici dell’Apprendimento, DSA (disturbi nelle abilità di scrittura, di lettura e del calcolo) in base alla 170/2010.
  • Alunni con esigenze educative speciali (EES): disturbi della condotta e Disturbo oppositivo provocatorio DOP, dell’attenzione e dell’iperattività (ADHD), disturbi dell’eloquio e del linguaggio, disturbo non verbale, disturbo della funzione motoria, Funzionamento Intellettivo Limite (FIL) in base alla L.170/2010
  • allieve/i in situazioni di svantaggio: culturale, linguistico; socio–economico, altre difficoltà come traumi, malattie, dipendenze ecc.)

«Gli insegnanti non devono variare tante didattiche quanti sono gli allievi con BES, ma devono sperimentare un nuovo modello didattico inclusivo, adeguato alla complessità della classe che contempli differenti modalità e strumenti per tutti.» BES 27 dicembre 2012.

Il termine BES non indica un’etichetta diagnostica, di conseguenza non esiste la diagnosi di BES.

La diagnosi è invece un processo di tipo clinico che dà esito a un codice nosografico tra quelli contenuti nei manuali diagnostici di riferimento (ICD e DSM-5) a seguito di un percorso psicodiagnostico effettuato attraverso i colloqui psicologici e la somministrazione di test psicologici che indagano una specifica area intellettiva e/o emotiva.

Sappiamo come psicoterapeuti psicologi a Torino che per alcuni studenti affrontare il percorso di apprendimento scolastico può risultare più complesso e più difficoltoso rispetto ai compagni. In casi come questi i bisogni educativi (sviluppo delle competenze, appartenenza sociale, autostima, autonomia) diventano bisogni educativi “speciali”, più complessi.

Disturbi specifici con capacità cognitive adeguate: DSA

Nella letteratura scientifica di lingua inglese i DSA sono definiti «Learning Disabilities» o «Specific Learning Disorders», cioè disabilità dell’apprendimento che incidono pesantemente sulla vita e sulla carriera scolastica.

Spiega lo psicologo infantile come i DSA non siano conseguenze di mancanza di opportunità di apprendimento, disturbi dello sviluppo intellettivo, traumi o malattie cerebrali acquisite ma riguardano, in presenza di adeguata scolarità, la mancata automatizzazione di processi sottesi alla lettura, alla scrittura o al calcolo. Il disturbo specifico dell’apprendimento«Si manifesta in presenza di capacità cognitive adeguate, in assenza di patologie neurologiche e di deficit sensoriali» (L.170/2010, art. 1, comma 1).

I DSA sono considerati disturbi di natura persistente, poiché di origine neurobiologica, spiega lo psicologo infantile a Torino. Pertanto possono manifestarsi in modo diverso e con diverse intensità e conseguenze adattive a seconda dell’età, ma permangono per tutta la vita. Con l’acronimo DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento) si intende una categoria diagnostica, relativa ai Disturbi Evolutivi Specifici di Apprendimento che appartengono ai disturbi del neurosviluppo (DSM 5, 2014), che riguarda i disturbi delle abilità scolastiche, ossia Dislessia, Disortografia, Disgrafia e Discalculia (CC-2007).

La Consensus Conference dell’Istituto Superiore di Sanità (CC-ISS, 2011) definisce i DSA “disturbi che coinvolgono uno specifico dominio di abilità, lasciando intatto il funzionamento intellettivo generale.” Essi infatti interessano le competenze strumentali degli apprendimenti scolastici.

Come psicoterapeuti a Torino riteniamo importante porre attenzione che: nel 2021/22 è stato pubblicato un documento di revisione Linee Guida per la gestione dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento che ha lo scopo di aggiornare le raccomandazioni cliniche utili a migliorare ed uniformare i protocolli diagnostici e riabilitativi.

Presso il Centro di psicoterapia a Torino ci occupiamo della diagnosi dei Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA), che costituiscono una costellazione di condizioni cliniche (in particolare: dislessia, disortografia, disgrafia e discalculia), che spesso tendono ad associarsi tra loro (ma che possono occorrere anche isolatamente), in relazione a probabili comuni basi genetiche e ad anomalie parzialmente condivise dei circuiti neurofunzionali che impegnano le abilità di lettura, scrittura e calcolo.

I DSA sono, per definizione, disturbi circoscritti a domini cognitivi specifici, che non interessano il funzionamento cognitivo più generale, ma le loro conseguenze possono comunque essere pervasive, e interessare molti ambiti del funzionamento cognitivo, come anche dell’adattamento personale e sociale. Lo psicologo infantile a Torino spiega come la loro espressività sia molto eterogenea e possa interessare vari ambiti del sistema cognitivo- linguistico (ad esempio, l’attenzione, le funzioni esecutive, la memoria, l’accesso lessicale, ecc.), a volte co-occorrendo con altri disturbi del neurosviluppo sottesi da queste funzioni, quali il disturbo da deficit dell’attenzione ed iperattività (a cui spesso ci si riferisce con la sigla inglese di ADHD), il disturbo primario del linguaggio (DPL), o il disturbo di coordinazione motoria (DCM). I modelli teorici più recenti concordano sulla natura multifattoriale e multidimensionale dei DSA.

Pur esistendo un generale accordo sull’ origine neurobiologica dei DSA, i neuropsichiatri e i neuropsicologi ci insegnano come non abbiamo ad oggi marker biologici affidabili per la loro identificazione e conseguentemente per la diagnosi, che di fatto continua a basarsi prevalentemente sulla osservazione comportamentale e sulla misurazione testistica delle abilità di lettura, scrittura e calcolo, diagnosi che è possibile effettuare presso il nostro Centro di psicologia a Torino. Questa modalità di accertamento diagnostico solleva alcuni problemi concettuali, dal momento che è stato osservato come l’identificazione di una soglia critica di prestazione deficitaria (ad es. –2 deviazioni standard o 5° percentile) sia, comunque, in qualche misura, una scelta convenzionale, anche se di frequente uso in ambito clinico-sanitario.

I disturbi dell’apprendimento non sono qualcosa di statico e fisso ma, piuttosto, una difficoltà che si modifica nel corso del neurosviluppo per effetto di interazioni tra i diversi processi cognitivi e linguistici con l’esercizio negli apprendimenti strumentali.

È importante secondo la nostra esperienza di psicoterapeuti a Torino sottolineare come i DSA abbiano effetti persistenti e spesso invalidanti per la vita del ragazzo (ad esempio, prematuro abbandono scolastico, difficoltà lavorative, ecc.). Inoltre, soprattutto se non riconosciuti in modo tempestivo, possono portare a una cascata di problemi secondari nella sfera psicopatologica (da una bassa autostima, a un senso di impotenza appresa, fino a forme più franche di ansia/depressione), o a problemi della sfera comportamentale (soprattutto quando il disturbo di apprendimento è associato ad ADHD), capaci di interferire anche in modo significativo con l’adattamento personale e sociale delle persone affette, soprattutto nel caso delle forme di disturbo più severe. Presso il nostro centro è possibile trovare aiuto attraverso un percorso di psicoterapia a Torino nei casi in cui siano presenti disturbi emotivi correlati al disturbo dell’apprendimento.

Per quanto riguarda la diagnosi vengono utilizzati due manuali: l’ICD-10 e il DSM 5.

Sulla base del deficit funzionale vengono comunemente distinte le seguenti condizioni cliniche:

ICD.10 F.81.0 (Dislessia) Disturbo specifico della lettura o dislessia che contempla compromissioni nell’accuratezza (errori) e può comportare anche difficoltà di comprensione. Include infatti «ritardo specifico della lettura, dislessia evolutiva, difficoltà della compitazione associata con un disturbo di lettura

ICD-10 F.81.1 (Disortografia) Disturbo specifico della compitazione o disortografia intesa come abilità di codifica fonografica e competenza ortografica e include il ritardo specifico della compitazione (senza disturbo di lettura)

ICD-10 F.81.8 (Disgrafia) disturbo nella grafia (intesa come abilità grafo-motoria) inserita in: Altri disturbi evolutivi delle abilità scolastiche

ICD-10 F.81.2 (Discalculia) Disturbo specifico delle abilità aritmetiche

ICD-10 F.81.3 Disturbo misto delle abilità scolastiche

Nel DSM 5 vengono specificati i criteri diagnostici, tra cui le difficoltà del ragazzo:

  • Lettura delle parole imprecisa o lenta e faticosa (ad es. legge singole parole ad alta voce in modo errato o lentamente e con esitazione, spesso tira ad indovinare le parole, pronuncia con difficoltà le parole);
  • Difficoltà nella comprensione del significato di ciò che viene letto (ad es. può leggere i testi in maniera adeguata ma non comprende le sequenze, le relazioni, le interferenze o i significato più profondi)
  • Difficoltà nello spelling (ed es. aggiungere o omettere o sostituire vocali o consonanti)
  • Difficoltà nell’espressione scritta (ad es. fa molteplici errori grammaticali o di punteggiatura all’interno delle frasi, usa una scarsa organizzazione dei paragrafi, l’espressione scritta delle idee non è chiara)
  • Difficoltà nel padroneggiare il concetto di numero, i dati numerici o il calcolo (ad es. ha una scarsa comprensione dei numeri, della loro dimensione e delle relazioni, conta sulle dita per aggiungere i numeri a una singola cifra, piuttosto che ricordare i fatti matematici come fanno i coetanei, si perde all’interno dei calcoli aritmetici e può cambiare procedure)
  • Difficoltà nel ragionamento matematico (Ad. es. ha gravi difficoltà ad applicare concetti matematici, dati o procedure per risolvere problemi quantitativi)

Il manuale riporta le seguenti diciture, con QI nella norma:

DSM.5 315.00 (F.81.0) DSA con compromissione della lettura che include, l’accuratezza nella lettura delle parole, la velocità o fluenza della lettura e la comprensione del testo (ex. DTC).

DSM-5 315.2 (F.81.1) DSA con compromissione dell’espressione scritta che include l’accuratezza nello spelling, l’accuratezza nella grammatica e nella punteggiatura, la chiarezza/organizzazione dell’espressione scritta

DSM-5 31.5.01 (F81.2) DSA con compromissione del calcolo che include, il concetto di numero, la memorizzazione di fatti aritmetici, il calcolo accurato o fluente, il ragionamento matematico corretto.

Non è presente nei manuali diagnostici, ma molto discusso negli articoli scientifici, il Disturbo di apprendimento non verbale DaNV che coinvolge la memoria di lavoro, la comprensione del testo ed il linguaggio, ma anche nell’area matematica, geometrica, del disegno, fino a problemi nell’area prassica, sociale ed emotiva.

Come psicoterapeuti psicologi a Torino vogliamo ricordare che ricordare che la lettura è intesa sia come abilità tecnica di decodifica di parole scritte che come attività finalizzata alla comprensione del testo. La scrittura va considerata a tre livelli: come gesto grafico-motorio finalizzato alla produzione di lettere, come abilità nel trasformare suoni in lettere, cioè come competenza ortografica, come abilità di produzione creativa finalizzata alla produzione di testi. Il calcolo va considerato nei suoi aspetti basali, cioè come cognizione numerica o intelligenza numerica, nei suoi aspetti procedurali e strategici, finalizzato all’esecuzione di operazioni aritmetiche, come aspetto strumentale finalizzato alla risoluzione di problemi aritmetici (dove entrano in gioco una pluralità di abilità).

Come Centro di psicoterapia a Torino riteniamo un’altra questione rilevante, quella relativa alla valutazione e alla diagnosi di DSA negli studenti “stranieri” (e/o bilingui), considerato che secondo i dati del MIUR essi rappresentano una fetta rilevante dell’attuale popolazione scolastica (circa il 10%), dove è evidente una maggiore complessità di fattori da tenere in considerazione durante la fase esplorativa di valutazione.

Lo psicologo infantile a Torino vuole sottolineare un aspetto importante relativo alla cura di questi disturbi, infatti per quanto riguarda la questione del/i trattamento/i dei DSA, esiste una pluralità di proposte che non hanno ancora dimostrato la loro efficacia. Alcune di queste rivendicano effetti anche miracolosi a fronte di evidenze scarse o inesistenti che danno spazio ad ingiustificate speculazioni. Per queste ragioni è importante che i genitori si rivolgano a professionisti specificati nel campo per ricevere suggerimenti e indicazioni tese ad aiutare i loro figli. Non è possibile “guarire” da un DSA ma è possibile fare attività di potenziamento. Con il termine potenziamento si intende una relazione educativa e didattica individualizzata e personalizzata che permetta di migliorare le competenze di apprendimento dell’alunno/a per agevolare il pieno evolvere di tutte le sue potenzialità.

POTENZIAMENTO: prima della stesura della diagnosi e appena dopo, sono previste attività di potenziamento ma solo in tempi limitati, il documento PARCC ne stabilisce i criteri.

Spiega lo psicologo infantile a Torino come il potenziamento debba essere sempre adattato ai punti deboli e alle capacità dello studente e perchè ciò avvenga bisogna tenere presenti due aspetti organici. Il primo, il fenomeno della modificabilità cognitiva, prevede la possibilità di cambiare le conoscenze cognitive acquisite a qualsiasi età attraverso l’esperienza e dunque un training specifico può avviare tale processo. Il secondo principio è invece quello della plasticità neuronale, infatti numerose ricerche in questo campo hanno dimostrato la capacità del cervello di adattarsi alle mutevoli funzioni ambientali, le esperienze permettono ai neuroni di creare connessioni tra loro, mentre in passato si pensava che le cellule neuronali non potessero riprodursi e modificarsi.

Per la buona riuscita del potenziamento, è fondamentale l’analisi attiva di chi ne è sottoposto, al fine di apprendere e riorganizzare gli stimoli.

DSM-5 prevede che vengano specificati «tutti gli ambiti scolastici e le capacità che sono compromessi. Quando è compromesso più di un ambito, ciascuno di essi deve essere codificato singolarmente.

Nei disturbi dell’apprendimento sono compromesse anche funzioni come la memoria di lavoro e la velocità di processamento di nuove informazioni; il tutto diventa motivo di disagio dell’alunno, attenzione e fatica dell’insegnante, preoccupazione per i genitori, come vediamo nei pazienti seguiti presso il Centro di psicologia clinica a Torino. Diverse le evoluzioni: lieve gravità, precocità della diagnosi, trattamenti tempestivi e attivazione di strategie di studio personalizzate permettono di ridurne l’impatto e migliorarne la gestione, seppur sempre in presenza di disturbi persistenti (Stella, Grandi, 2011).

La diagnosi deve avvenire nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) o da parte di “specialisti o strutture accreditate. Tuttavia, la presenza di disparità a livello di normative regionali ha creato negli anni alcune criticità: alcune Regioni hanno recepito in tempi rapidi l’accordo tra Governo, Regioni e Province autonome, mentre altre hanno avuto necessità di tempistiche più lunghe. Inoltre, emergono differenze apprezzabili tra le varie Normative Regionali che possono avere ripercussioni soprattutto a carico degli utenti (le famiglie con un bambinocon diagnosi di DSA) e generare confusioni e ritardi dovuti alla burocrazia. Infine, nella nostra esperienza di psicoterapeuti a Torino, le certificazioni hanno procedure molto disomogenee e diversificate tra regione e regione, creando di fatto tempi di attesa diversi e valutazioni diagnostiche non sempre in linea con quanto stabilito dalle normative a livello nazionale o regionale.

La scuola può considerare valida ed ufficiale solo la Certificazione di diagnosi redatta dall’ASL, in Piemonte.

Per “certificazione” si intende un documento, con valore legale, spiega lo psicologo infantile a Torino, che attesta il diritto dell’interessato ad avvalersi delle misure previste da precise disposizioni di legge, nei casi che qui interessano: dalla Legge 104/92 o dalla Legge 170/2010, le cui procedure di rilascio ed i conseguenti diritti che ne derivano sono disciplinati dalle suddette leggi e dalla normativa di riferimento. Per “diagnosi” si intende invece una valutazione clinica, attestante la presenza di una patologia o di un disturbo, che può essere rilasciato da un medico, da uno psicologo o comunque da uno specialista iscritto iscritto negli albi delle professioni sanitarie.

Secondo il DSM 5 non è necessario ripetere la valutazione, se non in casi particolari: «Dal momento in cui il disturbo specifico dell’apprendimento persiste tipicamente in età adulta, di rado si rende necessaria una rivalutazione, a meno che non sia indicata a causa di marcati cambiamenti nelle difficoltà di apprendimento (miglioramento o peggioramento) e di richieste per scopi specifici». Anche l’Accordo Stato-Regioni del 25.07.2012 (art.3) non indica una data di scadenza della diagnosi, ma sottolinea la necessità che venga aggiornato il profilo di funzionamento (vedi modello di certificazione allegato all’Accordo Stato-Regioni), «al passaggio da un ciclo scolastico all’altro e comunque, di norma, non prima di tre anni dal precedente» e «ogni qualvolta sia necessario modificare l’applicazione degli strumenti didattici e valutativi necessari, su segnalazione della scuola alla famiglia o su iniziativa della famiglia». Infatti, nella nostra esperienza di psicologi a Torino, alunni con DSA diagnosticati alla scuola primaria, in virtù della diversa espressività del disturbo durante la crescita, degli effetti di interventi di trattamento, dell’acquisizione di strategie compensatorie o strumenti, possono necessitare di misure di aiuto diverse nell’arco del percorso scolastico; in tal caso la rivalutazione del profilo funzionale permette di scegliere gli interventi più adatti.
La relazione diagnostica deve contenere le informazioni necessarie per stilare una programmazione educativa e didattica che tenga conto delle difficoltà del soggetto e preveda l’applicazione mirata delle misure previste dalla legge, come effettuiamo presso il Centro di psicoterapia a Torino.

Presso il Centro di psicoterapia a Torino riteniamo che la formazione degli insegnanti rappresenti un elemento fondamentale per la corretta applicazione della Legge 170/2010 e per il raggiungimento delle sue finalità. Un principio generale è che la competenza sui DSA deve riguardare l’intero corpo docente di ogni classe, in modo che la gestione e la programmazione educativo-didattica non sia delegata solo a uno dei docenti, ma sia determinata da una partecipazione completa del consiglio di classe. Nel lavoro di sostegno alla genitorialità purtroppo emergono difficoltà da parte di diversi genitori nella relazione con la scuola, la lamentela più comune è che alcuni insegnanti non colgano le difficoltà del figlio e che spesso non ci sia un lavoro corale del corpo docenti che permetta allo studente di ricevere le stesse misure e richieste da parte di tutti.
Nell’articolo 5 della Legge 170/2010 viene definito il diritto degli studenti con diagnosi di DSA a fruire di appositi provvedimenti dispensativi e compensativi di flessibilità didattica, compresi i mezzi di apprendimento alternativi e le tecnologie informatiche, nel corso dei cicli di istruzione e formazione e negli studi universitari.
Il fatto che gli strumenti compensativi siano menzionati in una norma che tutela il diritto allo studio degli studenti con DSA, ha portato alcuni docenti a ritenerli come soluzione indicata solo ed esclusivamente per coloro che presentano questa caratteristica, determinando, talvolta, un senso di esclusione dal contesto classe di molti studenti con DSA, che preferiscono non utilizzarli per evitare di provare imbarazzo ed essere considerati diversi.
Riteniamo come psicoterapeuti che lavorano in questo settore a Torino, che nell’indicazione dell’uso degli strumenti dispensativi e compensativi, sia necessario tener conto delle implicazioni emotive che questi possono attivare nel vissuto emotivo della persona con DSA. Alcuni studi di psicologia clinica dimostrano che gli alunni con DSA presentano, generalmente, livelli di autostima scolastica più bassi e livelli di ansia generalizzata e sociale più alti rispetto ai soggetti senza diagnosi. L’uso di strumenti compensativi e dispensativi, quindi, deve tenere conto di questi aspetti.
Spiega lo psicologo infantile a Torino come non sia sufficiente, quindi, predisporre e garantire gli strumenti compensativi o le misure dispensative con l’obiettivo di tutelare solo gli studenti con DSA, ma è necessario, in modo particolare, garantire loro una didattica compensativa, cioè un approccio che vada ben oltre il singolo studente con DSA e che superi il semplice impiego personale di strumenti e strategie per coinvolgere globalmente tutta l’attività di insegnamento/apprendimento in un’ottica inclusiva, come specificato dalla normativa ministeriale prodotta dopo il varo della Legge 170/2010.
Presso il Centro di psicologia a Torino da anni pensiamo che sia necessario costruire nuovi ambienti di apprendimento, in cui si promuova l’innovazione didattica, metodologica e organizzativa, in modo da apportare degli effetti positivi a tutti gli studenti e quindi anche agli alunni con DSA in linea con la normativa ministeriale prodotta dal 2010 ad oggi, che ritiene tali strumenti mezzi efficaci da inserire nella didattica per tutti gli alunni e gli studenti.
Come psicoterapeuti a Torino riteniamo che allargare la progettazione e l’uso degli strumenti al contesto classe significa riconsiderare gli strumenti compensativi, ed in particolare quelli tecnologici, non solo rispetto alle opportunità che offrono in relazione ai singoli apprendimenti, ma anche rispetto alla riformulazione di ambienti che valorizzano le differenze ed evitano il senso di esclusione dal contesto classe provato da molti studenti con DSA per il fatto di essere gli unici ad usare tali strumenti.
La Legge 170 estende il diritto ad usufruire di strumenti compensativi e di misure dispensative anche nel corso degli studi universitari, che sono preparatori per l’inserimento nella vita professionale e lavorativa. Le Università sono tenute ad attrezzarsi per ricevere in modo adeguato studenti con DSA e favorire lo svolgersi del loro percorso di studio.

La redazione del PDP

Dopo la registrazione agli atti della Certificazione della diagnosi la scuola attiva il PDP (piano didattico personalizzato). La redazione del PDP è di competenza della scuola, ossia dei docenti del team di classe (nel caso di scuola primaria) e dei docenti del consiglio di classe (nel caso di scuola secondaria).
È prevista la collaborazione della famiglia, come indicato nelle “Linee guida per il diritto allo studio degli alunni e degli studenti con disturbi specifici di apprendimento” allegate al Decreto 5669/2011: «Nella predisposizione della documentazione in questione è fondamentale il raccordo con la famiglia, che può comunicare alla scuola eventuali osservazioni». Le famiglie che stanno svolgendo un lavoro psicologico presso il Centro di psicoterapia a Torino possono confrontarsi con lo psicoterapeuta per capire le necessità del figlio al fine di collaborare con le insegnanti ad una più completa attivazione delle risorse utili al suo supporto. Il Piano Didattico Personalizzato (PDP) va redatto entro il primo trimestre dell’anno scolastico di riferimento. Nel caso in cui la diagnosi venga presentata in corso d’anno il PDP deve essere redatto in tempo utile per le valutazioni in itinere e finali. Si rammenta che negli anni terminali di ciascun ciclo scolastico la diagnosi deve pervenire entro il 31 marzo.

DSA: norme e leggi di riferimento

Con la legge 170/2010 viene sancito il dovere di favorire il successo scolastico degli allievi, ridurre i disagi relazionali ed emozionali, «assicurare eguali opportunità di sviluppo delle capacità in ambito sociale e professionale» (Art. 1, comma 1).

Le successive Linee guida per il diritto allo studio degli alunni e degli studenti con disturbi specifici di apprendimento del 12 luglio 2011 danno attuazione ai principi sanciti dalla legge 170/2010. Definiscono, tra l’altro, la predisposizione, entro il primo trimestre dell’anno scolastico, di un  Piano Didattico Personalizzato (PDP)  che specifichi misure compensative, dispensative, attenzioni nei processi di insegnamento/apprendimento e modalità di verifica, il tutto condiviso con alunni e famiglie. Come psicoterapeuti a Torino precisiamo inoltre, che secondo le linee guida, la didattica deve essere individualizzata, intesa come attività per il recupero e il potenziamento con obiettivi comuni alla classe, e personalizzata, attenta alle peculiarità e unicità di ciascuno come gli stili di apprendimento con obiettivi diversi per ogni alunno.

Per quanto riguarda la vita professionale delle persone con DSA, nell’articolo 2 della Legge 170 viene specificata la finalità di “assicurare eguali opportunità di sviluppo delle capacità in ambito sociale e professionale”, tuttavia, spiega lo psicologo infantile a Torino, sono poche le normative Regionali che hanno posto la loro attenzione alla realizzazione in chiave operativa della predetta finalità.

Le successive Linee guida per il diritto allo studio degli alunni e degli studenti con disturbi specifici di apprendimento del 12 luglio 2011 danno attuazione ai principi sanciti dalla legge 170/2010. Definiscono, tra l’altro, la predisposizione, entro il primo trimestre dell’anno scolastico, di un  Piano Didattico Personalizzato (PDP)  che specifichi misure compensative, dispensative, attenzioni nei processi di insegnamento/apprendimento e modalità di verifica, il tutto condiviso con alunni e famiglie. Dalle informazioni che abbiamo come Centro di psicoterapia a Torino le linee guida precisano, inoltre, che la didattica debba essere individualizzata, intesa come attività per il recupero e il potenziamento con obiettivi comuni alla classe, e personalizzata, attenta alle peculiarità e unicità di ciascuno come gli stili di apprendimento con obiettivi diversi per ogni alunno.

Per quanto riguarda la vita professionale delle persone con DSA, nell’articolo 2 della Legge 170 viene specificata la finalità di “assicurare eguali opportunità di sviluppo delle capacità in ambito sociale e professionale”, tuttavia, sono poche le normative Regionali che hanno posto la loro attenzione alla realizzazione in chiave operativa della predetta finalità.

PDP

«Un Piano Didattico Personalizzato (PDP), che ha lo scopo di definire, monitorare e documentare – secondo un’elaborazione collegiale, corresponsabile e partecipata – le strategie di intervento più idonee e i criteri di valutazione degli apprendimenti. Vogliamo precisare come psicologi a Torino che, anche in presenza di richieste dei genitori accompagnate da diagnosi che non hanno dato diritto alla certificazione di disabilità e di DSA, il Consiglio di classe è autonomo nel decidere se formulare o non formulare un Piano Didattico Personalizzato, avendo cura di verbalizzare le motivazioni della decisione». Quindi l’obbligo vale solo in caso di BES in cui rientrano nei DSA (L.170/2010) o nelle disabilità (L.104/92),

Sottolinea lo psicologo infantile che Il PDP è obbligatorio in presenza di Certificazione DSA. Aggiornamenti PDP  L’art.5 “Misure educative e didattiche di supporto” comma 3 della L.170/2010 chiarisce che tutti gli interventi didattici individualizzati e personalizzati devono essere non solo documentati, ma anche sottoposti periodicamente a monitoraggio per valutarne l’efficacia e verificare il raggiungimento degli obiettivi. È consigliabile, pertanto, secondo la nostra esperienza di psicoterapeuti a Torino, che il PDP venga verificato dal team dei docenti o dal consiglio di classe due o più volte l’anno (per esempio, in sede di scrutini) e modificato ogni qualvolta sia segnalato un cambiamento nei bisogni e/o nelle difficoltà dell’alunno.

Come spieghiamo nel lavoro di sostegno alla genitorialità a Torino, secondo la L.241/90, cioè la legge sulla trasparenza, la famiglia può richiedere copia e/o visione di tutti gli atti amministrativi scolastici. In questo modo è possibile visionare verifiche e compiti in classe: è sufficiente che la famiglia inoltri una motivata richiesta scritta e la scuola è obbligata a far vedere e/o a far avere le copie dei documenti richiesti, compresi i verbali di classe e interclasse, nelle parti in cui riguardano il figlio.

Come Centro di psicoterapia a Torino vediamo come le Linee guida per i DSA (allegate al D.M. 5669 del 12 luglio 2011) prevedono, inoltre, che la scuola curi di «predisporre incontri con le famiglie coinvolte a cadenza mensile o bimestrale, a seconda delle opportunità e delle singole situazioni in esame, affinché l’operato dei docenti risulti conosciuto, condiviso e, ove necessario, coordinato con l’azione educativa della famiglia stessa»

PATTO CON LA FAMIGLIA. Se la famiglia rifiuta di firmare il PDP del figlio la scuola può decidere di non adottare le misure dispensative e gli strumenti compensativi previsti dalla legge. L’eventuale non condivisione da parte dei genitori della stesura del PDP, spiega lo psicologo infantile a Torino, non esime i docenti dal farsi carico delle difficoltà dell’alunno e dall’attivare un percorso personalizzato non formalizzato, che rientra in una normale azione didattica e non richiede l’acquisizione di un’autorizzazione ufficiale da parte della famiglia.

BIBLIOGRAFIA

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www.focusdsa.it

www.unife.it

www.biancoeneroedizioni.it

hdl.handle.net

 

 

 

 

Disturbi emotivi associati a DSA

Come psicoterapeuti psicologi che lavorano da anni in questo settore a Torino riteniamo che la presenza di disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) abbia delle ricadute importanti sul piano emotivo e comportamentale, soprattutto se la diagnosi arriva tardivamente durante le scuole secondarie. Il confronto, spesso deludente, con le aspettative proprie, familiari e con le performance dei compagni, anche rapportate al grado di fatica, genera sentimenti di  insicurezza e demotivazione che a loro volta interferiscono nell’immagine di sé, spiega lo psicologo infantile a Torino. Durante l’adolescenza inizia a strutturarsi l’identità di una persona che prende forma a partire dalle esperienze emotive che rafforzano o incrinano la propria autostima. Inoltre non bisogna mai dimenticare che tutti i nostri comportamenti sono condizionati da ciò che proviamo e che spesso dietro atteggiamenti sbagliati e poco costruttivi sono presenti, anche se  inconsapevoli, sentimenti di disagio emotivo.

La persona è disposta a impegnarsi quando la speranza di successo supera la paura dell’insuccesso, altrimenti prevale il senso di vergogna e inattività”. Atkinson, 2007

L’esperienza clinica maturata presso il Centro di psicoterapia a Torino, i dati riportati da numerose ricerche e la letteratura scientifica sul tema, suggeriscono che i disturbi specifici dell’apprendimento (DSA), oltre che tra loro, si presentano frequentemente associati a disturbi emotivi e comportamentali e possono causare sofferenza nell’infanzia ed a una deviazione patologica dello sviluppo; vengono infatti considerati un fattore di rischio per un futuro disagio psicologico.

In particolar modo, la letteratura scientifica mostra che i bambini con Disturbo Specifico dell’Apprendimento (DSA), e da dislessia in particolare, sembrano essere maggiormente a rischio di sviluppare altri disturbi psicopatologici in comorbilità, come ansia e depressione. Come emerge anche durante i percorsi di psicoterapia a Torino in questi ragazzi possono presentarsi una psicopatologia dell’umore, d’ansia, o tratti ansioso-fobici, demoralizzazione, disistima di sé, learned helplessness, disagio psicoaffettivo, inibizione, somatizzazioni, difficoltà relazionali, tratti aggressivi, isolamento sociale e oppositività.

Bambini con disturbo specifico dell’apprendimento (DSA), rispetto ai loro compagni senza particolari difficoltà, hanno un concetto di sé più negativo, si sentono meno supportati emotivamente, provano più ansia e hanno poca autostima, tendono a sentirsi meno responsabili del proprio apprendimento e ad abbandonare il compito alle prime difficoltà. Questo avviene soprattutto quando non sia presente una chiara diagnosi o non sia stata spiegata con parole comprensibili all’interessato, in modo che possa dare un senso alle difficoltà che incontra e non le associ automaticamente ad una propria incapacità, dovuta a poca intelligenza, poco impegno. Spiega lo psicologo infantile a Torino come per questi bambini (e purtroppo talvolta anche per gli adulti di riferimento) sia automatica l’associazione “scarsi risultati – scarse capacità – scarso valore di sé”. Il bambino o ragazzo con DSA si trova a far parte di un contesto nel quale spesso vengono proposte attività per lui troppo difficili e astratte, deve confrontarsi con i compagni e frequentemente non si sente membro del gruppo.

Inoltre, i bambini e gli adolescenti con difficoltà scolastiche raccontano che devono affrontare continue sollecitazioni e rimproveri dell’adulto: “non hai voglia”, “impegnati di più”, “possibile che non capisci?”. I rimproveri, il senso di inadeguatezza e di diversità provocano rabbia. Le sgridate dei genitori e docenti spesso infatti provocano danni sul piano emotivo-affettivo importanti.  Come conseguenza questi ragazzi in molte situazioni mostrano disagio sottoforma di aggressività che può manifestarsi attraverso schemi comportamentali quali dissentire, offendere e minacciare, compiere atti distruttivi diretti intenzionalmente a danneggiare cose o persone, come emerge nel lavoro di sostegno alla genitorialità a Torino e dai colloqui psicologici che talvolta effettuiamo con gli insegnanti.

Dunque un esito emotivo rilevante è la vergogna e la perdita di autostima. Purtroppo, chi ha delle difficoltà si sente spesso al centro dell’attenzione, come se le proprie inadeguatezze fossero enormi e chiaramente visibili a tutti, facendo sentire alla persona il desiderio di diventare trasparente. Sentirsi guardato come “il poverino” può avere effetti negativi sull’immagine di sè tanto quanto ricevere continue critiche. La certezza della sconfitta, spesso, porta il bambino o il ragazzo a isolarsi e a evitare situazioni di confronto con i compagni, questo è ciò che emerge in molti percorsi di psicoterapia infantile a Torino con bambini che soffrono di disturbi emotivi associati a DSA. E’ importante che gli insegnanti e i genitori tengano presenti questi aspetti emotivi proprio perchè il loro atteggiamento può condizionare molto questi ragazzi rispetto all’investimento sulla scuola e al rapporto con la classe. Un ragazzo DSA non è stupido e non va guardato con pietà, ha solo bisogno che venga riconosciuto che la sua diversità richiede metoti di apprendimento differenti. Per queste ragioni se tende a ritirarsi è necessario sollecitarlo ad integrarsi con il gruppo e a portare a termine i compiti che gli vengono assegnati, riconoscendo il suo impegno nel sostenere la fatica.

Le problematiche emotive correlate ai DSA sono conseguenze della paura, come l’ansia e la depressione. Lo psicologo dell’infanzia a Torino spiega come la paura sia una risposta al giudizio di un adulto di riferimento (insegnanti e genitori) o dei compagni di classe. L’espressione patologica della paura è costituita dal disturbo ansioso, che si può manifestare tramite somatizzazioni (mal di pancia, cefalea ecc.), disturbi del sonno, attraverso attacchi di panico e fobie, spesso trattate presso il Centro di psicologia a Torino con un lavoro mirato al minore e alla sua famiglia. A lungo andare queste esperienze negative possono portare il ragazzo ad un atteggiamento apatico, all’isolamento, al rifiuto di andare a scuola; nei casi più complessi si osserva gradualmente la comparsa di una sintomatologia di carattere depressivo. Quindi oltre a concentrarci sugli strumenti compensativi, è importante chiedersi, cosa provano questi bambini, quali sono le loro emozioni, per capire quale impatto il disturbo specifico dell’apprendimento ha sulla loro vita e aiutarli ad elaborare le loro emozioni.

Nel lavoro di sostegno alla genitorialità a Torino si assiste, attraverso i racconti degli adulti di riferimento, persino ad un’alternanza di atteggiamenti di evitamento e rifiuto insieme alla dipendenza dall’adulto o addirittura di eccessivo impegno che poi porta immancabilmente a frustrazione e vissuti di incapacità. Bisogna anche tenere presente che la mancata automatizzazione di alcuni processi e procedure non significa che il bambino non sia in grado di comprendere e realizzare quei processi. Diverso compito ma stesso processo è l’obiettivo. Le difficoltà di automatismo, memorizzazione, organizzazione sono presenti in tutte le materie e in tutti gli ambiti di vita! Ogni compito, quindi, è un lungo e faticoso cammino che mette in gioco molteplici e diverse competenze che spesso sono deboli, per giungere agli stessi risultati dei pari.

Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino l’attività didattica per un ragazzo con DSA può risultare eccessiva in termini di richiesta cognitiva, risorse attentive, velocità di elaborazione e capacità di manipolare le informazioni ricevute, pertanto è importante riuscire a cogliere eventuali segnali di disagio, per evitare che si amplifichino con il tempo: lamentele somatiche, umore irritabile o deflesso, manifestazioni ansiose, aggressività, atteggiamenti evitanti, isolamento non devono essere sottovalutati! Quando non sia ancora presente una diagnosi, questi atteggiamenti in un bambino potrebbero essere il segnale di una difficoltà di apprendimento e della necessità di fare approfondimenti psicologici sul caso. L’insegnante e la mamma spesso sono le prime persone che si accorgono del problema, come emerge nei percorsi di psicoterapia a Torino, quindi la loro preoccupazione è cruciale per dare inizio ad un percorso di approfondimento.

Altra caratteristica chiave dei DSA è la prestazione scolastica ben al di sotto della media della sua età, un rendimento basso o medio ma raggiunto solo con livelli straordinariamente elevati di sforzo e sostegno. Spiega lo psicologo infantile a Torino, come molto spesso questi bambini hanno difficoltà nell’organizzazione (mancanza di organizzazione spazio-temporale), sono distratti, perdono cose, le dimenticano. Questi atteggiamenti che presi singolarmente sono comuni nell’infanzia e dovuti ad una fisiologica immaturità, se si presentano in modo continuativo e su più livelli, sono un campanello d’allarme da tenere presente. Infatti, i bambini con disturbo dell’apprendimento fanno fatica nell’uso dell’attenzione selettiva, quindi badano a molti stimoli simultaneamente, non riuscendo a cogliere quelli importanti ed eliminare quelli distraenti. Presso il Centro di psicoterapia a Torino spesso a seguito di una diagnosi tardiva i genitori riconoscono quanta fatica e frustrazione sarebbe potuta essere risparmiata a loro e ai loro figli negli anni se certi comportamenti, anziché essere addebitati al poco impegno, fossero stati compresi per tempo e inquadrati come sintomi di un DSA. La diagnosi permette di dare un significato completamente diverso e può sgravare dal vissuto di inadeguatezza, che nasce dal senso di poca efficacia nell’esecuzione dei compiti senza una giusta attribuzione di causa alla situazione.

Un’altra caratteristica, soprattutto nei soggetti più grandi o adulti, è l’evitamento di attività che richiedono abilità scolastiche perché la persona sente di avere delle difficoltà anche se non sa il perché e quindi non ha mai avuto la possibilità di porvi rimedio. In età adulta questo aspetto può diventare un problema perché le scarse abilità scolastiche interferiscono con le prestazioni lavorative o con alcune attività quotidiane. Quindi un adulto DSA che non ha mai saputo di esserlo potrebbe avere delle conseguenze nel proprio quotidiano causate dalle limitazioni che ha. Emerge nei percorsi di psicoterapia a Torino con persone adulte che hanno scoperto tardi di avere questo disturbo come l’immagine di sé sia deformata rispetto alla realtà e molte scelte della propria vita siano state inficiate dall’idea di non essere all’altezza della situazione e non potersi permettere alcuni percorsi, come ad esempio l’università o certe scelte lavorative, quando con le giuste misure compensative certi traguardi sarebbero stati raggiungibili.

Nella nostra esperienza di psicoterapeuti a Torino questi casi si presentano perché alcuni bambini hanno caratteristiche chiare ed evidenti di DSA già nei primi anni di scuola mentre in altri individui le difficoltà si manifestano più tardi, quando la richiesta di apprendimento aumenta e supera le limitate capacità dell’individuo, per questo certi segnali vengono trascurati e non si arriva ad una diagnosi del disturbo.

Alcuni individui, in cui il livello del disturbo è meno grave, sostengono un funzionamento scolastico apparentemente adeguato utilizzando strategie compensatorie, con sforzi straordinariamente elevati, che possono comunque essere causa di disagio emotivo anche se la prestazione è raggiunta, spiega lo psicologo infantile a Torino.

Il DSA può avere conseguenze funzionali negative nel corso della vita, compresi il raggiungimento di un livello scolastico inferiore, tassi più alti di abbandono scolastico, tassi più bassi di istruzione post-secondaria, alti livelli di disagio psicologico e salute mentale, se non viene supportato adeguatamente e le sue difficoltà non vengono capite. L’abbandono scolastico e sintomi depressivi concomitanti sono conseguenze molto frequenti, come vediamo nei percorsi di psicoterapia a Torino.

E’ bene tener presente che gli strumenti compensativi e le misure dispensative non sono facilitazioni. Come specificato nelle linee guida, queste accortezze non semplificano lo sforzo cognitivo necessario allo svolgimento dei compiti o delle prove, ma consentono ai ragazzi con DSA di essere alla pari dei propri compagni. La relazione con la classe è un aspetto importante e l’integrazione deve essere un punto da tenere presente nel progetto terapeutico perchè se il bambino con DSA si sente a disagio con i propri pari, c’è il rischio che rifiuti l’aiuto.

Desideriamo infine come psicoterapeuti psicologi a Torino suggerire del materiale che possa essere di aiuto ai ragazzi DSA e alle loro famiglie. Esistono moltissime testimonianze dei diversi percorsi scolastici, faticosi ma spesso coronati da successi che possono fornire modelli per l’identificazione personale, al fine di stimolare la ricerca di modalità di gestione dei propri apprendimenti e valorizzare didattiche inclusive operate dai docenti.

Il demone bianco, di  Giacomo Cutrera (internet, audiolibro)

Come una macchia di cioccolato, storie di dislessie, anche DVD

Monologo DiSlessiaA Dove sei Albert? di Francesco Riva

Storia del cantante MIKA, video

Un’insolita compagna: la dislessia

Libro Nessuno è somaro, di G. Stella.

Come Centro psicologia a Torino suggeriamo a chi desiderasse approfondire a livello scientifico la lettura di alcuni testi che trattano dei disturbi dell’apprendimento e da cui abbiamo tratto contenuti anche per la stesura di questo articolo:

Anderson-Inman, L. (1999) Computer-based solution for secondary students with learning disabilities: Emerging issues, in Reading and writing quarterly, 15, pp.239-249

Atkinson, W. W., (2007), Psicologia del successo. Brancato Edizioni

Bouffard, T. e Couture, N. (2003), Motivational profile and academic achievement among, students enrolled in different schooling tracks in Educational Studies, 29, pp.19-38.

Gagliano, A., Germanò, E., Calarese, T., Magazù, A., Grosso, R., Siracusano, R.M.,

Cedro, C. (2008). La comorbilità nella dislessia: Studio di un campione di soggetti in età evolutiva con disturbo di lettura. Dislessia, 4 (1), pp. 27-45.

Guaraldi, G., Moretti Fantera, M., Pedroni, P. (2011) Al diploma e alla laurea con la dislessia. Storie di vita e metodologie per la scuola secondaria di secondo grado e l’università. Centro Studi Erikson

Hall, C.W., Spruill, K.L e Webster, R.E. (2002), Motivational and attitudinal factors in college students with and without learning disabilities. Learning Disability Quartely, 25, pp.78-86.

Hinshaw, S. (1992). Externalizing behavior problems and academic underachievement in childhood and adolescence: causal relationships and underlying mechanism. Psychological Bulletin,111, 127-155.

Kavale, K.A., Forness, S.R. (1996), Learning disabilities grows up: rehabilitation issues for individuals with learning disabilities. J Rehabil 62:34-41.

Mugnaini, D., Chelazzi, C. e Romagnoli, C. (2008) Correlati psicosociali della dislessia: Una rassegna, Dislessia, vol. 5, n. 2, pp. 195-210.

Tabassam e Grainger 2002

SITOGRAFIA

www.aiditalia.org (Dislessia a scuola: domande frequenti)

www.casadellostudente.net (I vissuti emotivi di ragazzi con DSA, 27 marzo 2017, Ciaccia S.)

www.compitipoint.it (Gli aspetti emotivi nei DSA, 4 febbraio 2021)

www.stateofmind.it (Disturbi specifici dell’apprendimento: aspetti emotivi e comorbilità, 14 settembre 2015, Gatta V., Tropeano C.)

www.it.pearson.com (DSA e BES: facciamo il punto. Conti A.)

www.studiocu.com (lezioni emozioni e relazioni nei contesti di apprendimento)

 

Genitori di un figlio omosessuale

La scoperta di essere genitori di un figlio gay o di una figlia lesbica  può essere un’esperienza altamente emotiva e complessa. Anche se i tempi stanno cambiando e l’accettazione della comunità LGBT sta aumentando, molti genitori possono ancora sentirsi in colpa, confusi e preoccupati quando scoprono che il proprio figlio/a ha un orientamento sessuale diverso da quello etero o che la sua identità sessuale non corrisponde a quella biologica (cisgender). In questo articolo, sulla base della nostra esperienza come psicologi psicoterapeuti a Torino, esploreremo i vissuti dei genitori di fronte al coming aut del figlio e le sfide emotive che si trovano a dover affrontare. È importante sottolineare che le reazioni emotive dei genitori dipendono da molti fattori della loro vita, tra cui la cultura, la religione, le esperienze personali e le aspettative sul futuro. Un figlio rappresenta una parte di sè e per molte persone è difficile accettare che possa avere un sentire e dei desideri così “diversi” da quelli del genitore. Tuttavia, anche se inizialmente il genitore può provare un grosso shoc è importante che, superata la prima reazione a caldo, cerchi di informarsi sulle tematiche legate alla sessualità e all’identità di genere per comprendere e supportare il proprio figlio. Un sostegno incondizionato e l’accettazione dell’identità sessuale del figlio/a sono fondamentali per la sua salute mentale e il benessere psicologico.

Iniziamo col dire che l’orientamento sessuale è una parte fondamentale dell’identità di una persona, ed è spesso determinato da fattori biologici, psicologici e ambientali. L’omosessualità è un aspetto complesso e multifattoriale dell’identità sessuale umana e la sua origine non è stata ancora completamente compresa dalla comunità scientifica. Come vediamo presso il Centro psicoterapia a Torino molti genitori possono sentirsi in colpa quando scoprono che il loro figlio è gay, chiedendosi se ciò sia stato causato dal loro comportamento o dalle loro azioni. Tuttavia, è importante capire che l’orientamento sessuale non è una scelta, e che i genitori non possono influenzarlo o cambiarlo attraverso interventi educativi che mirano a correggere un errore. Non esiste un singolo fattore che spieghi l’omosessualità ed è inutile l’ossessiva ricerca della causa, perchè è sbagliato il proposito di voler cambiare un aspetto così delicato e profondo della personalità del proprio figlio. La direzione verso cui è importante tendere è l’accettazione di questa sfera della personalità, una parte naturale e permanente dell’identità, processo non sempre facile da raggiungere per un genitore perchè nella nostra società sono ancora presenti pregiudizi e stigmatizzazione che hanno radici profonde di natura omofobica e che condizionano i sentimenti e i valori personali.

Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino ci sono diverse reazioni emotive a cui vanno incontro la maggior parte dei genitori di fronte al coming out del figlio:

  1. Accettazione e supporto: alcuni genitori accettano immediatamente e senza giudizio l’orientamento sessuale del figlio e lo supportano nella sua identità in modo incondizionato. Questi genitori possono sentirsi orgogliosi del coraggio del figlio di rivelare la sua sessualità e possono essere motivati a sostenere le sue scelte e le sue relazioni future. Ma una reazione positiva non è sempre naturale nella nostra esperienza di psicologi a Torino, può trattarsi di una posizione assunta in modo razionale dal genitore che vuole far sentire il figlio accettato ma interiormente vive conflitti emotivi e dubbi che richiedono tempo per essere risolti. In alcuni casi l’accettazione subentra quando il genitore aveva già capito prima del coming out che l’orientamento sessuale del proprio figlio non era eterosessuale o la sua identità non in corrispondenza ai suoi attributi sessuali e nel tempo era riuscito ad accettarlo.
  2. Negazione: alcuni genitori possono rifiutarsi di accettare l’orientamento sessuale del figlio e negare la sua identità. Potrebbero anche sperare che “cambi” la sua sessualità o che stia solo attraversando una fase temporanea. Attraverso la negazione questi genitori minimizzano l’importanza del coming out del figlio. La negazione della sua identità sessuale può trasformarsi in comportamenti di pressione nei suoi confronti affinchè decida di cambiare idea o in atteggiamenti di disapprovazione delle sue scelte di vita. Questo modo di fare si riscontra spesso durante gli anni dell’adolescenza del figlio, dove il genitore si appiglia alla speranza che “la scelta” del suo orientamento e dell’identità sia legata alle mode, condizionata dai coetanei o dalle informazioni trovate sul web, infatti identificare un colpevole esterno spesso è di suppoto per difendersi da un’idea che non si è pronti ad accettare. A questo proposito è importante dire che l’adolescenza è certamente una fase di cambiamento e di ricerca di sé ed è normale attraversare un momento di confusione rispetto alla sfera della sessualità, per queste ragioni può essere ancora difficile per un ragazzo/a definirsi in modo chiaro. Ci sono casi in cui il ragazzo/a si domanda cosa prova nei confronti di un coetaneo dello stesso sesso e non è sicuro della risposta, può confondere un profondo sentimento di affetto e stima con l’amore. Ma in molti casi se l’adolescente “si fa influenzare” o è molto attratto da certe tematiche, significa che sente dentro di sé degli impulsi e delle emozioni che cerca di capire e non riesce ad identificare nella sfera dell’eterosessualità, la sua ricerca è necessaria proprio per trovare la sua vera natura senza misconoscere i segnali che arrivano dal profondo. Non è rara in questi casi la richiesta da parte dell’adolescente di un supporto psicologico per analizzare e arrivare a trovare la propria identità, attraverso un percorso di psicoterapia a Torino, che offre uno spazio neutrale e non giudicante in cui la persona può arrivare a comprendere gli aspetti più profondi di sè. Non dimentichiamo che per il ragazzo/a stesso può essere difficile identificare e accettare chi è veramente.
  3. Disgusto: alcuni genitori, potrebbero provare una forte avversione o disgusto per l’omosessualità o altre identità sessuali diverse da quella eterosessuale e potrebbero esprimere la loro rabbia nei confronti del figlio. Purtroppo la società ha spesso stigmatizzato l’omosessualità e altre identità LGBTQ, a lungo considerate come “devianti” o “anormali” e questi pregiudizi e stereotipi possono portare i genitori ad un rifiuto profondo di questo aspetto essenziale della personalità del figlio. Presso il Centro psicologia a Torino spesso ci vengono raccontate storie di vita da cui trapela una grande sofferenza, alcune persone gay o lesbiche hanno visto reazioni di violenta disapprovazione di fronte al loro coming out in famiglia, hanno sentito di ricevere odio anzichè amore anche da parte delle persone più vicine. Dietro queste reazioni genitoriali è presente un vissuto di omofobia radicato a livello profondo. Proprio il timore di incontrare tali esperienze porta alcune persone a nascondere la propria identità e il proprio orientamento per tutta la vita, condannandole a fingere e a nascondersi per paura di ricevere disprezzo e abbandono, spesso a vivere un’esistenza parallela a quella mostrata in famiglia, senza sentirsi mai in pace con la propria identità che viene lacerata da scissioni interne. L’omofobia dei genitori può avere effetti molto negativi sul figlio, nella nostra esperienza di psicoterapeuti a Torino. Sentirsi respinto e non accettato dalla propria famiglia, può portare a sentimenti di solitudine e di isolamento. L’omofobia dei genitori può causare stress e ansia nel figlio, alla cui base è presente la paura di essere giudicato e di perdere l’amore dei propri cari. L’omofobia interiorizzata ha effetti profondi sulla salute mentale di una persona, come vediamo nei percorsi di psicoterapia a Torino. Infatti, diversi studi hanno dimostrato che i giovani omosessuali che hanno genitori omofobi sono più a rischio di sviluppare problemi psicologici come depressione, ansia e ideazione suicidaria. È importante sottolineare che l’omofobia dei genitori non è inevitabile e le persone possono cambiare il loro atteggiamento nei confronti dell’omosessualità e delle identità sessuali diverse, attraverso l’informazione e l’elaborazione dei vissuti più profondi, attraverso un lavoro psicologico che si ponga tale obiettivo.
  4. Tristezza: alcuni genitori potrebbero sentirsi tristi e delusi perché hanno immaginato un futuro diverso per il figlio e possono vivere come un tradimento il fatto che il loro figlio non corrisponda alle aspettative e alle speranze che avevano per lui. Questa reazione emerge spessissimo nei percorsi di sostegno alla genitorialità a Torino proprio perchè è comune che gli adulti abbiano maturato aspettative inconsapevoli o stereotipate sulle relazioni e la sessualità fin dalla gravidanza del loro bambino, e possono non aver mai considerato l’idea che potesse essere gay. La scoperta improvvisa dell’orientamento sessuale del figlio o del suo rifiuto dell’identità sessuale corrispondente a quella della nascita possono quindi essere uno shock e un cambiamento significativo nei loro piani e aspettative. La delusione può manifestarsi in diversi modi, come sentimenti di tristezza, dispiacere, frustrazione, rabbia o confusione. Nella nostra esperienza di psicologi psicoterapeuti a Torino queste emozioni  portano spesso a tensioni e conflitti nella relazione genitore-figlio, che possono essere difficili da superare e richiedere il supporto di una terapia familiare.
  5. Vergogna: spesso è presente la preoccupazione per la reazione degli altri membri della famiglia, degli amici e della società in generale. Capiamo dentro alla stanza di psicoterapia a Torino che vergogna è presente nei genitori di un figlio gay, talvolta in un modo invasivo e invalidante. Questo può essere dovuto alla pressione sociale che porta a conformarsi alle norme eterosessuali, alla paura del giudizio degli altri o alla difficoltà nel parlare apertamente della sessualità con i propri amici e familiari. Questa vergogna può generare un senso di isolamento e solitudine per i genitori, che si sentono incapaci di condividere la loro esperienza con gli altri. Oltre che al timore di ciò che possono pensare le altre persone, la difficoltà a condividere può generarsi dal sentire amplificata la propria sofferenza attraverso le idee e le preoccupazioni dei conoscenti e della famiglia allargata, perchè purtroppo in molte perone non è presente la cautela di trattare certi temi delicati con tatto e con rispetto per i sentimenti che possono suscitare.
  6. Paura: la delusione può essere alimentata dalla paura per il futuro del proprio figlio. Tutti i genitori temono che la diversa identità sessuale possa portare a problemi o discriminazioni nella società. Può essere presente una forte apprensione all’idea che il proprio figlio affronti discriminazione, ostracismo sociale o difficoltà nell’avere una vita felice e soddisfacente. Possono anche sorgere preoccupazioni relative alla possibilità o meno del figlio di avere una famiglia e dei figli, poiché i diritti delle persone LGBT in questo ambito sono ancora oggetto di discussione e dibattito in molti paesi. Il genitore può vivere come un lutto l’idea di non poter avere un nipote che porti avanti l’eredità affettiva di famiglia, le tradizioni e ciò che è stato costruito negli anni. Un altro vissuto comune tra i genitori di un figlio gay è la paura per la sicurezza e il benessere del proprio figlio. La discriminazione e l’intolleranza nei confronti delle persone LGBT sono ancora presenti in molti contesti, e i genitori possono temere che il loro figlio possa essere vittima di bullismo, violenza o discriminazione sul posto di lavoro. Questi timori possono generare un senso di protezione e preoccupazione costante, che può essere estremamente stressante per i genitori e riversarsi nella relazione con il figlio, il rapporto può diventare soffocante e causare stress e insicurezze profonde.
  7. Confusione: alcuni genitori potrebbero sentirsi confusi e non sapere come comportarsi o come affrontare la situazione. Nel lavoro di sostegno alla genitorialità a Torino, vediamo come la confusione può portare ad una forma di sostegno ambivalente dove da un lato i genitori possono sentire il desiderio di sostenere il figlio, ma allo stesso tempo avere difficoltà ad accettare la sua sessualità, essere arrabbiati, e quindi assumere posizioni poco chiare e talvolta contraddittorie. Questi genitori possono rimanere in silenzio e allontanarsi emotivamente proprio perché non sanno come reagire al coming out del figlio e possono decidere di non parlare dell’argomento o di mantenere una certa distanza emotiva da lui/lei per paura di poterlo ferire. Possono altresì sentirsi sopraffatti dalle emozioni e dalle reazioni del figlio e hanno bisogno di tempo per elaborare le loro sensazioni e pensieri.

In sintesi, la delusione per il fatto che il proprio figlio sia gay può essere un’esperienza difficile per i genitori. Tuttavia, nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino, con il supporto adeguato e l’apertura a capire in modo più profondo, i genitori possono superare questa delusione e accettare il loro figlio per quello che è, sostenendolo nel suo percorso di vita.

È importante che i genitori mantengano una comunicazione aperta e onesta con il loro figlio gay. Questo significa ascoltare attentamente le sue esperienze e sentimenti, rispettare la sua scelta sessuale, che è un aspetto intrinseco della sua identità, e sostenere la sua felicità e il suo benessere. Possono anche chiedere al proprio figlio di aiutarli a comprendere meglio le questioni legate all’orientamento sessuale e di fornire informazioni sulla propria esperienza e sulla comunità LGBT in generale, facendogli capire che cercano di mantenere un atteggiamento di apertura anche quando non è ancora presente in loro una piena accettazione della situazione.

Per superare i sentimenti conflittuali che provano di fronte al coming out del figlio i genitori possono lavorare per aumentare le loro conoscenze riguardo alla tematica dell’orientamento sessuale e delle questioni LGBT. Possono cercare informazioni e risorse da fonti affidabili, come organizzazioni per i diritti delle persone LGBT, libri e articoli scientifici. Quando i vissuti sono faticosi da affrontare è possibile beneficiare di supporto rivolgendosi ad un ambiente accogliente e comprensivo come il Centro di psicoterapia a Torino. A fianco ad un percorso di sostegno psicologico può essere utile parlare con altri genitori nella stessa situazione o cercare supporto da gruppi di sostegno locali o online.

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Il disegno in psicoterapia

L’attività grafica è per il bambino un gioco, un mezzo creativo attraverso cui esprimere gli oggetti della sua mente. Lo psicologo infantile a Torino spiega come durante i primi anni di vita il bambino usi i sensi per conoscere il mondo, solo in seguito diviene in grado di rappresentare quello che conosce e di pensare secondo una logica formale, ma come prima esperienza “sente il mondo” senza essere capace di esprimere a parole ciò che vive. I disegni dei più piccoli esprimono bene questo modo di rapportarsi alla realtà, che viene progressivamente perso durante lo sviluppo e si trasforma nella vita adulta. Lo psicologo infantile trova nei bambini piccoli, già a partire dallo scarabocchio, la volontà di esprimere il movimento, infatti nell’infanzia non c’è l’intento di rappresentare gli oggetti con la loro forma reale, bensì il tentativo di esprimere le sensazioni che hanno suscitato nel disegnatore e certamente gli aspetti dinamici del mondo attraggono la sua curiosità. Per fare un esempio lo scarabocchio onomatopeico è quello in cui il bambino esprime suoni vocali mentre disegna, può dire “brum, brum” mentre rivive nella mente l’esperienza di aver visto una macchina rombante passare e mentre trasferisce sul foglio il suo vissuto con uno scarabocchio che rappresenta il movimento delle ruote e il rumore che gli è rimasto impresso. Quello che conta per il bambino è l’emozione che gli suscita l’oggetto del suo disegno e quanto più è intensa tanto più, attraverso le dimensioni, attribuisce importanza alla sua rappresentazione. Per fare degli esempi il bambino può disegnare un fiore enorme che lo attrae per i suoi colori a fianco ad una casa delle stesse dimensioni, può rappresentare il papà, figura per lui di riferimento, alto come una montagna, senza preoccuparsi delle proporzioni corrette; può disegnare il fratellino nella pancia della mamma, senza pensare al fatto che la trasparenza sia irreale, perché attraverso la relazione con i genitori e ciò che loro gli trasmettono, sente importante la sua presenza.  Come vediamo nei disegni eseguiti in psicoterapia a Torino, il bambino si mette “dentro” la scena che vuole rappresentare, come se la vivesse, è comune vedere una strada con tutte le case coricate lungo il ciglio, proprio come se il piccolo artista le vedesse in piedi attorno a lui. L’enfasi è spostata sull’esperienza emotiva tralasciando altri aspetti della realtà. Visto che i disegni dei bambini sono impregnati della loro emotività possono dirci tanto su ciò che loro vivono internamente.

Crescendo l’essere umano si appropria dei simboli, impara a rappresentare nella sua mente ciò che appartiene al proprio mondo interno e quello che è presente all’esterno e attraverso l’uso della parola può iniziare a comunicare ciò che sente e che pensa. I disegni acquistano una forma più simile alla realtà del soggetto disegnato, vengono acquisite le leggi della prospettiva e l’immagine rappresentata parte da un solo punto di vista esterno. Ma per lungo tempo il canale espressivo privilegiato è il corpo, spiega lo psicologo infantile a Torino. Il bambino quanto più è piccolo tanto più si esprime con il comportamento e non attraverso il dialogo e per questa ragione se l’adulto vuole entrare in sintonia con lui e capirlo deve utilizzare strumenti meno legati alla sfera razionale del pensiero e più vicini al suo sentire. E’ importante che i genitori diano importanza a ciò che comunica il bambino attraverso il corpo, segnali di benessere psicologico si esprimono attraverso il benessere fisico, la vivacità, la salute, la curiosità e la voglia di sperimentare del bambino, segnali di malessere emotivo possono essere la chiusura, la paura di esprimersi, l’eccessiva rabbia e certamente i sintomi psicosomatici che “parlano” attraverso l’espressione corporea di un disagio emotivo. L’agire del bambino e ciò che lui fa, compresi i disegni, ci dicono molto di più di lui delle sue stesse parole. C’è una stretta relazione tra il gesto e l’affettività, non si possono dissociare l’espressione grafica dagli stati affettivi che l’hanno prodotta. Come psicoterapeuti psicologi a Torino pensiamo che attraverso il gioco e il disegno sia possibile raggiungere il bambino ed entrare con lui in relazione parlando il suo linguaggio, sia per comprenderlo che per fargli capire delle cose che lo possano aiutare. E dal momento che il bambino esprime quello che prova e che sente attraverso l’attività grafica, l’analisi del disegno è un mezzo utile a indagare i vissuti del bambino, si possono trarre elementi sull’umore del disegnatore nel momento in cui esegue la sua opera e si possono comprendere stati più profondi della sua psiche.

Spiega lo psicologo infantile a Torino come nell’uomo l’emisfero cerebrale sinistro sia responsabile del pensiero logico razionale, mentre l’emisfero cerebrale destro sia legato al pensiero intuitivo e alla sfera olistica della mente. Il disegno e la pittura fanno capo al destro, che regola l’attenzione e la memoria visiva, la rappresentazione spaziale, la produzione di immagini visive, sono queste delle competenze legate al movimento. Per poter disegnare si utilizzano dunque delle funzioni che uniscono mente e corpo, capacità legate all’attività motoria, percettiva e visiva. Per questo motivo quando il bambino disegna oltre che svolgere un’attività piacevole, mette in pratica utili competenze che è importante sviluppare durante gli anni di crescita. Come psicoterapeuti psicologi a Torino sappiamo come il disegno ricopra per i bambini più funzioni: espressive, di sviluppo dell’immagnazione, ma anche sia un mezzo per consolidare e acquisire le capacità positive. Nel “portare fuori” di sé ciò che ha in mente il bambino esprime sé stesso e comunica con gli altri e proprio perché il disegno permette di rappresentare le emozioni, attraverso l’attività grafica è come se potesse vedere e giocare con aspetti della propria mente. Nei percorsi di psicoterapia infantile presso il Centro psicologia Torino il disegno è un utile strumento terapeutico, perché proprio come il gioco, aiuta a comunicare i problemi e a elaborare le esperienze che il bambino fa, permette di trasformare le emozioni negative prendendo una distanza sufficiente da esse per non esserne travolto.

La produzione grafica è stata a lungo studiata dalla psicologia clinica ed è ancora oggetto di analisi perchè può darci informazioni sia sull’intelligenza che sulla componente emotiva della mente del bambino e di come sono vissute le relazioni dentro di lui. Nel campo della valutazione dell’intelligenza ci sono specifici test psicologici che permettono di analizzare la maturità intellettuale o concettuale, di capire il livello di sviluppo di diverse abilità cognitive del bambino: per esempio la capacità di percepire, di classificare gli oggetti percependone analogie e differenze, l’abilità a generalizzare e cioè valutare gli attributi degli oggetti e le loro proprietà.

Nella nostra esperienza di  psicoterapeuti psicologi a Torino il disegno viene utilizzato in prevalenza per trarre elementi  sulla dimensione affettiva della personalità del bambino, per capire come rappresenta nel proprio mondo interiore i legami importanti della sua vita. Diversi test grafici vengono somministrati durante la prima fase di valutazione psicologica, all’interno del percorso psicodiagnostico che ci permette di capire l’origine del malessere del bambino, portato dai suoi genitori alla consultazione psicologica presso il Centro di psicologia. Ma utilizziamo i disegni anche all’interno dei percorsi di psicoterapia a Torino, a fianco al gioco terapeutico, come strumento per curare il malessere emotivo del bambino.

Spiega lo psicologo infantile come intorno ai due tre anni il bambino inizia a dare un nome ai suoi scarabocchi, ciò significa che identifica nei suoi disegni l’espressione del mondo circostante. Lo scarabocchio in questa fascia di età è prefigurativo, traspare dall’analisi il modo globale del bambino di rapportarsi con la realtà, si vede già il suo temperamento, la vivacità dell’autore: l’atteggiamento che assume verso il foglio e come occupa lo spazio bianco ci fanno capire il suo modo di esprimere desideri e affetti. Ma è quando il bambino acquisisce la capacità rappresentativa che diviene ancora più interessante analizzare le sue produzioni grafiche perché i disegni ci danno più elementi su come vive la relazione con le persone significative della sua vita, come rielabora le esperienze nel proprio mondo interiore e cosa sente nel profondo.

Nell’analisi dei test grafici l’interpretazione tiene conto sia degli aspetti grafico formali del disegno che del contenuto che viene rappresentato. Come psicoterapeuti psicologi a Torino attribuiamo significato alla forma del tratto dei disegni del bambino, al ritmo del tracciato e alla forza che imprime alla matita sul foglio, alle cancellature, alle ombreggiature e all’ampiezza della pagina occupata, sono tutti elementi grafici importanti. Il livello formale comprende invece il modo in cui è stata disegnata la figura in base all’età dell’autore, la ricchezza dei dettagli, le proporzioni, l’aspetto più o meno schematico del disegno e se le figure appaiono rigide o in movimento. Ma la parte più affascinante resta certamente il contenuto dei disegni, dove è necessaria una buona esperienza clinica per poter interpretare gli elementi disegnati e il loro carattere. Il bambino esprime nel disegno non solo stati d’animo e sentimenti più radicati della propria personalità, ma proietta anche sulla pagina impulsi profondi, desideri consci e inconsci con i quali, come psicoterapeuti a Torino, cerchiamo di entrare in contatto, sia per capire il suo malessere e arrivare ad una diagnosi dei problemi presentati, sia durante il trattamento e la cura che seguono. Attraverso il disegno è possibile capire la fase di sviluppo psico affettivo che sta attraversando il bambino e il suo grado di maturità, per dare indicazioni ai genitori e aiutarli a capire come entrare in relazione con lui più efficacemente e come sostenere il suo benessere.

Nei percorsi di psicoterapia a Torino vediamo come il bambino che disegna esplicita i suoi conflitti e le sue ansie e così facendo sdrammatizza il suo dolore, sul foglio i problemi assumono concretezza e distacco, alcuni temi personali diventano meno ansiogeni e pressanti. Quando lo psicologo infantile a Torino svolge una seduta terapeutica con il bambino utilizza sia il gioco, sia il disegno per aiutare il bambino a esteriorizzare, rappresentandolo, il suo vissuto. Interpretando nella relazione con il bambino le sue proiezioni, espresse nel gioco e nel disegno, il terapeuta aiuta a rielaborare esperienze traumatiche, il bambino rivive con lui situazioni del passato e del presente che gli creano ansia, rabbia, tristezza o anche confusione e sentimenti difficili da decifrare e mettere in parole. Attraverso l’uso del disegno il bambino può calarsi in ruoli che non gli appartengono, può personificare il padre, la madre, i fratelli, ma anche ricoprire ruoli immaginari, pregni di significati simbolici che come psicoterapeuti a Torino siamo in grado di comprendere.

In terapia inizialmente utilizziamo il disegno come un gioco, per creare fiducia e contatto con il bambino, infatti solo quando sarà in grado di lasciarsi andare nella relazione riuscirà ad esprimere gesti e disegni spontanei, rivelatori di sé, che possono permetterci di avvicinarci e di aiutarlo a contenere le angosce più profonde. Lungo il percorso di psicoterapia a Torino attraverso il disegno sarà possibile capire il sentimento che accompagna la crescita del bambino, il suo modo di sentirsi in linea o meno con la propria età cronologica, il sentimento del proprio valore, in accordo o meno con il riconoscimento sociale e con lo sguardo che riceve da parte dei suoi genitori. Attraverso il disegno il bambino esprime anche conflitti che lo fanno soffrire, frutto di impulsi istintuali che non possono essere espressi nella realtà e che lo fanno sentire in colpa, oppure conflitti che nascono dall’identificazione con i propri genitori che litigano in famiglia e sono portatori di modi diversi di essere che il bambino non riesce a conciliare dentro di sè.

Presso il Centro psicoterapia a Torino aiutiamo il bambino e la sua famiglia a ritrovare una condizione di benessere affettivo e relazionale e uno degli strumenti che ci aiuta nel nostro lavoro è il disegno sia a fini di valutazione psicologica che a fini terapeutici di cura.

 

 

La plusdotazione intellettiva o giftedness

La plusdotazione o giftedness è uno speciale tipo di intelligenza caratterizzata non solo da alto QI e aumentate funzioni esecutive, ma anche da un’eccezionale creatività e una sensibilità, un’emotività, una ricettività affettiva tanto intense e straripanti da inondare il campo del pensiero. Come psicologi psicoterapeuti a Torino sappiamo quanto sia importante sostenere i ragazzi in un percorso di consapevolezza e accettazione della propria alterità. Questi ragazzi hanno la possibilità di raggiungere eccezionali traguardi professionali e scolastici (non di rado laurearsi in più ambiti anche diversi tra loro) eppure spesso pagano molto cara la loro intelligenza, non riescono a mettere a frutto le loro doti, arrivano a ritirarsi da scuola e hanno una storia di sofferenza.

Essere plusdotati non sempre è un vantaggio e spesso inseganti e genitori non sanno come sostenere e coltivare questo talento, che rischia di andare sprecato se non addirittura mortificare la persona che ne è in possesso.

Come emerge dai percorsi di valutazione psicologica presso il Centro psicoterapia Torino essere plusdotati e’ un modo diverso di essere intelligenti. La letteratura sul tema spiega che l’intelletto di queste persone giftedness funziona in modo atipico e si basa sull’attivazione di risorse cognitive le cui basi cerebrali si discostano dalla norma e la cui organizzazione presenta scarti e lineamenti singolari, come si è scoperto negli ultimi anni di studi su questo argomento di recente scoperta. Vediamo come psicoterapeuti psicologi a Torino che per questi ragazzi si tratta di essere più intelligenti non dal punto di vista quantitativo, ma di essere dotati di un’intelligenza diversa dal punto di vista qualitativo che permette loro di avere eccezionali capacità ma anche limiti difficili da sostenere.

Una delle principali caratteristiche dei gifted è una performance superiore rispetto ai coetanei in test cognitivi e misurazione della creatività, tale caratteristica dimostra una maturazione cognitiva maggiore rispetto ai pari.

Parallelamente c’è un’altra caratteristica peculiare che si riscontra nei plusdotati ed è l’ingerenza costante dell’emotività in tutto quello che fanno, l’ipersensibilità gioca infatti un ruolo chiave nella personalità di questi soggetti, sono come delle spugne che assorbono fino alla più piccola particella emozionale presente nel campo di interazione sociale, sono fortemente empatici. Questa caratteristica è costante e interferisce nei rapporti con le persone che li circondano, le emozioni spesso prendono il sopravvento senza poter essere canalizzate, controllate e integrate in un processo di analisi più complesso. Il pensiero quindi si può annebbiare e il plusdotato si lascia travolgere dalla propria sensibilità, con il conseguente rischio di essere maggiormente vulnerabile nella sfera dell’emotività e con una capacità di giudizio offuscata nella sfera del pensiero. Questi vissuti condizionano il comportamento e comportano in molti casi difficoltà di adattamento in diversi ambienti di vita del bambino o ragazzo, infatti ogni situazione è peculiare e i problemi possono insorgere in età diverse a seconda della persona. Il Centro di psicologia clinica a Torino aiuta i soggetti plusdotati ad esprimere la propria sofferenza specifica, sostenendo e accompagnando questi ragazzi in un percorso terapeutico che possa portarli a riacquisire fiducia nelle proprie capacità e ad iniziare a credere in se stessi, perchè nonostante la presenza di doti intellettive eccezionali, spesso si riscontra un’autostima ferita.

Nonostante la definizione di intelligenza e quindi di giftedness non sia univoca e, anzi, l’idea stessa di misurazione del Q.I. sia talvolta messa in discussione, generalmente si parla di plusdotazione riferendosi a un indice generale del Q.I. maggiore o uguale a 130 e si parla di alto potenziale cognitivo per un Q.I. medio maggiore o uguale a 120 percentili, laddove la media si riferisce a 100 (nella curva gaussiana la normalità va da 85 a 115). Sicuramente occorre ricordare che la misurazione del Q.I. è solo una parte dell’anamnesi legata alla plusdotazione e che bambini e ragazzi gifted non sono solo più intelligenti quanto “diversamente intelligenti”. L’alto potenziale spesso non riguarda tutti i settori della loro vita ma in particolare alcuni, siamo di fronte ad un profilo di capacità intellettive disomogeneo, che varia da persona a persona.

Non bisogna però confondere un bambino che abbia un processo di maturazione particolarmente veloce che lo porta ad essere “avanti” rispetto ai coetanei, con la presenza di una plusdotazione. Uno sviluppo precoce di doti intellettive è solo il contrario di un ritardo evolutivo nel campo cognitivo, infatti precocità nell’evoluzione e qualità dell’intelligenza sono molto correlate, ma non è sempre presente questa corrispondenza. I bambini con un’ ottima intelligenza, molto bravi in tutte le materie e che hanno facilità nell’apprendimento non sono come i bambini plusdotati.

Le ricerche hanno evidenziato che nel cervello dei plusdotati o gifted le informazioni si spostano in modo più ampio e più rapido tra i due emisferi cerebrali in un trattamento delle informazioni definito “multi spaziale” con un maggiore coinvolgimento dell’emisfero destro rispetto al funzionamento dei normodotati. L’emisfero destro è quello preposto al pensiero creativo, all’intuizione frutto di un trattamento globale delle informazioni, quello sinistro è preposto alla funzione del pensiero analitico, della logica e del linguaggio con processi di tipo sequenziale.

Il pensiero arborescente, caratteristico dei bambini con plusdotazione intellettiva è quindi la tendenza a ragionare ramificando le idee prediligendo un ampio pensiero astratto piuttosto che procedere in modo sequenziale e lineare. Quando un gifted riceve uno stimolo, la sua mente inizia a generare un’idea dopo l’altra, apparentemente anche senza una chiara associazione. Si crea quindi un’arborescenza con infinite “ramificazioni” e non è perciò semplice, soprattutto per un bambino, riuscire a controllare e ad organizzare quei dati nello stesso modo dei compagni.

Tutti le competenze scolastiche sono incentrate su metodi d’apprendimento organizzate sul modello lineare, sequenziale. E’ chiaro che doversi adeguare ad un modo di procedere diverso da quello innato possa generare difficoltà e che l’adattamento comporti un grande sforzo da parte degli studenti gifted. Un percorso di psicoterapia a Torino può aiutare a confrontarsi con il disagio conseguente alla bassa autostima e alla mancanza di motivazione che questa condizione può generare e un lavoro di sostegno alla genitorialità può aiutare le figure di riferimento del minore a comprendere a fondo la psicologia del figlio e le ragioni del suo disagio.

I gifted dunque apprendono e interagiscono in modo differente e per questo motivo secondo la nostra esperienza di psicologi a Torino possono risultare inefficaci rispetto agli standard scolastici. Possono non capire domande semplici oppure possono non saper spiegare come sono giunti ad un’intuizione seppur corretta nei contenuti e risultati. Alcune richieste degli insegnanti, come quella di seguire passo a passo un metodo specifico e ripetere più volte certi passaggi che, per la maggior parte degli studenti sono adeguate e utili per l’apprendimento di un metodo di studio, sono per i plusdotati di faticosa esecuzione perchè il loro modo di funzionare è completamente diverso.

Non essere in grado di giustificare una risposta, per quanto esatta, non riuscire ad argomentare una tesi, a sviluppare un ragionamento oppure a strutturare il proprio pensiero sono problematiche conseguenti al funzionamento intellettuale atipico che mal si accordano con le esigenze scolastiche, questo può generare un percorso di studio fatto di ostacoli e problematiche, con in extremis l’infausto esito dell’abbandono della scuola. In questi ragazzi può generarsi molta ansia all’idea di dover affrontare una normale giornata a scuola proprio perchè la fatica che devono fare per adeguarsi alle richieste degli insegnanti li sfinisce; in altri momenti i plusdotati non capiscono il perchè dover seguire un determinato metodo dal momento che per loro è più facile e immediato raggiungere i risultati in modo diverso e possono apparire spenti e poco partecipativi, in alcuni casi anche oppositivi o rifiutanti perchè provano disagio. I bambini gifted possono vivere una grande noia nel dover seguire le lezioni quotidiane perchè necessitano di stimoli diversi da quelli dei loro coetanei e per accendere il loro interesse devono essere messi alla prova con esercizi che richiedano un’attivazione più globale delle loro competenze.

I bambini gifted necessitano di percorsi formativi mirati, una didattica personalizzata e un sostegno psicologico per potersi integrare e vivere serenamente.

Per queste ragioni è importante che venga eseguito un percorso di valutazione psicologica e cognitiva specifico, per arrivare ad una diagnosi di plusdotazione che permettea alla scuola di capire quali sono i bisogni specifici di questi minori, così da considerarli dei BES (bisogni educativi speciali) e da attuare tutte le misure previste dai protocolli dell’ASL per andare incontro alle loro necessità specifiche, infatti non tutti i casi sono uguali. Il percorso diagnostico di valutazione e diagnosi di plusdotazione intellettiva può essere effettuato presso il Servizio pubblico oppure è possibile rivolgersi al nostro Centro per farlo privatamente.

Parallelamente il nostro Centro offre un intervento di sostegno per la cura della sfera affettiva, i ragazzi plusdotati sono spesso caratterizzati da profonda sofferenza e da bassa autostima di cui come psicologi a Torino ci occupiamo nelle nostre stanze di terapia. I gifted  sono ipersensibili e la loro aumentata ricettività li porta ad avere un’amplificata percezione del dolore che viene troppo spesso sottovalutata. Per integrare il nostro intervento psicologico nel progetto più ampio, affianchiamo al lavoro di psicoterapia a Torino con il minore dei colloqui con i suoi insegnanti di scuola, nei casi in cui i genitori lo ritengano necessario.

Presso il Centro psicologia Torino è possibile ricevere una consulenza anche come genitori, per essere aiutati a rapportarsi con la plusdotazione del proprio figlio e avere un sostegno alla genitorialità che aiuti nella relazione affettiva con lui. Le qualità di questi ragazzi vanno riconosciute per non essere perse ma è anche importante che i genitori non insistano sul potenziamento di queste capacità. L’intelligenza non viene preservata se il bambino viene spinto alla competizione, bisogna invece aiutarlo dal punto di vista psicologico in modo da armonizzare la sua personalità.

Lo psicologo infantile a Torino spiega come la costruzione dell’immagine di se’ esia un lungo e fondamentale processo che inizia sin dalla prima infanzia, negli individui plusdotati questo processo prevede il doversi confrontare con la diversita’. Anche se il bambino gifted ha delle doti, che quando sono coltivate e ben integrate nel resto della personalità possono dare un valore aggiunto alla sua vita, spesso si percepisce diverso dagli altri senza comprendere perche’, non riesce a pensare, sentire, capire come gli altri. In tutto il suo percorso di crescita il bambino plusdotato fa degli importanti tentavi di adeguamento per conformarsi agli altri avendo un conseguente dispendio energetico che, in preadolescenza in particolare, puo’ arrivare ad essere talmente elevato da rischiare un burnout, portando il ragazzo a ritirarsi dai contesti frequentati in quel momento (scuola, sport, hobby, etc), facendolo cadere in vissuti depressivi di profonda solitudine. Nella nostra esperienza di psicoterapeuti a Torino suo isolamento è tanto piu’ elevato quanto piu’ intensi sono stati i suoi sforzi per farsi accettare come simile. A questo punto il grosso rischio e’ che il ragazzo senta di non sapere piu’ chi e’, oscilli tra un’immagine negativa di se’ (non valgo niente, sono inadeguato a tutto, non raggiungero’ alcun traguardo) e un’intima convinzione che gli stia sfuggendo qualcosa. Questo disagio psicologico, spesso doloroso, distorce la rappresentazione di se’ e compromette la possibilita’ di stare bene “nei propri panni”, in se stessi e nella propria vita, causando mancanza di fiducia in se stessi, come emerge nei percorsi di psicoterapia a Torino.
Questa fragilita’ nella costruzione di un’identita’ solida che non permette di crescere sereni e la mancanza di fiducia in se’ che si porta dietro uno stato d’ansia diffusa e costante portano alla dolorosa perdita di autostima, un’autentica carenza di senso del proprio valore personale.

Il Centro di psicoterapia Torino può aiutare i ragazzi plusdotati e le loro famiglie a comprendere che cos’è la plusdotazione, ad avere la conferma che essere gifted è una componente della personalità e non una patologia.

Il tradimento e il dolore che provoca

La scoperta di un tradimento può essere molto destabilizzante e può provocare una grave ferita narcisista in chi la subisce, danneggiandone l’autostima. Per tradimento intendiamo la rottura di un rapporto di fiducia con il partner, sia nei casi in cui sia presente il sesso, sia quando l’intimità fisica sia esclusa, come nel caso del tradimento bianco, in cui il coinvolgimento è su un piano sentimentale ma il tradimento non viene consumato.

Il limite al di là del quale si può parlare di tradimento è differente da persona a persona e dipende dai propri valori, dalle esperienze e dal modello educativo che si è ricevuto. Per alcuni individui non è accettabile che il proprio partner abbia un’attrazione platonica al di fuori della coppia e si sentono traditi anche quando il rapporto non è stato consumato, perché ritengono più grave il coinvolgimento sentimentale a quello fisico; per altri soggetti invece quello che conta nel tradimento è il rapporto sessuale e l’intimità che si crea con un’altra persona nel vivere insieme il piacere carnale. Ci sono coppie aperte in cui i rapporti extraconiugali vengono considerati normali e ci sono situazioni in cui la presenza del terzo è tollerata perché contribuisce a mantenere l’equilibrio di dinamiche interne alla coppia stessa. Per queste ragioni nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino bisogna valutare la soggettività della percezione del tradimento, dare valore al significato che viene attribuito da quella singola coppia a ciò che è accaduto, per prendersi cura del dolore causato dalla rottura del patto di fedeltà, rottura che provoca una grande sofferenza, in molti casi in entrambi i membri della coppia.

Ma in questo articolo vogliamo trattare il tradimento dal punto di vista di chi lo ha subito, valutarne l’impatto traumatico, poiché ci sono molte persone che hanno vissuto tale esperienza come tra le più dolorose della propria vita. Presso il Centro psicologia clinica a Torino vediamo come chi viene a conoscenza del tradimento può sentirsi sopraffatto dalle emozioni e disorientato, perdere la sensazione di controllo, piombare in uno stato di confusione rispetto alle scelte da prendere, non sapere più quali decisioni siano migliori per sè: allontanare la persona che ha inflitto la ferita, reagire per vendicarsi, cercare la via del perdono. E come riporta lo psicoterapeuta infantile a Torino, la situazione si complica quando sono presenti dei figli, che si sente di voler proteggere dalla sofferenza, ma non è chiaro capire come. Finchè la persona non riesce a fare un minimo di chiarezza dentro sé stessa possono sovrapporsi il piano personale e il ruolo genitoriale, non è facile distinguere tra sé e i bisogni dei figli e il proprio rancore per la ferita ricevuta è sovrastante e non permette di identificarsi con i bisogni del minori.

Sono molti i pazienti che chiedono di intraprendere un percorso di psicoterapia a Torino proprio per superare il senso di umiliazione causato da un tradimento, vissuto come un oltraggio alla propria persona, soprattutto quando si sia trattato di un evento non prevedibile che ha sconvolto la propria vita. Il grado di dolore, in seguito al tradimento, non è uguale in tutte le persone nella nostra esperienza di psicologi a Torino. L’intensità della sofferenza dipende da diversi fattori quali l’investimento affettivo verso il partner, quanto l’evento sia stato inaspettato, l’identità dell’amante e che ruolo ricopre nella propria vita e in quella del compagno/a, la presenza o meno del supporto di persone vicine a cui fare riferimento e la propria struttura di personalità, in termini di autostima, sicurezza di sè e capacità di tollerare gli eventi contrastanti della vita.

Nei primi momenti in cui la persona realizza di essere stata tradita prova un senso di incredulità seguito da profonda delusione e vergogna. Alcune persone hanno la sensazione di vivere un evento che non le riguarda, come sentirsi catapultati in una realtà che non è la propria perchè entrano in gioco i meccanismi di difesa di derealizzazione e depersonalizzazione. Seguono spesso il senso di impotenza, la rabbia e la critica verso se stessi che, nel lungo periodo può arrecare danno alla propria autostima come vediamo in alcuni percorsi di psicoterapia a Torino. Ci sono persone in cui il tradimento risveglia ferite passate, abbandoni o separazioni che hanno inflitto sofferenza e tale evento può far tornare a galla ricordi e delusioni che si pensava di aver superato. Se con il passare del tempo il “lutto” di essere stati traditi non viene elaborato, c’è il rischio di insorgenza di stati depressivi, perdita di controllo sulla rabbia, disturbi ansiosi e nei casi più gravi la sintomatologia del Disturbo Post-Traumatico da Stress può invalidare la qualità della vita.

Le persone che chiedono aiuto presso il Centro psicologia a Torino dopo esser state tradite spesso presentano pensieri ossessivi causati dal rimuginare sull’accaduto, immagini intrusive relative a fantasie dolorose di natura sessuale tra il proprio partner e l’amante, la ricerca disperata dei motivi dell’infedeltà, mettendo profondamente in discussione la propria persona, sentendosi sempre più svilite a causa di un’immagine di sé deteriorata (sia su un piano fisico che psicologico). Per alcuni individui la vergogna gioca un ruolo centrale perchè patiscono in grande misura il giudizio degli altri, possono sentirsi al centro dell’attenzione e immaginare di suscitare pena nelle persone vicine, pensano di animare pettegolezzi e maldicenze, che sono fonte di ulteriore sofferenza. La rabbia per il torto subito essere estremamente intensa e offuscare la ragione, quando non riesce ad essere contenuta, può portare ad azioni dannose per sé e per le persone vicine. Nella nostra esperienza di psicologi a Torino scoprire l’infedeltà del proprio compagno/a può avere un impatto sulla salute sia sul piano psichico che sul piano organico, perché la sofferenza può causare stati di agitazione, insonnia, varie forme di ansia come gli attacchi di panico, sintomi psicosomatici che possono investire organi diversi.

Come ci viene riportato in alcuni percorsi di psicoterapia a Torino, la scoperta del tradimento può far crollare tutte le certezze rispetto alla propria vita affettiva ed è più dolorosa quando dalla relazione dipendono progetti importanti su cui la persona ha impegnato sé stessa (famiglia, casa, investimenti comuni). Viene a vacillare nella persona tradita il proprio bisogno di appartenenza e la condivisione dell’immagine del futuro insieme all’altra persona, andando a danneggiare la prospettiva di realizzazione di sé. Il fantasma della rottura del rapporto terrorizza ancora di più quando la coppia ha rappresentato il principale porto sicuro della propria vita ed è difficile pensare a sé stessi senza l’altra persona. Ma anche nei casi in cui non venga fatta l’associazione tra infedeltà e rottura del rapporto, la persona tradita sente rompersi qualcosa dentro di sé, perché è stata distrutta l’immagine che aveva del proprio partner e tutto ciò che rappresentava per sé. Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino aver creduto a lungo in qualcuno che si pensava di conoscere e scoprirne dei lati nascosti può far crollare anche la fiducia in sé stessi, nella propria capacità di capire gli altri e può far insorgere una grande insicurezza nelle future relazioni sentimentali. Anche se la persona che ha tradito continua ad essere presente nella propria vita, chi è vittima di infedeltà sente rompersi un legame significativo di condivisione e appartenenza:  la perdita di fiducia danneggia, a volte in modo irreparabile, il valore del sentirsi coppia, la complicità, il reciproco desiderio di vicinanza, il senso del “noi”.

Alcune persone si rivolgono al Centro di psicologia clinica a Torino per essere aiutate attraverso un percorso di psicoterapia individuale a superare il dolore causato da un tradimento. Nei primi momenti la loro richiesta è quella di essere supportate emotivamente perché la sofferenza le ha devastate, vogliono ritrovare un senso di stabilità per rimettersi in piedi e capire quale direzione far prendere alla propria vita. A volte hanno già preso delle decisioni ma vivono un conflitto perchè le emozioni non vanno sempre nella stessa direzione dei comportamenti: è possibile aver scelto di rimanere con il proprio partner e di perdonarlo ma il rancore e il senso di sfiducia non vengono superati, oppure aver mollato per sempre il proprio compagno/a ma rendersi conto di amarlo/a ancora e non riuscire a voltare pagina, ma in quasi tutti i casi la confusione e l’ambivalenza sono ancora presenti. Un percorso di psicoterapia a Torino può aiutare a rielaborare i sentimenti dolorosi causati dal tradimento, dare senso all’inganno subito da parte della persona amata, affrontare il lutto per ritrovare sé stessi e la fiducia nel futuro. Parliamo di lutto perchè muore l’immagine della relazione che si aveva con il proprio partner, muore l’ideale della persona amata, per far posto, ad una nuova prospettiva che permette di riprendere in mano la propria vita.

In altri casi la richiesta di aiuto arriva da entrambi i partner, che desiderano superare “insieme” la sofferenza causata dal tradimento attraverso una terapia di coppia, per sanare il rapporto e poter guardare avanti con il desiderio di non lasciarsi. Talvolta i membri della coppia che si avvicinano ad un percorso terapeutico non hanno lo stesso obiettivo: ci sono situazioni in cui uno dei due vuole rompere il legame, mentre l’altra parte vuole salvare la relazione e riconquistare il compagno/a; altri casi in cui non è ancora chiara la direzione che si vuole prendere come coppia e viene richiesto al lavoro con lo psicologo a Torino proprio di capire e di fare chiarezza nei sentimenti; e ancora situazioni in cui si cerca di ritrovare un’intesa per lasciarsi in modo consensuale e non troppo doloroso, soprattutto nei casi in cui siano presenti dei figli.

Sia che si tratti di un percorso individuale che di una terapia di coppia a Torino, per superare ed elaborare un tradimento serve sia tempo che impegno perché in molti casi il dolore è talmente forte che la tendenza naturale è quella di cercare di evitarlo, rendendo impossibile rielaborare i sentimenti dolorosi e farne un’esperienza di crescita. Avere uno spazio per poter pensare a quanto accaduto è un’ opportunità importante ma può essere una esperienza faticosa sul piano emotivo perché mette in contatto con le emozioni e fa rivivere la sofferenza. Ma è necessario fare i conti con il dolore del tradimento per andare avanti e non restare bloccati, perché il trauma può far piombare in un limbo da cui è difficile uscire da soli. Ci sono molte persone che cercano di fuggire dal dolore: agiscono attraverso continue vendette, si buttano senza pensare in un altro rapporto, si stordiscono con droghe o alcolici per non vivere la tristezza. Ma nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino per riuscire davvero a stare di nuovo bene è necessario attraversare il dolore del tradimento e capire le vere motivazioni di quanto accaduto. Solo così non si rimane sovverchiati dalla depressione, dalla rabbia, o bloccati in una condizione di stallo, bensì è possibile capire cosa è meglio per sé e per la coppia, se chiudere la relazione o salvare il legame cercando di ricostruirlo.

Nei percorsi di psicoterapia di coppia a Torino spesso emerge come il tradimento sia un sintomo di malessere della coppia, che aveva dei problemi già prima del fatto. In molti casi era venuta a mancare l’intimità affettiva e sessuale, la coppia aveva perso la complicità e la voglia di comunicare. In altri casi la presenza di conflitti accumulati e non affrontati insieme, l’impossibilità di aprirsi davvero con il proprio partner per esprimere il malessere ha portato all’allontanamento. A volte la causa del tradimento è da ricercarsi in mancanza di spazi per la coppia, sacrificata per la famiglia o per il lavoro o schiacciata dall’ingerenza delle famiglie d’origine. I membri della coppia possono essersi sentiti a lungo trascurati, svalutati o ignorati e aver reagito cercando fuori dal rapporto piacere, perpetruando un inganno che ha creato sofferenza. Talvolta il tradimento è dovuto all’incapacità di tollerare le frustrazioni dovute alla responsabilità di un rapporto serio o alla nascita di un figlio. Alcuni individui hanno delle fragilità personali, insicurezze, e cercano conferme in relazioni esterne alla coppia. In altri casi ancora il tradimento è un modo per contrastare la dipendenza affettiva o sentimenti depressivi: l’adrenalina di una storia clandestina fa sentire alcune persone sulle montagne russe, ed è un diversivo rispetto a sensazioni profonde che non vogliono essere ascoltate.

Molte dinamiche complesse e inconsapevoli si celano dietro le nostre azioni, un percorso di psicoterapia a Torino può aiutare a metterle in luce, per non ripetere errori che possono aver portato la coppia ad incrinare il legame attraverso l’inganno del tradimento. Con l’aiuto di uno psicoterapeuta a Torino è possibile capire il significato dei propri comportamenti, fermarsi a riflettere sull’accaduto e dare la possibilità a sè stessi e alle proprie future relazioni di ripartire con una base affettiva più solida.

 

Tecniche della mindfulness in psicoterapia

L’essere umano è fatto di mente e di corpo che dinamicamente costruiscono un sistema, il quale si modifica e si adatta in ogni momento, entra in relazione con il mondo esterno, ne viene influenzato e reagisce agli imput che arrivano. Quando il nostro organismo riceve uno stimolo nascono sensazioni fisiche, emozioni e pensieri che entrano in una complessa interazione tra loro e contribuiscono a costruire l’esperienza stessa della relazione con l’esterno, perchè sono coinvolti nella costruzione del significato che diamo alla situazione, che è del tutto soggettivo e diverso per ognuno di noi, anche se può essere condiviso. Mente e corpo non sono distaccate e indipendenti, ma non sempre ce ne rendiamo conto perchè non riusciamo ad essere in contatto consapevole con tutto ciò che accade nel nostro mondo interno, che è sempre in divenire e in movimento. Lo psicoterapeuta a Torino spiega come nascono in ognuno di noi emozioni diverse quando facciamo un’esperienza, il nostro modo unico di entrare in relazione con l’esterno plasma sia la mente che la struttura del nostro corpo.

Nella nostra cultura storicamente è presente un dualismo mente e corpo che porta ad una divisione concettuale, mentre nella cultura orientale è presente una concezione più olistica dell’organismo. La scissione che noi occidentali sentiamo tra una parte pensiero e una parte emozione porta spesso a sentire come contrastanti e difficilmente conciliabili messaggi che arrivano dal corpo e dalla testa, possono crearsi dentro di noi conflitti che danno origine a disagio emotivo anche profondo e talvolta a sintomi psicologici, oppure a condotte comportamentali disfunzionali che ci capita di trattare in psicoterapia a Torino. Negli ultimi anni la scienza guarda con interesse ai principi della cultura orientale che considera l’essere umano come indivisibile. Molte ricerche hanno portato alla scoperta sempre più evidente del nesso e della reciproca influenza tra mente e corpo e anche la psicologia clinica ha sviluppato tecniche di intervento che tengano conto di questo legame indissolubile. Una psicoterapia integrata, che tenga presente questo collegamento profondo interpreta anche il malessere e i sintomi in un’ottica unitaria.

La filosofia buddista in particolare parla di unicità dell’essenza umana, dove corpo e mente sono apparati che non possono essere separati, sono entità distinte ma di un’unica fonte che è la vita. Sulla base di questi concetti nascono diversi approcci psicologici, scevri della componente religiosa, che hanno l’obiettivo di rendere la persona più consapevole di ciò che accade nel mondo interno, noi parleremo in particolare della mindfulness e del suo utilizzo all’interno dei percorsi di psicoterapia.

La mindfulness, che nasce dai precetti del buddismo, può essere considerata una condizione mentale che si raggiunge attraverso una pratica di meditazione, condizione in cui si è consapevoli dei pensieri, delle emozioni e delle proprie percezioni, istante dopo istante. Non è semplice spiegare a parole questo tipo di esperienza che ha l’obiettivo di prendere piena coscienza di sè e permette di essere vigili nel presente rendendosi conto di ciò che accade nel proprio mondo interno, anche a seguito delle sollecitazioni che ricevono i sensi. Il termine mindfulness è la traduzione di “sati” che nella lingua utilizzata da Buddha per diffondere i propri insegnamenti significa “attenzione” intesa come una qualità che può essere coltivata attraverso la pratica meditativa per ampliare la coscienza. La moderna mindfulness è una tecnica psicologica che integra la tradizione di questi insegnamenti e delle conoscenze scientifiche basate sugli studi recenti delle neuroscienze. Negli anni settanta negli Stati Uniti, a partire dal biologo Jon Kabat-Zinn tale modello è stato utilizzato come paradigma autonomo nelle discipline mediche e psicoterapeutiche ed è giunto fino ai giorni nostri e all’utilizzo che oggi ne facciamo all’interno dei percorsi di cura, in un’ottica di integrazione di psiche e soma.

Presso il Centro di psicologia a Torino riteniamo che la mindfulness sia una tecnica cognitiva che integrata con un lavoro di psicoterapia psicodinamica può potenziare gli effetti terapeutici garantendo buoni risultati. Un punto di contatto tra l’approccio psicodinamico e la mindfulness è l’attenzione a cogliere l’hic et nunc (qui ed ora) dell’esperienza, in modo non giudicante. La presa di coscienza di sè risulta estremamente importante sia per la psicoterapia psicodinamica che per la mindfulness. Come psicoterapeuti psicologi a Torino riteniamo infatti che a prescindere dalla nostra volontà i vari aspetti della  personalità interagiscano tra loro e possano creare conflitti e sofferenza, divenire più consapevoli di ciò che accade nel mondo interno permette di avviare un dialogo più fluido tra le varie parti di noi, porta a sanare eventuali scissioni e accettare aspetti diversamente negati di sè. Da sempre nella psicoterapia psicodinamica ricopre grande importanza l’analisi della relazione tra paziente e terapeuta, in quanto rivelatrice delle dinamiche psicologiche che il paziente ha interiorizzato nell’infanzia, attraverso il rapporto con i genitori e che in seguito ripete, anche inconsapevolmente, sia nel dialogo delle proprie parti interne che nelle sue relazioni significative. Presso il Centro di psicoterapia a Torino lo psicoterapeuta psicodinamico ha una formazione mirata a cogliere le sfumature relazionali che si presentano in terapia ed è in grado di aiutare il paziente a  vedere e riconoscere i propri stili di attaccamento, prorio perchè il suo modo di comportarsi rivela le dinamiche che fanno parte del mondo interiore; emergono anche i timori e le aspettative che nutre nei confronti dell’altro, sempre legati alle esperienze passate, che continuano a influenzare il suo comportamento e talvolta sono la causa della sofferenza che lo ha portato a chiedere aiuto. Lo psicoterapeuta psicodinamico vive le emozioni identificandosi nell’hic et nunc della relazione con il paziente, sperimenta lo stile di attaccamento che la persona mette in atto, ripercorre insieme la sua storia, per aiutarla a differenziarsi dal suo passato e per trovare sè stessa, interrompendo il circolo di ripetizione intergenerazionale fatto di modalità affettive e di comportamenti interiorizzati nell’infanzia, attraverso l’identificazione con i genitori. Anche la mindfulness si pone l’obiettivo di aiutare il paziente a cogliere sensazioni, percezioni, pensieri, sentimenti e anche comportamenti di cui non sempre si rende conto perchè la sua attenzione non è focalizzata sul presente che sta vivendo. La cura della sofferenza interiore passa  dalla comprensione di ciò che accade nel prorio mondo interno, la mindfulness non mira a mettere in atto cambiamenti attraverso l’emancipazione dal passato, ma pittosto si pone l’obiettivo di raggiungere l’accettazione di sè nel presente: non combattere ma accettare chi siamo e le situazioni che viviamo è un punto di arrivo non facile da raggiungere, che permette di ritrovare una condizione di benessere.

Questi aspetti in comune, anche se non sovrapponibili, ci hanno portato come psicoterapeuti psicologi a Torino a decidere di integrare in psicoterapia tecniche prese dalla mindfulness, quando lo riteniamo utile per il trattamento della persona. Non sempre è necessario utilizzare tali tecniche nei percorsi di psicoterapia, dipende dalla valutazione psicologica che viene fatta dal terapeuta dopo aver conosciuto la persona, in base ai suoi bisogni e agli obiettivi specifici del lavoro in corso, che è sempre pensato sulle peculiarità soggettive di ogni singolo paziente.

La mindfulness, attraverso il suo metodo di “prestare attenzione”, permette di accorgersi, con maggior perspicacia, dell’insorgenza di pensieri negativi che amplificano il malessere emotivo, che secondo il nostro paradigma psicodinamico è legato alla storia della persona. Riuscire attraverso una psicoterapia a Torino a riconoscere e gestire i propri contenuti mentali mettendo una distanza dal proprio abituale stile di pensiero, apre alla possibilità di mettersi in discussione, di adottare nuove modalità espressive e avviare un cambiamento interiore. Molta sofferenza nelle persone arriva dal giudizio negativo su di sè, dalla critica di ciò che si prova, dall’essere arrabbiati con i propri sentimenti sentimenti di ansia o depressivi, di vergogna o di disagio che si possono provare nelle varie situazioni. La mindfulness aiuta a riconoscere più velocemente certi meccanismi di autoaccusa che rendono la persona nemica di sè stessa e sono spesso causa del ruminio depressivo. La mindfulness attraverso l’attenzione alle sensazioni corporee, al respiro, al momento presente, cerca di calmare il rimuginare che può assorbire tutte le energie soggettive in modo improduttivo. Utilizziamo tecniche prese dalla mindfulness per aiutare le persone ad accettare il dolore, molte ricerche infatti ritengono che il rifiuto e l’essere arrabbiati perchè si sta male causino un amplificarsi del malessere anzichè una sua riduzione.

L’integrazione di tecniche della mindfulness in un percorso di psicoterapia psicodinamica permette al terapeuta di aiutare la persona a cambiare la relazione con i propri contenuti mentali prima di avviare un processo di cambiamento delle sue convinzioni negative o irrazionali che generano sofferenza. La mindfulness aiuta la persona a capire che noi non siamo i nostri pensieri e che i pensieri non sono fatti reali ma costruzioni mentali e un allontanamento cognitivo da essi permette di considerarli delle ipotesi che possono essere messe in dubbio e modificate nel tempo. Acquisire padronanza sui propri contenuti mentali può rendere meno rigidi e permette di vedere con maggiore chiarezza là dove c’era confusione. L’accoglienza del presente attraverso un lavoro di psicoterapia a Torino, la maggiore tolleranza delle emozioni e delle percezioni negative rende più forti e rafforza la resilienza personale. Entrare in relazione in un modo diverso con il disagio, che ognuno di noi si ritrova a dover affrontare sicuramente in qualche momento della vita, permette di essere più forti. Un approccio che comprenda sia i pensieri che le percezioni corporee è più efficace proprio perchè la nostra mente talvolta ci inganna: la ragione utilizza schemi, ricordi ed esperienze passate non sovrapponibili al presente, pregiudizi che permettono di semplificare ma sono riduttivi rispetto alla realtà che è complessa.

Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino l’uso di tecniche prese dalla mindfulness può essere di gran beneficio alle persone per dare valore al momento presente e alla pienezza del vivere. Spesso infatti nel quotidiano siamo presi da mille pensieri che ci portano a vivere più nel passato o nella prospettiva del futuro che nell’adesso dell’esperienza reale che comprende sia momenti positivi che negativi. La nostra mente è portata a difendersi da ciò che fa male, a evitare o negare emozioni spiacevoli ma se impariamo a non respingere questi aspetti è possibile avviare un processo di crescita personale e di maturazione di sè. Come Centro di psicoterapia a Torino abbiamo ormai constatato negli anni come per stare meglio sia importante imparare ad ascoltare il proprio malessere anzichè reprimerlo o fare finta che non esista, guardare al proprio disagio aiuta la persona ad esserne meno condizionata e meno oppressa, comprendere le cause della sofferenza apre alla possibilità di reagire e cercare soluzioni.